Maria a Medjugorje Messaggio del 2 marzo 2005:Cari figli! Fate come me: venite, offrite l'amore e con il vostro esempio date a tutti mio Figlio

Il Paradiso: i piaceri della vista




Il Lago Maggiore con le sue coste offre un panorama di bellezze naturali meravigliose.
Non lontano dal confine con la Svizzera e vicino alla città di Pallanza, c’è un famoso giardino botanico, visitato ogni anno da numerosi turisti, chiamato Villa Taranto.
Questo bellissimo giardino, che occupa circa 20 ettari di terreno, fu ideato e realizzato dal capitano scozzese Nei! Mac Eacharn, morto nel 1964, e lasciato in donazione allo Stato Italiano.
In questo stupendo giardino ci sono oltre ventimila varietà di piante, importate da ogni parte del mondo, di innumerevoli fiori, disposti con arte in scenari e figurazioni bellissime: dalla romantica valletta al terreno in declivo delle eriche; dai viali di azalee, di rododendri, di camelie ai preziosi lilium; dalle cascatelle d’acqua alle fontane e ai giochi d’acqua; dal viale delle conifere alle esplosioni di colori delle fioriture autunnali con gli aceri orientali, che offrono immagini indimenticabili. In primavera poi lo spettacolo floreale è un incanto.
Se tutta questa meravigliosa bellezza si trova in un giardino di questa terra, cosa ci sarà nei giardini del Paradiso Universale?
Nell’impossibilità assoluta di avere notizie precise di quello che sarà la realtà fisica del Paradiso Cosmico, sforziamoci di aiutarci in qualche modo con l’immaginazione, tenendo presente che la realtà di quello che troveremo nell’universo rinnovato sarà immensamente superiore a quanto può raffigurarci la fantasia.
La località del Paradiso cosmico, essendo di natura fisica, non può differire totalmente dal campo della nostra esperienza terrena, cosicché possiamo farcene qualche idea.
Il nome «paradiso», come abbiamo detto, significa «giardino, parco». Diamo dunque a questo giardino proporzioni cosmiche e poi abbelliamolo con tutto ciò che può rendere un giardino in tutto e per tutto delizioso, riposante, giocondo, sfarzoso, signorile, accogliente, ecc. Si sbizzarrisca pure la nostra fantasia a immaginare monti e colline, valli e pianure, boschi e giardini, campi e riviere, panorami e armonie, fiori, frutti, animali, ecc., immensamente più belli, più deliziosi, più seducenti ed estasianti di quanto non abbiano esperienza i nostri sensi: la nostra immaginazione non si avvicina mai abbastanza alla realtà del premio che ci è preparato per poterlo comprendere per davvero.
La dimora fisica dei Beati si può raffigurare al più splendido giardino nella sua festa più grande di fiori e di profumi, di suoni e di canti. Spalliere di verde e riquadri di terreno che sfoggiano tinte molto più belle di quelle delle aurore e dei tramonti. Fiori che sbocciano a miliardi, pieni di vezzi e di profumo, stupendi di ogni colore e di ogni tono: creature di sogno emerse dal suolo per lo splendore della festa eterna del Paradiso cosmico, che è tutto un immenso, sconfinato giardino fiorito di eterna primavera.

Facciamo qualche confronto con la terra.
— Sulla terra: la parola primavera ridesta in noi l’immagine della giovinezza perenne, l’immagine di un grande apparato di bellezze, caduche sì, ma continuamente rinascenti al bel sole di aprile. O rigoglio di vita che erompe in miriadi di gemme ridenti! Nel prato freme una gioconda policromia floreale, armonizzata in un mosaico minuto e perfetto. Nel cielo luminoso canta una festosità di trilli e frulli di ali che incanta. Dappertutto echeggia una musicalità corale di inviti che seducono, di ebbrezze che fanno trasalire e cantano nei cuori l’inno dell’amore. A primavera tutto è amore!

— Nel Paradiso cosmico: E eterna primavera, e nello stesso tempo perenne autunno prodigo di frutti molto belli a vedersi e più saporiti a gustarsi. O apparato di bellezze sontuose e intramontabili, oppure continuamente rinascenti, ma pure sempre sfolgoranti e sorridenti. Giardino ideato dal cuore del Padre Celeste per accogliere e festeggiare nella più stretta e lieta intimità i suoi figli beati, i quali si intratterranno con Lui con il cuore sempre pieno di affetto, con gli occhi traboccanti di gioia e con i sensi inondati di godimento!

— Sulla terra: quanta è bella l’aurora che si ridesta ogni mattina nell’imminenza dell’apparire del sole. Il firmamento si schiarisce man mano, passando per tutta la gamma delle colorazioni ammalianti e delle sfumature più delicate fino ad accendersi nei toni più vivaci: com’è bella l’aurora!

— In Paradiso: l’aurora non tramonta mai, riveste di colori i colli eterni; riempie i Beati e alita sui loro volti estasiati il respiro dell’infinito.

— Nei giardini terreni: piumaggi di uccelli e di volatili dalle combinazioni di tinte più bizzarre e dalle sfumature iridescenti; ale delicatissime di farfalle in tutte le fogge e disegni colorati; dorsi snodantisi di bruchi, o rigidi di coleotteri, oppure di conchiglie, tutti colorati in punti capricciosi o in linee sinuose variabilissime!
— Nei giardini celesti: pompa festosa di tutte le specie di fiori possibili, immensamente più attraenti dei fiori della terra; emanazione di tutti quanti i profumi intensamente più deliziosi di quelli terreni; giocondità di tutti gli uccelli spettacolarmente più canori, più belli, più genialmente colorati, molto più seducenti di quelli terreni; squisitezza di tutti i frutti immensamente più gustosi di quelli della terra; affluenza piacevolissima di tutte le specie animali, resi a noi più affezionati e piacevoli.
Immaginiamo con quale pienezza traboccante di soddisfazioni piacevolissime noi abiteremo in un simile soggiorno, ornato di tutte le perle, di tutti gli ori, di tutti i diamanti, e le pietre preziose più scintillanti, rallegrato continuamente da tutte le feste, i concerti, le danze, i cori, i giochi... Così Dio tratta coloro che vuole ricompensare della loro fedeltà nel divino servizio!

Il fascino dei corpi gloriosi
Nel Paradiso cosmico la bellezza fisica che delizierà la nostra vita, che ci attirerà e ci inebrierà maggiormente sarà la presenza delle persone umane perfettissime e in numero incalcolabile di esemplari.
Non c’è bisogno qui di documentare il fascino delle belle forme umane, condimento ormai consueto a troppi spettacoli e proiezioni, allo sport, alla moda, ai ritrovi, perfino nell’arte e soprattutto sulle spiagge e nelle illustrazioni delle riviste.
Dopo il peccato originale tale fascino sulla terra è purtroppo molto pericoloso, perché trascina con veemenza la nostra natura decaduta al peccato impuro. Per tale motivo questo fascino oggi viene molto sfruttato e commercializzato dall'industria pornografica.
In Paradiso però, dove tutto è bellezza pura, sarà grande il fascino del corpo dei Beati, risorto nella massima perfezione. Il corpo di ciascun Beato ha una bellezza specifica personale, perché in Paradiso non c’è uniformità, non c’è uguaglianza, poiché tutto è proporzionato ai meriti della santità conseguita sulla terra, come afferma San Paolo (I Cor. 15,41) a proposito della resurrezione dei corpi: «Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore».
Che meraviglia sarà il corpo di ciascun Beato, risorto nella massima perfezione che si irradia stupendamente dal volto radioso e dagli atteggiamenti e movimenti aggraziatissimi delle altre membra, tutti in atteggiamento della più grande gioia e della più affettuosa carità.
L’incontro con ciascuno dei Beati sarà per noi di un entusiasmante interesse. Tutti colmi dello stesso amore divino e della stessa gioia divina (sempre però proporzionati alla diversità dei meriti personali) la riverserà ciascuno sugli altri con una sua nota specifica, con un suo accento personale, che costituiranno la sconfinata e deliziosissima varietà degli abitanti del Paradiso.
Immaginiamo allora di trovarci, come in realtà lo saremo un giorno, tra persone esteticamente perfette, con i volti dai contorni e dalle linee bellissimi; armonizziamo questi tesori sensibili con un esteriore tutto nobiltà e carità, tutto grazia e soavità, tutto affabilità e gentilezza, che lasciano trasparire la grandezza, la santità, la bellezza e la perfezione seducente delle loro anime.
Senza dubbio nessun giardiniere appassionato ed esperto ha mai potuto ideare, per le sue aiuole, le meraviglie floreali di tanta varietà e intensità di bellezze, di quanto il Signore saprà creare di meraviglie, di prodigi di bellezza e di perfezione nei corpi e nelle anime dei Beati.
Inoltre di quali ebbrezze di godimento sensibile dovrà essere prodigo il Paradiso, quando quelle creature di impeccabile bellezza si effonderanno nelle manifestazioni coreografiche più aggraziate, perfette e festose!

Il Paradiso è il regno della luce
Quando Gesù per la prima volta disse ai suoi Apostoli che in un giorno non lontano l’avrebbero messo in croce, essi furono presi da una grande delusione e da un grande abbattimento. Che Figlio di Dio era, se si faceva schiacciare dai suoi nemici? Dov’era dunque il suo Regno per il quale avevano abbandonato casa, famiglia e tutto? Gesù comprese che era necessario sollevarli di coraggio. Ne scelse tre: Pietro, perché era il capo; Giacomo, perché era il primo degli Apostoli che sarebbe stato ucciso; Giovanni perché, essendo l’amico del cuore, lo voleva vicino in ogni segreto. Con loro salì su un monte e arrivò sulla cima che già spuntavano le prime stelle della sera. Come era suo costume, Gesù si pose a pregare, mentre gli Apostoli, rimasti a qualche passo di lontananza, vinti dal sonno, dormivano sull’erba. Quando si svegliarono, si trovarono davanti agli occhi uno spettacolo meraviglioso. Gesù era trasfigurato: il suo volto era splendente come il sole, le sue vesti erano brillanti di luce come il riverbero della neve. Mosé ed Elia, apparsi ai suoi lati, conversavano con Lui della morte che avrebbe subito a Gerusalemme.
Pietro, quasi abbagliato da quella stupenda luce e col cuore ricolmo di grande gioia, esplose in un grido di felicità: «Come è bello stare sempre qui!».
Con la sua trasfigurazione Gesù volle dare ai suoi Apostoli un saggio, per quanto era possibile perché ancora viatori su questa terra, della luce e dello splendore che avrebbe avuto il suo corpo risorto.
IL 13 maggio 1917, in pieno meriggio, la Vergine Santissima apparve a Fatima a tre fanciulli. Dinnanzi a loro, a due passi di distanza, su un piccolo elce, alto poco più di un metro, scorgono una bellissima Signora, tutta luce, più splendente del sole, la quale con un grazioso gesto li rassicura, dicendo loro: Non abbiate paura, non voglio farvi alcun male.
La paura dei fanciulli era dovuta ai lampi che loro vedevano, i quali non erano altro che lo splendore annunziante l’arrivo della celeste apparizione. La meravigliosa Signora sembra avere dai 15 ai 18 anni. La veste, come tessuta di luce, più bianca e più splendente della neve, di maniche piuttosto strette e accollata, scende fino ai piedi che sfiorano appena le foglie dell’elce. Un manto pure bianco e filettato d’oro le ricopre la testa e la persona. Le mani giunte in atteggiamento di preghiera, dalla destra pende un Rosario dai grani bianchi come perle e terminante in una piccola croce di vivissima luce argentea. Unico ornamento un sottile cordone di luce oro pendente sul petto e terminante quasi alla vita in una piccola sfera dello stesso metallo. Il volto, dai lineamenti purissimi e infinitamente delicati, è circondato da una aureola di sole.
La Madonna, in pieno meriggio (quando il sole è nel suo massimo splendore) era tutta luce più splendente del sole, perché il Paradiso è anche il regno perenne della luce più deliziosa a godimento della nostra vista. Gesù ce lo dice nel Vangelo di S. Matteo (13,14): «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del loro Padre».
Possiamo quindi raffigurarci i Beati come una moltitudine immensurabile di persone immerse in un oceano di luce che le trasfigura. Dal corpo dei Beati si sprigionano i raggi più seducenti di splendore celeste che, senza offendere minimamente la vista, li saziano nel modo più delizioso. Tutto l’universo materiale sarà illuminato dalla loro luce in modo tale da risultare un unico sconfinato regno di luce, la cui bellezza non potrà essere mai immaginata su questa terra. Ogni Beato brillerà come un sole nel Paradiso cosmico, e S. Paolo (I Cor. 15,41) ci precisa che la luminosità dei singoli Beati sarà maggiore o minore in proporzione dei loro meriti.
San Tommaso d’Aquino cerca di spiegare: «La chiarezza dei corpi risuscitati sarà semplicemente l’effetto della gloria sovrabbondante dell’anima che si riversa nel corpo. Di conseguenza secondo che l’anima sarà dotata di maggior splendore per il suo merito più grande, maggior lucentezza apparirà pure nel suo corpo.
Lo splendore dei corpi gloriosi sarà visibile e si proietterà sul cosmo materiale per abbellirlo, né più né meno della luce attuale del sole. La luminosità delle anime, corpo rizzandosi nei corpi e diventando fisica, non sarà di specie diversa da quella del sole. Inoltre, per quanto viva possa essere, non abbaglierà i nostri occhi, altrimenti diventerebbe castigo anziché premio, ma piuttosto li rinforzerà. Quindi i corpi dei Beati saranno molto luminosi, di una luminosità che delizierà la nostra vita.
Il Paradiso è il regno e il trionfo della luce, intesa anche nel suo senso materiale, luce nella sua espressione più viva, più ricca e più varia di colorazioni e di toni, immensamente confortevole alla nostra vista.
La bellezza inconcepibile delle cose celesti si esprimerà ai nostri sensi in una festa fantasmagorica di colori da estasiarci.
Sarà tutto un mondo nuovo non solo di aspetti, di forme, di varietà di luce per la gioia dei nostri occhi, ma pure un mondo nuovo di verità assolute e immediatamente evidenti per saziare la nostra fame sconfinata di sapere.

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