Maria a Medjugorje Messaggio del 3 marzo 1986: Guardate: io sono presente in ogni famiglia e in ogni casa, sono dovunque perché amo. Vi può sembrare strano ma non lo è. E’ l’amore che fà tutto questo. Perciò dico anche a voi: amate!

Jelena Vasilj:La vita dell'anima è la Carità




La morte è la più antica angoscia dell'uomo, anche se poi è il motivo stesso della venuta di Dio sulla terra, venuto a darci quell'acqua che ci fa vivere in eterno. Nella sua conversazione con la donna samaritana, Gesù svela il progetto della vita eterna che il Padre ha per i suoi figli, pervenutaci per mezzo della sua incarnazione, dicendo di sé: "L'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che zampilla in vita eterna" [Gv 4,14]. La vita comincia quindi con la fede in Lui, che ci unisce al suo Corpo Mistico vivificato dal suo Santo Spirito che è la sua Chiesa. Di conseguenza, se ci distacchiamo dalla fonte, ripiombiamo anche noi nella cultura della morte che sta invadendo la nostra società, che giustifica la morte di migliaia di feti a causa di tante coscienze addormentate, e promuove la contraccezione e l'eutanasia. Oltre a difendere pienamente la sacralità nel suo fatto, questa breve riflessione vuole considerare la natura della vita, poiché essa non è solo l'aria che inspiriamo ed espiriamo, ma ha una sua qualità sia nell'esistenza naturale, sia nella partecipazione alla stessa vita di Dio, che divenne uno di noi. Attraverso l'Incarnazione Dio ci rivela la vera dignità dell'uomo quale figlio suo offertaci nel battesimo, dove riceviamo da Lui la sua vita che è lo Spirito Santo: "poiché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo datoci in dono" [Rm 5,5]. Da ciò comprendiamo che la vita della nostra anima è la Carità; senza di essa l'anima comincia a morire per via dei peccati che distruggono l'Amore di Dio dentro di noi.

Se l'anima dovesse mancare di Carità, essa viene inevitabilmente pervasa dal timore di altro. Invece: "il perfetto amore scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell'amore" [1Gv 4,18]. Questo disagio oggi lo chiamiamo stress, che se persiste ha il suo culmine nella depressione, ovvero: il massimo restringersi della vita dentro di noi. Tali sentimenti possono però sicuramente essere vinti dall'amore verso gli altri, ossia dalla virtù della magnanimità che fa espandere lo spazio della nostra anima, bisognosa di accogliere [cf. 2 Cor 6,12]. Recentemente sono rimasta colpita dal commento di una santa donna, madre di quattro figli, a cui era stata affidata una ragazzina con delle difficoltà. Cercando di togliere la famiglia dall'imbarazzo quella mamma ha detto: "Per me lei non è un problema, ma solo una bambina", vale a dire: non ho paura delle sue sofferenze poiché le voglio bene. La vita della Carità è dinamica e ci fa sempre protendere verso l'altro, verso una persona, divina o umana che sia. Anche il corpo ha i suoi impulsi, che però devono essere in armonia con la vita dello spirito, il quale, a sua volta, ha la capacità di discernimento perché l'uomo possa veramente amare e non rendere ingiustizia all'altro.

A questo proposito sant'Agostino afferma: I cinque sensi, invece, non ci indirizzano all'eternità, ma solo a ricercare o a fuggire le cose temporali. Quando, poi, l'intelletto [nel linguaggio suo intelletto comprende anche l'amore] iniziato alla sapienza, comincerà a guidare l'anima, " non soltanto saprà godere voci armoniose rifiutando quelle stonate; o dilettarsi di odori gradevoli rifiutando quelli sgradevoli; o ancora lasciarsi prendere da ciò che è dolce, offesa da ciò che è amaro; o lasciarsi accarezzare da ciò che è morbido difendendosi da ciò che è ruvido". Quale sarà, invece, la funzione dell'intelletto? Non insegnerà a discernere il bianco dal nero, ma il giusto dall'ingiusto, il bene dal male, l'utile dall'inutile, la castità dall'impudicizia, perché ami quella ed eviti questa; la carità dall'odio, perché coltivi quella e rifugga da questo [Io.eu.tr. 15,21]. Dalle parole di Agostino comprendiamo che l'anima si nutre della giustizia, della purezza e del bene, tutte cose che fanno vivere l'anima. Quella giustizia che però non è diversa dalla misericordia divina che sperimentiamo nel sacramento della confessione.

Quel bene che è Dio stesso nell'Eucaristia e nella sua Parola. Quella purezza che è: Una fede integra, una speranza solida, una carità sincera [Io. eu. tr. 13, 12]. Preghiamo Maria, Sede della Vita divina [Lc 1,25] affinché ci insegni e interceda per noi perché si avveri in noi ciò che si è avverato anche in lei; poiché sta scritto: "Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva. Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui". [Gv 7, 38- 39].

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