Maria a Medjugorje Messaggio del 2 maggio 2011:Cari figli, Dio Padre mi manda affinché vi mostri la via della salvezza, perché Egli, figli miei, desidera salvarvi e non condannarvi. Perciò io come Madre vi raduno attorno a me, perché col mio materno amore desidero aiutarvi a liberarvi dalla sporcizia del passato, a ricominciare a vivere e a vivere diversamente. Vi invito a risorgere in mio Figlio. Con la confessione dei peccati rinunciate a tutto ciò che vi ha allontanato da mio Figlio ed ha reso la vostra vita vuota e infruttuosa. Dite col cuore “sì” al Padre ed incamminatevi sulla strada della salvezza su cui Egli vi chiama per mezzo dello Spirito Santo. Vi ringrazio! Io prego particolarmente per i pastori, perché Dio li aiuti ad essere accanto a voi con tutto il cuore.

Padre Livio Fanzaga: Pellegrinaggio a Medjugorje - MEDJUGORJE LA REGINA DELLA PACE






Un villaggio sperduto è divenuto il centro del mondo

E’ dal 1985 che mi reco più volte all’anno a Medjugorje in auto , ma in tutto questo periodo, nonostante i provvidenziali tratti autostradali degli ultimi tempi, il tragitto non ha mai perso le caratteristiche di un vero pellegrinaggio, affascinante e impegnativo nel medesimo tempo, dove la meta, che all’inizio ti sembra sia dietro l’angolo, in realtà si allontana sempre più, come un miraggio che si dissolve all’orizzonte. Quante volte con fervore e trepidazione ho incominciato questa avventura, come se fosse la prima volta? Ancora oggi, dopo oltre sessanta viaggi, per un totale di almeno centoventimila chilometri, mi accingo a partire per Medjugorje con lo spirito di un neofita. Così è per moltissime altre persone. Per quale motivo la gente non si stanca mai di ritornare a Medjugorje, nonostante la distanza e la fatica? La Regina della pace ringrazia per la risposta alla sua chiamata. Senza dubbio è lei che parla al cuore, ne sia uno cosciente o meno, ed è la sua voce che si fa strada nell’intimo, anche quando il pellegrino è un cane randagio che approda a Medjugorje senza sapere nemmeno lui il perché.
Mi sono chiesto a quale strategia si ispiri il Cielo quando sceglie i luoghi dove manifestare la grazia e la misericordia. Non si tratta certo di scelte casuali, ma accuratamente mirate, dove le caratteristiche dell’umiltà e della piccolezza balzano subito agli occhi. Gesù non veniva forse dall’oscuro villaggio di Nazareth, all’estremo limite di Israele? Agglomerati come Lourdes, La Salette, Fatima, Pontmain, Banneux e tanti altri obbediscono alla medesima logica. Non si può certo generalizzare, se pensiamo a Parigi, dove però la Madonna non ha scelto l’imponente basilica di Notre Dame, ma l’umile cappella delle figlie di San Vincenzo a Rue de Bac. La scelta di Medjugorje è stata ancora più audace e sorprendente, non solo per la sua piccolezza e oscurità, ma per la sua collocazione geografica, apparentemente situata ai margini abbandonati dell’Europa.

In quei primi anni ci fu una grande meraviglia in Occidente per il fatto che la Madonna apparisse per così tanti giorni in un paese comunista, dove la religione era a malapena tollerata nell’ambito circoscritto delle mura di una chiesa. L’Ovest e l’Est dell’Europa apparivano ed erano in realtà due mondi separati e incomunicabili. Mi ricordo il timore con cui affrontai il primo viaggio, varcando un confine che non solo geografico, ma anche ideale e spirituale. Al bivio della strada che immetteva in Medjugorje ti aspettava la “Milicija” (polizia) che ti scrutava con sospetto, controllando accuratamente il bagaglio e ogni angolo dell’automobile e chiedendoti perché mai eri andato fin laggiù, anziché fermarti negli accoglienti alberghi della costa dalmata. Ora si capisce perché la Madonna aveva scelto quel villaggio. I muri di separazione infatti sono crollati, l’Europa respira con i suoi due polmoni e alla Messa serale sacerdoti di ogni parte del mondo concelebrano, leggendo il vangelo in decine di lingue.

A Medjuorje trovi una varietà di pellegrini che invano cercheresti in altri santuari. Arrivano le schiere dei devoti delle parrocchie, con i loro pulmann variopinti, imponenti e attrezzati di ogni confort quelli occidentali, per lo più sconnessi e ansimanti quelli dei paesi dell’Est. Non dubito che la Madonna guardi questi ultimi con predilezione e non manchi di fare qualche furtivo miracolo perché giungano a destinazione. Il viaggio, che a volte dura giorni, rappresenta una opportunità per pregare insieme. Non mancano sacerdoti che informano, predicano, esortano…. fino alla sazietà. Personalmente ho sempre preferito il pellegrinaggio individuale, esponendomi però a stanchezze, colpi di sonno e inevitabili pericoli di incidente. Col mio angelo custode ho spesso litigato, per le sue, a mio avviso ingiustificate, disattenzioni e distrazioni.

I pellegrini solitari o a piccoli gruppi sono numerosi. Molti sono i giovani, che si dividono i costi di un viaggio in automobile, alternandosi alla guida. Fra loro vi è una presenza rilevante di quelli che sono lontani dalle parrocchie e persino dalla fede, ma che sono tormentati da una fame di assoluto, che invano cercano di estinguere frequentando i supermarket dell’effimero. Fa impressione, specialmente in alcuni appuntamenti dell’anno, come il Festival dei giovani ( prima settimana di Agosto) o la veglia in attesa del nuovo anno, vedere così tanta gioventù col rosario in mano, quasi sempre con la luce del sorriso sul volto, perché baciata dall’amore materno di Maria. Specialmente fra i Croati non sono pochi quelli che arrivano davanti alla Chiesa dai due campanili dopo giorni di cammino a piedi. Nel 1986 riconobbi davanti alla casa della veggente Marija un noto teologo italiano, travestito da ciclista, che aveva pedalato fino Medjugorje su una bicicletta da corsa. Recentemente ho incontrato un gruppo di giovani che hanno fatto il viaggio in bicicletta, partendo da Sassuolo. Sembravano più riposati di me che avevo pigiato freni e acceleratore per diciotto ore di seguito. Erano venuti a Medjugorje spinti dalla curiosità, ma si erano già proposti di ritornarvi per una esperienza più prolungata.

Che cosa trova la gente a Medjugorje?

Chi ha frequentato Medjugorje fin dai primi anni è stato testimone di notevoli cambiamenti. All’inizio l’unico punto di riferimento era la chiesa parrocchiale con a fianco la casa canonica, non diversa dalle altre costruzioni del villaggio, che faceva anche da abitazione per i frati. Non vi erano alberghi e l’accoglienza veniva fatta nelle case private. I pulmann dei pellegrini dovevano fare la spola ogni giorno dalle località più lontane. Lo stress era notevole. La gente del posto era povera e dedita in prevalenza alla coltivazione del tabacco. D’inverno mancava spesso la luce e di conseguenza anche il riscaldamento. I servizi igenici all’interno delle abitazioni erano una rarità. Eppure i disagi venivano facilmente superati da un fervore straordinario che gli stessi abitanti, sempre discreti e misurati, comunicavano più con l’esempio che con le parole. Nei quasi quattro anni della guerra di Bosnia ( 1991-1994) i pericoli e i disagi si sono moltiplicati, ma l’interesse delle apparizioni non è diminuito e si è assistito a una straordinaria gara di generosità che non si è ancora esaurita.

Attualmente Medjugorje in un certo senso non è più riconoscibile rispetto alle fotografie degli anni ottanta. Pullulano pensioni, negozi, supermarket e diverse comunità religiose, di cui alcune nate dai messaggi della Madonna, vi hanno posto le loro radici, edificando non di rado vistosi edifici. Chi ha potuto ha costruito e non solo quelli del posto. Qua e là sono visibili progetti faraonici, frutto della mente esaltata di personaggi opinabili. La gente del villaggio, che, nonostante i cambiamenti nel corso dei decenni, si è conservata fedele alla Regina della pace, non vive più di agricoltura, ma di accoglienza dei pellegrini. Non vi sono altre possibilità per sfamare una famiglia. Anche i veggenti non hanno alternative. Si può toccare con mano un certo benessere, ma non manca chi afferma che “prima” si viveva meglio, perché i tempi e i ritmi del lavoro in campagna lasciavano più spazio per la preghiera e per la vita di famiglia. Ora invece bisogna dedicare la giornata per preparare i pasti e allestire le camere. La parrocchia invece ha saputo mantenere le giuste dimensioni, valorizzando gli spazi all’aperto e predisponendo dei tendoni. La Chiesa dai due campanili è rimasto tuttora il simbolo di Medjugorje, che fa sussultare il cuore, non appena lo si intravede entrando nell’agglomerato.

La bellezza di Medjugorje è il fatto che, nonostante le trasformazioni, ha conservato i tratti caratteristici e familiari di una parrocchia. I pellegrini che vi convengono da ogni parte del mondo non vi trovano nulla di particolare. Eppure respirano un clima misterioso che li avvolge e compenetra l’anima. In nessun’ altra parte del mondo ho provato ciò che sperimento ogni volta che mi reco lì. Di che cosa si tratta? La gente concordemente dà testimonianza di una presenza materna che il cuore avverte come un mare di tenerezza al quale abbandonarsi. Non mancano coloro che vanno alla ricerca di sensazioni o di segni straordinari ,oppure dei veggenti con i quali parlare e porre domande. Tutto questo però alla fine non ha nulla a che fare con la grazia di Medjugorje. La Regina della pace ha affermato che lei “qui” dà grazie speciali, in particolare quella compunzione del cuore, che è il primo passo sulla via della conversione. Ho conosciuto molta gente che ha fatto questo lungo e faticoso pellegrinaggio ed è ritornata contenta e motivata nella vita cristiana, senza aver visto nessun veggente o assistito ad alcuna apparizione.
Ciò che fa di Medjugorje un luogo unico rispetto a tutti gli altri è il fatto che la Madonna lì è presente in modo specialissimo. L’apparizione è senza dubbio una grazia straordinaria, che la Chiesa si è sempre ben guardata dal sottovalutare. I veggenti si esprimono correttamente quando affermano che lì a Medjugorje la Madonna viene ogni giorno “viva”, cioè col suo corpo glorioso, così come è in Cielo. Questa è la differenza rispetto ad altri santuari mariani, che sono pure luoghi di grazia e di benedizione. Questa presenza di Maria, che ogni pellegrino può avvertire, se ha un minimo di disposizione interiore, è ciò che caratterizza il santuario di Medjugorje e lo conserva sempre identico a se stesso, dopo così tanto tempo, nonostante le trasformazioni esterne.

Tutta la piana di Medjugorje è un tempio all’aperto

I primi anni che mi recavo a Medjugorje spendevo gran parte del mio tempo aiutando alcuni veggenti nell’accoglienza dei pellegrini. Ora invece amo camminare in mezzo ai campi col rosario in mano, contemplando il cielo e le colline intorno, fra le quali spiccano il Podbrdo e il Krizevac. Passeggiare, meditare, leggere e pregare, non solo durante la giornata, ma anche nelle ore notturne, quando gli eserciti delle stelle brillano gioiosamente nel firmamento, è quanto di meglio possa desiderare l’anima in cerca dell’Assoluto. Nelle notti di plenilunio, quando la luna imbianca il paesaggio, il pensiero corre spontaneo alle parole del Monfort, che paragona la Madonna alla luna. La sua luce, afferma, non è abbagliante come quella del sole, ma è tenue e delicata, come l’amore materno di Maria, che avvolge e accarezza l’anima, infondendo serenità e pace.

Anche Medjugorje, come i grandi santuari sorti sul posto delle apparizioni, ha i suoi luoghi santi. Tuttavia in nessuna parte del mondo le apparizioni della Madonna sono così numerose. La Regina del cielo è scesa su quella terra benedetta migliaia e migliaia di volte. Il fatto che noi ci siamo abituati non deve offuscare questo dono immenso di grazia per la nostra generazione. Tutta la grande piana di Medjugorje è uno spazio sacro perché ogni lembo di terra è stato santificato dalla presenza dell’inviata dall’Onnipotente. Indubbiamente è la collina delle prime apparizioni l’epicentro della irradiazione di Maria. E’ là che è incominciata la grande avventura in quell’afoso pomeriggio del 24 Giugno del 1981. La Madonna fece segno ai ragazzi di salire, ma essi, presi da timore e stupore, erano fuggiti. Tuttavia già al secondo giorno la gente si è fatta largo fra le spine e le rocce appuntite al seguito dei veggenti che si erano arrampicati in alto, laddove la Regina della pace li attendeva.

Nei mesi successivi le autorità comuniste aveva vietato di salire sulla montagna e la polizia presidiava i luoghi di accesso. E’ così che i ragazzi incontravano la Madonna nascosti nel folto verde della grande piana, oppure nelle case private e infine nei locali della parrocchia. Ovunque tu vada a Medjugorje puoi essere certo di trovarti su un lembo di terra santificata dal Cielo. La sensazione che si prova è quella di una vicinanza e di una sollecitudine che scuote l’anima dalle sabbie mobili della tiepidezza e della indifferenza. I dubbi e lo scetticismo di questo mondo immerso nelle tenebre spesso assediano anche il cuore dei credenti, i quali, oggi più di ieri, hanno bisogno di segni che risveglino la fede. La Madonna è venuta proprio per questo: per riaccendere il lumino fumigante della tua fede. Tutta la piana di Medjugorje ( Medjugorje significa “in mezzo ai monti) porta il segno di Maria e della sua presenza. La molteplicità delle apparizioni sono la testimonianza di un amore materno che ha le dimensioni di un oceano. Se hai la grazia di cogliere questa sovrabbondanza, della quale tu per primo sei il destinatario, tornerai a casa con una forza interiore che prima non conoscevi.

E’ la Madonna stessa che ha creato questo immenso santuario all’aperto, sul quale si affaccia il paradiso, da lei dove discende ogni giorno, non di rado accompagnata dagli angeli. In un messaggio ha affermato che lì a Medjugorje ha realizzato un “Oasi di pace”, precisando però che satana sta in agguato, aggirandosi intorno. Lo si è toccato con mano durante la guerra di Bosnia, quando i paesi vicini a Medjugorje, in particolare la città di Mostar, furono semidistrutti dai bombardamenti, mentre il villaggio di Maria è rimasto intatto e le bombe che furono scagliate contro la chiesa non sono esplose. In questa conca di pace i pellegrini si muovono come i pesci nell’acqua, senza rendersi conto di essere immersi in un mare di grazia e di luce. A Medjugorje, lo si desideri o meno, si respira la grazia, la si beve e la si mangia. Se non erigi barriere intorno al cuore, ovunque ti trovi, anche seduto al bar per prendere un caffè, sei un possibile bersaglio dei dardi d’amore che partono dal Cuore materno di Maria.

Il Podbrdo, il Krizevac, la Chiesa

Medjugorje ormai assume le dimensioni di una ridente cittadina, ma è la frazione di Biakovici ad essere il luogo privilegiato, il punto obbligato di arrivo della lunga teoria dei pellegrini. Da lì infatti provengono i sei veggenti e in quel pugno di abitazioni, in parte nuove, ma improntate a elegante sobrietà, si ritrovano tuttora , almeno in alcuni periodi dell’anno, quando i due che abitano all’estero ( Ivan negli USA e Marija in Italia) vi fanno ritorno. Ma Biakovici non è solo il villaggio dei veggenti. Quell’agglomerato di case infatti è appollaiato alle pendici della collina della prime apparizioni (Podbrdo), che è il centro focale della presenza di Maria. I pellegrini a ragione la considerano una propaggine del Cielo, dove la Regina della pace ha affermato che lascerà un segno della sua presenza: sarà un segno visibile, durevole, indistruttibile, bellissimo, che viene dal Signore.

Proprio in vista di questa profezia alcuni gruppi hanno costruito nelle adiacenze dei luoghi di preghiera e di accoglienza. Sarà la visione del segno ad aprire i cuori? La Madonna al riguardo mortifica le vane curiosità e pronuncia parole di severo ammonimento: “ Anche quando sulla collina lascerò il segno che vi ho promesso, molti non crederanno. Verranno sulla collina, si inginocchieranno, ma non crederanno. E’ ora il tempo di convertirsi e di fare penitenza”. Sono affermazioni che non lasciano dubbi sull’atteggiamento con cui bisogna accingersi a salire sulla santa montagna. Senza il cuore contrito, senza il pianto sui propri peccati e senza la ferma decisione di cambiare vita invano ci si inerpica lungo quel sentiero che, nelle intenzioni di Maria, traccia un cammino spirituale di conversione e di purificazione.

Salire sulla montagna delle prime apparizioni è d’obbligo per ogni pellegrino. E’ la stessa Regina della pace che ha manifestato questo desiderio, già il primo giorno della sua venuta, quando faceva cenno ai veggenti, trattenuti da un sacro timore commisto a una gioia segreta, di avvicinarsi a lei. Questo si è verificato il giorno successivo, quando i sei ragazzi si sono inerpicati fra le pietre aguzze e le spine taglienti, aprendosi un sentiero che da allora è divenuto sempre più largo e agevole. Alla fine essi si trovarono in ginocchio intorno alla bellissima giovinetta, con meno di vent’anni, dal viso dolce e luminoso, e tuttavia regale per una splendida corona di dodici vivissime stelle che le incoronavano il capo. Diversamente da tante altre apparizioni, il vestito, un velo bianco su una lunga veste grigia, era improntato a semplicità e penitenza. Gli occhi azzurri guardavano con tenerezza materna tutti i presenti, mentre di tanto in tanto si sollevavano per abbracciare la grande pianura che si distendeva sotto di lei perdendosi all’orizzonte; e sorrideva, forse già pregustando le piogge di grazie che avrebbe riversato sui pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Anche oggi di tanto in tanto la Regina della pace chiama la gente sul Podbrdo per un incontro straordinario al chiarore delle stelle, anche se di preferenza dà l’appuntamento alla Croce blu, che si trova ai piedi della collina. Non c’è dubbio che non si inganna chi, inerpicatosi sulla collina e giunto alla spianata dove la Madonna ha promesso di lasciare un segno, avverte col cuore la presenza di Maria. In quello spiazzo sacro, terra santa per eccellenza, si avverte quella pace e quell’intima gioia che sono un anticipo di paradiso sulla terra.. In ginocchio, davanti alla statua marmorea della Regina della pace, la gente apre il suo cuore e riversa in quello compassionevole di Maria tutte le sue pene, i suoi problemi e le sue speranze. La Madre di misericordia ascolta, consola, rasserena e fortifica. Si scende dal monte con le lacrime agli occhi, con l’animo leggero e con la certezza che un amore forte e fedele veglia su ogni istante della nostra vita. La salita sulla spianata delle prime apparizioni è un cammino penitenziale. La Madonna ha voluto significare la via ardua e stretta della conversione, che richiede la rinuncia al peccato e la fatica della virtù. Mentre sali, recitando il rosario, rifletti sulla tua vita, e valuta attentamente se sei sulla giusta strada, quella che Cristo ha tracciato e sulla quale ti precede, per giungere alla salvezza.

Quando ti trovi a metà salita, vedrai sulla tua destra, ai bordi del sentiero, elevarsi un croce di legno, di color marrone scuro. Qui, è stato dato, già il 26 Giugno del 1981, il messaggio fondamentale delle apparizioni di Medjugorje. La Regina della pace non ha aspettato a manifestare quello che le stava più a cuore e, subito dopo l’incontro sulla montagna, è apparsa di nuovo alla veggente Marija che stava scendendo dal monte, precedendo tutti gli altri. La “Gospa” piangendo a dirotto, con le lacrime che le scendevano lungo la veste grigia e si dissolvevano sulla nube dove poggiava i piedi, invitava gli uomini alla riconciliazione con Dio e fra di loro: la croce, che si stagliava dietro le sue spalle, stava a indicare che è dalla croce che viene la vera pace, quella che, sgorgando dal cuore riconciliato con Dio, si diffonde nelle famiglie e fra i popoli , fino ad abbracciare l’intero mondo. Davanti a quella croce il pellegrino è chiamato a piangere sui suoi peccati e recitare l’atto di contrizione perfetta, presentando a Dio il sincero dolore per averlo offeso e il proposito di non offenderlo più per l’avvenire, impegnandosi a perseverare sulla via della salvezza e della santità.

Si può scendere dalla spianata delle prime apparizioni per un altro sentiero, che porta a un luogo particolare, detto della Croce blu: così infatti lo chiama anche la “Gospa” quando dà l’appuntamento in quel luogo per le apparizioni nella tarda serata, che hanno per protagonista il veggente Ivan. Lì infatti si trova una croce di legno, dipinta di blu ed è lì che anche oggi avvengono gli incontri dell’inviata dall’Altissimo con i pellegrini, ogni volta che lei lo decide, e dà degli specifici messaggi. Perché la Madonna abbia scelto quel luogo per incontrare il suo popolo possiamo solo ipotizzarlo. La Regina della pace ha manifestato fin dai primi giorni la sua compiacenza per la numerosa presenza della gente. Le apparizioni non sono un privilegio dei veggenti, ma sono un dono per tutti. La Madonna è felice quando la moltitudine accorre numerosa ai suoi appuntamenti. Presso la Croce blu, specialmente in determinate solennità, vi è la presenza di alcune migliaia di persone. Maria, madre premurosa e prudente, ha scelto quel posto ai piedi del Podbrdo e facilmente accessibile dalla strada, perché il maggior numero di persone, anche quelle anziane e malate, possa assieparsi intorno a lei. Senza dubbio chiunque si trovi nella grande spianata di Medjugorje e nel momento della apparizione apra il suo cuore , si trova sotto la pioggia di grazie che si effondono dal Cuore della santa Vergine. Tuttavia l’assistere all’ apparizione, specialmente per chi non ha mai avuto questo dono, è fonte di profonde e indimenticabili emozioni spirituali. Ma tutto si dissolverebbe nel nulla, se non ne seguisse un cambiamento interiore. D’altra parte quante comunioni vengono fatte, senza che la vita spirituale venga rinnovata?

A poca distanza dalla collina del Podbrdo si eleva quella un po’ più alta del Krizevac, che prende il nome da un’imponente croce di cemento che si staglia sulla cima. Fu la gente del posto a innalzarla nel 1933, anno santo della Redenzione. La Regina della pace ha spiegato in un suo messaggio che l’erezione di quella croce faceva parte del piano di Dio. Questo ci svela come lo sguardo dell’Onnipotente vigili sul cammino degli uomini e predisponga i suoi interventi nella storia, che spesso sfuggono alla nostra attenzione, con commuovente sollecitudine.

Il Krizevac nell’economia spirituale di Medjugorje rappresenta il Calvario. In nessun altro santuario mariano del mondo, dove la Via Crucis è sempre presente, essa viene evocata e sperimentata con l’austero realismo del Krizevac. Me ne resi conto di persona quando partecipai a una salita sul monte della Croce guidata dalla veggente Vicka, con la partecipazione di un folto gruppo di ex drogati della Comunità Cenacolo. Partiti nel cuore della notte, abbiamo raggiunto la cima solo a mezzogiorno, rivivendo davanti a ogni stazione, mirabilmente scolpita nel bronzo dal genio di un artista italiano, il dramma della Passione, come se il Calvario ci fosse improvvisamente divenuto contemporaneo. Salendo lungo quel sentiero impervio, fra pietre appuntite e cespugli spinosi, si comprende a quale prezzo i nostri peccati sono stati espiati e quanto sia stolto cercare di espellere la croce dalla vita cristiana.

“Dalla croce viene la salvezza” ha affermato in un suo messaggio la Regina della pace. Dal Cuore trafitto di Gesù si effondono innumerevoli grazie, non solo di conversione, ma anche di guarigione, in particolare per tutti quei malati che avranno accettato e offerto la loro sofferenza. Dopo la fatica della salita, che non pochi percorrono scalzi e incuranti delle intemperie, si giunge finalmente ai piedi della croce maestosa, che in diverse occasioni , specialmente nei primi anni delle apparizioni, è scomparsa, lasciando apparire al suo posto la figura luminosa di Maria. In questo modo la Regina della pace invitava la gente a salire sul Calvario di Medjugorje e confermava che lei è lì con noi a pregare ai piedi della croce. Il grande apostolo di Medjugorje, Padre Slavko, servo infaticabile della Regina della pace, ha avuto la grazia di esalare il suo ultimo respiro proprio in prossimità della cima del Krizevac, prima di “nascere al Cielo”, come la stessa Regina della pace si è espressa. Egli era solito salire sul Krizevac quasi ogni giorno, in un pellegrinaggio solitario durante il quale ritemprava le sue energie spirituali. Dopo una vita spesa totalmente per la causa di Medjugorje, la “Gospa” gli concedeva la grazia di rivivere,specie nei suoi ultimi anni, la Passione di Gesù, e lo portava al Cielo proprio all’appuntamento della quattordicesima stazione, quando il soffrire volge al termine e lo sguardo si apre alla luce della Resurrezione. Il servitore buono e fedele ha ricevuto dalla Madonna stessa quell’attestato di fedeltà che gli uomini gli hanno negato. Così abbiamo compreso che i riconoscimenti che contano sono quelli che ci vengono dal Cielo, il quale è solito esprimere la sua predilezione offrendoci la possibilità di portare la croce con Gesù. Beati coloro che non se la scrolleranno dalle spalle, perché grande sarà la loro ricompensa!

Il Krizevac è testimone di due grandi manifestazioni di fede che si celebrano durante l’anno. La prima in occasione della festa della Esaltazione della santa Croce, quando i pellegrini convengono da ogni parte della Croazia e dell’Erezegovina per salire, spesso a piedi nudi, sulla montagna della croce. La seconda a conclusione del festival dei giovani, nel giorno della festa della trasfigurazione. Allora il Krizevac diviene un altare intorno al quale la gente si stringe con straordinaria devozione per partecipare alla santa Messa.

Nonostante la bellezza e lo straordinario significato che rivestono il Podbrdo e il Krizevac, è la Chiesa parrocchiale dai due campanili, che si elevano nel cielo come i due testimoni dell’Apocalisse, a rappresentare il centro spirituale di Medjugorje. Diversamente da altre apparizioni, come a Lourdes o a Fatima, qui non è sorta una cappella o un santuario che affiancasse o sostituisse la Chiesa parrocchiale. Questo è dovuto a una precisa strategia della Regina della pace, la quale ha affermato di avere scelto la Parrocchia e di volerla condurre con dei messaggi particolari. Questa catechesi parrocchiale, che ormai coinvolge le parrocchie di tutto il mondo, è iniziata nel marzo del 1984 e continua tuttora. La ragione della scelta della parrocchia, oltre che dei sei veggenti, è da attribuire a un piano di grande portata della “Gospa”, volto a rinnovare la Chiesa intera, raccogliendola intorno a quella insostituibile fonte di grazia che è l’eucaristia. La Santa Messa è quanto sta più a cuore alla Madonna e questo lo ha dimostrato fin dai primi tempi, quando le apparizioni, per i divieti delle autorità, avvenivano nei locali della parrocchia o nella stessa Chiesa. Fu allora che la santa Messa vespertina è divenuta il momento culminante della giornata. Essa è preceduta da due rosari che preparano i cuori al momento dell’apparizione, la quale viene così spiritualmente orientata all’eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. Per la verità durante tutta la giornata i vari gruppi dei pellegrini celebrano le loro sante Messe nella lingua nazionale. Gli italiani in particolare ( ogni mattina alle h. 11) danno vita a celebrazioni molto partecipate. Tuttavia è l’eucaristia della sera quell’appuntamento che trasforma la grande spianata intorno alla Chiesa in una piccola Pentecoste . Ciò che tuttavia caratterizza Medjugorje e che non ha riscontri simili in altri santuari, è la straordinaria adesione dei pellegrini al sacramento della penitenza. Intorno alla Chiesa sono disposti numerosi confessionali, mentre molti altri vengono improvvisati nelle grandi occasioni. I frati francescani dell’Erzegovina si avvicendano infaticabili per assicurare il servizio della riconciliazione, mentre sacerdoti di ogni nazionalità si affiancano per soddisfare il desiderio di purificazione dei pellegrini disposti in lunghe file, ordinate e pazienti ,che sembrano esaurirsi mai.

La Madonna ha detto che a Medjugorje concede particolari grazie di conversione. Tuttavia la conversione, quando è autentica, trova la sua naturale conclusione in una sincera confessione, nella partecipazione alla comunione e nel proposito di una vita cristiana rinnovata. E’ certamente possibile arrivare a Medjugorje in stato di peccato mortale, ma sarebbe stato un pellegrinaggio inutile se non si ripartisse in grazia di Dio. La confessione ci riveste di quella grazia santificante, senza la quale saremmo come dei tralci secchi, buoni solo per il fuoco. Essa è il frutto più importante del pellegrinaggio e ci dona quella pace vera di cui la Madonna ha detto di essere la Regina. La Confessione e la Santa Messa sono dunque i punti focali del programma di Maria. Troppi cristiani lo avevano dimenticato ed è per questo che la Madonna lo ricorda senza mai stancarsi.

I frutti del pellegrinaggio a Medjugorje

Ciò che mi ha sempre colpito e persino meravigliato nei pellegrini che vanno a Medjugorje è il fatto ben accertato che nella loro grande maggioranza ritornano a casa pieni di entusiasmo. Spesso mi è accaduto di consigliare il pellegrinaggio a persone in gravi difficoltà morali e spirituali e a volte persino disperate e quasi sempre ne hanno tratto grandi benefici. Non di rado si tratta di giovani e di uomini, assai meno disponibili alle facili emozioni. Ma è soprattutto il fascino che Medjugorje esercita sui più lontani che impressiona. Persone da anni lontane dalla Chiesa, e n0n di rado critiche nei suoi confronti, scoprono in quella parrocchia sperduta i tratti di semplicità e fervore che li avvicinano alla fede e alla pratica della vita cristiana. E’ inoltre straordinario il fatto che, nonostante la fatica e la spesa del viaggio, molti non si stanchino di ritornare come cervi assetati alle sorgenti dell’acqua. Non vi è dubbio che a Medjugorje vi sia una grazia speciale che rende questo posto unico e irripetibile. Di che cosa si tratta?

Il fascino irresistibile di Medjugorje è dato dalla presenza di Maria. Sappiamo che queste apparizioni sono diverse da tutte quelle precedenti della Madonna perché sono legate alla persona del veggente e non a un luogo particolare. In questo lungo periodo la Regina della pace è apparsa in innumerevoli luoghi della terra, ovunque si siano recati i veggenti o vi abbiano dimorato. Eppure nessuno di essi è divenuto un “luogo santo”. Solo Medjugorje è la terra benedetta, il centro di irradiazione della presenza di Maria. Lei stessa in alcune occasioni ha tenuto a precisare che i messaggi lei li dà “lì”, anche se la veggente Marija, che li riceve, si trova in Italia. Ma soprattutto la Regina della pace ha affermato che a Medjugorje lei dà particolari grazie di conversione. Ogni pellegrino che entra in quell’Oasi di pace è accolto e abbracciato da una presenza invisibile ma reale. Il cuore, se è disponibile e aperto al soprannaturale, diviene un terreno dove vengono gettati a piene mani i semi della grazia, che a suo tempo daranno i loro frutti, secondo la corrispondenza di ognuno.

Il punto focale dell’esperienza che i pellegrini fanno a Medjugorje è proprio questo: la percezione di una presenza. E’ come se uno all’improvviso scoprisse che la Madonna esiste davvero e che essa è entrata nella sua vita occupandosi di lui. Tu obbietterai che un buon cristiano già crede alla Madonna e la prega nelle sue necessità. E’ vero, ma il più delle volte Dio non è presente nella nostra vita come una persona di cui sperimentiamo l’amore e la sollecitudine nel nostro vivere quotidiano. Crediamo a Dio e alla Madonna più con la mente che col cuore. A Medjugorje molti scoprono la presenza di Maria col cuore e la “sentono” come una madre che li segue con sollecitudine, avvolgendoli col suo amore. Nulla è più straordinario e sconvolgente di questa presenza che scuote i cuori e gonfia di lacrime gli occhi. Non pochi a Medjugorje piangono di commozione perché per la prima volta nella loro vita hanno sperimentato quanto Dio li ama, nonostante una vita di miserie, di lontananza e di peccati.

Si tratta di una esperienza che cambia radicalmente la vita delle persone. Sono molti in effetti a testimoniarlo. Tu credevi che Dio fosse lontano, che non si prendesse cura di te e che avesse troppe cose a cui pensare per posare gli occhi su un miserabile come te. Eri convinto di essere un poveraccio che Dio forse guardava con severità e con poca considerazione. Ma ecco che scopri che anche tu sei oggetto dell’amore di Dio, non diversamente da tutti gli altri, anche se sono più vicini a lui di te. Quanti ragazzi drogati a Medjugorje hanno riscoperto la loro dignità e un nuovo entusiasmo di fronte alla vita, dopo aver toccato gli abissi della vergogna! Avverti l’occhio compassionevole di Maria che si posa su di te, percepisci il suo sorriso che ti incoraggia e ti infonde fiducia, senti il suo cuore di madre che batte di amore “solo” per te, come se tu solo esistessi al mondo e la Madonna non avesse altro di cui occuparsi se non della tua vita. Questa esperienza straordinaria è la grazia per eccellenza di Medjugorje ed è tale da cambiare radicalmente la vita delle persone, per cui non pochi affermano che la loro vita cristiana è cominciata o ricominciata il momento dell’incontro con la Regina della pace.

Scoprendo la presenza di Maria nella tua vita scopri anche l’importanza fondamentale della preghiera. La Madonna infatti viene soprattutto per pregare con noi e per noi. Lei in un certo senso è la preghiera vivente. Il suo magistero sulla preghiera è straordinario. Si può senz’altro affermare che ogni suo messaggio è un’esortazione e un insegnamento sulla necessità di pregare. A Medjugorje però ti rendi conto che non bastano né le labbra né i gesti esterni e che la preghiera deve nascere dal cuore. In altra parole la preghiera deve diventare un’esperienza di Dio e del suo amore.

Non puoi raggiungere questo traguardo dall’oggi al domani. La Madonna ti dà dei punti di riferimento a cui essere fedele: le preghiere del mattino e della sera, il santo rosario, la santa Messa. Ti invita a punteggiare la giornata di giaculatorie, in modo da santificare ogni istante che vivi. Se sei fedele a questi impegni, anche nei momenti di aridità e di stanchezza, pian piano la preghiera zampillerà dal profondo del tuo cuore come una polla d’acqua pura che irrora la tua vita. Se all’inizio del tuo cammino spirituale, e specialmente quando sei ritornato a casa da Medjugorje, sentirai la fatica, poi, sempre più frequentemente, farai l’esperienza della gioia del pregare. La preghiera di gioia è uno dei frutti più preziosi del cammino di conversione che si inizia a Medjugorje.

La preghiera di gioia è possibile? La risposta positiva viene direttamente dalla testimonianza di tutti coloro che ne fanno l’esperienza. Tuttavia, dopo alcuni momenti di grazia che la Madonna ti fa sperimentare a Medjugorje, è normale che sopravvengono i tempi del grigiore e accidia. Medjugorje è un oasi che è difficile riportare nella vita di ogni giorno, con i problemi assillanti del lavoro, della famiglia, oltre alle distrazioni e alle seduzioni del mondo circostante. Devi perciò, una volta rientrato a casa, crearti una tua oasi interiore, e organizzare la tua giornata in modo tale che non manchino mai i tempi della preghiera. Fatica e aridità non sono necessariamente negative, perché attraverso questo passaggio ti rafforzi la volontà e la rende sempre più disponibile a Dio. Sappi che la santità non consiste nel sentimento, ma nella volontà rivolta al bene. La tua preghiera può essere altamente meritoria e gradita a Dio anche se non “senti” niente. Sarà la grazia dello Spirito Santo a donarti la gioia nel pregare, quando sarà opportuno e utile per il tuo progresso spirituale.

Con Maria e la preghiera ti si svela la bellezza e la grandezza della vita. Questo è uno dei frutti più preziosi del pellegrinaggio, che spiega perché le persone tornino a casa contente. E’ un’esperienza che coinvolge molti, ma specialmente i giovani, i quali spesso arrivano a Medjugorje in cerca di quel “qualcosa” che dia un senso alla loro vita. Si interrogano sulla loro vocazione e missione. Alcuni brancolano nel buio e provano nausea per un’esistenza vuota e senza ideali. La presenza materna di Maria è quella luce che li illumina e che apre loro nuovi orizzonti di impegno e di speranza. La Regina della pace ha detto più volte che ognuno di noi ha un grande valore nel piano di Dio, giovane o anziano che sia. Ha chiamato tutti a raccolta nel suo esercito di testimoni, affermando che lei ha bisogno di ognuno e che non può aiutarci se noi non la aiutiamo.

Allora uno capisce che la sua vita è preziosa per se stesso e per gli altri. Prende coscienza del mirabile piano divino della creazione e della redenzione e del suo posto unico e insostituibile in questo mirabile progetto. Sa che, qualunque sia la sua occupazione qui sulla terra, umile o prestigiosa, in realtà vi è un compito e una missione che il Padrone della vigna affida a ognuno ed è qui che si gioca il valore della vita e si decide del proprio destino eterno. Prima di arrivare a Medjugorje forse credevamo di essere delle rotelle insignificanti di un ingranaggio impietoso e anonimo. L’esperienza opprimente di una vita piatta e grigia generava depressione e angoscia. Quando abbiamo scoperto quanto Maria ci ama e quanto siamo preziosi nel suo piano di salvezza, che lei sta realizzando su ordine dell’Altissimo, siamo così contenti che ci metteremmo a cantare e a ballare come Davide al seguito dell’Arca. Questa, caro amico, non è esaltazione, ma felicità vera. E’ proprio così: la Madonna rende felici, ma soprattutto rende operosi. Da Medjugorje tutti ritornano apostoli. Hanno scoperto quella perla preziosa che vogliono far trovare anche agli altri.

Ritornare a Medjugorje

Perché moltissimi pellegrini ritornano a Medjugorje? Ci troviamo di fronte a un fenomeno che non si verifica in una misura analoga per altri santuari. La grande maggioranza di chi si è recato nella parrocchia di Maria, non appena possibile progetta un nuovo viaggio. Questo riguarda tutti, i più vicini come i più lontani. Alcuni vi ritornano ogni anno, o più volte all’anno. E’ come se avessero trovato lì una nuova residenza, dove trascorrere i momenti di riposo, dopo le logoranti fatiche del lavoro. Ci sono quelli che risparmiano durante l’anno per potersi godere le ferie al mare, ai monti o in campagna, ma ci sono anche quelli che fanno sacrifici per poter ritornare a Medjugorje. Non è raro il fenomeno di singoli e famiglie che vi trascorrono i periodi di vacanza, per la durata non solo di giorni, ma di settimane. Come si spiega tutto ciò? La ragione in fondo è semplice: si ritorna a Medjugorje perché lì la Madonna è viva. Il richiamo irresistibile di Maria si fa sentire di nuovo molto presto nel cuore. Il suo progetto di istruire, guidare e fortificare nella fede la nostra generazione esige un lungo e paziente accompagnamento. Queste apparizioni sono le ultime, ha affermato la Regina della Pace, e poi non apparirà più sulla terra. Sono un evento assolutamente eccezionale che prepara la Chiesa e il mondo a superare una “crisi” che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Questo tempo è il tempo di Maria, ma anche quello della potenza delle tenebre. La Regina della pace durante questi anni sta preparando l’esercito della testimonianza e della vittoria. Il ritorno a Medjugorje fa parte del piano di Maria perché il tempo della prova non ci trovi impreparati. E’ però necessario che tutto questo non si risolva in un’ abitudine o in una collezione di viaggi da esibire come prova della propria fedeltà. Se ogni volta il cuore non si rinnova, si fanno chilometri sull’asfalto ma non lungo il cammino della perfezione. Ecco perché ogni salita sul Podbrdo deve essere un evento dello spirito, un desiderio di rinnovarsi interiormente e di compiere con Maria il pellegrinaggio della propria vita. Il ritorno a Medjugorje va collocato nel proprio personale cammino di santità e nello sforzo quotidiano di conversione che non deve mai cessare.

Verrà un momento in cui anche i tiepidi e gli scettici decideranno finalmente di intraprendere il santo pellegrinaggio a lungo rinviato. Non sappiamo se allora le grande agenzie di viaggi, attirate dai profitti, scenderanno in campo. Questo avverrà quando sulla montagna apparirà “il segno visibile, indistruttibile, durevole, bellissimo, che viene dal Signore”. Molti allora accorreranno sulla collina, spinti dalla curiosità. Ma sarà troppo tardi per convertirsi.

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