Maria a Medjugorje Messaggio del 16 luglio 1983:Sappiate che le vostre giornate non sono le stesse se pregate o non pregate. Sarò molto contenta se dedicherete alla preghiera almeno un’ora al mattino e un’ora alla sera.

Jelena Vasilj: In cammino verso il Signore




All'inizio di questo nuovo anno è bello e utile tracciare un programma per la nostra vita interiore e invocare il dono dello Spirito Santo, affinché quello che Dio ci dona come strumento di grazia possa portare abbondante frutto. Personalmente ho ricevuto un dono di luce e di sapienza tramite il quale i misteri della fede mi diventano chiari attraverso l'intervento di Dio, per una sua libera volontà, senza dover "lavorare a tavolino". Non si deve però confondere questo dono con delle esperienze paranormali di predizione o altro; esso è infatti una grazia data a un'anima innamorata di Dio, che lo cerca e alla quale Egli si comunica senza riserve.

Naturalmente non è un privilegio riservato soltanto a me, ma è ciò che Gesù desidera per ognuno di noi. Lo dice chiaramente nel Vangelo di Giovanni: "Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui" (Gv 14,23). Ogni uomo è dunque dimora dello Spirito Santo, ogni anima rinata nel battesimo è abitata dalla SS. Trinità, dal Dio che viene a noi, che viene sulla terra ma che soprattutto viene dentro di noi.

All'inizio dell'anno che è appena iniziato apriamoci al flusso della grazia divina affinché lo Spirito ci faccia sempre gustare la vita come vuole Dio, come Egli ha previsto da sempre, secondo l'ordine che il Signore ha voluto per ognuno di noi e che avrà poi pieno compimento con la visione beatifica del suo Volto.

Quali sono gli strumenti utili per percorrere la luminosa strada della fede? Innanzitutto la preghiera, perché la grazia la dobbiamo chiedere. Certamente è utile anche conoscere, informarsi, studiare, ma c'è un tipo di conoscenza che arriva solamente attraverso la fede (talvolta la ragione può essere d'impedimento all'incontro con il Signore). S. Agostino affermava la necessità di "pensare secondo la fede", proprio perché essa ci permette di arrivare a certe verità che altrimenti non potremo conoscere con la nostra ragione umana. E' la preghiera dunque che ci permette di conoscere il Signore attraverso la fede. Ma cosa dobbiamo fare nella preghiera? E' semplice: meditare, riflettere sui grandissimi misteri che coinvolgono la nostra vita di figli di Dio. Questo, in fondo, è il vero senso del Rosario, poiché ogni cristiano desidera imitare Gesù, diventare come lui. E' necessario quindi interiorizzare nella preghiera i misteri della sua vita per poterli trasformare in realtà quotidianamente vissuta. Questi misteri devono, insomma, "diventare noi".

E chiaro che la Sacra Scrittura deve occupare un posto centrale nella vita spirituale, perché la nostra mentalità deve essere purificata, l'uomo vecchio deve morire, e ciò è possibile solamente attraverso un cambiamento di mentalità (la parola greca metanoia - conversione - significa proprio: cambiamento di mentalità). Noi che viviamo nel mondo, che guardiamo alla televisione tante pubblicità, che ascoltiamo notizie di vario genere, non ci accorgiamo che possiamo essere formati non secondo il cuore di Dio. Ecco allora che ci viene in soccorso la sua Parola, nella quale troviamo ogni verità: se la leggiamo, se la meditiamo, se la interiorizziamo, ci accorgeremo che questa Parola man mano diverrà nostra e comincerà a parlare nel nostro cuore. Direi che proprio questo è lo scopo della preghiera.

Ovviamente la Santa Messa rimane sempre il cuore della nostra vita spirituale, perché è l'Eucaristia che ci fa rinascere dal di dentro, è l'Eucaristia il pane vivo di cui abbiamo bisogno per vivere. Spesso ci aggiriamo affamanti alla ricerca di un qualche nutrimento e magari non andiamo neanche a Messa la domenica... Ma è impossibile avere una vita spirituale senza il cibo divino! Ecco perché Gesù ci propone questo nutrimento imparando a offrire noi stessi, poiché anche noi siamo Eucaristia, siamo un sacrificio attraverso le nostre fatiche, attraverso tutta la nostra esistenza che dobbiamo offrire insieme al sacrificio di Gesù.

Infine il dialogo con Dio, un dialogo che nasce soprattutto da una nostra necessità interiore, da un desiderio profondo di Dio. Le nostre passioni, i nostri desideri devono tendere verso l'alto, come il fuoco (secondo quanto ci suggerisce s. Agostino). devono essere una preghiera incessante che poi non è altro che il continuo desiderio di Dio. E' la preghiera quindi che ci apre a questo mondo che oserei definire "avventuroso", che ci dona la fede, la santa speranza e naturalmente la carità. Ma alla preghiera vorrei accostare il digiuno - altrettanto importante - poiché non si può pensare a una crescita spirituale senza il sacrificio. La nostra natura ci conduce costantemente verso il peccato, mentre il digiuno ci aiuta "a riprenderci" e a dirigere le nostre forze interiori verso Dio.

Il digiuno ha in sé anche una forza positiva che ci fa comprendere che saremo sazi soltanto in Cielo. Spesso corriamo dietro alle cose o facilmente dipendiamo dalle persone nella speranza che esse possano darci una felicità piena. E allora il digiuno, la fame che avvertiamo quando digiuniamo, ci aiutano a capire che non raggiungeremo mai la sazietà sulla terra e che ci sono cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano che "occhio umano mai vide né orecchio mai udì".

E per fare tutto questo chiediamo l'aiuto di Maria! La spiritualità mariana, così come mi è dato di comprenderla, è molto semplice, fatta di una semplicità che ci guida verso la nostra anima, verso la nostra interiorità, perché solo prendendo coscienza di noi stessi, del nostro essere, possiamo da lì iniziare il nostro cammino verso il Signore.

Fonte: Eco di Maria nr. 161

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