Maria a Medjugorje Messaggio del 25 novembre 2006:Cari figli, anche oggi vi invito: pregate, pregate, pregate. Figlioli, quando pregate siete vicini a Dio ed Egli vi dona il desiderio d’eternità. Questo è il tempo in cui potete parlare di più di Dio e fare di più per Dio. Per questo non opponete resistenza, ma lasciate, figlioli, che Egli vi guidi, vi cambi ed entri nella vostra vita. Non dimenticate che siete pellegrini sulla strada verso l’eternità. Perciò, figlioli, permettete che Dio vi guidi come un pastore guida il suo gregge. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

UN DONO CHE SCONVOLGE




Passo per salutare, prima di lasciarci, alcuni malati che mi erano stati molto vicini nel pellegrinaggio. « Il miracolo, che non si vede ancora, - dicevo loro - può essere in cammino: nessuna preghiera è tanto grandiosa come quella che elevate ora, che tornate apparentemente inesauditi ». Non è necessario: sui loro volti c'è tanta grazia e mai il loro pregare così tranquillo. La serenità più grande nella mia vita l'ho trovata qui, su questi treni ammalati e la gioia più serena. Fratello che scuoti il capo « vieni e vedi », « metti il tuo dito qui ».
Sull'ultimo scomparto, usato anche a ripostiglio, sola, per la stranezza complicata della sua posizione, stava una signora. Soffre tanto? Non molto - rispose.
Spondilite ossea tubercolare, morbo di Pott. Rigida su un apparecchio ricurvo che le teneva la testa molto chinata all'indietro e in basso, il volto sempre rosso per il troppo sangue che fluiva alla testa. Strane morsette a peso le tenevano ferma la fronte al tavolato, i gomiti fissi molto bassi e le ginocchia, così da proibirle il benché minimo movimento. Immobilità assoluta rigida; essere umano ridotto a puro pensiero doloroso e impotente. - Farò pregare per lei, signora! Pregherò io pure: vedrà!
- No, rispose accorata, la prego! Non voglio, non posso più, non posso permetterglielo.
- Non posso! Disse lenta con un sorriso di cui non avrei mai creduto capace quella torturata.
... e continuò.
- Lui ormai viveva abitualmente con l'altra e a casa non tornava quasi più. Attorno non si sapeva ancora, ma i due piccolini cominciavano a capire e assistevano a qualche nostra scenata, che scoppiava sempre più aspra, nonostante lo supplicassi. Temevo per i piccolini; supplicavo; per loro, solo per loro: nulla è così affascinante come il male, se a introdurlo in casa è papà. Almeno prima che diventassero più grandi; prima che ne venisse lo scandalo pubblico che poi per anni è pasto alla gente, da cui i piccolini l'avrebbero certo saputo... Nulla! Davanti a Lei un giorno ho fatto voto: l'ho giurato, stringendo i miei piccolini: a Dammi qualunque male, anche il peggiore (e la mente, tremando, pensava a questo che mi aveva sempre terrorizzato fanciulla e mossa infinita pietà, quando in un ospedale servivo come aiuto infermiera) anche questo! Ma fa che torni, solo per loro! Cercherò di sopportarlo, senza lamenti, per tutta la vita anche, fin che piacerà a Te, Madre di Dio ».
Così l'andavo supplicando ogni giorno; anche i bimbi pregavano per « una grande grazia » che desiderava mamma, poveri piccoli! La malattia di mamma non è un pericolo ai piccolini, ma anzi fa stringere tutti accanto e crescono con un fare diverso, più buono, più attento, più ometti; ma la malattia del cuore, quella li sconvolge, li perde, li abbatte, li attira... e domani? E papà che ha dato lo scandalo?...
Sono venuta solo a ringraziare la Madonna, sempre buona, che mi ha ascoltato; non poteva non ascoltarmi, ne ero certa. Tre anni sono ormai. È tornato una sera perché il bimbo si era fatto molto male e impensieriva. Non so per quale grazia improvvisa il bimbo gli si avvinghiò al collo gridando nel delirio: « Papà non andare più via... Papà sta qui con me... ». Ci guardammo sorpresi: dunque il bimbo sapeva?... tremai! Lo vidi guardarlo disperso, inquieto... piangemmo assieme senza una parola nel riadagiare il bimbo e in quel movimento io sentir alla schiena una fitta, la prima, che mi strappò un sospiro... s'accorse anche lui... ma lui non sà ancora il perché...
Sono venuta a ringraziarLa: non posso pentirmi ora della parola data. Le domando solo la grazia di continuare il dono, è così poca cosa di fronte all'immensa gioia di avere ridonato papà ai miei bambini!
A volte quando li vedo, chini su me, sento il peso e il male e cerco invano di non piangere: è una cosa più forte di me ed ho paura di mancare al dono: sono venuta per questo... no, non voglio, non posso domandare ora di liberartisi! Non è giusto! È stata troppo buona: solo le ho domandato la grazia di essermi vicina e sopratutto per loro, per lui, che sono così premurosi!...
Il miracolo dell'amore: non è un miracolo della grazia questo vivere, questo sorridere, questo continuo immutato offrirsi, quasi tremante di non poterlo fare anche domani?
Sul treno forse qualcuno avrà scrutato i corpi se mai ci fosse stato un « miracolo » : magari avrà crollato il capo deluso.

Fonte: libro: Campane di Lourdes

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