Maria a Medjugorje Messaggio del 7 marzo 1985:Cari figli, oggi vi invito a rinnovare la preghiera nelle vostre famiglie. Cari figli, spronate anche i più piccoli alla preghiera e che i bambini si rechino alla S. Messa. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!".

LA MADONNA A GHIAIE DI BONATE?






AVVERTENZE
1. Questo non è un libro, almeno nel senso comunemente inteso. E la sbobinatura del mio racconto fatto ai microfoni di Radio Maria due anni or sono su questo argomento. Con qualche ritocco, naturalmente. Non solo sintattico e grammaticale: qualche dettaglio è stato soppresso, soprattutto per brevità e qualche cosa è stata aggiunta qua e là, fugacemente, per ampliare o completare il discorso che, in qualche occasione, era rimasto sospeso.
Della sbobinatura conserva tutti i pregi e i difetti. I pregi, come è immaginabile, sono quelli della immediatezza e vivacità del racconto a voce, senza altra preoccupazione se non quella di asserire cose vere, almeno come sono state tratte dalle fonti.
I difetti sono: la mancanza di formalità, di quelle regole accademiche che si richiedono nella stesura di un libro. Infatti ho tralasciato l'enorme sfilza di note, di indicazioni bibliografiche di fonti e di nomi di tanti testimoni: non è questo il mio intento. Sono i fatti che mi interessano e che voglio portare a conoscenza dei lettori, con i relativi commenti.
Per questo chiedo subito scusa a coloro, testimoni o autori di libri precedenti, da cui ho tratto molti passi dialogati e narrativi e che in qualche modo si potrebbero sentire « defraudati » per il fatto che non sono esplicitamente citati se non nella bibliografia finale.
Ho voluto fare solo un lavoro di sbobinatura, a richiesta di molti e, fra questi, una maggioranza si sarebbe sentita disturbata da ogni genere di note, interessata soltanto
alla narrazione di quegli eventi. Non pochi poi conservano, ancora, vivi ricordi di quei giorni, essendo stati testimoni oculari, come confermano le lettere che ho ricevuto.
Non ultimo inconveniente sono poi le immancabili ripetizioni di un racconto trasmesso a puntate.
Per questi difetti e per altri, penso di contare sulla solita benevolenza dei lettori.


2. È di fondamentale importanza sapere che non mi sono mai incontrato né ho mai parlato in alcun modo con la veggente Adelaide Roncalli, ancora vivente. Occorre tenerlo presente dalla prima pagina all'ultima.
Questo fatto spiega alcune mie incertezze o duplicità di spiegazioni dei fatti e dei commenti. Probabilmente avrebbero potuto essere chiariti ed esposti nel modo esatto se avessi potuto parlare con lei. Dico « probabilmente »perché, a distanza di più di mezzo secolo, non è detto che la veggente debba o possa necessariamente ricordare particolari difatti accaduti quando aveva solo sette anni.
La stessa santa Bernadette Soubirous, come sappiamo, a meno anni di distanza dagli avvenimenti, di alcune circostanze già non ricordava più nulla e, tolte le prime tre apparizioni, tutte le altre si erano come « accavallate » nella sua memoria, per cui preferiva narrare globalmente le visioni senza ulteriori specificazioni. E al tempo delle apparizioni aveva esattamente il doppio dell'età di Adelaide.
Per questo motivo ciò che viene presentato come cronaca dei fatti, coinvolgimento di persone e testimonianze varie, non risale direttamente alla veggente, ma ripropone ciò che fu già pubblicato.
I commenti, invece, sono interpretazioni mie, meramente personali e quindi opinabili e discutibili. A ciascuno è lasciata la piena libertà di acconsentire o dissentire.


3. Chiedo pubblicamente scusa a tutti coloro, cominciando da Adelaide, che vengono riportati per nome e di cui si narrano vicende e reazioni durante quei tempi in cui si sono svolti i fatti. Posso assicurare che non rivelo alcunché di nuovo, avendo attinto quelle notizie, almeno nella maggior parte, da libri già pubblicati durante questo mezzo secolo. Presumiamo che nessuna di queste persone ancora viventi si sia sentita offesa o risentita, dato che non ho avuto alcuna protesta o contestazione quando ho diffuso a Radio Maria il racconto che ora esce per iscritto.
Qualora qualche particolare risultasse antipatico alle persone interessate, sappiano che l'ho riportato solo per dimostrare l'attendibilità e la storicità di quanto narro e per eliminare il sospetto che stessi inventando o gonfiando i fatti. Posso affermare con certezza che non mi sono inventato nulla, neppure quei minimi particolari di certe circostanze che sembrano romanzeschi. Essi risalgono alle testimonianze di quel tempo, ai relatori ai quali lascio la responsabilità. In questa pubblicazione non c'è nulla di romanzesco. Lo si può capire anche dalla constatazione che per alcune apparizioni le notizie sono molte, mentre per altre poche. La serietà dell'argomento non ammette elucubrazioni fantastiche.


4. Mi preme anche avvertire subito, prima dell’inizio della lettura, che le apparizioni di Ghiaie sono apparizioni strettamente « su misura ». Certamente tutte le apparizioni sono sempre adattate ai veggenti, ai loro tempi storici, alla loro cultura e alle loro abitudini sociali, ma questo atteggiamento celeste appare ancora più chiaramente in queste, dove tutto si svolge su misura della piccola veggente: dal modo di parlare della Vergine Santa, dal tono di tutto l'insieme, fino al punto di rasentare l'equivoco, il malinteso e perfino lo scandalo della gente.
Lo stesso messaggio sulla famiglia, che costituisce il nucleo delle apparizioni di Ghiaie, appare forse semplicistico, grezzo, urtante, parziale e perfino minaccioso, se comparato ai messaggi bellissimi, articolati, esplicativi ed esaustivi del papa e della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio editi in questi anni. Ma alle Ghiaie non si poteva esigere di più. Quel messaggio mirava direttamente al punto essenziale: la preghiera fatta assieme, in famiglia. Tutto il resto viene come conseguenza. Chi prega giunge a riconoscere Dio come principio e fondamento dell'amore familiare. Riconosce che l'amore e la vita da comunicare sono dono di Dio, sono caratteristica divina e quindi raggiungono il livello della sacralità. Giunge a capire che i doni di Dio vanno accolti e vissuti secondo il piano e le intenzioni dello stesso Dio, senza adattarli agli schemi suggeriti dal nostro egoismo.
Che i messaggi di queste apparizioni possano risultare deludenti è scontato, se non si tiene conto della « misura » della veggente. Ma forse anche questo è un segno, una prova che l'avvenimento non proveniva dal basso, ma dall'alto...


5. Infine, questa pubblicazione porta la dicitura « Con licenza dei Superiori ». Il che non significa necessariamente che i miei Superiori condividano completamente o in parte quanto detto riguardo sia all'argomento sia all'opportunità della sua pubblicazione. Del resto non ho mai preteso, nei miei lavori alla Radio o fuori, coinvolgere neppure minimamente i miei Superiori o i miei confratelli. Di qualsiasi cosa intendo assumermi personalmente tutta la responsabilità.
Se i Superiori mi hanno permesso di dare alle stampe questa « proposta di riflessione » è solo perché non vi hanno trovato nulla che contraddica il dogma e la morale. Niente di più. Da parte mia non chiedo altro.


INTRODUZIONE


Il momento storico


Maggio 1944. Siamo nel punto più cruciale della seconda guerra mondiale. L'Europa intera è ormai un cumulo di macerie, più morali che materiali. E il tempo dell'odio più feroce e della crudeltà più satanica. È’ il tempo dei campi di battaglia, dei campi di sterminio, delle torture più raffinate, delle famiglie divise e disperse. Non c'è quasi famiglia che non abbia assenti e dei quali non si conosca più nulla, dove siano, e soprattutto se siano vivi o morti.
È il tempo dell'incertezza, della guerra civile, della fame più nera, del terrore, dei bombardamenti sulle città, ospedali e asili infantili compresi. E’ il tempo delle deportazioni.
L'Italia poi è divisa in due dal fronte di una guerra combattuta tra eserciti stranieri, ai quali si affiancano rispettivamente gli italiani che ancora combattono. E’ il tempo della disperazione collettiva. Solo la fede mantiene ancora viva la speranza.
Eppure il 13 luglio 1917, la Madre del Cielo a Fatima aveva avvisato e ammonito l'umanità: « La guerra sta per finire, ma se non cessano di offendere il Signore, nel Pontificato di Pio XI ne scoppierà un'altra peggiore...». Ma non le si fece caso.
Ora, da tutta la Chiesa saliva continuamente l'accorata preghiera per la pace. Il papa Pio XII, il 4 aprile 1944, si rivolge nuovamente a tutta la cristianità per raccomandare, anche per il mese di maggio di quell'anno, un'intensa crociata di preghiere alla celeste Regina, soprattutto per mezzo dei bambini, per ottenere il dono della pace. Le parole del papa sono drammatiche: « Dovunque volgiamo lo sguardo e l'animo nostro, questa guerra micidiale e fratricida non ci fa scorgere che dolori, stragi e immense rovine. All'approssimarsi di questo turbine d'odio e di luttuosi avvenimenti che minaccia di scuotere e fare crollare le stesse basi della umana società... torniamo a rivolgere fiduciosi le nostre preghiere al Padre della Misericordia, il quale soltanto può con la sua divina luce e con la sua grazia trasformatrice addolcire i dolori e, col sollevarli in alto, renderli più tollerabili e meritori... Lui solo può illuminare, placare e dirigere la mente di coloro da cui dipende la sorte dei popoli... E poiché già si avvicina il mese di maggio consacrato alla Vergine Madre di Dio », continua il papa, «desideriamo ardentemente che si intraprenda anche quest'anno una crociata di preghiere, alla quale esortiamo soprattutto i fanciulli che, per il candore del loro animo, sono più cari al nostro Divino Redentore e alla sua benignissima Madre Maria. Sia pertanto cura dei genitori, dei sacerdoti e di tutti coloro a cui sta a cuore l'avvento di una pace vera e cristiana, di condurre i bimbi in numerose schiere attorno all'altare della Vergine Maria durante il prossimo mese, a offrire fiori, preghiere e opere di penitenza».
E poi il papa, essendosi il conflitto avvicinato a Roma, invita i romani a ricorrere alla Santissima Madre di Dio, tante volte invocata nel corso della storia come Salus populi romani, salvezza del popolo romano.
E ancora una volta la Vergine Santa risponde alle accorate preghiere del papa, da lei particolarmente amato, e alle preghiere di tante anime e bambini innocenti.
Infatti, improvvisamente, si sparge come un baleno la voce che la Madonna stava apparendo in un paesino della Bergamasca a una bambinetta di appena sette anni. E che la Madonna, richiesta sull'argomento, avrebbe assicurato che la pace era vicina.
La notizia fece inspiegabilmente il giro del mondo. La rapidità e l'estensione della conoscenza dell'avvenimento hanno veramente dell'incredibile, tenendo conto delle difficoltà del tempo di guerra, dell'interruzione dei mezzi di trasporto e delle comunicazioni.
Inoltre una censura rigorosa non permetteva che trapelasse altro che non fossero falsi bollettini di guerra.
Misteriosamente giunse perfino ai prigionieri nei lager nazisti e nei campi di concentramento degli Alleati, dove erano rinchiusi i prigionieri italiani. Lo testimonia il professor Lazzati, già rettore dell'Università Cattolica, rinchiuso nel campo di concentramento di Oberlanger, in Germania, che in data 16 agosto 1944 riuscì a fare pervenire per lettera al fratello Agostino la grande speranza e l'incoraggiamento che quella notizia aveva suscitato:
« Che da tutto questo marasma venga il sospirato bene! Non sarà auspicio il fatto di Bonate? Ne sono giunte tante e talora così gratificanti voci da farmi pensare non si tratti di fantasia, ma di una nuova Fatima. Lo voglia il Cielo! »
Anche Hitler e gli Alleati ne furono informati, per cui le apparizioni di Ghiaie assunsero anche un'importanza politica e militare.


Luogo delle apparizioni e popolazione
Ma dove si trova esattamente questa località detta Ghiaie di Bonate? Ghiaie è una frazione di Bonate Sopra, in provincia di Bergamo, a dieci chilometri dal capoluogo.
Nella diocesi orobica è particolarmente viva la devozione mariana e a san Giuseppe. Si contano settanta santuari sparsi per tutta la provincia e originati, se non sempre da un'apparizione della Madonna, almeno da qualche prodigio straordinario da lei compiuto.
Al tempo dei fatti di Ghiaie è vescovo di Bergamo monsignor Adriano Bernareggi, preposto alla diocesi nel febbraio 1936. Nel 1944 Ghiaie contava novecentottanta abitanti. Di Ghiaie fa parte anche un gruppo di cascinali in aperta campagna, chiamato « Il Torchio ». Ci vivono centocinquanta persone. In paese chiamano quelli del Torchio i salvadek, cioè « selvatici », sia per il loro tenore di vita campagnolo e un po' isolato, sia per il loro carattere ruvido, riservato, senza tante sfumature. La gente è moralmente sana e laboriosa. Spiritualmente parlando, i sacerdoti definiscono quelli del Torchio un pochino « tiepidi ». Le famiglie sono numerose e si aiutano a vicenda, senza tante parole e smancerie, ma con i fatti. Lavorano i campi e alcuni sono impiegati nell'industria tessile. La povertà è grande.
E, caso unico nella diocesi di Bergamo, la chiesa parrocchiale di Ghiaie è dedicata alla Santa Famiglia. E’ viva una particolare devozione a Nostra Signora di Lourdes, originata dalla presenza in chiesa di una statua di Maria Santissima, benedetta proprio a Lourdes nel 1882.


Signifìcato delle apparizioni
Ma ha ancora senso parlare oggi di apparizioni mariane? Che valore hanno per la Chiesa? E soprattutto, perché la Madonna verrebbe a farsi vedere e a parlarci?
Ho già detto molto sull'argomento in questi ultimi anni di presentazione a Radio Maria di alcuni di questi eventi.
Ma, prima di affrontare la storia di una nuova apparizione, vorrei ricordare ed eventualmente completare qualche concetto guida, tralasciando le cose più ovvie.
Sappiamo che per la Chiesa le apparizioni della Vergine sono un intervento speciale e carismatico del cielo a favore di un singolo o di tutto il popolo cristiano.
Un'apparizione di Maria Santissima, che di per sé andrebbe collocata fra i carismi, non può avere come oggetto la rivelazione di una dottrina o di un elemento nuovo rispetto ad essa. Si tratta piuttosto di un richiamo a qualche aspetto della verità già rivelata e che l'umanità ha magari accantonato, soprattutto in qualche particolare circostanza storica.
Qualcuno ha fatto osservare giustamente che la « Madre del Cielo » non manca mai agli appuntamenti storici che seguono passaggi epocali e culturali, per affermare la speranza e sostenere la sofferenza del cammino degli uomini, con la sua maternità universale.
È’ evidente allora che le apparizioni mariane non possono sostituire altri uffici, come sono quelli del Magistero, dei pastori e dei teologi. Le apparizioni non hanno come finalità quella di insegnare verità dogmatiche e tanto meno possono cambiare o completare la rivelazione propostaci dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione.
La stessa santa Bernadette Soubirous, nella sua semplicità, aveva coscienza della distinzione che esiste tra Rivelazione pubblica, ufficiale e quella privata che lei stessa aveva sperimentato. Lo esprime chiaramente quando, avendole il suo parroco domandato: « La Santa Vergine non ti ha detto che cosa bisogna fare per andare in Cielo? », lei rispose: « No, signor parroco, noi lo sappiamo già, non ne abbiamo bisogno ».
In effetti, le apparizioni mariane sono il richiamo rivolto al popolo cristiano e all'umanità tutta per ribadire gli atteggiamenti essenziali del Vangelo. In questo e soltanto in questo sta la loro « novità ».
Come alle nozze di Cana, Maria ora attraverso i suoi veggenti ci ripete: « Fate quello che vi ha detto ».


Motivo delle apparizioni
Ma se non ha nulla di nuovo da dirci, perché viene a visitarci e a parlarci? Ecco, Maria, che è sempre perfettamente sintonizzata sull'amore di Dio, ne assume le caratteristiche in tutto il suo essere e agire. E come lui, Maria non si adagia in un'attesa passiva di noi tutti, ma si protende verso l'incontro con ogni figlio di Dio e figlio suo. Lei è e rimane sempre Madre, e come tale non può non partecipare direttamente alle vicende umane. Anche se ora lei è gloriosa in Cielo, le conosce molto bene non solo perché le vede in Dio, ma anche per esperienza personale. Durante la sua vita terrena con Gesù, ha vissuto e fatto proprie interiormente tutte quelle esperienze umane, felici o dolorose, che derivano dalla sua vocazione e missione di Madre di Dio e degli uomini. La sua convivenza con il Salvatore, la sua partecipazione diretta e intima alla vicenda di salvezza del figlio, la sua presenza nella giovane Chiesa, le confidenze raccolte dagli apostoli, i loro problemi immediati dopo la partenza del Maestro, i loro scoraggiamenti e quel posto vuoto lasciato da Giuda, non potevano non « segnarla » nello spirito e nel corpo, per sempre.
Ora in Cielo in anima e corpo, porta con sé e in sé tutte queste esperienze nel suo cuore di Madre che neppure la gloria del Cielo può cambiare.
Tutto quel mondo di sofferenze fisiche e morali che vede ancora vive nell'umanità, non possono non ripercuotersi nuovamente in lei, come non può non toccarla vivamente il peccato dei suoi figli che si allontanano da Dio e da lei, sedotti da false promesse di felicità. Lei non può mai dimenticare quel testamento di suo figlio morente sulla croce che la voleva madre dell'umanità, con lo stesso amore, la stessa cura, preoccupazione e dedizione che aveva avuto con lui.
E Maria, in tale contesto, avverte sempre più l'esigenza, l'urgenza di intervenire anche durante il cammino lungo e travagliato della Chiesa, fino al punto da farsi vedere e a volte persino toccare, perché ciascuno di noi si renda conto delle sue attenzioni e premure. Al di là di tutto, non vuole che i suoi figli la dimentichino e si sentano orfani, schiacciati dai loro peccati e dalle loro paure. E così li incontra dove essi vivono.
La storia delle apparizioni mariane è la storia di questi incontri. In luoghi diversi, in tempi e modalità diverse. Vuole come darci la prova che lei ci è sempre accanto, in ogni luogo e in ogni circostanza. Si manifesta per suscitare in noi il desiderio, la voglia di vivere come lei ha vissuto, e per rassicurarci che possiamo contare sempre e comunque su di lei. La nostra libertà non le consente di fare di più. E non ha importanza se le sue parole sono quasi sempre le stesse, le sue richieste ripetitive e forse per noi ovvie, persino banali, scontate. L'importante per lei è apparire per dimostrare il suo amore per noi che, nonostante tutto, non è mai venuto meno e manifestare il suo desiderio di felicità per i suoi figli e offrirci nuovi motivi di speranza nella possibilità della nostra conversione e della santità da noi ritenuta irraggiungibile.
Anche lei, come il suo Gesù ai discepoli di Emmaus, si affianca a ogni nostro cammino e manifesta il suo ruolo di madre e di sorella nella Chiesa, nonché la sua potenza di regina del Cielo e della terra.


Opportunità delle apparizioni
Ma c'è proprio bisogno che la Vergine Santa faccia tutto questo? Non basta la Chiesa con il suo continuo, vivo e attuale magistero? Si, basterebbe e ce ne sarebbe d'avanzo, ma in pratica le esortazioni e le encicliche dei papi e le lettere pastorali dei vescovi troppe volte non raggiungono il popolo cristiano nella sua maggioranza, per molti e complicati motivi.
È come se tutti questi insegnamenti e richiami scorressero via, quando addirittura non vengono travisati e criticati dai mezzi di comunicazione.
Ma, quando la Madonna appare, ottiene innanzi tutto l'effetto di far « fermare » le persone, sempre di corsa e agitate dalla vita convulsa attuale. Non si può infatti parlare al cuore dell'uomo se questi non si ferma un attimo, non sosta un momento a pensare, a riflettere sul suo essere e sul suo avvenire.
In questo senso, le apparizioni mariane ottengono l'effetto di suscitare l'attenzione al suo richiamo materno che indica tutto ciò che ostacola la ricerca di Dio, i nuovi idoli che portano alla guerra, agli squilibri interiori ed esteriori e alla materialità di un'esistenza svuotata di ogni valore. E con accento accorato ci ricorda che tante sofferenze, troppe sofferenze di piccoli e di innocenti sono causate dai peccati commessi nel mondo intero. E a tutto questo lei non può rimanere indifferente.
E questo « ricordare », questo « indicare » di Maria contiene in sé una proposta chiara: la conversione. Cioè un cambiamento di mentalità, di valutazione dell'agire quotidiano.
Convertirsi vuol dire mettere di nuovo Dio al centro della nostra esistenza, dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni. Farne continuamente il punto di riferimento per qualsiasi nostra decisione.
Evidentemente, per ritornare a Dio, Maria ripropone il sentiero della preghiera (dove c e incontro, c’è dialogo) e la via della rinuncia, della penitenza. Infatti dove Dio è accolto come assoluto, c'è ridimensionamento di quelle posizioni umane dettate dall 'orgoglio e dalle altre passioni. Ripropone anche il cammino della riflessione individuale e comunitaria della parola del Signore, la contemplazione delle realtà ultraterrene, dove c’è la casa del Padre che attende tutti i suoi figli per l'eternità beata. E in questo senso che si spiegano i sacrifici, le
richieste di cappelle, di processioni e le formule di preghiere...
Possiamo dire che mediante le apparizioni mariane passano quei richiami che altrimenti non verrebbero neppure percepiti.
Le apparizioni diventano il canale di trasmissione di verità dimenticate, un canale più immediato e più facile, anche per coloro che sono lontani.
E spesso, chi si reca nei luoghi dove la Madre del Cielo si è degnata di apparire e di « risiedere » con una speciale presenza, sperimenta un tale richiamo e una tale forza d'amore che si ritrova improvvisamente sulla via della conversione.
Stranamente, l'incontro con Maria toglie ogni dubbio, ogni indecisione e ogni voglia di polemiche. Spesso si ripete quell'esperienza di Alphonse Ratisbonne, l'ebreo convertito a Sant'Andrea delle Fratte di Roma, che dopo la visione della Madonna della «medaglia miracolosa», confidò: «Non mi ha detto nulla, ma io ho capito tutto».


Condivisione della nostra vita
Però la Madonna sa benissimo che non basta far sostare le persone, parlare alloro cuore e proporre loro una prospettiva di vita diversa. Come madre, sa che occorre anche farsi carico della quotidianità umana dei suoi figli, di quella quotidianità ricca di difficoltà, di complicazioni, di stanchezze, di delusioni, di paure e anche di angosce. Nonché di tentazioni al male. La Madonna sa che il maligno attacca ogni giorno le anime per portarle alla perdizione.
E allora la sua maternità si manifesta nelle forme di rassicurazione, di protezione, di incoraggiamento, di tenerezza. Il suo sorriso è garanzia e consolazione dei cuori feriti e affranti. E’ Madre ed è Regina. Potente Regina, più potente del maligno.
Maria invita a non avere paura. A essere coraggiosi. Ed educa i suoi veggenti prima di tutti gli altri a essere tali. Lei è particolarmente attenta ai malati, alle persone più semplici, più umili, più disposte all'ascolto.
Ma soprattutto Maria è colei che « dialoga ». Non nel senso di un'amichevole chiacchierata, quanto dell'atteggiamento di condividere la vita del veggente. Gli preannuncia le sofferenze cui andrà incontro a causa della missione che lei gli affida e nello stesso tempo lo conforta e veglia sulla sua crescita fisica e spirituale. Neppure lei cambia il veggente in un solo incontro. Egli dovrà compiere il suo cammino di fede, tra successi e cadute. E anche quando non gli apparirà più, vuole che il veggente la senta sempre vicina, la porti nel cuore e non dubiti mai di lei, qualsiasi cosa accada.
Maria inoltre conosce bene la realtà della natura umana. La rigidità che certe persone assumono nelle loro posizioni, la durezza di alcuni cuori. E allora offre dei segni per confermare nella fede. Scriveva Jean Guitton che « la Vergine è venuta a rimediare a taluni eccessi della ragione, è venuta a correggere l'eccessivo razionalismo di alcuni ».
Ebbene questi segni possono articolarsi in forme diverse: interventi sulla natura circostante, ad esempio fenomeni nel sole, oppure guarigioni fisiche, per non parlare delle guarigioni psichiche e spirituali. Segni possono essere considerati anche le comunicazioni di messaggi e le predizioni di avvenimenti, la cui realizzazione può essere verificata storicamente. I segni delle conversioni, quelli... non possono essere documentati e conservati negli archivi.
Ma non sempre questi segni vengono da tutti percepiti. Talvolta la curiosità umana perde di vista la prospettiva spirituale per perdersi in discussioni su questo o quel segreto oppure sulle caratteristiche umane del veggente.
La scienza poi tende a elaborare a oltranza spiegazioni logiche che dovrebbero chiarire fisicamente i fenomeni apparsi come « segni » di conferma delle apparizioni. E allora il mistero delle apparizioni diventa per la scienza solo un fatto da analizzare, da sezionare, per trovarvi comunque una spiegazione naturale.
E invece le apparizioni sono un fenomeno o un mistero di fede, un fatto teologico e quindi da verificarsi con schemi di fede, anche se ci si può avvalere della scienza per sconfessare i falsi veggenti, sia che agiscano in buona o in cattiva fede.
Da quanto detto, le apparizioni mariane esulano dall'importanza delle verità dogmatiche per assumere semplicemente la forma di un aiuto concreto da parte di Dio all'umanità, che a volte ha bisogno di questi fatti speciali per scuotersi e ritornare a lui.
Forse il primo « miracolo » di Maria con le sue apparizioni è proprio quello di attrarre l'attenzione dell'umanità perché distolga, almeno per un momento, lo sguardo dalla materialità della propria esistenza e prenda in considerazione la possibilità e la convenienza di dare ad essa una diversa prospettiva e finalità.


Predilezione per i piccoli
Nell'incontro con Maria scompare o si attenua di molto l'orgoglio. Da qui si comprende come i più semplici, i più umili (anche di condizione sociale), i meno preparati culturalmente (anche da un punto di vista religioso) divengano gli interlocutori privilegiati di Maria. Sono essi, infatti, a riferire i messaggi, sia che li comprendano oppure no. Sono essi a esprimere i desideri della Vergine Santa e a invitare alla preghiera dandone per primi l'esempio: con un modo di pregare semplice, non affettato e senza pose da ispirati o fanatici. Il veggente, nonostante la sua esperienza soprannaturale, si situa sempre nell'ordinario.
Mentre molto spesso si riscontra una certa tendenza popolare a concentrarsi sui segni, sui miracoli, su specifiche frasi o su aspetti marginali del fenomeno stesso, nelle apparizioni emerge invece da parte di Maria un atteggiamento che privilegia soprattutto la sua « presenza personale » rispetto allo stesso messaggio.
E questo per un motivo molto semplice. Il messaggio base è già conosciuto per mezzo della Rivelazione che Dio ha dato all'uomo di ogni tempo. Maria, quando appare, non aggiunge contenuti nuovi né assume posizioni indipendenti o in contrasto con quelli di Cristo e della sua Chiesa.
Il suo, più che un atteggiamento caratterizzato da annunci ufficiali, vuole incoraggiare ad andare verso il Figlio, a compierne la volontà. E, concretamente, a non essere persone tristi o auto compiangenti, ma attive, generose, decise. Ricorda che l'incontro personale e comunitario con Gesù nella Chiesa è un momento decisivo che coinvolge tutta la persona e si riflette sull'eternità.
Ed è altrettanto importante rilevare infine che Maria, come Gesù, si pone accanto all'uomo, non sottraendolo alla sua realtà terrena con privilegi o particolari garanzie di immunità da sofferenze e prove, ma con la rassicurazione della sua vicinanza. Evitare al viandante le peripezie del viaggio e le sue incognite sarebbe come snaturare la caratteristica del viandante stesso, ledere la libertà delle persone e forzare inutilmente le leggi della natura.
Mettersi invece al fianco di chi sperimenta la precarietà dell'oggi e il timore dell'avvenire significa sottolineare che tutto quanto avviene nella nostra vita non è un fatto insignificante o il prodotto di un destino fatalistico. Tutto fa parte del misterioso disegno di Dio e tutto troverà una pienezza di valorizzazione in Cielo. Ed è ciò che ci suggerisce Maria durante questo cammino.


ALCUNE CONSIDERAZIONI PREVIE


Ora passiamo ad alcune considerazioni introduttive molto importanti, sia perché serviranno a eliminare possibilità di malintesi, così frequenti in questo campo, sia perché ci orienteranno verso criteri più esatti nell'interpretazione di questa apparizione, una delle più difficili, se non la più difficile in cui mi sono fino a ora imbattuto.
Cominciamo dal titolo di questo testo: La Madonna a Ghiaie di Bonate? Perché ha il punto interrogativo? Perché queste apparizioni non hanno ancora ottenuto il verdetto di autentica manifestazione soprannaturale da parte dell'autorità ecclesiastica competente, cioè dal vescovo di Bergamo.
Sua eccellenza monsignor Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo al tempo dei fatti di Ghiaie, espresse il 30 aprile 1948, a soli quattro anni dagli avvenimenti, il suo parere con queste parole: « Non consta della realtà delle apparizioni e rivelazioni della Beata Vergine Maria ad Adelaide Roncalli [così si chiama la veggente] a Ghiaie di Bonate nel maggio 1944 ».
Da allora questo giudizio è rimasto immutato. Ma che cosa vuole dire esattamente? Che valore ha?
Da come suona, molti, ecclesiastici compresi, hanno dedotto che l'autorità si sia pronunciata in modo negativo e definitivo sulle presunte apparizioni di Ghiaie. In realtà le cose non stanno così. Sostenere che la Chiesa abbia negato l'autenticità di quelle apparizioni non corrisponde a verità. Infatti un decreto ecclesiastico va studiato nella precisione delle sue espressioni e dei suoi
termini per dedurne l'esatta interpretazione. In questo campo il linguaggio ecclesiastico contempla tre formule per esprimere il suo giudizio e ciascuna enuncia una cosa diversa.
La prima formula suona così: « Non costa della realtà...». La seconda: « Consta della non realtà...». E la terza: « Consta della realtà...». Sembra un gioco di parole, quasi un indovinello, mentre esprimono tre atteggiamenti diversi.
Passiamo allora all'esame di queste espressioni per evidenziare le differenze che intercorrono fra di loro, cominciando dall'ultima nell'ordine del nostro elenco.
« Consta della realtà...». Questa è la formula affermativa. Riconosce ufficialmente la solidità e la veridicità degli argomenti e di conseguenza viene autorizzato il culto pubblico nel luogo delle apparizioni.
L'altra espressione: « Consta della non realtà... » è la decisione che afferma non essere vero nulla. Viene ufficialmente affermato che gli argomenti o le prove portati per sostenere la verità delle apparizioni non hanno alcun valore, perché basati su illusioni, allucinazioni o inganno. In pratica è stata riscontrata la falsità di quelle presunte apparizioni. Di conseguenza viene proibito il culto in quel luogo e i fedeli sono invitati a tenere seriamente conto di questo giudizio dell'autorità ecclesiastica. E questo non è il caso di Ghiaie di Bonate.
Infatti l'altra espressione, la prima del nostro elenco, suona così: « Non costa della realtà...», che è quella usata dal vescovo di Bergamo riguardo alle apparizioni di Ghiaie. Che cosa significa esattamente? A differenza delle altre due che esprimono un giudizio definitivo e sicuro, sia positivo sia negativo, questa formula non emette alcun giudizio definitivo. Vuole semplicemente dire che, allo stato attuale, cioè al tempo dell'emissione del verdetto, l'autorità ecclesiastica non riconosce sufficiente valore probativo agli argomenti portati a favore dell'apparizione. Quelli fino ad allora presi in esame non sono sufficienti per emettere un giudizio di certezza. Tutto qui.
Con questa formula non si nega che le apparizioni possano essere vere. Semplicemente si dice che il giudizio definitivo rimane in sospeso, in attesa di maggiore studio e valutazione dei fatti.
« Non consta che » non vuole dire che i fatti presi in considerazione siano falsi, né che nello svolgersi di quegli avvenimenti ci sia stato qualcosa contro il dogma o la morale o qualcosa di umanamente sconveniente, perché allora si sarebbe usata subito la formula negativa: « Consta che non...», cioè si è sicuri che è tutto falso.
In conclusione, per tornare al nostro caso, l'autorità ecclesiastica ha lasciato ufficialmente aperta la via alla riassunzione della pratica per uno studio più approfondito e diciamo pure più libero, essendo venuti a cadere alcuni pregiudizi che sembrano avere molto condizionato quel verdetto.
Per spiegare ancora meglio, può essersi verificato che il vescovo di allora, privatamente, come sembra, sia stato favorevole al riconoscimento delle apparizioni, ma come autorità ecclesiastica che deve dare certezze ufficiali, per evitare divisioni tra il clero e il popolo, abbia preferito rimandare il tutto ad altri tempi.
Sembra, infatti, che monsignor Bernareggi abbia confidato: « Io credo alle apparizioni, ma la commissione ha fermato, ha bloccato la questione. Fra dieci anni riprenderò la questione ». Cosa che non poté fare, perché morì prima.
Vengono riferite certe sue espressioni quali: « Quanto prima potrà sorgere anche alle Ghiaie il Santuario ». E al termine della sua lunga malattia confidò: « Forse ho sbagliato con le apparizioni, cosa dirà di me la Madonna? Pregate per me la Madonna delle Ghiaie. Ho un solo tormento: quello di avere ritardato la causa delle Ghiaie. Che dirà di me la Madonna?»
E si legge ancora che il vescovo nel suo testamento aveva affidato la questione delle apparizioni nelle mani del papa, ma gli avversari, quando lo pubblicarono, soppressero questo particolare.
A scanso di equivoci, ho trovato queste affermazioni nei libri che circolano liberamente e, a quanto sembra, non sono state smentite. Lasciamo la responsabilità agli autori.
Ma ritornando alle precisazioni riguardo al decreto vescovile, condividiamo ciò che monsignor Verzaroli, professore dell'Ateneo Lateranense di Roma, commentò nel novembre del 1948, sempre circa quel decreto: « Il decreto lascia quindi una libertà di cui sarà necessario usare con moderazione, perché non avvengano abusi, scandali, disobbedienze, ma teoreticamente la libertà è innegabile... Per quanto riguarda poi la convinzione personale e il culto privato non c'è alcuna proibizione, non avendo il decreto fatto nessun accenno in proposito. Quindi, privatamente e con i debiti riguardi, chiunque è libero di credervi e può anche, con retta intenzione, recarsi nel luogo delle apparizioni a pregare e a lodare la Vergine Santa ».
Monsignor Verzaroli aggiunge una nota interessantissima di cui pensiamo si dovrà tenere particolarmente conto. Scrive: « L'espressione "Non consta della realtà" si può usare anche nel caso che gli argomenti abbiano un valore grandissimo e siano tali da sfatare ogni ragionevole dubbio in contrario, ma date le circostanze speciali, in quel dato tempo, l'autorità non crede opportuna una dichiarazione ufficiale ». Il nostro studio ci porta seriamente a pensare che questo sia proprio il caso delle apparizioni di Ghiaie... E’ possibile allora mutare la sentenza « Non consta della realtà » in quella « Consta della realtà »? Certamente, proprio perché non è una sentenza definitiva! E di questa possibilità abbiamo una prova nel riconoscimento di un'apparizione relativamente recente e precisamente quella avvenuta a Beauraing (Belgio) nel 1932.
Questa apparizione fu in prima istanza giudicata con il classico « Non costa che » da parte della commissione episcopale di Malines. Ma il vescovo di Namur sotto la cui giurisdizione si trovava Beauraing si avvalse del diritto di avocare a sé la questione, riesaminò la cosa e giunse all'approvazione ufficiale. Questo per dire che il « Non consta che » non è un giudizio definitivo, ma rimane sempre modificabile.
Anzi c'è di più nella storia delle apparizioni. Un'apparizione già approvata ufficialmente dal vescovo diocesano può essere riesaminata dal vescovo suo successore, come si può dedurre da una lettera del papa Pio IX a monsignor Ginoulhiac, vescovo di Grenoble, in merito all'apparizione della Madonna a La Salette. Cosa che egli fece e ne riconfermò l'approvazione. Questo fatto dovrebbe tranquillizzare anche quei vescovi che temono eccessivamente la possibilità di un loro errore nell'approvare...
E il vescovo di Liegi di allora, monsignor Kerkhofs, alla cui giurisdizione apparteneva Banneux-Notre Dame (la Madonna dei Poveri, per intenderci, apparsa tra il 1932-1933), scriveva ancora prima di autenticare le apparizioni di Maria Santissima alla piccola Manette Beco: « Prima di tutto non è necessario aspettare una sentenza autentica della Chiesa per ammettere la verità delle apparizioni. Si possono accertare basandosi sopra uno studio personale dei fatti in se stessi, nel loro sviluppo o nei loro effetti... »
Abbiamo così spiegato il punto interrogativo del titolo e il fatto che, parlando di ciò che avvenne a Ghiaie nel lontano maggio 1944, non ci poniamo in contrasto, per nulla, con l'autorità ecclesiastica.
E a questo proposito dichiaro subito ed espressamente che questo mio studio non ha alcuna intenzione di condizionare la libertà dell'autorità ecclesiastica, né tanto meno di impegnarla in qualsiasi modo nei suoi futuri giudizi.
Da parte mia penso di potermi avvalere di quella libertà che a tutti è concessa di studiare i fatti, mettere a confronto le diverse fonti, vagliarne i giudizi e pesare le conclusioni. E di ciò che dirò mi assumo tutta la responsabilità.
Inoltre sia chiaro anche che non è mia intenzione entrare in polemica con nessuno, né offendere alcuno, vivo o morto che sia. Cosciente della fragilità umana di cui tutti siamo impregnati, lascio ogni giudizio morale solo a Dio che tutto conosce. E delle fragilità umane, terribilmente presenti nei fatti di Ghiaie, dirò il meno possibile. Ciò che voglio fare è tentare di raggiungere, per quanto sarà possibile, la verità. Innanzi tutto per onore della Madonna stessa, essendo lei la prima chiamata in causa. Poi per la veggente e per tutti noi. E’ la verità che cerchiamo, non tanto riportare alla luce debolezze ed errori. Ecco perché la storia che narrerò sarà incompleta. Volutamente incompleta, non solo per motivi di spazio e di impossibilità di accedere a tutti i documenti, ma soprattutto per i motivi appena accennati.
Confesso che ci sono tuttavia anche altri motivi che mi hanno spinto a intraprendere questa specie di « pellegrinaggio » alle Ghiaie. Non ultimo, anche se poco importante, un motivo sentimentale. Parlare di queste « vere o supposte apparizioni » è per me come riandare alla mia fanciullezza. Solo due anni di differenza con l'età della veggente e una ventina di chilometri di distanza tra i nostri rispettivi paesi ci separano. Parlavamo la stessa lingua, quella usata dalla Madonna, anche se con qualche parola o accento diverso. Avevamo in comune lo stesso retaggio religioso e culturale. Moltissime scene riportate mi sono familiari e rivivono ancora nel ricordo. Scene, abitudini e costumi ormai scomparsi ai nostri giorni. Ho notato anche che non tutte le traduzioni dal bergamasco all'italiano riflettono l'esattezza del senso originale. Tutto ciò mi ha spinto ulteriormente ad affrontare il racconto dì questa storia bellissima anche se molto triste.
Un altro motivo è stato offerto dagli ascoltatori di Radio Maria. Alcuni infatti mi domandavano: « Perché ci presenta sempre apparizioni della Madonna avvenute all'estero? Possibile che la Madonna non sia apparsa anche in Italia?»
Ricordo di avere letto che a Medjugorje fu domandato alla Madonna, attraverso i veggenti, perché non apparisse anche in Italia. E la risposta fu: « Sono apparsa, ma non mi hanno voluta ». Non intendo pronunciarmi sui fatti di Medjugorje né mettere la mano sul fuoco riguardo a questa risposta data dalla Madonna. La responsabilità, la lasciamo a chi ha scritto queste cose. Ma se la risposta fosse vera? Perché dai fatti di Ghiaie emerge anche l'invito a non apparire più, formulato espressamente dal vescovo alla veggente in occasione dell'ultima apparizione. E già che siamo in argomento, ci permettiamo di riportare questa curiosa testimonianza di una signora: « Io non andavo in chiesa da venticinque anni. Andai a Medjugorje più per curiosità che per altro. Quando mi trovai un pomeriggio, intorno alle ore 16, nella sala in cui avvenivano le apparizioni, di fronte alla sacrestia della chiesa parrocchiale, sentii una voce che diceva: "Io sono ancora a Ghiaie di Bonate". Mi meravigliai di quelle parole, perché non ero mai stata a Ghiaie e sentii solo parlare di quelle apparizioni quando avevo cinque anni e quel ricordo era svanito completamente ».
Ma non voglio mischiare i due avvenimenti. Lasciamo ai loro autori garantire la verità o meno di queste affermazioni. Non è certamente su queste che mi baso e possiamo benissimo farne a meno. Le ho riportate soltanto. Comunque sia, un dubbio mi è rimasto: E se fosse vero che la Madonna fosse apparsa a Ghiaie? E se fosse proprio vero che non l'hanno voluta? E se ancora facesse davvero sentire la sua presenza là dove si dice sia apparsa più di cinquant'anni fa? Questi interrogativi mi hanno spinto a entrare nel vivo della questione. Forse, inconsciamente, per tranquillità di coscienza.
Altro motivo immensamente più importante è il messaggio speciale e particolare che scaturisce da queste apparizioni. E’ un messaggio che riguarda la famiglia ed è rivolto alle famiglie. Per cui abbiamo pensato che, in questi tempi di negazione e di frantumazione del concetto e del valore stesso della famiglia, fosse utile ripresentare questo messaggio della Madre del Cielo per ridare ai giovani e ai meno giovani la fiducia in questo caposaldo della vita umana e della Chiesa. Ci sembra necessario che essi, al di là di ogni attuale condizionamento culturale, riprendano a credere che è possibile creare una vera famiglia come il Signore l'ha ideata e in grado di costituire il punto di riferimento per se stessi e per i propri figli. Infatti questo è ciò che la Madonna è venuta a dire più di mezzo secolo fa, quando il senso della famiglia era ancora abbastanza forte. Ma lei, come sempre, precede gli avvenimenti per prepararci e non lasciarci travolgere. Maria appare con san Giuseppe e il Bambino per offrire la sua famiglia come esempio e modello. Nello stesso tempo ci confida che cosa si debba fare per raggiungere questo ideale, assicurandoci il suo aiuto e la sua protezione.
Sappiamo che il cardinale Schuster, arcivescovo di Milano in quei tempi, papa Pio XII e papa Giovanni XXIII erano privatamente favorevoli. Per brevità riportiamo solo un'espressione di papa Giovanni XXIII: « Che cosa aspettano quei di Bergamo a fare il trionfo delle apparizioni della Madonna delle Ghiaie?»
Ulteriore motivo che ci ha incoraggiato a compiere questo studio e presentazione fu la decisione del papa attuale di fare inserire nel serto delle litanie lauretane la nuova invocazione: « Regina della Famiglia».
Il papa volle che questa invocazione, già in uso nei fedeli della Madonna di Ghiaie, fosse posta dopo quella di « Regina del Santo Rosario », forse per ricordare che proprio la recita quotidiana del santo rosario all'interno della famiglia può essere quell'elemento di forza che garantisce la compattezza e la santità della stessa. Inoltre questa invocazione fu posta prima di « Regina della Pace », divenendo ulteriore richiamo perché la pace nel mondo deriva dalla pace che regna nelle famiglie.
Per la storia, fu monsignor Macchi, arcivescovo delegato pontificio per il santuario di Loreto, colui che espresse il desiderio al papa perché venisse posto in rilievo il legame tra la Vergine Maria e la famiglia dei cristiani. « Contro i continui attacchi alla istituzione familiare è necessario che almeno i cristiani si sentano sostenuti e accompagnati nella loro quotidiana battaglia e nell'impegno per condurre la loro famiglia nella linea indicata dalla fede... Aggiungere alle litanie lauretane l'invocazione "Regina della Famiglia" può essere un segno, un momento intenso in cui ritrovare la certezza ideale e la forza concreta per costruire ogni giorno la propria vita familiare », così si esprimeva monsignor Macchi.
Inutile dirvi che questo avvenimento suonò come ulteriore conferma a proseguire nello studio di questa apparizione.
E ultimo motivo per cui mi accingo a riproporre questa vera o presunta apparizione, è quello di offrire alla veggente, tuttora in vita, e a tutti coloro che da vicino o da lontano vi hanno preso parte, l'occasione di rivivere, a distanza di anni, quella storia meravigliosa che costituì uno dei periodi più belli e intensi della loro esistenza: il sapere che la Madonna era venuta più volte a visitarli.


Prima però di iniziare il racconto, mi sembra giusto accennare ad alcune difficoltà o perplessità che « l'affare Ghiaie», come fu definito, presenta alla considerazione di chi si avvicina. E queste difficoltà provengono soprattutto da due persone: dalla veggente, che allora aveva sette anni, e dal sacerdote che spontaneamente, senza incarico, volle seguire quei fatti, ritenendoli interessanti oggetto di studio.
Per quanto riguarda la veggente: fu detto e si continua a dire, adducendo la prova scritta, che Adelaide Roncalli ritrattasse tutto alcuni mesi dopo la fine delle apparizioni, dicendo che aveva mentito. E questo, per almeno tre volte.
A scanso di equivoci, con tutta sicurezza, senza paura di smentita, possiamo affermare che la veggente non ha mai ritrattato. Almeno liberamente. Lei ha sempre sostenuto che ciò che aveva detto era vero, che la Madonna le era veramente apparsa.
Che dire allora della sua ritrattazione scritta e poi di quella orale davanti alla commissione di inchiesta?
Effettivamente tali ritrattazioni ci furono, ma non hanno alcun valore, perché estorte sotto pressione morale, mediante minacce, raggiri e inganni. Tanto è vero che appena fu libera, Adelaide ritrattò la negazione e lo fece anche ufficialmente di fronte a un notaio.
Lo stesso papa Giovanni XXIII ne venne a conoscenza.
Riportiamo qualche stralcio di una sua lettera dell'8 luglio 1960 all'amico bergamasco monsignor Giuseppe Battaglia, vescovo di Faenza, che voleva interessare direttamente il papa sulle apparizioni di Ghiaie:
« Cara eccellenza», scriveva il papa, « circa l'affare Ghiaie comprendete che sia da cominciare non dal vertice, ma dal piano, e non toccare chi deve pronunciare non la prima, ma l'ultima parola. Più che di sostanza, qui devesi tenere conto delle circostanze che vanno studiate e tenute in gran conto. Ciò che vale in subiecta materia è la testimonianza della veggente; e la fondatezza di quanto ancora asserisce a ventun anni e in conformità alla sua prima asserzione a sette anni e ritirata in seguito alle minacce, alle paure dell'inferno fattele da qualcuno. Ma pare che insista quel terrore di quelle minacce... »
Dopo questa testimonianza di papa Giovanni che non vogliamo spiegare e commentare perché preferiamo sottacere il più possibile queste cose, trascriviamo due brevi testimonianze della veggente stessa, che palesano le difficoltà suscitate dal sacerdote:
« Quando firmai quella lettera che mi aveva lui stesso
[don Luigi Cortesi] dettata assicurandomi che era riservata solo a lui, dentro di me sentii subito che quello che avevo scritto era falso. Ma ormai don Cortesi si era presa la lettera firmata. Rividi quella lettera nel giorno del mio interrogatorio sul tavolo dei giudici della Curia di Bergamo e dopo il giuramento prestato di dire tutta la verità [allora aveva dieci anni] compresi ancora di più che ero stata ingannata da don Cortesi. Che cosa mi restava di fare? Potevo osare di denunciare davanti a tanti preti don Cortesi come falso? Preferii tacere e piangere... »
Seconda testimonianza della veggente: « Io sentivo soltanto don Cortesi che mi diceva sempre che ogni mia visione era peccato e non la finiva mai. Non ho mai avuto mezzo di parlare con altri sacerdoti che con lui. Io essendo piccolina e sempre in quell'ambiente così teso [era relegata in un convento di suore], non sapevo che fare. Don Cortesi non la finiva mai di dirmi che facevo peccato dicendo di sì e che dovevo smetterla di ingannare la gente perché facevo fare ad essa altrettanti peccati. Ero piccola e ho pensato ai molti peccati che avrebbero fatto a causa mia e mi ha fatto dire per forza di no ». Questa testimonianza di Adelaide risale al marzo 1954, quindi a dieci anni dalle apparizioni.
Da parte mia nessun commento. Ciascuno può capire da sé quale valore avessero quelle ritrattazioni imposte alla veggente. E nessuno potrà mai capire le sofferenze lancinanti che Adelaide, fin da bambina, si portò dentro, ritenendosi traditrice della Madonna, anzi « un Giuda », come si espresse lei. E sofferenze del genere non possono non segnare per tutta la vita.
Purtroppo i giudici presero sul serio quelle negazioni. Probabilmente non pensarono che bisognava essere molto cauti in situazioni del genere, dato che ci furono casi analoghi in precedenti apparizioni, dove i veggenti negarono la verità sotto la pressione di minacce spirituali. Ad esempio, Massimino, il veggente di La Salette, negò di avere visto la
Madonna, mettendo in crisi lo stesso santo curato d'Ars, che per alcuni anni non ci credette più, ma poi tornò a credere, dopo avere chiesto tre « segni » alla Madonna.
Ma Massimino non fu il solo. E possiamo dire che nessuno di essi, per quello che conosciamo, fu sottoposto al procedimento di distruzione morale, psichica e fisica a cui fu sottoposta Adelaide Roncalli, che, sequestrata in convento, non poteva essere difesa da alcuno.
Ma c'è un'altra difficoltà riguardante la veggente. Almeno a quel tempo fu ritenuta tale da scandalizzare gli inquirenti. La difficoltà - di cui noi oggi sorridiamo - era costituita dai difetti, dai capricci, dalle ostinazioni e da alcune piccole vanità della piccola Adelaide.
Studiando il caso Ghiaie, si ha l'impressione che molti contemporanei si siano mossi partendo da concezioni e da schemi prefissati, non del tutto corrispondenti alla realtà. Diciamo pure che consideravano l'avvenimento condizionati da posizioni equivoche. E in queste circostanze, per prendere abbagli, non c'è di peggio che la mancanza di libertà interiore.
Viene da pensare che si sia voluto considerare queste apparizioni sullo schema di quelle di Lourdes o di Fatima. Diciamo pure « vecchia maniera », perché un tempo si sottacevano o si sorvolava sui difetti dei veggenti per presentarli, falsamente, come dei santi in erba.
E la piccola veggente di Ghiaie è stata, anche se a volte inconsciamente, messa troppo spesso a paragone con altre veggenti ritenute più sante. Certamente, se raffrontata con Giacinta di Fatima, che al tempo delle apparizioni aveva la sua stessa età, Adelaide esce apparentemente perdente. Ma ognuno ha i suoi doni e le circostanze concrete in cui vive sono diverse. Comunque, santità a parte, la verità delle apparizioni non dipende dal carattere o genere di vita dei veggenti. I veggenti di La Salette ne sono la prova più eclatante con la loro vita alquanto irrequieta e burrascosa.
Purtroppo dobbiamo riconoscere che i teologi hanno codificato troppo i comportamenti nei fenomeni mistici e nelle rivelazioni private. Hanno stabilito loro come devono avvenire le « estasi » dei veggenti, come deve essere la loro vita prima, durante e dopo i favori celesti. Ne hanno fatto degli schemi assoluti, stabilendoli come criteri di giudizio per raggiungere la verità. E, stranamente, sia pure in buona fede, giungono a pretendere dalla Madonna alcuni comportamenti secondo i loro canoni.
Per fortuna la Madonna ha sempre dimostrato di sentirsi libera da ogni schema e di agire, volta per volta, in modi diversi, adattandosi ai tempi, ai luoghi, alle culture e soprattutto alle persone. Lei è libera nello scegliere le modalità; modalità che si ripetono in alcuni casi e in altri no. C'è sempre una grande varietà tra un'apparizione e un' altra, anche se non sembra o non appare a prima vista.
Si è fatto un criterio assoluto, ad esempio, della salute psicofisica della veggente e della sua famiglia. Eppure la Madonna è apparsa anche a figli di alcolizzati. Del resto qualche tara ereditaria l'abbiamo tutti, in misura più o meno accentuata. E perché tali bambini dovrebbero essere discriminati dall'amore della loro Madre del Cielo?
Spesso si è preteso che già da prima delle apparizioni i veggenti fossero dei modellini di santità e di ogni virtù, che nel periodo delle apparizioni avessero già raggiunto la perfezione e che, in seguito, tutta la loro esistenza facesse concorrenza a quella degli angeli. Si esigeva che fossero in tutto e per tutto coerenti ai messaggi ricevuti dal Cielo e che non dovessero sposarsi perché si diceva: « Chi ha visto la Madonna non può sposarsi ». Come se lo sposo o la sposa del veggente entrasse in competizione con Maria Santissima.
In realtà, la Madonna non ha paura di scegliere i suoi confidenti dalla « strada comune » e quotidiana della vita. Non ha paura di prendere i veggenti così come sono, con le loro tare familiari, con i loro difetti, le loro passioncelle, le loro sgradevolezze o le loro meschinità. Proprio come il suo Gesù ha scelto i suoi discepoli dalla « strada », così come si trovavano, con la loro rozzezza e ignoranza.


Maria Santissima ha inoltre dimostrato di rispettare moltissimo i veggenti, specialmente se sono bambini, nelle diverse fasi della loro età evolutiva. Se sono piccoli, li lascia piccoli. Non li fa diventare adulti tutto in un colpo. Rispetta il loro sviluppo mentale, fisico, psichico e anche spirituale lei sa benissimo che anche loro hanno un cammino da fare. E non esige da essi accelerazioni. Non toglie loro i difetti o le tentazioni. Li invita e li incoraggia a superarli, a correggersi. Non li esime dallo sforzo quotidiano, non interviene per evitare loro cadute e il dovere di ricominciare da capo. Sono i veggenti stessi che dovranno rimediare ai propri difetti. Proprio come tutti gli altri.
E permette perfino che la trasmissione dei suoi messaggi a volte sia condizionata, almeno parzialmente, dalla loro fragilità, dalla loro stanchezza, dai loro stati l'animo, dalla loro sensibilità, dalla loro capacità conoscitiva. Permette addirittura che talvolta dimentichino, che si confondano tra un'apparizione e l'altra, che non afferrino bene il significato di qualche parola o di qualche concetto e che trasmettano parzialmente deformato in qualche dettaglio ciò che lei ha rivelato loro.
E non impedisce che, in qualche modo, possa entrare in gioco la loro fantasia, il loro ragionamento e persino la loro interpretazione. Lascia che in certi momenti la pressione della folla li confonda, almeno temporaneamente, e li suggestioni con interpretazioni e cose che mai la Madonna si era sognata di dire, ma che il veggente, nella confusione mentale che gli hanno creato, pensa di avere udito. Per non parlare di palesi contraddizioni e di variazioni di particolari nelle diverse descrizioni.
E permette che qualche veggente, affranto dalla stanchezza, dal logorio nervoso e dalla solitudine, giunga perfino
a dire che non ha visto né udito niente, pur di essere lasciato un po' in pace... Sì, tutto questo può permettere la Madonna, e altro ancora. E allora vorremmo per questo farne a lei una colpa, dato che a noi non piace? O concludere che la Madonna non è apparsa e che. i veggenti si sono inventato tutto, coscientemente o incoscientemente? O accusare la Vergine Santa di non essere stata abbastanza chiara e di non averci dato sufficienti prove?
Forse alcune apparizioni in questo secolo sono state troppo facilmente accantonate... in attesa difatti nuovi... quali? E quali sarebbero quelli convincenti? Non si sa.
Non si può dimenticare che non tutte le apparizioni sono uguali o rivestono la stessa importanza e lo stesso ambito. Inoltre si ha l'impressione che nel giudicare questa o quell'apparizione non si sia tenuta in debito conto l'esperienza del passato in materia. Ci sono state apparizioni riconosciute come autentiche dalla Chiesa, eppure non mancarono difficoltà, dubbi, incomprensioni e calunnie e, naturalmente, posizioni preconcette e ingiustificate. Ritengo che la conoscenza di quei fatti avrebbe giovato non poco, se non altro a inclinare verso una maggiore prudenza, dato che il Signore può illuminare anche attraverso le esperienze altrui. Forse è stato disatteso lo studio comparativo che avrebbe aiutato a vagliare con maggiore acutezza i procedimenti da adottare, nei riguardi sia dei veggenti sia dei fatti stessi.
Con questa « proposta di riflessione » vorrei che rivivessimo assieme, con la mente e il cuore libero da ogni pregiudizio e da ogni diffidenza, quei fatti accaduti a Ghiaie di Bonate nel 1944. Con verità e pacatezza per non lasciare cadere nel vuoto un grande dono di Dio e della sua Santissima Madre, qualora sia veramente accaduto.

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