Maria a Medjugorje Messaggio del 25 dicembre 1993: Cari figli, oggi gioisco con il piccolo Gesù e desidero che la gioia di Gesù entri in ogni cuore. Figliuoli, con il Messaggio io con il mio figlio Gesù, vi do la benedizione: che in ogni cuore regni la pace. Io vi amo, figlioli, e vi invito tutti ad avvicinarvi a me tramite la preghiera. Voi parlate, parlate ma non pregate. Perciò, figlioli, decidetevi per la preghiera, solo così sarete felici e Dio vi darà ciò che chiederete a lui. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

TESTIMONIANZA CRITICA SUI «VEGGENTI» DI MEDJUGORJE

Prof. G. Sanguineti



Questo commento si riferisce alle mie esperienze avute a Medjugorje, in Jugoslavia nei giorni 26, 27 e 28 aprile 1985.I ragazzi e le ragazze «veggenti» da me conosciuti sono stati: Vicka, Marija, Ivanka, Ivan e Jakov. Sia nell'incontro avuto nella casa di Jakov che in quello successivo avvenuto in canonica, ove i «veggenti» vivono la loro esperienza trascendente, ho cercato di porre in atto il più possibile la mia conoscenza ed esperienza di psichiatra per osservare le circostanze che descriverò in una prospettiva puramente clinica e libera da ogni aspettativa magica o condizionamento emotivo particolare. Credo di esserci riuscito senza particolari difficoltà. Una prima osservazione che emerge sia dai colloqui avuti separatamente con i ragazzi e le ragazze «veggenti», sia dalla mia osservazione successiva avvenuta prima, durante e dopo la loro «visione», fu quella di non cogliere nella loro mimia, nel loro comportamento o nelle loro parole alcunché di psicopatologico, di tipo delirante, allucinatone od isterico.
In una esperienza delirante, sindrome che ben conosco per i numerosi deliri paranoici a sfondo mistico da me osservati in clinica emerge sempre, anche se con modalità diverse, una carica di onnipotenza non necessariamente espressa con clamorosità o fanatismo manifesti ma certe volte con un sottile e compiaciuto silenzio che nasconde la convinzione di un illusorio trionfo di rapporto privilegiato per la trascendenza. L'idea mistica delirante è inoltre una convinzione costante di questi pazienti che altera una critica normale della realtà inquinandola con modalità interpretative, con pratiche religiose spesso incongrue, irrazionali e stereotipe e sempre accompagnate da malcelata aggressività, da diffidenza e da facile irritabilità e sostenute da un pensiero rigido e unidirezionale. Globalmente il rapporto del delirante con gli altri è alterato, privo di autentica capacità di spontanea comunicazione ed i suoi interessi sono poveri od assenti, in quanto tutto il suo essere ruota attorno al sentimento imperativo ed onnipotente della missione religiosa o del rapporto col soprannaturale. Pur dichiarandosi variamente servi di Dio sembra che questi soggetti, anche in una apparente umiltà, si identifichino con Dio. Se il loro convincimento delirante viene criticato o messo in dubbio reagiscono con irritazione e veemenza non tollerando di essere contraddetti. Il loro sguardo non è mai sereno ma esprime o una situazione emotiva di tensione ansiosa e di aggressività o, nell'estasi del delirio, una fissità devitalizzata che ricorda gli occhi di una bambola.
Meno delineato patologicamente può apparire il soggetto che struttura, come difesa o compenso di natura isterica, una convinzione (più o meno ritenuta vera dallo stesso soggetto) di rapporto privilegiato con il trascendente. In questi casi, la convinzione mistica risulta meno rigida e sistematizzata, spesso incostante e mutevole nei suoi contenuti e facilmente esaltata dalla presenza e partecipazione degli altri. Il soggetto può allora assumere comportamenti clamorosi di fervore mistico con gestualità teatrali. Queste manifestazioni possono insorgere anche se il soggetto è solo ma con il segreto intento di attirare l'attenzione altrui. Se interrogato sulle sue esperienze mistiche egli cercherà ancora di ottenere il massimo interessamento dell'interlocutore o del pubblico sia con una loquace ridondanza di notizie, sia con un atteggiamento estatico e sognante, sia con rifiuti e silenzi capricciosi. Egli comunque esprimerà una situazione emotiva incongrua: o gioia suprema, o sofferenza clamorosamente espressa od ancora un distacco un po' «snob» verso l'esperienza mistica (la «belle indifférence» degli isterici). Quest'ultima certamente pecca, all'opposto, per una eccessiva piattezza emotiva verso l'evento vissuto. Va inoltre ricordato che l'esaltazione mistica di tipo isterico può facilmente essere indotta da un personaggio che il soggetto investe di particolare autorevolezza e che sfrutta la grande suggestionabilità dell'isterico. Questa suggestionabilità, che è un po' in tutti noi, ma soprattutto in persone immature e particolarmente sensibili a stimolazioni altamente emotive, può allora indurre comportamenti di tipo isterico collettivi in cui, attraverso un reciproco condizionamento, l'intero gruppo cade in un'esaltazione mistica fino alla percezione di esperienze allucinatone collettive.
A questo punto ritengo fondamentale precisare che in tutti i miei contatti con i ragazzi «veggenti» di Medjugorje, non ho mai rilevato, in nessuna occasione, alcun pensiero, sguardo, discorso, atteggiamento o comportamento tra quelli patologici ora da me elencati.
Innanzi tutto conviene precisare che i «veggenti» conducono vita normale, integrati nella loro comunità e nelle loro famiglie, che vengono trattati dagli altri (parenti, amici, preti) come se veggenti non fossero e che essi stessi si comportano con le altre persone come se non fossero diversi dagli altri o da loro stessi prima che diventassero «veggenti». Non esiste pertanto il fenomeno della suggestione collettiva a cui prima accennavo. Si differenziano dagli altri solo per il tempo dedicato alla pratica religiosa ed alle visioni; ma svolgono questi ruoli con grande naturalezza, senza apparenti fervori né compiacimenti; anzi con una ricerca di discrezione ed un garbato tentativo di sottrarsi, se possibile, all'assillante assalto dei pellegrini. Nella conversazione si dimostrano disponibili al colloquio traendo un vago sforzo di rassegnata pazienza a dover sempre rispondere alle stesse domande ed in queste non sono né appassionati, né reticenti, né esibizionisti. Risultano invece pacati, tranquilli e gentili. Non cercano di convincere, né vanno oltre quanto è loro chiesto; il loro sorriso non è trionfante, né malizioso, né stereotipo. La loro mimica esprime solo gentilezza e buona volontà. Certamente non cercano né un pubblico, né ascoltatori; non danno interpretazioni od opinioni personali sulle loro esperienze mistiche; si limitano a riferire i fatti ed a dichiararsi contenti. Al momento delle «visioni» si raccolgono in una stanza della canonica particolarmente ingombra di oggetti di ogni genere (funge da camera da letto e di studio di un frate). Su una parete vi sono alcune immagini religiose di scarso risalto. Intendo dire che già l'ambiente in cui si manifestano le «visioni» è privo di quegli elementi decorativi che potrebbero contribuire ad esaltare un particolare sentimento di religiosità. I presenti, oltre ai «veggenti», sono di solito ridotti alla presenza di un solo frate che ho visto pacato, di poche parole, un po' brusco e nemico di ogni sollecitazione al magico ed al soprannaturale. Altri presenti possono, a volte, essere solo persone ammesse per poter documentare gli eventi, o giudicarli sotto un profilo scientifico; sempre in numero molto ridotto (tre nel mio caso). Il frate ed i «veggenti» si siedono su degli sgabelli e recitano il rosario con atteggiamento pensoso e raccolto. Improvvisamente, con una sincronicità che stupisce, i ragazzi si alzano e si allineano davanti ad una parete della stanza. Tutti portano simultaneamente lo sguardo verso l'alto, senza mai guardarsi reciprocamente e i loro occhi sembrano fissare intensamente e molto lontano, diretti a qualcosa che sia fuori dall'ambiente. Tengono le mani unite in preghiera e alcuni muovono le labbra senza che venga udita la loro voce. Dopo circa un minuto (nella mia osservazione) essi, con una sincronicità di nuovo sorprendente, esprimono col corpo un fugace tremito e si allontanano tutti insieme. Il loro sguardo è già tornato ad essere quello di tutti noi. Con piena normalità si dirigono verso un tavolino, senza parlare ed ognuno di loro si impadronisce di una biro e di un quaderno intestato col proprio nome. Allora si siedono e, sempre senza consultarsi, scrivono con rapidità e senza pause il messaggio loro trasmesso nel momento della «visione». La lunghezza dei testi varia da uno all'altro. Quando hanno terminato depongono il quaderno e la penna e salutano con una rapida stretta di mano per poi uscire dalla stanza, ognuno diretto alle sue incombenze.

So che questa descrizione delle «visioni» è già stata riportata da altri testimoni: mi è parso tuttavia utile descriverla a mia volta dopo aver tracciato il profilo di comportamenti mistici psicopatologici perché il lettore possa, confrontando, rilevare la normalità psichica dei giovani «veggenti». Qualcosa di non comune, di eccezionale esiste ma risulta strettamente limitato al breve periodo della «visione». Nulla tuttavia autorizza a sostenere che in quella loro esperienza i «veggenti» esprimono un qualsiasi disturbo della loro personalità.
Sembrano solo trovarsi in un mondo inaccessibile alla percezione altrui e a loro volta essere usciti dalla nostra sfera percepibile.



Lettera di uno psichiatra della Commissione indagatrice al prof. Sanguineti


Zagreb, 15.7.85

Egregio Signore dott. prof. Giorgio Sanguineti
Come membro della «Commissione per esaminare i fatti di Medjugorje mi rivolgo a Voi dopo aver ricevuto dai Francescani a Medjugorje la sua testimonianza critica dai «veggenti» di Medjugorje. Io, come psichiatra con speciale occupazione ho letto il suo commentario sulle esperienze con i «veggenti».
Molte sue osservazioni mi hanno aiutato di poter meglio analizzare i fenomeni psicofisiologici e socioculturali, specialmente i fenomeni gruppodinamici. Non è facile tutto questo subito ravvisare nel loro vero senso. Per me, invece, molte cose non mi sono ancora chiare. Perciò Vi sarei grato se potete scrivermi e commentare con quali metodi e parametri avete definito le personalità dei «veggenti»!
Nello stesso modo Vi prego di commentarmi come potete e su quali argomenti si basa la Vostra pensazione della credibilità delle manifestazioni soprannaturali.
Molto grato a Voi, in anticipo, per la risposta desidero molti successi e cordialmente Vi saluto.

Dr. Ivo Sisek
Badaliceva 3
41000 Zagreb
Jugoslavia


(Ndr. : Il dottor Sisek è uno dei neuropsichiatri ufficialmente membro della Commissione Vescovile di Mostar)



Risposta del prof. Sanguineti al dr. Sisek


Milano, 16 settembre 1985

Egregio Collega dr. Sisek,
rispondo alla Sua gentile lettera del 15.7 con grande ritardo. Purtroppo essa mi giunse durante le fasi terminali della malattia di mia moglie, mancata a fine luglio e, solo ora, posso incominciare a rimettere ordine nelle mie carte.
Per quanto concerne le Sue domande relative ai «veggenti» di Medjugorje posso dirLe che ho valutato le loro personalità, escludendo manifestazioni psicopatologiche, semplicemente sulla base della osservazione ed utilizzando la mia lunga esperienza clinica, sia con soggetti psicotici che nevrotici.
Penso inoltre che le «visioni» costituiscano un'esperienza trascendente proprio in quanto si manifestano in giovani che ritengo normali. Mi è parso cioè che, in ognuno di loro, la «visione» non costituisce un fenomeno psichico soggettivo, ovvero, che nasce da pulsioni conscie od inconscie dei «veggenti», ma invece un'esperienza trasmessa da una forza esterna che naturalmente provoca in loro un'intensa reazione sia emotiva che conoscitiva. In altre parole, durante la «visione» essi mi sono apparsi strumenti di un messaggio che non nasceva da loro ma veniva loro imposto. Non mi è parso che detta «imposizione» sia stata loro suggerita né da una richiesta esplicita, né da suggestione originata da un singolo o dalla collettività. Certamente i ragazzi dovrebbero essere sottoposti a diversi test psicodiagnostici proiettivi per uno studio più approfondito della loro personalità. Scusandomi ancora per il grave ritardo della mia risposta, La ringrazio del Suo scritto e La prego di gradire i miei più cordiali saluti.

Giorgio Sanguineti

(Ndr. : Il prof. Giorgio Sanguineti è psichiatra e docente di criminologia presso l'Università di Milano)

TEST DELLA PERSONALITÀ' ESEGUITO SU ALCUNI VEGGENTI DI MEDJUGORJE
Dott. Giorgio Gagliardi - Dott.ssa Antonella Colombo

Tra i vari tests che la psicologia offre per una valutazione della personalità dell'individuo è stato scelto quello che comporta il disegno di quattro situazioni comportamentali: disegno dell'albero, disegno della propria persona, disegno della propria famiglia e disegno della famiglia ideale. Con l'esecuzione di questi quattro disegni si pone l'individuo nella situazione di dover rappresentare il suo ambiente che normalmente lo circonda e le dinamiche che questo ambiente suscita, la sua risposta di identificazione nei ruoli attuali e nei ruoli futuri. In detta maniera si possono anche valutare le attese che l'individuo ha nei riguardi del suo ambiente, come si è determinato nell'attuale ambiente e come l'individuo valuta i vari riti di passaggio della vita stessa. Così l'individuo esprime il suo grado di maturità psichica, la sua attività intellettuale e spirituale; come ha superato le varie psicodinamiche che la società impone, quale relazione con se stesso possiede, se è un introverso, se ha ancora situazioni infantili, come considera il suo avvenire, se è estroverso.
Pur con tutte le limitazioni dei test e tutte le limitazioni provocate da una esecuzione in cui c'era una terza persona che fungeva da interprete tra il soggetto esaminante ed il soggetto esaminato, si può affermare che l'esecuzione dei tests è stata buona e che perciò la loro lettura è abbastanza probante; inoltre i soggetti esaminati non conoscevano già il test praticato.
Oltre all'esame dei tests, è stato pure valutato il comportamento del soggetto durante l'esecuzione e la spiegazione dei medesimi, perciò la valutazione complessiva risente anche della valutazione globale dell'individuo.

MARIJA PAVLOVIC
Soggetto introverso, timido, con una intensa vita interiore, si esprime con atteggiamenti riservati, sorride spesso spontaneamente quasi a dimostrare agli altri la sua disponibilità, è molto gentile ed accetta anche passivamente quanto le viene richiesto esaltando la sua attuale relazione con se stessa che è un evidente diniego della sua corporalità.
Nel disegno dell'albero la prevalenza della chioma, che sembra chiudere e nascondere come una copertura i rami, evidenzia una capacità ideativa ed elaborativa ridotta in quanto il soggetto non tiene in considerazione primaria un suo acculturamento aperto ed universale. Il tronco sebbene deciso è aperto in alto ed in basso indicando una personalità primaria, regredita libidicamente alle fasi infantili in quanto le dinamiche sue psicologiche hanno già maturato una scelta che determina psicanaliticamente una prevalenza abnorme del Superlo sul controllo emotivo ed inconscio con una rinuncia evidente delle identificazioni nei ruoli normalmente individuati.
Il soggetto si è chiuso, introverso, tende alla passività e alla dipendenza, anche se questo atteggiamento è una scelta cosciente di annientamento dell'Io.
Nella figura umana la scelta sessuale non è chiara, sembrerebbe che il soggetto non ha fatto una scelta, poiché ha negato completamente la propria corporeità ed anche questo rifiuto del proprio corpo è una scelta cosciente e voluta: non si riconoscono al corpo i bisogni inconsci.
Il volto assomiglia ad una immagine sacra con una espressione che rivela una serenità ed una tranquillità di animo; il soggetto perciò è perfettamente cosciente delle sue scelte spirituali, ne accetta con gioia le limitazioni e si pone in uno stato estremo di dipendenza, non passiva cioè non ragionata, ma passiva in quanto anche la sua volontà è volutamente assoggettata alle esigenze spirituali di annientamento dell'Io. Nella famiglia reale la rappresentazione grafica del cuore con la scritta interna la famiglia risente della influenza religiosa notevolmente predominante nella giovane, che anche nel suo ambiente vede soprattutto un rapporto di spiritualità che prevale sui ruoli abituali di un nucleo familiare e che determina solo un rapporto anche qui di dedizione estrema, ma discussa e sublimata. La famiglia ideale rappresentata da una croce con la scritta suora indica che la sua scelta futura è già avvenuta, spiega la sua dipendenza e passività non come tratto patologico del suo comportamento, ma come frutto di una continua spiritualizzazione di ogni minimo atto accettato ed elaborato secondo schemi e ritmi ben precisi.
L'esecuzione del disegno è stata veloce, di getto, non ci sono state incertezze grafiche ed anche questo indica una già completa razionalizzazione del suo comportamento, una maturità psichica ed emotiva già orientata e strutturata, una decisione di scelte già effettuate ed accettate.

JELENA VASILJ
Adolescente attualmente concentrata sulle specifiche tensioni esistenziali proprie dell'età e sulle reazioni comportamentali all'ambiente familiare ed al contesto ambientale che si è sviluppato attorno a lei ed alla sua famiglia.
Emergono spunti di compensazione ad una serie di conflitti consci ed inconsci che hanno disturbato un modo di vita piuttosto banale per immetterla in una tensione psicologica dalla quale rifugge con una serie di comportamenti dimostrativi di una super-compensazione. E' un acting out di una personalità che è stata destabilizzata da nuovi ritmi emozionali ai quali non ha ancora contrapposto una ragionata difesa emozionale. Nel test dell'albero compaiono le rispondenze emotive di una ricerca di una dinamica interiore in piena elaborazione, predomina il tronco che è mastodontico e sottolinea in tal modo l'emergere dei bisogni primari non ancora introiettati e che accettano la dipendenza della personalità. La capacità ideativa è piuttosto limitata. Nella figura umana la scelta è maschile anche se femminilizzata da piccoli particolari. Da notare l'accentuazione di mani, naso e piedi che sono ostentazioni di simboli fallici, espressioni grafiche inconscie per compensare gli attuali momenti di impotenza e di passività vissuti dalla paziente, che ha ancora una dipendenza genitoriale di impronta più infantile.
Nella famiglia reale si ripresenta lo stesso grafico: le figure femminili sono molto mascolinizzate dalla presenza di particolari quali le spalle accentuate, anche qui i nasi e le mani vengono presentate in dimensioni sproporzionate.
Al collo di tutti i componenti si può notare la catenina con il Cristo, in modo da sottolineare l'appartenenza di tutta la famiglia al medesimo ideale religioso. Il padre viene poi disegnato per primo, ma di proporzioni più piccole rispetto alla madre ed anche a tutto il complesso dei fratelli e sorelle, anche lei stessa è disegnata più grande del padre indicando così una chiara apertura conflittuale che si sta svolgendo in lei circa le figure genitoriali e parentali.
La famiglia ideale ripropone la stessa conflittualità anche se apparentemente ridotta ad una coppia, ma che si presenta divisa dalla presenza di una terza figura che ha un busto molto evidenziato dal tratto della penna, la figura poi è stata abolita. La coppia si presenta di profilo proprio per sottolineare la chiusura verso il mondo esterno ed una introversione verso il mondo intcriore che dovrà essere predominante anche nel futuro. Da notare la figura maschile che incita alla preghiera la figura femminile e cioè l'imposizione vissuta di una vita intcriore già accettata, ma non sufficientemente elaborata.
La figura maschile, che la giovane riferisce essere il padre, viene presentata come minacciosa con il dito alzato, in atteggiamento che maschera difficilmente l'azione coercitiva del gesto, mentre la figura femminile, dal tratto grafico, sembra disgregarsi, sembra perdere la propria individualità (volto ridotto ad una sfera informe). In complesso la ragazza mostra una interiorizzazione della sua vita innestata però su tutta una nascente problematica propria dell'età e che sta affrontando in tutte le sue dinamiche rifacendosi però ai modelli parentali e genitoriali non ancora criticati.

MARIJANA VASILJ
La ragazza è solo agli inizi di una fase adolescenziale che non ha ancora affrontato, ma di cui cominciano a manifestarsi le prime pulsioni. La sua preadolescenza è vissuta con una chiusura a tutta la problematica emergente in cui non si identifica evidenziando così il ruolo di un conflitto difensivo che trova la sua rimozione in una marcata introversione. Il ruolo sociale che deve sostenere la trova impreparata e regredita ad una forte dipendenza verso figure genitoriali emotivamente ritenute tali.
Nell'albero la dimensione del disegno indica una inibizione dei vari processi mentali, pensiero che tende allo stereotipato con scarsa valutazione di sé.
La chioma prevale sul tronco segno di una ricchezza ideativa che però non è ben chiarita, la chioma infatti si presenta quasi una nuvola quindi capacità intellettive fragili, in quanto non sono supportate da una evoluzione delFIo (tronco molto esiguo) non una conseguente negazione della corporeità che però può già essere indice di una nascente spiritualità che è accettata dal soggetto in modo consapevole. La scelta della zona in alto a sinistra indica l'accettazione di un mondo interiore ed una chiusura all'esteriorità.
La figura umana: la scelta è maschile, indice di una non ben chiara identificazione sessuale. Il volto viene presentato con gli occhi chiusi, mostrando così palesemente il rifiuto del mondo esterno ed il ritiro nel mondo interiore, quindi disinvestimento libidico verso l'esterno. Da sottolineare l'assenza delle mani simbolo di passività e di vissuto di impotenza nei confronti della realtà.
La famiglia reale vede la madre che sovrasta la scena familiare anche se viene disegnata dopo il padre. Si presenta attorniata dai numerosi figli tra i quali la paziente si disegna in disparte e per ultima quasi a sottolineare nuovamente la scarsa fiducia che la ragazza pone sulle sue forze e come vive l'ambiente familiare. E' da notare la correzione attuata inconsciamente (volto cancellato) quasi a sottolineare la sua distanza emotivo-affettiva dal contesto in cui vive. La famiglia ideale non è ancora elaborata a livello conscio, ma tuttavia, pur ricalcando la famiglia reale come numero di componenti, traspare il bisogno primario di una autoaffermazione sui trascorsi di dipendenza, infatti la madre viene collocata per prima e di dimensioni maggiori rispetto alla rimanente famiglia. Da notare di nuovo l'assenza di tutte le mani.
Perciò la giovane mostra già un orientamento spirituale vissuto attivamente, un ripiegamento verso la vita interiore che è anche una ricerca in risposta alle numerose problematiche che stanno emergendo e che sono proprie dell'età in cui si sta proiettando.

Prova parapsicologica effettuata con le carte Zener
La classica e tradizionale corrente scientifica si è sempre mostrata molto dubbiosa e cauta nei riguardi della parapsicologia, che come scienza di frontiera esplora spazi nei quali vengono sovvertiti i comuni assiomi logici. In questa scienza sovente l'esperienza intcriore e l'esperienza soggettiva sono un'esperienza unica e tale contesto è in aperto contrasto con la riprova scientifica che risente inconciliabilmente del dualismo filosofico aristotelico. Nonostante questo, molti scienziati si sono sperimentati con brillanti procedimenti ed impostazioni metodologiche sempre più raffinate per riprodurre la vasta fenomenologia parapsicologica.
I risultati ottenuti sono stati significativi, diversi congressi ad alto livello hanno dimostrato l'interesse suscitato fra ricercatori di primo livello sparsi in tutte le nazioni: resta però sempre l'eterno contrasto che la descrizione meramente fenomenologica di un evento parapsicologico o di qualsiasi altro evento interiore non può assurgere ad esperienza oggettiva in senso classico.
Però la parapsicologia continua ad accumulare risultati statisticamente significativi ed a fornire anche ipotesi sempre meno irrazionali.
Le carte «Zener» rappresentano un tipo di esperimento molto qualificato per accertare una significatività matematica superiore alla casualità.
Infatti un accanito detrattore del paranormale, il prof. Burton Camp, Presidente dell'Istituto di Statistica matematica a Londra affermò: «La ricerca di Rhine con le carte Zener potrà essere contestata, ma non sul terreno matematico».
Ora Rhine ha dimostrato che una probabilità superiore al 20%, non essendo dovuta al caso che mediamente realizza il 20%, è inizialmente significativa.
Al di sopra di queste percentuali e cioè quando la ragione critica è di almeno 2,75 (0,006), ovvero sei probabilità su 1000 che il risultato sia dovuto al caso, si può affermare che l'individuo ha doti paranormali, in quanto è intervenuto un fattore estraneo al caso.
Un esperimento con le carte Zener fu compiuto anche con il volo Apollo XIV quando la navicella spaziale si trovava a 150000 Km dalla terra e tale Jonsson indovinò cinque carte Zener che Edgar Mitchell aveva scelto e sulle quali si era concentrato.
Le carte Zener sono state proposte perciò anche in questo contesto scientifico a Medjugorje il 7/8/9 settembre 1985.
Non sono stati testati tutti i veggenti di Medjugorje in quanto alcuni di essi si sono rifiutati di sottoporsi. E' stata testata:

Jelena Vasilj e tre membri della sua famiglia
Marijana Vasilj
Marija Pavlovic
I risultati ottenuti hanno dato una Ragion critica contenuta nel 2,3% e perciò ai limiti inferiori delle positività ritenuta probante.
Questi risultati non significativi depongono che le persone esaminate non possiedono facoltà paranormali, quali la telepatia e la chiaroveggenza.

Incontro con Vicka a Metkovic il 9/9/85


Dr. Giorgio Gagliardi

Assieme a Luigi Farina e ad Angelika, una ragazza di Biakovo che parla anche italiano, ci siamo recati a Metkovic dove risiede Vicka attualmente, per assistere all'apparizione della sera ed eventualmente praticare delle prove per la sensibilità corneale durante l'estasi. Entriamo in casa e Vicka ci viene incontro sorridente. L'incontro è cordiale, la stretta di mano per salutarci è forte, decisa, le sue mani sono secche, leggermente pallide. L'espressione del volto è spontanea, gioiosa, la mimica che accompagna le parole è ipercinetica. Vicka ha un ammiccamento spontaneo ogni 6", inoltre quando le chiediamo se possiamo fare qualche prova, la sua espressione non cambia, ci dice che lei è disposta a fare tutto quello che noi possiamo fare, ma Lei ha interrogato a proposito la Madonna e Questa le ha detto che gli esperimenti non sono necessari e glielo ha ripetuto per tre giorni consecutivi, allora Lei obbedisce alla Madonna e non si sottoporrà agli esperimenti che vogliamo fare, ma solo perché la Madonna non vuole. Durante la sua esposizione, la voce si mantiene energica, con articolazione accentuata, ipercinetica, il respiro è rapido e superficiale, la sclera e la corna sono particolarmente lucenti e la pupilla è midriatica.
La frequenza cardiaca è 120', con un polso frequente, piccolo. Vicka ci invita in una cameretta vicina dove ci sono già una decina di persone che attendono l'ora dell'Apparizione. Qui Vicka si mette davanti ad un Crocifisso ed inizia a recitare delle preghiere, durante questo periodo il suo polso resta sui 120', la cute è sempre pallida, la pupilla midriatica, l'ammiccamento ogni 6" ed alcune volte accenna al nistagmo (tremolio dell'occhio) in lateralità. Come inizia l'estasi Vicka cade in ginocchio con un forte rumore di ossa contro il pavimento di ceramica, il suo sguardo si fissa in alto e l'occhio non si muove più, le mani sono incrociate e serrate, il colorito delle mani è quasi cereo dorsalmente, mentre le superfici laterali sono leggermente violacee. Le mani presentano resistenza cerea a disincrociarle, mentre il braccio si lascia spostare facilmente. La midriasi è più accentuata, la pupilla è rivolta ad un punto molto alto, tanto che in parte è nascosta dalla palpebra superiore e compare gran parte della congiuntiva inferiore. Non c'è più ammiccamento, la sclera è sempre lucente. La mobilità del volto è sempre del tipo ipercinetico, il sorriso varia spesso di intensità e frequenza, non è esagerato, il volto parla di un'intensa emotività. Vicka compie i movimenti fonetici come se stesse parlando con una persona, non si odono le parole, ma solo un intenso movimento dell'apparato fonetico avvertibile con intensità dall'udito. Ogni tanto Vicka acconsente, due volte scuote in lateralità la testa, inoltre ha un movimento lento rotatorio del tronco e continuo. L'estasi dura 2'40". Per tutto il periodo Vicka non ha ammiccato, non ha subito l'influenza dell'ambiente che la circondava, era assorta in una sua visione.
L'estasi termina con la parola Ode chiaramente pronunciata. Vicka si rialza dalla posizione inginocchiata, sorride, il suo volto è meno pallido, la pupilla è sempre midriatica, le mani sempre pallide ed ora anche sudaticce. Dopo 5' il polso è ancora 120', dopo 15' il polso è sceso a 100', persiste sempre midriasi. Ora, su richiesta, Vicka si lascia intervistare, nei suoi modi di esprimersi traspare sempre un'ipercinesia marcata, però spontanea e non caricaturata, il suo esprimersi è sempre accompagnato da un sobrio gesticolare delle mani; durante la conversazione non ha mai cambiato posizione del corpo, seduta con le gambe raccolte e vicine. Ogni tanto guarda ora l'uno ora l'altro e guarda raramente il video che la riprende, non lo guarda intenzionalmente neppure di sfuggita. Non c'è in lei richiesta di comparire, di essere apprezzata ma solo desiderio di essere esauriente nelle sue risposte. Le sue risposte rivelano inoltre non una fantasticata situazione irreale, ma un mondo realistico, positivo, sintetico, vissuto con semplicità e con gioia. Durante tutto il tempo che si è rimasti a casa di Vicka non sono stati notati segni neurologici patologici connessi alla sua patologia cerebellare, né posizione caricaturate. Tutto si è svolto con estrema semplicità, coerenza e vivacità. Si tratta di un soggetto estroverso, modicamente ipercinetico ed in un costante ipertono simpatico.

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