Maria a Medjugorje Messaggio del 1 maggio 1986:Cari figli, vi prego, cominciate a cambiare vita in famiglia. Che la famiglia sia un fiore armonioso che io desidero dare a Gesù. Cari figli, ogni famiglia sia attiva nella preghiera. Io desidero che un giorno si vedano i frutti nella famiglia: solo così potrò donarli come petali a Gesù per la realizzazione del piano di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

L’AVE MARIA DI BINOCHE




Allorchè pieno di inquietudine, di terrore, il viso funereo di chi sente l'alito amaro dell'eternità, arrivò alla porta che schiude il Paradiso, quel dannato d'un Binoche si lasciò cadere, singhiozzando, sulla soglia. - Animale d'un animale, che cosa vado io a chiedere da S. Pietro, che durante la mia vita non gli ho spedito che caterve di invettive?!

Perché non poteva persuadersi che qualcuno potesse accogliere volentieri proprio negli ultimi della sua vitaccia. Questo ormai era certo immutabilmente scritto nei disegni eterni. La regola è sempre la stessa per tutti: un'anima lanciata come una palla nell'altra vita... l'infinita cupola azzurra del cielo,... la baia immensa, sconcertante nel suo splendore stellato... uno stridere di chiavi... lo schiudersi del formidabile portale e quel S. Pietro, giudice che ti squarcia la coscienza con lo sguardo freddo: « fuori i bilanci! ».

- ... che cosa gli vado a dire?!, rantolava Binoche, prostrato, la faccia contro terra, attendendo il minuto spaventevole.

Nell'ondeggiare d'ella paura, si accorse che improvvisamente la grande porta del Paradiso si era aperta. Un profumo di gigli e di rose scaturiva da profondità invisibili tra luci meravigliose che i suoi occhi, pur chiusi, intuivano egualmente. Splendore soffuso e fremente, che sembrava portato col soffio di un'armonia, che noti gli tornava nuova, di milioni di voci e di arpe divinamente unisone.

- Dio mio! - esclamò Binoche - che non sarà la bellezza del Paradiso, se la prima eco lontanissima mi sconvolge alle vertigini?

Ahimè, è troppo giusto quello che mi attende! Ho un bel frugare nei cantucci anche più riposti, della mia vita... non un'oncia sola di buone azioni che possa controbilanciare le tonnellate di peccati, che mi spingono all'inferno? Furfante che sono!

Trasalì improvviso, pur senza alzare gli occhi... qualcosa l'aveva toccato sul capo in fiamme: Non stia lì a perdere il suo tempo, o terribile S. Pietro, per scrutare minimamente i miei conti: io li conosco tutti e bene, quanto Lei. All'attivo, zero su tutta la linea...

Nessuno rispose.

Le melodie cerati continuavano, che sembrava un incanto.

... Allora, per una forza misteriosa, che senza violenza lo andava rialzando, osò levare gli occhi e vide... Oh!, non era quello il terribile guardiano della porta celeste! Un essere tutto bellezza, luce, sorriso. Stella, raggio, sole, aurora, azzurro in tutte le gradazioni fino ad un candore immacolato. Chiarezza diafana dei mattini d'estate, dolce come l'alba, più abbagliante del lampo: eppure gli occhi lo bevevano avidi, senza offesa alcuna.

Sogno?!... ma io... tutto è sogno dunque?

Una voce arcana, che si diffondeva, per la sua bellezza, sopra tutta la melodia celeste, gli apriva il cuore: - No, non sogni. Sono finiti ormai i sogni! Qui tutto è realtà. Guardami Non mi riconosci?... ricordarti!

Svanirono d'incanto le ombre passate, ricordi più tristi: l'esistenza colpevole apparve come giorno lontano e insieme così presente che lo viveva ancora e non viveva che lui solo.

Tentò di prostrarsi, ma Colei che tutto può, l'affascinava, incantevole e benedetta, col sorriso dei suoi occhi. - Ma si, ricordo ora, Vi riconosco bene, esclamò Binoche a braccia tese quasi a raggiungerLa; davanti a Voi mi sono chinato; ho pregato un'ora, un'ora sola della mia povera vita; un giorno... oh!, come vi ricordo ora... Nostra Signora di... e il soffio poderoso continuava a fluire fra gli spazi eterei; milioni e milioni di anime continuavano, meraviglioso, l'inno. Dall'immensità del Paradiso, l'eco della voce dei mondi, irradiava fra gli astri attenti, sul dolore della terra, all'universo fremente, il motivo d'amore, fonte di gioia, termine della speranza: Ave, ti saluto, o Maria! Sono soli ora: solo con Lei. Quel viso, quelle vesti, quella cintura, quelle rose sui piedi nudi, egli li guarda, come si osserva qualcosa di ben noto e cara.

Ella taceva sempre, ma il suo sorriso era un invito “Ricordati!...”

... ed il passato gli si illuminò tutto per una luce di aurora che sgorgava da un istante luminoso, lontano nella sua vita; lo leggeva negli occhi della Vergine, occhi teneri, tanto dolci e belli, che gli penetravano dentro profondi, inebbrianti.

Ricordati!...

Aveva forse dodici anni quel giorno, quando sua madre lo conduceva per mano tra una folla, tutta canti e preghiere. La seguiva docile, stupito, fremente tra quel fervore e armonie sconosciute... Eccoli ai piedi di una roccia, tra tanti ceri. Lassù, in una spaccatura nera. una bianca figura con le mani giunte sul petto... mamma è caduta ginocchioni... risente ancora il sussurrare lento, affettuoso della sua preghiera: «Custodiscilo tu, Vergine santa, io te lo dono! ». Ella gli ha giunte lè mani e intrecciata alle dita la sua corona ed egli ripete le parole che gli va suggerendo Santa Maria... prega per d'ella nostra morte...

In questo momento, mentre sussurrava con l'intensità d'allora la preghiera antica, la Vergine cominciò a parlare: - Quella tua invocazione è salita fino a me... eccomi! Oh! Anche se è cosa tanto lontana?!...

La tenerezza di Mamma non conosce anni, è di ogni giorno.

... e la storia della sua vita continua a fluire lenta... Si rivede tra una moltitudine e canta, canta due parole tanto armoniose nella logo soave monotonia: « Ave, Maria! » che si ripercuotono nella sua anima tutta la notte, lo agitano e le grida pure nel sonno.

Oh, la gioia di una festa della sua prima infanzia! L'allegrezza del suo primo ed unico incontro con Lei, che lo spingeva accanto a mamma per domandarle, nella sua candida innocenza: - Mamma, siamo già in cielo?

... Tante ore cattive e giorni e anni soffocato il ricordo da lungo tempo. Ascolta:

Con gesto pieno di grazia, la Vergine gli addita il cielo.

Quasi uragano scoppia immensa l'armonia: si sarebbe detto che tutti i tempi e gli spazi si fossero passati, taciti, la voce per un coro di gloria: « Ave, Maria! ». Tutto il Paradiso si è dato alla gioia di cantare le Vostre lodi, o Regina del Cielo!

No! Sei tu solo che canti... è il tuo canto. Ascoltate!

- Io solo? Possibile??

La meraviglia lo turba, ma non può esserci il minimo dubbio: le parole che ascolta sono di quelle che fanno penetrare l'anima nella verità immutabile.

Sì, tu solo! Questa eco che percorre i cieli, è quella del tuo canto personale... è il saluto di fanciullo... è l'invocazione di altri tempi... la tua preghiera di dodici anni, che perdura immortale! La mia preghiera... - Il grido del tuo cuore infantile è salito fino a me ed è rimasto, voce armoniosa, nel gran concerto di tutte le voci umane che acclamano, che implorano.

- Ma io ho cantato come tutti, senza ben sapere quel che dicevo.

- Ma lo sapevo bene io e da quel giorno tu sei diventato per me colui che io “dovevo” salvare.

Nonostante la mia vita spaventosa? Nonostante i tuoi peccati.

- Nonostante tante mie bestemmie e tradimenti? - Nonostante le tue gravi colpe.

- Nonostante la mia morte senza Dio?

- A causa del tuo ultimo pensiero che fu per me… ricordati...

Ora ricordava davvero: luce incerta, raggio smarrito su tanto cupo, l'ora lontana della sua preghiera, sperduta nella oscurità di tutta una vita, l'ora di Lourdes. E nei tremori degli ultimi minuti, su cui pesava l'eternità imminente, due parole erano sfuggite dalle sue labbra già chiuse, due parole confuse con l'ultimo sospiro affannoso dal profondo della miseria: «Ave, Maria!

E si chinò più ancora la Vergine con un sorriso: - Me le avevi donate tu quelle parole; era mio dovere rendertele all'ultima ora per poter dire al Giudice supremo: “Spero non condannerai colui che per ultima parola sulla terra diede un saluto a tua madre, Figlio mio! Tu che non mi hai negato mai nulla”

Un Angelo trasportò al Purgatorio Binoche, i cui sguardi estasiati erano sempre fissi alla scia di luce, splendida di mattino e di azzurro, che Ella aveva lasciato.

Da un punto impercettibile dell'universo, Lourdes, si alza, continua e senza fine, l'invocazione, « Ave, Maria », inno di gloria, lamento d'angoscia, grido di soccorso salvatore di gente, che anche senza saperlo, per un atto di tenerezza e di confidenza, si assicura la presenza della Misericordiosa nel momento più importante della vita per l'eternità, il minuto estremo.

Fonte: libro: Campane di Lourdes

Visite: 418

TAGS: Lourdes