Maria a Medjugorje Messaggio del 25 aprile 1995:Cari figli! Oggi vi invito all'amore. Figlioli, senza l'amore non potete vivere ne con Dio ne con i fratelli. Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all'amore di Dio che è tanto grande ed aperto per ognuno di voi. Dio, per amore dell'uomo, mi mando in mezzo a voi per mostrarvi la via della salvezza, la via dell'amore. Se prima non amate Dio, non potrete amare il prossimo ne colui che odiate. Perciò, figlioli, pregate e attraverso la preghiera scoprirete l'amore. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!

Gli occhi ritrovati




« Sono ormai due anni che ritorno qui, con la stessa speranza, con lo stesso insuccesso. Due armi che mi presento davanti a Lei, gridandole l'angoscia della mia infermità: "I miei occhi, i miei poveri occhi spenti... perché non vuoi rendermeli? Altri, inguaribili come me, hanno ricevuto da te questa grazia perdutamente desiderata; dono regale e bello, che sembra il più grande dei beni a chi l'ha perduta... la luce!".

« Infermo, tormentato da mali più dolorosi, sarei contento d'averli e ne sopporterei la dura prova, se potessi vedere... Ma vedere! Uscire dalla notte profonda in cui mi ha sepolto il caso atroce, che ha diretto, cieco anche lui, ma cieco crudele, una scheggia dentro il mio cervello! Ne ha uccisi tanti altri, questa crudele, incosciente piccola cosa! Uccisi, ma insieme liberati dal tormento delle tenebre, dove mi dibatto, solo, impotente, debole come un bambino, abbandonato a tutte le carità, che sentono pietà di me, quando mi incontrano: "Povero ragazzo, è cieco!". Ah, se la Madonna volesse guarirmi, almeno per metà; volesse farmi l'elemosina di un raggio di luce! Aprire nell'ombra completa uno spiraglio luminoso perché io possa vedere un po', solo un po', della vita che mi circonda! Due anni che prego! Tanti hanno pregato molto meno di me e hanno ottenuto!

Sorrideva, un sorriso pallido, dove l'amarezza profonda copriva l'apparente serenità, che il suo coraggio voleva mostrare a tutti, il suo coraggio di soldato che non aveva conosciuto viltà. Indovinando dal mio silenzio che temevo prossimo in lui lo scoraggiamento o la rivolta, soggiunse: Non mi lamento; ho tanta fiducia! Esaudito o no, crederò sempre nella sua potenza e nella sua bontà; no, non sono scoraggiato, solo sono tanto stanco. Sapeste come è terribile sentir vivere attorno la gente che vede, e pensare: "Tu non sarai per sempre che il disgraziato dagli occhi spenti, che non proveranno mai la gioia di ammirare le bellezze che ti circondano!" Così, da due anni, al momento della partenza, mi dico: "Perché ritornare di nuovo là, se Lei non vuole e se sei per sempre condannato alla notte completa? ..." Mi dico così, ma poi ogni anno ritorno con la speranza che sia questa volta... No! Lei non vuole; trova che è meglio così e capisco che prolunga la prova; ma le dico, ugualmente, sottovoce: "Eppure, se Tu volessi..."

Fissava, non so verso quale orizzonte misterioso, i suoi occhi chiari, tutt'ora bellissimi; perché la cecità è spesso aggravata dall'amara ironia che sembrano, gli occhi ciechi, ancora vivi, intatti in apparenza, e mobili, come se tentassero uno sforzo disperato per forare il velo non lacerabile, che, irrimediabilmente, nasconde loro la luce. Sorrise e il sorriso divenne più profondo quando, verso la Grotta, risuonarono canti, così imponenti che rivelavano una grande folla. Ascoltò per qualche minuto, tutto raccolto; una gioia immensa irraggiava sul suo volto ed egli la sentiva così bene, che il suo sguardo, aperto sull'ombra totale, sembrava in quel momento seguire i movimenti della moltitudine, che recitava con gioia la sua preghiera.

L'illusione, anima; vedeva una cara illusione rischiarava la sua attraverso i ricordi; calcolava col pensiero il numero dei pellegrini, in piedi, stretti al luogo dove la Vergine aveva illuminato con luce divina l'ombra fitta della giornata terrena.

Dolcemente, mormorò: « Bello! Quanto è bello! ». Ma a un tratto, cessarono i canti e con essi l'incanto; il silenzio, abbattutosi su di lui, aveva interrotto il fascino del miraggio consolante; sussurrò, in un sospiro che era un singhiozzo: « Avevo sognato la luce! ».

La realtà ritornava a pesare sulla sua anima disillusa. « Vorrei andarmene, soffro troppo! ».

« Sì, ora rientreremo, ma recitiamo un'ultima preghiera ».

Giunse con rassegnazione le mani e, docile come un bimbo, ripeté le mie parole, in cui tentava di introdurre l'offerta generosa di ima rassegnazione sublime: « Nostra Signora di Lourdes, abbi pietà della mia angoscia; Tu sai che cosa è il meglio per me, ma sai pure che la sofferenza dell'anima è peggiore fra tutte, e io soffro nell'anima. Mi sottometto alla tua volontà, ma non ho l'eroismo di accettarne con gioia l'apparente severità; se non vuoi guarirmi, dammi almeno rassegnazione! Se non puoi rendermi i miei occhi, prega ch'io abbia almeno tutto il coraggio e l'aiuto divino necessario per sopportare la terribile prova, senza venir meno. Te lo offro con tutto il cuore questo sacrificio; ma se Tu lo vuoi solo completo, toglimi almeno questo desiderio continuo, che mi tormenta, di vedere il sole e di godere la luce, che ho tanto amato e da cui sono escluso per sempre ».

Mentre passavamo davanti alla Grotta volle fermarsi un momento: « Mi può voltare verso la statua, proprio dirimpetto a Lei, come se dovessi vederla? ».

Assecondai il suo desiderio tanto insistente: « Chissà - pensavo - che la Madonna non gli ispiri questo gesto per attirare la sua misericordia e decidere il miracolo! ».

Eran qualcosa di commoventissimo, quegli occhi spenti, fissi sulla Miracolosa, e quella infermità sempre fiduciosa che implorava il soccorso di cui non voleva affatto disperare.

Anche questa volta ritornò all'ospedale come era partito; ma quando, otto giorni dopo, lo salutai, prima di separarci, mi accorsi dal suo sorriso che una gioia nuova si era impossessata del suo cuore e vi si era stabilita per sempre. Aveva ricevuta la grazia, ardentemente implorata, di accettare il sacrificio e di rinunciare al desiderio prepotente di rivedere la luce? La Madonna gli aveva concesso, in cambio della completa sottomissione, quella forza che sfida il male è di cui godono le anime alle quali Dio parla più forte dei desideri umani?

« Sento che sarò felice, mi confidò, trattenendo le mie mani nelle sue con grande abbandono. Questa felicità, lei forse riderà della parola, l'ho trovata quando mi ha messo di fronte alla statua: gli occhi dei ciechi vedono delle cose che a voi sfuggono, e sanno leggere pagine oscure, dove i vostri sguardi non distinguerebbero che ombre ».

Un po' spaventato di ciò che egli chiamava certezza e che a me sembrava solo un pio sogno,. tentai di calmarlo: « Caro amico, senza voler giudicare le intenzioni della Madonna, lasci che la metta in guardia contro i pericoli di interpretarle secondo le nostre illusioni. Ho conosciuto dei malati che, persuasi di aver avuto dalla Madonna una segreta ispirazione, scambiando la propria illusione per un avvertimento del cielo, hanno perso la loro cara rassegnazione e sono partiti scoraggiati ». Avevo detto queste parole necessarie in tono amichevole, quasi con tenerezza, preoccupato di attenuarne, con affettuosa dolcezza, la cruda verità. Il mia cieco non fu ne sorpreso, ne attristato; una calma sicura traspariva dal suo volto sorridente, dove non scorgevo nessun segno di esaltazione. La mia sorpresa crebbe ancora, quando mi disse questa cosa incredibile:

« D'altra parte comincio ad essere esaudito ». « Come? Crede che i suoi occhi?... ». Questa volta si mise a ridere: « Forse… ».

Ma il suo volto restava così enigmatico, ed egli stesso sembrava così deciso al più completo silenzio, che credetti bene non insistere. Gli dissi soltanto, come saluto...

« Se ci saranno delle novità, reclamo il diritto di esserne messo al corrente! ».

« E per primo; sarà per me un dovere; ella è stato così buono e fraterno, da difendermi perfino contro le illusioni. Questa volta però l'assicuro che la mia speranza è troppo grande e troppo... ragionevole perché io debba temere una caduta dolorosa nella realtà ».

Ci lasciammo. « Povero ragazzo - mormorò presso di me una infermiera, seguita da una fanciulla - quel suo coraggio merita che la Vergine santa lo abbia ad aiutare ». «Lo conosce, signora? ».

« Lo credo! È il figlio d'una mia cara amica; un bel nome, ma poca fortuna; era ingegnere quando scoppiò la guerra; ed ora... ».

Ancora colpito per le strane parole! di poco prima, credendo che l'infermiera avesse ricevuto le sue confidenze, le ripetei i discorsi che avevo allora allora ascoltati: « Se ne torna pieno di speranze; e, a sentir lui, già in parte esaudito... eppure i suoi occhi sono ancora completamente spenti! ».

Più esplicita, la fanciulla, il cui viso grazioso rivelava una commozione profonda che animava i suoi lineamenti, guardò il cieco e volta a lui, ma rispondendo alla mia domanda: « Sono sicura che ha detto la verità ».

C'erano dunque dei sintomi di guarigione di cui l'infermo, per evitare un errore, custodiva, geloso, il segreto? Non osai insistere, per rispetto al riserbo in cui si chiudevano ostinate le due donne.

Quando, qualche minuto dopo, notai la fanciulla che guidava, con pazienza materna, i passi incerti del mio malato, mi convinsi che nessuna luce, anche minima, era venuta a rischiarare la sua notte.

Eppure poco prima il malato e la sua giovanissima dama, mi avevano assicurato che speravano il miracolo! Finii col credere che tutti e due, l'uno per troppo desiderio, l'altra per bontà, si cullassero perdutamente nella stessa speranza ostinata. Mi allontanai senza più cercare di capire.

...Due mesi dopo, quando, nel flusso sempre rinnovato dei pellegrini, avevo un po' dimenticato il mio amico, mi giunse questa lettera, con una calligrafia femminile sconosciuta:

« Caro signore, ho la gioia di annunciarle il mio prossimo matrimonio con la signorina Giorgina R., la mia infermiera di Lourdes, che ha vista accanto a me la primavera scorsa e che mi presta la sua mano per scriverle. Quando le dissi che stavo per ritrovare i miei occhi, era dei suoi che intendevo parlare, la cui incantevole luce illuminerà da ora in poi la mia vita; vedrò attraverso lei che è la mia guida e che ancor meglio lo sarà presto.

« Così, in modo ben diverso da quanto ella ha potuto pensare, la Madonna mi rende ciò che la guerra mi ha preso e anche di più. Ora chiedo alla Vergine di lasciarmi come sono, perché questa felicità cancella per me ogni dolore; l'altra, quella dì vedere e non solo per mezzo dei cari occhi d'ella mia compagna, sarebbe ora inutile.

« Mi aiuti a ringraziare la Madre di ogni consolazione, che esaudendoci a modo suo, ci dà la sola felicità che importa, perché viene dall'alto. Con molta amicizia... ».

Amare la propria infermità, per la gioia suprema di essere infinitamente consolato, non è una straordinaria prova della bontà miracolosa di Maria?

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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