Maria a Medjugorje Messaggio del 2 febbraio 1990: Figli cari! Sono con voi da nove anni e da nove anni vi ripeto che Dio Padre è l’unica via, la sola verità e la vera vita. Io desidero mostrarvi il cammino verso la vita eterna. Desidero essere il vostro legame per una fede profonda. Prendete il rosario e riunite i vostri figli, la vostra famiglia intorno a voi. Questo è il cammino per ottenere la salvezza. Date il buon esempio ai vostri figli. Date il buon esempio anche a coloro che non credono. Non conoscerete la felicità su questa terra e non andrete in cielo se i vostri cuori non sono puri ed umili e se non seguite la legge di Dio. Vengo a chiedere il vostro aiuto: unitevi a me per pregare per quelli che non credono. Mi aiutate molto poco. Avete poca carità, poco amore verso il prossimo. Dio vi dato l’amore, vi ha mostrato come perdonare e amare gli altri. Perciò riconciliatevi e purificate la vostra anima. Prendete il rosario e pregatelo. Accettate con pazienza tutte le vostre sofferenze ricordando che Gesù ha sofferto con pazienza per voi. Lasciatemi essere vostra madre, il vostro legame con Dio e con la vita eterna. Non imponete la vostra fede a coloro che non credono. Mostratela loro con l’esempio e pregate per loro. Figli miei, pregate!

Le apparizioni di Lourdes raccontate da Bernardetta





PRIMA APPARIZIONE - 11 FEBBRAIO 1858. La prima volta che fui alla grotta era il giovedì 11 febbraio. Andavo a raccogliere la legna con due altre ragazzine. Quando fummo al mulino io domandai loro se volevano vedere dove l'acqua del canale andava a congiungersi col Gave. Esse mi risposero di sì. Di là noi seguimmo il canale e ci trovammo davanti a una grotta, non potendo andare più lontano. Le mie due compagne si misero in condizione di attraversare l'acqua che era davanti alla grotta. Esse attraversarono l'acqua. Si misero a piangere. Domandai loro perché piangessero. Mi dissero che l'acqua era fredda. Io le pregai di aiutarmi a gettare delle pietre nell'acqua per vedere se potessi passare senza scalzarmi. Mi dissero di fare come loro, se volevo. Io andai un po' più lontano a vedere se potevo passare senza scalzarmi ma non potei. Allora ritornai davanti alla grotta e mi misi a scalzarmi. Avevo appena tolto la prima calza che sentii un rumore come se ci fosse stato un colpo di vento. Allora voltai la testa dalla parte del prato (dal lato opposto alla grotta). Vidi che gli alberi non si muovevano. Allora ho continuato a scalzarmi. Sentii ancora lo stesso rumore. Appena alzai la testa guardando la grotta, scorsi una signora in bianco. Aveva un vestito bianco, un velo bianco e una cintura azzurra e una rosa su ogni piede, del colore della catenella del suo rosario. Allora fui un po' impressionata. Credevo di sbagliarmi. Mi strofinai gli occhi. Guardai ancora e vidi sempre la stessa signora. Misi la mano in tasca; vi trovai il mio rosario. Volevo fare il segno della croce. Non potei arrivare con la mano fino alla fronte. La mano mi cadeva. Allora lo sbigottimento s'impadronì più fortemente di me. La mia mano tremava. Tuttavia non fuggii. La signora prese il rosario che teneva tra le mani e fece il segno della croce. Allora provai una seconda volta a farlo e potei. Appena ebbi fatto il segno di croce scomparve il grande sbigottimento che provavo. Mi misi in ginocchio. Ho recitato il rosario in presenza di quella bella signora. La visione faceva scorrere i grani del suo, ma non muoveva le labbra. Quando ebbi finito il mio rosario, mi fece segno di avvicinarmi, ma non ho osato. Allora disparve all'improvviso. Mi misi a togliere l'altra calza per attraversare quel po' d'acqua che si trovava davanti alla grotta (per andare a raggiungere le mie compagne) e ci siamo ritirate. Cammin facendo ho domandato alle mie compagne se non avevano visto niente. - No - mi risposero. L'ho domandato loro ancora. Mi dissero che non avevano visto niente. Allora aggiunsero: - E tu hai visto qualcosa? Allora dissi loro: - Se non avete visto niente, neppure io. Credevo di essermi sbagliata. Ma ritornando, lungo la strada mi domandavano ciò che avevo visto. Ritornavano sempre su quello. Io non volevo dirlo loro, ma mi hanno talmente pregata che mi sono decisa a dirlo: ma a condizione che non ne parlassero a nessuno. Mi promisero di mantenere il segreto. Ma appena arrivate a casa, niente di più urgente che dire ciò che avevo visto. Ecco per la prima volta.

SECONDA APPARIZIONE - 14 FEBBRAIO 1858. La seconda volta era la domenica seguente. Ci ritornai perché mi sentivo spinta interiormente. Mia madre mi aveva proibito di andarci. Dopo la messa cantata, le altre due ragazzine e io fummo ancora a chiederlo a mia madre. Non voleva. Mi diceva che temeva che cadessi nell'acqua. Temeva che non sarei tornata per assistere ai vespri. Le promisi di sì. Mi diede allora il permesso di andare. Fui alla parrocchia a prendere una bottiglia d'acqua benedetta per gettarla alla visione quando fossi alla grotta, se la vedevo. Arrivate là, ciascuna prese il suo rosario e ci mettemmo in ginocchio per dirlo. Avevo appena detto la prima decina che scorsi la stessa signora. Allora mi misi a gettarle l'acqua benedetta dicendole, se veniva da parte di Dio di restare, se no di andarsene; e mi affrettavo sempre a gettargliene. Si mise a sorridere, a inchinarsi e più io annaffiavo, più sorrideva e piegava la testa e più la vedevo fare quei segni... e allora presa da timore mi affrettavo ad aspergerla e lo feci finché la bottiglia fu terminata. Quando ebbi finito di recitare il mio rosario, scomparve. Ecco per la seconda volta.

TERZA APPARIZIONE - 18 FEBBRAIO 1858. La terza volta, il giovedì seguente: vi furono alcune persone importanti che mi consigliarono di prendere della carta e dell'inchiostro e di domandarle, se aveva qualcosa da dirmi, di avere la bontà di metterlo per scritto. Ho detto le stesse parole alla signora. Si mise a sorridere e mi disse che ciò che aveva da dirmi non era necessario scriverlo, ma se volevo avere la compiacenza di andarci per quindici giorni. Le risposi di sì. Mi disse anche che non mi prometteva di farmi felice in questo mondo, ma nell'altro.

LA QUINDICINA - DAL 19 FEBBRAIO AL 4 MARZO 1858. Vi ritornai quindici giorni. La visione apparve tutti i giorni ad eccezione di un lunedì e di un venerdì. Un giorno mi disse che dovevo andare a bere alla fontana. Non vedendola, andai al Gave. Mi disse che non era là. Mi fece segno col dito mostrandomi la fontana. Ci andai. Non vidi che un po' d'acqua che assomigliava a del fango. Vi portai la mano; non potei prenderne. Mi misi a scavare; poi potei prenderne. Per tre volte l'ho gettata. Alla quarta volta potei. Mi fece anche mangiare un'erba che si trovava dove io fui a bere (una volta solamente). Poi la visione scomparve e io mi ritirai.

DAL SIGNOR CURATO - 2 MARZO 1858. Mi disse di andare a dire ai preti di far costruire là una cappella. Fui a trovare il signor curato per dirglielo. Mi guardò un momento e mi disse con un tono non molto gentile: - Che cosa è questa signora? Gli risposi che non lo sapevo. Poi m'incaricò di domandarle il suo nome. Il giorno dopo glielo chiesi. Ma ella non faceva che sorridere. Al ritorno fui dal signor curato e gli dissi che avevo fatto la commissione, ma che non avevo avuto altra risposta. Allora mi disse che si prendeva gioco di me e che farei bene a non più ritornarci; ma io non potevo impedirmi di andarci.

L'APPARIZIONE DEL 25 MARZO 1858. Ella mi ripeté più volte che dovevo dire ai preti che li si doveva fare una cappella e d'andare alla fontana per lavarmi e che dovevo pregare per la conversione dei peccatori. Nello spazio di questi quindici giorni mi diede tre segreti che mi proibì di dire. Sono stata fedele fino ad ora. Dopo i quindici giorni le ho domandato di nuovo chi fosse. Sorrideva sempre. Infine mi azzardai una quarta volta. Allora, tenendo le due braccia aperte, alzò gli occhi guardando il cielo, poi mi disse, giungendo le mani all'altezza del petto, che era l'Immacolata Concezione. Sono le ultime parole che mi ha rivolto. Aveva gli occhi azzurri...

«DAL SIGNOR COMMISSARIO... » La prima domenica della quindicina, appena uscii dalla chiesa, una guardia mi prese per il cappuccio e mi ordinò di seguirla. La seguii e cammin facendo mi disse che stavano per buttarmi in prigione. Ascoltavo in silenzio e arrivammo così dal commissario di polizia. Mi fece passare in una camera dove era solo. Mi diede una sedia e mi sedetti. Prese poi della carta e mi disse di raccontargli ciò che era avvenuto alla grotta. Lo feci. Dopo aver messo alcune righe come io gliele avevo dettate, metteva altre cose che mi erano estranee. Poi mi disse che mi avrebbe fatto la lettura per vedere se si era sbagliato. E ciò che fece; ma aveva appena letto alcune righe che c'erano degli errori. Allora replicai: - Signore, non vi ho detto ciò! Allora andò in collera assicurando di si; e io ripetevo sempre di no. Queste discussioni durarono per alcuni minuti e quando vide che io persistevo a dirgli che si era sbagliato, che io non gli avevo detto ciò, andava un po' più lontano e ricominciava a leggere ciò di cui io non avevo mai parlato; e io a sostenere che non era così. Era sempre la stessa ripetizione. Sono restata là un'ora o un'ora mezzo. Di tanto in tanto sentivo delle pedate vicino alle porte e alle finestre e delle voci d'uomini che gridavano: - Se non la lasciate uscire, sfondiamo la porta. Quando venne il momento di andarmene, il commissario m'accompagnò, aprì la porta e là vidi mio padre che mi aspettava con impazienza e una folla di altra gente che mi aveva seguito dalla chiesa. Ecco per la prima volta che io fui obbligata a comparire davanti a questi signori.

« DAL SIGNOR PROCURATORE... » La seconda volta, dal signor Procuratore Imperiale. Nella stessa settimana, egli mandò lo stesso agente facendomi dire di trovarmi alle sei dal Procuratore Imperiale. Mi recai con mia madre; mi domandò cos'era avvenuto alla grotta. Gli raccontai tutto e lo mise per scritto. Poi me ne fece la lettura come aveva fatto il commissario di polizia, aveva messo cioè certe cose che non gli avevo detto. Allora gli dissi: - Signore, non vi ho detto ciò! Sostenne di si; e per tutta risposta gli dissi di no. Infine, dopo aver abbastanza combattuto mi disse che si era sbagliato. Poi continuò la lettura; e faceva sempre nuovi errori dicendomi che aveva le carte del commissario e che non era la stessa cosa. Gli dicevo che gli avevo (ben) raccontato la stessa cosa e che se il commissario si era sbagliato tanto peggio per lui! Allora disse a sua moglie di mandare a cercare il commissario e una guardia per andare a farmi dormire in prigione. La mia povera mamma piangeva da un po' e mi guardava di tanto in tanto. Quando sentì che bisognava dormire in prigione le sue lacrime caddero con più abbondanza. Ma io la consolavo dicendole: - Siete ben buona a piangere perché andiamo in prigione! Non abbiamo fatto alcun torto a nessuno. Allora ci offrì delle sedie, al momento di partire, per attendere la risposta. Mia madre ne prese una perché era tutta tremante da quando eravamo là in piedi. Per me ringraziai il signor Procuratore é mi sedetti per terra come i sarti. C'erano degli uomini che guardavano da quella parte e quando videro che non uscivamo mai, si misero a battere alla porta, a pedate, benché ci fosse la guardia: non ne era il padrone. Il Procuratore usciva di tanto in tanto alla finestra per dir loro di fare piano. Gli si rispose di farci uscire, altrimenti non si finirebbe! Allora si decise a rimandarci e ci disse che il commissario non aveva tempo e che la cosa era rimandata a domani.

PAROLE RIVOLTE DALLA VERGINE A BERNARDETTA SOUBIROUS. Le altre parole che si aggiungono talvolta non sono autentiche. Il 18 febbraio. Bernardetta tende penna e carta alla signora dicendole: «Vorreste avere la bontà di mettere il vostro nome per scritto? ». Ella risponde: «Non è necessario» - «Volete avere la cortesia di venire qui per quindici giorni?» - «Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell'altro». Il 21 febbraio: «Pregherete Dio per i peccatori». Il 23 o 24 febbraio: «Penitenza, penitenza, penitenza». Il 25 febbraio: «Andate a bere alla fontana e a lavarvi» - «Andate a mangiare di quell'erba che è là» - «Andate a baciare la terra come penitenza per i peccatori». 11 2 marzo: «Andate a dire ai preti di far costruire qui una cappella» - «Che vi si venga in processione». Durante la quindicina, la Vergine insegnò una preghiera a Bernardetta e le disse tre cose che riguardavano solo lei, poi aggiunse con un tono severo: «Vi proibisco di dire ciò a chiunque». Il 25 marzo: “Io sono l'Immacolata Concezione”.

LE APPARIZIONI RACCONTATE DA ESTRADE.

Al tempo delle apparizioni, mi trovavo a Lourdes come impiegato nell'amministrazione delle imposte indirette. Le prime notizie venute dalla grotta mi lasciarono completamente indifferente; le ritenevo frottole e sdegnavo di occuparmene. Tuttavia l'emozione popolare aumentava di giorno in giorno e, per così dire, d'ora in ora; gli abitanti di Lourdes, le donne soprattutto, si portavano in folla alle rocce di Massabielle e raccontavano in seguito le loro impressioni con un entusiasmo che sembrava delirio. La fede spontanea e l'entusiasmo di queste buone persone non m'ispiravano che pietà e me ne burlavo, le schernivo e senza studio, senza indagine,senza la minima inchiesta, continuai ad agire così fino al giorno della settima apparizione. Quel giorno, oh ricordo indimenticabile della mia vita! la Vergine Immacolata, con segrete abilita nelle quali riconosco oggi le attenzioni della sua ineffabile tenerezza, m'attirò fino a lei prendendomi la mano e come una madre ansiosa che rimette nella via il suo fanciullo sviato mi condusse alla grotta. Là io vidi Bernardetta nello splendore e nelle gioie dell'estasi!... Era una scena celeste, indescrivibile, ineffabile... Vinto, abbattuto dall’evidenza, io piegai le ginocchia e feci salire verso la Signora misteriosa e celeste, della quale sentivo la presenza, il primo omaggio della mia fede. In un batter d'occhio tutte le mie prevenzioni erano svanite; non solamente non dubitavo più, ma da quel momento un impulso segreto m'attirava invincibilmente alla Grotta. Giunto alla roccia benedetta, mi univo alla folla e come lei manifestavo le mie ammirazioni e convinzioni. Quando i doveri di lavoro mi obbligavano a lasciare Lourdes, ciò accadeva di tanto in tanto, mia sorella - una sorella amatissima che viveva con me e che seguiva da parte sua tutti gli avvenimenti di Massabielle - mi raccontava alla sera, dopo il mio ritorno, ciò che aveva visto e sentito durante il giorno e noi ci scambiavamo tutte le nostre osservazioni.

Le scrivevo secondo la loro data per non dimenticarle e accadde così che alla fine della quindicesima visita, promessa da Bernardetta alla Signora della Grotta, avevamo un piccolo tesoro di annotazioni, informi senza dubbio, ma autentiche e sicure, alle quali davamo molta importanza. Queste constatazioni fatte da noi stessi non davano tuttavia la conoscenza perfetta dei fatti meravigliosi di Massabielle. A eccezione del racconto della veggente, che avevo appreso dal commissario di polizia, del quale parleremo più tardi, non sapevo quasi nulla delle prime sei apparizioni e siccome le mie note restavano incomplete, me ne preoccupavo molto. Una circostanza inaspettata venne a calmare le mie ansietà e a servirmi nel miglior modo augurabile. Bernardetta, dopo le estasi, veniva sovente da mia sorella; era una nostra piccola amica, una della famiglia e io avevo il piacere di interrogarla. Noi le domandavamo tutti i ragguagli più precisi, più minuziosi, e questa cara fanciulla ci raccontava tutto con quella naturalezza e semplicità, che era sua caratteristica. E così che io ho raccolto, fra mille altre cose, i dettagli commoventi dei suoi primi incontri con la Regina del cielo. La storia speciale delle visioni, quale è esposta nel mio libro, non è dunque in realtà, salvo forse poche particolarità, che il racconto delle dichiarazioni di Bernardetta e la narrazione fedelissima di quanto mia sorella e io avevamo notato personalmente. Senza dubbio, in avvenimenti così importanti, vi sono cose che sfuggono fatalmente all'azione diretta dell'osservatore più attento. Non si può osservare tutto, né capire tutto, e lo storico è obbligato a ricorrere a informazioni prese a prestito. Ho interrogato intorno a me, mi sono abbandonato a una inchiesta profonda per separare la zizzania dal buon grano e per non inserire nulla nel mio racconto che non fosse conforme a verità. Ma, dopo un attento vaglio, io non ho accettato, in complesso, che le informazioni del mio principale testimonio, Bernardetta, quelle di mia sorella e le mie. Per tutto il periodo nel quale durarono le apparizioni, la città di Lourdes fu sempre nella gioia e nella espansione del suo fervore religioso. Poi tutto a un tratto l'orizzonte si oscurò, una specie d'angoscia strinse tutti i cuori; si sentiva avvicinarsi la bufera. E infatti, in capo a qualche giorno, questo temporale scoppiò. Gli alti dignitari del potere e le potenze dell'inferno parvero allearsi e coalizzarsi per allontanare la Vergine dalla sua umile e rustica dimora sulle sponde del Gave. La Grotta fu chiusa. Per quattro lunghi mesi, fui testimone rattristato del sequestro operato sul luogo dei prodigi. Il popolo di Lourdes era costernato. Alla fine la tempesta passò; nonostante le minacce, le proibizioni e i processi, le barriere furono tolte e la Regina del cielo riprese possesso del modesto trono che si era scelto. Oggi come allora, e più che mai, è là che riceve, trionfante e benedetta, gli omaggi più cordiali delle moltitudini che accorrono a lei da tutte le parti del mondo. Do più avanti, nel corso delle mie narrazioni, i dettagli delle contestazioni e delle misure d'ostruzione dirette contro l'opera della Grotta.

Cito il nome dei funzionari dello Stato che concepirono e sostennero questa infelice impresa. Questi funzionari, che io ho conosciuto quasi tutti, non erano ostili alle idee religiose. Essi si ingannarono, ne convengo, ma a mio avviso, in buona fede e senza credere di fare ingiuria alla Madre del Salvatore. Parlo dei loro atti con libertà; mi arresto davanti alle loro intenzioni le quali non sono state conosciute che da Dio. Quanto ai raggiri diabolici, li espongo semplicemente. Giudicarli è compito dei teologi. Notando gli avvenimenti d'ogni sorta che si svolgevano sotto la roccia di Massabielle, non miravo ad altro scopo che quello di prendermi una soddisfazione personale e durevole: volevo avere sotto mano un memoriale intimo, un repertorio che richiamasse a me stesso le dolci emozioni che avevano rapito e soggiogato il mio spirito alla Grotta. Mai avevo immaginato di pubblicarne una benché minima parte. Per quali considerazioni, o meglio sotto quali influssi mi sono ridotto a cambiare parere? Ci tengo che il lettore lo sappia. Dal 1860, anno in cui avevo lasciato Lourdes, quasi ogni anno, al tempo delle vacanze, andavo alla Grotta per pregare la santa Madonna e anche per ravvivare i felici ricordi dei tempi trascorsi. In tutti gli incontri che avevo col rev. P. Sempé, il buon superiore dei missionari mi spingeva a coordinare il mio lavoro sulle apparizioni e a stamparlo. Le insistenze del santo religioso mi turbavano, perché il P. Sempé era l'uomo della Provvidenza e io restavo sempre colpito dalla saggezza delle sue parole e delle sue opere, visibilmente contrassegnate dallo spirito di Dio. Nell'interno della casa di Massabielle, che egli governava come superiore, ogni cosa mostrava la cordialità, l'armonia, lo zelo ardente per la salvezza delle anime. La regola vi era osservata più per l'ascendente e l'esempio delle grandi virtù del maestro che per la sua pressione. All'esterno tutto risplendeva delle invenzioni escogitate dalla sua iniziativa. La magnificenza con cui ha decorato la roccia di Massabielle basterebbe da sola a rendere illustre un uomo la cui ambizione si limitasse alle glorie della terra. Il segreto magico del P. Sempé per fare riuscire i suoi progetti e proteggere le sue imprese era il rosario. La corona di Maria non lasciava mai le sue dita e quando nelle pie riunioni ne recitava le dolci invocazioni, trasportava le anime verso le regioni superiori. Tutto per Dio: questo il programma della sua vita, inteso sulle sue labbra nel momento stesso della sua morte.

Accanto al rev. P. Sempé, nella casa di Massabielle, viveva un uomo dai modi squisiti, dalla scienza consumata, semplice e modesto come l'ultimo dei religiosi. La sua fisionomia aperta, la sua amabilità, il fascino della sua conversazione ispiravano a tutti simpatia e rispetto. Questo uomo, un laico, non era se non il sapiente dottore barone di San-Maclou. Indignato per la malizia dei giornali empi e settari di fronte ai miracoli operati dalla potenza della Vergine, venne alla Grotta per diventarne l'apologista. Facendo appello al concorso e alla lealtà dei suoi colleghi nell'arte medica, li invitò senza distinzione di opinione o di fede a studiare con lui i prodigi che accadevano alle piscine di Massabielle. Questo appello fu accolto e l'ufficio delle constatazioni, creato a quell'epoca e con questo scopo, ha preso a poco q poco lo sviluppo e l'importanza di una clinica rinomata. E là che ogni anno nel periodo dei pellegrinaggi si vedono specialisti di ogni genere di malattie, celebrità appartenenti a sètte dissidenti, scettici irriducibili, inchinare la loro intelligenza, abiurare i loro errori e ritornare alle loro antiche convinzioni religiose di fronte ai prodigi che si verificano sotto i loro occhi. Se vi è parso che sia uscito dal tema, segnalando qui le virtù e le fatiche del rev. P. Sempé e del barone di San-Maclou, perdonatemi: ho voluto far conoscere la devozione e la stima che ho verso queste figure eminenti e il giusto influsso che esercitarono sulle mie determinazioni. Tuttavia ho resistito sempre alle loro insistenze. Il nobile dottore, per l'insistenza del reverendo Padre superiore della Grotta, mi spronava a pubblicare i miei ricordi sulle apparizioni di Massabielle. Ero come alla tortura, mi spiaceva disgustarlo, ma alla fine gli rispondevo invariabilmente, come al P. Sempé, che mi sentivo incapace di elevarmi all'altezza del soggetto. Infine un 'autorità morale, che è considerata di primo ordine nell'episcopato francese e alla quale credetti mio dovere ubbidire, dissipò tutti i miei scrupoli ed ebbe ragione delle mie riluttanze. Nel 1888, durante una delle visite annuali a Lourdes, il rev. P. Sempé mi presentò a mons. Langénieux, arcivescovo di Reims, che in quel momento si trovava presso i Padri, nella residenza dei Vescovi. L'illustre prelato mi accolse con molta benevolenza e mi fece anche l'onore grandissimo di invitarmi a pranzo. A mensa c’erano l'arcivescovo e il suo segretario, il rev. P. Sempé e io.

Subito all'inizio della conversazione, l'arcivescovo volgendosi a me disse: - Pare che voi siate uno dei testimoni delle apparizioni della Grotta. - Sì, Monsignore; sebbene indegno, la Vergine volle accordarmi questa grazia. - Alla fine del pranzo vi pregherei di dirci le impressioni che vi sono rimaste di queste grandi e belle cose. - Volentieri, Monsignore. Quando venne il momento, raccontai le scene che mi avevano maggiormente impressionato. L 'arcivescovo riprese: - I fatti che ci avete narrati sono davvero ammirabili, - ma non bastano le parole; noi vogliamo che le vostre relazioni siano stampate e che siano edite sotto il vostro nome col titolo di testimone. - Monsignore, permettetemi di farvi osservare umilmente che, accondiscendendo al vostro desiderio, temo di scolorire l'opera della Vergine e di intiepidire la fede dei pellegrini. - Sarebbe a dire? - Per il fatto che sono poco abile a scrivere e, per rispondere ai desideri che vi degnate esprimermi, mi occorrerebbe la competenza di un letterato celebre. - Noi non vi chiediamo già di scrivere da letterato, ma da galantuomo, questo è sufficiente. Davanti alle insistenze dolci e autorevoli di Mons. Langénieux, incoraggiato da segni d'approvazione del Rev. P. Sempé, dovetti arrendermi e promettere di eseguire. Sebbene mi costi e malgrado la mia insufficienza lo faccio. E ora, o buona Vergine della Grotta, depongo la mia penna ai vostri piedi, felicissimo d aver potuto balbettare le vostre lodi e raccontare le vostre misericordie. Offrendovi il frutto del mio umile lavoro, vi rinnovo le mie più ferventi preghiere, particolarmente quella che vi ho rivolta raccontando in questo stesso libro la settima delle vostre apparizioni, di cui fui il felice testimonio: «Oh Madre! i miei capelli sono diventati bianchi, e io sono vicino alla tomba. Non oso fermare lo sguardo sulle mie colpe e più che mai ho bisogno di rifugiarmi sotto il manto delle vostre misericordie Quando, nell'ultima ora della mia vita, comparirò davanti al vostro Figlio, nella sua maestà, degnatevi di farvi mia protettrice e di ricordarvi che mi avete visto nei giorni delle vostre apparizioni inginocchiato e credente sotto la sacra volta della vostra Grotta di Lourdes». J. B. Estrade

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