Maria a Medjugorje Messaggio del 2 giugno 2015:Cari figli desidero operare attraverso di voi, miei figli, miei apostoli, per radunare alla fine tutti i miei figli là dove tutto è pronto per la vostra felicità. Prego per voi, perché possiate convertire con le opere, perché è giunto il tempo delle opere di Verità, di mio Figlio. Il mio amore opererà in voi, mi servirò di voi. Abbiate fiducia in me perché tutto quello che desidero, lo desidero per il vostro bene, il bene eterno creato dal Padre Celeste. Voi, figli miei, apostoli miei, vivete la vita terrena in comunione coi miei figli che non hanno conosciuto l’amore di mio Figlio, che non mi chiamano “Madre”, ma non abbiate paura di testimoniare la Verità. Se voi non temete e testimoniate con coraggio, la Verità trionferà miracolosamente. Ma ricordate: la forza è nell’amore. Figli miei, l’amore è pentimento, perdono, preghiera, sacrificio e misericordia. Se saprete amare, convertirete con le opere, consentirete alla luce di mio Figlio di penetrare nelle anime. Vi ringrazio! Pregate per i vostri pastori: essi appartengono a mio Figlio, Lui li ha chiamati. Pregate affinché abbiano sempre la forza e il coraggio di risplendere della luce di mio Figlio.

Non si sa mai quel che può accadere.




Quel mattino, i pellegrini di Lourdes furono dolorosamente sorpresi, vedendo un uomo dall'aspetto torvo e cattivo che teneva il cappello in capo e fumava una sigaretta davanti alla Grotta.
Si intuiva in lui qualcosa di più di una semplice indifferenza; una mancanza di rispetto voluta e calcolata, una sfida alla Maestà della Vergine, un oltraggio alla Santità del luogo.
Guardandolo, ognuno si sentiva offeso nella propria fede, insultato nel sentimento di rispettosa commozione, per la presenza quasi tangibile della Vergine.
Eppure, quantunque indignati, non si poteva non sentire una grande pietà per quell'uomo. Gli sguardi erano privi di collera. Molti passanti alzavano le spalle in un gesto più di commiserazione che di accusa. Un barelliere, con parole educate, in tono quasi affettuoso, fece osservare all'uomo la scorrettezza del suo atteggiamento - Almeno, potreste levare la sigaretta.
L'altro ubbidì di mala voglia, borbottando; ma non tolse il cappello, si ficcò invece le mani in tasca per mostrare apertamente la sua intenzione provocante, tacito grossolano insulto.
Alcuni pellegrini, meno pazienti ed esasperati, si avanzarono per rimproverarlo e costringerlo a scoprirsi il capo. Un sacerdote, che era presso, li arrestò.
- No, ve ne prego... conosco quest'uomo. Lasciatelo. Non si sa mai quel che può accadere...
Uno dei più giovani protestò, forse pensando che il sacerdote avesse paura di uno scandalo. - Sapremo bene ridurlo alla ragione.
- Non voglio dire questo - continuò con semplicità il sacerdote. - Io conosco quest'uomo e vi prego dì non irritarlo. Ha bisogno di una sola cosa: che si preghi per lui.
Aveva le sue buone ragioni il buon curato, che diceva di conoscere quel selvaggio e chiedeva per lui l'elemosina di una preghiera.
Era il più feroce ed esaltato frammassone, il più acceso spregiatore della Vergine, che si potesse incontrare; suo parrocchiano o piuttosto lo scandalo della sua parrocchia, sapeva contaminare le anime che si avvicinavano a lui, infondendo in loro il veleno, di cui aveva pieno il cuore. Quasi fosse poco per questo fabbro arrabbiato l'oltraggio a parole, l'aveva preso la mania distruggitrice. L'anno prima l'operaio del sacrilegio aveva pensato di « massacrare » la Vergine sulla sua incudine. Davanti ad una ventina di compagni riuniti per la « cerimonia », egli aveva spezzato a colpi di martello una statuetta della Madonna di Lourdes e gettato i pezzi nel braciere, sogghignando: - Ora, poiché sai fare dei miracoli, cerca di ricomporti. I testimoni della scena ne erano rimasti inorridii,- erano fuggiti, convinti che, presto o tardi, simili eccessi non potessero passare senza conseguenze. Ma egli si esaltava del suo stesso odio e bestemmiava: - Che volete che mi faccia, la Santa Vergine, ora che l'ho demolita?
E continuò le sue provocazioni mostruose con furore accresciuto dal suo orgoglio pazzo, poiché egli voleva dimostrare di non temere i fulmini celesti; libero, come si vantava, da scrupoli superstiziosi. - Io insulterò Dio sino a che Egli non mi risponderà.
Per questo demone il buon curato pregava alla Grotta e per lui implorava l'aiuto delle suppliche, che forzano la sorgente delle misericordie celesti.
Quand'ebbe raccontato la follia spaventosa di questo forsennato, coloro che si erano voluti improvvisare vindici della Vergine, guardarono il sacerdote, indi l'uomo sempre immobile e taciturno, con un'espressione d'odio sul viso. - Ma allora, signor curato, perché è venuto a Lourdes, e che intende fare?!
« Ebbene, spiegò - l'eccellente sacerdote, il cui viso nonostante tutto si illuminava di speranza, ho avuto l'audacia di offrirgli un biglietto del pellegrinaggio. Dapprima ha incaricato il mio inviato di riportarmi da parte sua un cumulo di ingiurie, ch'egli non ha voluto ripetere. Me l'aspettavo. Ma, anziché scoraggiarmi, sentivo crescere in me il desiderio ostinato, irresistibile di condurre a Lourdes questo campione della malattia più brutta che affligge l'umanità. Dicevo a me stesso: bisogna che egli venga; non capita troppa spesso di poter offrire simili doni alla Vergine. E trasformavo in preghiera la mia inquietudine: che accetti, Dio mio, che accetti, anche soltanto per il piacere abominevole di venire ad insultare la Vergine.
« Il mio incaricato ritornò alla fonderia, ma questa volta non oltrepassò la soglia per trasmettere i miei ordini. Il fabbro l'ascoltò sogghignando senza esitare; poi avanzò verso di lui con le braccia nude, incrociate, mettendo in evidenza la forza brutale dei suoi muscoli:
"Ebbene, sì! assicura il tuo prete che io accetto di andare a Lourdes per poter dire alla sua Vergine tutto ciò che mi pesa sul cuore, e non è poco. Posso giurare che Essa sentirà da me quello che non ha mai sentito da nessuno finora". « Dapprima nessuno voleva credere, poi egli annunciò a tutti il suo viaggio e quelli che l'ascoltavano vedevano nei suoi occhi folli un sogno diabolico; anche i più miscredenti lo fuggivano come si avvicinasse una maledizione. « Durante il viaggio spaventò i suoi compagni con propositi sconcertanti. Molti chiesero di cambiare scompartimento ed insistettero affinché si lasciasse a terra quel mascalzone infiltratosi tra gente per bene. « Ed ecco - concluse il sacerdote - come egli è venuto e perché io chiedo che si preghi per lui. Egli è il mio terrore, la mia vergogna ed anche... la mia speranza.
Nel pomeriggio dello stesso giorno all'ora della processione, il curato ebbe un'idea, non so se folle o sublime. Lo stendardo della sua parrocchia era pesante e difficile a portarsi anche per il forte vento che soffiava dal Nord. Incontrò il fabbro davanti alla Grotta e, per la prima volta, gli parlò. Non rivolse le sue parole ne al cervello, ne al cuore, ne all'anima oscura; fece appello alla vanità della sua forza brutale, all'orgoglio dell'operaio. Debbo chiederti un favore; non puoi rifiutarmelo.
Bisogna che tu porti il nostro stendardo, troppo pesante per le braccia dei miei uomini; tu solo qui potresti riuscire... Il tipaccio fece un'enorme smorfia, che scoperse i denti pronti a mordere:
- Un favore? perbacco, ci tiene proprio ch'io porti a spasso i suoi stracci? Ebbene! sì, vengo! Ho sempre sognato di essere uno dei vostri, per potermi avvicinare maggiormente al vostro Buon Dio ed alla vostra Vergine e dir loro quanto poco mi interessino.
Un'ora più tardi, durante la processione del SS. Sacramento, i pellegrini videro con stupore, spavento e terrore, quel cialtrone di un fabbro che camminava in mezzo al corteo, brandendo l'asta dello stendardo su cui era raffigurata una Madonna circondata di gloria.
Un canonico che conosceva l'indegnità di quella creatura, si inquietò col curato, che rispose commosso: - Lasciate fare! non si sa mai quel che può accadere...
Nè lui, nè altri potevano ancora sapere.
Ma quando il fabbro, che bestemmiava a mezza voce e senza tregua contro la grande Vergine raffigurata sul drappo di seta, arrivò alla svolta del Calvario, il prete, che lo seguiva con lo sguardo, lo vide così pallido, che egli pure impallidì. Si avvicinò quindi e gli disse: - Sei forse stanco?
Ma l'altro lo guardò con gli occhi scuri, sdegno e rancore: - Volete lasciarmi in pace?! Lontano, sull'«Esplanade», l'invocazione alla tenerezza di Maria saliva da migliaia d'anime che pregavano per i sofferenti abbandonati: Monstra te esse matrem.
Il fabbro impallidì maggiormente e le sue braccia tremarono:
Di nuovo la voce compassionevole mormorò accanto a lui: - Sei stanco?
Allora, alzando il capo verso l'immagine che fluttuava sul suo capo come una nube d'oro, egli sospirò: - Non stanco... sfinito! È terribilmente pesante, mi schianta.
Osservandolo meglio, vide due lacrime che scendevano verso i baffi, e sembravano dire scherzose: « Infine, dopo tanto tempo... eccoci qua ».
- Signor curato, liberatemi da questa stendardo, mi rompe le braccia. È troppo pesante e le mie mani non lo possono più reggere.
Un uomo, tra coloro che portavano i ceri, sostituì il colosso sfinito, che si allontanò barcollando. Ma non fuggiva a caso come i disperati ed i maledetti; i suoi passi avevano una meta che egli non conosceva; la sua corsa un termine, ove finiscono i grandi errori ai quali la Vergine buona prepara il più grande perdono. Quando, più tardi il terribile fabbro discese verso il piazzale del Rosario, si buttò nelle braccia del sacerdote, che l'aveva salvato contro la sua volontà: Signor curato, singhiozzò l'uomo che aveva « massacrato » la Vergine, la Vostra Madonna ha un pugno assai più duro del mio! Poi, dopo aver aperto il suo cuore, egli disse: - L'avverto. Al primo che oserà venire a farsi beffe di Lei, io romperò la zucca col più grosso dei miei martelli.

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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