Maria a Medjugorje Messaggio del 4 dicembre 1986:Cari figli, anche oggi vi invito a preparare i vostri cuori per questi giorni, in cui il Signore desidera in modo particolar purificarvi da tutti i peccati del vostro passato. Voi, cari figli, non potete farlo da soli, perciò sono qua io ad aiutarvi. Pregate, cari figli, solo così potete conoscere tutto il male che sta in voi e presentarlo al Signore in modo che il Signore possa purificare del tutto i vostri cuori. Perciò, cari figli, pregate senza sosta e preparate i vostri cuori nella penitenza e nel digiuno. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Il Paradiso (conclusione)




Prima di passare alla conclusione del libro, mi piace riportare quanto ha scritto sul Paradiso il letterato saluzzese, Silvio Pellico, martire della libertà italiana, noto specialmente per il suo libro «Le mie Prigioni».
La sua lirica esprime forse tutto quello che, dopo Dante, i nostri poeti hanno saputo dirci del Paradiso:
1) Paradiso, Paradiso, degli eletti gran città; in te gioia, canto e riso regna e sempre regnerà.
2) Sono puri in te i diletti non mai misti di dolor, paghi sempre son gli affetti scevri affatto di timor.
3) 0 felice e lieto giorno che a vederti volerò! In che amabile soggiorno ivi ognor mi troverò.
4) Che gioconda compagnia fra i Beati conversar; goder sempre e amar Maria e coi Santi festeggiar!
5) Oh, che gioia è poi vedere, goder pur Palma beltà, e Dio stesso possedere quanto dura eternità.
6) Al Dio nostro non eguali, ma simili nel goder là saremo e come tali sempre avrei sommi piacer.
7) Oh, che premio, oh, che corona alla nostra fedeltà il Signor promette e dona per esimia sua bontà.
8) Se si trova un ver contento nel soffrir qui per Gesù, che sarà star solo intento a goderlo colassù?
9) Lassù sempre sarà Iddio pieno gaudio del mio cuor, sempre ancor sarà il cor mio tutto immerso nel suo amor.
10) Glorie eccelse, eterne lodi lieto allor io canterò; al mio Dio e in mille modi grazie e onor gli renderò.
11) Le delizie di quel Regno non si udiron mai quaggiù, di scoprir nessuno fu degno, né d’intender tanto più.
12) Chi di Dio le sante leggi sulla terra conserverà, godrà nei celesti seggi questa gran felicità.
Gesù ci dice (Mat. 16,26): «Che giova all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde l’anima sua?». L’uomo si agita attorno a tanti affari. Chi cerca il denaro, chi la gloria, chi il piacere dei sensi. Purtroppo si perde di mira l’affare più importante e il solo necessario: la salvezza dell’anima.
La salvezza dell’anima è un affare irrimediabile! Se si perde la salute, si potrà riacquistarla. Se un esame riesce male, ripetendo l’anno o studiando di più, si può rimediare. Ma se perdiamo l’anima non possiamo rimediare più eternamente! Ci pensiamo a questo? E se ci abbiamo pensato seriamente, ci siamo posta la domanda: Mi salverà o mi dannerò? Sarò un giorno felice eternamente in Paradiso, oppure sarò infelice e straziato dalle pene eterne dell’Inferno?
Questo pensiero faceva tremare i Santi e noi potremo vivere tranquilli con la coscienza aggravata da tanti peccati? E se morissimo all’improvviso dove andremmo? Orbene i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, come si è visto nella quarta parte del libro, con le loro straordinarie promesse ci danno la chiave d’oro che un giorno ci aprirà la porta del Paradiso.
Facciamo attenzione al lamento di Gesù: «Mi sono fatto uomo per te; sono morto inchiodato alla croce per te, ho fondato la Chiesa Cattolica per guidarti nella verità, santificarti e salvarti; ho impegnato la mia Bontà e Misericordia infinita per salvarti con la mia “Grande Promessa”dei Primi Nove Venerdì e con quelle speciali del Cuore di Maria: “I Primi Cinque Sabati”e le ‘Tre Ave Maria”. Che cosa avrei dovuto fare di più perla tua salvezza e non l’ho fatto? Approfitta di questi mezzi straordinari della mia Misericordia infinita per assicurarti il Paradiso».
Gesù qualche anno fa, ha detto a un’Anima mistica,morta nel 1996:
«Non vi avvilite per i peccati passati, ma abbandonatevi nelle mie braccia come neonati. Il neonato aspetta tutto dalla mamma: dal latte alletto. Egli fa poco per soddisfare sua madre: qualche sorriso. Ella però si contenta, ed anche se questo suo frugoletto piange e fa i capriccetti, lo bacia, lo stringe al suo cuore, gli dice molte paroline ed espressioni di affetto e di amore, che questo piccolino non capisce e non pensa d’essere amato così teneramente. Così faccio io con voi».
Queste parole di Gesù ci devono convincere sempre più profondamente che Dio ama ciascuno di noi singolarmente, come se ognuno di noi, piccolo e miserabile, fosse l’unico oggetto del suo Amore. Come il neonato dorme sicuro fra le braccia della mamma, così ciascuno di noi si abbandoni sicuro al suo infinito Amore, alla sua sconfinata Misericordia, alla sua santissima volontà, anche quando ci prova e permette la sofferenza, la tribolazione, perché dobbiamo essere fortemente convinti che: Dio è l’Amore e tutto quello che vuole o permette nei riguardi di ciascuno di noi è sempre per il nostro maggior bene, per la nostra salvezza eterna, per renderci eternamente felici in Paradiso. Questa convinzione dobbiamo averla sempre presente nei mille casi della vita quotidiana, tanto in quelli prosperi, quanto in quelli avversi. Non dobbiamo quindi fermarci alle creature o agli eventi, ma in tutto dobbiamo vedere Dio e il suo Amore infinito.
Chi non ha assistito qualche volta a una vaccinazione di bambini? La mamma stessa porta dal dottore il suo bambino tanto amato. Il piccolo strilla, sferra calci con i suoi piedini per sfuggire dalle braccia materne, la graffia e piange: mamma cattiva, mamma cattiva! Ma la madre, nonostante la sofferenza interna del suo cuore, non si lascia commuovere, denuda le rosee braccine e le sottopone alla lancetta pungente del dottore perché le scalfisca fino al sangue. La mamma perché fa vaccinare il suo bambino? Per farlo soffrire? No certamente, ma per preservano dalle malattie e fargli godere ottima salute. Così Dio, nostro Padre, fa con noi: ci sottopone alla vaccinazione del dolore per farci scampare dalle malattie gravi del peccato, che possono mandarci all’Inferno, e per farci godere eternamente in Paradiso.
Sotto la stretta del dolore, noi, come il bambino che ancora non capisce, ci rivoltiamo con i nostri insulti, bestemmie, insofferenze contro Dio quasi a volerlo graffiare come i bambini della vaccinazione, ma il Signore, che ci ama di un amore infinito, non si lascia commuovere perché vuole il nostro vero bene: la nostra felicità in Paradiso.
Quei bambini vaccinati, quando saranno cresciuti, diranno: benedetta la severità della mia mamma che mi ha fatto soffrire, perché così ora godo di ottima salute. Così noi, provati ora dalla sofferenza, quando saremo in Paradiso, esclameremo: benedetta la severità di Dio che ci ha fatto soffrire sulla terra; perché così noi abbiamo potuto evitare l’Inferno ed ora possiamo godere l’eterna felicità dei Beati in Paradiso.
Ed allora seguiamo l’esortazione dì San Paolo (Col. 3,1-2): «Cercate le cose di lassù, dove Cristo è assiso alla destra di Dio. Gustate le cose del Cielo, non quelle della terra. Perché lo stesso Apostolo (I Cor. 2,9) ci dice: «Quelle cose che occhio non ha mai visto, né orecchio ha mai udito, né mai sono entrate in cuor di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano».

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