Maria a Medjugorje Messaggio del 2 ottobre 2011:Cari figli, anche oggi il mio Cuore materno vi invita alla preghiera, ad un vostro rapporto personale con Dio Padre, alla gioia della preghiera in Lui. Dio Padre non vi è lontano e non vi è sconosciuto. Egli vi si è mostrato per mezzo di mio Figlio e vi ha donato la vita, che è mio Figlio. Perciò, figli miei, non fatevi vincere dalle prove che vogliono separarvi da Dio Padre. Pregate! Non cercate di avere famiglie e società senza di Lui. Pregate! Pregate affinché la bontà che viene solo da mio Figlio, che è la vera bontà, inondi i vostri cuori. Solo cuori pieni di bontà possono comprendere ed accogliere Dio Padre. Io continuerò a guidarvi. In modo particolare vi prego di non giudicare i vostri pastori. Figli miei, dimenticate forse che Dio Padre li ha chiamati? Pregate! Vi ringrazio.

RIPOCHE PELLEGRINO




Quando, stanco per la lunga strada che gli aveva spezzato le gambe e raffreddato il coraggio, quell'audace curato arrivò dal direttore del pellegrinaggio, sentì il suo entusiasmo spegnersi e la sua speranza affievolirsi: «Dopo tutto, pensò, non ho altro argomento da portare che la mia fiducia nell'impossibile. La mia richiesta susciterà meraviglia e, ciò che è peggio, ironia».
Poco sicuro, giudicandosi troppo audace, spenta ormai quella specie di ubriacatura che l'aveva sorretto fino all'ufficio, fu quasi sul punto di fare un vile dietrofront; ma poi la sua fede, la sua grande fede imperiosa, violenta, rianimò tutt'a un tratto la sua volontà, pronta a cedere, e pensò: « La Madonna che disprezza la troppa prudenza, deve amare quelli che osano. Dove sarebbe il merito se la fede non sorpassasse qualche volta il limite del verosimile?». Entrò, e senza ascoltare le obbiezioni che troncavano la sua domanda, concluse con un'autorità stupefacente: a Ecco perché voglio portarlo a Lourdes! ».
« Mio povero amico... ». Eppure il direttore non era certo uno di quelli che misurano la potenza di Dio e della Madonna con il contagocce della prudenza umana: egli aveva fra i suoi documenti un grosso libro d'oro di dubbi sopraffatti, di errori vinti, di indifferenze scaldate, di speranze morte e risorte in certi malati, per una sola visita alla Grotta. Egli conosceva le guarigioni delle anime, moltiplicate dalla Madonna in quelli che erano venuti a Lei col solo desiderio egoista di ricevere il dono della salute; conosceva anche il miracolo ripetuto tanto sovente della rassegnazione, della morte accettata e desiderata, di do nazioni impreviste, sorte subitamente dalle profondità dell'anima angosciata. E spesso, a chi gli confessava la mancanza assoluta di fede e di fiducia negli ammalati, rispondeva: « Portiamoli ugualmente; se nati guariranno per la terra, guariranno per il cielo! ».
Tuttavia l'audacia, anche nello sperare nella Madonna., dispensatrice di grazie infinite, ha dei limiti. Si può chiederle tutto, ma non sfidarla; si può chiederle l'impossibile; non uscire dai limiti del verosimile. « Mio povero amico, sospirò il direttore del pellegrinaggio, questa volta è no, decisamente no! ».
Il curato rispose con uno di quei gesti eloquenti, che significano chiaramente: « Vedremo » e che, di fronte all'ostinazione testarda del canonico, si espresse nel monosillabo burbero della più perfetta disubbidienza: « No! ». « Sarebbe a dire? ».

« Che a dispetto vostro e degli altri... che a dispetto dello stesso Vescovo, se mai pensasse di interferire in questa faccenda, io disubbidisco! e anche di tutto cuore! ». « E allora? ».
« Allora devo portare il mio uomo a Lourdes e vi prego, vi supplico di iscriverlo fra i vostri ammalati! ». Il direttore che sentiva, suo malgrado, che la sua decisione tentennava, volle guadagnare tempo: « Pensateci su, almeno! ». « Sono quindici giorni che non faccio altro ».
« Vi prendete voi, tutte le responsabilità? ». « Con entusiasmo! ».
« Vi occupate di lui a vostro rischio? ». « ... a mio rischio e pericolo ».

« Vi avverto che qualunque cosa succeda ve ne lavate completamente le mani ». « Anche i piedi, se volete! ». Il canonico, più commosso di quanto non volesse dare a vedere, aprì il suo registro, riprese la stilografica e: « Nome? ». « Francesco Ripoche ». « Domicilio? ». « Nessuno ». nessuno? Ma abiterà da qualche parte. « Come da qualche parte? ». « Sì, da qualche parte, bosco ». « E dite che... moralmente? ».
Il curato si rizzò e nei suoi occhi neri brillò un lampo di gioia esaltata e fiera, come fiamma ardente. « Moralmente? Il più perfetto dei miscredenti, più completo dei bestemmiatori... ».
« Accidenti! ». « ...cacciatore di frodo, ladro; grande abilità il coltello... ». « Buon Dio! ».
« Non ho finito: pronuncia contro Dio oltraggi tali da far drizzare i capelli anche sui cranio dei calvi... ». « Ahi! ». « E per finire, ma questo è affar mio, quando gli ho parlato di Lourdes, ha risposto così... » e deciso additò la fronte, ammaccata da una ferita sanguinolenta. « Mi ha spaccato' in testa uno zoccolo! ». « Ah... questa poi! » « Oh, non importa! bisogno da un anno». «Infermo?».
« Peggio! Stritolato dalla caduta di una pianta che stava abbattendo. Distrutto per tutta la vita, votato alla miseria, al dolore senza speranza, alla morte nell'abbandono, trascurato dagli uomini... ». « ...e da Dio! ». Il prete picchiò un gran pugno sul tavolo, con tale energia, che il canonico credette di ricevere sulla faccia uno degli zoccoli del terribile Ripoche.
« Signor direttore, c'è nella storia degli atti misericordiosi del Cristo, un certo Buon Ladrone; non valeva certo più del mio uomo, eppure è in Paradiso! ».

La seconda visita del curato al vecchio lupo della foresta fu inaudita, strana, tragica. Quando entrò nella tana, un getto di bestemmie, di cui la minore era abbastanza per rovesciare un carabiniere, lo accolse senza smuoverlo; per parecchi minuti il vecchio cacciatore di frodo parlò da solo e così svelto da soffocarsi; ma ogni volta che si fermava per riprendere fiato, il sacerdote ne approfittava per introdurre tre parole, sempre le stesse: « Verrai a Lourdes » e l'altro, che al nome santo si irritava terribilmente, ricamava attorno le più ributtanti trovate del suo odio delirante. Quando gli mancava il fiato, il prete gli tendeva un bicchiere di vino: « Bevi un po', ti darà fiato per continuane ». Ma aveva gran cura di non dire che nella bottiglia aveva versato molta acqua miracolosa. Malgrado ciò, il selvaggio non disarmava; e questa scena giurò per due ore. Alla fine, affranto da tanti sforzi, Ripoche si voltò sul suo pagliericcio, come per dormire.

Vicino a lui, in piedi, con gli occhi fissi su quell'essere miserevole, avendo giurato di « averlo » a tutti i costi, il prete recitava il Rosario... Poi dopo avergli rifatto la medicazione alle gambe, mentre il malato brontolava come un cane ringhioso, ripetè per la ventesima volta: « Ripoche, voglio portarti a Lourdes! ».
Per fortuna, lo zoccolo era stato abbandonato in un angolo della capanna, fuori mano, che lo cerca, tastando il terreno. « ...e vedrai che la Madonna è là per consolare i malati come te, senza speranza! ».
Ingiuriato anche l'indomani, come il giorno prima, come i giorni seguenti e molti altri ancora, il curato sentiva crescere e splendere la sua fiducia.

Eppure Ripoche non si ammansiva; costretto sul suo giaciglio per la spaventosa ferita, abbattuto per tutta la sua vita, abbandonato nel suo male come un mastino rabbioso, sempre soccorso con tenerezza dal sacerdote, egli invocava continuamente la morte e sospirava l’ora in cui « creperebbe come una bestia! ». « Ripoche, voglio portarti a Lourdes! ». Erano ormai tre settimane che il curato, testardo irremovibile e sublime, gli ripeteva questo desiderio, che era insieme preghiera e ordine. Finalmente, stanco, caduta la sua ira, sfinita la volontà nella lotta, il vecchio miscredente non resistette più. Stanchezza? Rassegnazione forzata? Fatica dei nervi, prima esasperati, ora distesi? I pochi visitatori che gli portavano l'elemosina di qualche parola e di un po' di pietà, dicevano: «Declina»; il prete, che conosceva meglio le vittorie inattese della grazia, pensava: « Cresce! ».
Una sera finalmente, mentre egli stava per uscire, Ripoche lo afferrò per la sottana e lo attirò a sè: « Non è che io ci tenga a vederla, questa sua Madonna di Lourdes che fa dei così detti miracoli e non è capace di guarirmi; ma se la diverte, mi porti pure là, quando vuole. Ha trafficato abbastanza intorno a me, posso ben fare anch'io qualche cosa per lei! Adesso mi lasci dormire e mi sbarazzi della sua presenza ».
Il sacerdote lo guardò, con una gioia immensa; rimase ancora qualche momento, poi facendo tacere la felicità che gli cantava dentro, lentamente uscì. Ma quando fu fuori, i grandi alberi del bosco udirono il grido del suo trionfo incontenibile:
« Nostra Signora di Lourdes, io ti amo tanto, ma pure non meritavo tanta gioia! ».
I suoi dolori però non erano ancora finiti!
Ripoche, com'era naturale, fu un pellegrino deplorevole o, piuttosto, non fu affatto un pellegrino, perchè se aveva accettato di essere « trascinato » a Lourdes, non era certo per pregare.
Quando ancora vennero per portarlo via dalla sua miserevole capanna, una mattina di luglio, egli dichiarò chiaro e tondo che aveva cambiato idea e che il curato non aveva il diritto di usare di lui come di un divertimento per tutto il clericume della parrocchia e del vicinato.

Dovette venire di persona il povero curato a ricominciare la sua opera di persuasione; riprendere uno per uno, come si raccolgono i mattoni di un muro crollato, i ragionamenti, che sembravano avessero già convinto il suo strano parrocchiano. Mentre parlava, rimproverava se stesso, dandosi nel profondo dell'anima una lezione di modestia: « Così imparerai, caro mio, a credere che una conversione si ottenga tanto facilmente! ».
Ripoche, vecchia volpe, sentiva che il curato lo « voleva » a tutti i costi e, deciso di fargli pagar cara la sua fisima, mise condizioni spaventose. Andare a Lourdes, ma rimanere comodamente all'ospedale; niente Grotta, niente processioni, niente preghiere o acqua benedetta; soltanto un bel viaggio per vedere paesi nuovi e per distrarsi; e se il sacerdote non prometteva, niente da fare! Era la sua ultima parola.
Accettare o non accettare? Niente Grotta e piscina? E allora che cosa? Con la mente invocò la Madonna, press'a poco così: « E adesso, buona Madre, non vorrai per caso lasciarmi nei pasticci? Essere ridicolo, non me ne importa, ma ritornare sconfitto, questo no; e soprattutto sentirmi dire: Contavi su un miracolo, così, senza pensarci, come se la Madonna di Lourdes fosse ai tuoi ordini! Su dunque, ispirami! ».

Come una eco a questa dolce preghiera - e quale eco! - la voce di Ripoche tuonò:
« Preferirei crepare in questo istante che andare a immergermi nell'acqua benedetta, col rischio di prendermi una polmonite! E poi cerchi di sbrigarsi, perchè se dico di no, sarà no e non cambierò più idea! ».
Che strana cosa! Il curato, a tale dichiarazione insolente, sentì crollare le ultime titubanze:
« D'àccordo, vecchio mio, faremo porto là, così come sei ».
« E così come sono, mi riporterà a casa? ». « Per quello, si vedrà! » pensò il prete, come vorrai.

Dopo due giorni, alle sette del mattino, l'ospedale di NotreDame des Douleurs era teatro di una scena tanto inaudita, che il povere curato sentì la sua fiducia scendere a precipizio a quattro a quattro la scala del suo sogno irraggiungibile. Barellieri ed infermiere si fermavano un momento davanti all'ascensore e si guardavano con volti spaventati, mentre da un lato all'altro del corridoio rimbalzavano come palle queste parole: « È un pazzo!... un demonio! ».

Sollevato per metà sulla sua barella, Ripoehe sembrava l'incarnazione di un furore impotente, che si vendica della sua immobilità, riempiendo l'ospedale delle sue bestenunie. Cercarono invano di calmarlo; voleva essere riportato a casa; gridava a squarciagola che tutti si approfittavano della sua infermità, che quel curato dannato l'aveva strappato con la violenza dalla sua casa. Reclamava polizia e commissari.

Per due ore continuò questo baccano infernale. Alcune dame, che si erano affaticate inutilmente per ricondurlo alla ragione, si ritirarono scandalizzate; solo, in mezzo a tanta confusione, il curato, chiamato in aiuto, si manteneva calmo e sorridente.
« Non abbiate paura; lo conosco. Grida molto, così, sembra che voglia rompere tutto, ma in fondo ha buon cuore! ».
« Forse in fondo... molto in fondo... ma alla superficie? » osservò un barelliere.
Non fu senza fatica che riuscirono a introdurlo nell'ascensore, con mille precauzioni.
« Non vedi, osservava il Sacerdote, che tutti si occupano di te? ».
Scoppiò una bestemmia terribile.
« Non importa, dichiarò il Sacerdote ai due barellieri che l'accompagnavano, non ci siamo che noi a sentire, e la Madonna non si spaventa per così poco! ».

Per quale prodigio riuscì a farlo trasportare alla Grotta, il giorno dopo? E per che miracolo Ripoche se ne stette tranquillo e silenzioso? Mi hanno detto che il curato, più testardo del suo parrocchiano, aveva passato la notte in preghiera, davanti alla Grotta. Senza dubbio, in questo suo incontro con la Madonna, egli sfoderò i suoi argomenti estremi, irresistibili e dettò le sue supreme condizioni. Quando ritornò nel pomeriggio, col cuore pieno di speranza, perché gli avevano detto che il suo rabbioso parrocchiano non aveva dato in escandescenze per tutta la mattinata, incontrò sulla scala un giovane barelliere che sedeva, saltando i gradini: « Padre, venivo a cercare lei... ricominciamo! ». Non parve scosso e con passo tranquillo, col volto stranamente sereno, penetrò nella sala.
Vide qualche testa sollevata, occhi inquieti, Che sembravano ripetergli le parole di poco prima: « ricominciamo!... ». Vide tutto ciò e soprattutto udì la voce di Ripoche, ma una voce che egli non riconosceva, più timorosa che irritata, una voce bassa, inframezzata di sospiri, che gridava: «Ah, cretino, brigante, buono a nulla! » e altri epiteti che arrischierebbero di spezzare la mia penna, se tentassi di scriverli.
« Ebbene, mio caro, a chi indirizzi tutti questi complimenti? ».
L'uomo, riconosciuto il prete, la cui fronte calma portava ancora il segno dei suoi antichi furori, si rizzò quanto gli permetteva il male spaventoso, che gli aveva spezzato corpo:
« A me... a me... che sono un... » e avrebbe ricominciato, allungandola ancora, la filastrocca, se la mano del prete non gli avesse tappata la bocca.

Passarono alcuni minuti, silenziosi, gravi di intensa commozione. Poi Ripoche parlò:
« Signor Curato... Signor Curato... che cosa c'è? Non è possibile! Corpo di un cane! La sua mano trema, la faccia è pallida, ma... «Lei piange?! ».
« Ma no, ma no... » protestò il sacerdote, che singhiozzava.
Vi fu ancora una pausa di silenzio, poi con una voce così bassa e così dolce, che nessuno intorno a lui la potè udire, il selvaggio supplicò:
« Si avvicini... ancora più vicino... mio grande amico! » allora con le sue braccia da colosso, in cui sembrava concentrata tutta la potenza della vita, il bruto di un tempo, il nemico di Dio e degli uomini, strinse il prete sul suo cuore, gemendo: « come è forte lei!... come è grande!... come è buono!... ».

Quando finalmente poté strapparsi alla formidabile stretta, l'apostolo si raddrizzò e indicando a colui che aveva salvato l'immagine della Vergine:
« No, non io! Lei ti ha portato fin qui, per farti capire che è... ».
« Ah, lo so adesso: la Madonna di Lourdes! ». « E anche... ».
« ...quella che ha pietà dei mascalzoni come me! ». « E poi... dillo, dato che la parola trema sulle labbra... ». Ripoche si asciugò gli occhi e mormorò sotto voce: « La mia Mamma! ».

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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