Maria a Medjugorje Messaggio del 9 maggio 2016:Cari figli, anche oggi vi invito di nuovo: rinnovate i miei messaggi e vivete i miei messaggi. In modo particolare vi invito: pregate per la pace. Pregate per la pace, per la pace nel mondo! Sappiate, cari figli, che sono con voi e vi sono vicina. Pregate insieme con la Madre: siate perseveranti nella preghiera, non stancatevi! Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata.

ECCOMI!




L'avevo incontrato nel 1916, all'ospedale militare, dove, come tanti altri, mi sforzavo, anche nelle retrovie, di « fare la mia guerra » con tutta coscienza e con dedizione. La prima cosa che mi domandò fu una corona del Rosario. « Non sono praticante, mi confidò, ma ho promesso al cappellano di dirlo tutti i giorni; questione di correttezza e di parola data. Non sono ancora sicuro che sia stata la Madonna a salvarmi, ma mi domando come mai io solo sia sfuggito all'asfissia di gas mortali, che hanno fulminato i miei compagni ».

« Quando la mia compagnia si è lanciata all'assalto, chiesi, senza sapere il perché, al cappellano "qualche cosa" che mi garantisse contro la morte. Sebbene antireligioso, mi aggrappavo in quel momento a tutte le ancore di salvezza: non ne trovavo più in terra, le cercavo "altrove". Il Cappellano era uno di quegli uomini che sanno sorridere anche nei momenti più terribili. Mi diede un'occhiata maliziosa, quasi di burla, poiché egli sapeva scherzare anche nel pericolo: "Piccolo mio, tu hai una fifa di prima categoria!". E poiché io protestavo con calore: "Non arrabbiarti! È una malattia questa che, presto o tardi, prende tutti e anche me, che mai come in questo momento. desidererei essere tranquillo nel mio rifugio! Ma, aver voglia o no, è il nostro dovere e la viltà non sta tanto nel sentire la paura, quanto nel lasciarla gridare più forte della ragione. Vuoi un rimedio? Eccotelo: una preghiera; dirai alla Madonna di Lourdes...".

A queste parole mi scappò una risatina scettica, che non lo sorprese punto: "Non la conosci... ne dubitavo infatti; ma ti conosce bene Lei e questo basta. Tu non conosci il generale d'armata, eppure hai fiducia in lui; fa altrettanto con Lei! Dunque, caro amico, Le dirai: « Nostra Signora di Lourdes, salvami se lo vuoi; altrimenti ottienimi da Dio che mi riceva lassù e mi prepari un buon posticino »". Uno scrupolo d'onestà mi torturava la coscienza: "E se me la scampo, che cosa Le dovrò?".
Scoppiò a ridere, ma non ironico e nemmeno burle. eco; era un sorridere incoraggiante e di fiducia. "Se ti salvi... ebbene Le dirai un Rosario giorni, fino al termine della guerra".

"È un po' caro!" Protestai. Allora, sempre sorridendo, egli mi rispose: "Vuol dire che stimi ben poco la tua pellaccia. In ogni modo va, e se non manterrai la tua promessa, la manterrò io per te. Arrivederci!". "Arrivederci? e dove? Forse lassù?".
"Ma no, bestione... questa sera alla mensa, come sempre".
Giunto il momento spaventoso, egli mi diede una medaglia: "Mettila nel taschino, su della moglie e dei bambini". Mi strinse la mano e mi abbracciò:
"Ora ti lascio... Ricordati la preghiera e dì anche: « Il mio cappellano mi ha fissato un appuntamento per stasera, non sarebbe educazione mancare. Nostra Signora di Lourdes, prega per me! »".
Ci separammo. Venne l'assalto... il fragore immane... il gas mortale! Un incubo di dolore e di morte; un panico spaventoso da finimondo. Mi sentii venir meno.
"La Madonna di Lourdes non mi ha ascoltato e il mi aspetterà invano stasera all'appuntamento il cappellano". Un'ora dopo mi risvegliavo nel piccolo ospedaletto da campo; al mio orecchio risuonava un rintocco fastidioso, funebre, su cui ronzavano queste parole come dal fondo inaccessibile del delirio: "No, non è morto, e mi domando perché...". Era il maggiore che parlava stupito sul mio caso e continuava con meraviglia: "Eppure era protetto non più degli altri... raccolto in mezzo al gas... unico che sopravvive... deve aver quattro polmoni, questo tipaccio d'un tenentino!". Stavo per ricadere in uno stato di incoscienza, quando mi ricordai della preghiera e della medaglia; dal fondo nebbioso della mia mente un grazie salì fino alle labbra, che lo pronunciarono distintamente. Il dottore, credendolo diretto a sè, ribatté ridendo.
"Non me devi ringraziare!".
Era proprio quello che pensavo anch'io e con un gesto lento, ma che neppure l'estrema debolezza poté impedire, cercai la medaglia, e, strettala, mormorai, questa volta sottovoce:
"Sì, l'avrai il tuo Rosario... tutti i giorni".
Ma, da buon razionalista, subito aggiunsi, poiché la ragione non cedeva tanto presto neanche davanti all'evidenza di una protezione divina: "Però non prometto di andare a Messa; non è nei patti. Che vuoi, sono testardo e, per di più, libero pensatore!".
Il cappellano era là, come per caso, e aprendo gli occhi vidi il suo solito sorriso che primo saluto alla vita. "Gli occhi, sani? Mi domandò, "No".
"E i mantici?"."Neppure! ". "Fortunato, sei tutti!'.
E poiché non rispondevo, scherzò: "Hai vinto, eh? Ma parla, dato che non sei morto!'". "È stata la fortuna che mi ha aiutato" ebbi la faccia tosta di mormorare.
Scoppiò a ridere: "Naturalmente, Lei non c'entra, non ha fatto niente! Me l'aspettavo. Quando col tempo racconterai quest'avventura ai tuoi scolari, dirai: « Tutti gli altri sono morti... Io, ho avuto fortuna! È così che si scrive la storia. Poco importa...; ma e la tua promessa? ». « La manterrò! ».
« Bene! È la cosa più importante. Capisci, mi sono reso garante io; non voglio con Lei far la figura del bugiardo! ». « Oh, per questo, non si preoccupi. Meritato o no, avrà il suo Rosario ».
Il tenente, maestro di scuola, aggiunse, dopo avermi raccontato il fatto:
« E l'ho mantenuta la mia promessa... contando sulle dita. Ma per essere più regolare, le domando una corona del Rosario ».
La sera stessa lo accontentai, ma egli ebbe molta cura di ripetermi che non era praticante e che non aveva promesso niente di più. E poiché non ribattevo: Non le fa meraviglia? » domandò. « Niente affatto! ».
« Eppure quelli che dicono anche altre cose... ». « Certamente! ».
Vedendo la mia decisione il mio tenente si mise a ridere: « È tolleranza o ironia? ».
« Nè l'una cosa, nè l'altra! ». « Allora... lei crede? ». « Ne sono sicuro! ».
Quella sera lo aiutai a recitarlo, perché da solo, senza malizia alcuna, sbagliava le Ave Maria e sopprimeva i Pater. Ma era palese la sua buona fede e anche la sua lealtà.
Due settimane dopo ci separammo; il tenente raggiungeva la nuova destinazione. Dopo un caloroso saluto, mi dichiarò: « Ho pensato molto; non credo che sarà questo fatto a rendermi praticante. Ma per quello che riguarda la mia promessa del Rosario... può stare tranquillo ». A Lourdes, qualche anno dopo.
Essendosi quel giorno moltiplicate le visite, avevo sbarrato la porta. Naturalmente, al primo giro di chiave, qualcuno cominciò a tambureggiare sulla porta, coi pugni. Silenzio. Nuovo assalto; la porta trema, una voce d'uomo: « È inutile fare le barricate, grida, so che c'è. Sono uno dei suoi vecchi feriti; apra o butto giù la porta! ». Come resistere a un simile richiamo? Quei « vecchi feriti » non sono forse i migliori ricordi, le più care emozioni del tempo di guerra? Un bell'uomo sta diritto davanti a me, e con quel fare un po' brusco con cui gli uomini tentano nascondere la propria commozione: « Mi scusi, ma capirà... ».
Poichè mi sforzavo di dare un nome a quel volto barbuto, che preme alla mia memoria, egli mi previene « Ma sì, sono proprio io... il tenente... il maestro... quello del Rosario. Ma come? non arriva ancora? ». Sì, c'ero, e avevo indovinato anche quello che egli non mi aveva ancora detto. Si sedette e con una voce in cui vibrava la grande gioia di una vittoria a lungo sudata:
« Eccomi! » disse.
Altrove questa parola sarebbe stata banale; a Lourdes diceva invece un atto sublime e definitivo, una grande decisione, il ritorno da un passato lontano, il « presente! » del soldato all'appello, finalmente inteso e capito: eccomi! Io non gli chiedevo nulla ed egli giudicò inutile ogni spiegazione. Passammo alcuni secondi in silenzio, commossi, dicendoci senza parole tutta l'intima fraterna amicizia. Fu il primo a rompere il silenzio: «Vengo a fare il grande bucato... Ah, come doveva ridere quando recalcitravo, vanitoso... contro ogni evidenza. Francamente: che cosa aveva pensato di me?». « Che cosa ho pensato? Semplicissimo: tu dicevi il Rosario, tutti i giorni, dunque... ». « Ero già sulla via buona per convertirmi? « No, eri già convertito! ».
« E la mia ostinazione?... ».
« Era solo la testa che protestava ancora, ma il cuore ubbidiva già. E’ dal cuore che Lei ti ha preso, Lei, la Madonna, e per il cuore ti tiene ».
« Crede? Mi confessò, non ho mai potuto dire il Rosario, senza commuovermi... ».
« ...fino alle lacrime ». « Sì, e lacrime, che cadevano a volte tanto abbondanti, lacrime... lacrime... » « Lacrime da bambina, perbacco! Le sole che possa versare un soldato! ».
Quando fummo alla Grotta, il mio tenentino mi domandò con quella candida e fiduciosa ingenuità, che è la bellezza delle anime ritornate a Dio: « Ma che preghiera farò alla Madonna? ».
«Oh, una preghiera brevissima, risposi... una parola sola che Le dica il ritrovamento della tua fede e la dolcezza della tua gioia; la parola dell'ubbidienza felice e del dovere accettato». « Una parola? Una sola parola? », esclamò stupito. a Sì una sola! risposi commosso, "Eccomi!"... ».

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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