Maria a Medjugorje Messaggio del 2 settembre 2005:Cari figli, io come Madre vengo a voi e vi mostro quanto vi ama Dio, vostro Padre. Voi, figli miei, dove siete? cosa è al primo posto nel vostro cuore? Cosa vi ostacola nel mettere mio Figlio al primo posto? Permettete, figli miei, che la benedizione di Dio scenda su di voi. Che la pace di Dio vi penetri. La pace che dà mio Figlio, solo Lui.

Beata Anna Caterina Emmerick: La chiesa trionfante




Il 1 novembre 1819 così raccontava Anna Katharina Emmerich: «Ho fatto un grande viaggio con la mia guida: sono andata tranquilla con lei nei luoghi più diversi, ho guardato e sono stata felice, se domandavo ricevevo una risposta e se non la ricevevo ero lo stesso contenta. Siamo andati sui luoghi dei Martiri (Roma), poi abbiamo attraversato mari e terre deserte, fino alla casa di Anna e Maria, qui vidi numerosi cori di Santi che interiormente erano tutti un’anima sola. Si muovevano con felicità. Il luogo, si presentava come un arco infinito, pieno di troni, giardini, palazzi, archi, corone, alberi, e tutte le vie erano collegate da bagliori di luci dorate e diamantine. Sopra, al centro in alto, si levava infinitamente avvolta di splendore la sede della Divinità. I Santi e i sacerdoti erano suddivisi secondo la loro collocazione nella vita religiosa. I religiosi erano raggruppati secondo il loro Ordine, ed erano classificati o innalzati secondo la personale battaglia che avevano sostenuto nella vita terrena. I martiri stavano tutti vicini, e di nuovo onorati secondo il grado della loro vittoria ed erano suddivisi secondo la loro aspirazione alla santità. Vivevano in meravigliosi giardini pieni di luce e di case. Incontrai un prete da me già conosciuto che mi disse: “La tua casa non è ancora finita!”. Vidi anche grandi schiere di soldati in vesti romane e molta gente conosciuta. Tutti cantavano insieme un dolce inno ed io mi unii a loro. Nella dimensione celeste e cosmica il globo terrestre si presenta come una piccola sfera e la terra rappresenta solo un piccolo pezzetto di superficie tra l’acqua. Compresi così il significato della vita nella sua piccolezza e brevità, dove però si può trarre tanto grande profitto e merito. Voglio prendere con gioia su di me tutta la sofferenza di Dio!».

Il primo novembre del 1820 così raccontò:
Ricevetti una visione indescrivibilmente significativa:
mi apparve un tavolo enorme, rosso e ricoperto da un trasparente bianco, apparecchiato con una quantità di vere pietanze. Sopra si vedevano anfore dorate che avevano ai margini lettere blu. Dappertutto c’era della frutta e dei fiori in un radioso sviluppo. Intorno a questa tavola su troni sedevano i Santi, raggruppati tra di loro nei diversi ordini di appartenenza. Religiosi di tutti i tipi, vescovi che servivano a tavola e si prendevano cura della stessa. Io ero presso questa tavola enorme e potei vedere tutto il giardino grandioso, che si suddivideva formando tanti altri piccoli giardini con tavole secondarie, pieno di Cori, anch’essi suddivisi in singoli giardini. Ma tutta l’armonia scorreva e aveva origine unicamente da quel grande tavolo al centro. In tutti questi giardini, campi, aiuole, fiori e frutta si trova tutto ciò che vive in ogni essere umano. Il godimento della frutta non aveva certo per significato il mangiare, ma la presa di coscienza di sé. Tutti i Santi erano rappresentati con i loro attributi, alcuni vescovi avevano chiese nelle mani perché ne erano stati i fondatori, altri invece solo bacchette perché avevano avuto una funzione di controllo.

Intorno ai Santi c’erano anche molti alberi pieni di frutta ed io desideravo tanto che i poveri ne potessero trarre profitto. Allora smossi quegli alberi e tanta frutta cadde sulle singole contrade della terra ‘. Vidi anche i Santi che tutti assieme, seppur distinti sempre in gruppi, trasportavano impalcature, fiori e corone per montare un grande trono all’estremità della tavola. Questo lavoro procedeva in modo inesprimibilmente ordinato e si muoveva armonicamente senza carenze, mancanze, peccati e morte e senza artifici. Frattanto guardiani e soldati spirituali sorvegliavano la tavola. I ventiquattro anziani sedevano su seggi meravigliosi intorno al trono. Alcuni di questi avevano nelle mani arpe e altri incensi, cantavano e incensavano. Improvvisamente vidi un’immagine scendere dall’alto e calare obliquamente sul trono preparato precedentemente. Aveva le sembianze di un vecchio con una triplice corona e un mantello spiegato. Sulla fronte si faceva notare una massa di luce triangolare dove si specchiava tutto quello che c’era all’intorno. Sembrava che tutto ciò che si trovava intorno fosse causato dalla sua stessa immagine oppure accolto dalla stessa.
Dalla sua bocca fuoriusciva un fascio di luce nel quale vidi una quantità di parole. Distinsi lettere e numeri del tutto semplici. Ho dimenticato quali erano. Un po più in giù, davanti al suo petto, vidi un Bambino crocefisso avvolto da uno splendore inesprimibile. Dalle piaghe, dove si trovavano grandi glorie, fuoruscivano fasci di luce del colore dell’arcobaleno. Questi fasci di luce investivano tutti i Santi e si fondevano in un solo armonico splendore di colori, con le diverse glorie delle sante piaghe dei medesimi. Si creava così nel cosmo una tale armonia e un sentimento di leggerezza e libertà, che non è possibile accennarne la descrizione. Il flusso di raggi, che fuoriusciva dalle piaghe dei Santi, era come una pioggia di vere e proprie pietre preziose dagli svariati colori che cadeva sulla terra. Allora appresi, con la comprensione dell’anima, i valori, l’energia, i misteri delle vere e proprie pietre preziose, e sopratutto la conoscenza di tutti i colori dell’universo. Tra la croce e l’occhio della fronte del vecchio si trovava lo Spirito Santo, come una figura alata, mentre dall’occhio e dalla croce si diffondevano raggi di luce meravigliosa. Un pò più in basso della croce c’era la Beata Vergine Maria circondata da molte vergini; attorno alla croce, a mezza altezza, vidi papi, apostoli e vergini.
In tutte queste apparizioni, i Santi e gli innumerevoli Angeli, si muovevano in larghi circoli in una perfetta armonia d’insieme. L’impressione dell’insieme fu chiara e lucida e perfino molto più grande di quella di un universo stellato. Anche di questa non posso renderne la spiegazione dettagliata».

Le visioni che seguono ci mostrano come sia importante ricordarsi dei Santi e implorare il loro aiuto prezioso.
Il 18 giugno 1820 Anna Katharina ricevè numerose visioni sulla vita e la gloria di sant’Ignazio, san Francesco Saverio e san Luigi: «Durante i miei dolori tenevo vicino le reliquie che mi aveva mandato Ovenberg , le quali presero a luccicare. Vidi un Santo, cinto dalla bianca aureola della gloria, scendere su di me, mentre il luccichio delle reliquie si fondeva in una sola splendida luce con quest’ultimo. Mi sembrò allora di udire una voce: “Queste reliquie sono delle mie ossa. Io sono Ignazio!”
Dopo quest’avvenimenti dovetti sopportare una lunga notte di tremendo tormento, con dolori lancinanti che come un coltello mi trafiggevano le ferite, gridai misericordia affinché il Signore non mi mandasse dolori più forti di quanto io potessi sopportare . A questa supplica mi apparve il Signore, il mio sposo, che sotto la forma di Bambino mi disse poche parole che non posso ripetere, ma più o meno così: “Io ti ho adagiata nel mio letto nuziale delle sofferenze e ti ho dato i patimenti come grazia per la conciliazione, e i gioielli delle espiazioni per i peccatori e i sofferenti. Tu devi soffrire per gli altri, ma io non ti lascerà sola perché tu sei unita alla Vite”. Quest’immenso conforto ricevuto dal Signore mi sostenne per tutta la notte sollevandomi e infondendomi la forza necessaria per sopportare i dolori. Soffrii con pazienza. Verso la mattina ricevetti un’altra visione di sant’Ignazio: mentre le sue reliquie luccicavano di nuovo chiamai il caro Santo, presi le sue reliquie nella mano con amore e rispetto. Lo chiamai in nome del dolce Cuore di Gesù, allora lo vidi scendere dall’alto, e come gi fu per la prima volta, l’aureola di luce che circondava l’apparizione del Santo si fondeva con quella delle reliquie in un solo splendore. Udii di nuovo le stesse parole: “Queste sono delle mie ossa!” Poi sant’Ignazio mi spiegò quante grazie avesse ricevuto da Gesù, mi promise di essermi vicino ed aiutarmi nel mio compito sulla terra e alleviarmi le malattie del corpo. Mi raccomandò pure di celebrare una commemorazione nel mese seguente. Dopo questo confortante incontro l’apparizione scomparve e vidi alcune immagini della vita del Santo.

Mi trovavo in un lettino fuori da una chiesa, il coro era separato da una grata e vidi alcune persone, erano i dodici uomini della Compagnia di Ignazio, potetti riconoscere Saverio e Faber . Sembrava che fossero pronti a partire per qualche destinazione, non erano tutti sacerdoti. Vestivano però come Ignazio seppure con qualche variazione. Sull’altare ardevano le candele e si intravedevano appena le prime luci dell’alba: Ignazio non era ancora vestito per la celebrazione della santa Messa, sebbene avesse gi la stola sulle spalle. Un altro, che beveva acqua benedetta, lo accompagnava. Ignazio attraversò la chiesa e giunse tra i suoi compagni, poi prese a benedire con l’aspersorio. Mi preparai ad accoglierlo, giunse fino al mio lettino e mi asperse abbondantemente. In quel momento il mio corpo spossato fu attraversato dalla dolcezza e dal sollievo per i miei dolori. Poi celebrò con l’abito sacerdotale una lunga Messa che durò molto più a lungo del normale. Notai sul suo capo una fiamma e uno dei suoi dodici compagni allargò le braccia, come se lo volesse aiutare o sorreggere. Ignazio fu travolto dalle lacrime e ricondotto all’altare dai compagni, appariva così stravolto che poteva appena muoversi da solo. In altre visioni, sulla vita di Ignazio e della sua Compagnia, vidi gli uomini di quest’ultima vicino al Papa per la cerimonia di riconoscimento dell’ordine religioso; tutti erano in una grande sala, fermi, mentre alle porte si trovavano altri religiosi. Il Papa sedeva su un seggio maestoso, portava una mantellina rossa e credo una cappellina bianca. La “Società di Gesù”, appena entrata, si prosternò innanzi al Papa. Uno parlò per tutti, non so più se Ignazio era con loro. Poi il Papa li benedisse e diede loro dei documenti.

In un’altra immagine, Ignazio ascoltava un cattivo prete che gli confessava sinceramente, in lacrime, la sua vita passata. Il Santo lasciò improvvisamente i suoi confratelli e si diresse verso una casa isolata, dove si trovava un uomo che accusava dolori immensi. Poi mi sembrò vedere quest’ultimo correre e Ignazio inseguirlo e abbracciargli le ginocchia pregando per la guarigione della sua anima: quest’uomo migliorò e si unì alla Compagnia.
Quindi vidi sant’Ignazio solo, attraversava le montagne in abito da mendicante, e si portava attraverso deserti e territori montuosi immensi, avvolti dall’oscurità. Veniva seguito dal diavolo sotto forma di drago, finché Ignazio gli ficcò il bastone in gola e ne fece uscire il fuoco, poi ritirò il bastone e proseguì tranquillo il suo cammino.

La sera stessa, dopo queste visioni, il “pellegrino” trovò l’ammalata che recitava l”Officium» di sant’Ignazio in latino. Pregava senza libro. Alla vista del Brentano lei gli disse: «Ho ricevuto da Ignazio grande sollievo: mi rivolsi a lui in piena devozione, e mi apparve la sua immagine avvolta in uno strale di luce, dal suo cuore luccicava il nome santissimo di Gesù come un sole. Egli appariva totalmente inondato da un amore infiammato per Gesù. Iniziai allora a pregare rivolta verso di lui, e cominciarono a fluire come onde, dalla sua immagine, tutte le parole e le antifone della supplica, e io ricevetti una grande dolcezza nel dono della preghiera». Così il rapimento contemplativo della pia suora si concluse con la conosciuta “Oratio recitanda ante imaginem sancti Ignatii”.
Quando Anna Katharina fu assalita ancora dalle sue pene prese rifugio di nuovo in sant’Ignazio, il quale le diede la forza di sopportarle con pazienza. Poi la veggente così comunicava al “pellegrino”:
«Ignazio e Saverio erano uniti con il Cuore di Gesù Cristo, e in questo perenne contatto distribuivano sollievo e conforto, insegnavano, aiutavano e servivano ammalati e disperati. Allora vidi, alla luce della contemplazione, il grande effetto che aveva la loro attività tra i popoli, e rivolgendo loro il mio cuore dissi: “avete così amato ed aiutato nella vostra vita con la fragilità propria degli uomini, ma ispirati dalla forza di Dio, continuate ancora ad aiutare in modo più potente nella luce e nell’amore dalla fonte della grazia!” Sparite le immagini terrene vidi entrambi i Santi, l’uno vicino all’altro, radiosi, sembrava come se fossero investiti da un mondo di luce. Ignazio era avvolto da una bianca gloria, Saverio da uno splendore rosso, come quello dei martiri. A questa vista tutta la mia anima venne irradiata dalla luce e dalla vita come se, tramite loro, avessi ricevuto la luce della consolazione da Dio. Ieri sera, nell’iniziare la preghiera di Ignazio, sentii interiormente un flusso di parole di amore e gioia. Allora chiamai tutte le creature alla lode e alla supplica: cantai la lode ai Santi ed elevai la mia preghiera a Dio rivolgendomi al nostro Signore Gesù Cristo. Giunsi a Lui per mezzo della Santa Vergine Maria, Madre di Dio, ed a Lei tramite i Santi, ed a questi per mezzo di Ignazio e Saverio».
Quando nel pomeriggio la pia suora udì “il pellegrino” recitare un antico canto su entrambi i Santi, in cui tutte le creature vengono sollecitate alla loro lode, disse: «Così ho pregato anch’io per loro».

«Con il giubilo della preghiera, della lode e della supplica, prendeva sempre più consistenza, rendendosi più chiara, un’apparizione dei due Santi nella Gerusalemme celeste. Andai verso l’apparizione di entrambi i Santi nella Gerusalemme celeste. Non posso esprimere l’atmosfera di somma gioia e lo splendore che c’era in questo posto; adesso non mi appariva più come la città che avevo visto precedentemente, bensì come un grande mondo di luce e splendore, dove si vedono solo strade interminabili che vanno in tutte le direzioni, tutto è in preciso ordine e infinita armonia d’amore.

Al centro, in alto, avvolta da uno splendore inconcepibile, aveva posto la santissima Trinità e i ventiquattro anziani, sotto di loro in un proprio mondo di luce si trovavano i Cori degli Angeli. Tutti i Santi, sempre raggruppati nei loro ordini religiosi, erano nei loro palazzi e stavano seduti su troni. Tra questi, in modo più chiaro, vedo quelli di cui ho più devozione e contatti spirituali e ne conservo le reliquie. Quando essi pregano si rivolgono alla SS. Trinità, da cui ne ricevono la luce. Li vidi poi andare verso alcuni alberi meravigliosi e piante, che si trovavano in posti particolari tra i palazzi, colmi di rugiada, frutta e miele. Vidi anche gli Angeli muoversi tra gli alberi, rapidi come fulmini. Molti Santi erano intorno ad Ignazio: Francesco Borgia, Carlo Borromeo, Luigi, Stanislao Kostka, Francesco Regis, ne vidi molti, erano anche qua . A queste parole la Veggente s’interruppe, sembrò come se contemplasse un’immagine. Il “pellegrino” non capì bene, in un primo momento credette che si trattasse di un’apparizione di S. Francesco d’Assisi, mentre invece ella, stimolata dalle vicine reliquie, vedeva S. Francesco di Sales. Poi la pia suora continuò: ‘Egli non era vicino ad Ignazio, ma in un Coro di vescovi. Mi avvicinai poi in preghiera ad un Coro di Santi da me conosciuti. Prima avevo guardato solo ad Ignazio e avevo visto gli altri lontani. La pia suora era stanchissima, poiché tutta la notte aveva avuto dolori e visioni mentre il corpo tremava e vibrava tutto. Piangendo di gioia disse: Non ricordo più quali cose meravigliose vidi e quali verità e chiarezze si aprirono innanzi ai miei occhi. Tutto era immerso in una molteplicità d’insieme e nello stesso tempo racchiuso in una verità sola. Tutto e tutti erano assorti in un amore reciproco. Le strade tra i palazzi erano ricoperte di perle con le sembianze di astri. In quest’armonia celeste mi apparvero Agostino, fregiato con le sue decorazioni dell’ordine, il vescovo Ludgerio con una chiesa in mano, così come lo si effigia; Gioacchino e sant’Anna che avevano entrambi in mano un ramo verde; ebbi la comprensione interiore che questo fosse il simbolo nostalgico per l’attesa della venuta del Messia, il quale avrebbe trovato origine dalla loro carne. Così pure mi fu chiara la loro nostalgia sulla terra, le loro suppliche, le persecuzioni e la loro purificazione.

Il 21 giugno il “pellegrino” la trovò piena di gioia. Il motivo era dovuto alla celebrazione di san Luigi nella Chiesa celeste. Anna Katharina così raccontò al riguardo: «Si teneva una grande celebrazione nella Chiesa, io pure partecipavo: sfilavano processioni, e fanciulle vestite tutte di bianco, con gigli nella mano, portavano la Madre di bio su un trono, mentre fanciulli, anch’essi vestiti allo stesso modo, portavano san Luigi che indossava l’abito religioso nero dell’ordine e sopra un camice bianco del Coro con frange dello stesso colore. Egli aveva un giglio in mano come i fanciulli che l’accompagnavano, era seduto sopra un trono sull’altare e su di lui si innalzava il trono della S. Madre di Dio. San Luigi si era findanzato con essa. Vidi in alto la Chiesa celeste riempita da santi Cori e intorno a Luigi vidi in circolo Ignazio, Xaverius, Borgia, Borromeo, Stanislao, Regis e molti altri gesuiti, e più in alto ancora molti Santi di altri ordini religiosi. Non posso descrivere la magnificenza della celebrazione di san Luigi e in che modo egli era venerato con corone e ghirlande. La Chiesa era piena di anime giovani, di vergini e ragazzi, i quali avevano trovato la Grazia del Signore sull’esempio di san Luigi. Tutti costoro erano i beati della Chiesa. In conseguenza alle visioni di questa celebrazione mi apparvero alcune scene della vita di san Luigi:
una grande sala e un piccolo fanciullo solo, appesa ad una parete c’era una borsa da soldato. Il fanciullo che sembrava molto timido nell’azione, si diresse verso questa e slacciò un lungo e largo schioppo, lo vidi allontanarsi e poi ritornare e infilarlo di nuovo nella borsa. Pianse profondamente come se fosse pentito e si accostò alla parete, ponendosi sotto la borsa. Poi vidi sopraggiungere una donna per consolarlo e portarlo dai genitori che sedevano in una bella sala, egli raccontò il suo errore e continuò a piangere. Vidi anche altre scene: l’incontro con un uomo che gli era familiare; e ancora lo vidi ammalato nel letto, circondato e sorretto per le braccia da tutti i servi che lo amavano; ed egli pallido e febbricitante sorrideva sempre amorevolmente.

Lo vidi ancora fanciullo, delicato e serio, in una casa patrizia, intorno a lui sedevano molti religiosi ed egli stava nel centro e parlava a tutti. Essi lo ascoltavano molto edificati. Era come se istruisse illuminato da Dio e stesse preparandosi al S. Sacramento. In un’altra immagine mi apparve mentre accoglieva nella sua bocca l’Ostia splendente, come se fosse entrato in un raccoglimento e in una nostalgia spirituale meravigliosa. Lo vidi ancora nella sua piccola celletta del convento, assorto nella preghiera e inondato dal chiarore della luce di Dio. Pareva che mi dicesse quale fosse stata la sua più grande colpa: quella di aver recitato un’Ave Maria distrattamente dopo un lungo giorno di preghiera. Trascorse la sua vita giovanile sempre ad occhi bassi e mai guardò una creatura femminile in volto. Questo modo di vivere non era un’apparenza ma vera convinzione. Nelle visioni che seguono ci viene mostrato come Anna K. Emmerich trae sollievo ed aiuto con i giochi dei fanciulli beati, morti innocentemente subito dopo il battesimo. Ella così raccontò a proposito: Amici di gioco vennero a prendermi, andammo verso il nostro luogo dei giochi e da lì al Presepe. L’asino stava davanti alla grotta, gli salii sopra e dissi ai bambini: “Così si è seduta la Madre di Dio!” Poi pregammo innanzi alla culla. I fanciulli mi portarono una quantità di mele, fiori e un rosaio cinto di spine, poi mi domandarono perché non li avessi mai chiamati per essere sollevata dalle mie pene, poiché essi mi avrebbero aiutato molto. I bambini si lamentarono che gli uomini li invocassero molto poco in loro aiuto nonostante che essi abbiano un grande ascendente su Dio, particolarmente quelli morti appena dopo il loro battesimo. Un tale fanciullo si trovava anche tra noi e mi ricordò che io avevo sollecitato la sua morte felice, invece di una vita di sofferenze; mi disse pure che se i genitori l’avessero saputo sarebbero stati amari nei miei confronti. Io mi ricordai che questo fanciullo mi fu portato dopo il battesimo e lo sollevai in alto, verso il cielo, e pregai con tutto il cuore Dio di prenderlo con sé nello stato della sua innocenza prima che potesse perdersi. Questo fanciullo mi ringraziò per le mie suppliche al cielo e volle pregare anch’egli per me. Essi poi mi dissero che bisogna pregare in modo particolare per i bambini che muoiono senza aiuto, perché se qualcuno prega per loro Dio è pronto a soccorrerli».

Più tardi Sr. Emmerich in estasi così disse al suo confessore, supplicandolo per una sua preghiera: In questo momento muoiono 5.000 persone, tra queste molti preti, bisogna pregare. Costoro vengono di nuovo da noi nella valle di Giosafat e ci pensano molto. Credo che ci siano un gran numero di moribondi nei più differenti luoghi.
Avevo l’impressione di stare seduta su un arco sospeso sul mondo, da molti punti mi giungevano raggi di luce dai quali potevo vedere i luoghi e le condizioni dei moribondi. A questo punto ebbi la consapevolezza più profonda di quante persone muoiono del tutto abbandonate. Bisogna pregare per tutte queste; Dio dia a loro l’eterno riposo e li riscaldi alla Sua luce!».

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