Maria a Medjugorje Messaggio del 25 marzo 2008:Cari figli, vi invito a lavorare alla conversione personale. Siete ancora lontani dall’incontro con Dio nel vostro cuore, perciò trascorrete più tempo possibile nella preghiera e nell’adorazione a Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare, affinché Egli vi cambi e metta nei vostri cuori una fede viva e il desiderio della vita eterna. Tutto passa, figlioli, solo Dio rimane. Sono con voi e vi esorto con amore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

«Andate via da me,maledetti, nel fuoco eterno...»(Mt. 25,41)




Terribili sono queste parole che il Figlio dell’uomo, Gesù Cristo, pronuncerà nel giudizio universale a coloro che sono morti privi della grazia di Dio e che, perciò, non hanno raggiunto la salvezza eterna. Sono espressioni che dovrebbero farci riflettere seriamente, perché un giorno tale condanna potrebbe essere rivolta anche a noi.
Fermiamoci, pertanto, a meditare su questa grande verità della nostra santa Fede, l’Inferno, memori anche dell’esortazione dello Spirito Santo: «In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato» (Sir. 7,40); e di quanto insegnano i Santi: è meglio discendere nell’Inferno durante la vita piuttosto che doverci andare dopo la morte (C.C.C. 1033-1037).

1) Esiste l’inferno?

Cerchiamo di esaminare questa verità nella sua realtà, spogliandola da tutto quello che può essere frutto della fantasia degli uomini nei secoli. È una verità che non possiamo costatare con i nostri sensi, e conosciamo solo per la rivelazione. Dobbiamo, perciò, rimanere aderenti alla rivelazione di N.S. Gesù Cristo, interpretata dal Magistero infallibile della Chiesa.
La ragione non sa dirci proprio niente dell’Inferno, però, considerando la nostra natura umana, per deduzione, si può arrivare ad ammettere, dopo la morte, l’esistenza di un’altra vita con un premio o un castigo.
Nell’uomo, infatti, esiste, di certe verità, inerenti alla vita umana, il senso comune. Noi tutti, per esempio, riconosciamo una distinzione tra il bene e il male e sentiamo una voce nella coscienza che ci proibisce certe azioni cattive, il rimorso e il bisogno di riparare dopo averle compiute. Tali realtà non si possono negare.
Che cosa gioverebbe allora fare il bene ed evitare il male se dopo la morte tutto finisse e non ci fosse in un’altra vita un premio o un castigo? Si dovrebbe mettere sullo stesso piano, per esempio, il santo e il delinquente, la buona madre di famiglia e la donna di strada. La nostra ragione davanti a simili tragiche conseguenze si ribella, se non si ammette, dopo la morte, l’esistenza di un’altra vita con un premio o un castigo.
Ma la certezza dell’esistenza dell’Inferno trova il suo sicuro fondamento solo sulle parole di Gesù Cristo.

2) Che cos’è l’inferno?

Prima di tutto si deve precisare che alla parola Inferno nella Sacra Scrittura corrispondono i seguenti termini: Ade, Tartaro, Sheol, Geenna, perdizione e morte.
Per definire la terribile realtà dell’Inferno dobbiamo attenerci, come sopra detto, a quanto ci ha insegnato Gesù Cristo, interpretato dal Magistero infallibile della Chiesa.
La definizione dell’Inferno, pertanto, si potrà ricavare dall’esame degli insegnamenti del Signore, e precisamente dalle espressioni da Lui pronunciate sull’Inferno:
«Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per gli angeli suoi» (Mt.25,41).
«Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?» (Mt. 23,33).
«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile. Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo: è meglio per te entrare nella vita zoppo, che essere gettato con due piedi nella Geenna. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella Geenna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc. 9,43-48).
«Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile» (Mt. 3,12).
«Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 13, 41-42).
«Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridor di denti»(Mt. 13,49-50).
«Ma egli risponderà: ‘In verità vi dico: Ogni volta che non avete fatto queste cose ad uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me’. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna» (Mt. 25,45-46).
«... mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 8, 12).
«Allora il re ordinò ai servi: ‘legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 22,13).
«E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 25,30).
«... lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridor di denti» (Mt. 24,51).
«Allontanatevi da me voi tutti operatori di iniquità! Là sarà pianto e stridor di denti...» (Lc. 13,27-28).
Dall’esame di tali espressioni la Chiesa insegna che l’Inferno è un modo di essere (uno stato) infelice e doloroso nel quale si trovano le anime di coloro che muoiono in peccato mortale.
La Chiesa ha sempre insegnato queste verità di fede: l’Inferno esiste, è eterno ed è riservato per coloro che muoiono in peccato mortale. (cfr. Il Simbolo Atanasiano, il Conc. Costantinopolitano II, il Conc. Lateranense IV, il Conc. di Lione II, la Costituzione Dogmatica di Benedetto XII, il Conc. Fiorentino e il Conc. Tridentino).
Ricordiamo quanto dicono alcuni di questi importanti documenti.
Il Simbolo Atanasiano afferma: «I cattivi andranno nel fuoco eterno».
Il Conc. Lateranense IV (1215), Cap. 10: «I dannati riceveranno insieme con il diavolo una pena che dura per sempre».
Il Papa Benedetto XII, nella sua Costituzione Dogmatica «Benedictus Deus» (1336), dice: «Definiamo inoltre che, secondo la disposizione generale di Dio, le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccato mortale, subito dopo la morte, discendono all’inferno per subirvi le pene infernali» (Denz. 1002).
3) Qual'è la natura delle pene dell’inferno?
Non la conosciamo con esattezza, perché non ci è stata rivelata espressamente. Gesù Cristo ha, sì, parlato di fuoco, ma non si conosce la sua natura né come possa recare dolore all’anima, senza il corpo, fino al giudizio universale.
Sappiamo solo:
a) che nell’Inferno ci sarà, come dice Gesù, pianto e stridor di denti; ora chi piange e chi stride i denti soffre tremendamente;
b) che le pene infernali dureranno per tutta l’eternità, senza mai finire; questa è anche una verità di fede;
c) che la misura della punizione è diversa per i singoli dannati a seconda del grado della loro colpa, come dice il Conc. di Lione 11(1274) e il Conc. di Firenze (1438-1445).
I teologi, circa la natura delle pene dell’inferno, considerano una duplice pena: la pena del danno e la pena del senso.
La pena del danno consiste nella privazione della visione beatifica di Dio.
La pena del senso consiste nelle sofferenze provate nel proprio essere.
in conclusione dobbiamo credere per verità di fede:
1 - Che l’Inferno esiste.
2 - Che è riservato a chi muore in peccato mortale.
3 - Che le pene dell’Inferno dureranno per sempre.

4) Chi andrà all’inferno?

Secondo l’insegnamento della Chiesa l’Inferno è riservato a coloro che muoiono in peccato mortale, cioè a coloro che trasgrediscono in forma grave, con piena avvertenza della mente e deliberato consenso della volontà, qualche comandamento di Dio.
La Chiesa ha ricavato tale dottrina certa dalle espressioni della Sacra Scrittura in proposito. Esaminiamone alcune.
«Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato...»(Mc. 16, 15-16).
«Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’Unigenito Figlio di Dio» (Gv. 3,18).
«Chi crede nel Figlio ha la vita eterna, ma chi rifiuta di credere nel Figlio non vedrà la vita; anzi sopra di lui rimane sospesa l’ira di Dio» (Gv. 3,36).
«... Chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli» (Mt. 10,33).
«... Gli dissero allora: ‘Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?’ Gesù rispose: ‘Questa è l’opera di Dio: credere in Colui che egli ha mandato’»(Gv. 6,28-29).
«Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde» (Lc. 11,23).
«Chi non onora il Figlio non onora il Padre che Io ha mandato. In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede in Colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, non va in giudizio, ma passa da morte a vita» (Gv. 5,23-24).
«Chi è il bugiardo, se non chi dice che Gesù non è il Cristo? Costui è l’anticristo che nega il Padre e il Figlio. Chi nega il Figlio non possiede nemmeno il Padre; chi, invece, confessa il Figlio possiede pure il Padre» (lGv. 2,22-23).
«Se tu vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti. ‘Quali?’ il giovane domandò. Gesù rispose:
‘Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre, ama il prossimo come te stesso’» (Mt. 19,17-20).
«Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, contese, gelosie, ire, risse, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, gozzoviglie e cose simili. Riguardo ad esse vi avverto, come vi ho già ammonito: coloro che fanno tali cose non avranno in eredità il regno di Dio» (Gal. 5,19).
«Non chiunque mi dice: ‘Signore! Signore!’ entrerà nel regno dei cieli; ma colui che fa la volontà del Padre mio, che è nei cieli» (Mt. 7,21).
Da queste e da tante altre espressioni simili si desume che, per ottenere la salvezza dell’anima, è necessario credere nella divinità di Gesù Cristo e osservare i suoi comandamenti.
Il Signore, inoltre, non si accontenta di parole o di sentimenti, vuole le opere: «Se mi amate, osservate i miei comandamenti. (Gv. 14,15). È opportuno, anche, ricordare qui, quanto la Chiesa ha sempre insegnato e ha recentemente ribadito nel Concilio Vaticano II:
«Dio stesso non è lontano dagli altri che cercano un Dio ignoto nelle ombre e nelle immagini, poiché egli dà a tutti vita e respiro e ogni cosa (cfr. Atti 17,25- 28), e, come Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvi (cfr. lTm. 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la Divina Provvidenza nega gli aiuti necessari per la salvezza a coloro che, senza colpa da parte loro, non sono ancora arrivati ad una conoscenza esplicita di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro, è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione al Vangelo, e come dato da Colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita» (Conc. Vat. II, Lumen Gentium, n. 16).

5) Errori sull’inferno.

Lungo il corso dei secoli nella storia del cristianesimo diversi sono stati gli errori sull’Inferno. Praticamente sono i seguenti:
1 -l’Inferno non esiste;
2 - l’Inferno esiste, ma non è eterno;
4 - l’Inferno dura per un periodo di tempo e poi, presto o tardi, i dannati si riconciliano con Dio e vanno in Paradiso;
5 -l’Inferno non ha le pene del fuoco;
6 -l’Inferno esiste ma nessuno vi andrà, perché infinita è la misericordia di Dio.
Noi conosciamo l’esistenza dell’Inferno e la sua natura non per esperienza scientifica, ma per la rivelazione di N.S. Gesù Cristo, interpretata autenticamente dal Magistero infallibile della Chiesa.
Ora chi ha autorizzato coloro che smentiscono l’insegnamento di Gesù Cristo e della Chiesa, ed insegnano arbitrariamente i suddetti errori? Da chi hanno ricevuto rivelazioni se né i sensi né la ragione ci possono dire qualche cosa in proposito? I ricordati errori inoltre possono essere combattuti con argomenti ricavati dalla rivelazione di N.S. Gesù Cristo e dall’insegnamento infallibile della Chiesa.
Consideriamoli:
1 - L’inferno non esiste.
Risposta: Dobbiamo dire che ciò è falso, perché innumerevoli frasi pronunciate da Gesù Cristo, come si è visto sopra, affermano l’esistenza dell’Inferno e ne determinano la natura.
Il negare l’esistenza dell’Inferno o mutare la sua natura significa non credere alla divinità di Gesù Cristo. 2 - L’inferno esiste, ma non è eterno.
Risposta: Affermare questo significa falsificare la dottrina di Gesù Cristo, che più volte, come sopra detto, ha affermato categoricamente l’eternità dell’Inferno. Verità che anche la Chiesa ha sempre insegnato.
3-l’Inferno incomincerà solo dopo il giudizio universo, significa far bugiardo Gesù Cristo, perché poche verità rivelate da Lui, risultano così chiare — almeno nella sua esistenza — come la verità dell’ Inferno.


Qualcuno osserva che la parola «eterno» è solo in rapporto al «nostro» tempo ma non può essere riferito a quello «dopo» la nostra morte quando esso cesserà per dar luogo all’eternità.
Ma a tale proposito sappiamo che gli insegnamenti di Gesù, datici per questa vita sono sempre in funzione dell’altra e che dobbiamo usarli per l’altra come li comprendiamo in questa anche se non sappiamo spiegarne il modo.
3 - L’Inferno incomincerà solo dopo il giudizio universale.
Risposta: Anche questo non risponde a verità, perché sia la Sacra Scrittura che la Chiesa insegnano che i ‘Inferno incomincia subito dopo la morte corporale.
Nella parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro l’Evangelista Luca afferma: «Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell’ Inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui» (Lc. 16,22-23).
Come si vede si parla della discesa all’Inferno subito dopo la morte.
E S. Paolo insegna: «Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo (dopo la morte), nostra abitazione sulla terra, riceveremo un’abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli (per i salvati e nell’Inferno per i dannati)» (2Cor. 5,1).
Il Redentore morente dice al ladrone pentito:
«Oggi sarai con me in Paradiso» (Lc. 23,43).
E S. Giuda afferma: «Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro a vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno» (Gd., 7).
Benedetto XII, nella sua Costituzione Dogmatica «Benedictus Deus», pubblicata nel 1336, dichiara:
«Definiamo inoltre che, secondo la disposizione generale di Dio, le anime di coloro che muoiono colpevoli di peccato mortale, subito dopo la morte discendono all’Inferno, per subirvi le pene infernali» (Denz. 531).
Anche il Concilio di Firenze (1439-1445) nel Decreto per i Greci ci dice la stessa cosa (cfr. Denz. 693).
4 - L’inferno dura per un periodo di tempo e poi, presto o tardi, i dannati si riconciliano con Dio e vanno in Paradiso.
Risposta: Questa dottrina è del tutto falsa e completamente inventata, perché non trova nessun fondamento né nella Sacra Scrittura né nel Magistero della Chiesa. Bisogna inoltre tener presente che il dannato, pur conservando la sua libertà dopo la morte, non potrà piu né meritare né demeritare, per cui conserverà per sempre lo stato di peccato mortale che conservava al momento della morte, perciò, durando per sempre lo stato di colpa, durerà per sempre anche lo stato di pena.
L’Evangelista Giovanni infatti ci dice: «Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno (finché siamo in vita); poi viene la notte (la morte), quando nessuno può più operare» (Gv. 9,4).
E S. Paolo insegna: «Ciascuno riceverà la sua retribuzione secondo il bene o il male che avrà fatto quando aveva il corpo» (2Cor. 5,10). E ancora egli esorta a fare il bene «finché abbiamo il tempo» (GaI. 6,10).
Infine poi l’Apocalisse ricorda: «Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita» (Ap. 2, 10).
5 - L’inferno non ha le pene del fuoco.
Risposta: Il Signore, parlando dell’Inferno nomina spesso il fuoco, come si è visto nelle espressioni sopra ricordate, e perciò non possiamo negare che nell’Inferno esista il fuoco, pur non conoscendone la natura.
6 - L’inferno esiste, ma nessuno vi andrà, perché infinita è la misericordia di Dio, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvi. Risposta: Bisogna proprio dire che questa è un’invenzione diabolica e al di fuori di ogni logica.
Se fosse davvero così, perché Dio ha creato l’Inferno? (oltre che per i demoni anche per gli uomini?).
Se tutti si salveranno, quale significato ha evitare il male e fare tanti sacrifici per conservarsi buoni, se poi sia i buoni che i cattivi si salveranno?
E se si è sicuri di andare in Paradiso, perché sia 5. Pietro che 5. Paolo hanno insegnato: «E poiché invocate come Padre colui che giudica secondo le opere di ognuno, senza preferenze di persone, comportatevi con timore durante il tempo del vostro pellegrinaggio» (lPt. 1,17)? e «Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore» (Fil. 2,12)?
Perché S. Paolo ha affermato: «Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal. 5, 19-2 1)?
«La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che si salvano, per noi, è potenza di Dio» (1Cor. 1,18)?
«Oh, non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né gli immorali, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né i maldicenti, né i rapaci erediteranno il regno di Dio» (1Cor. 6,9- 10)?
E S. Giuda ha detto: «Così Sodoma e Gomorra e le città vicine, che si sono abbandonate all’impudicizia allo stesso modo e sono andate dietro ai vizi contro natura, stanno come esempio subendo le pene di un fuoco eterno» (Gd. 7)?
E se nessuno andrà all’inferno, quale significato hanno le espressioni di Gesù: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sno quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano»(Mt. 7, 13-14)?
E quella di S. Paolo ai Corinti: «Noi siamo, infatti, per Dio, il profumo di Cristo e per quelli che si salvano e per quelli che si perdono...» (2Cor. 2, 15)?
E quella ancora di S. Paolo ai Corinti: «Che se il vostro Vangelo rimane velato, lo è per quelli che perdono, per gli increduli,...» (2Cor. 4, 3-4)?
E se nessuno andrà all’Inferno non hanno senso le parole di Gesù nella parabola del ricco epulone e Lazzaro: «Stando nell’Inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide da lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui» (Lc. 16, 22-23); e le parole di Gesù alla me del giudizio universale: «Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt. 25,41). A chi Gesù dirà queste parole, se nessuno andrà all’Inferno? E continua ancora l’Evangelista: «E costoro andranno al supplizio eterno...» (Mt. 25,46). Dio vuole che tutti gli uomini siano salvi (cfr. lTm. 2,4); non solo, ma dà a tutti la grazia sufficiente perché possano salvarsi. Però Dio non vuole salvare nessuno per forza: vuole la libera cooperazione di ciascuno. È proprio vero quel che dice S. Agostino:
«Quel Dio che ha creato te senza dite, non può salvare te senza di te». E questo perché Dio ha creato l’uomo libero e perciò responsabile, per cui la negazione dell’inferno implica anche l’assurda negazione della libertà umana, oltre che della giustizia di Dio.
Dio invece è infinitamente giusto e infinitamente misericordioso; ma Dio usa la sua infinita misericordia finché siamo in vita, finché cioè siamo in grado di meritare o demeritare; dopo la morte, quando non potremo né meritare né demeritare Dio sarà soprattutto giusto e saprà giudicarci con somma equità.
Difficile è armonizzare il dogma della infinita giustizia di Dio con quello della sua infinita misericordia. Se la ragione umana trova difficoltà nel conciliare le due verità non è lecito armonizzarle eliminandone una (la più sgradita naturalmente), perché in questa maniera non si risolvono i problemi.
Concludendo dobbiamo affermare che la dura realtà dell’Inferno è una verità dogmatica che, o accettiamo per la fede illimitata che abbiamo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, o non la potremo accettare e allora la considereremo come una favoletta che si racconta ai bambini cattivi. E vera e grande sapienza meditare spesso sul fine per cui siamo in questo mondo. Esso è la salvezza dell’anima e cioè il raggiungimento del Regno dei Cieli, il possesso di Dio in Paradiso.
Lo scopo per il quale Dio ci concede gli anni della nostra vita presente è solo questo. Poveri noi se non arriveremo a conquistare questa vetta!
Le possibilità sono due o la salvezza dell’anima, o l’eterna dannazione; o il Paradiso o l’inferno; o il possesso eterno di Dio o la sua eterna privazione.
Non conosciamo con esattezza in che cosa consista la sofferenza dell’Inferno e la felicità del Paradiso, ma la maggior parte dei teologi insegna che la visione e il possesso cli Dio siano la causa della nostra felicità e la loro privazione l’eterna infelicità. Ciò in qualche modo si può anche spiegare.
Come il pesce è fatto per l’acqua e l’uomo per l’aria, e l’uno e l’altro non possono vivere senza questi due elementi, così l’uomo nell’altra vita (come anche in questa) è fatto per Iddio. Il cuore dell’uomo è inquieto e non può trovare pace finché non riposa in Dio. L’uomo pertanto nell’altra vita troverà nel possesso di Dio o nella sua privazione la sua felicità o l’infelicità eterna.
Premesse tali considerazioni, nella nostra vita terrena dobbiamo sempre costantemente tenere di mira il Paradiso da conquistare e i ‘Inferno da evitare. Il timore dell’Inferno ci spinge ad abbandonare le vie del peccato per seguire quelle della grazia.
E certamente meglio andare a Gesù Cristo per la via dell’amore, tuttavia anche il timore dell’Inferno può condurre all’amore.
Talvolta il timore del castigo eterno può tenerci lontano dal peccato mortale; questo valeva una volta e vale anche ai nostri giorni, poiché la natura umana, in fondo, è sempre uguale.
Ricordiamo che l’inferno è una delle più importanti verità della nostra fede. Impostiamo, pertanto, tutto il nostro vivere per evitare questa terribile realtà, perché se alla fine dei nostri giorni non saremo riusciti ad evitarla, avremmo sbagliato tutto nella vita e per sempre.

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