Maria a Medjugorje Messaggio del 23 febbraio 1982:A una veggente che le chiede come mai ogni religione abbia un proprio Dio, la Madonna risponde: «C’è un solo Dio e in Dio non esiste divisione. Siete voi nel mondo che avete creato le divisioni religiose. E tra Dio e gli uomini c’è un unico mediatore di salvezza: Gesù Cristo. Abbiate fede in Lui».

Presentazione



Quello che è stato definito da credenti e non credenti lo "straordinario mistero" di Medjugorje, di cui si occupano organi di informazione, radio e televisione di tutto il mondo, è al centro, da quattro anni di un commosso pellegrinaggio di uomini e di donne, di ogni età, di ogni condizione e di molti paesi di continenti diversi. Sui fatti del piccolo villaggio iugoslavo si è acceso un dibattito, con alterni giudizi, che ha coinvolto anche la stampa cattolica. Questo era ed è inevitabile per chi è seriamente impegnato nella ricerca e nella definizione della verità e deve rifuggire dal sensazionale, da tutto ciò che assume aspetti di una religiosità soltanto miracolistica.

Medici, uomini di scienza, teologi di diverse nazioni hanno fatto il "punto della situazione", con un impegno di straordinario valore che stronca alcune polemiche superficiali, che pone altri interrogativi, che apre nuovi orizzonti di luce sull'evento.

Questo "dossier scientifico", che riproduce alcuni dei risultati raggiunti, riempie un vuoto e consente ulteriori elaborazioni per il giudizio finale che appartiene alla autorità ecclesiastica. Siamo, anche sotto il profilo di indagini accurate con gli strumenti della scienza più appropriati, dinanzi ad un "mistero". Lo stesso mistero che coglie chi, recandosi a Medjugorje, vive una atmosfera di serenità, sente il bisogno di un rinnovamento di sé, si apre ad una fortissima speranza, ritrova una comunicazione piena con il Signore, tramite quella che noi fermamente crediamo essere la presenza di Maria.

Nessun fanatismo, una perfetta ortodossia in chi gestisce la Parrocchia, un desiderio di preghiera, di meditazione, un'incidenza straordinaria sulle coscienze che porta a numerosissime autentiche conversioni.

Chi poi ha avuto il privilegio di assistere alle apparizioni ha avvertito, nella presenza dei ragazzi che vivono con emozione profonda ma conferma e limpida serenità di fede l'evento, un atteggiamento profondo, per nulla influenzato dall'ambiente che li circonda e dalle persone che assistono alle apparizioni.

Nella mia prima visita, mentre uscivo dalla Chiesa, un giovane mi si è avvicinato e mi ha detto: "Onorevole Piccoli, io sono comunista, sono qui ed oggi ho pregato per lei... ". Sono rimasto commosso, gli ho risposto: "Io, invece, ho pregato per il mio Paese”. Quel giovane è un sociologo, è nata tra noi una relazione umana e nelle sue lettere trovo una fede meditata, convinta.

Ho avuto occasione di incontrare i padri francescani, cui è affidata la Parrocchia, la Chiesa delle apparizioni. Non ho sentito mai, una sola parola di critica o di recriminazione nei confronti di qualche autorità ecclesiastica che pure manifesta il proprio dissenso.

Tutti si sono espressi sempre con profonda spiritualità, con grande pacatezza, con forte sensibilità apostolica.

E' più che comprensibile - certo - la preoccupazione di chi non vuoi compromettere la posizione della Chiesa prima del giudizio definitivo, e va apprezzato quanto ha affermato il Vescovo di Mostar in una dichiarazione a Jesus di impegnarsi -, "se questi fatti vengono dal cielo, sarò io ad essere il primo a riconoscerlo, andando senza prevenzioni in pellegrinaggio a Medjugorje". Ma come si concilia tutto questo con l'altra dichiarazione in cui si afferma la certezza morale che “negli eventi di Medjugorje siamo davanti ad un caso di allucinazione collettiva?” Come si giustifica l'anticipazione di giudizi che sconvolgono i fedeli e definiscono "plagiati” i veggenti e tutti noi che siamo andati lì a pregare, a meditare?

Nessuna accusa ha fin qui trovato il minimo riscontro. Nessuna prova, anche minima, è stata portata per dimostrare che là opera la "stregoneria", che si fanatizzano i pellegrini.

Il "mistero" sta producendo frutti concreti: la conversione ad una autentica vita di preghiera e di penitenza; la profonda edificazione che milioni di pellegrini ricevono dalle testimonianze dei veggenti che con un linguaggio semplice, essenziale e teologicamente perfetto denunciano i vistosi mali, le gravi deviazioni di cui soffre l'umanità, annunciandone i rimedi nella preghiera, nella rinuncia, nello spirito di sacrificio, nel perdono, nella carità. Per tutto questo, non si può accettare che una questione così delicata, venga trattata con superficialità.

Io tornerò ancora a Medjugorje: reco nella mia coscienza di uomo e di cristiano il senso profondo del messaggio mariano. Un messaggio che richiede ad ognuno di compiere sino infondo il proprio dovere: il male del mondo dipende da noi, ogni atto immorale è un atto di guerra e questa non nasce da un americano o da un sovietico, ma da una serie di errori, di colpe morali, di piccoli o grandi atti negativi di cui ogni uomo, ogni donna, ogni giovane, ogni anziano sono responsabili. Da Medjugorje parte, dunque, un materno, accorato invito alla responsabilità personale, emerge un patrimonio spirituale che offre ai pellegrini una forza straordinaria per affrontare la vita di ogni giorno.

Questa la testimonianza che io volevo recare. Rodolfo Doni, nel suo bellissimo libro dedicato allo "straordinario mistero", ha descritto con pagine di alta religiosità quel che tutti noi abbiamo provato recandoci nel piccolo paese iugoslavo. Non siamo dei "plagiati". Riteniamo di essere dei cristiani che hanno avuto una ulteriore prova per una fede che ha resistito ai secoli, che da la forza di soffrire, di operare e sperare. Una fede che non ha bisogno di miracoli (perché il miracolo è nella sua verità) ma che non deve rifiutare il miracolo quando, nella sua lunga storia, esso è spesso intervenuto per un dialogo che si è rivelato fondamentale e capace di aprire nuovi indirizzi di salvezza.

Scienziati anche non credenti andati a Medjugorje, con i criteri severi della scienza e della sapienza umana, hanno ammesso l’eccezionalità di un evento che non riescono a catalogare. E', dunque, eccessivo chiedere - anche alle più diffuse pubblicazioni del mondo cattolico italiano - di prestar orecchio al “popolo di Dio” in attesa che la Chiesa, nella sua prudenza, nel suo saggio accertare con i tempi dovuti, si pronunzi definitivamente su un "fenomeno" che converte atei, rinsalda nella fede i credenti ed offre a tutti il senso profondo del mistero cristiano e dei doveri che, per noi, ne derivano?

Flaminio Piccoli

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