Maria a Medjugorje Messaggio del 2 maggio 2016:Cari figli, non lasciate che lo scintillio di questo mondo vi seduca: il materialismo, l’invidia, la superbia. Non lasciate che la luce del mondo vi seduca. Apritevi alla luce dell’Amore Divino, all'Amore di mio Figlio. Decidetevi per Lui: Egli è l’Amore, Egli è la Verità. Riportate la preghiera nelle vostre famiglie. Pregate di più! Le vostre preghiere mi sono necessarie, affinché possa realizzare con voi i miei piani. Grazie, cari figli, per esservi decisi anche oggi per Gesù.

P. JOZO: MEDJUGORJE CHIAMA LA CHIESA A RINNOVARSI

A cura di P. Barnaba Hechich O.F.M.






GLI EVENTI DI MEDJUGORJE VISSUTI DA P. JOZO

P. Jozo. - Nel cammino di crescita spirituale, provocato dagli eventi di Medjugorje, ho incontrato molte prove. Fra queste, la mia preoccupazione e la domanda della Chiesa che in me si poneva sempre più forte, se cioè tutto quello che si era verificato e ti stava verificando a Medjugorje, proveniva davvero da Dio, se in quegli eventi operava effettivamente la mano di Dio. Da principio pensavo che si trattasse di una montatura, ed ero molto preoccupato anche perché non riuscivo a seguire dettagliatamente Il contenuto dei messaggi della Madonna, ne il senso degli inviti che Lei ci rivolgeva. Avevo il dubbio e il timore che da parte avversaria si volesse creare una mess’in scena, per minare il nostro lavoro. Non conoscevo a fondo i ragazzi, particolarmente Mirjana, che non avevo ancora mai veduto.
Questo mio timore era stato originato dalla vita concreta e dalle circostanze concrete che si stavano manifestando.
Appena sono riuscito a capire che gli eventi non erano opera umana, tutto mi fu subito più facile. Mi era però rimasto il dubbio se i fatti erano opera di Satana, nemico della Chiesa, della nostra vita, del nostro apostolato, della nostra fede, oppure erano opera di Dio.

La gente faceva insistenti domande, e io non ero in grado di rispondere a nessuno, perché di simili eventi non avevo l’esperienza, non ne avevo le prove.
La gente era meravigliata della celerità con cui i ragazzi salivano sul Podbrdo, della moltitudine che accorreva, dei segni che si potevano vedere (come i segni di luce, ecc.). Tutto questo provocava in me turbamento, perché non riuscivo a capire se i fatti provenivano da Dio o no. Mi sembrava di notare nella massa di gente che accorreva, una grandissima curiosità. Tutto era fermo in me, che mi agitavo in una profonda tristezza, perché non riuscivo ad accogliere col cuore il messaggio e la parola del Cielo, fin a che non ho risolto tutti i dubbi e le difficoltà.

Per essere sincero, vorrei dire — quasi per confessarmi in questa sede — che non sentivo il bisogno di parlare con nessuno. Sentivo invece una forte flessità di parlare a Dio. “Il mio Dio è vivo, io credo in Lui; il mio Dio sa e vuole dire a me se questi fatti vengono da Lui oppure no. Egli non vuole lasciare queste cose nell’incertezza”. Mi recai perciò in chiesa. Era domenica: invitai tutta la parrocchia e tutti i fedeli presenti a venire verso le 15, dopo il catechismo, a pregare perché il Signore ci illuminasse.

La chiesa era piena. Abbiamo detto il rosario, nel corso del quale ho suggerito lunghe riflessioni sui singoli misteri. Al termine del rosario, verso le 17,30, ho pregato la gente di non andare sul Podbrdo. La mia intenzione era quella di separare la curiosità dalla visita di Dio. Nella mia mente e nel mio cuore risuonava continuamente la parola di Gesù: “Negli ultimi tempi si dirà: ‘Ecco qui il Messia’ o ‘Eccolo là’“ (Mc 13,21). Ed ero preso da timore pensando: forse questa situazione e proprio la nostra, perché si va dicendo: “Ecco, la Madonna è qua, la Madonna è là”, ma il popolo rimane il medesimo! C’erano perciò delle difficoltà che avevano lasciato in me il loro segno. Ero triste, quando mi raccolsi in chiesa a pregare. Fu allora che per la prima volta, ho avuto l’impatto con la voce di Dio, che mi diceva:
“Esci fuori, e salva i ragazzi!”. Stavo leggendo un passo dell’Esodo, che avevo aperto a caso e che parlava dell’angoscia di Mosè. Sedevo sul terzo banco a sinistra, a mezzo metro dal bordo. All’udire quella voce, lascia subito il banco, feci la genuflessione ed uscii fuori: incontrai i ragazzi. Li accompagnai nell’ufficio parrocchiale, mettendoli al sicuro. Poco dopo incontrai la Polizia, che mi domandò se avevo visto i ragazzi. Risposi: “Sì, li ho visti”. Ed essi proseguirono.

Questo fu il primo segno, che mi colpi come segno di Dio. Ma è interessante che esso non fu sufficiente per me. Ero troppo esigente, e dissi: “Finché non ci metto le mie mani, non posso credere”. Ho quasi paura, adesso, di parlare di ciò, ma io sentivo sulle mie spalle una responsabilità tremenda di fronte a Dio, la sentivo anche come parroco. Dicevo: “Signore, questa massa di gente cerca di sapere se questa è opera tua o no. E io li devo consigliare”.
Cosi cominciarono i miei incontri con Dio, che a Medjugorje si manifesta tramite sua Madre, — incontri reali, che mi portarono ad un responsabile cammino in profondità.
Da quel momento ebbi una sola preoccupazione, un desiderio profondo: a tutte le persone che cercano, io debbo dire: “E’ possibile trovare”; a tutte le persone che vengono, io debbo dire: “Non siete venuti su un monte vuoto non siete venuti in una chiesa vuota”. Debbo invitarli ad abbandonare la loro curiosità, e trasformarla in un incontro reale, iniziare a fare ciò che Dio chiede.
Fu così che cominciai a predicare ogni sera, a dire il Rosario prima e dopo la Messa, pregare sugli ammalati. Dio confermò la sua presenza con segni, miracoli, conversioni, guarigioni fisiche.

MEDJUGORJE CHIAMA ALLA CONVERSIONE

Non sentii neppure il bisogno di registrare questi segni, segni esterni, guarigioni esterne.
Fu memorabile il miracolo che si verificò in una donna venuta dalla Germania. Aveva subito dodici operazioni, da Otto anni era paralizzata su tutto il lato destro. Durante la Messa essa guarì. Io avvertii la presenza della Grazia: quando le portai S. Comunione (che nei giorni precedenti aveva ricevuto con grande fatica), — era presente una folla immensa — volle dirmi: “Posso camminare!”; ma io le risposi: “Non ora; rimani in chiesa; lo farai quando saranno usciti tutti”.
Rimanemmo in chiesa; essa voleva lasciarci la sua carrozzella, ma non glielo permisi. Avrebbe creato soltanto sensazione. Dio mostrerà la sua opera e la sua presenza alla Chiesa non con la carrozzella, ma toccando i nostri cuori con la grazia, che è necessaria alla conversione.
Avvertii la necessità che ci fossero persone votate alla preghiera, unite a Maria SS.: era necessario pregare che la Chiesa si rinnovasse, e impetrare l’arrivo di ciascuno, di tutta la Chiesa, che ha bisogno di passare attraverso Medjugorje — come attraverso un bagno - per rigenerarsi completamente per ricevere nuovo sangue, un nuovo cuore, un nuovo spirito di Dio, quello che costituisce la Pasqua, in modo che la Chiesa ringiovanita si rivitalizzi con la forza e la potenza di Dio. Ero perciò disponibile a parlare con intima partecipazione di questa gioia, e annunciai con entusiasmo questa lieta notizia al popolo. Ero pronto a soffrire per essa, come sono pronto oggi e sempre.
Si tratta di una verità, che non ci permette di tacere o di non parlarne: si deve offrire la testimonianza per tale verità. E sono felice se ho potuto in qualche modo offrire finora una testimonianza con la mia vita e nella mia vita, e ne sono riconoscente al Signore.

P. Jozo. - L'Inizio è stato per me molto difficile. Ero giunto a Medjugorje Otto mesi prima, da una parrocchia più grande. I superiori della Chiesa mi avevano detto che per perentoria richiesta dell’autorità esterna alla Chiesa io dovevo essere trasferito. Dava fastidio la mia attività sacerdotale tra i giovani. Quando venni a sapere delle apparizioni, la mia prima impressione fu questa, che i nemici della Chiesa avevano organizzato una trama, una messa in scena, per scoraggiare e annientare la mia attività nella Chiesa, specialmente tra i giovani. E pensavo che il loro disegno fosse quello di portare avanti questi eventi e questa macchinazione per una quindicina di giorni, quanti ne potevano bastare per rovinare e portare fuori strada la gioventù.
Per diversi giorni sono stato sotto questa impressione; ho cercato di interrogare spesso i ragazzi, per coglierli in fallo o in un ... “corto circuito”, per appurare se c’era qualche cosa di vero o di fittizio. Un’altra cosa che mi impressionava ancora di più era il fatto che, nonostante questi presunti eventi e nonostante la fiumana di gente che accorreva, la Polizia di Stato non interveniva, ma taceva, e se ne stette in disparte per molti giorni. Era, secondo me, una situazione abbastanza strana, che creava molte ambiguità.
Un terzo motivo che mi faceva trepidare, era la circostanza che due ragazze del numero dei cosiddetti “veggenti”, cioè Mirjana e Ivanka, risiedevano in città, rispettivamente a Sarajevo e a Mostar. Con loro non mi ero ancora mai incontrato. Il mio timore era che, stando in città, dove circola la droga e dove operano gli spacciatori, le due ragazze fossero entrate in contatto con quell’ambiente e che tentassero di trapiantarlo in paese. Il problema mi interessava molto, anche perché in quel periodo stavo pensando di scrivere sul medesimo alcuni articoli nella nostra rivista religiosa (oggi: Sveta bastina), dove tenevo una pagina sui problemi della famiglia. Ho quindi interrogato a lungo i ragazzi, registrando tutto, e mi sono alla fine convinto che questo elemento era completamente estraneo ai fatti.
I ragazzi venivano di giorno in giorno sempre più da me, dopo le “apparizioni”, ed io potevo così parlare con ciascuno di loro a quattrocchi. La loro serenità, la loro gioia erano in stridente contrasto con la mia tristezza interiore, perché non mi rendevo conto se i fatti erano opera di Dio o del demonio, se la Madonna veramente appariva o no.

Mi turbava il comportamento delle masse che accorrevano da ogni parte: di tutti quei “curiosi” che salivano sul monte, non ho mai notato che qualcuno varcasse la soglia della chiesa per trattenervisi in preghiera o in adorazione. Il dubbio forte che mi assaliva era questo: questa gente che sale lassù sul monte, se veramente cerca Dio, perché non lo cerca dove realmente sta, nell’Eucarestia? Se questi eventi sono opera di Dio, perché Dio non ispira questa gente a cercarlo dove veramente si trova? Perché cercarlo sul monte anziché in chiesa? Mi impressionava molto il fatto che questa gente non veniva in chiesa, che nessuno chiedeva di confessarsi. Non vedevo i frutti di questa curiosità, di questo continuo afflusso. Ero molto triste e non riuscivo a pregare con devozione.

Ho cercato di convincere i sacerdoti della parrocchia a pregare perché Dio ci illuminasse. Forse sono stato anche troppo severo con loro: li ho duramente rimproverati, perché avevo notato che si erano armati di apparecchi fotografici e di macchine da ripresa, e tutti, anziché venire in chiesa a pregare, salivano sul monte a fare riprese e fotografie.

Era domenica quella mattina, lo ricordo bene. Noi abbiamo celebrato la Messa, il miracolo dei miracoli, perché nel corso di essa Cristo si incarna nelle nostre mani; e invece la gente e i sacerdoti stessi andavano piuttosto lassù a curiosare e a fare fotografie!
La gente e i sacerdoti chiedevano il mio parere. A dire il vero, io non sentivo il bisogno o il desiderio di salire sui monte. Non ne avevo proprio voglia, ne mai ci sono andato fino al giorno in cui fui messo in carcere (17 agosto 1981).
Ogni giorno andavo in chiesa e pregavo il Signore di essere illuminato. Mi sembrava veramente che questa gente si trovava di fronte ad un mondo vuoto.
Dalla gente non ho avuto nessun incentivo o argomento per aderire o meno ai fatti, ma chiedevo soltanto a Dio di aiutarmi; e Lui mi ha aiutato, facendomi fare un primo passo di apertura verso i fatti. Mi diede un segno molto forte e la fede.
Stavo in chiesa a pregare. Non sognai, come Giuseppe (cf Mt 1,20; 2,13), ma sentii una voce molto forte, esterna a me, che mi disse: “Presto, esci di chiesa, salva i ragazzi!”. Mi mossi in fretta verso la porta centrale; aprii, feci il mio primo passo verso l’esterno, e mentre tenevo il piede sinistro sollevato per fare il secondo passo e con la mano destra reggevo la maniglia, in quello stesso istante dalla parte sinistra giunsero di corsa i ragazzi, pieni di paura, mi si avvinghiarono addosso e mi dissero: ‘Salvaci, la Polizia ci sta inseguendo!”. Li feci andare in fretta nella casa parrocchiale, dove rimasero nascosti finché la Polizia di dileguò.
Dopo che Dio mi diede il segno e la fede, riascoltai tutte le registrazioni che avevo fatto. Mi apparvero totalmente diverse. Capii che le parole dei ragazzi avevano tutto un altro significato, in ogni parola trovavo una profondità che prima non vedevo. Compresi che era come quando leggiamo il Vangelo con il cuore vuoto o con la fede. E’ tutta un’altra dimensione. E così quelle registrazioni e tutte le parole dei ragazzi mi fecero un’altra impressione, mi apparvero piene di ricchezza, di cui prima sembravano prive.
Quanto vi ho detto potrà bastare per informarvi un po’ sugli inizi.

COME LA GENTE E’ PASSATA DALLA CURIOSITA’ ALLA FEDE

Preferisci adesso dire qualche cosa di questa Voce celeste, che è stata indirizzata non a noi soltanto, che viviamo qui, ma a tutto il mondo.

B. - Quando hai acquisito la persuasione che si trattava di Voce celeste e che era rivolta a tutti?

J. - Dopo quel segno, subito mi resi conto che si trattava di un annuncio dato a tutti, annuncio che bisognava tradurre nella vita pratica.

B. - Da quanto tu sai, la gente si rese conto subito che si trattava di intervento di Dio, oppure ebbe difficoltà a convincersi?

J. - La gente, quando si accorse che io, non con leggerezza ma in base a segni ed esperienze forti, mi ero convinto dell’origine soprannaturale dei fatti e dei messaggi, si sentì rafforzata nel suo convincimento e fu felice di avermi dalla sua parte.

Mi accorsi che, dopo che si verificarono dei segni forti, anche i giornali cominciarono ad occuparsi dei fenomeni, più che altro come difatti sensazionali. Tra l’altro, fotografarono un uomo guarito dalla cecità e dalla lebbra. Ciò contribuì a far conoscere i fatti, ma anche a creare nuova curiosità. Vennero in molti, anche dall’estero; ma in loro predominava non la fede, ma la curiosità e la ricerca del sensazionale. Anzi io sono persuaso che questi segni, da soli, non sono in grado di portare gli uomini ad un approfondimento della fede e della preghiera. Per liberarci da questa vuota curiosità e arrivare alla fede, io annunciavo alla gente la presenza di Dio e della Madonna, e la gente ne era contenta. Però chiedevamo a Dio anche la forza di liberarci dalla curiosità. E un giorno la Madonna ci disse che questa curiosità e questa tentazione potevamo superarle soltanto con la preghiera e con il digiuno.
Era un mercoledì. C’era stata la Messa vespertina. Parlai quella sera della nostra fede, che deve passare attraverso un deserto di prove, che deve superare lo stato di stupore di fronte ai segni, per arrivare invece ad una persuasione interiore e vissuta. Annunciai alla gente che la Madonna ci chiedeva di superare questo male attraverso il digiuno. Chiesi pertanto ai presenti: “Siete disposti ad accettare un digiuno totale, per i tre giorni successivi, cioè giovedì, venerdì e sabato, e accettarlo volentieri, con gioia, con serenità e con entusiasmo, o tutt’al più, se qualcuno avesse proprio bisogno di prendere qualcosa, di prendere soltanto un po’ di acqua e un po’ di pane?”. Tutta la gente rispose all’unisono e con un boato: “Si, lo vogliamo!”. Mi sembrò per un istante che la chiesa stesse per crollare, tanto era stato forte e concorde il loro “sì”! Iniziarono il digiuno tutta la parrocchia e tutto il circondano. Non mangiarono nulla. Nelle stesse mense aziendali di Ljubuski, di Citluk e di Mostar i lavoratori non presero cibo. La gente di altre religioni fu presa da timore.
Dopo questo grande digiuno, ebbi la netta sensazione che una pioggia di grazie si era riversata su di noi e sugli altri luoghi dove si era digiunato. Notai che le persone si erano cambiate, e all’improvviso — venuti in chiesa — tutti espressero il desiderio di confessarsi. In chiesa c’erano molti sacerdoti: anche se in borghese, li riconobbi e li pregai di mettersi a disposizione per confessare la gente. Dovunque c’era un telefono, telefonai ai sacerdoti divenire per aiutarci. Si riunì così un centinaio di sacerdoti. Annunciai una grande liturgia penitenziale. Essa si svolse con fede, sincerità, commozione e con decisa volontà di conversione.

PER ACCOGLIERE IL DONO DI MEDJUGORJE, E’ NECESSARIA LA FEDE

B. - Voi, per credere, avete avuto dei segni. Pensi tu che anche per noi siano necessari dei segni per credere, o ci basti la vostra testimonianza e la vostra vita totalmente rinnovata?

J. - Ricercare segni visibili e tangibili, alla maniera di S. Tommaso, non la ritengo una via praticabile per giungere alla fede. Gesù ha rimproverato questa ricerca (cf. 0v 20,29).
I segni eccitano e turbano le persone. E’ vero: chi ha già ricevuto il dono della fede, in presenza ditali segni gioisce ed esclama: “Grande è il nostro Dio!”. Ma i segni possono anche provocare paura, e la paura non è fede. Per me è importante questo: io guardo la fede come un dono, come anche la preghiera la vedo come un dono. La fede è un dono dato agli uomini, ma spesso è un dono non ancora sviluppato, è una potenzialità che deve essere sviluppata dall’uomo.
Essa si deve trasmettere e sviluppare come si trasmette e si sviluppa il dono della parola: nell’ambito della famiglia, della comunità, con la collaborazione di tutti. Perciò ritengo che la famiglia, la piccola Chiesa locale, la Chiesa universale stessa, come comunità, devono conservare e proteggere la loro fisionomia, la loro identità, per essere in grado di svegliare, sviluppare, portare a maturazione i doni. Non siamo noi a dare i doni; a noi compete farli germogliare e crescere. La Chiesa non crea, non moltiplica il pane; essa soltanto lo distribuisce. E’ Gesù che lo dà (cf. Mc 6,41; 8, 6-7).

IL SEGNO PIU CONVINCENTE DELLA PRESENZA DI DIO A MEDJUGORJE CI E’ DATO DALLA CHIESA, DA QUESTA CHIESA

B. - Ma la Chiesa, nel caso di Medjugorje, per riconoscerne la provenienza soprannaturale, per poter recepire e trasmettere il suo messaggio, ha bisogno di segni. Non parlo di noi, come singoli, ma della Chiesa come tale.

J. - Noi abbiamo ricevuto vari segni, segni della presenza divina. Gesù aveva detto: “Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi” (Gv 14,12; cf. Mt 21,21). Queste opere, questi segni devono accompagnare la Chiesa (cf. Mc 16, 17.20). Essi ci dicono che Gesù è in mezzo a noi. In tal modo, noi diventiamo punto di riferimento e di orientamento per gli uomini, come lo fu per Mosè il roveto ardente nel deserto (cf. Es 3, 2-5). La Chiesa deve dare questi segni, con i quali attrarre a sé gli uomini, perché conoscano il “mistero” che è lei stessa, e ascoltino Dio che parla in essa e per mezzo di essa. La Chiesa deve essere luce posta sul monte per illuminare il mondo, e con la sua testimonianza deve significare agli uomini che Dio è in essa.

COME REALIZZARE IL RINNOVAMENTO VOLUTO DALLA MADONNA

Questo rinnovamento è oggi offerto a tutti: tutti siamo chiamati adesso a vivere a Medjugorje, a vivere la propria fede, a vivere la grazia che Dio ci sta donando per mezzo di sua Madre, Mediatrice di tutte le grazie. Molte grazie noi le avevamo perdute come individui e come comunità nella Chiesa, e anche le comunità religiose e i sacerdoti e i Vescovi. Avevamo perduti molti doni, molte grazie, che sono necessarie perché la Chiesa adempia alla sua missione. Neppure per un istante la Chiesa può permettersi di diventare vedova, donna che non sia in grado di concepire e di generare, come Sana. Quando essa è toccata dalla grazia dello Spirito Santo e quando Egli la riempie della sua grazia, essa deve generare. Noi invece avevamo cessato di generare di portare frutti per questo mondo, frutti che rimangano (cf. Gv 15,16), che trasformino il mondo intero. Perciò Dio ha voluto farci tornare tutti, renderci capaci di dare testimonianza a questo mondo, di nutrire questo mondo, nutrirlo non con la paura, bensì con la sicurezza, la quale allontani la paura. Dobbiamo nutrire questo mondo anche quando si trova nell’ansia, quando trema dalla paura e dall’angoscia per le guerre, per il male che c’è nel mondo; noi dobbiamo diventare pace, perché abbiamo dimenticato di essere pace.
Noi siamo più importanti degli uomini politici di questo mondo, di coloro che comandano e credono di reggere le sorti del mondo; ma non è vero:
è Dio che regge i destini del mondo; è Maria colei che li regge, quale Regina dell’universo.
Ed essa ci dice: “Se pregherete, se crederete, se vi aprirete alla parola di mio Figlio, voi diventerete sua ‘madre’“. Ricordiamoci delle parole di Gesù: “Chi è mia Madre? E’ colui che ascolta la mia parola e vive secondo la medesima”. “E lo siete proprio voi”, diceva Gesù a quelli che lo ascoltavano (Mc 3,31-34).
Vedete. Gli uomini, oggi, hanno bisogno di Gesù, perché hanno bisogno della pace. Oggi tutto il mondo ha bisogno di Gesù, perché ha bisogno di amore. Oggi tutto il mondo ha bisogno della Chiesa, perché ha bisogno di Dio. E’ necessario quindi che noi ne siamo consapevoli, e che tale responsabilità cresca in noi. La responsabilità cresce in coloro che si rinnovano, che rinnovano il loro cuore e il loro spirito proprio a Medjugorje.
E se io ora dovessi dare un consiglio, quale potrebbe essere? Eccolo: rinnoviamo la Chiesa rinnovando noi stessi; salviamo questo mondo, che ci tende la mano e chiede il pane della salvezza. Diamoglielo. Esso si moltiplicherà nelle nostre mani, come avvenne un giorno sul monte, quando Gesù sfamò una grande moltitudine, dicendo agli apostoli: “prendete e distribuite voi, date da mangiare a questa gente”. E lui benediceva, Lui moltiplicava! Oggi Dio vuole che noi distribuiamo ciò che Lui moltiplica. Questi doni sono portati dal Cielo per mezzo di Maria.

PUNTI FERMI DEL NOSTRO RINNOVAMENTO:EUCARESTIA E BIBBIA

Dio quindi desidera nella sua Chiesa, in ciascuno di noi, risvegliare questi doni per mezzo di Maria. Ci siamo addormentati. Essa è entrata nel dormitorio del nostro mondo e della Chiesa, e ci ha detto: “Figli, è ormai tempo di risvegliarsi dal sonno; alzatevi” (Rm 13,11). Ella desidera rendere viva la nostra fede, perché Dio è vivo, è persona, parla. Nell’incontro col Dio vivo, l’uomo non può rimanere silenzioso; nell’incontro con Dio e con la sua grazia, l’uomo non può rimanere soltanto un intellettuale che cerca di indovinare che Dio esiste, che dice questo o quello. L’uomo deve dire: “Io l’ho visto, egli esiste; io l’ho incontrato”. Vedete, si tratta di testimoni che hanno veduto, come dice Gesù:
“Andate e narrate a tutti ciò che avete visto, ciò che avete udito, ciò che avete incontrato, ciò che avete palpato, con chi vi siete incontrati, ciò che avete vissuto e visto coi propri occhi come si vive. Andate, siate miei testimoni” (Mt 11,4; 1 Gv 1,1-2; Lc 24,48; At 1,8).
L’uomo non può trasformare la propria vita in falsità; solo ciò che ha visto. Perciò la Chiesa deve vedere, noi cristiani dobbiamo vedere e riconoscere e incontrarci con Dio nell’Eucarestia. Per questo Maria negli ultimi tempi continua ad invitarci a vivere la Messa, a vivere l’Eucarestia. Bisogna vivere dell’altare. L’altare è la nostra radice. Esso è fondamento e fonte dell’unità della Chiesa. E’ quindi necessario partecipare alla S, Messa in tal modo da poter dire: “Questo è il mio sacrificio, il sacrificio della mia salvezza; esso è grazia e primavera della mia Chiesa; è mi crescita e offerta di segno per tutto il mondo. Pio mi rende idoneo a diventare fertile, portatore di frutti, unito a tutti come sono uniti il Padre e il Figlio”. In questa unità, ci dice Gesù, chi mangia me, vive per me, come il tralcio è la vite.
Questa coscienza deve essere presente nella Chiesa: “Il mio Dio è la vite, Egli è la nostra radice”. Perciò Maria dice: “Vivete dell’Eucarestia”.
Maria inoltre ci invita a vivere radicati nella Bibbia, parola di Gesù, parola di Dio. Dio ha parlato e parla alla sua comunità. Ma questa nostra vita ha cessato di vivere con la sua forza viviente, il nostro cuore e la nostra anima sono andati in letargo. Perché?Perché non abbiamo aperto con fede la Bibbia. Bisogna vivere con la Bibbia, ci dice la Madonna.
Questa vita ci viene attraverso la preghiera.
Questi due valori della nostra fede e della nostra Chiesa sono custoditi nella Chiesa, ma noi viviamo come se non ci fossero. Maria è venuta per risvegliarci e per renderci cristiani consapevoli.

IL RINNOVAMENTO PASSA ATTRAVERSO I SACRAMENTI SPECIALMENTE QUELLO DELLA CONFESSIONE

A. - Mi interessa approfondire l’atteggiamento nuovo che dobbiamo avere di fronte al sacramento della Riconciliazione, cioè non più la solita confessione, ma andare al di là, per capire come fare questo cammino di conversione che ci conduce ad un intimo rapporto con Dio.

J. Tutte le realtà, tutti i sacramenti, tutte le grazie che abbiamo perso o dimenticato nella vita pratica cristiana, Dio — tramite la Madonna — ce li vuole dare ad un nuovo prezzo. Noi, come cristiani, diciamo sempre che, siamo cristiani, ma non abbiamo dato frutti: siamo come quella pianta di fico, che era nella vigna, e che non dava frutti (Lc 13,5-8). Il rinnovamento, il cambiamento comincia là dove noi facciamo il primo passo per la nostra conversione. Il figliol prodigo, che era andato lontano dalla casa paterna, disse: “Voglio ritornare a casa del padre mio” (Lc 15,18). Quando noi ci troviamo nella disposizione di dire questa parola e di realizzarla effettivamente, in quel momento comincia a prodursi in noi una novità, inizia la nostra conversione. E questo incontro con il Padre si sviluppa, cresce nei sacramenti, per esempio nel sacramento della Confessione. La Madonna ha più volte detto: “Confessatevi, confessatevi”. Ma confessarci significa per noi trasformarci, aprire il nostro cuore per ricevere la pace, perché io debbo essere lo strumento della pace, la Chiesa è strumento della pace; e tutti noi, come rami di una pianta, dobbiamo non solo essere segni della pace, ma strumenti della pace. Allora, mediante questo sacramento della Confessione cresce in me una grazia, che è impossibile ricevere in altra sede. Il Signore ci ha dato queste fonti per la nostra crescita, per il nostro cammino. Come gente in cammino, dobbiamo servirci di questi mezzi, servirci praticamente di essi. Come nelle nostre giornate noi abbiamo un orario ed un piano di vita, così anche nella nostra vita cristiana noi dobbiamo avere una regola di condotta. Come il mio corpo ha bisogno di riposo, come la terra ha bisogno e cerca l’acqua, coal anche la mia fede, la mia anima ha bisogno delle fonti della grazia. E queste fonti sono accessibili, perché noi sappiamo dove stanno,dove sono state lasciate in custodia dal Signore per noi, per la sua Chiesa.

A. - E’ vero. Man man che si va avanti, di fronte alla grandezza e alla bontà del Signore, di fronte a questi doni che ci ha elargiti, ci si accorge della nostra povertà.

J. - Noi non dobbiamo mai avere paura. Davanti a Dio, noi siamo importanti, anzi importantissimi, perché Dio offre la sua salvezza a tutti gli uomini. Se noi ci rendiamo disponibili al Signore, Egli opera, fa miracoli, fa segni che accompagnano la Chiesa, testimoniano che la Chiesa è viva; i segni che avvengono qui, dicono che la Chiesa qui è viva.
Possiamo ancora fermare la nostra attenzione sul sacramento della Confessione, che ci dà una nuova vita. Che senso ha il dire: “Il sacramento della Confessione mi riesce difficile a praticano”? Noi non ci accorgiamo della grazia che sta in questo sacramento, non vediamo ciò che fa il Signore in esso. Siamo come Bartimeo, il cieco, che era vicino alla strada dove passava Gesù. Sapeva solo gridare: “Signore, Figlio di David, abbi pietà di me”. Molte volte noi ci incontreremo con Gesù, ma siamo come quel cieco: non vediamo che Gesù sta nel sacramento, perché tutti i sacramenti sono misteri. Noi non vediamo come sia possibile entrare in questo mistero, e come esso sia inesauribile perché è un dono divino dove c’è Dio.
In tutte le mie prediche, che faccio alla gente, io queste cose le dico, e non perché le debba dire, ma perché debbo testimoniare che nei sacramenti noi incontriamo Gesù.

NON E’ POSSIBILE VENIRE A MEDJUGORJE E RESTARE COME PRIMA

Così, per Medjugorje, tutti noi dobbiamo dire chi è con noi a Medjugorje. Ognuno ha il compito di dare la sua testimonianza. Non è possibile venire a Medjugorje, e restare come prima. Molti hanno incontrato Gesù in Galilea e a Gerusalemme, ed hanno detto: “Ma costui parla come mai nessuno finora”. Eppure sono rimasti come erano prima. A Medjugorje la Madonna è venuta come nostra Mamma non per darci delle informazioni, ma è venuta per restare con noi. Noi non dobbiamo ritornare a casa per fare della propaganda in favore di Medjugorje, ma come testimoni, come depositari di una testimonianza, per dire cioè che la Madonna a Medjugorje offre, dona qualcosa, e che noi abbiamo accolto questi doni. Venire quindi a Medjugorje significa prendere un compito, dare la testimonianza che io ho ascoltato, ho accolto, ho tradotto nella mia vita.
Dobbiamo infatti ricordare che quando Dio parla, la sua non è soltanto una parola, perché questa è sempre accompagnata dalla grazia. Dio non ci dà soltanto una dottrina, ci dà una vita, ci dà Se Stesso. Il nostro atteggiamento quindi non è soltanto di ascolto, ma di apertura alla grazia e alla persona del Signore.

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