Maria a Medjugorje Messaggio del 18 novembre 1984:Se è possibile, partecipate ogni giorno alla messa. Ma non come semplici spettatori, bensì come persone che nel momento del sacrificio di Gesù sull’altare sono pronte ad unirsi a lui per diventare con lui un medesimo sacrificio per la salvezza del mondo. Prima della messa preparatevi con la preghiera e dopo la messa ringraziate Gesù rimanendo un po’ di tempo con lui nel silenzio.

IL GRAZIE DELLA BRETONE




Che aria miserabile e abbandonata aveva, mio Dio!, la vecchia Bretone, che vidi un mattino seduta su uno sgabello nel cortile dell'albergo!
Mentre i pellegrini affamati, dopo una lunga notte di viaggio insonne, si mettevano a tavola, se ne stava in disparte, volutamente appartata, insensibile a quanto avveniva e certamente sconosciuta a tutti. Qualcuno, vedendola così abbandonata, aveva cercato di addomesticare quel truce riserbo: « Venga tra noi, mamma, e beva una tazza di caffè, che le farà certamente meglio di una crosta di pane secco!».
Le donne s'aiutavano per farle posto, ma no!, ella rifiutava con un leggerissimo ondeggiamento della sua cuffia di pizzo logoro, e un timido grazie appena percettibile. Non insistettero, ma si poteva indovinare dai loro visi ch'erano presi da grande, fraterna pietà. Gli incontri di Lourdes, anche tra sconosciuti, non sono mai senza la grazia della carità. Essi, pur venendo da Quimper, erano andati, ancora coi bagagli in mano, direttamente alla Grotta per comunicarsi: ne avevano riportato quell'amabilità sorridente, fatta dal desiderio di aiutarsi e di soccorrersi, che è uno dei fiori misericordiosi di Lourdes.
Rimase quattro giorni nel suo volontario isolamento. All'ora dei pasti la vecchietta riprendeva il suo posto, sempre il medesimo, nell'angolo più lontano del giardino, tenendo davanti il suo fagotto, sempre silenziosa. Poverissima sicuramente, ma fiera e così decisamente taciturna che tutti la guardavano con rispetto senza nemmeno osare turbare la sua solitudine. A chi tentava di sapere il suo nome o il paese, rispondeva con un sorriso triste: « A che serve? Tanto non mi conoscete! ». E tornava subito a chiudersi in se stessa. Perfino negli atti più comuni pareva pregasse. Così la osservavo un giorno che si riposava, spossata, al ritorno dalla processione col Santissimo Sacramento: la lunga preghiera del pomeriggio non aveva per nulla affievolito il suo coraggio nè raffreddato l'ardore; e mentre i pellegrini si agitavano intorno a lei e chiacchieravano allegri, la solitaria Bretone, rifugiata in un angolo d'ombra, recitava ancora il Rosario.
Una donna diceva a bassa voce: « Deve essere ben grande la sua pena, o il miracolo che è venuta a chiedere! ». Non era invece nè eccesso di dolore nè desiderio di un favore straordinario che ve l'avevano condotta. La vecchietta dall'umile cuffia sciupata, venuta a Lourdes per la prima volta, apriva la sua anima, il cuore, il pensiero alla dolce azione della grazia. Era un canto, un « Magnificat » senza fine, quel suo raccolto continuo pregare.
Me lo confidò una sera in cui, vedendola così tutta sola, l'avevo avvicinata con una delle frasi comuni che iniziano ogni conversazione: - Mi sembra molto stanca, signora: è forse sofferente?
Mi fissò a 1ungo, meravigliata che qualcuno si degnasse occuparsi di lei.
- Oh no! Non sono ne stanca ne malata.
Il suo viso si schiuse ad un invidiabile sorriso, che illuminò i suoi tratti raccolti, quasi senza vita; una gioia nuova la trasfigurava come se un'altra persona più giovane, con parole tanto diverse, avesse preso il posto di quella maschera impassibile, che celava misteriosamente ogni pensiero.
Allora, confidente, quasi familiare, con la foga di chi può finalmente rivelare un segreto troppo a lungo tenuto, la vecchia Bretone sospirò:
- Sono felice! Oh, tanto felice!... lo vorrei... varrei...
Un singhiozzo soffocò le parole mozze, ma, tra le lacrime, continuava a brillare il sorriso, testimonio di una immensa gioia interiore. E, quasi contemplasse una visione lontana, continuò: - Vorrei che tutta la terra potesse cantare a Lui, con me, il mio grazie.
Compresi subito l'ansia di sfogare la sua riconoscenza, gridandola nel cielo di Lourdes, dove le grazie fanno sfavillare di luci la Misericordiosa.
...Sei mesi prima questa donna singhiozzava angosciata presso il capezzale del primogenito, sfinito da un male implacabile, senza speranza, e, quel che è peggio, nella disperazione per la fine imminente. A questo suo grande dolore di madre si aggiungeva, per torturarla più paurosamente, quello di credente: il giovane, sviato da lungo tempo, non voleva saperne di riconoscere Dio e del suo perdono. La morte, pure nel pianto, l'avrebbe accettata senza lamenti, ma alla dannazione del figlio, no!, non poteva rassegnarsi; avrebbe dato volentieri la vita. Dio però non accetta che raramente tali sacrifici.
Così il martirio della sua anima raddoppiava quello del cuore, tanto più che, con l'approssimarsi della fine, l'ostinazione del morente pareva aumentasse.
- No! No! Ti prego! - rispondeva alle suppliche della madre per chiamare il Prete, tutto quello che vuoi, ma questo no, mai...
Fu allora che un barlume sempre più distinto attraversò la sua angoscia cupa: la speranza, l'unica che restasse, la speranza in Colei che nulla può rifiutare alle madri; e gridò tutto d'un fiato: « Nostra Signora di Lourdes, lo dovete salvare il mio ragazzo!».
Tre giorni d'attesa, ma senza ansia febbrile, ne quell'impazienza snervante che fa battere il cuore a gran colpi nel terrore del dubbio. Non un « forse»: ella era sicura; e venne la notte in cui la grazia supreme le fu concessa. Il figlio, svegliatosi di soprassalto dal torpore che andava aumentando, cercò la sua mano e: - Mamma - mormorò - fa venire il curato.
Era salvo! Mentre il prete liberava l'anima del figlio, ella corse nella sua camera, si prostrò in pianto davanti alla Vergine: « Grazie, oh! grazie! Sì, io verrò da Te per piangerlo ancora, perché il mio cuore non sarà guarito, ma sopratutto per ringraziarti come Ti ho promesso».
Finì così la sua commovente confidenza: - Non siamo ricchi, ma neppure in miseria, ed ho voluto portare il mio grazie alla Vergine nell'umiltà per renderlo più meritorio, perché la mia visita fosse un vero pellegrinaggio di penitenza. Ho messo cenci, come vestono le più povere tra noi. I conoscenti che mi incontrano si domandano meravigliati perché io abbia lasciato laggiù la veste fiorata, il corsetto di velluto e la cuffia di trine prezioso, orgoglio delle donne bretoni. Per ringraziare Nostra Signora di Lourdes meno indegnamente, ho voluto vivere qui come i poveri. Con l'omaggio della mia gratitudine, offro alla Vergine quello più duro del mio orgoglio, perché comprenda che mi sono spogliata di tutto davanti a Lei e che ho voluto così incominciare a pagare il mio debito.
« Avevo perduto il figlio: Ella l'ha reso a Dio; il mio grazie, fatto di rinuncia e di sacrificio è il meno che io possa dare per questa gioia immensa ».
Mentre ella mi rivelava il segreto, vedevo fissi su di lei gli sguardi impietositi delle altre donne. Pensavo che nessuna di esse, nemmeno la più pia e la più fervente, avrebbe mai indirizzato alla Miracolosa una preghiera più bella di questa.

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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