Maria a Medjugorje Messaggio del 25 gennaio 2003:Cari figli, con questo messaggio vi invito di nuovo a pregare per la pace. Specialmente adesso quando la pace è in crisi, voi siate quelli che pregano, e testimoniano la pace. Figlioli, siate pace in questo mondo inquieto. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Intervista di Suor Emmanuel a Jelena




Il 24 agosto, Jelena Vasilj si è unita in matrimonio con Massimiliano Valente nella chiesa di San Giacomo a Medjugorje. È stato davvero un matrimonio pieno di gioia e di preghiera! La veggente Marija Pavlovic-Lunetti era una dei testimoni. È raro vedere dei giovani sposi così belli e radiosi! Una settimana prima del matrimonio, sono venuti a trovarci e abbiamo a lungo parlato insieme del valore della coppia cristiana. Ricordiamo che, nel corso degli anni, Jelena ha ricevuto insegnamenti dalla Madonna tramite locuzioni interiori, sotto l’assistenza di Padre Tomislav Vlasic, e che è stata scelta dalla Vergine per guidare un gruppo di preghiera, fin quando non è andata a studiare negli Stati Uniti, nel 1991.
Ecco alcune delle risposte di Jelena alle domande che le ho posto:



Sr.Em.: Jelena, so che sei totalmente aperta alla volontà di Dio sulla tua vita. Come hai compreso che la tua via era quella del matrimonio e non un’altra?
Jelena: Vedo ancora la bellezza di entrambe le scelte di vita! E, in un certo senso, sono ancora attirata dalla vita religiosa. La vita religiosa è una vita molto bella e lo dico in tutta libertà davanti a Massimiliano. Devo aggiungere anche, che provo una certa tristezza pensando che non vivrò l’ideale della vita religiosa! Però vedo che tramite la comunione con un altro essere umano, io mi arricchisco. Massimiliano mi aiuta ad essere di più ciò che devo diventare come persona umana. Certo, avevo anche prima la possibilità di crescere spiritualmente, ma questa relazione con Massimiliano mi aiuta molto a crescere come persona e a sviluppare altre virtù. Mi aiuta ad avere una fede più concreta. Prima ero spesso rapita da esperienze mistiche e vivevo in una sorta di estasi spirituale. Adesso, comunicando con un altro essere umano, sono chiamata alla croce e vedo che la mia vita acquista in maturità.

Sr.Em.: Che cosa intendi per “essere chiamata alla croce”?
Jelena: Bisogna un po’ morire quando ci si sposa! Altrimenti, si resta molto egoisti nella propria ricerca dell’altro, con il rischio di restarne poi delusi; soprattutto quando si spera che l’altro possa toglierci le nostre paure o risolvere i nostri problemi. Penso che, all’inizio, andavo verso l’altro un po’ come verso un rifugio. Ma, fortunatamente, Massimiliano non ha mai voluto essere per me, questo rifugio ove nascondermi. Penso che, l'io profondo di noi donne sia molto emotivo e cerchiamo un uomo che possa in qualche modo nutrire le nostre emozioni. Ma, se questo atteggiamento dovesse durare, resteremmo delle bambine e non cresceremmo mai.

Sr.Em.: Come hai scelto Massimiliano?
Jelena: Ci siamo incontrati tre anni fa. Eravamo entrambi studenti di “Storia della Chiesa” a Roma. Entrare in relazione con lui mi spingeva a superarmi e mi faceva vivere una crescita reale. Massimiliano sa essere molto attento e costante nel suo modo di essere. Si è sempre rivelato molto vero e serio nelle sue decisioni mentre io posso facilmente cambiare idea. Ha delle magnifiche virtù! Ciò che mi ha attirato in lui, è stato soprattutto il suo amore per la castità. Ho provato sempre più rispetto per lui ed ho spesso constatato che preferiva ciò che avevo di buono in me. Credo che per una donna, provare rispetto per un uomo, possa essere una vera guarigione, perché spesso viene considerata e guardata come un oggetto!

Sr.Em.: Quale atteggiamento raccomanderesti a dei giovani innamorati che pensano al matrimonio?
Jelena: La relazione comincia con una sorta di attrazione, che non deve essere ignorata. Ma bisogna andare oltre. Se non si muore a se stessi, l’energia fisica o chimica sparisce molto facilmente. Poi, non ne resta più niente. È un bene che questo periodo di “infatuazione” svanisca in fretta, perché il fatto di sentirsi attratti l’uno dall’altro, impedisce di vedere la bellezza dell’altro, anche se serve ad attirarlo. Probabilmente, se Dio non ci avesse fatto questo dono, gli uomini e le donne non si sposerebbero mai! Dunque, questo fatto è provvidenziale. Per me, la castità è il dono che permette ad una coppia di imparare ad amare veramente, perché la castità si estende a tutto ciò che riguarda la vita di coppia. Se non si impara a rispettarsi l’un l’altro, la relazione finisce per distruggersi. Quando ci consacriamo nel Sacramento del matrimonio, diciamo: “Prometto di amarti e di onorarti”. L’onore non dovrebbe mai essere separato dall’amore.

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