Maria a Medjugorje Messaggio del 2 giugno 2008:Cari figli, io sono con voi per la grazia di Dio: per farvi diventare grandi, grandi nella fede e nell’amore, tutti voi. Voi il cui cuore, il peccato e la colpa ha fatto diventare duro come la pietra. Invece voi anime devote, voglio illuminare con una nuova luce. Pregate che la mia preghiera possa trovare i cuori aperti per poterli illuminare con la forza della fede e aprire nuove vie di amore e di speranza. Siate perseveranti. Io sarò con voi.

Ghiaie di Bonate: SECONDA APPARIZIONE






sabato 13 maggio 1944


Come sempre, ogni apparizione della Vergine su questa terra si innesta su qualche fatto precedente. Anche quella di Ghiaie parte da una storia di vocazione religiosa, da una rinuncia, dalla storia di un piccolo quadro.
Chi ce la racconta è la cugina nonché madrina di battesimo di Adelaide Roncalli. Si chiama Annunciata Roncalli, chiamata per brevità Nunziata. Così ricorda l'antefatto a chi le domandò come ebbe l'idea di fare l'altarino sulla rampa delle scale.
« La storia dell'altarino è così: io ero a Milano infermiera in un sanatorio, ma dopo nove anni dovetti lasciare il posto per tornare a casa, perché le mie due sorelle andavano suore e non c'era nessuno con i genitori. Tornai il 19 marzo 1944; in casa mi guardavo attorno e trovai che c’erano molte cose da sistemare e riordinare. Quando si trattò di imbiancare le pareti lungo le scale (passaggio obbligato per tutte le famiglie del nostro caseggiato), dovetti trasportare sul solaio le gabbiette degli uccelli che mio padre teneva sul pianerottolo, tra la prima e la seconda rampa, sopra una sporgenza del muro. Ma dopo l'imbiancatura fatta da me, perché nelle nostre case dovevamo arrangiarci a fare un po' di tutto, non riportai le gabbie su quel bel ripiano, perché lo trasformai in altarino. Mio padre protestò, ma io gli dissi: "Ormai le gabbie sono trasportate. Puoi lasciarle là sul solaio". Da un po' di tempo io coltivavo il desiderio di trasformare quel ripiano in altarino, perché noi della frazione Torchio siamo lontani dalla chiesa di Ghiaie e non tutte le sere possiamo andarci per la funzione del mese di maggio. Pensai: "L'altarino sarà un richiamo alla Madonna" e per questo avevo ritagliato dal Pro famitia [giornaletto religioso] un immagine della Madonna di Lourdes e ne avevo fatto un quadretto, che poi appesi sulla parete sopra il ripiano. Pensavo con soddisfazione che chi saliva le scale l'avrebbe salutata anche solo con una giaculatoria ed erano tanti i bambini che passavano su quelle scale per andare nelle camere da letto, tutte poste sul lungo terrazzo. C'erano tutti i figli della famiglia di mio cugino Enrico Roncalli, otto fra cui Adelaide; un'altra famiglia con cinque bambini... Per mettere i fiori sull'altarino presi dei barattoli di latta della conserva di pomodoro e li avevo smaltati all'esterno col pennello ».
Una parola di commento a queste parole di Nunziata può essere utile, per capire meglio la situazione descritta, a quelle persone che non sono vissute in quei tempi così difficili e inimmaginabili per le giovani generazioni.
La povertà era grande non solo a causa della guerra, ma anche perché non si era raggiunto lo sviluppo industriale sufficiente per dare lavoro a tutti, soprattutto alle donne. Si viveva dei prodotti della terra, e di denaro non ne circolava molto. Solo quello procurato da chi riusciva a lavorare in qualche industria o nelle città come domestico o infermiere. Le famiglie erano ricche di bambini.
Erano tempi in cui i giovani non pensavano al loro avvenire soltanto in proiezione matrimoniale, ma si domandavano anche se, per caso, il Signore non li chiamasse alla vita sacerdotale o religiosa. Ecco perché Nunziata, dopo nove anni di lavoro in sanatorio, fu costretta a tornare a casa: due delle sue sorelle avevano deciso di farsi suore, lasciando i genitori privi del loro aiuto.
Chi partiva sapeva che lasciava tutto il peso a chi restava, ma era sicuro anche che quasi sempre i fratelli e le sorelle accettavano di buon grado di sobbarcarsi il lavoro e le preoccupazioni di chi partiva, sentendosi onorati che il Signore avesse chiamato qualcuno della loro famiglia.
Nunziata ci rivela che, dopo avere messo mano all'imbiancatura della casa (e la festa di Pasqua era sempre un'occasione per queste cose), coltivava il desiderio di trasformare in altarino il ripiano delle scale in comune. Trasformare in altarino significava porre alla parete un quadretto o una statua, con una piccola mensola sotto per metterci i vasetti di fiori, dopo averla ricoperta con qualche pizzo o centrino. E questi altarini servivano anche per piccoli raduni di preghiera e davano un segno di presenza della Madonna e della sua protezione materna.
In modo particolare si dirigevano alla Vergine Santa le espressioni di saluto e le invocazioni di aiuto, raccomandando soprattutto i familiari lontani, in guerra, le anime sante del Purgatorio e la salute. Ma i bambini avevano sempre un posto speciale nelle preghiere delle mamme, così oberate di lavoro e di preoccupazioni per i molti figli.
Erano tempi in cui i bambini, appena cresciuti, dovevano imparare a badare a se stessi. I figli più grandi dovevano stare attenti ai più piccoli, anche se a mala pena riuscivano a prenderli in braccio. Erano tempi in cui le malattie erano sempre in agguato e non c'erano tanti mezzi per curarle se non i tradizionali rimedi caserecci. E i bimbi erano, per forza di cose, lasciati spesso soli, col rischio che si mettessero nei pericoli, specialmente con gli attrezzi agricoli più grossi di loro. E così le mamme li raccomandavano alla tenera Madre del Cielo che, appunto perché del Cielo, poteva essere contemporaneamente dovunque e prendersi cura dei loro piccoli, come aveva fatto con il piccolo Gesù. Anzi di più, perché il piccolo Gesù era sempre buono e ubbidiente, mentre i loro figli andavano sempre in cerca di guai e di pericoli, appena esse distoglievano l'occhio. Insomma per i loro bambini non era sufficiente l'angelo custode...: occorreva sempre anche una mamma extra e sempre vicina. E lei lo poteva fare anche perché non le sfuggiva nulla. E così la Madonna, dal mattino alla sera, doveva vegliare su tutti quei piccoli, chiamando in aiuto tanti angeli, in supplemento alloro titolare angelo custode, che non ce la faceva da solo... E poi quegli altarini servivano anche ai bambini, perché, fin da piccoli, imparassero ad amare e a salutare l'altra madre, quella del Cielo. Cosa che essi puntualmente facevano e, magari di corsa, qualche piccolo bacio con la manina, glielo mandavano sempre. Ecco perché Nunziata confida: « Pensavo con soddisfazione che chi saliva le scale l'avrebbe salutata anche solo con una giaculatoria ed erano tanti i bambini che passavano su quelle scale per andare nelle camere da letto, tutte poste sul lungo terrazzo ».
Quel 13 maggio era di sabato. Era l'anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima nel 1917. Adelaide Roncalli, di sette anni, la quinta di otto figli (in ordine decrescente d'età: Caterina, Vittoria, Maria, Luigi, Adelaide, Palmina, Nunziatina, Romanina), non pensava certamente a questa ricorrenza e forse non sapeva o non si ricordava che alcune settimane prima il santo padre Pio XII aveva sollecitato una nuova crociata di preghiere a Maria Santissima per ottenere il dono della pace. Il papa aveva poi concluso l'invito con la raccomandazione di non scoraggiarsi: « E sebbene ancora la tanto sperata pace non abbia arriso alle nostre suppliche e ai nostri voti, non per questo bisogna abbattersi e perdersi di speranza... »
La sera di quel sabato, verso le 17.30, Nunziata scorge Adelaide in cortile. Era affamata e in casa aveva dato noia alla mamma, perché la minestra non era ancora pronta. La mamma aveva perso la pazienza e l'aveva spedita fuori. Era ritornata da poco dal paese dove era stata alla lezione di catechismo (la cosiddetta dottrina o dottrinetta) dalle suore in preparazione alla Prima Comunione.
Nunziata allora le dice: « Adelaide, vai giù nel prato a cogliere fiori che metteremo nei vasi davanti alla Madonna sulle scale ».
« Io avevo appena finito di sistemare il mio nuovo altarino », narra Nunziata, « e ci avevo messo perfino una tovaglietta di pizzo per ornamento e i vasi, ancora vuoti, richiedevano qualche fiore. Poi io partii verso la parrocchia con la sorella maggiore di Adelaide, Caterina, chiamata di solito Catì, e con le altre ragazze della frazione. Nessuno dei piccoli andava alla parrocchia per la funzione perché troppo distante per loro ».
Intanto Adelaide si era già trovata chi andasse con lei a raccogliere fiori per la Madonna. All'invito avevano risposto Elisabetta Masper, detta Bettina, di dieci anni; Severa Marcolini chiamata anche « Patatì » (cioè patatina), pure di dieci anni, e le sue sorelle Giulia, Cesarina e Franca.
Si accodarono anche due sorelline di Adelaide: Palmina di sei anni e Nunziatina di cinque. Quelle che maggiormente interessano per la nostra storia sono le prime due del gruppo, Bettina e Severa, e la piccola Palmina.
Adelaide prende la piccola carriola costruita dal babbo per far giocare i piccoli. In quella vi avrebbero messo i fiori. Ma nell'andata Adelaide, che amava farsi condurre a passeggio su di essa, vi montò sopra e toccò a Severa l'onore di condurla... E così il gruppetto vociante prende il viottolo che portava verso i campi: una brutta stradicciola campestre, piena di grossi ciottoli. Dopo pochi passi, giungono davanti a un modesto rigagnolo che tagliava il viottolo. Più che un rigagnolo, è un fascio di fili di acqua che non può essere attraversato con la carriola a pieno carico. Adelaide smonta e aiuta Severa a portare la carriola oltre, cercando di posare i piedi sui ciottoli emergenti per non bagnarsi i piedi. Superato l'ostacolo, Adelaide si rimette nella sua carriola e proseguono tutte verso l'aperta campagna. Qui il gruppetto si disperde nei dintorni in cerca di fiori campestri.


Prima però di continuare il racconto della prima apparizione, non possiamo non premettere quattro osservazioni per non interrompere la narrazione in seguito.
La prima è questa: si noterà una certa lunghezza nell'esporre le vicende. Perfino una meticolosità che può appesantire il ritmo del racconto. Ne sono cosciente, ma ho dovuto farlo affinché il lettore si rendesse conto a quale stress, a quale logorio psicofisico e a quale bombardamento di richieste la bambina fosse esposta in continuazione fino ai limiti dell'esasperazione e del crollo psicofisico.
Seconda osservazione: ho cercato di tradurre letteralmente le espressioni delle bambine e dei familiari per conservarne, il più possibile, il sapore e la freschezza originale, naturalmente a scapito della grammatica e della sintassi italiana. Tutti parlano in bergamasco.
Terza osservazione: ho preso la maggior parte del racconto, nel suo svolgersi giorno per giorno, da ciò che scrisse don Luigi Cortesi, giovane e brillante professore di filosofia del seminario di Bergamo. Praticamente fu l'unico che mise per iscritto, sin dai primi giorni, le vicende delle apparizioni. Effettivamente don Cortesi poté parlare direttamente con Adelaide per la prima volta solo il venerdì 19 maggio, dopo la settima apparizione, ma, interessato al caso, non mancò di ricostruire tutta la vicenda anche nelle fasi precedenti, interrogando sia la veggente sia altri testimoni, come risulta dai suoi libri. Non mancò anche di annotare scrupolosamente le sue reazioni personali. Di ciò che scrisse e pubblicò riportiamo moltissimi brani alla lettera. E’ dovere, naturalmente, porsi la domanda: quanto valore di attendibilità hanno le sue relazioni? Mi sembra che in generale, tutto sommato, siano attendibili, anche se alcuni punti non possono non lasciare dubbiosi o perplessi, specialmente quando subentrano altre fonti che lui riporta. Questa attendibilità riguarda i racconti, la cronaca, lo svolgimento degli avvenimenti, non le conclusioni e i giudizi che egli dà e che non sempre possiamo condividere.
Per questo, mi sembra utile riportare un passo dello stesso don Cortesi: « Restava da fare lo studio del contenuto e della storia delle visioni. Aspettai che alcuno fosse deputato a cosiffatto lavoro fondamentale, massacrante. Ma non si poteva aspettare a lungo, giacché, allontanandosi dai fatti, la memoria di Adelaide e dei testimoni si sarebbe irrimediabilmente oscurata. Allora per la confidenza e la consuetudine che aveva con me la piccina, per le amicizie che avevo contratto alle Ghiaie, per l'ampia esperienza personale che avevo dei fatti, mi credetti in grado di assumermi quel lavoro... Così interrogando ripetutamente, sistematicamente la piccina, raccogliendo deposizioni orali o sollecitando relazioni scritte da tutti quelli, vicini o lontani, che avevano intimamente partecipato ai fatti e sfruttando il mio diario personale, potei compilare questo studio...». E conclude con la seguente nota: « Questo devo dire non certo per aggiudicarmi tutto il merito di quello che feci di buono, ma per addossare sulle mie spalle di privato tutte le responsabilità di quello che feci e feci male, di quello che feci e che non dovevo fare, di quello che non feci e che dovevo fare ».
Quarta osservazione, che diviene consiglio: per ora il lettore si accontenti di seguire lo svolgersi dei fatti, di prendere atto delle parole che la veggente pronuncia con grande sforzo e sempre e solo su richiesta, senza tirare conclusioni premature. Prenda atto soltanto. Nella seconda parte, commenteremo i messaggi cercando di interpretare e comprenderne il significato, che a volte affiora con fatica, inquadrando le singole parti nell'insieme. Se non si tiene conto delle tante componenti che entrano nella struttura delle apparizioni, si corre il rischio di fraintendere tutto. Dico subito che queste apparizioni presentano particolari difficoltà di interpretazione, ma non posso negare che siano fra le più affascinanti. La Madonna ha come interlocutrice una bimbetta di sette anni e nelle sue rivelazioni non può dilungarsi né entrare in discussioni teologiche. E la bambina capta e riceve i messaggi come può. Toccherà poi a chi di dovere interpretarli, affinarli, metterli al posto giusto e con le parole giuste. Altrimenti gli adulti e i teologi che ci stanno a fare? Niente giudizi prematuri dunque. Lo studio sarà completo solo se seguito fino alla fine, con pazienza.


Ora ritorniamo alla narrazione della prima apparizione. Il gruppetto delle bambine si disperde, ciascuna per sé, in cerca di fiori per la Madonna. C'è una siepe a difesa dei campi del signor Colleoni, una fitta siepe disuguale di robinie, di sambuchi, di biancospini. Ad Adelaide piacciono i grossi fiori di sambuco e si accosta per coglierne uno. Alla sua destra, a un paio di metri circa, Bettina è intenta al medesimo lavoro; una decina di metri più avanti Severa, la Patatì, e le altre amiche sono anch'esse alla ricerca di fiori sulla stessa siepe. Fra Bettina e Severa si trova Palmina, la sorellina di Adelaide.
Ma il fiore di sambuco che Adelaide ha adocchiato è troppo in alto per lei e rimane ad ammirarlo, con rimpianto. Quando improvvisamente scorge, lontano nel cielo, in quella direzione, un puntino d'oro che si ingrandisce a mano a mano che si avvicina fino a diventare un globo di luce. Giunto vicino a lei, assume una forma ovale, di intensità sfumante verso i margini.
La piccola è presa dalla paura, vuole fuggire verso casa e muove un passo verso quella direzione, ma si sente piegare le ginocchia. Il suo viso si fa cianotico. Ma poi, come incantata, rimane immobile con gli occhi fissi al cielo. Stringe ancora nella mano i fiori raccolti e a tratti incrocia le braccia sul petto.
Bettina si accorge presto dello stato di Adelaide e la chiama ma, non ottenendo risposta, grida a Severa: « Severa, tu, Severa, vieni a vedere l'Adelaide, guarda com’è diventata l'Adelaide! »
Severa accorre subito, guarda Adelaide e la vede un poco morda, cioè livida, con gli occhi fissi verso l'alto, immobile. La prende allora per un braccio e la scuote, la chiama ripetutamente. Tutto inutile... Adelaide non risponde e non si muove. Allora alla curiosità subentra la paura: « Adelaide, tu, tu, Adelaide, che cosa hai? Ti senti male? Che cosa vedi? Adelaide, tu, tu...»
Ma Adelaide non fa alcun cenno di movimento o di risposta. Le bambine si rendono conto che bisogna avvertire qualcuno, ma nel frattempo la piccola Palmina, impaurita, era già sgambettata a casa per avvertire la mamma: « Tu, mamma, l'Adelaide è morta in piedi». Simpatica questa definizione dell'estasi da parte di una bambina di sei anni.
La mamma, che stava al focolare intenta a riattizzare il fuoco per quella minestra che non cuoceva mai perché quella legna mandava solo fumo, non dà peso alla cosa e risponde senza voltarsi: « Guarda che l'Adelaide, se fosse morta, non sarebbe in piedi; vedrai che tornerà a casa da sola. Di' all 'Adelaide che venga a mangiare la minestra».
Mentre si svolgeva questa scena in casa, Adelaide continuava nel suo stato estatico di « morta in piedi ». Le compagne, inchiodate dalla meraviglia e dalla paura, osservavano il movimento delle sue braccia: prima incrociate sul petto, ora pendevano lungo i fianchi, come abbandonate, congiunte sul grembo. Tutte attorno a lei, ora non la toccano più e non le dicono più nulla.
Sopraggiungono però in quel momento Maria, sorella di Adelaide, e Mariolina Masper, che erano partite poco prima di Adelaide per tagliare un po' di erba per gli animali.
« Maria, Maria, vieni a vedere la tua Adelaide », gridano Bettina e Severa e mettono al corrente del fatto le due ragazze più grandi. Ma intanto la visione stava per finire e Adelaide stava ridiventando normale.
Maria si avvicina e, vedendo sua sorella come sempre, pensa subito che sia stato uno scherzo e la prende in giro con queste parole: « Dai, dai, pirola, non combinarmene più! », e continua impassibile la sua strada caricandosi l'erba raccolta.
Pirola era il nome di una povera donna del paese cieca da un occhio. Quel nome era diventato il soprannome scherzoso appioppato ad Adelaide, perché l'anno precedente stava per perdere l'occhio destro a causa di un enorme foruncolo formatosi sulla palpebra superiore.
Le compagne di Adelaide rimangono deluse nel vedere l'indifferenza delle due ragazze più grandi dalle quali speravano di ottenere aiuto. Quando Adelaide dopo dieci minuti circa ritorna in sé, si rende subito conto dello stato di preoccupazione e di attesa delle amichette che, impaurite, le sono tutte attorno. Sta tremando tutta e balbetta parole che nessuna capisce. La accompagnano alla carriola che era stata riempita di fiori. Adelaide ci si siede dentro, rivolta però verso le stanghe e con i fiori in grembo. Severa si rimette al posto del conducente. Bettina si attacca alla stanga destra e via verso casa. Tutte le altre seguono in silenzio.
Giunte al rigagnolo, stessa operazione di prima. Adelaide scende, ma questa volta invece di aiutare Severa a trasportare la carriola, si accoccola sopra un masso, a un lato della strada, sola. All'altro lato stanno tutte le altre che aspettano, sempre in silenzio.
Severa rompe il silenzio: « Su, Adelaide, dimmelo, va, dimmelo, che cosa avevi? Ti sentivi male? Che cosa hai visto? Hai visto il diavolo? Gli angeli? La Madonna?»
Ma Adelaide non dice nulla. Ride, poi risponde: « Se vai a prendermi delle margherite, te lo dico », e invita l'amica a entrare nel vivaio di piante dall'altro lato del sentiero.
« Ma mi dovrei bagnare le calze! », obietta Severa.
Adelaide non insiste e si rassegna: « Andiamo allora; te lo dico mentre andiamo in su ».
Riprendono il viaggio verso casa. Adelaide monta di nuovo sulla carriola. Le amichette, visto che Adelaide è disposta a parlare, la tempestano di domande, ma lei non risponde una parola. Giungono così vicine alle loro case.
Tutte deluse, si ritirano per la cena, eccetto Severa, la quale, visto che Adelaide persiste a non dire nulla, sta per andarsene anche lei.
Allora Adelaide comincia a parlare: « Andiamo ancora, Severa; se mi porti fino alla stradella, te lo dico ».
Severa non se lo fa ripetere e giungono così a un lembo di prato che era diventato uno dei ritrovi preferiti dei bambini. Adelaide e Severa si fermano e si siedono sull'erba, sole.
« Me lo dici dunque, Adelaide, che cosa avevi? Che cosa hai visto? Me lo dici dunque? », domanda Severa.
Adelaide ormai non può più rifiutarsi e lentamente, in modo incerto, quasi stesse scherzando, racconta: « Ho visto... la Madonna... col Bambino in braccio e poi san Giuseppe... e gli angeli...»
« Ma va'! Davvero? Dici davvero? »
« Sì, è vero. Però non dirlo alla mia mamma ».
Severa è trasecolata e pensa che Adelaide voglia burlarsi di lei, perciò vuole che l'amichetta confermi il racconto con il giuramento di rito: « Ma è proprio vero? Proprio vero? Di': "Giuro!
« Giuro, che io possa morire! »
E così, con quel solenne giuramento convalidato perfino da un'imprecazione, incomincia la « storia delle apparizioni di Ghiaie».
Le due amiche ritornano verso le loro case. « Lo dico anche a Bettina? », domanda Severa. Adelaide esita un po' e poi: «Sì, diglielo». Giungono davanti alla casa di Bettina. Severa la chiama: « Tu, Bettina, sai che cosa faceva l'Adelaide quando non parlava? Vedeva la Madonna e il Bambino e san Giuseppe, tutti circondati di angeli ».
Adelaide, sempre seduta nella carriola, taceva.
Bettina, incredula e titubante, sorride e poi tutte e tre assieme vanno al pozzo. Vedono venire verso di loro Gertrude, una cugina di Adelaide.
« Tu, Adelaide, lo diciamo anche a Gertrude? », domanda Severa.
Adelaide esita di nuovo e poi: « Sì, dillo anche a lei ».
« Tu, Gertrude, all 'Adelaide è comparsa la Madonna, il Bambino, san Giuseppe e gli angeli », racconta Severa.
« Ma va'! Sono tutte balle », obietta Gertrude.
« No, no, è proprio vero. Non è vero, Adelaide? »
« Sì, è vero, però non devi dirlo a nessuno, non devi dirlo alla mia mamma, se no le prendo », conferma Adelaide.
E qui avviene una scenetta di baratto, tipico fra i bambini. Infatti Gertrude chiede ad Adelaide il permesso di dirlo anche a sua sorella Maria. Ma Adelaide questa volta rifiuta irremovibilmente. Gertrude allora ricorre al baratto: « Ti do un'immaginetta, se mi permetti di dirlo... Te ne do due... Te ne do quattro...»
Alla promessa di quattro, Adelaide si lascia comperare:
« Sì, dillo pure, ma che le immaginette siano belle, neh! »A quel tempo anche le immaginette di santi, specie se colorate, facevano parte del piccolo tesoro nascosto dei bambini.
Come era da aspettarsi, Maria non ci crede, ma, andando verso il paese, incontra sua madre: « Tu, mamma, sai che al Torchio corre voce che l'Adelaide abbia visto la Madonna? »
La mamma di Maria ride incredula, ma è anche preoccupata: « Vi raccomando, ragazze, non incominciate a dire sciocchezze, per carità! »
Ritornata al Torchio, Maria incontra i genitori di Adelaide fuori dalla loro casa: « Tu, Rico, hai saputo che la tua Adelaide ha visto la Madonna? »
La mamma Annetta, che aveva già sentito qualcosa, quasi sicuramente da Palmina, si turba un poco e dice:
« Per carità, ragazze, non cominciate... »
Al termine della funzione in chiesa, Nunziata rientra a casa e trova il tavolo ingombrato da un mucchio di fiori. Erano quelli colti da Adelaide e compagne, che non avendo trovata Nunziata in casa, le avevano buttato i fiori sul tavolo alla rinfusa.
Nunziata a quella vista si spazientisce e se la prende con suo padre: « Avevo messo tutto in ordine prima di andare in chiesa e ora guarda che disordine c'è ».
Ma lui obietta: « Ma non glielo avevi detto tu, all'Adelaide, di andare a prendere i fiori per l'altarino? Lei è andata a coglierli e, quando è tornata, me li ha buttati sul tavolo e mi ha detto: "Neh, Piero, di' alla tua Nunziata che le margherite le ho fatte e non mi sgridi più! "»
La madrina della piccola esce in cortile per ringraziare la figlioccia. Erano circa le 21.30, ma non la trova. Di corsa le si fa incontro la cugina Maria che tutta in agitazione le dice: « Tu, Nunziata, hai sentito? Mentre l'Adelaide coglieva i fiori per il tuo altarino, ha visto la Madonna ».
« Bah! Smettila, che dici? Non ti vergogni a dire queste cose? Sono cose serie, sai?»
« A me l'hanno raccontata la Severa e le altre bambine che erano con l'Adelaide ».
« Tacete, tacete, per carità, ragazze, perché, se vengono a sapere queste cose, ci mettono tutti in prigione, sai? »
Nunziata torna in casa sconvolta, va al tavolo e, anche se molto stanca, con pazienza raccoglie i fiori a uno a uno per piccoli mazzetti che pone subito nei vasetti sopra l'altarino, davanti al quadretto della Madonna.
« Con quel pizzo e con i fiori di Adelaide, il mio altarino stava bene [faceva la sua bella figura]», racconterà in seguito con compiacenza Nunziata.
Passiamo ora in casa di Adelaide. Cati, la sorella maggiore, anche lei appena tornata dalla chiesa con Nunziata, appena messo piede in casa, si sente dire dai genitori: « Sai che cosa dice l'Adelaide? Dice che ha visto la Madonna! »
E il papà aggiunge: «Le ho dato due pedate e l'ho mandata a letto senza cena! »
A queste rivelazioni, Cati va subito da Nunziata nella casa attigua per informarla: «Sai che cosa mi hanno detto i
miei? Che l'Adelaide ha visto la Madonna, perciò mio papà non solo non le ha creduto ma l'ha mandata a letto senza cena. Vieni con me e andiamo di sopra a vederla ».
Le stanze da letto delle due famiglie si trovano vicine sullo stesso pianerottolo. Salite le scale, le due ragazze entrano nella stanza e investono l'Adelaide: « Che cosa hai inventato? Sei pazza? Non sai che possono venire a bruciare la casa? O a cacciarci in prigione? »
Nunziata non stava esagerando e Adelaide sapeva bene a che cosa si riferissero le due. A quei tempi non era raro vedere il fumo innalzarsi nel cielo per qualche casa in fiamme a cui i nazifascisti avevano appiccato il fuoco per rappresaglia o solo per il sospetto che qualcuno avesse aiutato o nascosto dei partigiani.
Adelaide, tutta mortificata per quei rimbrotti e quelle minacce, si limita a rispondere: « E’ vero che l'ho vista! E’ vero! Avevo detto alla Palmina di non dirlo; se lei non lo avesse detto, la mamma non mi avrebbe chiesto niente e io non avrei parlato. Ma è vero che io l'ho vista, non è una bugia ».
Intanto Palmina, alla quale non sembrava vero di essere diventata così importante tutto in un colpo, e meravigliata che le si prestasse tanta attenzione da parte dei grandi, stava raccontando ancora ai genitori quel poco che sapeva: « L'Adelaide in cerca di fiori ha alzato gli occhi su una pianta di sambuco; mentre stava staccandone i fiori, ha visto anche due colombine che volavano sopra ed erano quelle del Colleoni e mentre le seguiva con lo sguardo ha visto la Signora. E’ vero che l'Adelaide pareva morta in piedi ».
Ma come erano andate veramente le cose? Sentiamolo dalla diretta interessata, Adelaide, quando due anni dopo, avendo imparato a scrivere un po' di italiano, affida a un quaderno le sue memorie, testo che chiameremo Diario. Non ci si deve aspettare che descriva tutto. La bambina è già di per sé molto sintetica anche nel parlare.
Alcuni particolari si verranno a sapere solo più tardi, in circostanze diverse. Purtroppo in queste apparizioni mancò chi, subito dopo i fatti, domandasse e mettesse per iscritto ciò che la bambina diceva. Così si è corso il rischio che il contenuto delle visioni potesse sovrapporsi e confondersi e che i particolari di una fossero attribuiti a un'altra.
Inoltre siamo sicuri che i veggenti non possono dirci tutto. Ci sarà sempre una parte che rimane misteriosa, segreta, tra la Madonna e il veggente, anche quando non cade sotto la raccomandazione esplicita del segreto. Noi ci dobbiamo accontentare di ciò che essi confidano, che di per sé è già molto.
Particolare da richiamare e sottolineare è il fatto che la bambina non parla italiano, per cui la Madonna si rivolge a lei in bergamasco, quel bergamasco parlato a Ghiaie e precisamente al Torchio. A quei tempi, l'italiano lo si imparava solo a scuola con grandi sforzi e scarsi risultati. I parroci stessi si ingegnavano a tenere le loro omelie in chiesa in modo bilingue, soprattutto quando volevano essere sicuri di essere capiti bene. I termini in italiano che si usavano erano pochi, imparati soprattutto al catechismo quando bisognava rispondere in italiano alle domandine.
Il bergamasco che la Madonna usa, almeno come ci viene riportato da Adelaide, è semplice e nello stesso tempo perfetto. I vocaboli e i verbi che la Madonna usa sono appropriati e perfino eleganti! E nonostante a molti il bergamasco suoni come una parlata dura, sulla bocca della Madonna acquista un tono dolce e armonioso. La piccola veggente rimane affascinata dalla dolcezza di quella voce che neppure l'asprezza del bergamasco riesce a intaccare. Niente da dire: la Madonna sa fare sempre tutto bene. Perfino parlare un bellissimo bergamasco!
Diamo qui la traduzione in italiano come Adelaide l'ha scritta, senza alcuna correzione. Ma ci ritorneremo sopra più avanti. Inoltre quasi tutti i personaggi che ani mano le scene, don Luigi Cortesi compreso, parlano in bergamasco.
Ma ecco che cosa scrive Adelaide di quel 13 maggio 1944, ore 18 circa:
« 13 maggio. Io andavo a cogliere i fiori per la Madonna che c'è a metà scala per salire in camera in casa mia. Avevo colto margherite e le avevo messe in una carriola che aveva fatto mio papà.
« Vidi un bel fiore di sambuco ma era troppo in alto perché lo potessi cogliere. Stetti ad ammirarlo, quando vidi un puntino d'oro, che scendeva dall'alto e si avvicinava a poco a poco alla terra e mano mano si avvicinava si ingrandiva e in esso si delineò la presenza di una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e alla sua sinistra san Giuseppe. Le tre persone erano avvolte in tre cerchi ovali di luce e rimasero sospese nello spazio poco distante dai fili della luce. La Signora bella e maestosa indossava un vestito bianco e un mantello azzurro; sul braccio destro aveva la corona del rosario composta da grani bianchi, sui piedi nudi aveva due rose bianche. Il vestito al collo aveva una finizione di perle tutte uguali legate in oro a forma di collana. I cerchi che avvolgevano le tre persone erano luminosi con sfumature di luce dorata.
« Al primo momento ebbi paura e feci per scappare, ma la Signora mi chiamò con voce delicata dicendomi: «Non scappare che sono la Madonna".
« Allora mi fermai fissa a guardarla, ma con senso di paura. La Madonna mi guardò, poi aggiunse: "Devi essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera: prega bene e ritorna in questo luogo per nove sere sempre a quest'ora".
« La Madonna mi guardò per qualche istante, poi lentamente si allontanò senza voltarmi le spalle. Io guardai finché una nuvola biancastra li tolse al mio sguardo. Gesù Bambino e san Giuseppe non parlarono, mi guardarono solo con espressione amabile».

Per ora ci limitiamo al resoconto dei fatti delle apparizioni, la cronistoria. I commenti li rimandiamo alla seconda parte di questo studio. Per essi ci serviremo anche di un'altra versione, che Adelaide ha messo per iscritto dopo le apparizioni riportando le parole che la Madonna pronunciò in bergamasco.

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