Maria a Medjugorje Messaggio del 25 giugno 1981:Dopo aver pregato il Credo e sette Pater, Ave e Gloria, la Madonna intona il canto «Vieni, vieni, Signore» e poi scompare.

QUEI CARI CONIGLI...




Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina, che ha visto sbocciare, con le ciliegie, il suo diciassettesimo anno, pensa, sospesa, cose molto serie. Di solito, sola di fronte alle nuove nidiate che ruzzolano, fiutano, increspano i baffi, si sgomentano al fruscia di una foglia che cade, ella, scoppia a ridere e si dimena per la gioia. Son ben buffi questi frugolini dalle pellicce grigie, all'ultima moda, col loro aspetto di pupazzi in cartone e i loro occhietti neri, che non si preoccupano di niente!
Oggi invano essi si rizzano compatti, lungo la rete metallica, che quasi li maschera come una nuvoletta; invano essi corrono pazzamente con le codine irrequiete e i lunghi orecchi ritorti: davanti alla gabbia dei suoi coniglietti scatenati, Giannina pensa molto seriamente e i suoi sguardi fissano un punto lontano, nella penombra sconfinata dei sogni irraggiungibili.

Che cosa sogni, Giannina? Forse sei anche tu una di quelle pupazze sperse che maledicono e tentano sfuggire la vita perché ne hanno perso ogni attrattiva? Non mi piacciono affatto quelle signorinette di diciassette anni, la cui alta filosofia è piena soltanto di rimpianti; maledice l'esistenza, e non sa più sorridere vedendo trotterellare i conigli grigi, gioia dei bimbi. No, signore, no! L'assicuro che i gravi problemi della vita non mi spaventano affatto; le preoccupazioni, che m'inquietano oggi, non sono quelle che tormentano le signorine snob, che sprecano lacrime in ridicole disperazioni; ho il cuore a posto, sono Figlia di Maria io, e prego Dio con tutte le forze dei miei diciassette anni. Soltanto... - Soltanto... ecco: c'è, anche se tu non lo dici, un « soltanto », un'idea fastidiosa, nera, che tormenta il tuo cervello piccino, dove non vorrei vedere che l'azzurro senza macchia, proprio della tua età.

- No, non tristi presentimenti, ne malumori; soltanto un dispiacere, un grosso dispiacere, perché non potrò, l'anno venturo, concedermi, come le mie amiche, una grande gioia, che da tanto tempo è il mio unico sogno! - E questo sogno? - Andare a Lourdes! Ma non ho un soldo. ...Davanti alla gabbia dei suoi conigli, Giannina è desolata.
I conigli cresciuti, curati quasi con tenerezza, sono diventati grassi e paffuti. Ogni giorno con commovente attenzione, Giannina li rimpinza d'erba fine, di cavoli teneri e anche, che lusso in questi tempi tanto difficili!, di tutto quel pane che può mettere da parte: il suo pane! Ed eccoli così belli da mettere invidia in ogni casseruola. Quando, durante la cena, si discute il « menu » per l'indomani, la madre si meraviglia di sentire, tutte le settimane, questa risposta, che ritorna regolarmente, come i quarti di luna:
- Mamma, e se mangiassimo un coniglio?
La buona donna., imbarazzata di vedere che sua figlia nutre per i piccoli alunni un amore cossi appassionato, solo per il desiderio di mangiarli, si domanda da dove le venga questa ghiotta, strana mania per la carne dei suoi poveri pensionati.
- Ancora coniglio! - borbotta settimanalmente il padre che annusa l'odore di cipolle fritte nella fattoria. - Giannina ne va maga!
- Come, tu? Ma se fino a poco fa arricciavi il naso, quando tua madre te ne serviva?!
- Ho cambiato gusto, papà caro!. Vorrei mangiarne tutti i giorni, alche due volte al giorno!
- Capricci! passeranno! - Non credo, papà...
Davanti alla gabbia, dove si agitano i coniglietti della sesta covata, Giannina sogna sorridendo... Sei generazioni si sono successe nella conigliera, ugualmente viziate, ugualmente accoppate, squartate e fritte... squartate soprattutto! Infatti il coniglio non scompare completamente; morto e sotterrato, lascia ancora la pelle. Riempite di paglia, appese a una trave, vigilate con amore, dieci, venti, trenta, quaranta pelliccie grigie sono allineate da mesi e aspettano il cenciaiolo. - Pelli di coniglio! Pelli di coniglio!
Giannina si precipita in solaio, afferra a uno a uno i resti dei condannati e scende a quattro a quattro cori le braccia cariche.
- Signore, signore, volete comperare queste? Trattative, discussioni.
- Guardate come sono belle... Eh no, li conosco anch'io i prezzi, o duecento lire o niente...
Erano quei tempi felici, ormai lontani, quando il coniglio, battezzato volpe o visone, era una pelliccia di lusso, grazie alla genialità dei pellicciai.

Giannina s'impunta, cavilla, discute, si accorda per una, cede su una seconda, si rifà su una terza, vanta l'artico1o. - Come sono grandi e pelose! Guardi che pelo! Ebbene, per farvi un piacere, vi compro tutte le pelli per seimila lire... Davanti alla gabbia, dove si sbattono dei coniglietti allegri di tre settimane - la conigliera come la storia è un perpetuo rinnovarsi - Giannina non sogna più, ride, canta, salta:
- Su svelti, piccini miei, crescete! Quanto vi voglio bene per la gioia che mi date! Ancora due mesi e ce ne andremo a fare un bellissimo pellegrinaggio!
Ce ne andremo? - oh, cara gioventù egoista e incantevole!
- Papà, mi piacerebbe andare a Lourdes!.
- Non ho soldi, piccina, quest'anno! Sulla vigna il gelo, il grano tempestato, la verdura intisichita dalla siccità... - Papà, non ti domando danaro… vorrei soltanto il permesso... - E il danaro?
Ella spalancò, sfogliò il suo libro da Messa, illustrato in ogni pagina di bigliettoni di banca... Da dove vengono? - Da tutti i conigli che ti ho fatto mangiare, papà!
Oggi la signorina Giannina è a Lourdes; è gaia, tutta gioia, ubriaca di allegria, felice! Canta, vive il suo sogno, trionfa. Davanti alla Grotta, mattina e sera e spessissimo durante la giornata, ella prega per il suo papà, per la mamma, per tutti i suoi cari, per se e... per i suoi conigli!
Il curato, che mi ha raccontato questa storia vera e graziosa, è un pellegrino ostinato, giovane, appassionato di apostolato, benemerito di Lourdes; un uomo dalle spalle larghe, sempre meno però del suo cuore. Me l'ha raccontata, fiero e commossa, per la gioia di aggiungere un piccolo fiore di campo al fascio di gloria che piace di portare, ogni giorno più ridente e bello, ai piedi della Madonna.
In quanto a Giannina, non ho neppure cercato di conoscerla; preferisco ricordarla senza un volto ben definito, avvolta nel mistero; preferisco rivederla sempre come me la dipinse il suo curato: carica di verdure, china sulla gabbia dei conigli, ma col cuore proteso alla Vergine, intenta solo a spronarli: «Su, piccini miei, crescete presto!. L'anno venturo ce ne andremo a fare un pellegrinaggio e sarà bellissimo!... ».

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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