Maria a Medjugorje Messaggio del 25 agosto 2003:Anche oggi con gioia vi invito: io oggi vi ho dato un messaggio, iniziate a viverlo con gioia. Grazie, cari figli, per aver risposto alla mia chiamata!

L'amore esaltante dei beati




Se pensiamo a tutte le persone di ogni tempo, di ogni condizione, di ogni nazionalità che troveremo in Paradiso, compresi tutti coloro che ancora devono nascere e che si salveranno, ci domandiamo: quali relazioni avremo con loro? Nell’altra vita ci rimarranno estranei, come lo furono su questa terra?
No, ma sarà tutto il contrario! Queste persone siano pur vissute a distanza enorme di tempo e di luogo da noi; siano pur rimaste assolutamente sconosciute a noi e noi a loro, in Paradiso non ci saranno più estranei, né sconosciuti, perché la convivenza eterna nella Casa del Padre Celeste ci farà sentire e vivere la nostra fratellanza divina immensamente di più della fratellanza umana.
Se noi viviamo in grazia di Dio, siamo realmente figli di Dio, come ci assicura San Giovanni (I Giov. 3,1):
«Quale grande amore ci ha dimostrato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!». Tuttavia questa nostra figliolanza divina su questa terra non trapela, non fa brillare neppure un raggio di quella gloria con la quale brillerà in noi l’immagine e la somiglianza del nostro Padre Celeste. Ma quando saremo in Paradiso la nostra figliolanza divina sarà resa palese, e allora noi riconosceremo la nostra comune discendenza divina e la nostra consanguineità spirituale, indicibilmente superiore alla consanguifleità carnale. In Paradiso saremo: tutti figli dell’unico Padre Celeste, figli dell’unica Madre Celeste, Maria Santissima, fratelli dell'unico Redentore Gesù, ed allora non ci sarà più possibile rimanere sconosciuti ed estranei l’un con l’altro.
Sulla terra l’amore è uno scambio di vita e di affetto ristretto a poche persone, infatti l’amore totale del matrimonio è possibile solo a due persone. Ma quando l’amore beatificante del Cielo inonderà i nostri cuori dando loro le proporzioni dell’infinito, allora quell'innamoramento che, sulla terra divampa, si delizia, si esaurisce soltanto fra due persone, in Paradiso invece non sarà più fra due persone, ma con tutti: sarà universale! Nell’ambiente santo del Paradiso cosmico, tutti i Beati si ameranno l’un l’altro immensamente di più degli innamorati più affettuosi della terra.
In Paradiso ci saranno soltanto persone belle e affascinanti, pure e sante, caritatevoli e generose, gentili e affabili, simpatiche e cortesi, come nessuno sulla terra; persone fornite di tutte le doti di mente e di cuore; persone dotate di tutta la bellezza e il fascino, di tutte le qualità umane più complete e perfette; persone immuni da qualsiasi difetto fisico e morale che possa diminuire minimamente la felicità perenne del Paradiso.
Se è così riposante, delizioso, esaltante trascorrere, anche un’ora sola, in conversazione amabile e interessante, ridendo, scherzando, divertendosi con persone care e simpatiche, che cosa sarà allora convivere per tutta l’eternità in Paradiso con il fior fiore del genere umano?
Immaginiamolo un poco: un’eterna convivenza con un innumerevole numero di persone tutta armonia; persone di forme e di parole, di atteggiamenti e di sentimenti e affetti perfetti: lampeggiare di occhi puri e buoni; squilli argentini di limpide risa beate; grazia ed eleganza di parlare e di nobile portamento; di corpi pieni di vigore e agilità; vivacità e freschezza di imperiture giovinezze; splendore affascinante di volti; bellezza di membra immacolate; gioiosità traboccante, bisognosa solo di comunicarsi ad altri e quindi effusioni incalzanti di profondo amore mai sazie! In Paradiso, ambiente tutto di gloria, di gioia, di splendori e bellezze celestiali, tutti i volti ci sorrideranno radiosi e felici; tutte le mani si tenderanno ad accarezzarci; tutte le braccia si protenderanno ad abbracciarci; tutti i cuori si apriranno nella limpidezza dell’affetto più sincero; tutte le labbra si protenderanno a imprimerci i baci più ardenti sulle nostre guance! Tutto il Paradiso cosmico fremerà dei fremiti della nostra gioia; echeggerà dei palpiti del nostro amore; rifulgerà dei lampi della nostra gloria!
Si conoscono sulla terra storie d’amore divampate fino all’inverosimile: le hanno vissute i giganti dell’amore. Eppure possiamo essere certi che nessun amante fu mai bruciato da amore così intenso verso l’amata, quanto lo saranno i Beati fra di loro. O Paradiso, regno dell’amore, trionfo dell’amore, perfezione dell’amore, estasi eterna dell’amore! L’amore è essenzialmente unitivo: esige l’intima unione, la compenetrazione di coloro che si amano. Due persone che contemporaneamente sono amanti e amate, si sentono attirate irresistibilmente l’una verso l’altra, come il ferro è attirato dalla calamita, e non hanno pace finché non sono unite. Queste persone sono l’una nell’altra con il loro pensiero e affetto. Questo non basta però, hanno bisogno della presenza fisica. Tuttavia neppure questa è sufficiente. Le persone che si amano desiderano che le loro anime abitino l’una nell’altra.
Il corpo è un ostacolo all’amore, perché l’amore di coloro che si amano vorrebbe strappare la loro anima dal proprio involucro corporale per trasportarla nell’altra. La mamma che, stringendosi ai cuore il suo bambino, gli dice ridendo: mangiami, oppure, ti vorrei mangiare; coloro che si abbracciano, che si stringono fino quasi a soffocarsi, vorrebbero inconsciamente spezzare l'involucro del corpo, che li ricopre e li separa, per passare l’uno nell’altro e ottenere la fusione totale delle loro anime.
Un tentativo di realizzare questa fusione intima è il bacio (dato però come dovrebbe essere e cioè affettuoso e non passionale, libidinoso che viene esaltato nei films odierni). «Il bacio — dice S. Francesco di Sales nel suo Trattato dell’Amore di Dio — è la manifestazione viva dell’unione di due cuore... In ogni tempo, come per istinto naturale, esso è stato usato per rappresentare l’amore perfetto, cioè l’unione dei cuori, l’unione delle anime. Il bacio rappresenta l’unione spirituale che si crea attraverso la reciproca comunione delle anime».
L’unione dei corpi nel matrimonio (come è voluto da Dio e non come ricerca solo di sfogo di libidine) è un altro tentativo di questo genere, infatti, fra gli altri scopi essa ha quello di favorire l’unione delle anime, renderla più intima, permettendo agli sposi di darsi l’uno all’altro in pienezza: «saranno due in una sola carne», in un solo essere. «Però questi modi — come scrive il dott. Aller in “Amore e istinto” (Studi Carmelitani 1936) — non soddisfano pienamente il bisogno di coloro che sì amano per diventare una cosa sola. L’unione nuziale sembra quaggiù l’immagine dell’unione per eccellenza, perché tra gli esseri umani non esiste intimità e comunione immediata e più profonda. Ma essa realizza veramente l’idea dell’unione propria dell’amore? Essa acquieta senza dubbio tutti i bisogni dell’istinto, ma non realizza quell’unione, quell’identificazione di due esseri, quella volontà d’essere ricevuto dentro un altro, come è concepita dall’amore. Per quanto facciano, gli sposi non possono compenetrarsi, non possono fondersi l’uno nell’altro: una barriera invalicabile li separa».
Quello che non è possibile in terra, lo sarà in Paradiso. Lì, come ci dice il Signore (Luc. 20,35), non vi sarà più unione sessuale, perché completato il numero dei Beati secondo il disegno divino, l’istinto della funzione generativa si estinguerà. Questo però non vuoi dire che l’amore dei Beati avrà meno espansività e godimento anche sensibile di quanto può averlo sulla terra. Tutt’altro!
«Non si deve ritenere — scrive P. Blot nel suo libro citato — l’amore dei Beati come qualche cosa di solo contemplativo. Dio invece concede loro una tale libertà di effondersi nei loro amore, che la prudenza cristiana deve mortificare su questa terra per i pericoli sensuali in cui si potrebbe incorrere».
Quindi l’amore tra i Beati avrà un godimento anche sensibile talmente intenso da non potersi immaginare su questa terra. Infatti coloro che si amano su questa terra, per dimostrarsi il loro amore cosa possono fare se non dirselo con le strette delle loro mani, con i baci delle loro bocche, con gli amplessi dei loro corpi? E tutto quello che si può fare quaggiù. Impossibile andare oltre, sicché, con una frase un po’ rude ma vera, in questa vita terrena tutto l’amore si riduce a uno sfregamento di epidermidi.
O potessimo — sospirava un poeta — stringerci di dentro, abbracciarci e baciarci di dentro, dove palpita il cuore. Allora sì che potremmo dire veramente alla persona amata «cuore del mio cuore» e godere di una unione ed ebbrezza indicibili! Ebbene i Beati in Paradiso fanno proprio questo. I loro corpi, diventati per il dono della sottigliezza più penetranti della luce, possono compenetrarsi così da fare dei loro cuori un solo palpito; possono stringersi veramente, abbracciarsi e baciarsi dal di dentro in un amplesso che non se ne trova d’uguale in tutto il creato, e con un godimento tale, al cui confronto, quello che su questa terra potrebbero darci le voluttà più raffinate, sarebbe come un fuoco di paglia rispetto a una fornace ardente.
Si verificherà così quello che il poeta straniero, Hans Werner, cantava: «L’amico e l’amico, l’amata e l’amante formeranno in Cielo un Angelo solo». Infatti, in Paradiso, per la compenetrazione dei corpi, questo diventerà più facile di quanto si possa credere, dando origine così alla più intima delle unioni corporee. Poiché il godimento che si percepisce è in proporzione di tale unione, si comprende subito di quanto il piacere sensibile, che si gode con la compenetrazione dei corpi, supererà il piacere che su questa terra possono darci nostri contatti epidermici. Quindi in Paradiso le espansioni amorose tra i Beati daranno loro un tale godimento da non potersi immaginare.

La ricompensa dei baci non dati e delle carezze non ricevute

Sulla terra l’amore si effettua quasi sempre allo stesso modo. I corpi mortali, come recinti di filo elettrificato, impediscono l’estasi reciproca e compenetrativa dell’amore celeste tra i Beati.
Nelle confidenze intime amorose di questa terra rimane sempre una patina di dubbio, dovuto all’impossibilità di una comunicazione spirituale totale senza equivoci, senza timori, senza finzioni come avviene in Paradiso tra i Beati che godono del loro reciproco amore nella più assoluta certezza.
Su questa terra l’amore diventa facilmente una monotonia fino alle volte a stancare, per cui gli sposi finiscono spesso col sopportarsi, col tollerarsi e anche con l’annoiarsi, perché il tempo, nemico implacabile dell’amore, a poco a poco fa svanire la loro bellezza primitiva, le loro attrattive iniziali. In Paradiso invece il corpo risorto manterrà la sua stupenda bellezza, la sua meravigliosa freschezza giovanile, le sue irresistibili attrattive per tutta l’eternità, per cui l’amore tra i Beati è sempre ardente, è sempre estasiante.
E stato scritto che ogni bacio ha un po’ il sapore del Paradiso. Possiamo allora dire che il Paradiso avrà sempre e tutto il sapore dei baci: baci eterni!
La vita terrena ha le sue esigenze, è soggetta a necessità, è intralciata da ostacoli, è avvelenata da amarezze che soffocano di continuo la vita dei cuori. Quanti affamati di amore, anche solo umano, non hanno potuto saziarsi mai. Quante creature simpatiche e care non si sono potute abbracciare mai. Quanti sogni estasianti di amore non potuti realizzare mai. In Paradiso non sarà più così! Miliardi di Beati, arroventati dall’amore infinito di Dio, diventeranno tutti amici intimi, fratelli carissimi, amanti appassionati. In Paradiso ameremo tutti coloro che meritano veramente ogni amore, e li ameremo con tutto il nostro cuore. Allora ci sarà concesso di dare a tutti i Beati i baci che non abbiamo potuto dare, e di ricevere tutte le carezze che non abbiamo potuto ricevere. Quale ebrezza! Un mondo intero di fratelli carissimi e, per così dire, di innamorati pazzi!
Scrive il P. Arrighini: «La più dolce e la più intensa delle gioie terrestri è l’amore, ebbene la vita del Cielo è una vita di vivo, intenso, estasiante amore. Non bisogna credere con Rousseau e altri gretti giansenisti che l’amore di Dio assorba talmente il Beato da fargli dimenticare, anzi disprezzare ogni altro amore verso i suoi concittadini del Cielo. In Paradiso noi ci ameremo come si amano i figli di un medesimo padre, come fratelli cari e sorelle affettuose. Ci ameremo come si amano due innamorati, i quali da quando si sono conosciuti hanno sentito i loro cuori unirsi, fondersi in uno solo. In Cielo i Beati si troveranno accesi di un ardentissimo amore l’un per l’altro. La loro vista e la loro presenza saranno come la scintilla che produrrà questo beato ed esaltante incendio. I Beati, illuminati dalla piena luce di Dio, che renderà visibili tutte le loro perfezioni, e circondati dai riflessi di gloria come da un ricchissimo vestimento, offriranno in loro stessi, quasi in un fascio luminoso di incomparabile bellezza, tutte le attrattive capaci di innamorare il cuore. Questo cuore da parte sua, ormai libero e sicuro da debolezze, da tenebre, da illusioni, questo cuore affamato di amore e immensamente potenziato nelle sue forze amatorie, andrà con uno slancio irresistibile verso il suo alimento naturale e unico, dopo Dio, e cioè verso gli altri Beati, creati per essere amati da lui.
L’amore di tutti gli amanti più appassionati della terra, riuniti insieme, non può mai eguagliare l’amore più calmo dell’ultimo Beato del Paradiso».

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