Maria a Medjugorje Messaggio del 15 maggio 2009:“Cari figli, anche oggi la Madre vi invita: pregate, pregate per le mie intenzioni. Cari figli, desidero realizzare con voi i miei piani. In particolare, cari figli, vi invito a pregare per le famiglie. Oggi più che mai satana desidera distruggere le famiglie. Perciò siate perseveranti nella preghiera, riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Grazie, cari figli, perché mi avete accolto e avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi”.

CONSIDERAZIONI TEOLOGICHE: LA PRESENZA DI MARIA NEL CAMMINO DELLA CHIESA

don Luigi Bianchi - giornalista





Madre di Dio e degli uomini.
La presenza di Maria nella Chiesa viene evidenziata da Cristo stesso, come contributo determinante, nel piano della Redenzione per la salvezza degli uomini.
«Donna, ecco tuo figlio! Poi disse al discepolo: ecco tua madre» (Gv. 19,26-27).
Il mistero della croce scaturisce una realtà d'amore facendo della madre di Gesù la madre di tutti gli uomini, a pieno titolo, col preciso scopo di guidarli al traguardo della felicità eterna. Il nuovo popolo di Dio, rigenerato dal sacrificio del Calvario, ritrova così in Maria - «l'eletta del Signore» - una valida difesa e un aiuto potente nel cammino turbinoso della sua storia.
Ruolo di Madre, espressamente sancito e glorificato da Gesù, per dimostrare all'uomo il Suo intervento nel ristabilire il «regno di grazia» che satana aveva, fin dalle origini della vita, distrutto col peccato. «Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste... fino al perpetuo coronamento in tutti gli eletti. Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo ai pericoli e affanni fino a che siano condotti nella patria beata» (L. G. n. 62).
Ne consegue che, in forza della sua maternità, Maria si avvicenda tra i suoi figli del tempo terreno nella misura in cui hanno bisogno del suo sostegno e della sua guida.
Si rende loro presente quando la tracotanza del nemico di Dio crea dispersione, paura, errore. Si cala nel furore della mischia per essere sempre vicina a loro, pronta a condividerne le pene, a raccoglierne le aspirazioni, incoraggiarne le attese. Madre celeste si fa vedere dai suoi figli; prega parla, gioisce e soffre con loro.

Le apparizioni: segno di speranza.
Prodigio delle apparizioni!
Meraviglia della bontà divina!
Una forma non insolita a Dio per far capire al mondo che Lei è proprio tra noi, nella sua realtà soprannaturale di Creatura, già rivestita di gloria eterna, eppure visibile, tangibile sulla terra degli uomini, insieme con gli uomini, in ogni momento per gli uomini.
Per mezzo di umili protagonisti ci fa conoscere il volere di Dio, agisce con somma tenerezza, indica la strada giusta verso la salvezza e la liberazione dal male.
In ogni sua parola ci sono i pensieri e i progetti del Signore; in ogni gesto la certezza per la soluzione di tutti i problemi.
Nella storia controversa del XX secolo la presenza di Maria nel cammino della Chiesa si fa frequente, significativa, stimolante; specie nei momenti in cui l'uomo sembra sconfitto dai raggiri di satana, prigioniero dei suoi errori, quando viene frustrato e distorto nelle sue aspirazioni.
Allora soprattutto, Lei, la Madre, si rende viva, sollecita, assillante con le sue parole di tenerezza e di preoccupazione: portavoce della «Parola eterna» che ammonisce per salvare, illumina per guidarci alla verità. Le apparizioni della Vergine, col contenuto dei suoi messaggi, sono una risposta sicura del Ciclo agli smarrimenti dell'uomo, alle eresie di cui diventa vittima nel suo ostinato rifiuto di Dio.
Esse avvengono sempre nel momento storico più opportuno, nel modo più significativo, con dei carismi ben precisi che, nel confronto della critica, hanno tutti il loro risalto di verità e d'urgenza.


Dio ci salva con l'aiuto di Maria.
La spinta salvifica di Dio opera per mezzo di questa presenza di Maria sempre pronta a tendere la mano ai suoi figli del mondo ricreando in essi speranza, amore, abbandono al Suo Cuore.
Nella visione storica del nostro secolo due momenti, in modo chiaro, sembrano riferirsi ai tempi di Dio in cui Maria si fa strumento di misericordia, portatrice di un messaggio che salva l'uomo dal naufragio.
In una società plagiata dal satanismo di forze occulte, operanti ad ogni livello, schiavizzata da un edonismo sfrenato, travolta nel vortice crescente della violenza più assurda, non resta che l'intervento del Ciclo per farci sentire ancora possibile la salvezza.
«Il Signore ha sentito il grido del suo popolo», ha visto la sofferenza della sua Chiesa nei nostri giorni... per questo si è chinato su di noi per darci - ancora una volta - nell'amore della Madre Celeste il segno tangibile che non ci ha abbandonati.
Due momenti diversi per un identico progetto.
Fatima e Medjugorje.
Due realtà pregne di spiritualità e di speranza, calate nella storia della Chiesa nel periodo più difficile della sua crisi, per farne riscoprire l'identità dottrinale e morale come testimonianza di fede di fronte al mondo che ha il compito di evangelizzare in nome di Cristo.
Fatima e Medjugorje... due momenti distanti nel tempo, nell'ambiente e nelle circostanze, ma collegati dall'unico filone evangelico di salvezza universale.
Pietre miliari di un cammino, lungo e sofferto, verso il traguardo della pace e della verità. Su questo travaglio di lotta tra tenebre e luce, tra il «dragone e la Donna», tra il male e il bene, si delinea la presenza di Maria come garanzia di speranza ma, soprattutto, come suggello profetico della sua vittoria sul «principe di questo mondo» (Gv. 12,31).
Presenza materna nei gesti, stimolante nelle parole, confortatrice nei segni.
Fatima e Medjugorje.
Due pilastri del soprannaturale in un secolo nato e condotto all'insegna del materialismo ateo che distrugge ogni traccia di fede e la dignità stessa dell'uomo.
Due riferimenti di salvezza per il popolo di Dio pervaso da lupi rapaci che ne insidiano la comunione e l'ortodossia.
Giustamente queste due realtà si possono vedere in un progetto di affinità e di reciproco completamento. Indicate dalla Provvidenza divina come due colonne che racchiudono l'arco di questo XX secolo - all'inizio e verso la fine - per evidenziare sempre di più l'intervento del Signore sul mondo.
A Fatima Maria si è sforzata di farci capire l'urgenza e l'efficacia della conversione, attraverso la preghiera e la penitenza, per fronteggiare l'azione satanica dell'ateismo, preavvertendone le conseguenze catastrofiche in campo sociale e morale... guerre, persecuzioni ed errori.
A Medjugorje interviene per verificare l'inadempimento del suo messaggio che ha trascinato l'umanità sull'orlo dell'irreparabile; per convincerci che ancora rimane aperto uno spiraglio di salvezza.
Vi ritorna con l'insistente pressione della Madre che vuole ad ogni costo proteggere la Chiesa, strappare tutti i suoi figli alla valanga satanica che impregna le anime di presunzione e indifferenza nei confronti di Dio, della Sua legge e del Suo amore.

Bisogno di Maria
Se non ci fosse data altra testimonianza della presenza di Maria a Medjugorje, mi basterebbe questa realtà esplosiva di male sul mondo a giustificare l'urgente bisogno di tale presenza per liberarcene. Nell'attuale situazione, ormai giunta al livello di guardia, se non ci fosse la certezza che Maria è con noi a guidarci coi suoi messaggi bisognerebbe inventarla tale presenza... se non altro per darci l'illusione che ancora una volta, nell'immane pericolo, la Madre è in mezzo a noi.
Questa presenza, per grazia, non è illusoria, non è sognata... è vera, è viva perché i suoi figli che l'accettano la sentano tale e ne riportano i primi frutti di salvezza nella conversione, nella preghiera e nella pace.
«Questa funzione di Maria la Chiesa non dubita di riconoscerla apertamente; essa non cessa di farne l'esperienza e la raccomanda all'amore dei fedeli, perché, sostenuti da questo materno aiuto, siano più intimamente congiunti col Mediatore e Salvatore». (Lumen Gentium n. 62).
Oggi più che mai i figli di questa Chiesa invocano ed esaltano la presenza di Maria come promessa del nuovo futuro di Dio sul mondo che lo rifiuta ostinatamente con la più «grande apostasia» di tutti i tempi.
La sensazione diffusa di una vicina Apocalisse ci fa riconoscere in Lei l'ultima frontiera che prepara la strada a Cristo rinnovatore della pace.
«La Vergine Santa è il mezzo del quale nostro Signore si è servito per venire sino a noi; parimenti è il mezzo di cui dobbiamo servirci per andare a Lui» (Grignon de Monfort).
Se le apparizioni della Madonna spesso coincidono con situazioni difficili nella storia della Chiesa e del mondo, rivelando talvolta anche prospettive sconvolgenti, non si deve dimenticare che la Madonna non viene mai per annunciare catastrofi ma piuttosto per aiutarci ad evitarle, infondere nei cuori speranza e spirito di fiducia in Lei.
Sappiamo bene quanto una guerra nucleare oggi può diventare possibile anche senza le apparizioni; piuttosto la Madre Celeste ci rivolge con insistenza i suoi avvertimenti per tirarci fuori da pericoli tanto gravi causati dal nostro peccato.
In questo modo la presenza di Maria si fa mediazione, scambio di salvezza tra Dio e l'uomo.
Rivela la sua impazienza materna per i figli a Lei affidati da Cristo nel concepimento sofferto del Calvario.

Maria ci parla di Gesù.
I suoi messaggi nulla aggiungono di nuovo al contenuto della Rivelazione di Gesù - già compiuta nell'Apocalisse - bensì ci mettono in guardia contro gli errori che minacciano la fede nella Rivelazione stessa allontanandoci da Dio... unica salvezza dell'uomo.
Presenza quindi in difesa della verità e della sua esatta applicazione nella vita del cristiano.
«Bisogna tornare a Maria se vogliamo tornare a quella verità su Gesù Cristo, sulla Chiesa, sull'uomo che costituisce il programma di una vera riforma cristiana» (Giovanni Paolo II).
«Maria deve essere più che mai la pedagogia per annunciare il Vangelo agli uomini d'oggi» (Card. Ratzinger). Come Madre ci scuote dal nostro torpore che logora le basi della fede, ci stimola alla conversione totale nel tempo che viviamo senza nasconderci le conseguenze disastrose al rifiuto dei suoi messaggi.
«Tutti i periodi della storia della Chiesa hanno beneficiato e beneficeranno della materna presenza della Madre di Dio, ella rimarrà sempre indissolubilmente congiunta al mistero del Corpo mistico» (Paolo VI).
Nel suo cuore arde l'attesa di vedere il «popolo del suo Signore» riportato alla comunione di grazia conquistata dalla Redenzione.
C'è una speranza che questa attesa non venga delusa, che fa guardare con serena certezza al futuro immediato del mondo nel suo fragile equilibrio tra vittoria e sconfitta... la speranza che la Chiesa avverta per tempo la presenza di Maria: ne scopra la dimensione e l'urgenza attraverso tanti segni profetici sparsi ovunque nella storia dei nostri giorni per risvegliarci di fronte al pericolo.

Segni profetici di salvezza.
Questi i segni profetici di salvezza: il bisogno di preghiera che rinasce ovunque in tanti cuori distratti non come frutto di disperazione ma di amore.
L'urgenza della conversione per tante anime strappate all'esperienza fasulla del piacere temporale e, soprattutto, al peccato contro lo Spirito Santo.
Ritorno gioioso alla vita di grazia come rapporto di comunione con Dio e di suggestiva solidarietà tra i fratelli.
La ricerca di valori soprannaturali come proiezione di ricchezza evangelica sull'esistenza terrena resa vuota e insensibile dal materialismo.
Questi i segni profetici testimonianti la presenza di Maria nel cammino difficile della Chiesa... nella promessa confortatrice che... «alla fine il suo Cuore Immacolato trionferà» (Fatima 13-VII-1917).
La realtà di questo trionfo è già parte viva della nostra storia; è l'alba del nuovo giorno che sta riempiendosi di certezza nello smarrimento della «grande apostasia».
La parola del Ciclo lentamente si fa risposta all'attesa di tanti credenti che invocano il ritorno del Signore in mezzo al suo gregge tradito da lupi rapaci.
Preghiera e sofferenza, fiducia e amore sono le componenti di quella voce materna che ancora sa suscitare la risposta generosa in tanti figli assetati di giustizia e di pace.
E' l'ondata incalzante di anime che nella menzogna del mondo hanno bisogno di certezze, hanno sete di luce, cercano la vita.
Perché proprio da Medjugorje tanto fascino di risveglio spirituale, di richiamo e di interesse?
Il suo impenetrabile mistero di speranza è divenuto «segno di contraddizione» per il nostro tempo.
Solco del divino che scava nelle anime deluse e stanche della menzogna per rispondere al bisogno di verità e di amore.
Condanna all'ostinazione dei cuori che respingono il dono della fede nel compromesso del materialismo ateo.
Così la presenza di Maria si fa preludio al trionfo di Dio nell'ultima battaglia tra «satana e la Donna»; nella misura in cui la nostra disponibilità risponde al progetto divino di salvezza.
Come affermava un profeta del nostro tempo, Massimiliano Kolbe : «I tempi moderni sono dominati da satana. Solo l'Immacolata ha ricevuto da Dio la promessa della vitttoria su satana. Ma, nella gloria del deh, ha bisogno oggi della nostra collaborazione. Ella cerca anime che a Lei si consacrino interamente, per diventare, nelle sue mani, una forza per vincere satana e strumenti per instaurare il regno di Dio».

CONDIZIONE PER L'INCONTRO


Mons. Paolo Hnilica - Don Luigi Bianchi

Esiste da sempre, nella storia degli uomini, un piccolo «grande segreto» per capire il linguaggio di Dio da quando siamo stati, per colpa nostra, scacciati dal Paradiso terrestre.
Questo piccolo «grande segreto» ha fatto che i Magi, venuti da oriente, si sono ritrovati con i pastori di Betlemme ad adorare il nostro Dio sotto la forma di un neonato.
E' a causa di questo piccolo «grande segreto», che il Signore Gesù, nel Vangelo, ha detto: «77 ringrazio, o Padre, per che hai nascosto queste cose agli intelligenti e Le hai rivelate ai piccoli ed ai deboli». (Le. X, 21)
«Se non diventate come uno di questi bambini, non entrerete nel Regno dei deli» (Mt, XVIII,3)
«Hanno orecchie e non sentono, occhi e non vedono» (Me, Vili, 18)
Questo piccolo «grande segreto» è stato diverse volte nella storia del pensiero umano più o meno sentito a seconda di quanto le anime erano vicine alla fonte della Verità stessa: il Verbo di Dio. Allora misteriosamente il verbo dell'uomo, sentendosi illuminato, si trova in armonia con il Verbo di Dio e l'uomo sente che al di là della logica umana, dei concetti, delle dimostrazioni scientifiche c'è dentro di lui un «assentimento» come ha detto Newmann che lo fa essere certo della verità che conosce.
Questo «assentimento», che possiamo chiamare ontologico, può nascere in ogni uomo secondo il suo grado di libertà intcriore e di amore della Verità. Ecco perché ci è sembrato importante ricordare all'umile servitore delle più grandi verità, quale deve essere il teologo e l'uomo di scienza, l'accordo armonioso che, nella sua anima, devono avere queste note fondamentali: CARITÀ' - UMILTÀ' - LIBERTÀ'

La carità
Per poter riuscire a vedere e comprendere l'intervento del soprannaturale nella storia degli uomini, dobbiamo persuaderci che non è per mezzo delle sole facoltà concettuali che vi riusciremo.
Nella dottrina di Sant'Agostino risulta chiaramente, come per esempio nel capitolo «sulla conoscenza di Dio implicata nell'amore fraterno», che senza l'amore retto non si può giungere ad una conoscenza vera. Quel che importa, prima di tutto, è essere riempiti di Carità e mossi dalla Carità verso il Creatore e tutte le sue opere. L'amore fraterno puro che ci fa superare ogni cosa mortale per amore dei fratelli è la via regale delia conoscenza della verità perché l'amore fraterno puro secondo la parola di Sant'Agostino «È Dio stesso». Per questo dall'amore fraterno puro si è portati a comprendere qual è la vera saggezza di Dio. L'Apostolo che Gesù amava ci trasmette il messaggio eterno con la sua grande semplicità sacra: «Colui che ama è nato da Dio e conosce Dio, colui che non ama non conosce Dio perché Dio è amore». (1 Giov. 4, 7-8).
Parlare della carità è divenuto banale nella Chiesa e nel mondo, e non c'è realtà, né vocabolo più profanato di quello dell'amore. Perciò è successo che spiriti elevati e di cuore puro diffidino dì questo vocabolario e di questo riferimento all'Amore Eterno a proposito di ogni cosa. E questo non è completamente ingiustificato perché in nome della predominanza dell'amore si trascura la verità; e d'altro canto spessissimo parlando dell'amore della verità, dell'amore di Dio e dell'amore fraterno si fanno infiltrare dottrine assolutamente estranee alla verità, di conseguenza all'amore stesso.
Spesso davanti a speculazioni tortuose all'eccesso ci si rifugia in metodi troppo semplicisti coperti dalla giustificazione della carità onnipotente, senza ormai avere ispirazioni verso la verità oggettiva eterna.
Ma malgrado tutti questi timori giustificati di falsa semplicità c'è una verità che rimane inalterabile: Dio è Carità.
Nessun metodo, nessuna via, nessuno sforzo, nessun miraggio tecnico, nessuna conquista dell'universo naturale possono condurre alla vera conoscenza della verità fuori della via unica della carità perfetta. Senza filtrare il sapere attraverso la carità perfetta ed incondizionata della verità, cioè di Dio stesso e delle opere di Dio, non riusciremo mai a conoscere né Dio, né l'uomo, né le opere di Dio, né quelle degli uomini. Cammineremo fino alla fine del mondo in questa interminabile pluralità di un sapere mobile, senza mai trovarci nella pace vivente data dalla libertà gioiosa della vera conoscenza. Perciò il grado dì comprensione che, non solo ogni teologo, ma ogni uomo avrà nell'intervento del Soprannaturale nella storia della Chiesa, è intimamente legato alla sua carità.
Non bisogna lasciarsi prendere da certe considerazioni ingenue a proposito dell'ordine con cui sono presentate da San Paolo le virtù teologali. Affinchè la fede ci conduca alia pace della conoscenza, bisogna che la carità illumini tutto l'essere. Ecco a questo proposito quel che ci dice San Tommaso:
«Fede e speranza in qualche maniera possono esistere senza la carità: ma non possono avere senza di essa perfetta natura di virtù. Infatti, essendo allo proprio della fede credere in Dio: e non essendo il credere che dare l'assenso a qualcuno con la propria volontà; se uno non vuole nel debito modo, il suo aito di fede non potrà essere perfetto. Ma volere nel debito modo dipende dalla carità. - Perciò la fede e la speranza possono esistere senza la carità: ma, propriamente parlando, senza la carità esse non sono virtù» (Ia IIae, q. 65, a. 4) Pertanto si ha l'amore incondizionato della verità, trovandocisi nell'ignoranza di una grande parte dì tutte le manifestazioni e di tutte le sfumature e di tutte le conseguenze di questa verità. Ma la si ama e persino in modo incondizionato perché si viene da essa. Perciò quel che consideriamo vero per fede può rimanere oscuro per la nostra intelligenza che da sola è impotente a cogliere il mistero dell'oggetto della nostra fede. Ma la carità, l'amore incondizionato della verità fa che sappiamo, mediante questa fede stessa, che ci sarà un giorno in cui il mistero nascosto brillerà nei nostri cuori e davanti a noi. Ed è allora in e mediante questa carità che potremo comprendere la parola di Isaia: "Se non crederete non capirete» ed anche la parola di San Paolo: «Quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho la carità non sono che un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna» (I Corinti 13,1). Non è con sottilità del linguaggio troppo umano che potremo mai oscurare questi insegnamenti sublimi sostituendoli con i simulacri delle scienze troppo umane, troppo relative e troppo effimere.

L'umiltà
1 - Da tutta la storia della Chiesa, anzi dall'inizio della storia dell'umanità, emerge un insegnamento confermato dall'insegnamento di Cristo, dall'insegnamento del Vangelo, dalla vita di Cristo, dei suoi apostoli e di tutti coloro che hanno fondato la Chiesa della Verità Eterna con la loro umiltà, con il loro fondamentale amore e con il loro sangue: emerge che tanto più i tempi sono cattivi, tanto più la profanazione è penetrata nel tempio, tanto più libero deve essere il fedele da ogni convenzione mondana, da ogni considerazione di falsa logica umana, da ogni facile riparo che offre il gran numero, la moltitudine, la società profana.

2 - Essere intimamente certi che nonostante ogni dono, ogni efficacia e capacità, siamo molti piccoli ed incapaci dinanzi ai valori essenziali, che sono ben altro che l'efficacia e la capacità ed i doni naturali; e che la certezza della Fede è bene al di là della certezza data dalla logica umana e della scienza.

3 - Accettare unicamente per amore ed obbedienza d'essere strumento di una missione che crediamo di molto superiore alle nostre capacità e meriti. La vera umiltà è una gloria che preserva dalla ribellione e dalle erronee ed ingiustificate sofferenze e permette anche di sostenere con amore e serena rassegnazione le reali e giustificate sofferenze.

4 - Senza l'umiltà fondamentale, la verità è alterata nella nostra coscienza sia nelle grandi come nelle piccole cose, e viviamo nell'illusione del mondo, finché grandi prove o un rinnovamente di fondamentale amore di Dio, ci rimettano sulla via regale e ringio svaniscano per l'eternità il nostro cuore.

5 - Tutta la crisi del mondo e della Chiesa, tutta la crisi dei popoli, delle grandi e piccole comunità e dei singoli individui è una crisi attinente alla verità eterna, nella coscienza, nel cuore e nel verbo dell'uomo.

La libertà
Nel sereno pallore delle ore del silenzio, ove tutto è ad un tempo oblio e memoria, il primevo ricordo e la nostalgia dell'Amore dimenticato, in seno a tutti i dolori e a tutte le gioie, ravvivano nella profonda intimità dell'uomo luminose certezze e la radiosa presenza della Verità infinitamente dolce ed ineffabile. Sono le ore delle sante certezze; ore dell'insondabile e trasparente mistero della conoscenza; le ore senza tempo dell'Amore Eterno.
E là, nelle pacificate profondità dell'intelligenza amante, si dispiega all'infinito, immobile insieme, l'immenso compiuto del tempo; si dispiegano nel contempo la fuggevole immagine ed il fondo delle immutabilità; si dispiegano in un solco di azzurrità grave e ridente. E' la semplicità delle eterne verità rivelate; la vera semplicità, che non è assenza di diversità degli atti, delle forme, dei colori, dei pensieri e dei desideri, ma continua presenza di tutte le ricchezze di eternità e di tempo armonizzati.
La semplicità pura è l'Amore che ordina le diversità e le manifestazioni nel tempo. E' la pace attiva e stabile degli esseri in seno all'interminabile successione delle esistenze.
Ed è soltanto in queste ore rare di regale semplicità che, al di là del deserto delle vane costruzioni millenarie del pensiero dell'uomo, può svelarsi nell'intimo del cuore e dell'intelletto, davanti all'attonito sguardo dell'uomo, l'enigma della Storia.
In una tale ora di aurea semplicità e di eterna libertà dobbiamo incontrarci per ascoltare in noi la parole proveniente dal fondo della creazione che ci trasmette l'indicibile vibrazione della Verità che, infinitamente tenera, dal centro infinito ed oltre gli sconfinati spazi, irradia la misteriosa Vita del mondo soprannaturale. In una tale ora di superamento di ogni nozione di tempo riceveremo nella nostra propria immutabilità la conoscenza di quel che perennemente fugge. E riceveremo così la spiegazione della Croce di Cristo. Giacché, là si compie la liberazione dell'uomo, liberazione da quel che fugge, da quel che muore, dai pesanti effluvi del Falso e del Volgare; liberazione dal grido selvaggio ed ancestrale dell'io ribellato; liberazione delle ore grige dell'intelletto avido di dominio.
Sì, amatissimo fratello, amatissima sorella, è sulla nuda collina dov'è piantata la croce, che saremo liberati dalla paura e dall'orgoglio, che impediscono all'ansia di conoscere un'ora di eternità e di liberarsi in una gloria di amore e di conoscenza.
Basta soltanto un'ora di semplicità pura e regale perché l'anima penetri nella luminosa conoscenza di eternità e che si sottometta all'inamovibile legge della santa libertà.
Vi è sempre un momento in cui le controversie, i dubbi, le contraddizioni e tutte le prove, si risolvono nella pace di una conoscenza incontestabile, stabilita al di là di ogni mutamento e di ogni evoluzione nel tempo. E questa conoscenza allora ci giudica, e ciò non in rapporto alle nostre incertezze, o ai nostri dubbi ed errori, ma in rapporto alla purezza della nostra intenzione di ogni istante, e di ciascuna delle nostre azioni durante il tempo della prova e delle incertezze; essa ci giudica in base alla semplicità santa e alla umiltà del nostro comportamento.
O fratello, tutte le cose visibili passeranno, e l'uomo e le sue opere e il suo sapere e la terra e il firmamento. Al di là, però, dei movimenti, delle distanze, dei numeri più grandi e più piccoli e di ogni radiazione, vi è una vita di pace senza fine nell'amore infinito di Dio. Che la Regina del Cielo e della terra Maria ti conduca al regno di Cristo.


(Stesura con la collaborazione di Padre C.C. - teologo)

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