Maria a Medjugorje Messaggio del 2 novembre 1981:Vi ho fatto vedere il Paradiso per mostrarvi quale felicità attende coloro che amano Dio.

ESISTENZA DEL PARADISO




Sacra Scrittura

Esiste davvero il Paradiso? Sì, con certezza assoluta, perché ce lo afferma la parola infallibile di Dio e ce lo conferma la ragione.
S. Agostino afferma che la Sacra Scrittura ci parla ben 400 volte del Paradiso esortandoci a conseguirlo. Se non ci fosse il Paradiso l’intera vita di Gesù non avrebbe alcun senso, perché tutta la sua esistenza terrena, il suo insegnamento, la sua passione e morte e la sua resurrezione non ebbero altro scopo che redimerci dal peccato e riacquistarci il Paradiso.
Quasi a ogni pagina del Vangelo, Gesù ci parla del «Cielo,,, di «vita eterna», di «regno dei cieli», di «corona di gloria», di «banchetto nuziale», ecc., tutte espressioni che indicano il Paradiso. Qualche citazione:
1) (Mat. 19,16-21). Un giovane si accostò a Gesù e gli disse: Maestro che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? Egli rispose: Se vuoi entrare nella vita, osserva i Comandamenti... Il giovane gli disse: Ho sempre osservato queste cose, che mi manca ancora? Gesù gli disse: Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro in Cielo; poi vieni e seguimi.
2) (Mat. 20,1-7). Gesù, per incoraggiare tutti ad andare in Paradiso, narrò la parabola degli operai. Un padrone uscì di buon mattino in cerca di operai per la sua vigna. Trovatili, pattuì con loro la paga del giorno. Uscì di nuovo all’ora terza (ore 9), poi all’ora sesta (ore 12), e poi all’ora nona (ore 15) e trovati degli uomini sfaccendati li mandò a lavorare nella sua vigna. Verso il tramonto, un’ora prima cioè che finisse il lavoro, mandò ancora altri operai alla sua vigna. Alla fine del la giornata tutti ricevettero la paga.
Questa parabola significa che il Paradiso non è ri servato solo a coloro che si rimettono sulla buona strada nella gioventù, o nella maturità, o nella vecchiaia, ma anche a coloro che, negli ultimi momenti della loro vita, si pentono del male fatto e ritornano a Dio, come accadde al ladrone pentito, allorché Gesù, dall’alto della croce, gli disse (Lc. 23,43): Oggi sarai con me in Paradiso.
3) Gesù, parlando del Giudizio Universale alla fine del mondo, dice (Mat. 25,3 1-46): «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi Angeli, si siederà sul trono della sua gloria con tutti i suoi Angeli, e saranno riunite davanti a Lui tutte le genti ed Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il Re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo, poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno preparato per il diavolo e per i suoi angeli... E se ne andranno, questi al supplizio e i giusti alla vita eterna.
Una bella testimonianza del Santo Curato d’Ars. Un pomeriggio domenicale, una persona di mondo entrò nella canonica del parroco d’Ars, attratta da quello che si diceva intorno all’austerità di quell’umile prete, alla generosità con cui donava tutto per vivere poi egli stesso in una povertà estrema, allo zelo con cui si prodigava di giorno e di notte per la salvezza delle anime.
«Signor Curato, — disse quella persona — crede proprio a tutto quanto dice il Vangelo?» — Sì, a tutto —. «Ma è proprio sicuro che dopo la morte ci sarà il Paradiso?». — Sicurissimo —. «Proprio sicuro, come dopo quest’oggi che è domenica verrà il lunedì?». — No, molto più sicuro —. «Proprio sicuro come il sole che è tramontato adesso, sorgerà domani mattina?».
— No. Molto più sicuro. Poiché può darsi che venga una domenica, dopo la quale non ci sia più il lunedì; un tramonto dopo il quale non ci sia più aurora, un inverno dopo il quale non ci sia più primavera, ma non può darsi assolutamente che le parole di Cristo non si avverino—. «Quali parole?». — Queste: Io sono la Resurrezione e la Vita: chi crede in me, anche se fosse morto, vivrà Io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Quella persona partì commossa e persuasa d’aver capito il segreto di quella grande santità. Soltanto una Convinzione così profonda poteva darli la forza di vivere come viveva.

Ragione

Per essere certi dell’esistenza del Paradiso basta la parola infallibile di Dio, però anche la nostra ragione ce lo conferma.
È proprio dell’infinita Sapienza Divina creare e disporre tutte le cose create in modo tale che in esse non ci sia nulla di inutile, ma che tutte conseguano il fine per cui sono state create. Vediamo infatti tutte le cose create, dalle immense stelle che popolano lo spazio all’atomo di polvere calpestato sotto i piedi, dall’enorme balena che si muove nei mari all’umile ameba che vive nella sua goccia d’acqua, tendere tutte a raggiungere lo scopo, il fine, mediante la sollecitazione delle loro cieche energie, dei loro istinti.
L’istinto infatti è una forza naturale, misteriosa, creata da Dio, la quale spinge verso qualche cosa, e fino a che esso non trova l’oggetto corrispondente, sta a disagio: si avverte, per esempio, la sete e si va in cerca d’acqua, e il corpo smania finché non sia dissetato.
La natura creata, e cioè il complesso delle leggi naturali create e stabilite dall’infinita Sapienza e Onnipotenza di Dio, non inganna gli esseri nel loro istinto.
A ogni istinto infatti corrisponde l’oggetto adegua to: si avverte la fame e c’è il cibo; si avverte la sete e c’è l’acqua; si hanno gli occhi e c’è la luce; si hanno le orecchie e c’è il suono; l’intelligenza tende al vero e c’è la verità; il cuore umano tende ad amare e c’è l’oggetto del suo amore. Anche l’animale trova l’oggetto del suo istinto che lo soddisfa.
Ora tra tutti gli istinti dell’uomo, il più irresistibile e insopprimibile è la sete di felicità perfetta e duratura. Tutti cercano la felicità e dovunque: nel piacere, nell’amore, nella ricchezza, nella gloria, nella soddisfazione dell’amor proprio. Però l’esperienza ci fa toccare con mano che tutte queste cose non ci danno affatto la sospirata felicità. Nessuno è felice su questa terra. Si hanno momenti di piacere e di gioia, misti quasi sempre a qualche amarezza. Quando abbiamo conseguito l’oggetto dei nostri desideri, il nostro spirito resta insoddisfatto perché noi siamo stati creati per la felicità vera, totale ed eterna. Nessuna creatura limitata può soddisfare il bisogno illimitato di felicità dell’uomo. Di conseguenza se nell’uomo c’è l’istinto, l’esigenza della felicità assoluta e perfetta, questa necessariamente deve esistere, altrimenti noi ci troveremmo nell’assurdo che mentre la natura, creata da Dio, non inganna gli esseri irrazionali nei loro istinti, ingannerebbe invece soltanto l’uomo, il re del creato, fatto da Dio a sua immagine e somiglianza! Questo certamente non può essere! Per un momento facciamo l’ipotesi (inammissibile) che fosse così, allora bisognerebbe dire che Dio, creatore delle leggi naturali, si sarebbe burlato dell’uomo, gli avrebbe fatto il più crudele degli inganni! Questo è un assurdo inammissibile! Dio è infinitamente Giusto e Santo, ma che giustizia e santità sarebbe la sua se avesse trattato l’uomo, la più perfetta delle sue creature visibili, peggio di tutte le altre creature inferiori? Inoltre Dio è infinitamente Giusto e quindi deve premiare coloro che osservano i suoi Comandamenti e Punire coloro che li trasgrediscono. Ora noi constatiamo che su questa terra non c’è giustizia, infatti il giusto, pur mantenendosi fedele a Dio, soffre molto per i tanti arbitrii, persecuzioni, tribolazioni, ingiustizie da Parte dei cattivi, i quali, al contrario, vengono esaltati e prosperano per le loro ingiustizie. Ma allora nel governo di questo mondo non c’è giustizia? Si dovrebbe dire di no, se tutto terminasse con la vita presente, se non ci fosse un’altra vita nella quale l’uomo riceverà il premio (cioè il Paradiso) o il castigo (e cioè l’Inferno) che ha meritato perciò ci dovrà essere necessariamente una vita futura di infelicità eterna per i giusti, e di infelicità eterna per i cattivi, altrimenti Dio mancherebbe di giustizia, e quindi non sarebbe più Dio.

Dove si trova il Paradiso?

Provata l’esistenza del Paradiso, sorge spontanea la domanda: dove si trova?
Il primo a farsi questa domanda fu il grande Vescovo di Cesarea, San Basilio, morto nel 379. La sua risposta si limita a dire che esso si trova al di fuori del nostro mondo.
La Sacra Scrittura ci dice poco al riguardo:
1) Giov. 3,13: «Gesù disse a Nicodemo: Nessuno è mai salito al Cielo, fuorché il Figlio dell’uomo (cioè Gesù) che è disceso dal Cielo».
2) Luca 50,51: «Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il Cielo».
3) Atti degli Apostoli 1,9: «Detto questo fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché stavano fissando il cielo mentre egli saliva, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che è stato tra voi assunto fino al Cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto salire al Cielo».
4) Ef. 4,8-10: «Per questo sta scritto: Ascendendo in Cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini. Ma che significa la parola “ascese“ se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che di scese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli».
La Chiesa non ha definito espressamente che il Paradiso sia una località determinata, però la sua convinzione che si tratti di un luogo reale, fisico, determinato, appare chiaro dalla professione del Credo o Simbolo Apostolico. Cos’è il Credo o Simbolo Apostolico? Un breve accenno.
Il Credo, che la Chiesa ha sempre professato fin dalla sua origine, fu composto dagli Apostoli sotto l’assistenza dello Spirito Santo.
Gesù, prima della sua ascensione al Cielo, ordinò agli Apostoli di andare a predicare a tutti i popoli le stesse verità che loro avevano appreso da Lui, per diffondere ovunque la luce dei suoi insegnamenti. Gli Apostoli ubbidienti, ben sapendo che sarebbero sorti dei falsi profeti che avrebbero tentato di corrompere la dottrina di Gesù Cristo, formularono di comune accordo, prima di separarsi, un preciso programma di evangelizzazione e riassumere in poche formule, ma chiare, brevi e facili ad essere imparate da tutti, perché tutti fossero uniformi e precisi nella professione della Fede Cristiana. Quindi il Credo è la fede professata dalla Chiesa fin dalla sua origine e che professerà fino alla fine dei tempi.
Ebbene il Credo afferma: «Gesù il terzo giorno risuscitò da morte; salì al Cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti».
San Tommaso d’Aquino spiega il motivo per cui il Paradiso deve essere anche un luogo: «Dal momento che Dio ha destinato i Beati a un duplice gloria, spirituale (per l’anima) e corporale (per il corpo), è logico che sia riservato ad essi un soggiorno particolare, speciale, glorioso».
Il grande Teologo Suarez, assieme a molti altri, è del parere che il Paradiso sia una parte del creato, posta già nello stato di glorificazione, alla quale perverranno, dopo il giudizio universale, le altre parti dell’universo.
Tra i Teologi recenti, il Pesch dice che si può con tutta sicurezza ritenere il Paradiso un astro situato realmente al centro dell’universo, attorno al quale ro teano tutti gli altri corpi celesti, rifatti splendidissimi.
Il Vescovo francese, Mons. Gay, uno dei più rinomati maestri di spiritualità del secolo scorso, scrive nel le sue Elevazioni — N. 96: «Evidentemente Dio è dappertutto, ma non è dappertutto alla stessa maniera, nel senso che non appare e non esplica dappertutto la stessa attività. Il luogo, che la Sacra Scrittura chiama il suo “tempio”, il suo “santuario”, è dove Egli opera in modo più divino, più splendido; là si esplicano meglio le sue perfezioni, meglio si mostra la sua divinità, meglio si effonde il suo amore. In questo luogo soggiornano gli Angeli, i Beati, l'Umanità di Gesù Cristo, del la Santissima Vergine, probabilmente anche di S. Giuseppe e quella di quei privilegiati che risuscitarono, come ci attesta il Vangelo (Mat. 27,52), al momento della morte di Gesù». Le bellezze, le perfezioni, le meraviglie del Paradiso attuale, quando alla fine dei tempi il cosmo sarà rinnovato, saranno estese dall’onnipotenza divina a tutto l’universo, il quale è destinato a divenire per tutta l’eternità l’ambiente reale del Paradiso. Il numero esterminato delle stelle, rinnovate e abbellite dalla onnipotenza divina, saranno, come afferma San Tommaso d’Aquino, l’eterna abitazione dei figli di Dio.

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