Maria a Medjugorje Messaggio del 25 maggio 2015:Cari figli! Anche oggi sono con voi e con gioia vi invito tutti: pregate e credete nella forza della preghiera. Aprite i vostri cuori, figlioli, affinché Dio vi colmi con il suo amore e voi sarete gioia per gli altri. La vostra testimonianza sarà forte e tutto ciò che fate sarà intrecciato della tenerezza di Dio. Io sono con voi e prego per voi e per la vostra conversione fino a quando non metterete Dio al primo posto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

SINTESI SCIENTIFICA DELLE RICERCHE ESEGUITE A MEDJUGORJE NEI GIORNI 7-8-9 SETTEMBRE 1985 - Dr. Luigi Frigerio - Dr. Giacomo Mattalia



Dopo aver studiato in diverse occasioni e in diversi periodi di tempo (1983-1984-1985) il fenomeno delle apparizioni di Medjugorje, abbiamo recentemente allargato la nostra équipe per approfondire l'indagine sui veggenti prima, durante e dopo l'estasi.
Gli studi da noi già effettuati fino ai primi mesi del 1985 avevano con certezza evidenziato nei ragazzi veggenti la scomparsa, solo durante l'estasi, della reflessività corneale provocata. Le indagini più recenti hanno consentito un'analisi quantitativa del fenomeno.
Al di fuori dell'estasi è stato possibile dimostrare l'esistenza di un ammiccamento palpebrale provocato mediante una stimolazione minimale della cornea, mentre durante l'estasi l'utilizzo di uno stimolo tattile massimale non ha ottenuto la chiusura dell'occhio.
Già precedentemente era stata notata l'esistenza di analgesia nei ragazzi veggenti di Medjugorje limitatamente alla durata dell'estasi.
Gli studi attuati dalla nostra équipe hanno dimostrato in modo inequivocabile che durante l'estasi esiste un innalzamento della soglia dorifica pari almeno al 700%.
La risposta allo stimolo algico risulta perfettamente normale al di fuori degli episodi estatici.
Già solo queste prime considerazioni sulla sensibilità nocicettiva nei ragazzi di Medjugorje escludono la frode e la simulazione.
Durante precedenti studi, avevamo osservato in concomitanza dell'estasi l'incremento medio di alcuni parametri fisiologici: frequenza cardiaca, pressione arteriosa e grado di dilatazione pupillare.
Le ultime rilevazioni hanno obiettivato, mediante registrazione multiparametrica, anche i dati relativi alla frequenza respiratoria e allo studio dell'onda sfigmica del polso arterioso periferico.
In tutti i veggenti indagati, durante l'estasi, è possibile dimostrare l'esistenza di un diffuso ipertono del sistema nervoso ortosimpatico.
Anche qui dobbiamo ricordare che la stimolazione del sistema nervoso neurovegetativo sfugge all'attività volontaria dell'individuo.
Inoltre, lo studio dell'attività elettrodermica dimostra con sicurezza l'alienazione sensitiva dei veggenti limitatamente al momento dell'apparizione. Questo stabilisce l'esistenza di ciò che letteralmente si definisce con la parola «estasi». La ricerca dei potenziali evocati visivi e uditivi, insieme allo studio impedenzometrico dei riflessi uditivi cocleo-stapediali, ha evidenziato una normalità delle vie uditive e visive, nonché del riflesso stapediale prima, durante e dopo l'estasi.
L'integrità funzionale delle vie sensitive indagate al momento dell'estasi, contrasta palesemente con l'esistenza di uno stato di una completa analgesia unitamente alla sicura dimostrazione di una condizione di estraneità dei soggetti rispetto all'ambiente circostante.
Anche lo stato ipnotico può essere sicuramente escluso dalla normalità di risposta ai potenziali evocati durante l'estasi. Fermo restando che, al di fuori dell'estasi, questi ragazzi risultano essere perfettamente normali sul piano psico-fisico, la condizione estatica dei veggenti di Medjugorje non può essere scientificamente spiegata in linea puramente naturale.

CONSIDERAZIONI PSICO-DINAMICHE LA PERSONALITÀ DEI VEGGENTI ALL'ESAME DELLO PSICOLOGO

Dr. Slavko Barbaric

Questo importante studio è stato pubblicato sullo «Zbornil Krsni Zavicaj» (n. 15,1982). Nel riportarlo abbiamo conservato la divisione in capitoli e sottocapitoli come nell'originale.

Introduzione
Il gruppo di veggenti di Bijakovic, parrocchia di Medjugorje (comune di Citluk) esiste da più di quindici mesi. Dal primo giorno ad oggi esso sconvolge il mondo con le proprie dichiarazioni sui quotidiani incontri con la Madonna. Quanto essi dicono e quanto su di loro viene detto ha ampiamente varcato i confini del villaggio, della parrocchia, del comune ed è giunto, nel senso letterale del termine, ai confini del mondo. Essi sono diventati, pur non volendo, il soggetto di un movimento mai visto nella Chiesa, quella locale innanzitutto, ma anche in senso più vasto. Secondo la cronaca della parrocchia di Medjugorje, a tutt'oggi nel corso di questi quindici mesi sono giunte in questa località circa 1.300.000 persone. E mentre da un lato aumenta il numero di coloro che vengono a visitare Medjugorje e accolgono la situazione come un dono di Dio, d'altro canto permane a diversi livelli una forte resistenza... Il gruppo dei veggenti è diventato soggetto delle più disparate osservazioni. Sono stati esaminati da medici, hanno avuto colloqui con psichiatri, sono stati interrogati da sacerdoti. Le primitive ipotesi che parlavano di qualche forma di malattia sono state mandate in frantumi dal persistere del gruppo. Mi sono personalmente interessato di questo fenomeno per parecchi motivi. Ho concluso gli studi universitari a Friburgo in Germania. Ho scritto la tesi sull'educazione nella fede degli adulti con particolare riferimento alla conversione, esaminando, tra l'altro, il rapporto del gruppo (comunità) nei confronti del singolo e del singolo nei confronti del gruppo.
Poiché ho potuto osservare da vicino tutto quanto avviene a Medjugorje, nelle pagine che seguono cercherò di affrontare il gruppo dei veggenti dal punto di vista psicologico. Cioè: intendo presentare e descrivere a livello psicologico quanto è percepibile agli occhi e all'esperienza dell'uomo. Non intendo dare giudizi definitivi né sul gruppo né su quanto accade intorno ad esso, ma voglio, per quanto mi è possibile, utilizzare tutte le cognizioni teoriche e tutte le esperienze acquistate con altri gruppi, descrivere il fenomeno nella sua integrità e rendere così possibile la formulazione di un giudizio proprio a tutti coloro che non hanno la possibilità di studiare direttamente questi fenomeni.
Sono andato a Medjugorje senza alcun pregiudizio.
Mi guardo dal fare valutazioni sulla soprannaturalità del fenomeno del gruppo, ma non ho prevenzioni per cui intendo volgere l'attenzione anche a livelli che oltrepassano l'umana esperienza.

Il metodo

Ho affrontato il gruppo come fenomeno che esiste e può essere studiato. Ho utilizzato vari metodi di studio: a. ho esaminato l'intero gruppo per cinque mesi; b. ho parlato con l'intero gruppo; e. ho parlato con i membri del gruppo individualmente; d. ho preparato questioni e ho chiesto ai singoli di rispondere indipendentemente dagli altri. Così ho esaurito i possibili affronti del fenomeno nella situazione (1).

I criteri di affronto

In questo lavoro ho fatto mio il criterio di Rogers: affrontare il gruppo come fenomeno che esiste, lavora ed è sano. Non dichiarare malato nessuno, né singolo né gruppo: devo considerarli come collaboratori e non soltanto oggetto di ricerca (2).
Il gruppo di Medjugorje è un fatto. Io lo osservo. Di esso non premetto nulla. Non cerco di farlo entrare in nessuna categoria.
Prendo sul serio la collaborazione quando i ragazzi si spiegano come gruppo e cerco con tutte le mie forze di convivere con loro. In questo momento la posizione più corretta per me è questa: porsi davanti al gruppo come fenomeno, fare delle domande e cercare risposte.

DESCRIZIONE DEL GRUPPO

Struttura

Il gruppo si compone di sei membri. La differenza d'età è di sei anni. All'inizio il membro più giovane aveva undici anni e il più vecchio sedici. Quattro sono femmine e due ragazzi. All'epoca della formazione del gruppo erano in corso le vacanze scolastiche. Fino a quel momento andavano tutti a scuola (continuano ad andarci anche ora ad eccezione di una veggente che dichiara di restare a casa fino a quando non avranno termine le visioni). Provengono tutti dall'ambiente del villaggio. Appartengono alla media borghesia. Due veggenti nel periodo scolastico vivono in città, mentre trascorrono nel villaggio le vacanze.
Dall'autunno 1981 uno dei veggenti si trova in seminario. Anche lui dopo la prima classe del ginnasio ha trascorso le sue vacanze a casa.
I temperamenti e le attitudini personali dei singoli sono molto diversi.

L'inizio

Questo gruppo di veggenti ha avuto inizio il 24 e 25 giugno 1981. Si tratta di un tipo di gruppo secondario, questo significa che al suo inizio il gruppo deve avere alcuni interessi comuni, una propria guida, proprie regole e obiettivi (3). Due soli di loro erano legati da vincoli di sangue, trattandosi di fratello e sorella. Si tratta del membro più giovane del gruppo e del secondo per età.
In questo gruppo non può trovarsi chi l'ha organizzato, né in esso né al di fuori. Tutti i membri sono nella fase della formazione: è allora che i giovani si chiudono in gruppi che hanno proprie leggi davanti alle quali spesso cessano di aver valore le leggi della famiglia, della scuola, della chiesa o della società.
Poiché a questo livello non trovavo una risposta a proposito dell'inizio del gruppo ho ascoltato la spiegazione con cui il gruppo stesso si presenta. Il gruppo è sorto quando apparve loro la Madonna (24 e 25 giugno 1981). Per questo nessuno di loro accampa diritti sul gruppo o fa riferimento ad altri se non alla Madonna. Il gruppo sì intende cosi e questo fatto è da tener presente quando si vuoi sapere chi ha organizzato il gruppo. C'è chi dice che è stato il parroco del villaggio a organizzare il gruppo.
Egli, invece, afferma che non li conosceva neppure tutti in quanto aveva preso possesso della parrocchia poco prima dell'inizio dei fatti. Inoltre, due dei sei, durante l'anno scolastico, risiedevano in città e venivano a! villaggio solo durante le vacanze. Anzi, il comportamento del parroco dopo il formarsi del gruppo dimostra che egli era contro il gruppo. Anzi tentò addirittura di scioglierlo (4).
Un'altra prova che non è stato il parroco ad organizzare il gruppo viene anche dal fatto che da circa un anno egli si trova in carcere, mentre il gruppo continua ad esistere e operare.
L'esperienza dimostra che i gruppi si disintegrano e cessano di esistere se il loro organizzatore esterno viene meno e non li dirige più con le proprie iniziative. Sorge quindi la domanda come sia possibile che il gruppo abbia resistito.

Stabilità e durata

Il gruppo resiste e opera da più di quindici mesi. La sua dinamica, la sua stabilità e la sua durata sono degne di attenzione.
Essi non sanno fino a quando continueranno ad esistere come gruppo. Su questo non fanno calcoli né si pongono interrogativi: la risposta è sempre: "Finché lo vorrà la Madonna».
Sebbene l'elemento della durata di un gruppo sia distinto da quello della stabilità, i due elementi sono tuttavia strettamente congiunti. In questo gruppo appaiono elementi che di norma annientano un gruppo.
Se consideriamo il gruppo secondo la struttura psicosociale verticale, si può dire che esso, nella sua dinamica interna, ha due capi. Uno si impone perché ha frequentato di più la scuola e si esprime con maggior disinvoltura, l'altro per il temperamento e il ruolo conferitogli dal fatto di trovarsi stabilmente sul luogo degli avvenimenti. Questo fatto doveva portare il gruppo a dividersi in senso orizzontale e a dar vita a sottogruppi. Su questa linea orizzontale si arriva anche allo scontro fra i sottogruppi, allorché in determinati momenti gli uni si chiudono agli altri e i contrasti anziché essere tenuti nascosti vengono evidenziati.
Mentre secondo questa dimensione psicosocialc i ragazzi danno prova di debolezza e instabilità, minacciando pertanto la propria durata, quando si tratta di trasmettere i messaggi e dichiarare che cosa vedono e provano davanti alla Madonna, dimostrano una stabilità assoluta. Anche nei momenti di tensione, quando si zittiscono gli uni gli altri o quando si manifesta la divisione in sottogruppi, non si contestano mai se si tratta delle visioni, anzi ogni volta difendono con decisione gli uni gli altri.
Ovviamente ci si aspetterebbe che nei momenti di tensione a livello di rapporti umani venisse meno anche l'unitarietà del messaggio, ma questo non succede. Restano assolutamente saldi, stabili. E lo spiegano con il fatto di vedere la Madonna e parlare con lei.

Gli «interessi»

Ogni gruppo deve avere interessi e obiettivi comuni. Per i giovani possono essere il gioco, lo studio, la pianificazione di un dato guadagno e così via. I gruppi resistono finché sono legati da questi interessi comuni: quando gli interessi comuni vengono meno i gruppi o si disintegrano completamente oppure si dividono in sottogruppi.
Questo gruppo di veggenti non ha simili interessi comuni.
Posso affermare tranquillamente che per loro, a causa della struttura psicofisica del gruppo, non possono neppure esistere. Si tratta di giovani in fase di sviluppo. La differenza d'età è grande. Una parte del gruppo vive lontano dall'altra; inoltre, per quanto riguarda gli interessi personali, questi, a causa della costituzione psicofisica, si rivelano così differenti che è assai difficile immaginare un'impresa che possa essere realizzata in maniera durevole e stabile insieme a loro.
Alla domanda perché stanno insieme e quali sono gli interessi che li legano, essi rispondono che la Madonna ha ordinato loro di portare al mondo il suo messaggio di pace e di invitare il mondo alla conversione. Alla domanda fino a quando parleranno a nome della Madonna, rispondono: «finché la Madonna lo vorrà». Quindi, essi non hanno alcun interesse comune ad eccezione di quanto ordina la Madonna.
Date le circostanze, bisogna dire che questo «interesse» della Madonna è indirizzato contro i loro interessi personali e privati.
E' un fatto attestato che, quando in un gruppo gli interessi cominciano a scontrarsi oppure vengono a collisione gli interessi dell'organizzatore con quelli dei singoli, questi o abbandonano il gruppo oppure creano sottogruppi che si oppongono a questa linea di sviluppo.
Se cioè teniamo conto del fatto che, con la piega presa dagli avvenimenti, la vita privata e personale dei giovani di Bijakovic è andata completamente distrutta, che ogni giorno essi devono trascorrere in chiesa due o tre ore, che sono costretti a ripetere ai visitatori le stesse cose un numero infinito di volte, possiamo affermare che i loro interessi personali sono stati trascurati e che l'«interesse» principale si è rivolto contro di loro. Quando venne loro rinfacciato di affermare di vedere la Madonna per il semplice gusto di avere gente attorno a sé, una veggente rispose: «A noi la gente da solo fastidio. Noi non diciamo a nessuno di venire e dobbiamo dire quello che vediamo».
L'interesse principale che li trascende non si è rivoltato solo contro di loro, ma in parte anche contro la famiglia, il villaggio, la parrocchia, addirittura contro il parroco. Da questo si può dedurre quale pesante pressione psicologica abbiano dovuto subire.
Essi, infatti sono perfettamente consapevoli che il parroco è in prigione per aver tenuto l'omelia durante la messa della sera che ha cominciato ad essere celebrata in occasione delle loro visioni e a causa del contenuto di quest'omelia. Eppure restano saldi nel loro messaggio.
Anche i loro familiari devono sacrificare tempo prezioso, ma essi non desistono.
Per quanto riguarda il villaggio stesso, molte persone hanno dovuto più volte, con ogni tempo, fare la guardia: i veggenti ne sono consapevoli, ne soffrono, ma nonostante tutto difendono quel «principale interesse», non se ne distaccano.
Bisogna anche ricordare che fra i singoli si determinano scontri per quanto concerne la responsabilità che hanno per tutto l'insieme degli avvenimenti. Se uno dei veggenti per stanchezza o qualsiasi altra ragione si allontana dalla chiesa prima che siano terminate le preghiere per tutti i mali o se uno arriva in ritardo alla preghiera, si rimproverano gli uni gli altri.
Da un lato, l'annuncio del messaggio resta l'elemento assolutamente stabile in ogni fatto, anche se questo va a danno loro personale, della comunità o di altri individui. D'altro canto, senza alcun timore (complesso) essi denunciano anche le loro debolezze di singoli e di gruppo.

Conclusione

Dopo tutto quanto sono venuto dicendo, posso affermare questo: il gruppo dei veggenti di Bijakovic (parrocchia di Medjugorje) per la propria struttura e stabilità, per la durata e gli «interessi», rappresenta un fenomeno inspiegabile alla luce delle attuali esperienze e della psicologia di gruppo. In tutti questi elementi il gruppo supera (trascende) se stesso.
L'approccio psicologico arriva a un limite davanti al quale deve ammettere che occorre prendere in considerazione un fattore al di fuori di loro, attraverso il quale essi stessi si spiegano, cioè la Madonna. E qui vale la regola che si applica nei confronti del cliente e dell'esaminando: finché non si dimostra il contrario, bisogna credergli.
La psicologia può parlare soltanto al proprio livello, cioè osservare e concludere.
Alla teologia il compito di indagare questo elemento metafisico (soprannaturale).

IL GRUPPO DURANTE LA VISIONE

Con il concetto di «visione» s'intende qui ciò che succede con i giovani di Bijakovic nei momenti in cui essi affermano di incontrarsi con la Madonna. Le «visioni» hanno luogo ogni sera, indipendentemente dal fatto che i veggenti siano tutti insieme o qualcuno di loro manchi. Queste «visioni» hanno un proprio svolgimento e anche proprie «condizioni». In un'altra parte della trattazione intendo affrontare il fenomeno anche a questo livello.

Lo svolgimento della visione

In un tempo determinato (in genere intorno alle 18) ogni sera il gruppo ha il proprio incontro con la Madonna. Da quando non vanno più sul luogo dell'apparizione, sul monte, gli incontri avvengono in genere in chiesa e anche a casa, nelle famiglie. I singoli che non sono presenti hanno la propria «visione» in un secondo tempo; stando alle loro affermazioni, o prima o dopo.
Prima di ogni «visione» cominciano a recitare sette Padre Nostro, Ave Maria e Gloria e alla fine il Credo. (E' la preghiera, a quanto dicono, che la Madonna ha raccomandato loro). Tuttavia, nel corso dei cinque mesi del mio soggiorno a Medjugorje, non hanno mai recitato tutta intera la preghiera. Succedeva che, mentre recitavano il primo, il secondo, il terzo o il quarto Padre Nostro, all'improvviso s'inginocchiavano come fulminati. Da questo momento e per tutta la «visione» guardano tutti verso un punto determinato; cessa per loro la comunicazione con il mondo esterno. Essi affermano, tra l'altro, di parlare anche ad alta voce, ma i presenti non li sentono più. Questo è per loro motivo di grande stupore perché assicurano di non modificare il tono di voce. I presenti possono vedere i veggenti muovere le labbra: tutti insieme, se chiedono qualcosa, oppure singolarmente, se, come dicono, parlano con la Madonna. Benché stiano in ginocchio su un'unica fila e non si vedano l'un l'altro (soprattutto non possono vedersi quelli che stanno alle estremità) non ho mai potuto notare che due contemporaneamente parlino con la Madonna. La prima parte della «visione» (così la chiamo) dura alcuni minuti, finché tutti i veggenti non cominciano a pregare all'unisono «...che sei nei cicli» benché nessuno di loro abbia iniziato «Padre nostro». Recitano ancora il Gloria. A questo punto non recitano mai l'Ave Maria. Dopo queste preghiere, che tutti i presenti possono udire, torna il silenzio e si possono seguire i movimenti delle labbra dei singoli o di tutto il gruppo.
Alla fine il silenzio viene interrotto da un grido o da un canto intonato a voce sommessa. Alla fine si alzano in piedi, fanno il segno della Croce, mettono per iscritto le risposte che hanno ricevuto e poi vanno a partecipare alla Messa.
Due volte ho sperimentato che, dopo le «visioni», il gruppo ha recitato le preghiere che la Madonna aveva ordinato loro di recitare subito. Una volta si è trattato di sette Padre Nostro e la seconda di tre.

Le modalità delle visioni

Contenuto e forma delle «visioni» non possono in alcun modo essere controllati o misurati. Stando alle dichiarazioni dei veggenti, l'immagine che essi hanno della Madonna è tridimensionale. Tuttavia, se la Madonna mostra loro qualcos'altro, la visione di ciò è come in un film.

Ogni volta che li ho fissati personalmente avevano gli occhi spalancati e puntati verso un punto determinato. Essi possono «vedere» anche ad occhi chiusi. Una volta uno dei presenti li pregò di cominciare a pregare ad occhi chiusi e di non aprirli. Essi si comportarono esattamente come quando vedono e parlano con la Madonna. Affermano inoltre di non vedere nulla intorno a sé durante le «visioni». E affermano parimenti di non essersi accorti di nulla quando, durante la «visione» sono stati ripresi da una telecamera. (Una volta era presente una troupe di una stazione televisiva tedesca).
Alla domanda perché all'improvviso cadono in ginocchio rispondono che sulle prime si spande «dall'alto» una luce e poi «scorgono» la Madonna. E alla domanda perché pregano cominciando da «...che sei nei cieli» e non dall'inizio, rispondono che è la Madonna a intonare questa preghiera e che essi la seguono. Con la Madonna non hanno mai recitato l'Ave Maria, ma passano subito al Gloria.
Finora in questo ordine non hanno mai commesso errori, mentre io stesso ho potuto sperimentare che prima delle visioni si sbagliano, recitano due volte l'Ave Maria oppure non la recitano affatto; l'ho riscontrato anche recitando il rosario con loro.
La verità è che le frequenti ripetizioni fanno sì che un certo ordine, un certo standard diventino meccanici. Per questo a livello psicologico è molto importante il fatto che durante le «visioni» essi non si siano mai sbagliati.
In base a quanto descritto si può affermare che la «visione» viene dall'esterno. Tutti vedono alla stessa maniera, tutti reagiscono alla stessa maniera, tutti descrivono alla stessa maniera la «visione». Si esclude quindi l'esperienza meditativa o carismatica dell'immagine e quella einetica cui vanno soggetti specialmente i ragazzi. Si tratta della tendenza a «trasformare» i propri desideri in immagini che vengono poi percepite come reali.

Il contenuto delle visioni

Il contenuto della «visione» è dato innanzitutto dalla preghiera con la Madonna, l'ascolto dei messaggi e le risposte alle domande che i veggenti pongono alla Madonna.
Qui non entro nella dimensione teologica del contenuto e accenno al messaggio come parte del contenuto in quanto fenomeno.
A nome della Madonna i ragazzi invitano il mondo alla pace, alla conversione, alla penitenza e alla preghiera. Fanno parte del contenuto anche i segreti che la Madonna rivela ai ragazzi. Tali segreti riguardano l'intera umanità, la Chiesa in generale, fatti della Chiesa locale e la vita personale dei giovani.
Rientrano fra i contenuti anche le diverse risposte alle domande poste. In queste risposte ho sottoposto a verifica il gruppo. In base al mio esame, le risposte che essi forniscono superano le loro possibilità intellettuali. Ho fornito loro dei pezzi di carta con domande, l'ho fatto immediatamente prima della «visione» per escludere qualsiasi contatto o possibile consultazione con qualche persona estranea al gruppo. Si trattava di domande per cui nessuno dei veggenti era in grado di sapere che cosa significava una o l'altra parola. Le risposte che sono venute erano perfettamente coerenti.
Ci sono stati casi in cui non hanno ottenuto risposta e i ragazzi hanno spiegato che la Madonna, ad esempio, aveva scosso la testa oppure si era limitata a sorridere.
Voglio citare solo un caso. Avevamo preparato un intervento concreto. I veggenti ne avevano presa visione, avevano approvato. Eravamo tutti soddisfatti. Quando tutto era pronto per incominciare abbiamo posto la domanda alla Madonna: «Dobbiamo farlo o no?». La risposta è stata: «No! Ci sarebbero conseguenze spiacevoli!». La reazione di tutto il gruppo: «Purtroppo non possiamo farlo. La Madonna non è d'accordo!». L'ipotesi mia era che essi dessero risposta affermativa. I contenuti, in particolare per quanto riguarda le risposte, sono sempre nuovi.
Il contenuto del messaggio principale è sempre logico in se stesso, anche se non si sussegue ogni sera. Anche in questo caso il gruppo va oltre se stesso.

Le «condizioni»

Ecco quanto si può constatare: la «visione» si verifica indipendentemente dall'umore del singolo e indipendentemente dai rapporti all'interno del gruppo. La «visione» non condiziona nessuno dei veggenti. Ognuno, almeno per una volta, è stato assente, talvolta ne mancavano anche due o tre e la «visione» ha ugualmente avuto luogo. La loro stanchezza o il desiderio di riposo non hanno mai rappresentato un ostacolo alla «visione». In base a questo si può affermare che nel gruppo non esiste un intermediario né un capo da cui tutto dipenda. Se si tien conto che queste «visioni» durano da oltre quindici mesi vien da chiedersi se questa «assenza di condizioni» non permanga per il fatto che si tratta di un processo, per chi guarda dall'esterno, sempre uguale. A questo proposito bisogna comunque ricordare due fatti.
Primo: non ci fu nessuna «condizione» neppure all'inizio. Il secondo è che i veggenti avevano le «visioni» anche in circostanze molto strane. Così nei primi giorni accadeva che quando tutti erano invitati a una «gita» non fossero né a casa né sul monte al momento della «visione». Essi però l'avevano. Al momento fissato chiedevano di scendere dalla vettura e avevano il loro «incontro» con la Madonna. Finito questo risalivano in macchina e continuavano il viaggio.
C'è anche un altro fatto degno d'attenzione: cinque sere non hanno avuto le «visioni». Da parte loro avevano fatto tutto. C'erano con loro anche alcune persone venute da lontano per essere presenti alla «visione». Dopo le preghiera di rito e un'inutile attesa dicevano ai presenti: «Questa sera non viene!».
Per un mese ho parlato con i veggenti ogni sera, dopo la «visione». Non si sapeva mai di che cosa avremmo parlato né chi avrei chiamato per primo e sempre erano assolutamenti concordi sia sui dettagli ordinari sia su quelli nuovi.
Non ho posto nessuna condizione ai veggenti né come singoli né come gruppo.
Il gruppo ha una propria risposta che qui occorre comunque prendere sul serio: essi «vedono» la Madonna perché Ella «viene» a loro quando cominciano a pregare al momento prestabilito. E' importante ricordare di nuovo che non è una condizione neppure la preghiera dei sette Padre Nostro in quanto essi recitano spesso questa preghiera a casa oppure con il popolo dopo la messa della sera, senza però avere «visioni».

Allucinazioni?

Si pone l'interrogativo dell'allucinazione come possibilità di risposta a livello psicologico. Esistono allucinazioni della vista (ottiche), dell'olfatto e del gusto (olfattive e gustative), del tatto e degli organi dei sensi. Sono note anche allucinazioni del moto e dell'equilibrio e infine anche allucinazioni combinate (5).
Possono subire allucinazioni uomini sani o malati. I sani possono subire allucinazioni in situazioni di particolare tensione, ad esempio quando il soldato per paura vede il nemico. Soffrono di allucinazioni coloro che hanno fame e sete o si trovano chiusi in isolamento. Sotto l'effetto dell'alcol gli uomini hanno spesso allucinazioni. Le allucinazioni possono anche essere provocate artificialmente. Vedi le allucinazioni di chi fa uso di droga (6).
Subiscono spesso allucinazioni gli uomini con turbe psichiche (in particolare schizofrenici), gli epilettici e coloro che soffrono di complessi (7).
Le allucinazioni possono consistere in immagini, voci, odori e sapori.
Per quanto riguarda le allucinazioni della vista gli studiosi sono concordi nel ritenere che esse sono estremamente rare negli stati di coscienza e soprattutto di giorno, mentre sono frequenti nei casi di coscienza sconvolta, soprattutto nei deliri.
Si può dire che le allucinazioni si manifestano:
a) nelle persone psichicamente labili con una chiara diagnosi di malattia (schizofrenia),
b) nelle persone sane quando si trovano in momenti di forte tensione spirituale.
In base a quanto ho potuto verificare, nessuno di coloro che si sono incontrati con i ragazzi (psicologi, psichiatri, sacerdoti e gente comune) ha affermato trattarsi di persone o di un gruppo affetto da malattie mentali.
In base all'esperienza di cinque mesi da me avuta con il gruppo e con i singoli, posso dichiarare che i veggenti sono persone mentalmente sane.
- Presso i ragazzi non ho riscontrato situazioni difficili che possano portarli ad allucinazioni.
- La coerenza, la logicità, la positività degli avvenimenti verificati nel gruppo durante più di quindici mesi non possono avere spiegazione nelle allucinazioni, tanto più che è risaputo che le allucinazioni comportano sempre strascichi negativi (5).

Il fenomeno del segreto

Tutto il gruppo insieme e i singoli dicono che la Madonna confida loro anche alcuni segreti. Ha promesso di affidarne loro dieci. Alcuni segreti sono confidati a tutto il gruppo, altri ai singoli. Ne consegue una momentanea differenza nel numero di segreti di cui i singoli sono depositari. Tutti sentono, se il segreto è confidato a un singolo, gli altri sono a conoscenza del segreto, ma ne ignorano il contenuto.
Al livello attuale le considerazioni sui segreti sono un fattore molto importante nel gruppo perché la capacità di conservare dei segreti consente di trarre conclusioni sulla stabilità del gruppo e dei singoli.
E' un fatto generalmente noto e accettato che ogni uomo può serbare un segreto. Questo vale anche per i bambini, anche se essi fanno più fatica.
Ogni volta, sia fra gli adulti sia fra i bambini, si richiedono almeno due condizioni perché il segreto venga conservato. Da un lato questo dipende dall'autorità di chi lo affida e ancora di più dal valore esistenziale che il segreto ha. Così i bambini serberanno un segreto se la mamma o il babbo comunicano loro qualcosa che è d'importanza vitale per l'intera famiglia o per un suo singolo membro, oppure se trasferiscono in un dominio segreto un fatto che essi hanno sperimentato da soli.
Si sa che all'epoca delle persecuzioni razziali in Germania, famiglie tedesche tenevano nascoste intere famiglie di Ebrei. Se la cosa fosse stata scoperta c'erano gravi conseguenze per entrambe le famiglie. Non risulta fino ad oggi alcun caso di bambini che abbiano rivelato a qualcuno, finché perdurava lo stato di pericolo il segreto della famiglia. E' anche frequente che le rispettive autorità intervengano a rammentare di mantenere il segreto. Quando questo gruppo di veggenti ha cominciato a parlare di segreti, tutte le autorità hanno tentato di conoscere il contenuto.
Hanno tentato il Vescovo e la commissione teologica, i sacerdoti che lavorano qui, io stesso e i genitori e gli amici. Ognuno ha dovuto prendere atto che è assolutamente impossibile strappare loro qualcosa in questo senso. Una delle veggenti afferma che alcune volte era quasi pronta a rivelare uno o l'altro segreto, ma che si è sentita come rimproverata da una voce interiore e solo così ha potuto conservare il segreto.
In base alle mie osservazioni posso concludere che, se esistono tali segreti, essi sono stati affidati da un'autorità e sono d'importanza vitale.
Il gruppo e i singoli hanno la loro risposta: «La Madonna ce li ha affidati e noi li riveleremo quando Lei ci autorizzerà».
Anche questo fatto va oltre i limiti delle possibilità del gruppo.

ALLA LUCE DELLA PEDAGOGIA

La libertà di scelta della professione

Tutti i veggenti affermano che la Madonna ha suggerito loro di andare in convento, che questo sarebbe il suo desiderio e che sarebbe anche la soluzione migliore per loro. Alla domanda quando andranno in convento e se sanno dove, i ragazzi hanno risposto che decidono solo loro.
In ogni caso si sentono liberi davanti a questo «consiglio» della Madonna. Sta di fatto che finora uno solo ha intrapreso la strada del sacerdozio. Il membro più giovane è a conoscenza di questo suggerimento, ma non sa ancora che cosa farà. Due veggenti affermano di aver già deciso di andare in convento, però sono ancora a casa. Le ultime due stanno riflettendo sulla cosa: finora non sono pronte per andare in convento.
Il fatto che i veggenti siano in grado di distinguere i liberi suggerimenti e le categoriche richieste della Madonna depone a favore della loro integrità mentale.
E' noto infatti che nel caso di allucinazioni acustiche il contenuto dell'allucinazione assume spesso carattere di imperativo, anche se si tratta di azioni negative come: «Ucciditi». «Buttati dalla finestra», «Uccidi i tuoi figli», «Incendia la casa» e simili. Le allucinazioni sono spesso causa di azioni delittuose. Vale pertanto la pena sottolineare questo elemento della libera scelta della vocazione che attiva una capacità di riflessione e di decisione.
E' altresì risaputo che i gruppi di giovani diventano facilmente ideologizzati e fanatici, tendono a uniformarsi a un modello e in essi c'è posto solo per comandare o obbedire.
Quindi il fatto che le decisioni vengano prese singolarmente è un fatto che contraddistingue questo gruppo. Questi veggenti non manifestano alcuna ideologizzazione nei confronti dell'esterno, dei consigli altrui. Essi chiamano soltanto e perciò restano tranquilli.
Anche questo è un segno che nel loro intimo non sono soggetti a pressioni da parte di nessuno (se così fosse, infatti, non mancherebbero manifestazioni di fanatismo).

La difesa della personalità

Alla luce della pedagogia si svela nel gruppo un altro dettaglio molto importante. Il gruppo e i singoli dicono spesso che la Madonna li ammonisce e li rimprovera. Contenuto del rimprovero sono i loro errori personali e di gruppo. Quando il rimprovero riguarda tutto il gruppo, allora tutti sentono; invece, se esso è rivolto all'uno o all'altro membro del gruppo, gli altri non lo sentono, però ne sono a conoscenza.
Circa il modo del rimprovero, la Madonna rimprovera con mitezza, senza mutare l'espressione o il tono di voce. Alla domanda come si sentono dopo il rimprovero rispondono: «male e a disagio». Alla successiva domanda se prima della visione presagivano di poter essere rimproverati, alcuni hanno risposto «sì», altri «no».
Anche questo è un dettaglio importante per quanto concerne l'integrità mentale del gruppo.

CONCLUSIONE

Da tutte queste riflessioni e dai vari dettagli si può trarre una conclusione generale circa il gruppo di veggenti di Bijakovic (Medjugorje).
Il gruppo, considerato da un punto di vista psico-pedagogico, si trascende totalmente e positivamente. Si può anche affermare che si tratta di un gruppo sano in sé e nei singoli membri. Questo naturalmente non esclude debolezze ed errori.
Tali affermazioni non dimostrano ancora che i veggenti abbiano «visioni» soprannaturali, tuttavia rimandano ad un elemento soprannaturale con cui essi stessi spiegano questo.
Le domande successive devono essere poste dalla teologia.

Nota

Non è più possibile negare il fatto del movimento che trova la sua origine nelle "visioni" dei veggenti. Non sarà neppure possibile interromperlo. I responsabili della Chiesa hanno la grande responsabilità di decidere cosa fare con quanto accade qui.
Ribadisco ancora alla fine l'intenzione di questo mio lavoro: l'intenzione era quella di presentare fatti che possono essere verificati con l'esperienza (quello che riguarda il gruppo o accade nella comunità parrocchiale). Se la/ora ho espresso un desiderio e ho richiamato alla responsabilità o all'attenzione, voglio che anche questo sia considerato parte della mia esperienza.
Intendo mantenere la stessa posizione nei confronti di un ulteriore sviluppo delle vicende: le esaminerò con spirito aperto, cercherò in esse elementi e dimensioni che possono portarmi a nuove conoscenze, nuove domande, nuove esperienze.

Dr. Slavko Barbaric

1) Nicola Rot, Osnovisocijalnepsihologije (fondamenti della psicologia sociale), Beograd 1972, p. 39 e ss.
2) Cari Rogers, Die Klientenzentrierte Gespràchsterapie, Munchen 1972 (3).
3) Mladen Zvonarevic, Socialno psihologija, Zagreb 1975, p. 355 e ss.
4) Questo può essere dedotto dalle conversazioni avute con il gruppo e con i singoli. Tali conversazioni un giorno saranno accessibili anche a un pubblico più vasto. 5) S. Stojiljkovic, Psihijatrija sa medinskompsihologijom (La Psichiatria unita alla psicologia medianica), Beograd-Zagreb 1977
6), p. 39 e ss. 6) Anton Trstenjak, Problemi psihologije (Problemi di psicologia), Lijubljana 1976, p. 77 e ss.
7) K. Bleuler, Naìurgeschiche der Seele, Berlin 1932 (2), p. 32 e ss.
8) A. Trenjak, op. cit., P. 78. Cita un gruppo di studenti con cui sono stati compiuti esperimenti che si sono rifiutati di sottoporsi ad un altro, nonostante offerte di denaro.

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