Maria a Medjugorje Messaggio del 12 novembre 1986: Io vi sono più vicina durante la messa che durante l’apparizione. Molti pellegrini vorrebbero essere presenti nella stanzetta delle apparizioni e perciò si accalcano attorno alla canonica. Quando si spingeranno davanti al tabernacolo come ora fanno davanti alla canonica, avranno capito tutto, avranno capito la presenza di Gesù, perché fare la comunione è più che essere veggente.

Natura delle gioie sensibili del Paradiso




Non sono sconvenienti

«Ciò che Dio ha fatto puro, tu cessa di ritenerlo immondo» (At. 10,15). Con questa ingiunzione Gesù acquietò la riluttanza di S. Pietro, il quale da buon ebreo non sapeva decidersi a cibarsi di carne classificata «impura» nella legge antica. La stessa cosa potrebbe dirsi a coloro che ritengono le soddisfazioni dei sensi essere troppo materiali per accordarsi con la vita celeste, che, a loro parere, trascende ogni materialità.
Ma non è forse vero che tutta la nostra attività umana, esplicata e vissuta in pieno da Gesù, si è, tramite Lui, come santificata e divinizzata? Persino le soddisfazioni del sesso, che un puritanesimo esagerato ha qualificato come bassezze animalesche, diventano, attraverso il sacramento dei Matrimonio, l’espressione più viva d’amore per nulla sconveniente all’essere ragionevole e meritoria soprannaturalmente. Se Gesù ha detto che in Paradiso non ci saranno più soddisfazioni sessuali, questo non vuoi dire che i corpi resuscitati dei Beati avranno sensi inutili e privati di tutta la loro sensibilità. Gesù, partecipando persino ai pranzi solenni degli uomini, mostrò che neppure essi disdicono alla Maestà infinita di un Dio e sono compatibili con la Visione beatificata, a Lui abituale come uomo, e allora con quale pretesa aprioristica si pretende sostenere che l’appagamento dei sensi sia indecoroso e quindi incompatibile con la vita beata del Paradiso? E se non è sconveniente neppure per il Figlio di Dio rimanere in eterno immedesimato con la materia in unità di persona, perché in Paradiso dovrebbe essere sconveniente per noi rimanervi a contatto e servircene non più per necessità ma per godimento? Perciò possiamo essere certi di trovare nei viali fioriti del Paradiso cosmico tutto ciò che onestamente può appagare e deliziare i nostri sensi. San Tommaso afferma che anche se la soddisfazione di un senso, per esempio del gusto, non è più necessaria, perché in Paradiso saremo liberati dalla schiavitù del nutrimento, tuttavia Dio provvederebbe ad accontentare anche il gusto non per necessità, ma per dilettazione. La natura fisica è opera di Dio né più nè meno di quella spirituale. Ora se l’uso dei sensi e il godimento delle soddisfazioni cosiddette «inferiori» possono essere onesti e meritori, e possono servire all’acquisto della vita eterna, perché dovrebbero essere sconvenienti a farcela godere, specialmente che in Paradiso cercheremo questi piaceri non per preferirli a Dio, come capita purtroppo in terra, ma per glorificarlo di più facendo buon viso a tutte le portate di felicità che Egli stesso ci ha preparato e cercando in esse nuovi incentivi di amarlo?
Perciò la nostra vita futura trascorrerà sempre a contatto della materia mediante il nostro corpo, che sarà sempre provvisto di sensi, ma purificati, affinati, sopraelevati, dotati di gusti assai più nobili, più squisiti, più esigenti, grazie ai quali possederemo una capacità di godere fisicamente inimmaginabile.
Il motivo profondo della presenza in Paradiso delle gioie sensibili è che la vita sensitiva e quella vegetativa giovano non soltanto a conservare l’individuo e la specie umana, ma innanzitutto e direttamente a perfezionare l’individuo con l’attuazione e l’appagamento delle sue capacità naturali. Chi può dunque sapere mai quali, quante e quanto intense gioie sensibili ci offriranno i «nuovi cieli e nuova terra»? Dio infonderà in tutti gli esseri materiali, posti a nostra disposizione, l’aroma che dà le vertigini della gioia suprema. Eppure tutto questo non sarà che una goccia di quell’oceano beatifico promesso per saziare in eterno la nostra sete: la Visione beatifica e il possesso eterno dell’Amore infinito.

Felicità di tipo umano

Il Catechismo Romano (P.I. - cap. 13, n. 12), parlando delle gioie del Paradiso, dice testualmente così: «Siano ben persuasi i fedeli che qualunque soddisfazione ci capita di godere in questa terra, o anche si possa solo desiderare, sia per l’appagamento della mente, sia al benessere pieno del corpo, la vita beata dei Celesti è immersa nell’abbondanza di tutto questo, benché ciò vada inteso in una maniera veramente superiore a quanto l’occhio mai vide, l’orecchio mai udì, o l’uomo poté mai immaginare». Un’affermazione così autorevole ci fa comprendere che, nonostante siano belle ed estasianti le immagini con cui cerchiamo di spiegare le gioie del Paradiso, la realtà supera sempre e di gran lunga qualunque supposizione o fantasia. L’affermazione del Catechismo Romano incoraggia anche noi a rappresentarci la beatitudine celeste con i colori più vivi possibili. Però per non rischiare di andare troppo lontano dal vero, conviene attenerci alle informazioni, anche sommarie, forniteci dalla stessa Rivelazione. Questa, per farci intendere le realtà celesti soprannaturali, parlando agli uomini è costretta a servirsi di espressioni umane, di immagini di felicità terrena. Perciò se la Rivelazione Divina annunzia cieli nuovi e terra nuova, se parla di casa del Padre, di banchetto, di nozze, di regno, di una città celeste smagliante di bellezze e ricchezze, ecc., simili espressioni nelle intenzioni di Dio hanno certamente lo scopo di metterci a fuoco in qualche modo la natura del Paradiso, e non di sfocarla. Si comprende che dobbiamo pensare tali immagini di gran lunga più nobili, più perfette, più seducenti di come sogliono realizzarsi su questa terra. Ma è un errore sollevarle così in alto con l’astrazione fino a far quasi perdere loro ogni contatto e relazione con le corrispondenti realtà presenti.

Paradiso del corpo
La visione e il possesso di Dio farà completamente felice la nostra anima. E il nostro corpo? L’uomo, composto di anima e corpo, che nel servizio di Dio impiega e sacrifica anche il suo corpo, dovrà appagarsi di un solo premio, quello spirituale dell’anima? Certamente no, perché noi non siamo Angeli, puri spiriti, ma siamo uomini formati di spirito e materia, perciò, dovremo essere appagati anche col premio sensibile proprio del corpo. Per essere pienamente felice l’anima aspetta la resurrezione del suo corpo. In Paradiso l’istinto d’integrità somatica è molto esigente. La grazia in questa terra e la gloria in Cielo non alterano la natura dell’uomo, anzi la presuppongono, la elevano e la perfezionano. I Beati godranno la felicità celeste con tutto il loro essere umano: anima e corpo. Ed allora in Paradiso quale sarà il piatto di felicità appropriato al corpo? Non è facile precisano per mancanza di notizie esplicite e dirette, per cui bisogna aiutarsi con la ragione e con un po’ di fantasia, escludendo, come ci ha detto Gesù stesso, il piacere sessuale di cui il corpo risorto ha perduto ogni attrattiva e gusto. Però è certo che il corpo glorioso avrà le sue delizie immensamente superiori a qualsiasi piacere terreno, anche il più intenso e vivo.

Non piaceri sensuali, ma molto superiori
Nessuno ignora che i piaceri sensibili sono così vivi da essere la causa più frequente dei nostri peccati. Tali soddisfazioni sensibili però non sono propri dell’uomo come tale, bensì dell’animale, con cui l’uomo le condivide in quanto nel suo fisico è insediata l’animalità. Per esempio: aver bisogno di cibo e di bevanda è conseguenza della sua partecipazione alla vita animale. Nella vita futura l’uomo, assunto a partecipare alla vita divina, non proverà più queste necessità fisiche, di cui sarà liberato per sempre. E dei godimenti che accompagnano la soddisfazione ditali necessità che ne sarà? San Tommaso (Suppi. III - Qu. 82) esclude l’attività del gusto come necessità per nutrirsi, ma l’ammette come godimento di sapore.
Il piacere sessuale, invece, scomparirà del tutto perché, completato il numero dei Beati stabilito da Dio, non ci sarà più bisogno di altri concepimenti e nascite, di conseguenza nel corpo cesserà per sempre lo stimolo all’atto generativo e al piacere sensibile che l’accompagna. Il piacere sessuale, come abbiamo già detto, sarà sostituito da piaceri sensibili molto più vivi e intensi di esso, piaceri proporzionali alla raffinata sensibilità del corpo risorto, sensibilità immensamente superiore a quella che esso aveva sulla terra.
Non si può mai credere che l’Onnipotenza e la Sapienza divina avrebbe messo sulla terra a disposizione dell’uomo (che l’offende molto per l’uso illecito e disordinato del piacere sessuale) tutto il piacere più prelibato della felicità fisica nelle espressioni più ardenti dell’amore umano, senza riservare piaceri molto migliori e prelibati per la festa eterna con i suoi figli più cari, i Beati.
Se saranno esclusi i piaceri sessuali, non sarà certamente per lasciare vuoti, al banchetto della felicità eterna, i calici dei nostri sensi, ma per colmarli di piaceri immensamente più inebrianti. Il cumulo dei godimenti sensibili raggiungerà proporzioni tali che sulla terra neppure è dato immaginare e tanto meno sperimentare.
La Visione Beatifica di Dio è sufficiente per fare felici i Beati, ma Egli, per l’amore infinito che porta loro, vuole che i suoi figli godano appieno anche la loro felicità secondaria, cioè quella del corpo. Quindi, oltre a uno sconfinato numero di amori umani, angelici, scientifici, ed altri ancora, sconosciuti sulla terra, i Beati godono di incalcolabili piaceri della vista, dell’udito, dell’odorato, del tatto e del gusto.

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