Maria a Medjugorje Messaggio del 25 aprile 2006:Cari figli, anche oggi vi invito ad avere più fiducia in me e in mio Figlio. Lui ha vinto con la sua morte e risurrezione e vi invita ad essere, attraverso di me, parte della sua gioia. Voi non vedete Dio, figlioli, ma se pregate sentirete la sua vicinanza. Io sono con voi e intercedo davanti a Dio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Godimento dell'udito




Fra tutte le gioie terrene la musica possiede un incanto che ci attira molto. Prima di entrare in argomento, apro una parentesi per dire che non intendo parlare di una certa musica moderna, idolatrata dalla gioventù di oggi, che porta all’isterismo, alla sfrenatezza, all’eccitazione delle passioni più basse. Questa musica si diffonde molto per mezzo di dischi, a proposito dei quali trascrivo un estratto dalla rivista «Lumière et Paix (maggio 1982, pag. 30 - C.P. 517 - succ. D’Yanville Montréal - Quebec - H2 p2 wI):
«Esiste negli Stati Uniti (e diffusa in molte nazioni) un’Associazione chiamata Wicca (che tradotto vuol dire “Associazione dei fattucchieri e dei congiurati”) che ha il compito di diffondere dischi con musica moderna.
Le persone che appartengono a questa associazione sono numerosissime, praticano il satanismo e si consacrano a Satana. Posseggono tre compagnie di dischi. Ogni disco ha per scopo di contribuire alla demoralizzazione e alla disorganizzazione interna, psicologica dei giovani. Ognuno di essi infatti descrive esattamente gli stati d’animo convenienti ai discepoli di Satana e invita le persone a celebrare la gloria, l’onore e la lode di Satana.
C’è un’altra associazione: i “Rolling Stones”. Anche i membri di questa associazione appartengono a una setta satanica della regione di San Diego (California) e divulgano in molti loro canti gli stessi princìpi dell’associazione Wicca, perché anche loro sono persone consacrate al culto di Satana. Molto conosciuta è pure un’altra associazione, Garry Funkell, che produce lo stesso tipo di musica per portare i giovani al culto di Satana.
I dischi divulgati da queste associazioni si basano su quattro princìpi:
1) Da prima c’è il “Ritmo”, chiamato Beat, che si sviluppa secondo i movimenti della relazione sessuale. Tutto ad un tratto si ha la sensazione d’essere coinvolti in una frenesia, per cui si verificano molti casi d’isterismo causato dall’esasperazione dell’istinto sessuale per mezzo del detto “ritmo beat”;
2) in secondo luogo c’è l’intensità del suono, scelto deliberatamente per essere superiore alla tolleranza del sistema nervoso. Tutto questo è calcolato perché, quando ci si espone a questa musica per un certo tempo, sopravviene nella persona una specie di depressione, di ribellione, di aggressività.
Tutto questo avviene senza rendersene conto, affinché si arrivi a dire “in fondo io non ho fatto niente di male, ho solo ascoltato musica per tutta la serata”, e non ci si accorge invece che tutto è previsto e calcolato per esasperare il sistema nervoso e in tal modo ottenere il ritmo beat, ascoltato per tutta la serata, ed essere avviati al satanismo;
3) in terzo luogo c’è il Segnale Sublime. Si tratta di un segnale supersonico elevatissimo, dell’ordine di circa 3000 vibrazioni al secondo, impossibile ad essere sentito con le proprie orecchie, appunto perché è supersonico. Esso libera nel cervello una sostanza il cui effetto è tale e quale alla droga. E una droga naturale prodotta dal cervello a seguito di quei stimoli ricevuti e di cui non si è reso conto.
A un certo momento ci si sente strani... Questa stranezza induce la persona a cercare la droga vera e propria, o se si è già tossicomani, a prenderne dosi sopraelevate;
4) infine c’è la “consacrazione rituale” di ogni disco durante una “messa nera”. Infatti prima che ogni disco sia messo sul mercato, esso viene consacrato a Satana durante un rituale particolare che si svolge nella messa nera.
Se qualche volta vi siete presa la pena di analizzare le parole di queste varie canzoni, vi sarete accorti che il tema generale è sempre lo stesso: ribellione contro i genitori, contro l’autorità, contro la società, contro tutto quello che esiste; liberazione di tutti gli istinti sessuali; possibilità di poter creare uno stato anarchico per l’avvento del regno universale di Satana. Ci sono anche degli inni dedicati chiaramente a Satana, basta prendere per esempio la canzone “Hair”. Dopo quanto è stato detto è facile capire il pericolo delle discoteche e il pericolo degli influssi di Satana, che conta tanti complici nella vita della ribellione e dell’odio (Apocalisse 12,17): “Si adirò il drago contro la Donna, e se ne andò a far guerra al resto della sua discendenza, a quelli che osservano i Comandamenti di Dio e hanno a cuore la testimonianza di Gesù” ».
Chiusa la parentesi, entriamo in argomento.
La musica rende i nostri sentimenti così efficaci da suscitarli anche negli altri, facendo sentire loro i battiti del nostro cuore in sintonia con lo spirito.
Nel 1954, in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di S. Agata, Patrona di Catania, ebbe luogo un concerto nella Villa Bellini. Le tre principali bande musicali d’Italia, invitate per l’occasione, eseguirono contemporaneamente dei pezzi scelti, sotto la direzione d’un unico maestro. L’esecuzione fu inappuntabile. La moltitudine degli uditori assaporava le ispirate armonie. Sembrava di ascoltare un organo. Intanto si esclamava da molti: E musica di Paradiso!... Che bellezza!...
La musica è qualche cosa di divino e certamente in Cielo allieta i Beati. Ma quale differenza tra le armonie prodotte dall’uomo e quelle che scaturiscono direttamente da Dio!

Santa Teresa d’Avila ebbe l’apparizione di un Cherubino, che volle darle un saggio della musica celeste e le fece udire il suono di un violino. Fu tale la dolcezza e l’emozione, che alle prime arcate la Santa svenne.

Santa Caterina Vigri di Bologna, non sapeva musica, né mai aveva preso tra le mani uno strumento musicale. Lei è gravemente ammalata, sta per morire. Dio per consolarla le fa sentire in visione una primizia della musica celeste. Appena ritorna in sé, la Santa moribonda afferra un piccolo liuto e suona e canta, lei ignara d’ogni musica. Nel Monastero di S. Chiara a Bologna, le monache conservano ancora quel liuto come reliquia.

San Francesco d’Assisi, sofferente di un dolore spasmodico agli occhi, la notte spesso non poteva dormire. Il Santo, sotto la morsa del dolore, invocava l’aiuto divino. Dio, per consolarlo, gli mandò un Angelo con una cetra. Appena questi toccò la prima corda col plettro, fu tanta la dolcezza che invase il cuore di S. Francesco da pregare l’Angelo di non suonare più, perché altrimenti sarebbe morto di gioia.

E meravigliosa la musica! Chi di noi, ascoltando pacatamente la trasmissione di qualche coro, di qualche sinfonia, di qualche tratto d’opera immortale, di qualche canto patetico, non si è sentito invadere dalla commozione fino a lacrimare, a sorridere, a esaltarsi di gioia, di amore, di entusiasmo? Ebbene le suavità musicali allieteranno la nostra vita gloriosa in Paradiso. Una conferma di questo l’ebbe S. Giovanni Bosco nell’apparizione di San Domenico Savio, alunno salesiano morto nel 1857. «Mi trovavo — dice San Giovanni Bosco — a Lanzo ed ero nella mia stanza. D’un tratto mi trovai sopra una collina. Il mio sguardo si perdeva nell’immensità. La pianura che mi stava dinanzi era cerulea ed era divisa da larghi viali in vastissimi giardini... (a questo punto il Santo descrive quello che vedeva). Mentre ammiravo e contemplavo questa bellezza, ecco diffondersi una musica suavissima. Erano centomila strumenti e tutti davano un suono differente l’uno dall’altro. A questi si univano i cori dei cantori. Mentre estatico ascoltavo la celeste armonia, ecco apparire una quantità immensa di giovani che veniva verso di me. Alla testa di tutti avanzava Domenico Savio». Il Santo continua a narrare l’apparizione, ma, non riguardando il nostro tema, l’interrompiamo.
Il Paradiso è anche il regno dell’armonia dove il genio umano eseguirà esecuzioni musicali molto più perfette di quanto si è inteso sulla terra.
Come oggi si sente il bisogno di amplificare la voce con l’altoparlante, così l’uomo ha sempre sentito il bisogno di amplificare i suoi sentimenti interni col canto.
Figuriamoci allora come in Paradiso i Beati, inondati da una immensa gioia e di uno sconfinato amore, eseguiranno canti e moduleranno armonie che solo in Cielo possono sentirsi. Un’altra conferma di questo ce la dà lo stesso San Giovanni Bosco quando gli apparve sua madre, Margherita Occhiena, morta nel 1856. Nell’agosto del 1860 il Santo l’incontra poco lontano dal Santuario della Consolata a Torino. Ecco il racconto del Santo.
«Ma come! Voi qui? — le disse — non siete morta?».
— «Sono morta, ma vivo» rispose Margherita. — «E siete felice?» — «Felicissima!».
Le chiesi, fra l’altro, se dopo morte fosse entrata subito in Paradiso. Margherita rispose di no. Le chiesi anche se Luigi Comollo, Domenico Savio e altri pii giovanetti godessero già del premio celeste. Lei rispose di sì. Infine a pregai di darmi un saggio della sua felicità, di farmene assaporare una stilla. Margherita allora apparve tutta risplendente, ornata di una veste ricchissima, con un aspetto di maestà meravigliosa e circondata da un coro di Angeli. Ella si mise a cantare. Il suo canto d’amore a Dio di una dolcezza inesprimibile andava diritto al cuore, lo riempiva e lo trasportava. Sembrava l’armonia di mille voci che dai bassi più profondi salivano agli acuti più alti, con una varietà di toni e differenze di modulazioni, a vibrazioni più o meno forti e talora impercettibili, combinate con tanta arte, con tanta delicatezza e accordo che formavano un’armonia indicibile.
Il Santo, a quella melodia di Paradiso, restò così estatico che gli parve essere fuori dai sensi e non seppe più cosa dire a sua madre, la quale, prima di scomparire, gli disse: «Ti aspetto in Paradiso!». Chissà perciò quale armonia di canti e di suoni ci saranno nel regno della felicità eterna. L’uomo primitivo a un certo momento si rese conto della convenienza di ritmare il suo canto e i gesti che l’accompagnavano con qualche suono strumentale e così ebbero inizio i primi strumenti musicali rudimentali. Col volgere dei secoli l’armonia musicale si venne perfezionando e assumendo tale importanza da sostituirsi perfino al canto.
Anche se le moderne orchestre sono sostenute e arricchite da strumenti elettronici sofisticati e perfetti: anche se la tecnica del canto è progredita in modo mirabilissima, tuttavia in Paradiso i Beati saranno in grado di inventare e costruire strumenti musicali assai più ingegnosi e perfetti degli strumenti più sofisticati di questa terra.
Nel nostro corpo glorioso la perfezione degli organi vocali e acustici sarà assoluta e quindi i canti e le armonie celesti supereranno in squisitezza e perfezione tutte le orchestre e i cori di questa terra. San Giovanni Evangelista, che ebbe la fortuna di vederli e udirli, attesta (Ap. 14,3 e 15,3) «Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono di Dio)... accompagnando il canto con arpe divine». Inoltre se teniamo conto dell’intelligenza molto più acuta, di cui saremo dotati, e della conoscenza completa che avremo di tutte le scienze, compresa quella dei suoni, è evidente che in Paradiso saremo maestri molto più abili di tutti i compositori più geniali e di tutti i direttori di orchestra più famosi. Non ci sarà più ignoto nessun segreto del ritmo, della melodia, dell’armonia e della modulazione degli accordi...
Chi può descrivere allora la gioia e l’intensità dei palpiti e dei fremiti eterni in cui si esprimerà quella musica celeste, slanciata alle supreme esplosioni di gioia e amore della vittoria e del trionfo eterno. Leggendo l’Apocalisse a un certo momento si ha la gradita sorpresa di assistere a una esecuzione musicale di proporzioni cosmiche, nella quale prendono parte tutti gli abitanti del Paradiso, Angeli e Beati, con canto corale sostenuto da strumenti: (Ap. 5,8) «avendo ciascuno un’arpa... cantavano un canto nuovo». In questo versetto la descrizione è molto concisa, tuttavia chi ha la fantasia abbastanza sveglia, trova in esso quanto è sufficiente per andare in visibilio. Nel capitolo 19 dell’Apocalisse San Giovanni presenta, in quattro riprese, gli abitanti del Cielo riuniti in massa corale a celebrare il trionfo sui malvagi. L’Alleluia, come inno di vittoria e di gioia, irrompe da innumerevoli petti con tale potenza da uguagliare il muggire del mare in tempesta e lo scrosciare dell’uragano con i tuoni.
In Paradiso le armonie corali degli Angeli e dei Beati saranno le manifestazioni più spontanee e squillanti! Ogni Beato avrà il suo timbro particolare e specifico, la sua nota perfettamente intonata, preparatagli da Dio stesso, per inserirsi armoniosamente nel concerto celeste.

In Paradiso ci sarà anche la danza?
Se noi prendiamo la parola danza nel senso generale di divertimento, bisogna convenire di sì, perché il Paradiso cosmico è proprio il luogo del godimento. I suoi fortunati abitanti non hanno altro compito che godere i doni della Bontà divina dive rtendosi: nulla di ciò che potremo desiderare onestamente il Signore ce lo negherà.
La danza è l’espressione ritmica di moti spirituali per mezzo delle membra del corpo. La danza sana e onesta, con la sua ricchezza di figure e di movimenti, è una manifestazione di vita e un’abbondante sorgente di gioia. Essa è un mezzo intramontabile per celebrare una solennità, una festa gioiosa. Nella danza sana e nobile, la parte sensibile deve essere dominata e trasfigurata dal senso spirituale. Essa, supponendo una certa esuberanza di forza fisica e spirituale e un alto dominio del proprio corpo, è adatta particolarmente alla gioventù. Così la danza può diventare espressione di puri sentimenti e manifestazione d’amore nell’ambito della comunità familiare, del vicinato e del popolo. Con la trasformazione della danza di società in semplice danza di coppie, essa cominciò a impoverirsi fino a degenerare facendosi espressione di un digradante erotismo.
La Chiesa non condanna la danza in se stessa, ma ha condannato la danza avvinta e degenerata al livello di passione sessuale, come accade purtroppo ai nostri giorni.
Il Beato Angelico, nelle sue pregiatissime tele, ha dipinto Angeli e Beati che, investiti da una luce soavissima, danzano felici tra le aiuole fiorite del Paradiso. La chiameremo ingenuità di artista? No, perché dobbiamo guardare il Paradiso con la fede semplice di un fanciullo e non esiteremo ad ammettere nella Patria celeste gli spettacoli coreografici più entusiasmanti, non solo per assistervi, ma per prendervi parte.
I balli terreni dispongono di pochissime cadenze; devono effettuarsi, per la forza di gravità, sul pavimento. In Cielo non sarà così. Il volo armonioso di uno stormo di uccelli ci dà una debole immagine della danza celeste. Ivi la danza si fa dovunque. Non occorre pavimento, perché il dominio assoluto che i Beati hanno sulle forze gravitazionali, li fa danzare dovunque, sulle montagne, nelle vallate come negli spazi siderali.

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