Maria a Medjugorje Messaggio del 8 dicembre 2009:Cari figli miei, figliolini miei! Anche oggi la Madre vi ama col suo amore materno e desidero, cari figli, che in questo tempo di grazia apriate i vostri cuori perché la luce di mio Figlio, la luce della Nascita di mio Figlio entri nei vostri cuori, illumini i vostri cuori, le vostre anime e li renda felici. Vi invito in particolare, cari figli, pregate per le famiglie, pregate per la santità nelle famiglie in questo tempo. Anche oggi, cari figli, desidero dirvi grazie perché mi avete accolto, avete accolto i miei messaggi e vivete i miei messaggi.

APPENDICE





MONS. ANTONIO IANNUCCI ARCIVESCOVO DI PESCARA SUL TEMA "PERCHÉ MEDJUGORJE"
Vorrei parlare di Medjugorje guardando il fenomeno da tre versanti: un versante di dottrina, un versante di pastorale e un versante di spiritualità e mi vorrei introdurre in essi con una frase dantesca. La prima frase per entrare nel primo versante è quella che determina la nostra fede: «avete il Vecchio ed il Nuovo Testamento, il Pastor della Chiesa che vi guida, questo vi basti a vostro salvamento» cioè, che cosa dobbiamo credere noi? Che cosa Dio si è degnato di rivelare all'uomo perché l'uomo possa conoscere al di sopra della sua intelligenza naturale? Tutto questo è detto nella Bibbia e tutto questo è enucleato ed esplicitato nella tradizione della Chiesa. La rivelazione però è chiusa con la morte dell'ultimo apostolo, per cui, da quel momento tutto ciò che Dio doveva dire perché l'uomo cammini bene, l'ha detto. La Chiesa da quel momento non è più rivelatrice, ma è conservatrice ed esplicitatrice del messaggio «depositum custodi» di S. Paolo. Tutto quello, allora, che noi dobbiamo credere per fede divina, perché detto da Dio, sta nel Vecchio e nel Nuovo Testamento, interpretato dai pastori della Chiesa. Al di sopra di questa verità divina vi sono altre verità che l'uomo può acquisire da sé o per mezzo di terzi, ma mentre chi negasse ciò che Dio si è degnato far conoscere all'uomo, è staccato, teologicamente diciamo che è eretico, chi invece negasse qualunque altra verità al di fuori di quella del Vecchio e Nuovo Testamento e della tradizione autentica della Chiesa, può darsi che si metta fuori dall'ecclesiologia, ma non dal divino, oppure dal buon senso naturale.

Per cui le apparizioni in che angolo bisogna porle? Nella fede divina o in altro tipo di fede? Certamente in altro tipo di fede. Solo il veggente deve per fede divina credere a quello che ha visto, gli altri o ecclesiasticamente, se la Chiesa ha indicato, o per buon senso e per segni straordinari; e la Chiesa difficilmente definirà una apparizione. Forse qualcuno si meraviglia, ma la Chiesa non ha neppure definito la Madonna di Lourdes o la Madonna di Fatima, tanto è vero che nella nuova liturgia si parla 1' 11 febbraio non delle apparizioni della Beata Vergine di Lourdes, ma della Madonna di Lourdes, come si parla della Madonna di Pompei, di Loreto, dei sette dolori di Pescara, della Libera di Pratola ecc.. Però dal fatto che non si debba credere per motivo divino ma che si debba credere come abbiamo tante credenze di carattere naturale, ci passa molto spazio. Quindi quando le apparizioni sono accreditate da fatti straordinari allora dobbiamo cominciare a pensare che è irragionevole non crederci.

Passando al secondo versante, il versante pastorale: proprio perché è difficile, la Chiesa al massimo potrà arrivare a dire «nulla in contrario, non mi costa che vi siano lati negativi per la morale, per la liturgia, per la fede» ma al di là è difficile che possa andare, come non è mai andata né per Lourdes, né per Fatima, eppure noi sappiamo, per tanti altri motivi, che Lourdes e Fatima sono fatti veri. Ora ecco perché la Chiesa pone tanta prudenza. Seconda frase di Dante: «siate, cristiani, a muovervi più gravi, sì che il giudeo di voi tra voi non rida» e il giudeo di oggi è il miscredente, il laicista, il buontempone. Quindi la Chiesa è cauta come fa la mamma quando porta i figli in gita, i quali corrono sempre di più e la mamma deve sempre dire: «Adagio, attenti, camminiamo bene sino ad arrivare bene al termine, allo scopo della gita».

Ora, per quanto riguarda Medjugorje, certamente la Chiesa, attraverso l'Episcopato jugoslavo, attraverso anche la Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, ha esortato alla prudenza; cerchiamo cioè di non trionfalizzare (quanto mi è piaciuto quello che avete detto!, qui non si tratta di dire che ci sono miracoli strepitosi esterni; S. Agostino dice che sua mamma era una santa grande perché ha vissuto 25 anni con la suocera bisbetica e non ci ha mai litigato, dice che quello è un miracolo di prima classe). Ora i miracoli di prima classe che abbiamo sentito questa sera: «mi sono convertito» oppure «mi sono cambiato» avete detto la stessa cosa, quelli sono i veri miracoli che accreditano la verità di queste apparizioni.

Passando al lato spirituale, io pure sono stato, in privato, con il mio grande amico di cui ho una stima immensa, Mons. Frane Franic, arcivescovo metropolita di Spalato, che è uno dei modelli di dottrina cattolica nella Chiesa intera. Quello che ho potuto notare è proprio l'assenza di lati negativi, vorrei dire subito, confermando non da scienziato, ma così, per ammirazione quello che ha detto il nostro professore (dott. Frigerio), cioè si tratta di giovani normali, io ho assistito anche all'apparizione, in privato, con il .vescovo. Secondo, mi pare un altro punto importante che non è stato toccato: c'è assenza di industria e commercio, badate bene, che in genere il commercio entra dovunque e se non stiamo attenti entra pure dentro le Chiese. C'è l'assenza di industria e commercio da parte dei religiosi e dei ragazzi, anzi subiscono perfino rotture di vetri per tutti i devoti a volte un po' esagerati. Questo è il secondo punto che mi pare positivo. Terza assenza di negativo, anzi punto eminentemente positivo: la conversione. Io pure ho avuto delle confidenze che non posso qui ripetere, non di confessioni, ma di confidenze, come pastore, di gente cambiata radicalmente, qualche volta perfino di qualche sacerdote e pure io ne ho risentito del bene.

Un altro punto importante è quello della preghiera, la preghiera, lì si prega. Ecco la terza frase dantesca «siate contenti, umane genti al quia, perché se veduto poteste aver tutto, mestieri non era partorir Maria». Noi ci troviamo innanzi al mistero di Maria, da quando è stata generata, l'Immacolata l'abbiamo celebrata giorni fa, tutto il mistero della sua vita, della sua nascita, il modo in cui ha vissuto, un'intelligenza suprema, una ragazza a 15 anni che si mette a scrivere il Magnificat in quel tono è difficile trovarla, una donna che poi è sempre presente quando si tratta di aiutare, ed è sempre assente quando si tratta di trionfare: all'entrata di Gesù nel tempio, il giorno della domenica delle palme, la Madonna non c'era, ma era bensì qualche giorno dopo sotto la croce. Ebbene allora mi pare che questa folla che va, si converte e prega, premesso già la normalità dei ragazzi, premesso la mancanza di industria e commercio, ci sono tanti fatti che ci inducono a dire, non solo che non c'è nulla in contrario, ma ci sono tanti lati positivi che ci fanno inginocchiare e ripetere: «Donna sei tanto grande e tanto vali che chi vuoi grazia e a te non ricorre, sua disianza vuoi volar senz'ali».

Voglio concludere con Pasolini, anche per utilizzare non Dante, un cattolico, ma uno... così, il quale dice proprio parlando di Natale: «E' bello il sole, ma se non c'è la luna che rischiara la notte, o quanto è terribile la notte ! » e quella luna è la Madonna, speriamo che la Madonna di Medjugorje possa sempre rivelarsi come quella Madonna che ha illuminato la notte scura dell'est e illumina anche la notte scura della nostra povera vita.

*Testo ricavato da un intervento svolto durante una trasmissione televisiva dell'emittente «Telemare» di Pescara.

IMPRESSIONI SU MEDJUGORJE
Prof. Emanuele Mar

Fui a Medjugorje due volte nel 1984 e nel 1985, in giugno, nei giorni anniversari dall'inizio delle Apparizioni. In entrambe le occasioni ebbi modo di vedere, di ascoltare, di sentire
. Ho descritto quel che vidi nel sole, ma non ho detto quanto ebbi modo di ascoltare da una delle creature che aveva parlato con la Vergine Santa e aveva imparato il significato del fine ultimo della conversione: «Paradiso!». Mi muovevo tra la folla, che gremiva i prati intorno alla Chiesa -era il 24 giugno 1984 - quando incontrai Vicka. Fu lei a pronunciare quella parola e ad accompagnarla con il movimento degli occhi verso l'alto: la conferma che desideravo.
Vicka non mentiva: la sua anima aveva visto il Paradiso.
Cerchiamo invero attraverso i mezzi che la scienza ci mette a disposizione, di indagare le leggi naturali e, per riflesso, quanto se ne discosta: ci limitiamo cioè ad escludere di capire e, come studiosi della materia e dell'energia che ci circonda, non possiamo fare di più.
Quando l'equipe medica indagava sui veggenti, la Madonna, pur benedicendo tutti, ebbe a dire che tale indagine non era necessaria.
Due sembrano essere le ragioni di tale comportamento. L'una, più immediata potrebbe configurarsi nella forse ormai prossima conferma della soprannaturalità delle Apparizioni con la verifica oggettiva dei segreti, ma un'altra più profonda per i cristiani di oggi potrebbe essere di rimprovero per non sapere più vedere, ascoltare ed intendere la chiara Luce che viene dal Cielo.
La Madonna nei Suoi messaggi riafferma le esortazioni del Vangelo: preghiera, conversione, ma soprattutto sacrificio (digiuno): l'uomo nuovo non può formarsi senza l'annientamento dell'uomo vecchio; occorre cioè riportare l'anima al di sopra del corpo: allora risplenderà anche in noi la Grazia del Signore, che traspare dagli occhi e si effonde in carità, in bontà, in pazienza silenziosa, in sacrificio per gli altri.
Questo ho constatato a Medjugorje.
Nella visita del giugno scorso (1985), in una Apparizione straordinaria sul monte, una quantità di persone veramente grande, in piena notte e con la strada resa viscida dalla pioggia, raggiunse la cima e, nel ritorno specialmente, sembrava impossibile che gli ammalati, le persone anziane e male equipaggiate per quel cammino difficile, potessero arrivare in fondo senza danno. Fu allora che vidi la gente del luogo dare la loro opera: faticosamente, sorreggendo in silenzio chi aveva bisogno: nessuno si fece male.
La presenza della Madre di Dio a Medjugorje con le sue apparizioni quotidiane ha lasciato indubbiamente una traccia permanente nelle anime dei veggenti e attraverso di essi nella popolazione locale: i segni nella preghiera in comune e nelle opere sono evidentissimi, ed è questo il sigillo della provenienza divina. Ma si cerca di indagare anche un fenomeno locale.
A parte le molte grazie sia spirituali che corporali, è ormai ampiamente noto che al ritorno da Medjugorje non si sente la fatica del viaggio, spesso massacrante, e si può con piena vitalità riprendere il lavoro dopo notti insonni, anche da parte di persone che, nella vita ordinaria, sono particolarmente abitudinarie e sensibili alla fatica.
Osservando i miracoli, quelli stessi riportati dai Vangeli, rileviamo una regola di «economia della Grazia» per cui l'intervento soprannaturale diretto si limita, di norma, a riportare nelle leggi naturali quello che ne è caduto fuori, lasciando poi che sia la natura a fare il resto. Il Signore riporta alla vita e poi dice: «Datele da mangiare» (Marco 5, 42-43) (Luca 8, 54-55).
L'opera di Dio sulla terra ai nostri giorni è conforme allo schema di Redenzione personificato da Gesù nell'amore e nell'umiltà, quasi abbia timore di esaltare la sua opera anche quando fa il miracolo... «Non lo dite a nessuno...».
Parrebbe quindi fuori di tale regola che, per un intervento diretto della Vergine Santa - al di là naturalmente di ogni azione spirituale per noi imperscrutabile - tanta gente manifesti tale fenomeno di benessere fisico dopo essere stata a Medjugorje.
Entrambe le volte del resto, lo esperimentai su me stesso e su persone ben conosciute che mi accompagnavano. Non potrebbe piuttosto trattarsi di un fenomeno provocato da un particolare stato dell'atmosfera di Medjugorje, permessa dal Signore per confermare la presenza reale della Sua Mamma su quella terra?
E' noto ad esempio - e solo in questi ultimi anni studiato con maggiore rigore scientifico (*) - che un giusto rapporto di ioni negativi e di ioni positivi nell'aria, e massimamente la loro quantità complessiva, produce benessere negli animali e nelle piante. Sono noti gli effetti di «impoverimento ionico» (controllato sugli astronauti e sugli animali da laboratorio che muoiono nel giro di qualche giorno in un ambiente che differisce dalla «prova in bianco» solo perché privo di ioni) e di «bilanciamento ionico» che si riferisce appunto alla quantità complessiva degli ioni nell'atmosfera e al rapporto ottimale tra ioni negativi e positivi nei riguardi dei processi metabolici che possono modificare, ad esempio, la resistenza fisica e la vitalità.
Il problema dal punto di vista scientifico è assai complesso e le cause che possono produrre localmente l'aumento della conducibilità elettrica dell'aria attraverso la ionizzazione per cause non normalmente ambientali sono da attribuirsi a sorgenti energetiche - quali la radioattività.
E' per questo che il Prof. Lipinsky quando nelle sue esperienze sul controllo del valore della ionizzazione dell'aria in vicinanza dei veggenti durante le Apparizioni, riscontrò valori enormemente elevati, pensò a sostanze radioattive nascoste per fare del male ai veggenti stessi, ma quando il fenomeno si ripetè anche in chiesa, dovette supporre che l'energia che causava il processo ionizzante potesse provenire da una sorgente spirituale. Possono i fenomeni avere una interconnessione? E' difficile al punto attuale delle ricerche dare una risposta. Ma è certo che quello che «vediamo nel sole» avviene nell'atmosfera e le anomalie durante i temporali (scariche elettriche non visibili) possono bene avere una spiegazione plausibile in una elevata conducibilità elettrica che impedendo la formazione di alti gradienti di potenziale inibirebbe le conseguenti scariche spettacolari. C'è ancora un ultimo effetto estremamente singolare e per noi tanto importante dal punto di vista spirituale. Durante le Apparizioni gli uccellini che cinguettano ininterrottamente tra il fogliame degli alberi intorno alla chiesa tacciono come per incanto. Forse è il benessere improvviso che si crea nell'atmosfera per l'alta concen-trazione di ioni negativi (esperienze di laboratorio lo hanno comprovato) che fa rimanere in silenzio estatico queste piccole creature come in alta montagna i camosci fermi al primo sole primaverile. Anche la preghiera del cuore che ci richiede la Madonna esige il silenzio intcriore che è la via sovrana per giungere a Dio.

Da «Appunti su Medjugorje» settembre 1985.

Prof. Emanuele MOR
- Cattedra di Chimica Applicata
- Elettrochimica
Università di Genova


(*) Cfr. - Bibliografia e/o «American Institute of Medicai Climatology» - 1023 Welsch Road Philadelphia PA - 19115 U.S.A.

TESTIMONIANZA DI UN VESCOVO BRASILIANO
Dom Murilio S.R. Krieger, SCJ

Carissimi Amici,
durante il nostro viaggio di ritorno da Mostar a Torino, vi avevo promesso di scrivere una lettera nella quale avrei descritto ciò che mi era successo nel pellegrinaggio a Medjugorje.
Mi sarebbe stato più facile scrivere nei primi giorni, quando i ricordi erano ancora più vivi, ma ho ritenuto opportuno scrivere due settimane dopo perché così avrei avuto più tempo per riflettere su quello che avevo vissuto laggiù.
E giustamente, oggi, nel quarto anniversario della prima apparizione, sono qui, pensanso a voi e a Medjugorje. Prima di tutto vi devo un ringraziamento speciale: GRAZIE, TANTE GRAZIE per l'attenzione che avete avuto verso di me; insieme abbiamo fatto quella che io chiamerei una «esperienza di Maria».
Mi ricordo che il 7 giugno, quando eravamo all'aeroporto di Torino, tu, Dr. Mattalia mi avevi detto che dopo Medjugorje qualcosa sarebbe cambiato nella mia vita. Tu avevi ragione.
Mentre ritornavo a Roma e di lì in Brasile ho avuto la sensazione di aver «toccato il mistero» e di essergli stato accanto! E voi lo sapete che non sono un sentimentale! E' troppo difficile, per me, lasciarmi impressionare da qualche cosa...
Con tutto ciò non voglio però negare di aver avuto una esperienza sensibile (viva).
Lo stesso sabato 8 giugno quando prima della messa vespertina, mi trovavo nella Canonica, per il momento di preghiera con i giovani veggenti non ho sentito niente.
In quell'occasione mi domandai chi si trovava lì con lo spirito più critico: se ero io o quelle due giornaliste del quotidiano di Londra... Quando pertanto ho scritto che ho toccato il mistero («que toquei o Misterio») voglio dire che ho vissuto una situazione che superò ciò che vidi o sentii.
Mi voglio riferire prima all'«esperienza di Maria». E' interessante notare che è rimasta in me una maggior certezza che la Vergine è sì Madre, ma è MIA MADRE («mas minha Mae»). E' chiaro che questa non è una novità. Proprio io nelle mie omelìe su Maria, ho sempre cercato di accentuare la Sua Maternità e il dono che il Signore ci ha fatto salendo al Calvario.
Già Pascal diceva che conosciamo Dio con il cuore e non con la ragione. E' stata questa la conoscenza che ho fatto di Maria, lì a Medjugorje: esperienza simile, a proposito, che avevo già vissuto a Lourdes.
Mi ricordo con gioia della visita che abbiamo fatto alle case di Marija, Ivanka, Jacov e Vicka. Sono rimasto impressionato dalla naturalezza e semplicità di questi giovani. Anche di Ivan che conobbi poco dopo.
Penso che è veramente un miracolo il fatto che siano rimasti così normali, spontanei e semplici dopo quattro anni di pressioni da tutte le parti, pellegrini compresi.
Allo stesso tempo mi impressionò la loro fragilità. Quand li vidi mi ricordai di quello che scrive l'Apostolo Paolo: «Ma questo tesoro noi l'abbiamo in vasi di creta affinchè appaia che la straordinaria potenza viene da Dio e non da noi». (2 Cor. 4,7).
Dopo ciò ho sentito l'obbligo di pregare tutti i giorni una terza parte del Rosario per loro. Chiedo sempre al Signore che le dia molta forza e pace. Non mi dimentico poi di pregare anche per il Vescovo Mons. Pavao Zanic. Non deve essere facile e nemmeno piacevole la sua situazione! Davanti alle responsabilità che ha sulle spalle, desidero che il Signore gli dia molta luce e saggezza. Mi ha impressionato molto bene la persona di Padre Slavko Barbarie. Che missione difficile la sua! E come è importante che stia lì per dare appoggio ai sei giovani e un orientamento a tutti i pellegrini.
Gli sono grato per la possibilità che mi diede di partecipare più da vicino a ciò che accade a Medjugorje. Voi siete testimoni del desiderio che avevo prima del viaggio: volevo andare a Medjugorje solo come un pellegrino o meglio come un pellegrino cristiano. Ma tutto si è svolto in tal modo che la mia identità è cambiata, divenendo pubblica. Dato che non fui io a cercarla «ludo bem» tutto bene, come diciamo noi brasiliani.
Non so se vi ricordate quello che ho detto la sera dell'8 giugno alla fine della Messa prima di dare la benedizione ai fedeli (parole che ripetei il giorno seguente al Vescovo di Mostar Mons. Pavao Zanic): «Ringrazio Dio per tutto quello che ho visto e sentito qui a Medjugorje». Tali parole continuano a riassumere molto bene ciò che sento ancora oggi quando mi ricordo di quei giorni.
E adesso sono qui. Il giorno 16 giugno, una settimana fa pertanto, ho assunto pubblicamente la mia funzione di Vescovo ausiliario di Florianopolis. Sto cercando di conoscere PArcidiocesi e quelli che qui vivono e lavorano. Ho parlato con tante persone di Medjugorje e non nascondo la mia posizione favorevole ma cerco di ricordare l'attuale atteggiamento della Chiesa e del Vescovo locale.
A titolo di curiosità aggiungo ancora che al mio ritorno la prima persona che incontrai a Roma mi domandò con tono ironico: «Com'è, hai visto la Madonna?» Mi pareva una ripetizione di qualcuno che mi aveva domandato la stessa cosa in Jugoslavia...
Termino mandandovi la mia benedizione.
Quando tornerete a Medjugorje dite ai giovani veggenti che prego per loro e... li benedico invitandoli a pregare per questo Vescovo che lavora qui nel sud del Brasile. «Dio è Amore»


Florianopolis, 25.6.1985

Scienza e Fede unite sotto gli auspici della Associazione A.R.PA. dedicano la presente testimonianza di studio e di devozione a Maria Regina della Pace.

Collaboratori:
P. Slavko Barbarie - Psicologo
Don Luigi Bianchi - Giornalista
Saverio Brighenti - Ingegnere elettronico
Mario Botta - Cardiochirurgo
Luciano Cappello - Ortopedico
Antonella Colombo - Psicologo
Clotilde Farina - Medico
Luigi Farina - Presidente A.R.PA.
Anna Maria Franchini - Neuropsichiatra infantile
Luigi Frigerio - Medico
Enzo Cabrici - Psichiatra
Giorgio Gagliardi - Psicologo
Mons. Paolo Hnilica S.J. - Vescovo titolare di Rusado
Paolo Maestri - Otorinolaringoiatra
Maria Federica Magatti - Anestesista
Marco Margnelli - Neurofisiologo
Giacomo Mattalia - Medico
Giorgio Sanguineti - Psichiatra
Ludvig Stopar - Medico


Gli autori ringraziano vivamente il Sig. Pietro Jacopini e il Sig. Alberto Bonifacio per l'eccellente iconografia.

Sono peraltro grati alla Sig.na Francesca Veggiotti per la collaborazione prestata.

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