Maria a Medjugorje Messaggio del 2 dicembre 2012:Cari figli, con materno amore e materna pazienza vi invito di nuovo a vivere secondo mio Figlio, a diffondere la sua pace ed il suo amore, ad accogliere con tutto il cuore, come miei apostoli, la verità di Dio ed a pregare lo Spirito Santo affinché vi guidi. Allora potrete servire fedelmente mio Figlio e, con la vostra vita, mostrare agli altri il suo amore. Per mezzo dell'amore di mio Figlio e del mio amore, io, come Madre, cerco di portare nel mio abbraccio materno tutti i figli smarriti e di mostrare loro la via della fede. Figli miei, aiutatemi nella mia lotta materna e pregate con me affinché i peccatori conoscano i loro peccati e si pentano sinceramente. Pregate anche per coloro che mio Figlio ha scelto e consacrato nel suo Nome. Vi ringrazio.

Intervista a Padre Livio pubblicata su “Il Venerdì”, settimanale del quotidiano “La Repubblica” (29 febbraio 2008)

La sua emittente è la più ascoltata dopo la Rai. Oggi padre Livio Fanzaga si confessa in un'autobiografia. E rivela: «Quelle del Papa non sono mai gaffe, ma santa dottrina». Di Riccardo Stagliano




ROMA. La guerra santa di Radio Maria è la continuazione della politica vaticana con altri mezzi.

Commentando i giornali, ogni mattina, padre Livio Fanzaga passa al setaccio le notizie in cerca di tracce del Maligno. La sua è una caccia quasi sempre fortunata. «Cari amici non facciamoci illusioni» ha arringato i suoi due milioni di ascoltatori quotidiani in occasione della querelle Ratzinger-Sapienza, «Satana è dappertutto, anche nell'Università. Non mi meraviglio che vi siano dei professori cornuti con tanto di tridente e di coda». Non scherza questo sessantasettenne bergamasco con quasi tre lauree che, dalla tolda della sua ascoltatissima emittente, si racconta in Perché sono cristiano (Piemme, 176 pp., 11,50 euro).

La vostra radio fa audience con preghiere e teologia. Miracolo?

«È considerata un'emittente da vecchiette, ma il 40 per cento del pubblico ha il diploma o la laurea. E succede che, mentre si parla di teologia, ti telefona un camionista che ti dice di essersi convertito dopo aver sperimentato il vuoto della vita. Che può essere infernale, non ti dà neppure i soldi per arrivare a fine mese».

Viviamo però in un periodo di grandi turbolenze tra religione e laicità. Si annunciano crociate sull'aborto, con partiti che ne faranno la loro ragione sociale...

«Grazie a Dio la fede cristiana presuppone la ragione. Anche Norberto Bobbio aveva, sul tema della vita, convinzioni molto simili a noi cristiani. Bisogna trovare punti di convergenza. Io escludo le crociate. Un conto sono le battaglie culturali ma un partito apposta per l'aborto non credo che sia utile».

Quanti papi ha visto e con quale si è sentito più in sintonia?

«Tutti papi straordinari. Iniziando da Giovanni XXIII, bergamasco come me. Col tempo ho apprezzato molto anche Paolo VI. Che capì in anticipo che il vero problema era, è, la crisi della fede, il non credere più nell'aldilà. Giovanni Paolo II ha compreso il momento drammatico degli uomini che per la prima volta possono distruggere il pianeta. E, contro il rischio apocalisse, ha consacrato il millennio alla Madonna».

E arriviamo a Benedetto XVI...

«Intanto, per quanto ne so, apprezza Radio Maria e ci ha molto incoraggiati. Poi ha grande cura della fede, una fede molto salda che non concede niente al relativismo, alle religioni fai da te. La stessa nostra attitudine».

Epperò ha avuto più di un incidente di percorso, litigando con gli islamici per il discorso di Ratisbona, con gli ebrei per la frase antisemita della messa in latino. Spigoloso o politicamente ingenuo?

«Si tratta di una persona di grande esperienza. Conosce la Chiesa e i vescovi: escluderei l'ingenuità. Piuttosto il suo è un grande scrupolo di coscienza di essere fedele alla santa dottrina anche a costo di decisioni politicamente impopolari. Certo non ha il carattere diplomatico di Giovanni Paolo II».

Questo spiega anche l'incidente della Sapienza?

«La sua prevista visita è stata male interpretata. Doveva essere il discorso inaugurale di un grande intellettuale e l'università era il luogo adatto. Poi la politica ha preso il sopravvento».

È in atto un'offensiva della Chiesa nei confronti della società italiana, ad esempio sulle famiglie omosessuali?

«La Chiesa non si limita a predicare la fede ma punta all'orientamento della vita delle persone. Giovanni Paolo II l'aveva già detto: famiglia e vita sono la nuova frontiera. Quindi, sulla crisi della famiglia, non servono grandi discussioni ma dimostrare che esistono famiglie stabili che si vogliono bene e dove i figli crescono bene».

Lei è un uomo potente, ascoltato ogni giorno da un pubblico enorme: come amministra questo potere?

«Bah, mi faccio da mangiare da solo, vivo come un monaco. Siamo in 2-3 fissi a mandare avanti questa cosa artigianale. Quando ho cominciato a lavorarci era una radio parrocchiale. Mi hanno nominato direttore ma i soci potrebbero sceglierne un altro in qualsiasi momento».

Nella sua temuta rassegna stampa nessuno l'ha mai sentita criticare il centrodestra, solo il centrosinistra: un religioso deve fare politica?

«Sono figlio di operai. Ho una sorella che lavora per la Cgil e un fratello per la Cisl. Vedo la povertà della gente e sono favorevole a politiche di ridistribuzione del reddito. Ma non posso trascurare le grandi questioni sulla vita e la famiglia. E registro che il centrodestra non propone i "dico"...».

Se guarda alle loro vite private, però le scelte spesso si discostano dalla teoria...

«Bisogna sempre stare molto attenti: mai compromettersi con nessuno, magari si scopre che hanno rubato. Per quanto riguarda la morale privata ho letto da giovane La storia dei papi di Ludwig von Pastor e ho scoperto che la vita personale di certi pontefici era da mettersi le mani nei capelli. Meglio concentrarsi sui programmi. Anche noi preti a volte predichiamo bene ma razzoliamo male. Certo, un minimo di coerenza ci vuole...».

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