Maria a Medjugorje Messaggio del 9 settembre 2005:Cari figli anche stasera vi invito alla preghiera. Cari figli stasera vi invito alla santità nella famiglia, pregate nella famiglia, apritevi alla grazia allo Spirito Santo. Io intercedo presso mio Figlio per ciascuno di voi. Cari figli pregate, pregate pregate! Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Ghiaie di Bonate: TREDICESIMA E ULTIMA APPARIZIONE





mercoledì 31 maggio 1944

Quel mercoledì, ultimo giorno di maggio, dovrebbe essere anche il giorno dell'ultima apparizione, come promesso dalla Madonna.
Adelaide al mattino partecipa alla messa e si comunica. È festa grande nell'istituto, festa patronale di sant'Angela Merici. Poi con strana tenacia, che fino allora aveva dimostrato solo nel gioco, consuma tutta la mattinata sul sillabario. Ne legge una trentina di pagine.
Nel pomeriggio arriva don Cortesi con alcuni medici che vogliono esaminare la bambina. Non è facile perché, alla vista di tutti quei medici, Adelaide pensa che le vogliano tagliare una gamba.
Il vescovo è in ansia e fa chiamare al telefono don Cortesi. Vuole avere notizie, vuole che la bambina preghi la Madonna affinché non le compaia mai più.Ecco cosa scrive lo stesso don Cortesi al riguardo:
« Prendo sul serio questo ordine e lo comunico alla piccola: "Stasera devi dire alla Madonna che, per piacere, non venga più. Lo chiede il vescovo, sai chi è il vescovo?..."
« Adelaide si affretta ad avvertire che l'ordine è inutile: "Si, sì, te l'ho detto che questa è l'ultima sera". E segue la suora che sollecitamente deve provvedere al suo abbigliamento ».
Arriva il commissario di polizia in abito civile. Preoccupatissimo, fa chiamare d'urgenza don Cortesi e gli dice:
« Stasera non si può andare... ci sono laggiù più di duecentomila persone... Io non ho uomini sufficienti... le strade da Ponte San Pietro in giù sono bloccate... Sta arrivando
un'autocolonna tedesca... Se scoprono quell'assembramento, gli apparecchi inglesi scendono a mitragliare... »
Alla fine, si accordano su un cambio di tragitto: meglio raggiungere il luogo delle apparizioni attraverso i campi, dal lato sud, a insaputa di tutti. Ci sarà anche il commissario.
Ma ecco che il vescovo chiama di nuovo al telefono:
insiste con la direttrice perché Adelaide preghi la Madonna di non comparirle più; vuole anche che, chiuso il ciclo delle apparizioni, la bambina venga trasferita domani stesso nel convento di Gandino e raccomanda alla piccola una sua intenzione.
Finalmente si parte con la solita macchina. Dietro, tra don Cortesi e Verri, siede Adelaide. Davanti, accanto all'autista, si pone il commissario di polizia. Si infilano per sentieri campestri finché, giunti a un chilometro circa dal luogo delle apparizioni, non possono più proseguire con la macchina. Devono andare a piedi: Verri porta la bambina in braccio; il commissario, con la rivoltella in pugno, precede; segue don Cortesi. Ma a duecento metri dal luogo, la gente li individua. Allora prende in braccio Adelaide il commissario, ma con la destra continua ad agitare la pistola.
Gli ultimi cento metri divengono allucinanti: una granitica compattezza di persone da fendere, la piccina da salvare, gli ammalati giacenti per terra da non calpestare... Il commissario ridà Adelaide a Verri e gridando, minacciando con la rivoltella, crea un varco a spallate. Come sempre accade in questi casi, la gente appena passato il terzetto si accoda subito dietro, travolgendo sani e ammalati. Grida, gemiti, pianti, preghiere in tutti i dialetti, rivolti verso Adelaide...
Le mamme innalzano al cielo le manine giunte dei loro bimbi ammalati e li segnano con il segno della croce. La vista dei malati e degli inabili, soprattutto se bambini, è così impressionante e commovente che don Cortesi giunge a scrivere: « Dio, che miseria! Quante miserie! ... Non resisto più allo spettacolo e chino gli occhi a terra:ma tu, Vergine, li vedi... tu puoi.. »
Adelaide è congestionata, inondata di sudore, piangente. Anche lei, poverina, come meglio può, si aiuta a districarsi da tutta quella selva di braccia che le si protendono attorno.
Giunti a pochi metri dal recinto, non si può proprio procedere oltre. La densità degli ultimi cerchi è assolutamente impenetrabile. Non rimane altro da fare che « scavalcarli ». La piccola viene alzata sopra le teste e letteralmente « buttata » a un signore che si trova nel recinto. Don Cortesi, aiutato da un amico e scavalcando un infermo, riesce anche lui, con il commissario, a giungere dentro il recinto.
Sono le 18.17. Sperando di calmare un po' la folla divenuta ormai incontrollabile, il commissario prende la bambina, sale sul masso e la mostra alla gente. Lei guarda tranquilla e, su suggerimento, mette il ditino sulla bocca per invitare alla calma e al silenzio; saluta stendendo e chiudendo ripetutamente la manina e poi leva più in alto che può la corona del rosario...
Si ottiene l'effetto contrario: un'esplosione di applausi. Viene ricollocata in piedi sul solito masso. Questa sera indossa il solito vestito a quadretti bianchi e caffè, con il colletto bianco. Si intona il rosario, ma Adelaide appare come intorpidita, svogliata, sofferente... L'abituale serenità del volto è rotta da rughe di stanchezza, da sbadigli. Quasi un'espressione di noia. Lo sguardo sembra quello che precede il pianto o il sonno. Non è quello della gioiosa e trepida attesa della Madonna...
« Quando viene la Madonna? », le domandano.
« Alle sette », risponde, e prega il rosario a voce bassa.
Sono le 18.30. Alla quarta decina fa scorrere tre o quattro grani con gesto nervoso, poi dà segni di inquietudine e non risponde più alle Ave Maria... impallidisce, suda freddo, contrae il volto, si contorce tutta, preme le mani sull'addome, si rannicchia e comincia a piangere.
« Mi sento male! », esclama e si siede sul masso. Maria la prende in braccio e si siede sul masso cullandola.
La folla comincia a subodorare qualche cosa. La preghiera svanisce, finché cessa del tutto, dando luogo a un silenzio pesante.
« Perché la gente non dice il rosario? », domanda gemendo Adelaide.
Allora gruppi isolati riprendono sommessamente la preghiera.
Ma Adelaide si contorce ancora. I violentissimi dolori all'addome presentano tutti i sintomi di una colica intestinale. Il viso è di un pallore terreo, con occhiaie profonde, lineamenti tirati, labbra pallide, violacee, polso frequente. E la descrizione di una dozzina di medici che, esterrefatti, vengono a sapere che Adelaide aveva prima mangiato un gelato offertole da don Cortesi. Chissà di che cosa era fatto!
La piccola accenna a bisogni corporali. Alcune persone le si stringono attorno in cerchio per ripararla, dato che da li è impossibile muoversi. Dopo molte insistenze di essere portata altrove, Adelaide si rassegna a servirsi di quel pietoso riparo improvvisato ma, per quanto si sforzi, rimane inibita e non riesce... Ritorna tra le braccia della cugina Maria.
I medici cercano di farle prendere una pastiglia di Cibalgina, ma la piccola rifiuta. Pensano che forse la prenderebbe con un po' di acqua, ma nessuno fra i presenti ne ha. Si fa passare la voce finché ne giunge un po’. Ma Adelaide non ne vuole sapere. Allora viene sciolta la pastiglia in un bicchiere di aranciata: Adelaide la assaggia circospetta, ma subito la allontana facendo delle smorfie:
« È amara, bevetela voi, io non la bevo! »
« Prendila, bevi, fa' la brava, ti fa bene, fa' un fioretto, la bevo anche io, guarda », e così Catì, Maria e perfino la dottoressa Maggi dapprima fingono di bere e poi, visto che non funziona, bevono di fatto una parte della bibita. Ma la piccola non ne vuole lo stesso. E contenta e soddisfatta solo quando vede il bicchiere vuoto, segno del « pericolo » scampato.
Le 19 sono passate e Adelaide sta ancora soffrendo atrocemente. Il giorno dopo confiderà: « Io, ieri, mi doleva tanto il ventre che avrei voluto raggomitolarmi, farmi piccola, piccola così ».
Fuori del recinto l'agitazione cresce. Gli ammalati, sepolti sotto la calca, sono in pericolo: i familiari e le crocerossine che li assistono supplicano, protestano, imprecano. Il commissario di polizia, impensierito, avanza la proposta di riportare la bambina a casa, perché ormai è troppo tardi: attendere ancora avrebbe potuto costituire un pericolo per tutti.
Allora don Cortesi e il dottor Zonca si curvano sulla bambina: « Adelaide, non ti passa? Sarà meglio andare a casa. Qui fuori c'è l'automobile, andiamo? »
La piccola li guarda con occhi imbambolati, velati di sofferenza, ma risponde decisa: « No, voglio stare qui! »
Passano altri minuti di trepidazione durante i quali tutti si guardano in viso, interrogandosi sul da farsi.
Un milite repubblichino commenta: « Stavolta fa fiasco anche il Vaticano! »
Catì vedendo che la cosa si protrae troppo a lungo, perde la pazienza come al solito e, senza tanti preamboli, dice alla sorellina: « Sei una bugiarda. Mettiti dunque in piedi!»
Adelaide non risponde. Sempre in braccio alla cugina, le confida: « Non so se la Madonna verrà, perché mi sento molto male... e a essere così ammalata non so se verrà..., ma la Madonna mi ha detto che i miracoli li fa lo stesso! Ne ha già fatti tre: ha guarito un ragazzo e due giovani donne ».
Gli astanti, specialmente i medici, si guardano l'un l'altro e si comunicano il loro scetticismo.
Don Cortesi domanda: « Quali miracoli? »
« Si, ha fatto guarire un uomo, due donne...»
Non sono ancora terminati i commenti, che dalla folla sale il grido di « Miracolo! Miracolo! » e non solo una volta. Effettivamente i fatti straordinari sono proprio tre, ma ne sono seguiti anche degli altri.
Uno dei presenti consiglia che il « cieco miracolato »venga introdotto nel recinto. Lo desidera anche la bambina, ma don Guido si oppone seccamente: « Se è guarito, vada in chiesa a ringraziare il Signore. E il Signore che fa i miracoli e non la bambina! Poi vada in casa del parroco e attenda il controllo medico! »
Sono passate le 19.30 e la bambina non si riprende. E troppo tardi. La Madonna non ha mai tardato tanto, per cui tutti gli astanti ritornano alla carica: « E tardi, non sai se la Madonna verrà... dobbiamo portarti a casa... sei malata... »
Ma Adelaide, risoluta: « No, perché devo vedere la Madonna! »
E il professor Cazzamalli, quasi a prevenire il commissario: «Allora, attendiamo! »
Ma fino a quando si potrà attendere? L'urto della folla si fa ormai intollerabile e inarrestabile... Gli ammalati sono venuti qui per strappare dalla bontà della Vergine Santa la guarigione e ora la Madonna non appare? Il commissario però ora sembra deciso. Si rivolge a don Cortesi:
« La portiamo via, dunque? Guardate questi malati, me li ammazzano, non si riesce più a tenere l'ordine...». Don Cortesi lo supplica di attendere ancora un po’.
Dopo qualche minuto, Adelaide dice: « Pregate, pregate! »
Intanto la folla, riguardo ai dolori della veggente, aveva commentato che la bambina aveva ricevuto nel suo piccolo corpo tutti i dolori degli ammalati per offrirli alla Madonna durante l'apparizione.
All'invito di Adelaide, il professor Cazzamalli estrae la corona e intona il rosario. I medici presenti rispondono devotamente, compreso il repubblichino del « fiasco del Vaticano ».
Un testimone molto attendibile, guardando il sole, si accorge che può mirarlo, senza offesa, a occhio nudo. La sua luce si era come abbassata e intorno era circondato da un'immensa luce candida, come di nube d'argento. Anche i caccia alleati volteggiano a bassa quota, stordendo la folla con l'assordante rumore dei motori in picchiata e ripresa...
Ma ecco che alla seconda decina, Adelaide, con un gesto improvviso e deciso, slitta fuori dalle braccia di Maria e si rimette in piedi sul sasso. La cugina dirà che le è come « sgusciata fuori di mano ». Il dottor Zonca che la teneva continuamente d'occhio, nella sua deposizione, scrive: « Io stesso non ho sorpreso il momento in cui la bambina ha abbandonato la posizione rannicchiata sulle ginocchia della cugina ed è balzata in piedi sul sasso ».
Tutti si domandano: «Che fa l'Adelaide? E’ guarita di colpo? ». No, non era guarita. Stava ancora male. Ma, come confesserà il giorno dopo a don Cortesi, in quel momento prese una decisione coraggiosa e disse a se stessa:
« Saltiamo su per amore del Signore e della Madonna! ». Ma soffriva ancora tanto. Probabilmente l'aiutò a prendere questa decisione l'avere udito pregare i medici che le stavano attorno. Perché è sempre uno spettacolo commovente vedere pregare questa categoria, costituisce sempre un grande esempio di fede e rinnova la fiducia in essi e nella loro professione, che chiameremmo meglio: missione.
Il dottor Zonca offre il suo rosario alla bambina (che bello sapere che anche dei medici portano il rosario in tasca, oppure è cosa d'altri tempi?).
Lo sguardo di Adelaide è indirizzato verso oriente, in attesa. Alla quarta decina ha un respiro più profondo che assomiglia a uno sbadiglio e che si ripete alla quinta. Poi, durante il canto delle litanie, giunti alle invocazioni « Maria, salute dei malati » e « rifugio dei peccatori », si ripete il respiro profondo.
La cugina, impressionata, domanda a un medico: « E’ la terza volta? »
« No, è la quarta ».
« Allora, attenti che ci siamo... », risponde la cugina.
Il medico ordina il silenzio e il canto si smorza.
Sono le 19.50. Lo sguardo sofferente di Adelaide diventa limpido, raggiante, fisso in avanti. E’ in visione.
« Vedi la Madonna? », domanda Verri.
« Si », risponde lievemente la bambina.
Ammicca molto spesso. Muove le labbra. Scorre i grani della corona mentre muove le labbra; poi continua a muovere le labbra senza più scorrere i grani. La si sente bisbigliare. Con naturalezza si passa la mano destra sulla fronte per ravviare i capelli madidi di sudore, che erano molto in disordine.
A due riprese ha « un'espressione di gioia così trasparente che sembra averla investita un raggio di Paradiso », scrive un testimone oculare.
Verso la fine, Adelaide ha un leggero movimento ondulatorio da destra a sinistra e si protende indietro con il corpo... l'occhio segue e scruta nello spazio qualcuno che si allontana... Nello spostamento all'indietro sembra perdere l'equilibrio e cadere. Un medico che sta seguendo la scena dice: « Casca, tenetela!...». Il dottor Loglio le pone il braccio dietro la schiena, senza toccarla. Ma è solo un istante; la piccola riprende la sua posizione normale.
Poi un senso di profonda nostalgia scorre sul suo viso, che dapprima diviene serio e poi si fa triste. La veggente sembra avvertire qualche cosa di grave... Alla fine china il capo e si scuote come da un sonno profondo. Gira gli occhi sui circostanti. È’ tornata allo stato normale. La visione è durata quattordici minuti circa.
Nel medesimo istante in cui si rende conto di essere ancora su questa terra, Adelaide scoppia in un pianto dirotto. Dice che ha ancora i dolori al ventre e sul suo viso ritorna l'espressione sofferente di prima.
Il commissario di polizia la afferra, la alza sulle spalle e la mostra alla folla che la reclama insistentemente. Lei, con gli occhi ancora rossi di pianto, risponde seria, con la manina, alle acclamazioni deliranti. Poi con un gesto ampio e dignitoso prende nella mano destra la corona del rosario e, con questa, traccia un largo semicerchio, come di presentazione. Sembra dire: « Ecco l'ultimo ricordo! »
Rapidamente viene portata via attraverso i campi per sottrarla al fanatismo della folla che le mette perfino paura. Oltre gli spintoni, le manate, si sentì strappare anche ciocche di capelli. Dirà poi: «Mi hanno tirato giù anche le calze, mi hanno graffiato i piedi e le gambe, mi tiravano la veste e i capelli».
Ripartono verso Bergamo. Durante il viaggio don Cortesi si scusa con Adelaide per quel gelato. Incappano in un posto di blocco. Il commissario si fa riconoscere e ottiene via libera. Poi cerca di tranquillizzare la bambina: « Vedi con questa », e le mostra la rivoltella, « io ti difenderò sempre. Non devi avere paura quando ci sono io ».
Adelaide incuriosita la vuole vedere. Il commissario, come un buon papà, scarica l'arma e gliela consegna.
Giungono all'istituto alle 20.15. Le suore sembrano mostrare impazienza per il ritardo e don Cortesi lo spiega così: « Si, la Madonna stasera ci ha fatto disperare e le tengo il broncio. Ma alla fine è venuta... molto tardi, ma è venuta, la piccola si è sentita assai male... »
Alle domande che le fanno, Adelaide dice di avere visto la Santa Famiglia; che la Madonna era vestita di rosa, tutta di rosa e c'erano gli angeli, tanti, che cantavano; e come era bella... Più bella di tutte le altre volte! Poi sfinita, si addormenta sulle ginocchia di suor Michelina.
Certamente con l'immagine della bellezza della Madonna, perché il mattino dopo, quando si risvegliò, alla suora che le augurava il buon giorno, rispose estatica e nostalgica: « Come era bella la Madonna! »
Trascriviamo in parte ciò che don Cortesi riporta di quell'ultima apparizione: « Riappare la Santa Famiglia: la Madonna a destra e san Giuseppe a sinistra del Bambino, che stava in mezzo. Il Bambino però non era in braccio alla Madre... era cresciuto un altro po’… La Vergine era tutta vestita di rosa, dal manto che le scendeva dal capo, alla veste; perfino le due rose dei piedi erano di colore rosa. La scena era assai più bella di tutte le precedenti, narra la piccola, entusiasta. Era tutta circondata di angeli che cantavano (è la prima e unica volta che gli angeli cantano nelle visioni di Adelaide!) una canzone dolcissima; non era né l'Ave maris stella, né il Magnificat, né altro canto che essa avesse sentito, almeno su quel tono, nella chiesa, ma un canto molto più bello, che la inondava di gioia... »
Continua ancora il sacerdote nelle sue memorie:
« Quella sera, poco prima di partire per le Ghiaie, sua eccellenza il vescovo, pressato dalle autorità provinciali, che trovavano nel fenomeno di Bonate motivi di gravi preoccupazioni civili, politiche, militari, mi avvertì per telefono che aveva potuto strappare alle autorità il permesso di trasportare la bambina alle Ghiaie per l'ultima visione, soltanto a patto che fosse davvero l'ultima e quindi volle che la piccina pregasse la Madonna di non comparire mai più. Presi sul serio quell'ordine e lo comunicai alla bambina... Anche essa lo prese sul serio... lo comunicò alla Madonna con questa formula: «Te, Madona, i ma dic issè de egn pid" (Tu, Madonna, mi hanno detto di dirti di non venire più)».
Purtroppo anche la Madonna lo prese sul serio e rispose: «Sé, l'è l'ùltima olta (sira), egnerò piò! (Si, è l'ultima volta/sera, non verrò più) ».
Si, tutti presero sul serio l'ordine del vescovo... troppo sul serio.
Don Cortesi domanda ad Adelaide: « Ti avrà detto come vuole essere chiamata. Hai domandato qual era il suo nome? »
« Si, l'avevo già domandato prima e mi ha detto:Maria Santissima e basta ».
« Ti ha detto se vuole una chiesa là, in quel luogo dove ti è apparsa? »
« Si, ho domandato alla Madonna se voleva una chiesa, ma lei non mi ha risposto ». E come si fa a rispondere a una domanda del genere, quando prima la si supplica di non venire più?
« Ti avrà almeno salutata la Madonna, prima di lasciarti per sempre ».
« No, non mi ha salutata. Io però l'ho salutata nel mio cuore e nel mio cuore le ho detto: "Ciao, Madonna! "»
« Ti rincresce di non vedere più la Madonna? »
« Sì, eh!...»
« La Madonna ti comparirà ancora? »
« No, non mi comparirà più. Adesso la vedrò solo in Cielo».
E così l'ultima apparizione si conclude con la preghiera più amara e imbarazzante, qualsiasi fossero i motivi: la preghiera alla Madonna di non venire più. E la risposta amarissima e struggente di Maria Santissima che è anche promessa: « Si, non verrò più! »
Non ci è noto che in qualche altra apparizione ci sia stata questa tremenda preghiera e questa tristissima promessa. Quanto avremmo desiderato che la Madonna non avesse mai preso sul serio questa supplica o, per lo meno, avesse finto di non averla udita! Perché questo è un imbarazzo... un'umiliazione che sentiamo tutti bruciarci dentro.E Adelaide, di quest'ultima apparizione, scrive:
« La Madonna in questo giorno apparì alle ore otto. Vestiva come nella prima apparizione. Sorrideva, ma non era il suo sorriso bello come nelle altre sere, però la sua voce era soave. Mi disse: «Cara figliola, mi spiace doverti lasciare, ma la mia ora è passata, non sgomentarti se per un po' non mi vedrai. Pensa a quello che ti ho detto, nell'ora della tua morte verrò ancora. In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire. Non scoraggiarti, desidero presto il mio trionfo. Prega per il papa e digli che faccia presto, perché voglio essere premurosa per tutti in questo luogo. Qualunque cosa mi si chiederà la intercederò presso mio Figlio. Sarò la tua ricompensa se il tuo martirio sarà allegro. Queste mie parole ti saranno di conforto nella prova. Sopporta tutto con pazienza. Quelli che volontariamente ti faranno soffrire non verranno in paradiso se prima non avranno riparato e si saranno pentiti profondamente. Sta' allegra che ci rivedremo ancora piccola martire».
« Sentii un dolce e soave bacio posarsi sulla mia fronte, poi come le altre sere scomparve.
« N.B. Ogni visita della Madonna era preceduta dalle due bianche colombe. La Vergine aveva sempre le rose bianche ai piedi».

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