Maria a Medjugorje Messaggio del 23 giugno 2017:Cari figli, sono venuta a voi e mi sono presentata come Regina della pace. Anche oggi desidero invitarvi a pregare per la pace. Cari figli, che sia la pace, che la pace regni nel mondo! Cari figli, siate perseveranti nella preghiera. Lottate contro il male, contro il peccato e contro gli idoli del mondo di oggi che vi traviano. Siate saldi, siate forti nella fede! Per essere forti nella fede, pregate! Pregate, e attraverso la preghiera incontratevi con mio Figlio, affinché egli vi conceda la forza, affinché egli vi conceda la grazia. Siate aperti! La Madre prega per tutti voi, e per tutti voi intercede presso suo Figlio. Grazie, cari figli, per aver anche oggi risposto alla mia chiamata.

Paradiso: La compagnia dei beati




Secondo l’insegnamento di Gesù (Matt. 22,39) il precetto di amare il prossimo è secondario, però è uguale a quello primario di amare Dio, e deve estendersi a tutta l’umanità. In pratica tale universalità è possibile soltanto dedicando ai più vicini un amore attivo e disinteressato, e includendo tutti gli altri in un amore di benevolenza che desideri in generale il bene di tutti e il male di nessuno. Tale pratica però, per la nostra limitatezza terrena, è notevolmente lontana dall’esercizio della carità perfetta.
Sulla terra l’uomo, per la natura guasta dal peccato originale, è inumano, tanto che l’antica sapienza ha potuto sentenziare con ragione: «Homo homini lupus - l’uomo è lupo per l’uomo!». Basta che uno tenti di elevarsi un poco dalla condizione comune, perché diventi bersaglio a tutte le gelosie, angherie e rivalità degli invidiosi del suo benessere. La stessa natura limitata dei beni terreni suscita rivalità, contrasti, disagi. Se uno accumula ricchezze, le sottrae agli altri; se sale più in alto, abbassa o almeno tiene sottomessi gli altri; non si può avere l’onore e la soddisfazione di comandare senza che ci sia l’amarezza astiosa di coloro che devono sottostare e ubbidire.
Quaggiù sulla terra la convivenza con gli altri simili, per quanto necessaria e doverosa, presenta, accanto a vantaggi innegabili, una serie di noie, di fastidi e danneggiamenti considerevoli. Sulla terra vivere in pace con tutti è difficile, raro, e dura per poco tempo, perché la smania incontrollata di godere, l’egoismo di appropriarsi la porzione più grande di beni, l’orgoglio di non volere essere da meno degli altri, fanno nascere invidie, odi, contrasti, litigi che uccidono la carità.
Però l’Apostolo San Paolo (I Cor. 13,10) ci avverte:
«Quando verrà ciò che è perfetto, sparirà l’imperfetto». Quando cioè l’azione della grazia in Cielo avrà posto in noi l’amore perfetto di Dio, allora la pratica dell’amore del prossimo raggiungerà la sua perfezione: soltanto in Paradiso saremo perfetti cristiani. Nella compagnia dei Beati, in Paradiso, l’uomo diventa finalmente e per sempre umano e cristiano perfetto. Una pace e una gioia immensa sommererà il cuore del Beato, quando da questa terra, valle di contrasti, di odi, di vendette, di dolori d’ogni specie, sarà introdotto nella Patria celeste: Regno della pace, della gioia, dell’amore e della felicità.

In Paradiso non ci saranno né scontenti, né invidiosi

In Paradiso ogni Beato occuperà felice il posto assegnatogli dalla giustizia divina secondo i meriti acquistati sulla terra. L’amor proprio, l’incontentabilità e l’invidia sono stati inceneriti dalle fiamme del Purgatorio e dall’amore di Dio, e nelle anime non ne rimane neppure un atomo. In Paradiso la volontà di ogni Beato si identifica con quella di Dio. Ognuno è contento del posto assegnato a sé e agli altri, e non desidera altro perché quello che Dio ha assegnato a ciascuno è giustissimo e non poteva essere diversamente.
Quantunque in Paradiso tutti siano pienamente felici, non tutti però godono dello stesso grado di felicità. Più meriti l’anima porta nell’eternità, più grande sarà la sua felicità, come nell’Inferno chi più peccati ha fatto, più ha da soffrire, chi ha fatto meno peccati, meno soffrirà.
In Paradiso quindi non ha la stessa gloria, la stessa felicità il bambino morto piccolino e il Martire che ha sparso il sangue per Gesù Cristo. I Santi, che hanno esercitato le virtù in grado eroico, godono immensamente di più del semplice cristiano, o di colui che si è convertito e si è rimesso in grazia di Dio in punto di morte.
Dice Gesù (Giov. 14,2): «Nella casa del Padre mio ci sono molti posti». Con queste parole il Signore ci vuol dire che in Paradiso ci sono molti posti, molta varietà di felicità. I Beati quindi godono in misura diversa. Però, nonostante la differenza di felicità, in Paradiso non ci può essere invidia e gelosia tra i Beati, perché l’invidia e la gelosia apportano dispiacere, malcontento, rabbia, ecc., ed allora il Paradiso non sarebbe più Paradiso. In Paradiso tutti sono felici, pienamente felici e non invidiano la gloria e la felicità altrui. Un esempio chiarificatore.
In una famiglia si fanno indossare gli abiti nuovi a tutti i figli. Il bambino di cinque anni è contento del suo abitino e non invidia e non desidera il vestito del fratello di venti anni, perché non sarebbe adatto per lui. Così sopra un tavolo stanno diversi bicchieri di differente capacita Si riempiono di acqua Il bicchiere più piccolo non può contenere l'acqua di quello più grande Tutti pero restano perfettamente pieni Cosi in Paradiso la disparità di merito e di premio non suscita invidia e gelosia non crea distanze. Ognuno guarda con tranquillo compiacimento la porzione di felicita altrui e ne e sinceramente contento. Quale gioia grandissima proverà in Paradiso il Beato nel ricevere cumuli di beni e di favori e vedersi guardato dagli altri Beati con occhi di sincerissima compiacenza, stima, rispetto e amore, sempre circondato da volti felici della sua felicità; avere la certezza che la sua felicità produce soltanto aumento di gioia! Perciò ogni Beato occuperà gioiosamente il proprio posto, incastonandosi nella rosa dei Beati con la propria perfezione e specifica bellezza.

Le relazioni di parentela e di amicizia

P. Blot, nel suo libretto 'Ci riconosceremo in Cielo', appoggiandosi su autorevoli Teologi, dimostra che le attuali relazioni di parentela e amicizia non sono destinate a scomparire, ma a compie tarsi e perfezionarsi in una vita migliore. E Dio stesso che ci comanda l’amore fraterno, e vuole che in esso si conservi un certo ordine. E Lui che crea i vincoli della carne e del sangue, e noi non dobbiamo sottrarci al dovere di carità che questi vincoli importano.
La convivenza dei Beati, pur rimanendo una immensa comunione di cuori, conosce diversi gradi di intimità, e questa, contenuta in una piccola cerchia di cari, non disturba né impedisce la familiarità più cordiale con tutti quanti gli altri Beati, perché la capacità di amarci viene immensamente amplificata e potenziata nei cuori: in Paradiso i nostri cuori raggiungono il loro completo sviluppo.
Il Paradiso non è la tomba delle cose più belle e più care della vita, cioè degli affetti familiari e delle amicizie sbocciate sulla terra sotto il sorriso compiacente di Dio. Le persone che si sono volute bene sulla terra, si ricongiungeranno nella gioia dell’amore eterno. Gli affetti dei Beati dovranno essere certamente purificati da tutto ciò che le rende meno sante, e dovranno essere ridimensionati secondo le proporzioni molto più vaste della vita del Paradiso. Perciò, appunto perché diventate più genuine, saranno anche più evidenti verso coloro con cui ci siamo amati di più sulla terra.

Un difficoltà

Di due persone, che tanto si sono amate sulla terra, una si salva e va in Paradiso, l’altra si danna e va all’inferno. Quella che si è salvata come potrà essere felice con la separazione eterna dalla persona che ha tanto amata?
Ciascun dannato è stato evidentemente membro di una famiglia. Nonostante le colpe gravi, per le quali si è dannato, può aver mostrato anche delle buone qualità umane che lo resero molto amato da congiunti e amici. A costoro sembra che neppure tutta la gioia del Cielo potrà far loro dimenticare quel loro caro e che la sua perdita continuerà ad amareggiarli per sempre. Non è così! Un esempio illustrativo.
A una persona, nata e vissuta sempre nel buio di un sotterraneo senza aver mai visto la luce del sole, la luce di una fiammella, che illumini fiocamente la sua prigione, è tutta la consolazione dei suoi occhi. Senza quella piccola fiammella la vita le parrebbe insopportabile. E vero.
A questa persona però se, liberata dal sotterraneo, viene portata per sempre alla superficie, alla luce del sole, che cosa le parrà ancora la sua fiammella custodita e amata tanto gelosamente? Nella pienezza dello splendore solare che bisogno avrà più di quella briciola di luce fumosa? Proverà ancora pena a separarsi da essa? Certamente no.
Allo stesso modo, su questa povera terra, la fiammella d’amore di una persona cara ci è di grande consolazione e ci sembra d’essere indispensabile al nostro cuore. Ma quando, liberati dall’esilio terreno, ci troveremo in Paradiso immersi nelle fiamme dell’amore infinito di Dio, che pena potremo avere d’aver perduta quella piccola fiammella?
L’amore infinito di Dio certamente sarà in grado di sostituire più che abbondantemente l’affetto di quella persona cara, che, per essersi ostinata fino all’ultimo istante della sua vita nell’offesa di Dio, nel rifiuto della sua grazia e della sua misericordia, si è voluta dannare.
In Paradiso, oltre all’amore infinito di Dio, nostra felicità essenziale, noi per tutta l’eternità godremo dell’amore immenso degli innumerevoli Beati. Può essere mai che tale incendio d’amore non possa sostituire al nostro cuore la piccolissima scintilla, che momentaneamente ci aveva consolato sulla terra?

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