Maria a Medjugorje Messaggio del 25 settembre 1986:Cari figli, vi invito ad aiutare tutti con la vostra pace, perché la vedano e comincino a cercarla. Voi siete, cari figli, nella pace. E non potete capire cosa significhi non averla. Perciò vi invito, ad aiutare con la vostra preghiera e con la vostra vita, ad annientare nella gente tutto ciò che è male e a scoprire l'inganno di cui si serve satana. Pregate perché la verità prevalga in ogni cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Un caso di possessione: Maria Tien Wei, Junan, Cina 1929-1930

Il fatto qui narrato è ambientato nella missione cattolica di Junan e di Chumatien, provincia di Honan, Cina, tenuta dai padri del Verbo Divino (S.V.D.), negli anni 1929-1930. Diversi missionari verbiti, tra i quali ricordiamo padre Kalvey, padre Heier, padre Wittwer, a voce o per iscritto confermarono l’autenticità del racconto. Diversi articoli di riviste e di giornali ne avevano parlato, ma sempre parzialmente, limitandosi a pochi particolari o a episodiisolati, senza mai arrivare a una esposizione completa dei fatti. Ne troviamo cenno nella Katholische Kirchenzeitung (bollettino diocesano) di Salisburgo, Austria, nel 1929, a firma del padre Fròwis, SVD, missionario nell’Honan per 28 anni e poi Vicario apostolico, e nel 1930 in alcune riviste della Germania e nella rivista Our Missions, a firma del padre Heier, uscita negli Stati Uniti.




Il fatto qui narrato è ambientato nella missione cattolica di Junan e di Chumatien, provincia di Honan, Cina, tenuta dai padri del Verbo Divino (S.V.D.), negli anni 1929-1930. Diversi missionari verbiti, tra i quali ricordiamo padre Kalvey, padre Heier, padre Wittwer, a voce o per iscritto confermarono l’autenticità del racconto. Diversi articoli di riviste e di giornali ne avevano parlato, ma sempre parzialmente, limitandosi a pochi particolari o a episodiisolati, senza mai arrivare a una esposizione completa dei fatti. Ne troviamo cenno nella Katholische Kirchenzeitung (bollettino diocesano) di Salisburgo, Austria, nel 1929, a firma del padre Fròwis, SVD, missionario nell’Honan per 28 anni e poi Vicario apostolico, e nel 1930 in alcune riviste della Germania e nella rivista Our Missions, a firma del padre Heier, uscita negli Stati Uniti.

Nel 1965 padre Kalvey si incontrava con padre Benedikt Stolz, benedettino dell’abbazia della Dormizione della Vergine in Gerusalemme e lo metteva al corrente di quanto aveva visto e sperimentato trent’anni prima nella sua missione cinese, esprimendo nello stesso tempo il desiderio che quelli avvenimenti fossero fatti di pubblica ragione e messi a disposizione del pubblico sia per far conoscere meglio la presenza del demonio nel mondo e nella chiesa in un tempo in cui era particolarmente messa in dubbio o negata, sia per far risaltare la potenza sopra il demonio di Maria, a cui si doveva la liberazione dell’ossessa, sia infine per far conoscere al mondo incredulo che il demonio stesso era, suo malgrado, «il nostro miglior missionario», come dicevano i missionari, «in quanto i nostri migliori cristiani sono quelli convertiti dal demonio, ossia quei cinesi che avevano trovato rifugio e protezione contro le vessazioni del diavolo solo nella nostra chiesa». Così avevano detto i missionari italiani del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) di Milano che nel 1923 avevano ceduto il posto ai missionari verbiti.

«Noi critici tedeschi», proseguiva padre Kalvey, «abbiamo preso questa informazione con beneficio d’inventano senza darle troppa importanza pensando che gli italiani fossero abbastanza creduloni e ingenui in queste cose. Ben presto però abbiamo dovuto convincerci anche noi che era tutto vero quello che ci avevano detto». Padre Stolz, scrittore già affermato, si disse pronto a preparare una relazione il più possibile completa di quei fatti straordinari. La documentazione — lettere, testimonianze, scritti — che gli aveva fornito padre Kalvcy fu ordinata nel libro Die IVIachi Maricns iiher die Diimonen (il potere di Maria sui demoni) pubblicato nel 1972 da Miriam Verlag,Jenstetten, Germania Occidentale, pag. 105, che noi utilizziamo per un breve riassunto.

Il libro porta l’Imprimatur del patriarca latino di Gerusalemme Giacomo Giuseppe Beltritti in data 19 settembre 1972.

1. «Il diavolo è il nostro miglior missionario»
Nella Cina, come in genere in tutti i paesi di missione, i pagani hanno una grande paura del diavolo e delle anime dei morti e credono che essi si vendichino dei torti ricevuti o se non sono loro resi i dovuti onori. Di qui l’autorità e il prestigio che godono presso di loro le streghe e gli stregoni ai quali spesso ricorrono per essere liberati e difesi dalle frequenti infestazioni degli spiriti maligni, infestazioni e vessazioni che il più delle volte non sono affatto immaginarie.

I morti, nella mentalità pagana, tornano sulla terra per vendicarsi dei torti ricevuti in vita. Giudici e magistrati che hanno dovuto condannare a morte delinquenti comuni, ricorrono a stregoni per mettersi al riparo di eventuali vendette. I demoni, all’esistenza dei quali credono fermamente, stanno generalmente nei templi e nelle pagode, ma anche in certi alberi e in certi animali.

I missionari verbiti, dopo il loro arrivo aJ unan e a Chumatien, centro della missione, nel fondo che avevano comperato trovarono un grosso albero che gli abitanti dicevano abitato dagli spiriti: guai se l’albero fosse abbattuto, gli spiriti si sarebbero certamente vendicati. I missionari non tennero conto dell’avvertimento, abbatterono l’albero e non successe niente, ma tutto il villaggio era sottosopra. Prima di allora molte donne e ragazze avevano avuto assalti diabolici che cessarono soltanto dopo che esse frequentarono la missione e si fecero battezzare.

In un villaggio vicino, nella grande piazza dove due volte la settimana si teneva il grande mercato, sorgeva una vecchia pianta, anche quella abitata dagli spiriti. Spesso sotto quell’albero persone cadevano in trance e predica- vano cose future o davano informazioni su cose nascoste. Un giorno, dopo l’arrivo dei missionari, l’indovino di turno disse che da allora in poi non avrebbe predetto più nulla finché non fosse allontanata di là «certa gente» che non gli era favorevole. E indicò alcune persone, tutte cristiane.

Anche animali sono abitati dagli spiriti. Attorno ai templi pagani e alle pagode si aggirano — dicono — animali misteriosi e spaventosi. Le divinità stesse sono rappresentate con volti orribili a vedersi, non certo adatti a favorire la fiducia e la devozione, volti più diabolici che umani, quasi a indicare meglio ciò che sono e ciò che rappresentano. Anche le epidemie e le malattie degli animali sono attribuite alla vendetta dei demoni. Il cinese in genere conosce poco del cristianesimo, della sua dottrina e della sua morale, sa però una cosa: che i cristiani hanno un potere speciale sui demoni. Per questo va a cercare aiuto e rifugio da essi quando si sente maggiormente in pericolo e perseguitato.

I cristiani, se richiesti, vanno nelle case dei pagani, pregano, spargono acqua benedetta e di solito ottengono la liberazione dagli spiriti. Di qui l’invito a farsi istruire nella religione cristiana e a farsi battezzare, che spesso è accolto. Molte conversioni al cristianesimo in Cina e altrove hanno questa origine. E una volta battezzato, il cristiano non ha più paura del diavolo, vive tranquillo e comunica la sua tranquillità agli altri. Così il diavolo diventa, suo malgrado, un efficace collaboratore del missionario cattolico.

2. Dove non arriva lo stregone arriva il missionario
La storia di Maria Tien-Wei, la protagonista, comincia aJ unan, nella provincia cinese di Honan, e termina a Chumatien, nella stessa provincia, nell’ambito della missione cattolica tenuta dai padri verbiti tedeschi. Il nome Maria le fu dato nel battesimo, ma noi la chiamiamo subito così. Quando essa incontrò i missionari cattolici aveva circa 32 anni.

La sua vita precedente non era stata delle più fortunate e felici. Sposata in giovane età — come si usava un tempo in Cina — era fuggita dal marito, dal quale era stata sempre trattata male, spesse volte picchiata e svergognata in pubblico. Il marito, giocatore impenitente, dedito alla droga dell’oppio,dopo aver dato fondo a tutti i beni della famiglia, era arrivato perfino a vendere un figlio di 6-7 anni per procurarsi la droga. Quest'ultima mascalzonata fu per la povera donna, una donna seria, laboriosa e onesta, la goccia che fece traboccare il vaso. La disperazione che la prese fu tale che arrivò fino a tentare il suicidio.

In casa dei genitori, dove si era rifugiata, trovò un p0’ di pace, ma per poco tempo. Nel 1929 un’incursione di ladroni su Junan — in quegli anni queste incursioni erano piuttosto frequenti in tutta la Cina — aveva obbligato gli abitanti a rifugiarsi all’interno della città che, circondata da robuste mura, poteva meglio difendersi dai predoni. Anche Maria Tien e i genitori si rifugiarono in città, ma non trovando alloggio per il gran numero di rifugiati, si fermarono in una pagoda dove, poco prima, avevano pernottato i soldati. I soldati avevano distrutto le sedici statue di divinità che vi si trovavano.

Le prime manifestazioni diaboliche si avverarono appunto in questo periodo, quando la donna era nel tempio pagano di Junan, e continuarono, sempre peggiorando, dopo che essa tornò coi suoi genitori a casa. La circostanza di luogo non pare del tutto indifferente coi fatti che seguirono. Una voce misteriosa parlava dalla sua bocca: essa doveva adorare Io spirito che parlava in lei, costruire una tenda e bruciare incenso in suo onore, astenersi da certi cibi, specialmente dalla carne di animali e dai latticini. Se avesse fatto ciò avrebbe avuto in premio il dono di guarire i malati e di conoscere il futuro.

La donna si vide costretta ad accettare queste richieste, o meglio queste imposizioni dello spirito. Se qualche volta prendeva cibi proibiti era obbligata al vomito. Diventò così sempre più debole e più macilenta, prendeva poco cibo, e con difficoltà, e presto si trovò in pericolo di vita. I medici non sapevano che cosa fare. Dissero: «Va dai bonzi, qui si tratta di una Sie-bing, di una “malattia del diavolo”». Ma anche i bonzi non poterono far nulla e il male della donna continuò tale e quale, anzi peggiorò sempre più.Maria Tien aveva già in precedenza avuto contatti coi cattolici. Era stata al convento delle Oblate della Sacra Famiglia, una congregazione religiosa locale, aveva avuto la prima istruzione catechistica e aveva promesso di tornare per completare la sua preparazione, ma poi diverse cause glielo impedirono.

Visto che i bonzi e gli stregoni non potevano nulla e che il pericolo di morte si faceva sempre più vicino e più certo, i genitori della donna, saputo che i cristiani potevano mettere fuori combattimento anche gli spiriti, li invitarono a casa loro. Essi vennero, pregarono, aspersero la casa di acqua benedetta e i fenomeni diabolici cessarono. Maria sembrava tornata a vita nuova, serena, allegra, di buon umore e di buon appetito.

Ma lo spirito del male se n’era andato solo per poco tempo. Quando tornò un’altra volta, furono rinnovate le preghiere e gli scongiuri, e il demonio dovette fuggire anche quella volta. Così per la terza, la quarta e la quinta volta. Si vede che il diavolo stava troppo bene là e voleva restarci a tutti i costi. Fu allora che i cristiani ne informarono il missionario, padre Domenico Heier, dei verbiti, e gli domandarono di interessarsi del caso.

3. La prima liberazione di Maria Tién 24 maggio 1930
Anche i genitori di Maria, convinti della potenza della fede cristiana contro i demoni, si erano fatti istruire nella religione cattolica e si erano fatti battezzare. Si sbarazzarono di tutte le statue e immagini di divinità e degli altari che avevano in casa e cominciarono a frequentare con assiduità la cappella della missione. E anche Maria Tien, che nel frattempo era stata ritirata nel reparto femminile della missione, si era preparata al battesimo e alla prima comunione. Il battesimo le fu amministrato il 17 maggio col nome di Maria in onore della Madonna sotto la cui protezione era messa, e la prima comunione le fu amministrata il 19 maggio successivo.

Gli assalti demoniaci non erano del tutto cessati, ma erano sporadici, talvolta più deboli talvolta più forti, talvolta di breve durata, talvolta di più lunga. Nei piccoli assalti bastavano le preghiere delle suore e delle donne e l’aspersione dell’acqua benedetta per riportare alla calma l’ossessa; negli assalti più forti era necessaria la presenza di padre Heier. Questi alti e bassi e il timore di nuovi interventi diabolici tenevano in continua agitazione il padre missionario e tutta la comunità della missione.

Non è possibile riferire tutti i particolari della lunga relazione che ci hanno lasciato gli interessati. Basti dire che, o in un modo o nell’altro, nel periodo che va dal 18 al 24 maggio 1930, si ebbero tutte le manifestazioni diaboliche ricordate nel rituale romano, con lo scopo — come si legge nello stesso rituale — di stancare e scoraggiare l’esorcista e di fargli credere che la persona da esorcizzare non è indemoniata. Nel caso di Maria Tien si ebbero tutti questi trucchi e molti altri ancora.

Dalle interrogazioni dell’esorcista si venne a sapere qualche cosa di più riguardo al demonio che teneva schiava l’ossessa. Il 16 maggio aveva detto:
— Io sono lo spirito della vendetta. In casa della Tien hanno distrutto il mio altare, non mi bruciano più incenso e non mi fanno più il kotu, cioè l’inchino.

Un’altra volta disse:
— Strano, prima (del battesimo) potevo entrare liberamente anche nel suo cuore e adesso non lo posso più. Il battesimo aveva trasformato il cuore di Maria Tien in tempio dello Spirito Santo, ormai inaccessibile al demonio che fino allora vi aveva spadroneggiato senza trovare ostacolo.

La lotta del demonio col padre esorcista si faceva sempre più serrata.
— Perché non te ne vai? — domandava il padre.— Me ne andrò se mi permetti di far venire via anche lei con me. Essa è mia e voglio la sua anima.
— L’anima di Maria appartiene a Dio e tu non l’avrai mai.
— Allora le prenderò la vita, la strangolerò.

L’ossessa si era portata la mano al collo e stava per strozzarsi se non fossero intervenuti prontamente gli astanti per impedirlo.

Altre volte la poveretta era presa da una fame insaziabile — e fame di carne umana — e diceva che avrebbe fatto fuori ora questo ora quello per divorarlo. I pasti di Maria Tien erano in quelle circostanze un grosso problema per i padri e le suore della missione. Essa avrebbe divorato tutto quello che le capitava per mano se non l’avessero impedito con la forza. Quando era nello stato normale era una cara persona, di compagnia, scherzava volentieri, rideva, pregava e si faceva il segno della croce con molta devozione; ma quando era in crisi, sotto l’influsso del maligno, non c’era verso di farla pregare o di farsi il segno della croce. Cominciava a guaire, a battere le mani, a dir parolacce, a insultare i presenti, a cantare. I presenti, malgrado la triste situazione, talvolta non potevano tenersi dal ridere.

Il demonio cercava di ingannare in tutti i modi il padre esorcista. Si era accorto che tutte le volte che usciva dal corpo dell’ossessa, essa sbadigliava come dopo essersi svegliata da un sonno. Lo sbadiglio era generalmente il segno della partenza del demonio. Egli finse più volte lo sbadiglio per ingannare il missionario. Una volta gli disse: — Tu dici sempre diavolo, diavolo, diavolo. Di quale diavolo parli? Io sono la Tien.
Ma lo diceva con voce da basso profondo che non era certo la voce di Maria Tien. Un’altra volta gli disse:

— Come sono strane le tue mani! Non sono uguali alle mani degli altri uomini.

Il demonio doveva riconoscere il potere misterioso delle mani consacrate del sacerdote cattolico che toccano il corpo del Signore. Le mani del sacerdote, posate sugli occhi dell’indemoniata, facevano lo stesso effetto dei carboni ardenti.

Padre Heier credeva di conoscere tutti i trucchi e gli inganni del demonio, ma si illudeva fortemente. Più tardi riconobbe che il demonio più volte l’aveva preso in giro facendogli credere il falso come vero.

Il 20 maggio la crisi di Maria Tien fu più violenta e mise tutti in allarme. Il demonio aveva detto:
— Fate quello che volete. Io la voglio, io la strozzerò.

E difatti il respiro della poveretta venne meno fino a cessare del tutto, la lingua cominciò a balbettare e la gola a emettere suoni come di chi sta per essere strozzato. Un minuto, due minuti, nessun respiro, nessun battito di polso. Il sacerdote si spaventò. E se morisse? E se fosse già morta? Fu aspersa con acqua benedetta, furono iniziate le preghiere dell’esorcismo: «O glorioso principe delle schiere celesti, o arcangelo san Michele, difendici nella lotta..

A poco a poco il polso riprese a battere, ma il respiro non tornava. Finito l’esorcismo Maria riaprì gli occhi:
— Shenfu (padre), il cuore non mi regge più. Lasciami andare a casa.
— Ma tu sei guarita, rispose il padre.

Ed effettivamente credeva che fosse guarita davvero, ma si ingannava ancora una volta.

Il 21 maggio mandò un corriere ai confratelli della stazione missionaria di Chumatien per chiedere il loro aiuto. Nella lunga lettera accompagnatoria riferiva gli ultimi aspetti della vicenda: l’improvviso aumento di peso della donna che normalmente poteva essere portata in chiesa in barella da quattro ragazze, ma in altri casi diventava come un blocco di marmo e otto robusteragazze non riuscivano a muoverla; la sua doppia personalità per cui si aveva l’impressione che nella stessa persona ce ne fossero due che parlavano con voce diversa e agivano in contrasto; a un certo punto il diavolo era entrato nel corpo del papà di Maria Tien, ma ne era uscito presto perché trovato troppo «coriaceo» e rientrato nel corpo di Maria.

Da Chumatien dopo tre giorni arrivarono a cavallo i due padri verbiti Rosenbaum e Irsigler, col permesso di fare l’esorcismo che era stato dato dal Vicario apostolico Monsignor Frowis. Dopo un primo esorcismo tenuto da padre Heier il 23 maggio, che non ebbe effetto, ne fu tenuto un secondo il giorno dopo, e questa volta, per intercessione della Madonna di Lourdes a cui la cosa era stata raccomandata, la grazia fu ottenuta con grande gioia di Maria Tien e di tutta la comunità.

4. Quattordici demoni a turno assaltano Maria Tien 15 luglio-5 agosto 1930
Padre Heier, ottenuta la liberazione di Maria Tien, pensò bene di allontanarla per qualche tempo dal suo ambiente e di mandarla nella stazione missionaria di Chumatien, distante una trentina di chilometri da Junan, dove i suoi confratelli avrebbero dato alla donna l’assistenza necessaria. Là Maria Tien si sarebbe riposata dagli strapazzi e dalle prove subite e avrebbe completato la sua istruzione religiosa che a Junan non aveva potuto svolgersi regolarmente, interrotta spesso dalle vicende che conosciamo. Superiore della missione di Chumatien era padre Wittwer, amico di padre Heier. Maria fu affidata alle suore Oblate della Sacra Famiglia.

Comincia così per la povera indemoniata la seconda fase delle sue sofferenze che doveva essere peggiore e più dolorosa della prima, e nella quale doveva rifulgere ancor più che nella prima fase l’assistenza e la potenza di Maria. Sorvolando molti particolari di secondaria importanza, riferiremo soltanto gli aspetti più significativi della vicenda, sufficienti a farci comprendere da una parte la malizia e la falsità del demonio, dall’altra il potere del sacerdote, e specialmente di Maria Santissima, contro di lui.

Maria Tien arrivò a Chumatien ai primi di luglio dei 1930. Per circa due settimane il suo stato si presentò normale, ma poi, una prima e una seconda volta, fu presa da crisi fortissime coi soliti fenomeni e le solite manifestazioni delle altre volte, tutte e due le volte liberata con l’esorcismo di padre Wittwer.

Il 15 luglio, mentre stava in chiesa, improvvisamente si mise a gridare che vedeva il diavolo: — Non lo vedete là? E in piedi accanto alla porta. E lui che mi ha rovinata.

Nessuno lo vedeva. Essa lo descrisse come lo vedeva:
due corna, coda e una faccia orribile. Poco dopo la donna tornò in sé.

Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, seguì un totale cambiamento nel corso di questa dolorosa vicenda in quanto la Vergine — a confessione del demonio stesso — prendeva sotto la sua protezione l’ossessa. Il che si avverò in pieno. C’era nella cappella delle suore, a destra dell’altar maggiore, un bel quadro della Madonna del perpetuo soccorso, particolarmente venerata nei paesi di lingua tedesca. Il diavolo di turno — ve ne saranno successivamente quattordici come diremo subito — cominciò subito un dialogo col quadro, e disse più volte che «Essa», cioè la Madonna, che non volle mai chiamare per nome, avrebbe preso sotto la sua protezione la «bimba», cioè Maria Tien, e che egli, il diavolo, non avrebbe potuto fare più nulla senza il suo permesso. Era obbligato, suo malgrado, a obbedirla in tutto.

Negli esorcismi di Jenfu il demonio era stato più volte interrogato — come prescrive il rituale — sul suo nome, ma il demonio non aveva mai voluto dirlo:

— Non ho nessun nome —, aveva risposto a padre Heier il 17 maggio. Ma per il comando ricevuto da «Essa» questa volta lo spirito fu obbligato a manifestarsi. Il suo nome era, in cinese, Chang-Ping, il nome di un ladrone e assassino ucciso anni prima nelle vicinanze di Junan: Egli disse ancora che tra poco se ne sarebbe andato per ordine di «Essa», ma che dopo di lui altri tredici demonisarebbero venuti nel corpo di Maria Tien, più forti e più terribili di lui, i quali tutti, a loro volta, sarebbero stati debellati e ricacciati nell’inferno da «Essa».

Già all’inizio della crisi erano apparsi nel corpo di Maria Tien, specialmente sulla scapola, bubboni e bernoccoli di ignota origine. Non era la prima volta che il fatto avveniva. Ditale fenomeno parla anche il rituale romano e lo ritiene come segno della presenza diabolica. Questi bernoccoli erano instabili, si spostavano continuamente da una parte all’altra. Le suore vi piantavano un lungo ago e così riuscivano a fermarli nello stesso posto. Il demonio, obbligato a confessare il potere di Maria Santissima su di lui, disse che se ne sarebbe andato definitivamente se fossero stati tolti gli aghi piantati nei bubboni. Il che fu fatto e Maria Tien si sentì immediatamente libera. Il diavolo era sparito.

Sì, il diavolo era finalmente sparito, questo era il punto. Le brave suore che avevano tanto pregato, nella loro semplicità non ne fecero nessun problema, la Madonna era intervenuta e la donna era stata liberata. Tutto lì, senza andare a cercare altre ragioni e altri perché. Ma per padre Wittwer non era così. Da buon teologo egli si domandava come mai la Madonna si servisse di un diavolo per far conoscere i suoi messaggi. Era mai possibile? Era mai successa prima una cosa del genere? Non poteva essere. Questo era un nuovo e più pericoloso trucco del demonio. Il buon padre non riusciva a trovare una risposta a queste domande, e ciò sarà causa — come vedremo — del prolungarsi della vicenda.

I diavoli che dovevano presentarsi erano in tutto quattordici, come aveva detto Chang-Ping.
Il secondo apparve dieci giorni più tardi, il 20 luglio, e il suo nome era — come egli stesso dichiarò — Sah-Wang di Lucifero, cioè «bugiardo e falso Lucifero», cioè — diciamo noi — il vero Lucifero, capo di tutti i diavoli, che era stato cacciato dal paradiso. Anch’egli, come il suo predecessore, fu tenuto a bada dalla Madonna del perpetuo soccorso, col quadro della quale tenne un lungo discorso: — Dubbio? E chi è che dubita?

Era il Shenf, il padre, che dubitava, che non credeva al «miracolo», ossia che la Madonna avesse preso sotto di sè la cosa e che avesse fatto sapere la sua volontà per bocca del primo diavolo. No, soggiungeva Lucifero, tutti dovevano credere. I quattordici diavoli sarebbero stati tutti cacciati dal corpo dell’ossessa per l’intervento diretto della Vergine Maria. Lucifero stesso, poco dopo, per l’ordine venuto dal quadro, se ne andò. Maria Tien fece un lungo sbadiglio e il diavolo era via. Di questi quattordici spiriti solo quattro erano demoni veri, gli altri dieci erano anime di dannati, quasi tutti giovani dai 20 ai 30 anni, ladri, grassatori, assassini, che dopo una vita di delitti avevano trovato tutti una morte violenta — parecchi di essi erano stati impiccati o decapitati — e poi l’eterna condanna nell’inferno. Tra essi una sola donna, il settimo demonio apparso il i agosto, della famiglia Fu di Junan, chiamata dai demoni «la grande figlia», che non volle dire mai il suo nome né le ultime vicende della sua vita.

Il terzo diavolo apparve il 30 luglio. Si chiamava LiDacheng. Era stato un grande imbroglione e aveva danneggiato parecchie persone. Finì con la raccomandazione, strana sulla sua bocca:
— Se voi farete come ho fatto io, anche voi verrete all’inferno con me.

Dicendo la parola inferno era tutto agitato. Uno sbadiglio e Maria era nuovamente libera, ma solo per pochi minuti, perché il quarto diavolo era già lì che aspettava: un diavolo, si direbbe, allegro e burlone, il quale sembrava avesse il compito di disturbare le suore e la comunità e di impedire che attendessero alla preghiera e al lavoro. Nonostante la gravità e la serietà del momento, tutti furono presi da una gran voglia di ridere alle uscite e alle nuove stramberie del diavoletto. Interrogato quanti fossero i dannati rispose:
— Arrivano laggiù uno dopo l’altro con tale velocità che non si possono neppure distinguere tra loro.

Fu il primo a confermare che era la Madonna a obbligare lui e gli altri suoi compagni a dire queste cose.

Il quinto demonio si presentò come Lui-Godra, famoso ladrone della zona finito sul capestro e decapitato. Parlando col quadro nominava solo «Maria». Padre Wittwer gli osservò che Maria aveva anche dei titoli: o nominarla con tutti i titoli dovuti o tacere del tutto! Da allora in poi Lui-Godra disse sempre «la Santa Vergine Maria» e così anche gli altri demoni venuti dopo di lui.

Il sesto demonio, chiamato anche lui, come il secondo, Sah-Wohngdi, cioè falso e bugiardo, fece di sé un autoritratto: egli aveva due corna, una grossa coda, quattro ali, grossi occhi e una grande bocca. Motivo della sua condanna all’inferno — disse — era la sua superbia, e disse questa parola in tono particolarmente drammatico.

Il settimo demonio fu, come si è detto, di sesso femminile, «la grande figlia».

L’ottavo si chiamava Wang-Mao, già membro di una banda di assassini, che era stato fucilato anni prima, a 28 anni, dal suo capobanda. Anche lui trattenne per due ore la comunità con stupidaggini e spassi ridicoli. Portato in cappella si chetò alquanto. Prima di andarsene annunziò il suo successore:
— Ha quattro corna, due davanti e due dietro la testa, una grossa coda (la indicò con la mano) simile a quella di un canguro e due denti canini sporgenti dalla bocca.

La presenza del nono demonio durò tre ore e fu molto drammatica.

Prima di partire disse:
— Ora devo andarmene all’inferno e non potrò mai più far vedere la mia faccia. Non voglio! non voglio! Ma sono obbligato. La Santa Madre Maria dice che se non avesse il potere di ricacciarmi nell’inferno non sarebbe più la santa Madre Maria.

Che cosa farà nell’inferno? gli fu chiesto. Ed egli gemendo profondamente disse che da allora in poi mangerà scorpioni, serpenti, millepiedi e berrà zolfo e ferro liquefatto.

Alla fine disse il suo nome: satana; obbligato ora a tornare all’inferno: — Venite qua, fatevi avanti anche voi — concluse con voce rauca e piena di rantoli — e vedete come la santa Vergine Maria caccia satana nell’inferno in punizione della sua superbia.

Padre Wittwer dice che non potrà mai dimenticare l’impressione provata a quella scena. Il decimo demonio, Zu-Kauchang, un ladrone di strada e assassino che era stato fatto a pezzi dagli abitanti infuriati di un villaggio era uno dei più chiassosi e allegri, ma alla fine, coi soliti gemiti e sospiri dovette anche lui andarsene e tornare donde era venuto. Maria Tien, rinvenuta per qualche tempo, si era risvegliata libera.

Essa era appena tornata in convento con le suore quando annunciò la sua presenza l’undicesimo diavolo di nome Li-Guefang, prima ladrone, poi graduato nell’esercito con molti soldati sotto di sé, infine, dopo che la sua divisione era stata dispersa in uno scontro, di nuovo predone di strada, finché fu preso e massacrato dalla popolazione inferocita. Aveva 32 anni. Anch’egli prendeva un gusto matto a far ridere e a far dispetti. Arrivò perfino a tirare il rocchetto e la stola del padre e a metterlo in ridicolo davanti a tutti. Il padre prese allora un’altra stola e legò le mani dell’ossessa, cioè del demonio, che non si potè più muovere come se fosse sotto catene di ferro con suo grande disappunto e rabbia. Lo si liberasse da quei legami — disse — e allora avrebbe lasciata libera anche la sua vittima. Il padre fece tacere lui e l’assemblea delle suore. Il diavolo ricominciò con le sue boccacce e i suoi scherzi e non era facile impedire che nella sala scoppiasse di tanto in tanto qualche risata. Il diavolo sapeva imitare alla perfezione il tossire e lo starnutire e contraffaceva anche nel modo più buffo le parole e i gesti del padre, tanto che il padre, indispettito, se ne andò dalla stanza.

Il diavolo allora si rivolse alle suore:
— Vedete, vorrei andarmene, ma sono legato (con la stola). Come posso andarmene se sono legato?

Fu avvertito il padre che tardò a venire. Una suora cominciò a dar segni di impazienza per questo ritardo. Il demonio disse, non certo di spontanea volontà ma per ordine di Maria: — Non dovete perdere la pazienza. Aspettate che arrivi il Shenfu. Egli vi ha ordinato di tacere e dovete obbedire. La vostra obbedienza sarà premiata. Aspettate che venga lo Shenfu e io dovrò dirgli qualche cosa. Egli non ha creduto alle parole di Chang-Ping (il primo diavolo). Se ci avesse creduto vi sarebbero stati risparmiati tutti questi fastidi e non sarebbe venuto nessun altro diavolo.

Poi disse ancora un’altra cosa molto importante:
— Dovete sapere che queste parole che sentite dalla bocca di Maria Tien non sono di Maria Tien.
Sono parole del diavolo. Può il diavolo parlare? Sì, perché gli è stato dato il permesso di parlare con la bocca di Maria Tien. Ma sappiate anche che il diavolo non avrebbe mai detto questo di sua iniziativa se non fosse stato costretto a farlo dalla santa Vergine.

Prima di uscire dal corpo dell’ossessa assicurò che altri tre diavoli in quel tempo stavano vagando per la missione in attesa di entrare nel corpo di Maria Tien. E tutto questo a causa dell’incredulità dello Shenfu, per avergli egli legate le mani e per avergli impedito di toccano. Le ultime parole furono: — Venite a vedere come la santa Madre Maria castiga LiGiu-Fang e lo ricaccia nell’inferno.

L’ossessa svenne e poco dopo si svegliò libera e in perfetta normalità.
Restavano dunque ancora tre demoni. I primi due, furfanti di tre cotte, erano morti di morte violenta a causa dei loro misfatti. Il secondo di essi, di nome Wang, prima di andarsene aveva detto:
— Domani arriva l’ultimo, il più cattivo, il più terribile, il più crudele e selvaggio di tutta la nostra compagnia. Egli ha le ali, corna e coda.

L’indomani, 5 agosto, era la festa della Madonna della neve, una giornata mariana non senza significato, che doveva restare memorabile nella storia della missione. L’assalto diabolico avvenne nella cappella poco dopo la celebrazione della Messa. Tutta la comunità era presente.

L’indemoniata fu subito portata nella sala accanto. Urlava, gesticolava, dava in sghignazzi osceni e scomposti. Il suo viso era diventato irriconoscibile, orribile. Arrivato padre Heier, che era stato richiamato da Junan, gli si mise di fronte contraffacendo e imitando le sue parole e i suoi gesti. Il padre cambiò continuamente posto, ma non c’era verso di farla smettere. Finalmente pensò di fare un bel segno di croce e subito la scena cambiò. La faccia di Maria Tien si trasformò in una smorfia orribile e il padre da allora fu lasciato in pace.

Poco dopo l’ossessa domandò da bere. Le fu presentato un bicchiere d’acqua benedetta. Trangugiò un sorso che rimase in gola senza poterlo trangugiare e senza poterlo sputare. Solo dopo averne chiesto e ottenuto licenza dal sacerdote poté sputar fuori l’acqua. Alcuni ragazzi della scuola, curiosi come tutti i ragazzi del mondo, si erano arrampicati sulla finestra per vedere quello che capitava nella sala. Due di essi non erano ancora battezzati. Il diavolo si gettò come una bestia su quei due e stava già per saltare dalla finestra, ma lo trattennero in tempo. Anche in altri casi i demoni sapevano distinguere i battezzati dai non battezzati, e mentre dimostravano interesse e simpatia a questi ultimi, difficilmente si azzardavano ad assalire o a far del male ai primi: chiara prova dell’efficacia del battesimo per tener lontano il demonio.

Padre Wittwer comincio l’esorcismo. Domandò al demonio se conosceva i nomi coi quali la chiesa definiva i suoi simili. No, non li conosceva. E allora il padre prese il rituale e glieli lesse: «Persecutore degli innocenti, nemico di ogni virtù, autore e maestro di eresia e di empietà, seduttore, inventore di ogni opera sacrilega e di tutte le azioni più sporche e più oscene».Il diavolo si turava le orecchie per non sentire. Poi disse:
— Ma che orecchie son queste? Le chiudo e sento tutto lo stesso. Fu letto il vangelo che parlava dell’indemoniato liberato dagli apostoli. L’esorcista domandò: — Sai che la chiesa ha il potere di cacciare i demoni?

Nessuna risposta. La domanda fu ripetuta e il diavolo fu costretto a rispondere:
— Sì lo so, la chiesa ha questo potere.

Di colpo si mise a piangere e a lamentarsi perché il tempo di andarsene si faceva sempre più vicino. Di sua iniziativa tornò nella cappella. Il quadro della Madonna del perpetuo soccorso gli fu subito messo davanti agli occhi e sembrò che una scossa elettrica lo avesse colpito. Interrogato del suo nome, come prescrive il rituale, dapprima disse che non aveva nome, ma l’esorcista non mollò:
— Domanda ora alla santa Madre che cosa essa dice di te.

Il demonio gettò gli occhi di traverso sul quadro e balbettò:
— Sa.. .tana, Lucifero. Essa dice: Satana Lucifero.

Tutti i presenti capirono la risposta. Nella lingua cinese i due nomi sono uguali a quelli della lingua latina.

Era dunque un demonio vero, anzi il capo di tutto l’inferno, che però in quel momento non agiva come capo ma obbediva a un comando di un potere superiore a lui, la Vergine Maria.

Detto il suo nome, Satana-Lucifero, ormai rassegnato alla sua sorte, aggiunse:
— Io sono l’ultimo dei quattordici. Per più di quattro anni noi abbiamo dominato e fatto quello che abbiamo voluto del corpo di Maria Tien. Dovunque andava noi eravamo al suo fianco. Fin da principio abbiamo fatto di tutto per avere la sua anima, ma abbiamo perduto la partita. Io sono l’ultimo dei quattordici, ora devo tornare all’inferno. Gli altri mi hanno già preceduto, tutti quattordici siamo stati ricacciati nell’inferno dalla Santa Madre Maria. Mai più ci lasceremo vedere.

Ciò che desideravo avere di Maria Tien era la sua anima, ma ormai tutto è finito. Io non la potrò mai avere.

Erano le ultime battute. Maria Tien svenne e cadde come morta al suolo. Poi rinvenne, si alzò, tornò al suo solito posto e si inginocchiò davanti all’altare. Non si era accorta di nulla di ciò che era avvenuto in lei.

La Messa solenne fu cantata in onore della Madonna della neve, di cui ricorreva quel giorno la festa liturgica, e in ringraziamento della grande grazia che aveva concessa alla povera ossessa e a tutta la comunità della missione. Seguì il canto del Te Deum.

Le molte preghiere e le molte sofferenze dei padri, delle suore, dei fedeli, erano state abbondantemente esaudite e premiate.

5. Ancora battaglie e ancora vittorie
Era scritto che il caso di possessione diabolica di Maria Tien non dovesse terminare neppure con la seconda liberazione avvenuta a Chumatien in seguito agli esorcismi fatti da padre Wittwer. Padre Heier, presente a quella cerimonia, e con lui i confratelli e la popolazione cattolica della missione di Chumatien e di Junan erano convinti che quella fosse la volta definitiva e che l’infelice donna, già da diversi anni provata, potesse finalmente godere un p0’ di pace. E invece non fu così. Tornata verso la metà di settembre a Junan, dove Vivevano i suoi genitori, fu presto assalita da nuove crisi, ma questa volta in una forma tanto misteriosa che, forse, il lettore stenterà a crederla. Noi ci atteniamo fedelmente e scrupolosamente alle stesse testimonianze che abbiamo utilizzato e seguito finora, cioè alle relazioni dettagliate che ne hanno lasciato i diversi testimoni oculari dei fatti. Essi da principio, come si è già detto, erano scettici e con difficoltà sierano arresi per costatare la realtà dei fatti che avevano dovuto, per dir così, toccare con mano.

Del popolo semplice di Chumatien e di Junan si poteva forse affermare la facile credulità, ma non certamente dei padri che spesso si trovarono coinvolti nella vicenda nella parte di protagonisti. La straordinarietà dei fatti investe in certo senso la loro credibilità. E in base alle ripetute affermazioni dei testimoni oculari e più accreditati che anche noi accettiamo la veridicità dei fatti narrati, anche di quelli che saranno riferiti nelle pagine che seguono, e invitiamo il lettore ad accettarli. Diciamo di più: lo scetticismo e la diffidenza di fronte a fatti insoliti e straordinari, ma corredati da testimonianze fondate e sicure, non è più segno di prudenza, o di intelligenza, o di serietà scientifica, ma diventa un mito da mettersi sullo stesso piano della credulità.

Maria Tien era stata liberata dalla Madonna. La cosa era evidente. Bisognava quindi farla conoscere al gran pubblico. Per questo padre Wittwer aveva deciso di far tornare la graziata ajunan, città più grande di Chumatien, perché fossero confermati nella fede e infervorati nella devozione alla Madonna i cristiani della città. Cominciava così la terza e conclusiva fase della vicenda di Maria Tien.

La quale ancora il primo giorno del suo arrivo aJunan si trovò assalita dal demonio come le altre volte. Gli assalti si ripetevano tutti i giorni, anche più volte al giorno, con grande disappunto dell’interessata e dei padri missionari.

Gli spiriti cattivi che si alternavano nel corpo della donna dicevano chiaramente che quella volta erano venuti non spontaneamente e volentieri, ma — cosa degna di nota e che stupisce parecchio — costretti dalla «Vecchia», cioè dalla Beata Vergine che li costringeva anche a comportarsi come lei avrebbe stabilito: è questo il lato più misterioso e più sconcertante di questa terza fase della vicenda. La venuta del demonio era sempre improvvisa, senza nessun segno che la avvertisse o annunziasse. Maria Tien sveniva di colpo, gli occhi apparivano stralunati, cominciava a parlare, a ridere, a gridare in modo scomposto. Il demonio che parlava in lei diceva che l’anima della donna durante la crisi era separata dal corpo e presa in custodia da Maria Santissima. Accennando al quadro della Madonna diceva:
— Guardate, non vedete come la Vecchia la tiene sulle sue braccia?

Ogni tanto il demonio si lanciava verso il quadro come per strappare l’anima dell’ossessa, ma poi di colpo si tirava indietro come respinto da una forza invisibile. Diceva che l’angelo che sta sopra l’immagine — della Madonna del perpetuo soccorso — non lo lasciava avvicinare. La partenza del demonio era avvertita da un secondo svenimento dell’ossessa. Uno sbadiglio e poi perdeva conoscenza e cadeva come morta al suolo senza respiro e senza battito del polso. Lentamente poi tornava in sé, riprendeva il respiro, apriva gli occhi, si guardava intorno senza sapere perché si trovava là circondata da quella gente, ricordando solo dov’era prima di cadere in coma. Di qiello che era successo durante la crisi non ricordava nulla. Solo più tardi, da altri, venire a sapere i fatti e ne ebbe tanta vergogna che tentò di fuggire dalla missione. La prima volta fu impedita a tempo, ma un secondo tentativo ebbe più successo. Per qualche tempo le fu permesso di restare in famiglia e poi fu ripresa nella casa della missione.

6. Il diavolo è obbligato a fare la predica
Padre Heier, superiore della missione dijunan, era stato trasferito dai Superiori in un’altra stazione missionaria. Suo successore era stato nominato padre Kalvey, al quale prima di partire, padre Heier, accennando alla situazione dell’ossessa, disse:
— Ora tocca a te dirigere il circo equestre. Coraggio. Meno male che io tra poco me ne vado!

Padre Kalvey, che era già al corrente di quanto era avvenuto precedentemente, prese molto a cuore la cosa che doveva essere per lui causa di molti fastidi ma insieme anche di molte consolazioni,come vedremo.

Un giorno, affrontando direttamente il demonio, gli domandò come rnai, dopo aver promesso di andarsene definitivamente, sì era fatto sentire un’altra volta.
— Era questa anche la nostra intenzione — rispose il demonio — e non saremmo più tornati se la Vecchia (la Madonna) non ci avesse obbligati a tornare. Anche i miei predecessori (gli altrì diavoli) non sarebbero rimasti a lungo se fosse stato loro possibile andarsene. La vostra acqua bollente (l’acqua santa) non fa piacere a nessuno di noi, nessuno ha piacere a farsi scottare e vorrebbe scappare via subito se potesse.

— Per quale motivo la Madonna ti ha fatto tornare indietro?
— Per fare la predica. Ah! ah! ah! la predica!
- Tu la predica? quale predica? Proprio tu? Sei proprio tu il predicatore che ci vuole!
— Vedrai chi di noi due predica meglio, io o tu.
— E se noi non ti permettessimo di predicare?
— Che a te piaccia o no, che tu voglia o no, quando è la Nyang (la Mamma) a volerlo, provaci se sei capace!

Ben presto altre prove assicurarono della verità di quanto diceva il demonio: sì, era volontà di Maria che egli parlasse alla comunità e al popolo, naturalmente non contro, ma a favore della religione cattolica e per confermare in essa gli uditori, come di fatto avvenne in tre fasi distinte della durata di circa venti giorni.

7. Prima settimana: il diavolo predica alla comunità della missione di Junan
Il giorno dopo fu tenuta la prima predica del diavolo davanti a una quarantina di persone, che erano presenti nella stazione missionaria, padri, suore, operai, alunni, orfani. Le prediche duravano da due a tre ore ogni volta, senza che l’uditorio mostrasse stanchezza e noia tanto esse erano emozionanti e avvincenti sia per l’argomento trattato sia per l’eloquenza del predicatore. Il diavolo, interrompendosi una volta, domandò a padre Kalvey:
— Di’ un po’, sei capace tu a parlare meglio?

L’insolito «corso di esercizi», come lo chiamava padre Kalvey, durò quasi tutta la settimana. Tema generale doveva essere l’inferno, la sua esistenza e le sue pene, la sua eternità. Ouesto era l’ordine ricevuto, ma il nostro predicatore da principio non ne voleva sapere e aveva cercato tutti i mezzi per sottrarvisi. Voleva che tutti venissero con lui laggiù nell’inferno, là c’era un bel calduccio — diceva — e ci si stava veramente bene. A una nuova ingiunzione di cambiar discorso si gettò a terra e cominciò a rotolare su se stesso battendosi disperatamente la testa, ma la Madonna gli mandò «un angelo con la lancia in mano», come disse egli stesso, e fu obbligato a entrare in tema, a descrivere l’inferno come veramente era, non come egli, interessato, lo voleva presentare, e l’esposizione che ne seguì non poteva essere né più impressionante né più spaventosa né più persuasiva, fatta con eloquenza unica da chi ne aveva fatto o ne faceva esperienza personale e quotidiana.

8. Seconda settimana: il diavolo predica ai cristiani di Junan
Il secondo gruppo di uditori della singolare predicazione doveva essere, per ordine della Madonna, la popolazione cristiana della città di Junan. Nella Messa domenicale furono tutti avvertiti della novità. Chi voleva poteva venire a sentire lo strano predicatore, ma nessuno era obbligato. Alcuni vennero anche per curiosità, altri, presi da paura, se ne guardarono bene.

Anche ai nuovi uditori fu esposto lo stesso tema, l’inferno.

— Continuate pure a fare come avete fatto finora — disse tra l’altro — e più tardi verrete anche voi al calduccio dove mi trovo io.Trattò diversi terni, il peccato, il giudizio, la dilazione a convertirsi, l’immoralità, l’invidia, la vendetta, ma insistette soprattutto sull’inferno. La sua descrizione fu così viva e realista che fece rabbrividire e tremare gli uditori. Mai fino allora la meditazione delle massime eterne aveva fatto tanta impressione. Gli effetti che ne seguirono dimostrarono quanto fosse stato opportuno quell’intervento della Madonna.

9. Terza settimana: il diavolo predica alla popolazione pagana di Junan
La terza settimana — disse il diavolo — era destinata alla popolazione pagana della città. Padre Kalvey, temendo giustamente forti reazioni da parte dei pagani, non ne voleva sapere. C’erano stati già in precedenza attriti e contrasti coi bonzi e con la popolazione e non era il caso di dare nuova esca a perturbazioni del genere. A ogni modo egli voleva prima accertarsi se tale fosse realmente la volontà della Madonna.

— Sarà lei a pensarci — disse il demonio per bocca di Maria Tien — e a impedire che ve ne venga alcun danno. Basta che voi facciate quello che vuol lei e tutto andrà bene.

Anzi soggiunse che non avrebbe liberato Maria Tien, e l’avrebbe fatta restare immobile al suolo, là nella piazza della missione, finché il padre non si fosse deciso a dare il permesso di tenere la predica ai pagani della città. Ma padre Kalvey non era ancora convinto e per due giorni interi Maria Tien rimase immobile a terra nel cortile senza che la potessero portare in una stanza. Quattro uomini forti e robusti avevano provato, ancora la prima sera, a sollevarla, ma non ci erano riusciti. Così per due giorni e due notti la donna giacque immobile nel cortile.

— Andate a chiamare il forestiero (padre Kalvey), disse il demonio, egli è molto più forte di voi, e crede di essere anche più forte della vostra Nyang (Madre). Che provi a farlo lui se è capace!

Neppure al terzo giorno il padre voleva dare il permesso. La gente cominciava a dare segni di impazienza e alla fine cedette anche lui. I fatti straordinari che avvenivano nella missione cattolica di Junan non tardarono ad essere conosciuti anche dalla popolazione buddista della città — ciò che esce dall’ordinario fa sempre notizia — ed era facile capire la curiosità con cui i fatti erano seguiti.

Quando i pagani seppero che anche per loro c’era un corso speciale di predicazione da parte dello strano predicatore, l’interesse aumentò ancora di più.

La predicazione durò anche questa volta tre giorni. Il primo giorno il pubblico non fu tanto numeroso, una settantina di persone. Il secondo giorno erano già qualche centinaio, e l’ultimo giorno quasi un migliaio. Il cortile della missione era stipato di uomini seduti sui muri e sui tetti. La predica durava, come le altre volte, circa tre ore, e tutti ascoltavano attenti, senza muoversi e senza perdere una parola. I diversi temi delle massime eterne, morte, giudizio, inferno, erano esposti con tanta vivacità e chiarezza che l’uditorio ne restava come incantato. Erano toccati anche altri temi teologici, che Maria Tien non poteva assolutamente conoscere. I padri tentarono talvolta di sorprendere il predicatore in errore, ma non ci riuscirono mai. Un giorno padre Kalvey gli contestò quanto egli aveva detto sui bambini morti senza battesimo, ma il demonio pronto e sarcastico replicò:
— Dove hai studiato la tua teologia? Fatti ridare indietro i soldi che hai speso!

Parlando ai pagani, tra l’altro, rinfacciava loro la durezza di cuore, la cattiveria e l’ostinazione a convertirsi e la loro ingratitudine verso i missionari che avevano rinunciato a tutto per dedicarsi interamente al loro bene ed erano ripagati con calunnie, ostruzionismo e ogni genere di persecuzioni. Al sentire ciò padre Heier e Kalvey si nascosero, pensando che si potesse sospettare essere stati loro a suggerire queste cose a Maria Tien (il diavolo parlava attraverso la bocca e con la voce della donna e queste osservazioni potevano sembrare venute da lei e non dal demonio). Il diavolo allora si rivolse direttamente ai missionari, davanti a tutti, e per un quarto d’ora li abbordò con questa «lavatura di testa», come la chiamò padre Kalvey:

— Qualunque cosa accada non perdetevi di coraggio. La vostra buona Madre Maria permette chesoffriate, ma vi segue ad ogni passo e sta sempre al vostro fianco. Essa si prende cura di voi ancora più del suo Figlio che si deve interessare del governo di tutto il mondo. Essa invece, che non ha da fare altro, si prende cura dei suoi figli. Non affliggetevi neppure quando siete calunniati e accusati ingiustamente. La vostra Nyang sa tutto e tien conto di tutto quello che è detto contro di voi e ne soffre più di voi. Al suo Figlio non è andata meglio, e voi non dovete desiderare che vada diversamente per voi. Essa provvede a che non vi succeda nessun male, non vi dimentica mai, vi accompagna a ogni passo e movimento che fate.

Padre Heier diceva che questo breve discorso gli aveva fatto bene allo spirito più che un intero corso di esercizi spirituali. E possiamo credergli.

Profonda impressione aveva lasciato in tutto l’uditorio, cristiani e pagani, la predica del diavolo sul giudizio universale. Padre Heier commentava:
— Potessi predicare anch’io così!

Il predicatore aveva preso lo spunto dal racconto biblico del diluvio universale per dipingere lo spavento e il terrore che prenderà gli uomini alla fine del mondo. Gli animali che annegavano nelle acque tumultuose erano descritti in maniera così viva e toccante che la gente li poteva subito individuare anche se non erano nominati. Nel descrivere l’arca di Noè padre Kalvey credette trovarvi un’inesattezza, ma fu subito corretto e rimproverato dal demonio, il quale concluse: Alla fine del mondo avverrà esattamente come ai giorni di Noè, nessuno penserà o crederà che la fine sia ormai vicina. I diavoli però fanno già adesso quello che possono per perdere le anime. Tre quarti di coloro che muoiono sulla terra, muoiono a causa del diavolo.

Interrogato sulla data della fine del inondo non volle rispondere dicendo che il saperlo non serviva a nulla, che stessero in guardia e preparati, e ciò bastava.

Interrogato anche se le sue prediche avessero portato frutto e aumentato le conversioni, rispose: — No, il frutto non sarà grande.

Durante la predica gli uditori erano senz’altro profondamente impressionati e anche, per il momento, decisi a migliorare la loro condotta, ma, arrivati a casa, e raccontato agli altri ciò che avevano sentito e veduto, sarebbero stati presi in giro e il loro coraggio sarebbe venuto meno. A poco a poco tutto quello che avevano sentito era dimenticato e solo più tardi, forse, richiamatolo alla memoria, si sarebbero decisi a entrare nella chiesa cattolica.

- Ma voi missionari non dovete affliggervi troppo per questo — disse ancora il predicatore — ve lo dice la vostra Nyang. Fate tutto quello che potete e riceverete la vostra ricompensa. Il resto lasciatelo al cielo.

Così finì il corso di predicazione del diavolo, che migliore non avrebbe potuto essere. Le sedici divinità della vicina pagoda, le cui statue erano state distrutte dai soldati — ne abbiamo già fatto cenno a principio — si mostrarono oltremodo indignate di queste prediche, tutte a favore dell’odiata religione cattolica (dal che si vede chi sono veramente gli idoli del paganesimo, la personificazione di satana). Il diavolo aveva parlato anche di quelle divinità e ai pagani presenti aveva svelato segreti che li avrebbero dovuti profondamente disingannare: le presunte guarigioni operate da quelle divinità — per esempio — erano di malati diventati tali per loro malefìcio e poi guariti perché offrissero sacrifici e, con quei presunti miracoli, fosse confermata nel popolo la fede negli idoli. Tra le sedici divinità c’erano anche tre «Grandi madri», divinità femminili alle quali le donne cinesi si raccomandavano per avere figli. Anche le divinità femminili dovevano a un certo punto riconoscere la grandezza e la potenza della vera ed unica «Grande Madre», Maria santissima.

— Come altrettanti porcellini — concludeva il demonio Il diavolo si serve per questo degli incidenti, degli assassini, delle malattie, e specialmente della guerra.— la Vecchia ci spinge avanti e ci obbliga a farci da noi stessi ridicoli davanti a voi.

10. La liberazione è definitiva
Non ci è stata trasmessa la data precisa della liberazione di Maria Tien, si sa solo che dal mese di Giugno 1931 in poi essa non ebbe più nessun assalto diabolico e visse una vita tranquilla nella casa della missione diJunan. Nel 1947, sedici anni più tardi, padre Kalvey fu richiamato in Europa e passando per Junan rivide l’antica ossessa completamente ristabilita e diventata normale. Passava le giornate nel lavoro e nella preghiera edificando tutti con la sua pietà, esemplarità e zelo. Il giorno dei morti, 2 novembre 1946, era rimasta tutto il giorno in chiesa a pregare, senza cibo, in suffragio delle sante anime.

I fatti narrati, le tristi vicende di cui Maria Tien era stata per tanti anni vittima, furono in fondo una grande grazia del Signore per lei e per tutta la comunità dei cristiani, e per i pagani stessi i quali, se avessero voluto, avrebbero facilmente potuto conoscere dove stava la verità e l’obbligo che loro incombeva di abbracciarla.

Fonte: Trattato di demonologia di Paolo Calieri

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