Maria a Medjugorje Messaggio del 30 settembre 1984:Ciò che rende triste Gesù è il fatto che gli uomini portano dentro di sè la paura verso di lui vedendolo come un giudice. Egli è giusto, però è anche misericordioso al punto che preferirebbe morire di nuovo piuttosto che perdere una sola anima.

Padre René Laurentin sulle odierne apparizioni: conformità ai criteri della Chiesa tutti non comuni.

MARIJA come Bernadette,Vjcka come Giovanna d’Arco, Ivan futuro Curato d’Ars!




Per trent’anni ho studiato le apparizioni del passato nella polvere degli archivi La Medaglia miracolosa, Lourdes, Pontman, eccetera: più di cinquanta volumi. Tuttavia non ero io a cercare le apparizioni, erano venute loro a cercare me. Come tutti i teologi, ero prudente, sapevo che queste rivelazioni particolari non sono la Rivelazione, che la Chiesa, che insegna infallibilmente il dogma nome di Dio, non impone ma propone il suo giudizio sull'autenticità. Se ho studiato tante apparizioni, è perché i vescovi — povero me! lo hanno chiesto.
Quanto alle apparizioni in corso, ho resistito lungamente a molti inviti pressanti. Ho finito andare a Medjugorje visto l’eccezionale valore quei fatti presentavano e poi mi erano state rimesse allora le prime dichiarazioni del vescovo del luogo, monsignor Zanic, che nel 1981 era favorevole. «Questi giovani veggenti non mentono» ripeteva con insistenza, il 27 luglio di quell’anno, e difendeva coraggiosamente Medjugorje contro le calunnie della stampa marxista.

Bernadette a Medjugorje

Assieme alle apparizioni è stata per me una rivelazione. Avevo stabilito oggettivamente, da storico, il quadro clinico delle estasi di Bernadette, senza capirci nulla. A Medjugorje, ho visto l’estasi, ho capito. La polvere e divenuta viva. Maria mi ha fatto pensare a Bernadette, Vicka a Giovanna d'Arco, e Ivan al futuro Curato d'Ars.
Nel mio primo viaggiò a Medjugorje, nel 13, queste apparizioni sembravano ancora uniche, eccezionali. Do di allora le ho viste moltiplicarsi attraverso il mondo. Ammisi inquieto, stordito:non è una fiammata soggettiva un sogno turbato: qualcosa come il cosiddetto «terrore dell'anno Mille» alla vigilia del duemila? Quale sia l’amore materno della Vergine, moltiplicarsi fino a questo punto?
Ho aperto dossier su dossier. Mi sentivo sconcertato. La maggioranza mi invitava alla prudenza: occupandoti tanto di apparizioni, finirai per rovinarti la reputazione. Ma ecco che il cardinale mi invitò nelle Filippine, per rispondere a una domanda: apparizioni della Vergine, che vuol dire?
Impresa impossibile, imprudente, temeraria, ho pensato subito. Ma come dire di un cardinale, e quale Cardinale! Egli gli ha rinnovato il solo paese cattolico dell’Asia con un grande movimento di consacrazione, ha condotto il suo popolo alla liberazione da un’odiosa dittatura. Nel febbraio del l986, il suo popolo è sceso in piazza all’invito del cardinale, senza altre armi che il rosario. Si è realizzato, in tre giorni e tre notti di presenza pacifica nelle grandi arterie della capitale, il famoso versetto del Magnificat: «Ha deposto i potenti dai loro troni, ha innalzato gli umili».
Alla fine di quei tre giorni il dittatore era «deposto dai suo trono» e Cory Aquino, l’abile vedova di Ninoy Aquino, il rivale di Marcos, imprigionato, esiliato,e poi assassinato, prendeva il suo posto: serva del Signore e del popolo, per ristabilire la democrazia e la giustizia a dispetto di condizioni impossibili.
Questo cardinale è anche l’uomo di fiducia della Santa Sede per il dialogo con grandi Paesi marxisti: la Cina e l’Urss, nell’ora della trasparenza egli osa porre ad alta voce una grande domanda, che milioni di cristiani si pongono sommessamente nel mondo intero. Dunque bisogna assumersi il rischio di rispondere.

I cristiani tra due fuochi

E’ necessario, per uscire da un malessere. Ma quale malessere? L'opposizione tra due tipi di cristiani quelli che rifiutano sistematicamente le apparizioni, e quelli che delle apparizioni si fanno una religione. Tra scetticismo e illuminismo, rifiuto e accettazione, repressione e religione limitata alle apparizioni, bisogna trovare la via regia del discernimento, di un equilibrio nel quale le apparizioni non sono che un aiuto gratuito alla fede.
I buoni cristiani, che sono sensibili alle apparizioni, sono presi sovente tra due Fuochi: «Prudenza!» dicono loro i preti. Quando un’apparizione non è riconosciuta, non andateci, non parlatene. «Urgenza!», dice il messaggio. E se Nostra Signora che viene sulla terra a richiamarci, a stare lontani sarebbe una colpa e un errore. Quando il segnale d’allarme avverte che c’è del fuoco, non si dice forse... "Mentre arrivano i pompieri, cominciamo a fare qualcosa»?"

Allora: prudenza o urgenza? Questo dilemma definisce il problema. Bisogna dire: urgenza e prudenza, non ci si sbaglierà rispondendo con urgenza al messaggio del Vangelo, che le apparizioni ci rammentano: conversione e preghiera, penitenza e digiuno, pace e riconciliazione. Si può rispondere a questi inviti... urgenti, restando prudenti, attenti al discernimento, docili alla Chiesa, rispettosi del suo giudizio, preoccupati del buon andamento delle cose. Qualcosa e cambiato nella religione delle apparizioni fino a tutto l’anno scorso, esse venivano viste con una severità senza precedenti, a destra come a sinistra. A destra, il cardinale Ottaviani, osservante della Traduzione, era drasticamente contrario alle apparizioni. Aveva scritto quel famoso articolo, dal titolo ispirato a Dante: «Siete, cristiani, a muovervi più gravi!» (Osservatore Romano, 4 febbraio l95l), e la sua azione si rivelava severa nella prevenzione di qualsiasi forma di illuminismo.
A sinistra l’inclinazione di molti teologi per la filosofia idealista e razionalista, la critica negativa dalla scuola dei maestri del sospetto, l’emergenza crescente della psicanalisi, che conduceva il sentimento religioso alla sublimazione delle pulsioni della «libido», hanno indotto molte commissioni d’inchiesta a conclusioni radicalmente e sistematicamente native. In questo e con ora, dopo Beauraing e Banneux (Belgio, 1933), nessuna apparizione e stata ufficialmente riconosciuta.. fino al 21 novembre dell’anno scorso. In quella data, un vescovo del Venezuela riconobbe formalmente le apparizioni di Finca Betania.

In Nicaragua, intanto, un vescovo autorizzava e incoraggiava il culto delle apparizioni di Cua. A Saint-Nicolas, In Argentina, a Kibeo (Rwanda), i vescovi non fanno più mistero che è imminente una conclusione favorevole delle apparizioni in corso.
Eccoci dunque a un tornante decisivo. Le apparizioni, a momenti ridotte a zero, ma che non sono mai cessate dall’Antico Testamento, stanno ritornando in forze. Non facciamoci trascinare. Ogni svolta è pericolosa. E facile uscire di strada, non dimentichiamolo!».

Da Pescara a New York

A Pescara, nel febbraio scorso, un fervente sacerdote (ex giocatore di calcio, ordinato da quattro anni) aveva sviluppato un fervido movimento di preghiera e di pellegrinaggi a Medjugorje, con buoni frutti, buone vocazioni, notti di preghiera, ecc. Gli era stata affidata la direzione di una veggente di 32 anni (Maria Antonina Fioriti), perché se ne occupasse discretamente (senza rendere pubblici ne le estasi nè i messaggi). Nell’entusiasmo, egli ruppe la consegna del silenzio imposto. L’annuncio venne lanciato con slogan entusiasti: Pescara sarà la conclusione di Medjugorje», «Queste saranno le più grandi apparizioni della storia!». Sensazionalismo che mal si accorda con il chiaroscuro delle vere profezie, e con il messaggio austero di Medjugorje. Il padre Carlo Colonna, gesuita, uomo di fiducia dell’arcivescovo, denunciò quell’annuncio inquietante. L’arcivescovo tentò di intervenire, ma 120 mila persone affluirono, e con loro stampa e televisione, per vedere i prodigi. Il tentativo fu vano, la delusione generale. Nondimeno, tirando le conclusioni dell’avvenimento, il prete riconobbe il suo errore ed e partito volontariamente per un ritiro di parecchi mesi in un monastero.
Simili incidenti non sono solo italiani. Negli Stati Uniti, le apparizioni di Necedah sono sfociate in uno scisma.
Anzitutto, la mia inchiesta mi ha fatto incontrare alcune belle sorprese. Ero inquieto per «troppe apparizioni». Temevo un contagio, a bassi livelli. Ho trovato nella maggioranza di quelle che ho studiato (non senza un'indagine preliminare) una conformità davvero impressionante ai criteri della Chiesa: e, specialmente, dei frutti non comuni.

Il messaggio al mondo

Il momento attuale (moltiplicazione delle apparizioni ma anche nuova accoglienza, nuova tolleranza, e nuovi frutti) sta manifestando effetti nuovi e significativi. Quando avviene un’apparizione, si dice subito: sarà una nuova Lourdes. Come se ogni apparizione fosse destinata a porsi come un evento fondamentale per la Chiesa universale. Le apparizioni fanno parte, sempre, della vita della Chiesa. Ma esse restano, normalmente, modeste e discrete; e chi ne ha beneficiato non ne parla che con il suo confessore.
Una devota che conosco bene mi raccontava un giorno: «Quando mio marito si alza, alle 5 del mattino, per il suo lavoro, dopo avergli preparato la colazione mi resta molto tempo per pregare, qualche volta vedo la Vergine o il Cristo. Ma non ne parlo ai preti della mia parrocchia. Mi prenderebbero per una pazza, e non potrei più lavorare con loro». «Come ha ragione!» le ho detto.
Le nuove apparizioni che ho potuto studiare hanno, il più delle volte, un carattere locale e privato. Sono legate a un tempo, a un luogo, e in genere non sembrano promettere un avvenire glorioso. E’ un grido profetico del Cielo che porta i suoi frutti al loro posto giusto. Si può parlare di una democratizzazione o banalizzazione delle apparizioni, che invece furono messe in crisi quando se ne esagerava l’importanza. A questo riguardo, Medjugorje, ove ll messaggio ha una portata mondiale, come quello di Fatima, e un'udienza internazionale, è un'eccezione.
Quanto al fondo del problema — il messaggio — attraverso la straordinaria varietà delle apparizioni attuali, vi riscontra una convergenza. E’ questa: tali apparizioni suonano anzitutto come una diagnosi e un segnale d’allarme: il mondo si è tranquillamente, gioiosamente, abbandonato al peccato. Esso scava, cosi la propria tomba, si sta auto distruggendo. La minaccia incombe. Non drammatizziamo, poiché tale fondata diagnosi viene denunciata dolcemente, discretamente, e i veggenti che trasmettono il messaggio vivono in una pace e in una gioia stupenda, poiché nulla potrà togliere loro l’essenziale, l’unione a Dio e a Nostra Signora, che riempie la loro vita.
Attenzione, però: non si tratta però di un castigo esteriore, ancor meno di una vendetta di Dio. Si tratta di giustizia immanente. In un mondo ben fatto il peccato è distruttore. L’alcolismo getta nell’abisso anche i discendenti, poiché siamo solidali tra noi. La promiscuità e le deviazioni sessuali hanno diffuso ampiamente la sifilide, e l'AIDS. Il messaggio si preoccupa di dire, prima d’ogni altra cosa, che al peccato offende e ferisce il Signore, riempie di lacrime il viso della Madre, ed è questo che è orribile, ancor più delle conseguenze che costituiranno il salario del peccato.
Quanto ai rimedi, il discorso è semplicissimo: è il messaggio del Vangelo, che abbiamo troppo dimenticato. Questo messaggio, le apparizioni lo riprendono a partire dai suoi stessi inizi, cioè dalla predicazione di Giovanni Battista: ritorno a Dio conversione, penitenza, e digiuno. Chi può capire capisca.

Fonte: da Avvenire, 18 maggio 1989

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