Maria a Medjugorje Messaggio del 6 febbraio 1984:Se voi sapeste come il mondo di oggi pecca! I miei vestiti, una volta splendidi, ora sono bagnati dalle mie lacrime! A voi sembra che il mondo non pecca perché qui vivete in un ambiente tranquillo, dove non c’è tanta cattiveria. Ma guardate un po’ più attentamente il mondo e vedrete quanta gente oggi ha una fede tiepida e non dà retta a Gesù! Se voi sapeste come soffro non pecchereste più. Pregate! Ho tanto bisogno delle vostre preghiere.

GLI ESORCISMI NEL RITUALE ROMANUM DA LEONE XIII A PIO XII




Un tratto di storia significativo per gli esorcismi minori è dato da quella preghiera a S. Michele Arcangelo che insieme ad una preghiera alla Madonna, prima della riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, il celebrante e i fedeli recitavano mettendosi in ginocchio alla fine di ogni messa:

Gloriosissimo principe delle milizie celesti, arcangelo san Michele, difendici nella battaglia contro le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia. Vieni in aiuto di noi, che fummo creati e riscattati con il sangue di Gesù Cristo dalla tirannia del demonio. Tu sei venerato dalla Chiesa quale suo custode e a te il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Prega dunque il Dio della pace a tenere schiacciato Satana sotto i nostri piedi, affinché esso non prevalga né a fare schiavi di sé gli uomini, né a recare danno alla Chiesa. Presenta all'Altissimo, con le tue, le nostre preghiere, perché discendano su di noi le sue divine misericordie. Incatena Satana e ricaccialo negli abissi da dove non possa più sedurre le anime. Amen.

Questa preghiera composta da Leone XIII nel 1886 era stata ripresa dall'Enciclica "Humanus genus" (1884) nella quale il papa parlava di un esorcismo da lui composto. La sua storia, assai singolare, la racconta sulla "Settimana del Clero" (n.13 del 30 marzo 1947) il padre Domenico Pechenino degli Oblati di Maria Vergine, che era stato già Rettore Maggiore della sua Congregazione. Il testo venne poi ripreso dalle "Ephemerides Liturgicae" (1955, I, 5859, nota 9) e dalla rivista "Madre di Dio" nell'articolo La visione diabolica di Leone XIII di Giuseppe Ferrari (1984,11,4). E Pechenino nel terminare l'articolo scriveva: Qui finendo, io mi permetto di accennare solo più ad un fatto poco conosciuto, che getta un vivissimo fascio di luce sull'ordine di idee a cui ho accennato. L'ho attinto, il fatto, a fonte sicura. Non ricordo dunque l'anno preciso. Si era un po' dopo il 1890. Un mattino il grande Pontefice Leone XIII aveva celebrato la S. Messa, e stava assistendo ad un'altra di ringraziamento, come al solito. Ad un certo punto lo si vide drizzare energicamente il capo, poì fissare intensamente qualcosa al di sopra del capo del celebrante. Guardava fisso, senza battere palpebra, ma con un senso di terrore e di meraviglia, cambiando colore e lineamenti. Qualcosa di strano, di grande avveniva in lui. Finalmente, come rivenendo in sé, e dando un leggero ma energico tocco di mano, si alza. Lo si vede avvicinarsi verso il suo studio privato. I famigliari lo seguono con premura e ansiosi "Santo Padre? Non si sente bene? Ha bisogno di qualcosa? Niente, niente!" risponde. E si chiude dentro. Dopo una mezz'oretta fa chiamare il Segretario della S. Congregazione dei Riti, e, porgendogli un foglio, gl'ingiunge di farlo stampare e farlo pervenire a tutti gli Ordinari del mondo. Cosa conteneva? La preghiera che recitiamo al termine della Messa, col popolo, con la supplica a Maria e l'infocata invocazione al Principe delle milizie celesti, S. Michele implorando da Dio che lo ricacci nell'inferno.

Circa un anno prima del suddetto racconto, il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, Arcivescovo di Bologna, nella Lettera pastorale per la quaresima del 1946 diceva:

Il sapientissimo Pontefice Leone XIII, intelligenza superiore e certamente non spirito gretto e piccino, scrisse Egli stesso quella bella e forte preghiera... E quella frase `che si aggirano nel mondo» ha una spiegazione storica, a noi riferita dal Segretario particolare Mons. Rinaldo Angeli. Leone XIII ebbe veramente visione degli spiriti infernali che si addensavano sulla Città Eterna, e da quella esperienza... venne la preghiera che volle in tutta la Chiesa, Preghiera che egli recitava con una voce vibrante e potente, che risuonava in modo indimenticabile nell'universale silenzio sotto le volte del massimo tempio della cristianità. Non solo ma scrisse di sua mano uno speciale esorcismo che egli raccomandava ai Vescovi e Sacerdoti di recitare spesso per le loro Diocesi e le loro parrocchie...

Il Rìtuale redatto ad opera di Leone XIII e reso operante nel 1890, conteneva degli esorcismi sotto il titolo Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos; proprio questi testi, nel corso degli anni, subiranno i maggiori rimaneggiamenti. Se consideriamo la preghiera a S. Michele Arcangelo nella sua traduzione definitiva riportata negli Acta Apostolicae Sedis del 1890, che rientrava nelle formule di esorcismo, avremo occasione di comprendere il perché di tali cambiamenti:

O gloriosissimo principe della milizia celeste, san Michele Arcangelo, difendici nella lotta e nella battaglia, che per noi e contro i principi e le potestà, contro i capi del mondo, contro gli spiriti del male che abitano le regioni celesti. Vieni in aiuto degli uomini che Dio creò invincibili fece a immagine della sua somiglianza e riscattò dalla tirannide del diavolo a caro prezzo. Combatti oggi con l'esercito degli angeli beati le battaglie del Signore, come un giorno combattesti contro Lucifero, capo di superbia, e i suoi angeli traditori: e non prevalsero, né si trovò più posto per essi in cielo. Ma quel grande dragone, il serpente antico, che viene chiamato diavolo e Satana, che seduce il mondo intero, è stato scagliato in terra e con lui sono stati mandati i suoi angeli. Ecco, il nemico antico e omicida si è eretto con forza. Trasfigurato in angelo di luce, da ogni dove circonda e invade la terra con tutta la caterva degli spiriti maligni, per cancellare in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per rapire le anime destinate alla corona della gloria eterna, per ucciderle e condannarle alla morte eterna. Il malefico dragone trasfonde il veleno della sua malvagità, come fiume immondissimo, negli uomini depravati di mente e corrotti di cuore, lo spirito di menzogna, di empietà. e bestemmia, e il mortifero alito della lussuria, tutti i vizi e le iniquità. (Nemici molto astuti hanno riempito di amarezze la Chiesa, sposa immacolata dell'Agnello, l'hanno ubriacata di assenzio; hanno posto le loro empie mani su tutte le cose desiderabili. Laddove è stata posta la sede del beatissimo Pietro e la cattedra della verità per illuminare le genti, là hanno posto l'abominevole trono delle loro empietà, affinché, colpito il pastore, riuscissero a disperdere anche il gregge). Assisti dunque, guida invincibile, il popolo di Dio contro le irrompenti malvagità spirituali, e ottieni la vittoria. La santa Chiesa ti venera custode e patrono, contro le nefaste potestà terrestri e infernali; a te il Signore ha affidato le anime dei redenti da collocare nella felicità suprema. Supplica il Dio della pace, affinché schiacci Satana sotto i nostri piedi, perché non possa più tenere prigionieri gli uomini e danneggiare la Chiesa. Offri le nostre preghiere al cospetto dell'Altissimo, affinché presto ci ottengano le misericordie del Signore, e cattura il drago, il serpente antico che è diavolo e Satana, e rimandalo legato nell'abisso affinché non seduca più le genti. Perciò, confidando nel tuo presidio e tutela, con l'autorità del nostro sacro ministero, ci accostiamo a te fiduciosi e sicuri per respingere le infestazioni del frode diabolica nel nome di Gesù Cristo, Dio e Signore nostro.

La preghiera risultava essere molto lunga e per questo, nel 1915, furono tolte le parti in corsivo allorché venne pubblicato il Rituale Romanum da papa Pio X con l'aggiunta dell'esorcismo di Leone XIII. Nell'edizione del Rituale del 1933, sotto il pontificato di Pio XI, era esclusa la parte messa fra parentesi e riportata in questa forma anche nell'edizione del 1956 da papa Pio XII. A tale proposito la Radoani afferma che in alcuni rituali pubbucati nel 1932, come quello Sloveno non più in latino ma adattato alla lingua locale, le omissioni erano già avvenute. Ciò che faceva problema da una parte erano le affermazioni come "uomini che Dio creò invincibili" poiché non era riconosciuta l'indistruttibilità umana e dall'altra la parte riguardante la teologia della caduta del demonio, tuttora discussa, giacché non era ammissibile in un rituale che aveva il suo valore in tutta la Chiesa cattolica.

Pio XI nel 1933, rivisitando il Rituale con l'intento di emanarne una nuova edizione, si accorse del grande problema che provocavano alcune frasi della preghiera di Leone XIII come ad esempio: "nemici molto astuti". "Laddove è stata posta la sede del beatissimo Pietro... hanno posto l'abominevole trono delle loro empietà:..". Affermazioni del genere andavano contro la gerarchia della Chiesa e tanto più contro il romano pontefice in quanto si diceva che la Chiesa era stata ubriacata di assenzio, derubata dal demonio e dove c'era. il soglio papale era presente in pieno l'abominazione. A motivo di tutto ciò il papa con prontezza provvide a rimuovere le suddette espressioni. Il Rituale così riveduto presentava diverse differenze rispetto a quello che vigeva nel 1890. Esso infatti iniziava tralasciando la recita dei salmi 67 e 34 per passare subito alla preghiera di S. Michele Arcangelo. Seguiva:

Il vero e proprio esorcismo, ripreso interamente dalla prima versione, che si concludeva con un'invocazione finale e con l'aspersione del luogo, in cui si effettuava l'esorcismo, con acqua esorcizzata.

Nel Rituale edito da Pio XII con decreto del 1952, gli esorcismi sono riportati nel titolo XII con l'espressione De exorcizandis obsessis a daemonio il quale comprende un capitolo sulle norme da osservare quando si esorcizza il demonio, un capitolo che riproduce il rito vero e proprio dell'esorcismo sugli ossessi dal demonio e un capitolo che riprende l'Exorcismus in Satanam et angelos apostaticos..Una delle più vistose diversità nei confronti del Rituale precedente di Pio XI nell'edizione del 1926 è lo spostamento del capitolo sugli esorcismi dal titolo XI al titolo XII che comporta anche il venir meno e l'aggiunta di alcune preghiere soprattutto nei salmi. E' inoltre stabilito che il rito sia presieduto esclusivamente da un sacerdote delegato a questo dall'Ordinario del luogo anche se è consentita la presenza di assistenti laici allo scopo di aiutare il sacerdote nella preghiera e nell'immobilizzare l'ossesso durante lo svolgimento degli esorcismi. Due altre modifiche di grande rilievo nel titolo XII sono da rintracciarsi nelle norme preliminari al numero 3:

Prima di tutto non creda facilmente che qualcuno sia posseduto dal demonio; a tale scopo sia bene a conoscenza di quei sintomi da cui si distingue un posseduto da coloro che sono affetti da una qualche malattia, soprattutto psichica. Possono essere segni della presenza del demonio: parlare correttamente lingue sconosciute o capire chi le parla; conoscere fatti distanti o nascosti; dimostrare di avere delle forze superiori all'età e alla naturale condizione; e altri fenomeni di questo genere che più sono numerosi e più sono indicativi.

Ciò che faceva problema era il tipo di linguaggio che non rispecchiava più il sentire del nuovo periodo: era necessario sostituire una espressione vecchia con una terminologia nuova che si basava pure sui recenti studi medici. Anche la parola "segno» non esprimeva più una fenomenologia determinata a priori ma intendeva parlare ora di "indizio". Per poter meglio comprendere il criterio diagnostico occorre fare una precisazione. Osservando un indemoniato nel suo modo di atteggiarsi non è difficile riconoscere come i suoi comportamenti possano raggrupparsi in due diversi tipi: alcuni presentano una somiglianza con quelli che hanno dei disturbi e delle malattie psichiche (potremmo indicarle con il nome di fenomenologia psichiatrica della possessione), altri, per il loro sembrare a certi fenomeni della parapsicologia, potremmo definirli con il nome di fenomenologia parapsicologica della possessione. Per quanto concerne la fenomenologia Psichiatrica(*), afferma mons. Balducci, il Rituale ne suppone sia la presenza sia la naturalità ma proprio su questa situazione la presenza della fenomenologia parapsicologica acquista(**) un valore indicativo. è però insufficiente affermare che la parapsicologia concomitante con la fenomenologia psichica possa essere solo un indizio ma anzi è sempre un indizio di possessione.

A conclusione di questo paragrafo riportiamo il testo integrale degli esorcismi contenuti nel Rituale Romanum nella sua ultima edizione del 1956:

NORME DA OSSERVARE CON CHI VIENE ESORCIZZATO CONTRO IL DEMONIO

1. Il sacerdote che si appresta a esorcizzare persone tormentate dal demonio deve essere munito di speciale ed espressa autorizzazione dell'ordinario e deve essere fornito di pietà, prudenza, integrità di vita; confidando non nel suo potere, ma in quello divino; sia distaccato da ogni cupidigia dei beni umani, per poter compiere il suo compito religioso mosso da costante carità e umiltà. Deve inoltre essere di età matura e degno di rispetto non solo per l'incarico, ma per la serietà dei costumi.

2. Perciò, per poter adempiere nettamente al suo ufficio, si sforzi di conoscere molti altri documenti utili al suo compito, scritti da provati autori e che qui, per brevità, non indichiamo, e si valga dell'esperienza; inoltre deve osservare diligentemente queste poche norme, particolarmente necessarie.

3. Prima di tutto non creda facilmente che qualcuno sia posseduto dal demonio; a tale scopo sia bene a conoscenza di quei sintomi da cui si distingue un posseduto da coloro che sono affetti da una qualche malattia, soprattutto psichica. Possono essere segni della presenza del demonio: parlare correttamente lingue sconosciute o capire chi le parla; conoscere fatti distanti o nascosti; dimostrare di avere delle forze superiori all'età e alla naturale condizione; e altri fenomeni di questo genere che più sono numerosi e più sono indicativi.

4. Per acquistare una maggiore conoscenza dello stato della persona, dopo uno o due esorcismi, egli interroghi il posseduto su quanto ha percepito nella mente o nel corpo; per conoscere anche a quali parole i demoni si siano maggiormente turbati, per insistervi e ripeterle con più frequenza in seguito.

5. Si renda conto di quali artifici e inganni usino i demoni per fuorviare l'esorcista: infatti sono soliti rispondere con menzogne; si manifestano docilmente, affinché l'esorcista, ormai stanco, ci rinunci; oppure il colpito si finge malato e non posseduto dal demonio.

6. Talvolta i demoni, dopo essersi manifestati, si nascondono e lasciano il corpo libero da ogni molestia, così che il colpito crede di essere totalmente liberato. Ma l'esorcista non cessi finché non vede i segni della liberazione.

7. Talvolta i demoni pongono in atto tutti gli impedimenti che possono, perché il malato non si sottoponga agli esorcismi, o si sforzano di convincere che si tratta di una malattia naturale; qualche volta, durante l'esorcismo, fanno sì che il malato dorma e gli mostrano una qualche visione, nascondendo se stessi, perché sembri che il malato sia liberato.

8. Alcuni dichiarano di aver ricevuto un maleficio, dichiarano da chi è stato fatto e in che modo vada distrutto. Ma si stia attenti che per questo, non ci si rivolga a maghi o a indovini o ad altri, anziché ricorrere ai ministri della Chiesa; che non si ricorra a nessuna forma di superstizione o ad altri mezzi illeciti.

9. Altre volte il demonio permette che l'infermo riposi e riceva la santissima eucaristia, perché sembri che se ne sia andato. Inoltre sono innumerevoli gli artifici e le frodi del demonio per ingannare l'uomo; per non lasciarsi imbrogliare da questi modi l'esorcista deve essere molto prudente.

10. Perciò l'esorcista, memore di quanto ha detto il Signore, che, certo genere di demoni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno, si sforzi di fare uso di questi due potentissimi rimedi per impetrare l'aiuto divino ed espellere i demoni, secondo l'esempio dei santi padri, in quanto gli è possibile, o personalmente o incaricandone altri.

11. I posseduti vengano esorcizzati in chiesa, se si può fare comodamente, o in altro locale religioso e conveniente, lontano dalle folle. Ma se il posseduto è ammalato, o per altro giusto motivo, si può compiere l'esorcismo anche in casa.

12. Venga avvisato il posseduto, se è fisicamente e mentalmente in grado di farlo, di pregare a suo vantaggio, di digiunare, di ricevere spesso la confessione e la comunione a suo sostegno, secondo il consiglio del sacerdote. E mentre viene esorcizzato, che stia raccolto, che si rivolga a Dio con ferma fede per chiedergli la salute con tutta umiltà. E mentre viene maggiormente tormentato, sopporti con pazienza, senza mai dubitare dell'aiuto di Dio.

13. Abbia il Crocifisso in mano o in vista. Anche le reliquie dei santi, quando si possono avere; tenute con sicurezza e avvolte convenientemente, possono essere poste con riverenza sul petto o sul capo del posseduto. Ma si stia attenti che gli oggetti sacri non vengano trattati in modo indegno o possano subire danno dal demonio. Non si ponga la santissima eucaristia sul capo del posseduto o su altra parte del suo corpo, per il pericolo di irriverenza.

14. L'esorcista non si perda in molte parole, né in domande superflue o di curiosità, soprattutto riguardo a fatti futuri o nascosti che non si addicono al suo ufficio. Ma imponga allo spirito immondo di tacere e di rispondere solo alle sue domande; e neppure gli creda se il demonio finge di essere l'anima di un qualche santo, o di un defunto o di un angelo buono.

15. Le domande necessarie da farsi sono, ad esempio, quelle sul numero e sui nomi degli spiriti presenti, sul tempo in cui sono entrati, sulla causa della possessione, e altre simili. Quanto alle altre futilità sul demonio, il riso, le inezie, l'esorcista lo tronchi o le disprezzi; e ammonisca i presenti che debbono essere pochi di non farvi caso e di non rivolgere domande al posseduto; ma piuttosto di pregare Dio per lui, con umiltà e insistenza.

16. Gli esorcismi vanno detti o letti comandando con autorità, con grande fede, umiltà e fervore; e quando ci si accorge che lo spirito è più tormentato, allora si insista e lo si incalzi con più forza. Qualora ci si accorga che il posseduto soffre in qualche parte del corpo, o è colpito, o compare in qualche parte un bubbone, vi si faccia il segno della croce é si asperga con acqua benedetta, che si deve sempre avere pronta.

17. L'esorcista osservi anche a quali parole i demoni tremano di più, e le ripeta più volte; e quando giunge al comando, lo ripeta spesso, aumentando sempre la punizione. Se poi nota un progresso, continui per due, tre, quattro ore, e più che può, fino a conseguire il successo.

18. Si guardi inoltre l'esorcista dal somministrare o consigliare una qualsiasi medicina, ma lasci ai medici questo compito.

19. Esorcizzando una donna, sia sempre presente qualche persona fidata, che tenga stretta la posseduta mentre viene agitata dal demonio; se è possibile, queste persone siano della famiglia della posseduta. Inoltre l'esorcista, geloso della delicatezza, si guardi bene dal fare o dire qualsiasi cosa che possa essere per lui o per gli altri occasione di cattivi pensieri.

20. Durante l'esorcismo, usi di preferenza le parole della sacra Scrittura, anziché quelle proprie o di altri. E imponga al demonio di dire se è entrato in quel corpo in seguito a magia, o a segni malefici, o a cose maleficiate che il posseduto ha mangiato; in questo caso le vomiti, se invece ci si è serviti di cose esterne alla persona, dica dove sono e, dopo averle trovate, si brucino. Si avverta il posseduto di rivelare all'esorcista le tentazioni a cui viene soggetto.

21. Se poi il posseduto venisse liberato, lo si ammonisca con cura di guardarsi dal peccato per non offrine al demonio l'occasione di ritornare; in questo caso la sua condizione potrebbe diventare peggiore di quella di prima della liberazione.

Note:

(*) La possessione è caratterizzata da un dominio dispotico, che il demonio esercita sul corpo di una persona, servendosi di esso a suo piacimento, dopo aver ridotto all'impotenza la forza direttiva dell'anima. C'è quindi una vera sostituzione di comando dove il corpo si muove, parla agisce mosso dall'individuo che con violenza lo domina. Il paziente, nel suo comportamento esteriore, manifesterà una fenomenologia molto simile a quella propria di certi disturbi mentali, caratterizzati dallo sdoppiamento della personalità o dalla presenza di. un principio interno che spinge ad agire in modo diverso dal normale. Cfr. C. Balducci, Il diavolo, Mondadori, Milano 1994, pp. 252253.

(**) Nella persona posseduta, il demonio che agisce ha un potere molto più esteso di quello proprio alla natura umana. Ora nel comportamento dell'individuo dovrà apparire questo potere eccezionale che farà assumere all'ossesso posizioni instabili, camminerà, si muoverà, eseguirà perfettamente qualsiasi azione ad occhi chiusi, saprà disimpegnare attività mai apprese, come suonare, dipingere, potrà parlare lingue sconosciute, manifesterà conoscenze occulte circa oggetti, persone e avvenimenti passati, nascosti, lontani. Egli potrà sollevarsi dal suolo e sospeso nel vuoto muoversi e compiere vere acrobazie, sposterà oggetti e mobili senza toccarli e verificarsi altre cose straordinarie e impressionanti. Queste possibilità sono del tutto al di fuori dell'ordine psichiatrico. Cfr. I, p. 254.

Fonte: Preghiere a Gesu e Maria

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