Maria a Medjugorje Messaggio del 2 marzo 2014:"Cari figli vengo a voi come Madre e desidero che in me come Madre troviate dimora, conforto e riposo. Perciò, figli miei, apostoli del mio amore, pregate! Pregate con umile devozione, obbedienza e totale fiducia nel Padre Celeste. Abbiate fiducia, come anch’io ho avuto fiducia quando mi è stato detto che avrei portato la benedizione della promessa. Che dal vostro cuore giunga sempre sulle vostre labbra un “Sia fatta la tua volontà”. Perciò abbiate fiducia e pregate, perché io possa intercedere per voi presso il Signore, affinché vi dia la Benedizione Celeste e vi riempia di Spirito Santo. Allora potrete aiutare tutti coloro che non conoscono il Signore. Voi, apostoli del mio amore, li aiuterete a chiamarlo “Padre” con piena fiducia. Pregate per i vostri pastori e confidate nelle loro mani benedette. Vi ringrazio.

Quando a parlare è il Papa («Il mio amato figlio, scelto per questo tempo»)






«Totus Tuus»
Giovanni Paolo II è un Papa mariano; durante il suo lungo pontificato ha guardato con profonda devozione filiale alla Vergine Maria, costante figura di riferimento della sua spiritualità e del suo magistero. Non solo i discorsi papali o l’enciclica Redemptoris Mater, ma anche le omelie, i documenti, i libri scritti prima della sua salita al Soglio di Pietro, e le frequenti visite ai santuari mariani rivelano che Maria di Nazaret ha accompagnato tutta la vita di Karol Wojtyla. Quante volte lo abbiamo sentito invocare con fiducia la Madre di Dio e Madre nostra. E lo stesso motto scelto per lo stemma episcopale, e poi per quello pontificio, esprime una dichiarazione di intenti, un affidamento radicale alla Vergine:
« Totus tuus».
Un voto
cardinal Deskur ha confidato che quando Wojtyla, nel 1964, venne nominato arcivescovo di Cracovia, trovò il seminario di quella città quasi vuoto; allora fece questo voto alla Madonna: «Farò tanti pellegrinaggi a piedi ad altrettanti santuari di Maria, piccoli e grandi, vicini o lontani, a seconda del numero di vocazioni che ogni anno mi darai». Da allora quel seminario cominciò a popolarsi di giovani: in certe annate ne entrarono anche più di cinquanta. Nel momento in cui Wojtyla lasciò Cracovia per la Cattedra di Pietro, il seminario ne contava quasi cinquecento! Doveva a questo punto mantenere il suo voto, diventato piuttosto impegnativo, ma lo fece con gioia. Così la sua vita, prima di arci vescovo e poi di Papa, è stata un continuo pellegrinaggio.., che non è ancora finito! Manca giusto Medjugorje...

Nel segno del terzo segreto di Fatima
Il 13 maggio 1981 papa Wojtyla è colpito a morte, ma la Madre celeste devia il colpo, come dimostra la traiettoria anomala del proiettile descritta in seguito dai medici esterrefatti.
Siamo nell’anniversario della prima apparizione di Fatima, e questo particolare non sfugge a Giovanni Paolo II che, l’anno dopo, vi porta la pallottola che avrebbe dovuto ucciderlo, per incastonarla nella corona della statua della Vergine. Da quel giorno diviene ancor più «il Papa di Maria», in quanto «Lei lo ha conservato in vita per la Chiesa».
Di fatto con questo gesto Giovanni Paolo II si riconosce miracolato dalla Madonna, che proprio a Fatima aveva messo in guardia l’umanità e la Chiesa dalle trame del Maligno. Già: Satana, ancora lui, l’Angelo de caduto che è sempre dietro il Male che è nel mondo. Satana, l’eterno sconfitto dell’Apocalisse, che nel suo accecamento aveva scelto quel 13 di maggio senza fare i conti con il significato di quella data o, al contrario, come plateale gesto di sfida, come predetto nel terzo segreto di Fatima.
Che cos’è il famoso terzo segreto? «La lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani» e «l’immane sofferenza dei testimoni della fede nell’ultimo secolo del secondo millennio». Ma, soprattutto, l’attentato al Papa, ovvero contro quel «vescovo vestito di bianco» che, «camminando faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici), cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco».
A svelare il mistero più inquietante e meglio custodito del XX secolo non è stata la solita fonte ben informata, ma non ufficiale. No. A parlare della «visione profetica» avuta il 13 luglio 1917 dai tre pastorelli è stato a nome di Giovanni Paolo II, il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, il numero due nella gerarchia vaticana. E Sodano ha scelto per far lo il luogo e il momento più appropriati: la stessa Fatima, la cittadina portoghese dove è apparsa la Madonna, meta da decenni di imponenti pellegrinaggi, il 13 maggio 2000, nel giorno della solenne beatificazione di due dei tre fanciulli che videro la Vergine, i fratellini Francesco e Giacinta Marto, che all’epoca delle apparizioni avevano 9 e 7 anni.
« Dopo l’attentato del 13 maggio 1981», afferma il braccio destro di Wojtyla, «a Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “Papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte”». E «i successivi avvenimenti del 1989», riferisce ancora Sodano, «hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime comunista che propugnava l’ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima».


Da Fatima... a Medjugorje
Sempre il 13 maggio 2000, durante l’ omelia della Messa di beatificazione di Francesco e Giacinta, Giovanni Paolo Il definisce alcuni aspetti importanti delle apparizioni di Fatima: «Il messaggio di Fatima è un richiamo alla conversione», ricorda. E ammonisce i figli della Chiesa di non stare al gioco del «drago», cioè il Maligno, «perché l’ultima meta dell’uomo è il Cielo» e «Dio vuole che nessuno si perda». Per questo preciso motivo, conclude, il Padre duemila anni fa ha inviato sulla terra suo Figlio.
La Madre celeste dunque si sarebbe manifestata in Portogallo per rivolgere i cuori degli uomini a Dio, e distoglierli dalle insidie di Satana. Due aspetti essenziali, come ormai sappiamo, anche della sua ventennale presenza a Medjugorje.
E non a caso, allora — fatto straordinario nella storia delle apparizioni mariane —, la Madonna qui avrebbe fatto un preciso riferimento ad altre apparizioni, a quelle di Fatima per l’appunto. Come testimonia Marija, la Madre celeste le avrebbe rivelato di venire a Medjugorje a «completare ciò che aveva incominciato a Fatima».
Da Fatima a Medjugorje si dipanerebbe, dunque, un filo teso per la Conversione dell’umanità. Il Papa stesso lo ha confermato, conversando con il vescovo slovacco Pavel Hnilica.
Ci sono almeno due aspetti in cui il legame Fatima-Medjugorje si fa evidente, e in entrambi i casi entra in gioco anche la figura dell’attuale Papa.
Il primo: in Portogallo Maria aveva annunciato la caduta del mondo nelle trame dei totalitarismi e aveva chiesto preghiere per la Russia. A Medjugorje la Madonna appare al di là della «cortina di ferro» e promette, fra le tante altre cose, che la Russia sarà il Paese dove la si onorerà di più. E Giovanni Paolo II consacra la Russia e il mondo al Cuore immacolato di Maria il 24 marzo 1984.
Secondo aspetto: la Madonna appare la prima volta a Medjugorje a poco più di un mese di distanza da quando il Papa, il «vescovo vestito di bianco cade come morto» in Piazza San Pietro. Lo fa non in un giorno qualsiasi, ma il 24 giugno 1981, nella festa di San Giovanni Battista, precursore di Cristo e profeta della conversione: anche Lei invita alla conversione e prepara i cuori all’accoglienza di suo Figlio Gesù.
Su queste considerazioni padre Livio Fanzaga ha impostato l’ampio saggio conclusivo di questo libro, sottolineando la cura di Maria per l’umanità in questa epoca travagliata.
Ma se Maria è un grande dono per l’umanità, lo è stato innanzitutto per la Chiesa, proteggendo il suo capo, il Papa. Nel corso delle prime apparizioni comunitarie di Medjugorje, riferendosi all’attentato del 13 maggio, la Vergine lo ammette apertamente ai veggenti: «I suoi nemici hanno cercato di ucciderlo, ma io l’ho difeso».

Strumento di Maria
« La Madonna salva il Papa e si serve del piano del Maligno per realizzare i suoi progetti di grazia lungamente preparati», osserva padre Livio Fanzaga. Anche dal male più assoluto, Dio può trarre un bene.
« In tutto questo lungo tempo» la Regina della pace non ha mai smesso di camminare a fianco del Papa, sottolinea ancora padre Livio, «parlando una lingua slava come lui, anticipando o accompagnando i suoi insegnamenti e facendo di lui lo strumento privilegiato del trionfo del suo Cuore immacolato».
Non è forse Giovanni Paolo II ad averle affidato il mondo? E con quali conseguenze epocali. Non è lui l’uomo che, a detta di commentatori anche non allineati, ha cambiato la storia del secolo appena concluso? E un dato certo che i suoi discorsi per un’umanità nuova, contro l’aborto, contro ogni sfruttamento e discriminazione, contro il cattivo uso della natura, contro il consumismo della globalizzazione capitalistica, contro ogni ideologia totalitaria e ogni relativismo hanno inciso le coscienze. E in chiave soprannaturale è difficile non collegare la sua testimonianza e la sua vita coi grandi fatti a cui abbiamo assistito, su tutti il crollo comunista nei Paesi dell’Est.
La Madonna l’ha protetto? È sicuro. Lei che a Fatima, nel 1917, apparendo a tre pastorelli, aveva predetto le sue sofferenze, gli ha dato sempre la forza di andare avanti, attraverso un attentato, malattie anche gravi, operazioni chirurgiche, nell’infaticabile adempimento dei suoi doveri quotidiani.
Da tutti questi indizi padre Livio è portato a credere che la lunghezza delle apparizioni di Medjugorje sia anche collegata all’analoga durata del pontificato di Giovanni Paolo II: «Mi piace pensare che la Vergine continuerà a manifestarsi almeno fino alla fine di questo pontificato». Una considerazione del tutto personale, precisa, ma che, nel paragrafo che segue, troverebbe la più autorevole conferma.

«Il mio adorato figlio che soffre»
In un messaggio commovente la Vergine di Medjugorje svela una sua iniziativa: questo Papa l’ho scelto io. E si dimostra preoccupata per la sua salute fisica.
Siamo nell’agosto del 1994, e Giovanni Paolo Il compie un viaggio apostolico in Croazia. La guerra arroventa i Balcani e, in verità, il Papa avrebbe voluto — fermamente — recarsi a Sarajevo, nella città assediata, per tentare di spezzare la spirale dell’odio. Ma non gli è stato permesso. Può comunque attraversare l’Adriatico verso lidi più tranquilli, da dove far risuonare il suo appello di pace.
Il 25 del mese, la Madonna, come sempre, dà il suo messaggio al mondo: «Cari figli, oggi sono vicina a voi in modo speciale, per prega re per il dono della presenza del mio amato figlio nel vostro Paese. Pregate figlioli per la salute del mio adorato figlio che soffre e che io ho scelto per questo tempo. Io prego e parlo con mio Figlio Gesù perché si realizzi il sogno dei vostri padri. Pregate figlioli in modo particolare perché Satana è forte e vuole distruggere la speranza nei vostri cuori. Vi benedico».
Lungo il corso del Pontificato non sono mancati altri riferimenti a Giovanni Paolo II, che riprendono il premuroso incoraggiamento che la Vergine gli aveva inviato, attraverso i veggenti, il 26 settembre 1982:
« Possa egli considerarsi il padre di tutti gli uomini, e non solo dei cristiani; possa egli annunciare instancabilmente e coraggiosamente il messaggio di pace e di amore tra gli uomini».

La domanda che tutti si fanno
Ma che cosa pensa il Papa delle apparizioni di Medjugorje? Che cosa deciderà?
La domanda assilla devoti e non, anche perché non esistono, almeno finora, dichiarazioni pubbliche. Giovanni Paolo II, naturalmente, ha sempre accuratamente evitato di assumere qualsiasi posizione ufficiale, che coinvolga la sua funzione.
Ne avrebbe sicuramente il diritto, e anche il documento della Congregazione per la dottrina della fede sui Criteri di decisione (1978) gliene dà la facoltà. Ma, in concreto, i Papi lungo i secoli hanno sempre evitato di pronunciarsi sulle apparizioni, principalmente per due motivi. Di solito si tratta, almeno inizialmente, di fenomeni circoscritti, che riguardano l’autorità locale, il vescovo del luogo; e il Papa, secondo quanto codificato ai punti 895 e 896 del Catechismo della Chiesa cattolica, evita di interferire con tali competenze, secondo il principio di sussidiarietà. In secondo luogo, l’autorità suprema della Chiesa cattolica evita di impegnarsi nell’interpretazione di materie non dogmatiche.
C’è però chi ha osservato che, in controtendenza, gli ultimi Pontefici si sono impegnati a favore di Lourdes e di Fatima con elogi pubblici e solenni, e recandovisi in pellegrinaggio; e che l’apparizione di Lourdes è stata anche oggetto, fino al Concilio, di una festa universale per tutta la Chiesa latina.
Bisogna però ammettere che questo fervore è esploso solo «dopo» il riconoscimento delle apparizioni della Vergine nei rispettivi paesini dei Pirenei e del Portogallo. E che peraltro, secondo i principi enunciati da Pio X nell’enciclica Pascendi, l’approvazione della Chiesa comporta che si forniscano solide ragioni per credere all’autenticità di una data apparizione, ma che, con ciò, non si può comunque garantire il fatto in sé.
Tutto ciò legittima ampiamente tanta prudenza di giudizio. Occorrerebbe, semmai, porre un altro tipo di problema: quando, come è il caso di Medjugorje, un’apparizione assume una portata universale, il Papa non avrebbe delle ottime ragioni per occuparsene più direttamente?
Ma di fatto questo avviene, seppure in una forma discreta, del tutto privata.
Sono tanti i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e persino i laici che hanno avuto occasione di incontrare il Pontefice e di toccare il tema Medjugorje, in conversazioni informali, durante le quali Wojtyla ha espresso le sue convinzioni in merito.
Il silenzio ufficiale di Giovanni Paolo TI ci spiega che le dichiarazioni che lo riguardano — riportate come in un’antologia nelle pagine che seguono — non vanno prese come la posizione definitiva della Chiesa; ma non si può con questo nascondere l’importanza che si attribuisce al l’opinione personale del Vicario di Cristo.

Convinto dell’autenticità
Già nel 1985 è stata raccolta questa testimonianza del dottor Luigi Frigerio: «Il Papa ha riferito a un sacerdote che conosco bene di essere con vinto dell’autenticità dei fatti di Medjugorje».

« Convintissimo»
L’arcivescovo di Perpignan, in Francia, monsignor Jean Chabbert, af ferma: «Io so per certo che il Papa è convintissimo dell’autenticità del le apparizioni».

« Sei passato da Medjugorje ?»
Il 24 marzo 1994 il gesuita slovacco monsignor Pavel Hnilica, amico e consigliere del Papa per i Paesi dell’Est, sceglie Medjugorje per celebrare il decimo anniversario della Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore immacolato di Maria. Per l’occasione, Hnilica invita nella cittadina dell’Erzegovina i fedeli mariani di tutti i Paesi della terra perché rinnovino la consacrazione, in unione con il Santo Padre. Interverranno tra gli altri monsignor Franic, il vescovo americano monsignor Nicolàs D’Antonio Salza e molti sacerdoti.
Durante quel pellegrinaggio, Hnilica rivela un episodio inedito: un colloquio con il Santo Padre da cui si era recato, esattamente dieci anni prima, il 26 marzo 1984, di ritorno da un viaggio a Mosca. Invitato da Wojtyla a una colazione che diventerà lunghissima, il vescovo racconta come abbia potuto trovarsi al Cremlino e celebrare segretamente la Messa proprio nel giorno in cui il Pontefice compiva il gesto solenne della Consacrazione della Russia e del mondo al Cuore di Maria. Profondamente commosso, il Papa esclama: «La Madonna ti ha condotto per mano!».
« No, Santità, mi ha portato in braccio», lo corregge Hnilica. Poi Giovanni Paolo II gli chiede trepidante: «Pavel, sei passato da Medjugorje?».
« No, Santo Padre», è la risposta.
« Com’è che non ci sei stato?», replica il Pontefice.
« No. Il Vaticano me lo ha sconsigliato», spiega Hnilica.
Wojtyla resta per qualche attimo perplesso, poi fa un gesto della mano come per dire: «Non ti preoccupare». E poi aggiunge: «Va’ in incognito. E mi riferirai ciò che hai visto». Lo conduce quindi nella sua biblioteca e gli mostra un libro di padre Laurentin, legge qualche messaggio della Madonna e poi commenta: «Vedi Pavel, Medjugorje è la continuazione di Fatima, è la realizzazione di Fatima».

La riscoperta del soprannaturale
Qualche anno dopo il Papa riprenderà con mons. Hnilica quello stesso discorso: «Oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale, ma lo ritrova a Medjugorje attraverso la preghiera, il digiuno e la confessione».
Esattamente lo stesso concetto, persino con le stesse parole, viene espresso a un gruppo di medici che difendono in modo particolare la dignità delle vite mai nate. Il 10 agosto 1989 Giovanni Paolo Il si rivolge a loro dicendo: «Sì, oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale. A Medjugorje in molti hanno cercato e trovato questo senso nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza sacramentale».
I medici italiani Frigerio e Margnelli e i loro colleghi raccolsero una gran quantità di dati sui veggenti, quando si recarono l’ultima volta nel villaggio dell’Erzegovina, il 7, 8 e 9 settembre 1985. Il risultato dell’indagine venne condensato in una lunga e dettagliata relazione, poi trasformata in un libro. Copia della relazione fu inviata all’allora vescovo di Mostar, monsignor Pavao Zanic, e al Papa. Il dottor Frigerio rivela: «Mi risulta che Giovanni Paolo II abbia letto con molto interesse e con grande trepidazione il riassunto dei nostri studi e delle nostre osservazioni».

Sempre informato, discretamente
A dire il vero papa Wojtyla in vent’anni è sempre stato informato, anzi ha chiesto egli stesso di essere discretamente tenuto al corrente, su tutto ciò che riguarda Medjugorje. A partire dalle numerose pubblicazioni, soprattutto gli studi a carattere medico-scientifico e teologico, sugli straordinari fatti di laggiù. In particolare dovrebbe aver ricevuto, e probabilmente anche letto, le pubblicazioni dell’abbé Laurentin. A partire dal primo libro, pubblicato nella primavera del 1984, La Madonna appare a Medjugorje?, che il Papa legge a Castelgandolfo; mentre l’anno dopo riceve il testo sugli studi medici, scritto dal sacerdote francese in collaborazione con il professor Joyeux.

« Il Papa è il solo giudice»...
Papa Leone X, nei documenti del quinto Concilio Lateranense, afferma: « Quando si tratta di rivelazioni profetiche, il Papa è il solo giudice».

«No, il giudice è Dio»
Giovanni Paolo II ha sempre manifestato simpatia per Medjugorje, ma nella massima discrezione e nel pieno rispetto (in accordo con i suoi principi di governo) dei sentimenti e delle responsabilità di ogni livello gerarchico nella Chiesa. A un fedele italiano che lo supplicava di mettere fine all’opposizione del vescovo di Mostar verso le apparizioni, egli rispose in sostanza: «È lui giudice dei suoi atti». E alla domanda di replica, «Ma non siete voi suo giudice?», la nuova risposta: «No, il giudice è Dio».

L’anno mariano
Il cardinale Gray, arcivescovo di Edimburgo, sostiene: «So che il Papa voleva l’anno mariano [il 1983] a causa dei messaggi della Madonna a Medjugorje. So che il Papa personalmente accetta le apparizioni di Medjugorje... perché ciò che dà prova di queste apparizioni sono tanti frutti».

Se non fossi Papa...
Giovanni Paolo II ha manifestato più di una volta la sua fede in Medjugorje. Il cardinale Tomasek ha rivelato una frase pronunciata da Wojtyla in sua presenza, e cioè che se non fosse Papa «vorrebbe andare a Medjugorje per offrire aiuto nell’assistenza ai pellegrini».

Se non fossi Papa... 2°
In diverse occasioni il Papa ha ricevuto alcuni tra i veggenti, fra cui Mirjana Dragicevic: in occasione della sua prima visita a Roma, nel 1987, le parla in privato per venti minuti. La veggente riferirà che per ora non rivela nulla di quel colloquio, eccetto queste parole di Giovanni Paolo II: «Se non fossi Papa, sarei già a Medjugorje a confessare».

« Santità, quando viene a Medjugorje ?»
Nel febbraio 1995 alcuni vescovi croati incontrano il Papa a Roma. Uno di loro racconterà che, durante l’incontro, monsignor Zanic (ex vescovo di Mostar, ormai in pensione) chiede al Santo Padre: «Santità, quando viene a Sarajevo?». E Giovanni Paolo II, di rimando: «Oh, pensavo mi chiedesse “quando viene a Medjugorje?”».

« Me ne parlò favorevolmente»
Il 5 agosto 1988 monsignor Michael D. Pfeifer, vescovo di San Angelo, in Texas (Stati Uniti), indirizza alla sua diocesi una lettera pastorale in titolata Il Vangelo, Maria e Medjugorje, nella quale scrive: «Durante la mia visita ad limina a Roma con i vescovi del Texas, in una conversazione privata con il Santo Padre, gli chiesi che cosa pensasse di Medjugorje. Il Papa me ne parlò assai favorevolmente».

« Voglio andare a Medjugorje» 1°
Il 6 aprile 1995 una delegazione croata si reca in visita ufficiale in Vaticano. Sono presenti anche il vicepresidente della Croazia, Radic, che rappresenta il presidente Tudjman, e il cardinale Kuharic. Dopo la lettura del discorso ufficiale, il Papa dice ai presenti: «Voglio andare a Spalato, a Maria Bistrica e a Medjugorje!».

« Voglio andare a Medjugorje» 2°
Sabato 15 marzo 1997 è a Medjugorje, in visita, lo scomparso presi dente croato Franjo Tudjman. E arrivato in elicottero insieme con il vescovo di Mostar, monsignor Ratko Peric. Sono presenti alcune migliaia di persone ad accoglierli; vengono ricevuti in canonica dal parroco padre Ivan Landeka, dal provinciale dei francescani di Erzegovina fra Tomislav Pervan e da molti altri, tra cui l’ex parroco padre Leonard Orec. Sarà proprio padre Leonard a riferire poi che il presidente Tudjman, da vanti a tutti, ha sottolineato due concetti. Il primo: «Sono contento di venire qui con il vescovo e il provinciale dei francescani, perché mi auguro che ogni tensione venga presto appianata». E poi: «Andate tutti a salutare il Santo Padre a Sarajevo [il Papa si sarebbe recato nella città martire di lì a pochi giorni, ndr]. Nel nostro ultimo colloquio, Giovanni Paolo II mi ha detto per la seconda volta che desidera visitare Medjugorje».

Il «pellegrinaggio dei cuore»
Durante la visita apostolica a Sarajevo, Giovanni Paolo II non è riuscito ad andare pellegrino a Medjugorje: sarebbero bastati pochi minuti in elicottero. Probabilmente lo ha scelto lui, o forse lo hanno consigliato, anche per ragioni di sicurezza. Chissà? Tuttavia, Medjugorje non è stata assente in quel suo viaggio.
Il 12 aprile 1997, all’aeroporto di Sarajevo, i primi ad accoglierlo so no stati i tre vescovi della regione balcanica e i due padri provinciali francescani della Bosnia-Erzegovina. Quando gli si è avvicinato il padre provinciale della Bosnia, Petar Andjelovic, Wojtyla gli ha domandato a bruciapelo: «E Medjugorje?». Padre Petar allora ha fatto cenno all’altro frate, padre Tomislav Pervan, provinciale dell’Erzegovina, di farsi avanti, per «competenza». Il religioso, emozionato, si è limitato a dire: «Sono il padre provinciale di Mostar... e di Medjugorje». Il Pontefice ha assentito con il capo e ha ripetuto, scandendo le sillabe, in modo che tutti i vicini potessero sentire: «Medjugorje, Medjugorje!». Il movimento delle labbra mentre pronunciava quella parola lo hanno visto benissimo tutti coloro che hanno seguito l’arrivo del Papa in televisione.
Durante la preghiera nella cattedrale di Sarajevo, per ben due volte Giovanni Paolo II ha invocato la protezione della Regina della pace. La sera, dopo cena, al seminario cattolico, padre Tomislav Pervan gli ha consegnato personalmente una bella monografia fotografica su Medjugorje, realizzata e pubblicata dalla parrocchia, e gli ha parlato della vita del santuario. Il Papa lo ha ascoltato in silenzio e con estrema attenzione, manifestando un vivo interesse.
Al momento della partenza, all’ aeroporto di Sarajevo, sempre padre Tomislav lo ha supplicato: «Santità, l’aspettiamo a Medjugorje». Il Papa ha abbozzato un sorriso, lo si è visto su tutti gli schermi televisivi, e ha risposto, di nuovo, con semplicità: «Medjugorje, Medjugorje!».
Lungo il tragitto percorso dall’auto papale, più volte la folla ha urlato: «Santo Padre, vieni a Medjugorje!»; e lui benediceva tutti in silenzio.
Anche se non ha potuto visitare in quell’occasione la Lourdes slava, si può legittimamente immaginare, con Laurentin, che mentre sorvola va Medjugorje, Giovanni Paolo II vi ha certamente compiuto il suo «pellegrinaggio del cuore».

« Usa le stesse parole di Maria»
Nella cappella della comunità Oasi della Pace a Medjugorje, il 12 aprile 1997, un centinaio di italiani è presente al momento dell’apparizione a Marija. La veggente conversa poi con i presenti, dicendo tra l’altro:
« Voi non sapete quante volte ho notato che il Santo Padre dice le stesse cose contenute nei messaggi della Madonna. Lei ci dà il messaggio il 25 del mese e lui l’indomani usa le stesse parole. E allora penso: c’è un altro veggente oltre a noi! O il Santo Padre è guidato così fortemente dallo Spirito Santo, oppure anche lui ha le apparizioni. Ma così ci fa concorrenza...».
Ho ripensato a questo episodio dopo i tragici fatti di New York, trovando una spontanea relazione tra il messaggio del 25 settembre 2001 (quello in cui la Madonna ci esorta a pregare e digiunare specie ora che «Satana vuole la guerra e l’odio») e il discorso del Papa all’Angelus di domenica 30 ottobre, quando ha pregato che «la Regina della pace interceda per l’umanità intera, affinché l’odio e la morte non abbiano mai l’ultima parola».
Oltre ad affidarsi esplicitamente alla Regina pacis, come già fece Benedetto XV, Giovanni Paolo II in tale occasione ha invitato «tutti — singole persone, famiglie, comunità — a recitare il Rosario ogni giorno, per la pace», che «i fedeli della Chiesa» devono «costruire», testimoniandola nel «bandire la violenza» e facendosi «operatori di pace»: una esortazione che i lettori di questo libro sanno cara alla Madonna d’Erzegovina. Come risulta in quello stesso messaggio di settembre là dove Ella ha detto «testimoniate la pace... siate portatori di pace»; e poi, rassicurando i sui figli, con parole che suonano quasi una risposta alla successiva invocazione domenicale del Papa: «Io sono con voi e intercedo presso Dio per ognuno di voi. E voi non abbiate paura....».
Marija Pavlovic Lunetti concludeva quell’incontro ricordando come la Madonna avesse indicato nel Santo Padre «il figlio prediletto», chiedendo di pregare per lui, «perché è il Papa che ha potuto scegliere per questi tempi». Questa frase è stata ripetuta anche nel corso di un’intervista a Radio Maria, nella quale la veggente ha aggiunto:
« Quando saremo al trapasso tra un Papa e l’altro e quando saremo nel la decisione di un nuovo Papa, dovremo lasciarci tutti guidare dalla preghiera e dallo Spirito Santo».

« Voglio vedere il Papa»
Marija ha ricevuto dalla Madonna il compito di pregare in particolare per i sacerdoti e le anime consacrate. Fin dall’inizio delle apparizioni coltiva un amore profondo per il Papa e un gran desiderio di vederlo. Ripete spesso a tutti, compresa la Vergine: «Voglio vedere il Papa!». Ma non fa niente per forzare questo desiderio: va spesso a Roma in pellegrinaggio, prega, ma in privato, coi suoi famigliari, il suo gruppo di preghiera. Non avanza mai una richiesta ufficiale.

« Budi dobra!» (sii buona!)
Un giorno, mentre Giovanni Paolo Il è accolto da centinaia di migliaia di persone in America Latina, la Gospa fa a Marija una sorpresa durante l’apparizione. Le «mostra» il Papa; Marija lo vede prodigiosamente «dal vero», mentre parla alla folla proprio in quel momento, a migliaia di chilometri di distanza.
Qualche tempo dopo la veggente può realmente vedere il Papa, mentre il Pontefice è in visita a Parma. Egli la riconosce, le va incontro (anzi torna indietro per andarle incontro), le dà un buffetto su una guancia e le dice in croato: «Budi dobra!» (sii buona!).

Marija ha offerto la vita per lui
Marija non nasconde che da anni ha offerto la sua vita per il Papa (come Vicka ha fatto per i peccatori e i sofferenti nel corpo e nello spirito). Il 10 aprile 1997, giorno in cui compie 32 anni, la Madonna le appare più lungamente del solito e la bacia sulla guancia, come sempre fa ai compleanni. Marija coglie l’occasione per rinnovare, nelle mani della Vergine, l’offerta della propria vita per Giovanni Paolo II. Racconta suor Emmanuel: «Marija stava a solo due metri da me e vedevo il suo viso illuminarsi. La veggente ci ha poi spiegato che questa offerta aveva un senso speciale, in quei giorni in cui il Pontefice veniva per la prima volta in Bosnia-Erzegovina, a Sarajevo, il 13 aprile 1997, e ci ha detto ancora che la Madonna desiderava che si pregasse in modo speciale per il Papa»

« Prega la Madonna per me»
Il 22 marzo 1995 Vicka accompagna in udienza in Vaticano 350 feriti e invalidi di guerra croati e bosniaci. Il Papa, fuori dal protocollo come tante altre volte, si avvicina ai sofferenti.
Ma manca un interprete e la veggente, che parla in modo fluente l’italiano, è incaricata di tradurre in croato le parole che il Pontefice rivolge nella nostra lingua ai pellegrini. Giovanni Paolo II la riconosce: «Tu non sei Vicka di Medjugorje?», le chiede al termine dell’udienza. La ragazza fa cenno di si e gli offre una corona del Rosario, dicendo: «Santo Padre, lei ha senz’altro tante corone, ma questa è stata benedetta direttamente dalla Madonna». Il Papa sorridendo ringrazia Vicka, la benedice e la congeda con queste parole: «Tu prega la Madonna per me e io pregherò per te».

La Vergine e il comunismo
Il giornale coreano Notizie cattoliche, nel numero dell’11 novembre 1990, riporta il seguente testo scritto da monsignor Angelo Kim Nam Su, presidente della Conferenza episcopale coreana: «Durante l’ultimo sinodo a Roma, noi vescovi della Corea siamo stati invitati a pranzo dal Papa. Alla mia osservazione, “Santità, grazie a lei la Polonia è riuscita a liberarsi dal comunismo”, il Santo Padre mi ha corretto dicendo: “No, non grazie a me; è stata opera della Vergine, come ha detto a Fatima e a Medjugorje”».

« In linea con il Vangelo»
Nel numero del 3 febbraio 1991, la rivista Homme Nouveau cita una conversazione tra l’arcivescovo Kwangju e il Papa. All’osservazione del primo, «in Corea, nella città di Nadju, c’è una statua della Madonna che piange», Wojtyla commenta: «E ci sono dei vescovi, come in Jugoslavia, che sono contrari... Ma dobbiamo tener conto della risposta della gente, delle molte conversioni. Tutto ciò è in linea con il Vangelo. Questi fatti devono essere studiati attentamente».

« Lasciateli andare»
Nell’agosto 1989 monsignor Patrick F. Fiores, arcivescovo di San Antonio, negli Stati Uniti, rivela: «Quando incontrai il Papa gli chiesi che cosa avremmo dovuto fare con tutta questa gente che va a Medjugorje. La sua risposta fu: “Lasciateli andare. Quando ci andrà anche lei, preghi per me”».

«È un bene che la gente ci vada» 1°
Parlando all’Università di Notre Dame, in occasione della Conferenza nazionale su Medjugorje, monsignor Sylvester W. Treinen riferisce la seguente conversazione avuta con il Papa. «Santo Padre, sono appena ritornato da Medjugorje. Là avvengono cose meravigliose...». E il Papa: « Sì, è un bene che la gente vada a Medjugorje, preghi e faccia penitenza. È bene...».

« E un bene che la gente ci vada» 2°
L’arcivescovo di Pescara, monsignor Francesco Cuccarese, chiede al Papa come deve comportarsi con i fedeli della sua diocesi che vanno a Medjugorje. Giovanni Paolo II invece di rispondergli gli pone un’altra domanda: «Che cosa fa questa gente?». E il vescovo risponde: «Va in pellegrinaggio, prega, si confessa». «E allora», conclude il Papa, «lasci che ci vadano». In realtà anche l’arcivescovo era giunto alla stessa conclusione.

«io sono con voi!»
Il 17 giugno 1992 dice a padre Jozo Zovko, all’udienza generale: «Le do la mia benedizione. Coraggio! Io sono con voi! Abbiate cura di Medjugorje, non stancatevi, ma perseverate. Proteggete Medjugorje».

« Ci credo, ci credo, ci credo!»
In occasione del Congresso eucaristico di Bologna (1997), monsignor Mario Rizzi, ex nunzio apostolico in Bulgaria, racconta che l’anno prima (1996) assisteva alla Messa personale del Papa in compagnia di monsignor Roberto Cavallero di Chiavari, di ritorno da Medjugorje. Wojtyla chiede a quest’ultimo: «Lei ci crede a Medjugorje?». Ma il prelato ne approfitta e gli rinvia la domanda: «Ma lei, Santo Padre, ci crede?». Dopo un breve silenzio, Giovanni Paolo II dichiara, scandendo ogni parola: «Ci credo, ci credo, ci credo!».

Legge «L’eco di Medjugorje»
La suora polacca che si occupa degli alloggi del Papa ha detto a padre Jozo: «Il Papa legge L’eco di Medjugorje. Gli passiamo quello che noi riceviamo in polacco».

invita al digiuno e alla preghiera
Il 14 marzo 1993, in occasione della recita dell’Angelus, il Papa invita al digiuno e alla preghiera, e incoraggia ad ascoltare i messaggi della Vergine. Molti riconoscono nelle sue parole un chiaro riferimento a Medjugorje: per lo meno la pensano in questo modo padre Slavko Bar barie e padre Leonard Orec.

« Autorizzate tutto ciò che riguarda Medjugorje»
Molti preti e vescovi, ma anche laici responsabili di movimenti e realtà ecclesiali, si pongono il problema se sia giusto e corretto lasciar parlare dei testimoni di Medjugorje nelle chiese o nei meeting cattolici. Un vescovo latino-americano ha posto qualche anno fa la questione diretta mente al Papa. Alcuni centri per la pace stanno organizzando una serie di conferenze di padre Slavko in Sudamerica per il gennaio-febbraio 1995. L’arcivescovo di Asunciòn, in Paraguay, monsignor Felipe San tiago Benftez Avalos, non è convinto di consentire l’uso delle chiese della diocesi per incontri su Medjugorje. Perciò chiede che padre Slavko fornisca lettere di presentazione da parte del provinciale dei frati minori dell’Erzegovina e del vescovo di Mostar. Ma trovandosi a Roma, nel novembre 1994, monsignor Benftez ha l’occasione di chiedere al Papa se sia opportuno promuovere questi incontri, per giunta con la presenza di un frate di San Giacomo. Giovanni Paolo II gli risponde pronto: «Autorizzate tutto ciò che riguarda Medjugorje!». L’arcivescovo a questo punto non ritiene più necessarie altre garanzie, chiama i centri per la pace e dà il suo consenso, raccontando il perché del suo ripensa mento. La notizia che Wojtyla ha detto «Autorizzate» si propaga come un benefico incendio in tutto il Sudamerica, con il risultato che ben otto Paesi sono visitati da padre Slavko e spalancano le porte delle loro chiese e cattedrali al messaggio di Medjugorje.

Ancora sui pellegrinaggi
Sul settimanale diocesano La vita del popolo del 1° febbraio 1987, il vescovo di Treviso monsignor Antonio Mistrorigo racconta: «Il Santo Padre ha dimostrato di essere bene informato su Medjugorje. Egli è convinto che non vi sia niente di negativo nel permettere che i pellegrini vi si rechino per pregare con dedizione, per ricevere i sacramenti e per in cominciare una nuova vita».
Dieci anni dopo, monsignor Packiam Arokiaswamy, vescovo di Maturai nelle Indie, giunto a Medjugorje agli inizi di agosto 1997, dichiara: «In via privata, il Papa incoraggia il pellegrinaggio a Medjugorje e lo approva; questo per ora ci è sufficiente».

Tre benedizioni di fila
Anche suor Emmanuel delle Beatitudini ha potuto constatare questa apertura e disponibilità del Papa. Il 15 novembre 1996 partecipa a un’udienza privata con frate! Ephraim, fondatore della sua comunità, e insieme con altre trenta persone. Il Papa saluta personalmente ciascuno. Arrivato davanti a lei le impartisce, come a tutti i presenti, la sua benedizione. Suor Emmanuel ne approfitta per dirgli: «Abito a Medjugorje da sette anni e la mia missione è di difendere i messaggi della Regina della pace con libri, cassette, trasmissioni, conferenze in tutto il mondo...».
A queste parole il viso di Giovanni Paolo II si illumina; interrompe la religiosa che sente la mano del Papa posarsi sulla sua fronte: «La benedico!», le mormora. Poi guarda con evidente gioia i libri di suor Emmanuel per i più piccoli: Bambini, aiutate il mio cuore a vincere, e quello su Medjugorje e la guerra, giorno per giorno. Prima di proseguire la benedice di nuovo, per la terza volta.

« Medjugorje è il centro spirituale del mondo»
Monsignor Sebasti Murilo Krieger, ex vescovo di Florianopolis, in Brasile, è stato a Medjugorje ben quattro volte. La prima nel 1986, la se conda nel 1987. Alla vigilia del terzo viaggio, nel 1988, va in ritiro spirituale a Roma con altri otto vescovi e trentatre sacerdoti del suo Paese. Prima di partire per la Jugoslavia, celebra una Messa privata alla presenza del Papa, che al momento dei saluti gli chiede: «A Medjugorje pregate anche per me». Monsignor Krieger avrà modo di incontrare ancora il Pontefice, per annunciargli il suo quarto pellegrinaggio al santuario slavo, il 24 febbraio 1990. Giovanni Paolo II in quella occasione si raccoglie per qualche istante e poi gli sussurra: «Medjugorje è il centro spirituale del mondo». Lo stesso giorno, durante una colazione con il Santo Padre, presenti altri vescovi brasiliani, Krieger si rivolge di nuovo a papa Wojtyla per chiedergli; «Santità, posso dire ai veggenti di Medjugorje che invia loro la sua benedizione?». E il Papa risponde: «Sì, sì», e lo abbraccia.

Fonte: Libro "Maria, alba del terzo millennio" ed. Ares

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