Maria a Medjugorje Messaggio del 25 aprile 2011:Cari figli, come la natura dà i colori più belli dell'anno, così anch'io vi invito a testimoniare con la vostra vita e ad aiutare gli altri ad avvicinarsi al mio Cuore Immacolato perché la fiamma dell'amore verso l'Altissimo germogli nei loro cuori. Io sono con voi e prego incessantemente per voi perché la vostra vita sia il riflesso del paradiso qui sulla terra. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Perché Medjugorje?




Non vi e dubbio che quel 24 giugno del 1981 quando sono iniziate le apparizioni della Madonna nel piccolo villaggio di Medjugorje, nessuno poteva immaginare che, vent’anni dopo, quella meravigliosa avventura, allora iniziata fra mille difficoltà in un Paese comunista, fosse ancora in pieno svolgimento, in un quadro mondiale profondamente cambiato e con prospettive sul terzo millennio piene di speranze, ma anche di inquietanti interrogativi.

Stilare un bilancio di un evento che, nel frattempo, continua ad avere una risonanza mondiale e una positiva influenza nella vita della Chiesa, non è possibile neppure in forma approssimativa. Lo stesso pontificato di Giovanni Paolo II non sarebbe comprensibile, in chiave soprannaturale, senza riferirlo alla Regina della pace, che si è affiancata a lui nello svolgimento di un servizio pontificale unico e irripetibile nella storia bimillenaria del cristianesimo. Tuttavia, a due decenni di distanza, è opportuno soffermarsi a meditare, affinché una delle vicende spirituali più importanti della nostra epoca, sia per il mondo come per la Chiesa, non passi senza che ne venga accolta la ricchezza di grazia di cui abbiamo estremamente bisogno.

«Voi non ci fate caso!», era il rimprovero della Madonna a La Salette. E se fosse vero, come decine di milioni di persone lo credono per intima esperienza personale, che la Madonna da così tanto tempo appare Ogni giorno a Medjugorje facendosi maestra di fede e di vita a un intera generazione, potremmo affermare di aver approfittato di una grazia così grande?

Lasciamo che i sapienti e gli intelligenti di questo mondo si trastullino con le loro teorie sul presente e sul futuro dell’umanità. Noi ci rivolgiamo ai piccoli e agli umili di cuore, specialmente a quelli che san no poco o nulla di Medjugorje, invitandoli a prestare attenzione a un evento che non cessa dì stupire e di affascinare tutti coloro che l’hanno visto e toccato da vicino.

È un avvenimento unico e irripetibile
Nella storia delle apparizioni mariane di tutti i tempi, quelle di Medjugorje rappresentano per molti aspetti una assoluta novità. Mai, infatti, la Madonna in passato era apparsa così a lungo e a un gruppo così nume roso di ragazzi, facendosi, con i suoi messaggi, maestra di vita spirituale e di santità per un’intera generazione. Mai era accaduto che una parrocchia venisse presa per mano nel cammino del risveglio della fede, fino a coinvolgere, in questa esaltante vicenda spirituale, un numero incalcolabile di fedeli di tutti i continenti, compresi migliaia di sacerdoti e decine di vescovi. Mai il mondo aveva, attraverso le onde dell’etere e gli altri mezzi di comunicazione sociale, sentito così accorato, così puntuale e così vivo, l’invito celeste alla penitenza e alla conversione. Mai Dio, inviando ogni giorno la sua ancella, che ci ha donato come Madre, si era chinato con così grande misericordia sulle piaghe di un’umanità al bivio davanti alle strade della vita e della morte.

Qualcuno, anche fra i devoti della Madonna, ha storto il naso per la indubbia novità del fenomeno costituito da Medjugorje. «Perché mai in un Paese comunista?», ci si chiedeva all’inizio, quando la bipartizione del mondo appariva solida e immutabile. Ma quando il muro di Berlino crollò e il comunismo ricevette lo sfratto dall’Europa, Russia compresa, allora l’interrogativo ricevette da solo la più esauriente delle risposte. D’altra parte il Papa non parlava anch’egli una lingua slava come la Regina della pace?

E perché mai quelle lacrime accorate di Maria, mentre supplicava già il terzo giorno delle apparizioni (26 giugno 1981), «Pace, pace. pace!»? Perché l’invito alla preghiera e al digiuno per evitare le guerre? Non era forse quello il tempo della distensione, del dialogo e del disarmo? Non c’era forse la pace nel mondo, sia pure fondata sui precari equilibri delle due superpotenze? Chi poteva pensare che esattamente dieci anni dopo, il 26 giugno 1991, scoppiava quella guerra nei Balcani che ha dilaniato l’Europa per un decennio, minacciando di condurre il mondo verso la catastrofe nucleare?

Non è mancato chi, anche all’interno della comunità ecclesiale, ha bollato la Madonna col nomignolo di «chiacchierina», con malcelato disprezzo per i messaggi che con sublime sapienza e infinito amore la Regina della pace non ha cessato di donarci nell’arco di vent’anni. Tutta via il libretto dei messaggi costituisce oggi, per chi lo legga con la necessaria purezza e semplicità d’animo, uno dei più elevati commenti al Vangelo che mai siano stati composti, e alimenta la fede e il cammino di santità del Popolo di Dio più di tanti libri partoriti da una scienza teologica che non dì rado è incapace di nutrire il cuore.

Certo, apparire ogni giorno per vent’anni a dei ragazzi che oggi so no uomini e donne maturi, e dare messaggi che sono un magistero quotidiano per un’ intera generazione è qualcosa di inedito e di eccezionale. Ma, non è forse vero che la grazia sorprende e che Dio opera con libertà sovrana secondo la sua sapienza e per venire incontro alle nostre reali necessità, e non secondo i nostri schemi precostituiti? Chi potrebbe dire, a vent’anni di distanza, che la grazia di Medjugorje non sia stata di grande beneficio, non solo per una moltitudine di anime, ma per la Chiesa stessa?

È un evento ecclesiale
Noi potremmo descrivere all’infinito le meraviglie di grazia di Medjugorje, però alla fine qualsiasi cattolico ben formato si chiederebbe: ma qual è l’atteggiamento della Chiesa? Domanda che mi sono fatto anch’io fin dall’inizio, quando mi recai a Medjugorje nel 1985 e per prima cosa mi recai a far visita al vescovo di allora, mons. Zanic. Egli mi disse con molta correttezza che io ero libero di credere o dì non credere, ma che avrei sempre dovuto attenermi alle disposizioni ufficiali della competente autorità ecclesiastica. Cosa che non ho mai avuto difficoltà ad accettare. Non è mio compito ora entrare qui nei particolari delle disposizioni ecclesiastiche, che comunque lasciano libertà ai fedeli e vigilano su tutto il complesso fenomeno. D’altra parte la Santa Sede, anche con interventi di carattere ufficiale, ha manifestato in diverse occasioni la volontà di riservare alla sua competenza le valutazioni e le decisioni inappellabili in merito. Non bisogna dimenticare che la novità e la complessità dei fatti di Medjugorje, rispetto alle apparizioni del passato, hanno posto la Chiesa di fronte a problemi di discernimento che esigono dosi supplementari di prudenza e di consiglio. Si tratta di avvenimenti in piena evoluzione e tutto ciò che la Chiesa per ora può offrire è un accompagnamento pastorale e non un giudizio definitivo.

Mi preme invece sottolineare come le apparizioni di Medjugorje, diversamente da tante altre nel passato, si collochino non a fianco, ma nel cuore stesso della Chiesa, in quanto la scelta di Maria è caduta su una parrocchia, all’interno della quale ha scelto dei ragazzi come messaggeri della sua volontà. La scelta di una parrocchia, della quale la Madonna stessa si fa madre e maestra del cammino spirituale, è la grande novità delle apparizioni di Medjugorje, che diventano così fin dall’inizio un evento ecclesiale a tutti gli effetti.

E come se la Regina della pace, nel suo progetto di rinnovare e sostenere spiritualmente la Chiesa, abbia preso sotto la sua personale responsabilità quella piccola porzione di Chiesa che è la parrocchia, in tendendo per essa il confluire di tutte le realtà vive che costituiscono una comunità cristiana concreta. Basta prendere in mano il libretto dei messaggi per comprendere questa chiara intenzione della Madonna, la qua le non si rivolge ai veggenti, ma, attraverso di loro, ai parrocchiani, guidandoli nella vita spirituale, liturgica e pastorale.

Anche quando confluiranno pellegrini da ogni parte del mondo, la Regina della pace tiene a precisare che i messaggi li dà in primo luogo ai parrocchiani e poi a tutti gli altri. Sia ben chiaro, Medjugorje non è certo, almeno all’inizio, una parrocchia migliore di tante altre. Ma la Madonna vuole incominciare da una situazione di povertà spirituale comune a tante parrocchie della cristianità, per guidare i fedeli verso un cammino di fede e di conversione. In questo modo, dice, quelli che verranno dalle altre parti del mondo potranno anch’essi mettersi sulla medesima via.

Il piano di Maria va al cuore della Chiesa. Non è un caso che tutto il villaggio di Medjugorje, nonostante le intimidazioni, le interferenze e persino le persecuzioni degli anni del comunismo, risponda con fede e con generosità alla grazia delle apparizioni. Ciò che a esempio non avvenuto a Lourdes e tanto meno a Fatima. Colpisce ancora di più l’adesione dei responsabili della parrocchia, retta dai frati francescani, generosamente coadiuvati dalle suore, i quali, dal primo parroco, il padre Jozo, finito in carcere per aver testimoniato la sua fede nelle apparizioni, agli attuali responsabili, si sono fatti diligenti servitori della Regina del la pace nel condurre la parrocchia secondo le sue direttive.

È dunque da una istituzione ecclesiale ufficiale, qual è la parrocchia, il cui parroco è nominato dal vescovo, che la Madre di Dio ha incominciato a svolgere il suo compito materno nei confronti di tutta la Chiesa. I pellegrini che vanno a Medjugorje, si recano in una parrocchia dove trovano una chiesa, con le sante Messe, i confessionali, e innumerevoli sacerdoti, provenienti da ogni parte del mondo, che celebrano e confessano, rinnovando nel frattempo sé stessi. Da questa parrocchia il risveglio della fede, della preghiera e della vita cristiana, si diffonde nell’intero corpo ecclesiale, al quale infonde un nuovo vigore e una nuova vi ta per poter affrontare i tempi difficili del combattimento spirituale e della testimonianza.

Medjugorje e il pontificato di Giovanni Paolo II
Il significato ecclesiale di Medjugorje acquista un rilievo ancora maggiore alla luce del pontificato di Giovanni Paolo II, che ha una connotazione mariana, come mai era avvenuto prima nella storia della Chiesa. L’attentato, di cui il Santo Padre è stato vittima proprio il 13 maggio del 1981, lega in modo particolare la sua persona a Fatima. Il gesto, da lui compiuto, di recarsi in pellegrinaggio alla Cova da Iria per consegnare alla Madonna il proiettile dal quale era stato colpito, sta a indicare la convinzione del Pontefice di essere stato salvato dall’intervento materno di Maria. In un certo senso si potrebbe affermare che, avendo la Ma donna ottenuto da Dio la salvezza del Santo Padre, il pontificato, a partire dal quel 13 maggio, fu più che mai posto sotto la luce e la guida del la Madre di Dio e della Chiesa.

Ma è proprio il mese successivo all’attentato, il 24 giugno 1981, festa di san Giovanni Battista, che iniziano le apparizioni della Regina della pace a Medjugorje. Da allora è come se la Santa Vergine abbia accompagnato l’infaticabile azione apostolica del Successore di Pietro, chiamando alla conversione gli uomini smarriti lungo le vie del male, risvegliando la fede vacillante di molti cristiani e conducendoli, con infinita pazienza, al cuore stesso dell’esperienza cristiana, mediante la preghiera e la pratica dei sacramenti. Persino alcune delle iniziative pastorali più riuscite di questo pontificato, come la giornata mondiale della gioventù e quella delle famiglie, hanno ricevuto un’ispirazione e un impulso straordinari proprio da Medjugorje.

E tuttavia la stessa Regina della pace, in un messaggio del 25 agosto 1991, a legare Medjugorje a Fatima. La Madonna chiede il nostro aiuto perché si realizzi tutto ciò che lei desidera realizzare secondo i segreti iniziati a Fatima Si tratta della conversione del mondo a Dio, della pace divina che ne verrà come conseguenza e della salvezza eterna delle anime. La Madre di Dio chiude il messaggio esortandoci a comprende re l’importanza della sua venuta e la serietà della situazione. Quindi conclude: «Voglio salvare tutte le anime e offrirle a Dio. Perciò, preghiamo, perché tutto quello che ho incominci si realizzi completamente».

Con questo messaggio la Vergine abbraccia l’ultimo secolo del secondo millennio. Tempo di tenebra e di guerre fratricide, di persecuzioni e di martirio, sul quale però Maria apre le sue braccia materne. Giovanni Paolo II si inserisce in questo progetto come il Papa di Maria. E il realizzatore per eccellenza del progetto mariano. La stessa caduta del comunismo e la conseguente libertà religiosa nei Paesi dell’Est europeo, della Russia in particolare, sarebbero incomprensibili senza la sua azione coraggiosa e la forza morale che si sprigiona dalla sua figura. A Fatima la Madonna aveva preannunciato il trionfo del suo Cuore immacolato, al termine di un lungo tempo di errori e di guerre. Possiamo dire che questo si stia realizzando? Non è facile leggere i segni dei tempi. Tuttavia è mirabile constatare che, con l’inizio del terzo millennio, è verso questo obiettivo che la Regina della pace rivolge il nostro sguardo, chiedendo il nostro aiuto. Lei afferma che è impaziente che si realizzi il mondo nuovo della pace e che l’umanità possa presto godere di un tempo di primavera. Ma proprio perché si concretizzi questa meravigliosa utopia, Giovanni Paolo TI ha consacrato il nuovo millennio a Maria, perché gli uomini, giunti al bivio della loro storia, scelgano la via della vita e non della morte, la via della pace e non della distruzione.

Ci poteva essere una più singolare convergenza di obiettivi fra la Madre della Chiesa e il Successore di Pietro? Giovanni Paolo II ha con dotto la Chiesa alla soglia del terzo millennio. Prima però di entrarvi,quel 7 ottobre 2000, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha voluto consacrarla al suo Cuore immacolato. Possiamo dire che sarà il millennio di Maria? Vedranno i nostri figli i fiumi della pace divina inondare la terra? Dipenderà molto dalla nostra risposta in questo tempo di grazia della permanenza della Madre di Dio fra noi.

Tempo di grazia
L’apparizione della Madonna è sempre una grande grazia, che ridonda a beneficio di tutta la Chiesa. Non comprenderemmo però Medjugorje se non cogliessimo l’unicità dell’evento. Mai era accaduto che la Madonna apparisse per così tanto tempo, rivolgendo messaggi per la Chiesa e l’intera umanità. Se pensiamo che le apparizioni di Lourdes e di Fatima abbracciano l’arco di qualche mese, l’originalità irripetibile di Medjugorje appare in tutta la sua evidenza. Per non pochi è proprio la durata di queste apparizioni a sollevare motivi di perplessità. Chi segue gli avvenimenti fin dall’inizio ha però visto dipanarsi in tutta la sua soprannaturale sapienza il piano di Maria. La Madonna stessa, proprio per sottolineare quale grande dono di grazia fosse la sua presenza, ha affermato che è stato Dio a inviarla e che è l’Altissimo a concederle di stare così a lungo con noi. Infatti la sua quotidiana presenza le permette, dice, di sostenerci nelle prove, di insegnarci a pregare e di guidarci nel cammino di santità, in modo tale da essere tutti con lei in Paradiso, che è la meta alla quale dobbiamo tendere.

Dopo i primi tempi di stupore per l’imprevedibile protrarsi delle apparizioni, i pellegrini hanno compreso che si trovavano di fronte a un dono di grazia che nessuna generazione aveva mai avuto prima. La Madonna stessa infatti si era fatta guida e maestra di un’ intera generazione. Chi può contare i fedeli, sparsi in ogni parte del mondo, che hanno in cominciato il loro itinerario spirituale con la Regina della pace e lo stanno portando avanti da così tanto tempo? Gli stessi veggenti allora erano degli adolescenti. Ora sono uomini e donne maturi. Come loro tanti altri hanno avuto la grazia di essere guidati da Maria nel cammino della loro vita, in un tempo decisivo per la fede e il futuro dell’uomo. La Madonna ha più volte sottolineato che stiamo vivendo un tempo di grande grazia, precisando però che noi non ne siamo consapevoli. Si tratta senza dubbio della grazia della sua presenza, che, nei modi e nei tempi che ha assunto a Medjugorje, è unica nei due millenni di storia cristiana. Questa sua presenza quotidiana che conforta, illumina, guida e istruisce, sostenendo la Chiesa in uno dei passaggi più difficili della sua storia, è una grazia che in molti facciamo fatica a comprendere in tutta la sua portata. La Madonna maternamente ci avverte che quando Lei non verrà più, rimpiangeremo l’incommensurabile dono che ci è stato dato e che noi non abbiamo saputo far fruttificare.

Tuttavia non coglieremmo il significato straordinario delle apparizioni di Medjugorje se non le mettessimo in relazione al momento storico in cui viviamo. Una così lunga presenza di Maria non si potrebbe spiegare senza i gravi pericoli che incombono sull’ umanità nell’ ora presente. Il Santo Padre li ha indicati nella preghiera di consacrazione del millennio alla Madonna, quando ha affermato che l’umanità si trova a un bivio, potendo ridurre la terra a un cumulo di macerie oppure trasformarla in un giardino di pace.

Lo sguardo soprannaturale di Maria va alla radice della malattia del mondo moderno, quella che forse ben pochi riescono a vedere e che, se non debellata, finirebbe per compromettere il futuro stesso dell’umanità. Si tratta della volontà dell’uomo contemporaneo di costruire un mondo senza Dio. Questa è la grande tentazione che corre la nostra generazione. Questa è la «massima impostura», a cui allude il Catechismo della Chiesa cattolica (n. 675), che porta gli uomini ad apostatare dalla verità e a glorificare sé stessi al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne. Ebbene, afferma la Regina della pace, senza Dio non c’è né futuro, né salvezza eterna. Da questo mortale pericolo la Madonna vuole salvare, col nostro aiuto, gli uomini del nostro tempo.

Regina della pace e Madre della Chiesa
La Madonna si presenta a Medjugorje come Regina della pace. La sua presenza ha suscitato nelle popolazioni dei Balcani, dove Satana avrebbe soffiato il vento dell’odio, quelle forze di bene che avrebbero impedito lo scatenarsi di un conflitto dalle proporzioni imprevedibili. La realizzazione della pace su tutta la terra, come frutto della conversione e del ritorno dell’uomo a Dio, è l’obiettivo verso cui l’ancella del Signore sta conducendo con infinita pazienza un’umanità che si sta smarrendo fra le tenebre del male.

Tuttavia ciò che più colpisce nelle apparizioni di Medjugorje è l’atteggiamento profondamente materno di Maria. Potremmo dire che in nessun’ altra apparizione la Madre di Dio si manifesta anche come Madre della Chiesa. Ogni suo messaggio incomincia con la celebre espressione: «Cari figli». Chi sono questi figli? Innanzi tutto i parrocchiani ma poi tutto il popolo di Dio e infine l’umanità intera. Non ha forse Gesù, morente in croce, affidato nella persona di Giovanni tutti gli uomini alle cure materne di Maria? Nelle apparizioni di Medjugorje la Madonna si manifesta in primo luogo come madre, che si prende cura del bene spirituale dei suoi figli, in modo particolare della loro salvezza eterna e mostra una grande sollecitudine per i pericoli che l’umanità sta correndo in questo difficile passaggio della storia. Maria a Medjugorje svolge il suo ruolo materno con una sollecitudine straordinaria per il cammino spirituale di ognuno dei suoi figli. Il suo cuore abbraccia in modo particolare la Chiesa e le sue necessità. Invita a pregare per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti e per le vocazioni. Ma soprattutto ha a cuore il risveglio della fede, il ritorno al fervore del la vita cristiana e il cammino di santità che deve impegnare ogni cri stiano, nessuno escluso. Lei afferma che il suo cuore materno gioisce per ognuno di noi che si decide per Dio, mentre versa lacrime di sangue per ogni figlio che si perde nel peccato.

Chi ha seguito fin dall’ inizio le apparizioni di Medjugorje non finirà mai di stupirsi per il modo con cui la Regina della pace svolge il suo compito materno. Nei suoi atteggiamenti c’è autorità regale, che non ammette repliche quando manifesta una volontà precisa. Ma nel medesimo tempo c’è un’infinita umiltà, tanto che in alcune occasioni non esita a «supplicare» la nostra conversione, facendosi mendicante di una decisione che in definitiva è solo per il nostro bene. Ma soprattutto emerge la sua sollecitudine per il progresso spirituale di ognuno. Il suo cuore, afferma, guarda con trepidazione ogni nostro passo sulla via della santità. Come madre consiglia, insegna, corregge, esorta, incoraggia, solleva, pazienta e perdona. Chi potrebbe descrivere le infinite sfumature del cuore materno di Maria che emergono dai messaggi di Medjugorje?

Vi è un punto di contatto fra Lourdes e Medjugorje. A Massabielle la Madonna si è manifestata come l’Immacolata Concezione, appena dopo che il papa Pio IX ne aveva proclamato il dogma di fede. A Medjugorje la Santa Vergine dispiega, come mai era accaduto prima, il suo compito materno nei confronti della Chiesa, dopo che il papa Paolo VI, a conclusione del Concilio, aveva proclamato solennemente Maria Madre di Cristo e Madre della Chiesa. Non vi è dubbio infatti che questa ventennale presenza di Maria fra di noi è una delle manifestazioni più straordinarie del suo cuore di madre.

Primo messaggio: Maria è viva oggi
Il messaggio più importante che emerge dalle apparizioni della Madonna, quando esse sono autentiche, è che Maria è una figura reale, vera mente esistente, anche se in una dimensione che sfugge ai nostri sensi. Per i cristiani la testimonianza dei veggenti è senza dubbio una conferma della fede, che spesso è vacillante e come assopita. Non possiamo dimenticare che, dal momento della Risurrezione di Cristo fino a oggi, le apparizioni di Gesù come quelle di Maria hanno avuto un’influenza importante nella vita della Chiesa, risvegliando la fede e stimolando la vita cristiana. Le apparizioni sono un segno del soprannaturale col qua le Dio, con la sua sapienza e la sua provvidenza, infonde nuovo vigore al popolo di Dio pellegrinante sulla terra. Snobbare le apparizioni o, peggio ancora, disprezzarle, significa misconoscere uno degli strumenti con i quali Dio interviene nella vita della Chiesa.

Non potrò mai dimenticare l’esperienza interiore che ho vissuto il primo giorno in cui arrivai a Medjugorje. Era una fredda sera di marzo del 1985, quando i pellegrinaggi erano ancora ai primi passi e sul villaggio incombeva l’assidua vigilanza della polizia. Mi recai in Chiesa sotto una pioggia battente. Era un giorno feriale, ma l’edificio era gremito di gente del luogo. A quel tempo le apparizioni avevano luogo prima della Santa Messa nella stanzetta attigua alla sacrestia. Durante la Santa Messa un pensiero di luce mi attraversò l’anima. «Qui», mi dissi, «appare la Madonna, quindi il cristianesimo è l’unica religione vera». Non dubitavo affatto, neppure prima, della fondatezza della mia fede. ma l’esperienza interiore della presenza della Madre di Dio durante l’apparizione aveva come rivestito di carne e di ossa le verità di fede nelle quali credevo, rendendole vive e splendenti di santità e bellezza.

Un’esperienza simile la vive la grande maggioranza dei pellegrini, i quali, dopo un viaggio spesso faticoso e pieno di disagi, giungono a Medjugorje senza trovare nulla che soddisfi i sensi materiali o aspettative di carattere sensazionale. Uno scettico potrebbe chiedersi che cosa potrebbero trovare delle persone che giungono in quello sperduto villaggio dall’ America, dall’Africa o dalle Filippine. In fondo non c’è che una parrocchia modesta ad aspettarli. Eppure vanno a casa trasformati e spesso ritornano a prezzo di grandi sacrifici, perché nel cuore si è fatta largo la certezza che Maria c’è per davvero, che si occupa di questo mondo e della vita di ognuno di noi con una tenerezza e un amore che non ha limiti.

Non c’è dubbio che il più importante e immediato messaggio che giunge al cuore di chi va a Medjugorje è che Maria è viva e che quindi la fede cristiana è vera. Qualcuno potrebbe obiettare che una fede che ha bisogno di segni è ancora fragile. Ma chi, in questo mondo incredulo, dove la cultura dominante disprezza la religione e dove, perfino all’in terno della Chiesa, non sono poche le anime stanche e assonnate, non ha bisogno di segni che rafforzino la fede e la sostengano nel cammino controcorrente?

L’appello accorato alla conversione
Le apparizioni di Medjugorje sono iniziate il 24 giugno, festa di san Giovanni Battista, il profeta che ha preparato la via alla venuta del Messia predicando la conversione. La Regina della pace ha però indicato il 25 giugno come l’anniversario delle apparizioni perché solo in quel giorno si era completato il gruppo dei sei veggenti. Tuttavia la scelta della festività del Battista non è affatto casuale. L’appello alla conversione è infatti il cuore del messaggio di Medjugorje. Anche a Lourdes e a Fatima era risuonato sulle labbra dì Maria il triplice accorato invito al la penitenza. Tuttavia è a Medjugorje che si toccano con mano i sorprendenti cambiamenti di vita di coloro che vi si recano.

La stessa proibizione dei pellegrinaggi ufficiali decretata dalla Santa Sede, la quale però permette quelli organizzati privatamente, ha dato ai pellegrini che si recano a Medjugorje una configurazione unica. Si tratta spesso di anime afflitte che vengono da ogni parte del mondo con il loro carico di male e di disperazione. Approdano a Medjugorje come se fosse l’ultima spiaggia per salvare la vita dal naufragio. Non di rado è gente che ha perso Dio e la speranza. A volte sono cristiani spaesati, che hanno smarrito le certezze della fede e sono all’affannosa ricerca di punti sicuri di riferimento.

La Regina della pace ha affermato che Lei, a Medjugorje, concede speciali grazie di conversione. È una realtà che si può verificare. La gente che vi si reca, il più delle volte ritorna cambiata. Ho conosciuto un giovane che vi si era recato con sua madre, che gli aveva pagato il viaggio, il quale con atteggiamento di sfida affermava che non si sarebbe mai convertito. Ebbene, dopo due giorni di permanenza, si è confessato e ha cambiato vita. Ora, a qualche anno di distanza, è un ottimo cristiano. Le conversioni a Medjugorje sono innumerevoli. È per eccellenza il luogo dove la grazia della conversione inonda i cuori di coloro che vi si recano. Nessun altro luogo della terra può essergli paragonato.

L’appello alla conversione risuona sulle labbra della Regina della pace con una forza che non ha nulla da invidiare a quella dei profeti biblici. La strategia di Maria viene precisata fin dall’inizio. Nel secondo dei suoi messaggi «regolari» o «ufficiali», come solitamente vengono chiamati quelli dati mediante la veggente Marija, la Madonna enuncia con chiarezza il suo programma: «Cari figli, convertitevi voi nella parrocchia, così aiuterete a convertirsi tutti coloro che verranno qui». Non si tratta soltanto di un appello alla conversione, come a La Salette, a Lourdes e a Fatima, ma di un programma concreto, che prevede il risveglio delle vita cristiana della parrocchia, affinché l’esempio stimoli e trascini tutti coloro che la Madonna chiamerà a Medjugorje da ogni parte del mondo.

L’urgenza della conversione è motivata dalla situazione di peccato in cui si trova il mondo. «Guardatevi intorno, cari figli, e vedrete quanto è grande il peccato che domina su questa terra». Gli uomini hanno preso «la via della rovina» e vogliono «costruire un mondo senza Dio, per il quale non c’è futuro, né gioia, né salvezza eterna». La Madonna non indulge a descrizioni apocalittiche senza speranza e la sua parola è di costante incoraggiamento. Tuttavia, maternamente, ci avverte che Satana vuole rovinare le nostre anime e condurci sulla via della morte. Da vent’anni non fa che ripetere l’accorato appello: «Vi supplico, convertitevi». Non è una minaccia, ma una supplica. Maria è venuta a ricondurre sulla via della salvezza un’umanità smarrita nelle tenebre dell’incredulità e del male. «Scegliete la vita e non la morte dell’anima» è il suo invito di Madre. Molti hanno risposto alla chiamata e la Regina della pace ne gioisce. Ma quanti mancano ancora all’appello!

Il risveglio della fede
«Convertitevi e credete al Vangelo»: sono le prime parole di Gesù all’esordio della sua vita pubblica. Anche la Regina della pace lega intima mente il cammino di conversione al risveglio della fede. Come gli uomini si allontanano da Dio a causa della loro incredulità, così possono ritornare a lui aprendosi nella fede alla sua misericordia. Lei afferma con molta chiarezza che una della ragioni fondamentali per cui Dio l’ha mandata è il risveglio della fede, a incominciare proprio dalla parrocchia di Medjugorje.

La Madonna ha ben presente la situazione della cristianità, la quale non solo vive una crisi di fede, quale mai è accaduto prima nella storia, ma procede velocemente verso una visione della vita atea e materialistica, dove non c’è più posto per Dio. A La Salette, come a Lourdes e a Fatima, la Madonna si limita ad alcuni richiami fondamentali, come la preghiera e la penitenza, sempre necessari per un popolo di Dio esposto alle tentazioni della tiepidezza e del compromesso. Ora la situazione è radicalmente diversa. Non si spiegherebbe la ventennale catechesi di Maria senza il pericolo gravissimo che il cristianesimo corre di dissolversi nell’apostasia e di sgretolarsi nelle sue fondamenta dottrinali bi millenarie.

Ciò che preoccupa la Madonna è una visione pratica della vita, or mai impadronitasi anche del modo di pensare e di vivere di non pochi credenti, dove non c’è più posto né per Dio, né per l’anima, né per la vita eterna. Un’analisi attenta dei suoi messaggi ci induce ad affermare che il primo obiettivo, che Maria si propone, è quello di far di nuovo scoprire Dio a una generazione che di fatto l’ha perduto, avendolo sacrificato ai beni materiali e all’orgogliosa illusione di costruire un mondo senza di Lui.

Lo stesso invito, pressoché ripetuto a ogni messaggio, di dedicarsi alla preghiera è finalizzato alla scoperta di Dio nella propria vita. È sperimentando Dio nella preghiera che l’uomo può di nuovo comprendere la grandezza e la bellezza della vita e impostarla come un cammino verso l’eternità. Scoprire Dio, decidersi per Lui e metterlo al primo posto, è uno dei temi fondamentali della catechesi dell’ancella del Signore, i cui messaggi, a ben pensarci, gridano tutti: «Dio!».

Per la Regina della pace Dio è il Padre che ama infinitamente tutti gli uomini, anche coloro che non conoscono il suo amore, è il Figlio che ha sacrificato sé stesso sulla croce per salvarci, è lo Spirito Santo che ci illumina nel cammino di fede e ci sostiene sulla via della santità. E mirabile constatare come nei messaggi si snodi, con un linguaggio semplice ma nel medesimo tempo sublime, il vasto panorama delle verità della fede cattolica. E un catechismo completo, col quale il credente si sente in perfetta sintonia, dove le verità non sono enunciazioni astratte ma nutrimento corroborante per la propria vita spirituale.

La Madre di Dio ha ben presente la devastazione della fede che il processo di secolarizzazione ha provocato nel cuore di molti cristiani. Con una sapienza e una pazienza veramente divine la Santa Vergine guida i veggenti stessi, tutta la parrocchia e infine i milioni di pellegrini, al centro vitale del cristianesimo che è la persona di Gesù Cristo vivo nel la sua Chiesa. Lo fa in un modo molto concreto ed efficace. Fin dai primi giorni insegna alla gente a recitare il Credo prima del santo Rosario. Quindi invita alla Santa Messa quotidiana tutta la parrocchia, facendo dell’Eucaristia il cuore dell’esperienza di fede.

La Madonna non si limita a esortazioni generali, ma entra anche nei particolari, come farebbe ogni buon parroco. Desidera che anche i bambini vadano alla Santa Messa, ma precisa che bisogna vegliare perché vi partecipino in un modo ordinato e devoto. È per volontà della Regina della pace che a Medjugorje ha assunto un’importanza speciale l’adorazione eucaristica, che l’indimenticabile padre Slavko ha onorato con la sua dedizione e la sua devozione, facendone un momento di grande esperienza di fede e di glorificazione del Signore risorto, realmente presente in mezzo a noi.

In un momento in cui il sacramento della confessione vive un passaggio di crisi e di abbandono da parte di non pochi cristiani, la Regina della pace aiuta i parrocchiani a riscoprirlo in tutto il suo valore per andare avanti nel cammino spirituale, arrivando a raccomandare la confessione mensile e poi secondo le necessità personali. Avverte poi che non bisogna limitarsi a confessare i peccati, ma chiedere al confessore qualche consiglio, per fare un passo avanti sulla via della santità. La siepe di confessionali, che circonda la Chiesa parrocchiale, e le interminabili file di penitenti di ogni lingua e nazione, stanno a indicare quale accoglienza abbia avuto l’invito della Madonna.

Un rilievo particolare a Medjugorje ha il mistero della Croce. Non molto lontano dalla collina delle prime apparizioni si eleva un monte, chiamato Krizevac, che significa «monte della Croce», perché sulla ci ma si eleva una gigantesca croce di cemento, che i parrocchiani aveva no costruito nel lontano 1933. «Anche quella croce era nel piano di Dio», ha affermato la Madonna.

Infatti nel suo magistero Maria ci conduce al cuore stesso da cui zampilla la salvezza, che è la sofferenza di Gesù. La Madonna invita spesso a salire sul Krizevac, meditando le stazioni della Via Crucis. Durante la Quaresima esorta a recitare il Rosario in ginocchio davanti al crocifisso, affinché i parrocchiani comprendano quanto Gesù ha sofferto anche per i peccati della parrocchia. Per ben due volte, durante l’apparizione, mostra ai sei veggenti 1’ «Ecce homo», cioè Gesù flagellato, sputacchiato e incoronato di spine, dicendo: «Ecco quanto Gesù ha sofferto per noi». Sì, anche Maria si mette fra coloro che hanno ricevuto la grazia della redenzione, perché anche Lei, fin dal primo istante del suo concepimento, è stata ricolmata di quella grazia che il Crocifisso ha meritato con la sua passione e morte. In un momento in cui non pochi si vergognano della croce di Cristo e cercano di espungerla dal cristianesimo, la Madonna ci ricorda che dalla Croce viene la nostra salvezza. Non solo, ma insegna ad amare la Croce, a sopportare le persecuzioni, ad accettare le sofferenze come una grazia e a viverle come una gioia, perché attraverso di esse cooperiamo alla nostra salvezza e a quella del mondo in unione con Gesù Cristo crocifisso.

La Regina della pace, maestra di preghiera
Lo strumento vivo ed efficace con il quale Maria conduce la parrocchia e i pellegrini al cuore della fede è la preghiera. Nella preghiera le verità della fede si rivestono di carne e ossa e divengono vive. Maria è la preghiera vivente e viene sulla terra per portare in mezzo a noi la sua preghiera. Nelle apparizioni quotidiane, che si susseguono da vent’anni, la Madonna viene innanzi tutto per pregare con noi e per noi. I suoi messaggi, prima settimanali e ora mensili, che sono raccolti in un libretto di medie dimensioni, costituiscono una catechesi insuperabile sulla preghiera. La Regina della pace stessa ha spiegato che uno dei motivi per cui è rimasta così a lungo fra noi è per insegnarci a pregare.

La Madonna traccia con grande sapienza pedagogica un cammino di preghiera. Per anni si impegna a condurre i parrocchiani al cuore stesso della preghiera. Essa presuppone all’inizio uno sforzo sulla nostra natura stanca e distratta, ma poi il cuore si apre all’amore di Dio e la preghiera diviene un incontro col Signore. Si impara a pregare pregando. Maria non dà lezioni teoriche, ma invita coi a pregare. «Non desidero», dice, «che parliate della preghiera, ma desidero che preghiate». Ma che cosa significa pregare? Significa scoprire Dio, incontrarlo, conoscerlo e amarlo. La preghiera è, nella sua essenza, un’esperienza viva di Dio. Come non si può vivere senza Dio, così non si può vivere senza preghiera. Come Dio va messo al primo posto, così nulla è più importante della preghiera.

«Pregate, pregate, pregate» è l’invito più ricorrente dei messaggi. Perché è così importante la preghiera per la nostra generazione? A dire il vero anche a Lourdes e a Fatima la Madonna aveva dato un’importanza fondamentale alla preghiera. In modo particolare a Lourdes la Ma donna ha pronunciato pochissime parole nelle diciotto apparizioni, limitandosi il più delle volte a sgranare la corona del Rosario, mentre Bernadette lo recitava. A Medjugorje la preghiera è presentata da Maria come l’attività fondamentale dell’uomo e l’occupazione più importante della sua giornata. «La preghiera sia per voi vita», afferma. Vivere e pregare sono la medesima cosa. Tutto deve essere trasformato in preghiera, a partire dalle orazioni che devono illuminare tutta la giornata.

Man mano che gli anni passano, gli impegni di preghiera richiesti dalla Regina della pace aumentano. Desidera che si reciti ogni giorno l’intero Rosario, i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi. Invita alla Santa Messa quotidiana che a Medjugorje è sempre solenne e con l’omelia. La Santa Messa è spesso seguita dall’adorazione notturna. Nei tempi di Quaresima viene richiesta la Via Crucis. I parrocchiani a volte mostra no stanchezza, e la Madonna non esita a rimproverarli dicendo: «Voi pregate poco». Poi però li incoraggia, affermando: «Le vostre preghiere mi sono necessarie». Soprattutto insiste sulla preghiera in famiglia. Desidera che in ogni famiglia si reciti il santo Rosario e si tenga in un luogo ben visibile una Bibbia, in modo tale da leggerne una pagina ogni giorno, per poi cercare di viverla.

Il risultato di questo cammino di preghiera è la prima cosa che balza agli occhi di un pellegrino che giunge a Medjugorje per la prima volta. La grande conca verde circondata dalle montagne è come un immenso tempio dal quale la preghiera sale senza sosta dalla chiesa, dalle case, dai campi e dai sentieri dove i gruppi di pellegrini si spostano da un luogo all’altro, sempre pregando. A Medjugorje una persona comprende che la preghiera è necessaria per la vita spirituale come l’aria che si re spira e l’acqua che si beve.

«Nella preghiera troverete Dio». E questa la medicina che la Ma donna offre alla nostra generazione che ha perso Dio perché ha cessato di pregare. Non è certo parlando di Dio o discutendo su Dio che gli uomini del nostro tempo ritroveranno la fede che hanno perduto. È necessario che pieghino le ginocchia, che aprano il cuore e incomincino a pre gare. Nella preghiera l’anima si nutre di Dio. Dopo la preghiera siamo ricolmi della sua luce, della sua grazia e del suo amore. All’inizio, quando si fanno i primi passi, non mancherà la fatica, ma poi «pregherete con gioia», assicura la Regina della pace. Chi, essendosi messo alla scuola di Maria, non ha fatto questa esaltante esperienza? Quante persone, soprattutto giovani, arrivati a Medjugorje stanchi e delusi della vita, hanno sperimentato la verità di questa diagnosi della Regina della pace:

«Senza la preghiera la vostra vita è vuota». Nel medesimo tempo hanno però compreso la validità della terapia proposta: «Voi scoprirete il sen so della vita, quando avrete scoperto Dio nella preghiera».

Il richiamo al destino eterno dell’uomo
Da quanto descritto finora appare con chiarezza che la Madonna a Medjugorje non si è limitata, nella sua lunga e paziente catechesi, a ribadire alcune verità cristiane, ma si è proposta di riportarci al cuore stesso della fede e della visione cristiana della vita. Lei legge a fondo nei cuori ed è ben consapevole di quanto oggi sia penetrata, anche nel modo di pensare di molti battezzati, una visione intramondana della vita, dove Dio è dimenticato e dove l’aldilà è misconosciuto o apertamente negato. Non sono pochi gli uomini che pensano che «con la morte finisce tutto», come afferma il vecchio sacrestano del famoso romanzo di Georges Bernanos Diario di un curato di campagna. Statistiche non sospette affermano che un numero preoccupante di frequentatori della Santa Messa domenicale nutrono dubbi sul proseguimento della vita dopo la morte. Recentemente alcuni, non potendo negare l’esistenza dell’Inferno, chiaramente affermata dai Vangeli e dal magistero della Chiesa, hanno insinuato che sarebbe vuoto oppure che sarebbe incompatibile con la misericordia di Dio. Al di là di tutto questo va segnalato l’impressionante silenzio nella predicazione e nella catechesi sulla vita dopo la morte e sulle tematiche classiche riguardanti il giudizio, il Purgatorio, l’Inferno e il Paradiso.

Di fronte a questa assenza di prospettive sull’eternità, e al vuoto di speranza sia riguardo alla propria vita personale come allo sbocco finale della storia umana, la Madonna, sollecita in primo luogo della salvezza eterna delle anime, non poteva non intervenire con quell’efficacia che caratterizza i suoi interventi materni. A Fatima la Madonna aveva mostrato ai tre pastorelli l’Inferno, chiedendo loro preghiere e sacrifici perché molte anime si perdono per il fatto che non c’è chi prega e si sacrifica per loro. A Medjugorje fa molto di più. Non solo, durante l’apparizione, mostra ai sei veggenti il Paradiso, l’Inferno e il Purgatorio, ma porta due di loro (Vicka e Jakov), insieme e col loro corpo, nell’aldilà, conducendoli fisicamente a contemplare il destino eterno delle anime, con un’esperienza che non ha precedenti nella storia delle apparizioni mariane.

Indubbiamente fenomeni del genere, per la forza emotiva e per la credibilità umana che li caratterizzano, hanno un grande impatto sulla gente, che riscopre, attraverso la testimonianza dei veggenti, le verità dei «Novissimi», da tanto tempo sepolte nell’oblio. Tuttavia è nei suoi messaggi che la Regina della pace non si stanca di ricordarci che il no stro destino è il Cielo e che qui sulla terra siamo solo di passaggio. Con la delicatezza nel porgere che la caratterizza, la Madonna paragona la nostra esistenza ai fiori di primavera, che sono ridondanti di bellezza e di splendore, ma che passano presto: «Figliolini», afferma con materna tenerezza, «non dimenticate che la vostra vita passa come un fiorellino di primavera, che oggi è meraviglioso e domani non se ne trova traccia».

A una generazione che è incapace di guardare in alto e oltre il limite del tempo finito, immersa nelle cose materiali e all’inseguimento di obiettivi senza importanza, la Madonna ricorda il destino eterno che l’attende. «Figliolini», dice, «decidetevi seriamente per Dio, perché tutto il resto passa, solo Dio rimane». È impressionante come la Regina della pace ci ricordi incessantemente il detto evangelico che la salvezza dell’anima è la posta in gioco più importante della vita. Non esita ad affermare che la ragione ultima della sua lunga permanenza fra di noi è la nostra beatitudine eterna: «Dio mi manda per aiutarvi e condurvi verso il Paradiso, che è la vostra meta». «Cari figli, io sono con voi per aiutarvi e condurvi al Cielo. In Cielo c’è la gioia: attraverso di essa potete già vivere il Cielo fin da ora [...]. Desidero condurvi tutti alla santità completa. Desidero che ognuno sia felice qui sulla terra e che ognuno di voi sia con me in Cielo. Questo è, cari figli, lo scopo della mia venuta qui e il mio desiderio».

Il programma di Maria è dunque la salvezza eterna delle anime. Lei desidera presentarle tutte a Dio come un bouquet di fiori. Ci riuscirà? Lei afferma di versare lacrime di sangue per ogni figlio che si perde. La salvezza eterna delle anime dipende dalla libera scelta di ognuno e dal l’aiuto che, con le preghiere e i sacrifici, ognuno di noi vorrà dare. «Dio», ammonisce la Regina della pace, «si offre e si dona a voi, ma desidera che rispondiate alla sua chiamata in piena libertà». È la libertà di rifiutare l’amore di Dio la ragione ultima dell’esistenza dell’Inferno. Per preservarci da esso la Madonna ci «supplica» di convertirci arrivando a dire: «Dio ha dato a tutti la libertà, che io rispetto con tutto l’amore, e io, nella, mia umiltà, mi inchino davanti alla vostra libertà». La Madonna vuole salvare e portare in Cielo la nostra generazione ribelle e incredula. Però non può costringerci, ma solo supplicarci ad accettare la via della salvezza che Lei ci indica.

Il millennio di Maria
Le apparizioni della Madonna a Medjugorje, incominciate nel 1981, so no ancora in pieno svolgimento all’ inizio del terzo millennio. Dopo ven t’anni l’attenzione della gente non è affatto caduta, anzi continua ininterrotto, verso il piccolo villaggio dell’Erzegovina, un pellegrinaggio mondiale che coinvolge sempre nuovi Paesi, facendo della chiesa dai due campanili un punto di riferimento obbligato per i devoti della Madonna. I messaggi di Maria giungono ovunque nel mondo, alimentando la fede e la vita spirituale di un numero incalcolabile di persone. Come un fiume in piena, il rinnovamento spirituale che zampilla da Medjugorje bagna ogni angolo della terra.

Durante i primi mesi e i primi anni delle apparizioni, in molti si chiedevano fino a quando sarebbero durate. Nessuno avrebbe potuto immaginare una permanenza così lunga della Madonna e un coinvolgimento così vasto di persone di ogni popolo e lingua. A volte il Vangelo della Santa Messa serale viene letto in alcune decine di lingue diverse. Viene da pensare che Maria voglia convocare alla sua presenza le rappresentanze di tutte le nazioni. Specialmente in alcune circostanze, l’impressione è quella di una novella Pentecoste.

È senza dubbio lecito chiedersi: quale sarà lo svolgimento futuro? Va subito detto che i messaggi della Regina della pace non assecondano nessuna aspettativa apocalittica e non soddisfano le diffuse curiosità circa l’avvenire dell’umanità. La Madonna non è venuta a fare rivelazioni di sapore millenaristico, ma piuttosto a sollecitare un cammino di fede e di conversione, che otterrà sull’umanità la benedizione di Dio e la realizzazione del mondo nuovo della pace. Il futuro in fondo è nelle nostre mani. Molto di ciò che accadrà dipenderà dalla nostra risposta all’appello di Maria.

I termini veri della questione sono stati posti da Giovanni Paolo II nell’atto di consacrazione del millennio a Maria. Il Papa afferma che l’umanità ha di fronte due strade: una di esse porta alla distruzione della terra, l’altra a trasformarla in un’ oasi di pace. La Madonna è venuta per aiutarci a prendere la via della salvezza e non della rovina. Il suo messaggio fondamentale è che senza Dio l’umanità non ha nè futuro, né salvezza eterna, mentre, ritornando a Dio, otterrà per il mondo un tempo di primavera.

Personalmente non ho dubbi che la Madonna riuscirà nel suo intento di condurre l’umanità sulle vie della pace, intesa nel suo significato biblico di pienezza dei beni materiali e spirituali. Infatti a Medjugorje Maria è venuta come Regina, con una corona di dodici stelle intorno al capo. La sua volontà ferma di realizzare quanto Dio ha progettato emerge da molti suoi messaggi. Tuttavia ha bisogno del nostro aiuto. «Aiutatemi ad aiutarvi» è una delle sue più celebri espressioni. Anche i dieci segreti, di cui attualmente sono portatori tre dei sei veggenti, sono da inquadrare in un futuro dove non mancheranno le prove, ma che avrà un sicuro sbocco di luce, se sarà sufficientemente ampia e convinta la nostra risposta all’appello della conversione.

In tutti questi vent’anni la Madonna si è preparata un suo esercito di devoti. Sono le schiere che in una mano portano la croce e nell’ altra la corona del Rosario, come aveva preannunciato il Monfort. Sono gli apostoli dei tempi nuovi di Maria, che aiuteranno la Madonna a preparare il trionfo del suo Cuore immacolato, secondo quanto profetizzato a Fati ma. In che cosa consiste il trionfo del Cuore materno di Maria se non nel ritorno dell’umanità a Dio? Allora scorreranno i fiumi della pace divina su tutta la terra. La consacrazione del nuovo millennio a Maria, voluta per divina ispirazione dal Santo Padre, ci ricolma il cuore di speranza che il piano della divina misericordia si realizzerà.

Fonte: Libro “Maria, alba del terzo millennio” ed. Ares

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