Maria a Medjugorje Messaggio del 23 dicembre 1983:Pregate! Pregate soprattutto domani!

Esistenza del Paradiso




Ignoranza disastrosa.

Il treno era in moto. I viaggiatori scambiavano qualche parola; parlavano del più e del meno. Una donna carica di acciacchi esclamò: Che vita! Meno male che si muore e ci si va a riposare in Paradiso! - Un tale rispose: Ma che Paradiso! Quando si muore, tutto finisce! Non c'è Paradiso e neppure inferno! - Scusate, signore, se m'intrometto io! Come Sacerdote sono tenuto a dire la mia parola. Avete detto: Non c'è Paradiso! Quest'affermazione è una conclusione e alle conclusioni si giunge dopo molto studio. A quali studi religiosi vi siete applicato per essere convinto di ciò che avete asserito?
- Non occorre studiare la Religione per avere delle convinzioni!
- Io invece ho studiato seriamente il problema religioso da cinquant'anni e sono sicuro di non errare, dicendo: « Il Paradiso c'è! v. Studiate, meditate, aprite gli occhi e sappiate guardare!
- Cosa intende dire?
- Che tanti parlano come voi, perché non sanno guardare! D'ordinario si guarda in basso, a destra o a sinistra, e si trascura di guardare dentro ed in alto!
- Spiegatevi meglio!
- Si guarda in basso per cercare denari, piaceri corporali, tutto ciò insomma che soddisfa momentaneamente. Si volgono gli occhi a destra ed a sinistra, per vedere come fanno gli altri: nel commercio, in famiglia, lungo le vie ... Bisogna guardare anche dentro ... nel proprio cuore, nella coscienza, per constatare il marciume morale e per scrutare il mistero della più grande aspirazione umana, che è la felicità! È necessario puntare lo sguardo in alto, per conoscere con l'intelligenza il Creatore di quest'universo meraviglioso! Se si guardasse meglio, si parlerebbe con più assennatezza!...

La ragione.

Il Paradiso, l'eterno godimento o felicità perfetta, deve esistere. La ragione umana ne vede la convenienza. L'istinto è una forza misteriosa, naturale, che spinge a qualche cosa; finché un istinto non trova l'oggetto corrispondente, sta a disagio. Si avverte la sete; si va allora in cerca di acqua; il corpo vivente va in smania finché non si sia dissetato.
La natura creata, frutto d'infinita sapienza, non froda gli esseri nel loro istinto. Ad ogni istinto corrisponde l'oggetto adeguato. Si avverte la fame e c'è il pane; si hanno gli occhi ed esiste la luce; l'intelligenza tende alla verità e riesce a scoprirla; il cuore umano ha l'istinto di amare e trova l'oggetto del suo amore. Anche gli animali trovano l'oggetto del loro istinto: il gatto trova il topo e il cane la lepre. ..
Ma tra tutte le tendenze della creatura umana ce n'è una prepotente, incessante, tormentosa; è la sete della felicità, della gioia perfetta.
È un fatto che tutti cercano la felicità, o nell'amore o nella ricchezza o nella soddisfazione dell'amor proprio; ed è anche un fatto che nessuno sulla terra è felice. Si hanno dei momenti di gioia, misti quasi sempre a qualche amarezza. Ma chi può dire: Io ho trovato la gioia vera, perfetta, duratura? - Nessuno! Comunemente si esclama: La felicità non esiste; è una chimera! -
Se c'è in tutti gli uomini la tendenza alla felicità, necessariamente questa deve esistere. Se così non fosse, noi ci troveremmo davanti ad un assurdo: la natura, che non inganna gli esseri, neppure le bestie, nelle loro tendenze, ingannerebbe l'uomo, il re del creato!

Un fatto.

Persone bizzarre se ne incontrano.
Si racconta che un tale aveva allestito un grazioso villino. Sul cancello pose una targa con lo scritto: “Il proprietario cede gratuitamente il villino a chi è felice”.
Da lì a poco passò per quei pressi un bel giovane, novello sposo. Colpito dalla lusinghiera dicitura, esclamò: Il villino appartiene a me! Io sono felice! - Si presentò al padrone. Questi, sicuro del fatto suo, rivolse delle domande: Ma voi siete proprio felice?
- Sì! Sono giovane; godo ottima salute; ho bell'aspetto; sono anche ricco; ho trovato una sposa ideale ...
- Eppure voi non siete felice; se veramente foste tale, non desiderereste il mio villino ... I beni, di cui vi credete ricoperto, sono passeggeri. Sarete sempre giovane? Vi aspetta la vecchiaia. Avete la salute? Domani potreste essere a letto infermo. Siete ricco? Avete più preoccupazioni di un semplice benestante. La vostra sposa è ideale? Vedrete quanti crepacuori potrebbe darvi nella convivenza! ... Dovete convenire con me a dire: Per il momento ho delle gioie, ma realmente non sono felice! -
La felicità deve esistere. Se la vita dell'uomo fosse soltanto terrena, cioè se tutto cessasse con la morte, l'uomo sarebbe un vero deluso. Si ha un'anima spirituale, intelligente e volitiva, distinta ma non separata dal corpo. Lo spirito non può essere distrutto ne dal tempo ne da forza materiale. L'anima sussiste anche dopo la separazione dal corpo e se non può trovare la felicità nella vita terrena, passeggera, deve trovarla fuori dal creato, nella vita dell'al di là.

L'assurdo.

Questa vita è incompleta. Ripugnano alla ragione gli assurdi. Se non ci fosse il Paradiso, o il premio nell'altra vita, perché fare il bene e compiere atti di eroismo, sino ad affrontare la morte? Perché operare il bene, se non si aspetta una ricompensa? Sulla terra molte opere buone non sono ricompensate, anzi neppure conosciute. Il senso di giustizia esige che i malvagi siano puniti. Quanti malfattori restano invece impuniti nel mondo! Quanti onesti ed amanti della giustizia sono oppressi! Se tutto finisse con la morte, si dovrebbe dire: Meglio essere malvagi che onesti! - Ma questa proposizione è contraria alla retta ragione, la quale esige la ricompensa del bene e la punizione del male.
A certe verità, d'importanza capitale, quale sarebbe l'esistenza della felicità perfetta, l'intelligenza umana può portare solo un piccolo contributo, chiamato di convenienza. Ma gli argomenti fortissimi ed inconcussi li appresta la Rivelazione Divina.
Chi non crede al Paradiso? Taluni, per millanteria o per falsa convinzione, dicono che il Paradiso non esiste.
I motivi dell'incredulità sono:
1. L'ignoranza delle verità rivelate da Dio;
2. L'irriflessione sul problema o sul perché della esistenza dell'uomo sulla terra;
3. L'interesse personale.

Commentiamo il terzo punto.
Chi non osserva i Comandamenti di Dio e si lascia dominare dalle passioni, ha interesse di dire a sé ed agli altri: « Il Paradiso non c'è! », - perché, ammettendolo, deve necessariamente ammettere anche l'inferno, il che non gli fa comodo.
I più restii a credere al Paradiso sono coloro che vivono nell'impurità. Se si parla di questa verità ai giovanotti ed alle giovani di condotta poco morale ed anche a quelli che convivono senza il Sacramento del Matrimonio, o si arrabbiano, o rispondono con una risatina di scherno, o si allontanano crollando le spalle, ovvero esclamano: Sciocchezze! ... Il Paradiso è solo in questa vita! - Sono troppo sensuali e non possono assurgere allo spirituale. L'uomo animale non comprende le cose dello spirito di Dio!

La Rivelazione.

Che esista Iddio, Creatore dell'universo, è certo. Rimando il lettore ad una mia pubblicazione « Perché credo! ».
Che sia esistito Gesù Cristo, nessuno lo mette in dubbio, neppure i più insensati storici o filosofi; e poi, venti secoli di storia sono imperniati sul Cristo e l'attuale umanità o crede in Lui ovvero lo combatte.
La vita e gl'insegnamenti di Gesù sono stati e sono tuttora minuziosamente studiati dai più grandi geni. I quattro Vangeli, scritti in diversi luoghi e in diverse lingue dai discepoli di Gesù, concordano perfettamente; i primi lettori del Vangelo, testimoni dei fatti narrati, non poterono impugnare nulla, neppure i più accaniti nemici della dottrina del Cristo. Nessun fatto dell'umanità è cosi solido come la esistenza storica di Gesù.
Non mi propongo di dimostrare la Divinità di Gesù Cristo, avendo fatto ciò in altre pubblicazioni: « Il mistero della Trinità» e «Il Cristo... così ci amò! ... ».
Alla mia tesi basta un rapido accenno. Gesù disse di essere il Figlio di Dio, uguale all'Eterno Padre, e di essere venuto al mondo per redimerlo dal peccato ed insegnare la via del Paradiso. Fu condannato a morte per questo motivo, quale bestemmiatore. Provò la sua Divinità con la sublimità della sua dottrina, che di certo non aveva appreso nella bottega di Nazaret. Si mostrò padrone di tutti gli elementi della natura, operando ad un semplice cenno innumerevoli e strepitosi miracoli; cambiare l'acqua in vino, moltiplicare i pani, calmare il mare in tempesta, imperare ai demoni, liberare da ogni malattia, chiamare a vita i morti e... risorgere Egli stesso da morte. Gesù con i miracoli intendeva dimostrare che era il Figlio di Dio Incarnato, vero Dio e contemporaneamente vero uomo, e per conseguenza presentava la sua dottrina come divina, assolutamente vera, pena l'inferno a chi l'avesse rigettata.

Il premio divino.

Gesù insegnò la sua celeste dottrina, perfetta sotto tutti gli aspetti, conforme alla retta ragione, apportatrice di vera pace, però richiedente sacrifici, ed anche gravi, quali sarebbero la perfetta purezza anche nei pensieri e l'amore dei nemici.
Per invogliare a seguirlo, era necessario presentare un premio, in qualche modo adeguato ai sacrifici; e Gesù, non una volta, ma di continuo diceva: Il premio sarà eterno! ... Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché mio discepolo, in verità vi dico, che non perderà la sua ricompensa (S. Matteo, XI, 42).
Il maestro per eccitare gli alunni allo studio, ricorda loro gli esami e la promozione; il capitano ricorda ai soldati, pronti alla battaglia, il frutto della vittoria: la gloria e la libertà. Osserviamo come Gesù si sia comportato durante la vita pubblica nel promettere il premio delle buone opere.

Le Beatitudini.

Gesù, vista la folla, salì sul monte e, come fu seduto, gli si accostarono i suoi discepoli. Allora egli cominciò ad ammaestrarli, dicendo:
Beati i poveri di spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.
Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che piangono, perché saranno consolati.
Beati i famelici ed i sitibondi della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati i pacifici, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati quelli che sono perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli.
Beati voi, quando vi oltraggeranno e perseguiteranno e, mentendo, diranno di voi ogni male per cagione mia. Rallegratevi ed esultate, ché grande sarà la vostra ricompensa in Cielo (S. Matteo, V, 1...).

Episodio Evangelico.

Un giovane si accostò a Gesù e gli disse: Buon Maestro, che dovrò fare di bene per avere la vita eterna? - E Gesù gli rispose: Se vuoi entrare nella vita (in Paradiso), osserva i Comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora il padre e la madre ed ama il prossimo tuo come te stesso. -
Ed il giovane a Lui: Tutto questo l'ho osservato sin da fanciullo. Che altro mi manca?
- Se vuoi essere perfetto, va', vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel Cielo; poi vieni e seguimi! - Ma il giovane, udito ciò, si allontanò contristato assai, perché era molto ricco.
Allora Gesù disse ai discepoli: In verità vi dico che difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Cieli! E vi dico di più: È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel Regno dei Cieli! -
Udito questo, i discepoli esclamarono: Chi potrà dunque salvarsi? -
E Gesù, guardatili, disse loro: Questo è impossibile all'uomo; ma a Dio è possibile tutto (S. Matteo, XIX, 16).
San Pietro, riflettendo sulle parole di Gesù, desideroso di andare in Paradiso, ma nello stesso tempo timoroso di non salvarsi, chiese al Maestro a nome dei discepoli: Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito. Che cosa ce ne verrà? - Gesù soggiunse: In verità vi dico che voi che mi avete seguito, nella rigenerazione, quando il Figlio dell'uomo sederà sul trono della sua gloria, sederete anche voi sopra dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. E chi avrà lasciato casa, fratelli o sorelle, padre o madre, o moglie o figli o i campi per amore del mio nome, riceverà il centuplo in questo secolo e poi avrà la vita eterna! (S. Matteo, XIX, 27).

Incoraggiamento.

Gesù Cristo per incoraggiare tutti ad andare in Paradiso, portò la parabola degli operai. Un padrone uscì di buon mattino in cerca di operai per la sua vigna; trovatili, pattuì la paga del giorno. Uscì anche all'ora terza e poi all'ora sesta ed alla nona; trovati degli uomini oziosi, li mandò nella sua vigna. Verso il tramonto, cioè un'ora prima che finisse il lavoro, mandò altri alla vigna. Alla fine della giornata, tutti ricevettero la paga.
Questa parabola dimostra che il Paradiso è riservato non solo a quelli che sin dall'infanzia si danno a Dio, ma pure a quelli che si rimettono sulla buona strada nella gioventù o nella virilità o nella vecchiaia; possono salvarsi pure coloro che nell'ultima ora della vita detestano il male e ritornano a Dio.
Gesù provò questa verità, allorché dall'alto della Croce disse al ladrone pentito: Oggi sarai con me in Paradiso! (S. Luca, XXIII, 43).

Minaccia divina.

Come il pastore rivolge tutte le premure al gregge e lo guida e conduce al pascolo, sopportando il caldo ed il freddo, attraversando valli e burroni ed esponendo anche la vita per difendere una sola pecorella, così Gesù, Pastore Eterno delle anime, ha dato la vita per procurare loro il Paradiso. Tra quelli che ascoltavano i suoi divini insegnamenti, c'erano i Farisei, che con la loro ipocrisia falsavano la legge di Dio, vivevano male essi e spingevano gli altri ad imitarli. Gesù vedeva nei Farisei dei lupi rapaci e li rimproverò fortemente minacciandoli di non ammetterli in Paradiso:
- Guai a voi, Scribi e Farisei ipocriti, perché serrate in faccia alla gente il Regno dei Cieli; né ci entrate voi, né lasciate entrare chi è alla porta! (S. Matteo, XXIII, 13). -

Il servo vigilante.

Gesù desiderava che il pensiero del Paradiso fosse dominante in ognuno e perciò raccomandava la vigilanza continua: - State vigilanti! Beato quel servo che il padrone, venendo, troverà vigilante. Vi dico in verità che lo preporrà a tutti i suoi beni (S. Luca, XII, 43).
Portò la parabola dei talenti, per invogliare a lavorare per l'altra vita: Disse il padrone al servitore: Bene, servo buono e fedele! Poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità sul molto. Entra nel gaudio del tuo Signore (in Paradiso). (S Matteo, XXV, 21).

I beni.

Il padre desidera il vero bene dei figli. Sapendo Gesù che gli uomini corrono facilmente dietro ai beni della terra, cioè alla ricchezza ed ai piaceri, esorta i suoi seguaci ad arricchirsi dei beni celesti, eterni: Non vogliate accumulare tesori sulla terra, dove la ruggine e la tignola consumano ed i ladri dissotterrano e rubano; ma fatevi dei tesori nel Cielo! (S. Matteo, VI, 19), - Fatevi degli amici col mammona d'iniquità (cioè, fate elemosina), affinché quando morrete essi vi ricevano negli Eterni Tabernacoli (S. Luca, XVI, 9). -

La via del Cielo.

Gesù parla all'umanità con autorità divina, cioè con sicurezza assoluta; perciò dice: Io sono la via, la verità e la vita! (S. Giovanni XIV, 6). - ... Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce di vita! (S. Giovanni, VIII, 12). - Chi vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché, chi vorrà salvare la sua vita, la perderà e chi sacrificherà la sua vita per amar mio, la salverà! (S. Matteo, XVI, 4).
- Il Regno dei Cieli si acquista con la forza e se ne impossessano i violenti! (S. Matteo, XI, 12).
- Se la tua mano o il tuo piede ti sono occasione di scandalo, tagliali e gettali lontano da te! È meglio per te entrare nella Vita (in Cielo) monco o zoppo, che non essere gettato con le due mani ed i due piedi nelle geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo occhio è per te occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da, te! È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che essere gettato con due occhi nella geenna del fuoco! (S. Marco, IX, 42).
Con queste frasi Gesù insegna che per andare in Paradiso bisogna essere disposti a qualunque sacrificio, anche al più grave, quale sarebbe l'amputazione d'un membro. La dottrina di Gesù Cristo non è basata sulle esteriorità, ma più che tutto e pratica, è osservanza della legge di Dio, è compimento dei voleri divini. Gesù dunque afferma: Non chi dice: « Signore, Signore! ... » entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi avrà fatto la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi entrerà nel Regno dei Cieli ... Chi pertanto ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà paragonato ad un uomo avveduto, che fondò la sua casa sulla roccia (S. Matteo, VII; 21). -

Salita faticosa.

La via del Paradiso, secondo il pensiero di Gesù, è paragonabile alla via del Calvario, salita faticosa. Tuttavia, benché siano molte le tribolazioni dei giusti, Dio non manca di assisterli con la sua grazia, affinché abbiano a perseverare. Se i seguaci del Celeste Condottiero, Gesù, devono stare vicino alla Croce, con la vigilanza e le rinunzie all'amor proprio ed alla sensualità, non di meno godono spiritualmente, perché hanno la vera pace del cuore, la pace dei figli di Dio, mentre i gaudenti del mondo ed i dissoluti hanno come retaggio su questa terra l'amarezza ed il rimorso.
Il Giudice Supremo. Gesù afferma esserci il Paradiso, ne insegna la via e proclama essere Lui ad assegnare agli uomini il posto dell'eternità: Paradiso oppure inferno.
Parlando Egli della fine del mondo e della risurrezione dei morti, soggiunge: - Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua maestà, con tutti i suoi Angeli, siederà sul trono della sua gloria. E si raduneranno dinnanzi a Lui tutte le genti e separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa gli agnelli dai capretti; e metterà gli agnelli alla sua destra ed i capretti alla sinistra. Allora il Re dirà a quelli che sono alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio; prendete possesso del Regno, preparato per voi sin dalla costituzione del mondo! ... Ed i giusti andranno alla Vita Eterna (S. Matteo, XXV, 1).

II Tabor.

Accennando il Signore spesso al Paradiso, gli Apostoli ardevano del desiderio di possederlo. Con bontà più che paterna Gesù li assicurava che si sarebbero salvati: Rallegratevi che i vostri nomi stanno scritti in Cielo! (S. Luca, X, 20).
Volle dare un saggio del Paradiso durante la sua vita terrena, però soltanto a tre Apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Un giorno Egli li condusse in disparte, sopra un alto monte, sul Tabor, e si trasfigurò alla loro presenza. Le sue vesti divennero sfolgoranti e candidissime come la neve, quali nessun tintore della terra sarebbe capace di fare. Apparvero Elia e Mosè a discorrere con Gesù.
I tre Apostoli, a vedere la bellezza sovrumana del Maestro, furono presi da spavento; rimasero a contemplare estatici, dimentichi di tutto, disposti a rimanere sempre su quel monte. Pietro esclamò: Maestro, è bene per noi stare qui! Facciamo tre tende: una per te, una per Mosè ed una per Elia! - Ma non sapeva ciò che dicesse, tanto era sbigottito.
La scena si protrasse; poi si levò una nube ad avvolgerli e dalla nube uscì una voce: Questi è il mio Figlio diletto; ascoltatelo! - Ad un tratto gli Apostoli, guardatisi attorno, videro Gesù con loro, com'era prima della trasfigurazione.

Credo ... la Vita Eterna

Gesù Cristo, Dio-uomo, assicura che dopo questa vita ce n'è un'altra, la Vita Eterna.
Taluni invece, ignoranti di Religione ed altri dediti al vizio, dicono: Non esiste la Vita Eterna!
A chi bisogna credere, a Gesù Cristo ovvero agli uomini perversi? ...
Non c'è dubbio su questa grande verità di fede, che noi professiamo nel Credo, o Simbolo Apostolico: Credo ... la Vita Eterna. Chi nega il Paradiso o lo mette in dubbio volontariamente, commette peccato.

Gli Angeli

Come l'inferno è provato oltre che dall'insegnamento diretto di Dio anche dalla esistenza dei demoni, così il Paradiso è provato pure dall'esistenza degli Angeli, i quali, dopo Maria Santissima, sono le più eccelse creature uscite dalla mente di Dio. Gli Angeli sono nel gaudio eterno sin dall'istante della loro creazione.
Che gli Angeli esistano e che siano apparsi in sembianza umana su questa terra, è fuori dubbio. Non mi dilungo sull'argomento; solo invito il lettore a leggere un opuscolo di mia pubblicazione a “Gli Angeli”.

II culto dei Santi.

Se il Paradiso non esistesse, non dovrebbe esserci sulla terra il culto della Madonna; cessata la vita terrena della Madre di Gesù Cristo, avrebbe dovuto cessare la sua potenza d'intercessione al trono di Dio. Come spiegare allora le innumerevoli apparizioni della Vergine Santissima, i prodigi immensi che ha operato e che continua ad operare?
Neppure si dovrebbe ammettere il culto dei Santi; se non ci fosse il Paradiso, essi non dovrebbero più esistere. Noi invece sappiamo che i Santi intercedono presso Dio e che i miracoli si perpetuano sulla terra, mercé la loro potenza presso il Creatore.

Dio vuole tutti in Cielo.

Da persone poco riflessive, e spesso miopi spiritualmente, si sente dire: Il Padiso c'è! ... Il Paradiso sarà bello, ma non è fatto per noi! -
Si fa male a parlare così! Il Cielo è fatto per tutti; se ne privano soltanto coloro che non vogliono andarvi. Dio vuole che tutti si salvino, perché Gesù Cristo ha dato la sua vita per tutti.
Leggiamo nel Vangelo: La volontà del Padre che mi ha mandato è questa: che io non perda nemmeno uno di quelli che mi ha dato, ma che li risusciti nell'ultimo giorno. E la volontà del Padre che mi ha mandato è che chiunque conosce il Figlio e crede in Lui, abbia la Vita Eterna! (S. Giovanni, VI, 39).
San Paolo, l'Apostolo delle Genti, ripieno di Spirito Santo, scriveva al Vescovo Timoteo: Dio vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità. Ora, v'è un solo Dio e un solo Mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, il quale diede se stesso in redenzione per tutti (1° Timoteo, 11, 5).

Ma tutti si salvano?

Per rispondere a questo grave quesito, riporto una pagina del mio opuscolo « L'inferno c'è! ».
Gli Apostoli chiesero a Gesù: Maestro, sono molti quelli che si salvano? - Gesù rispose, ma in modo evasivo, non volendo che l'uomo penetrasse quest'arcano: Entrate per la porta stretta, perché quella larga e spaziosa conduce alla perdizione e molti s'incamminano per essa. Quanto stretta è invece la porta ed angusta la via che conduce alla Vita e pochi sono quelli che la trovano (S. Matteo, VII, 13). Quale significato dare alle parole del Divin Maestro?
La via del bene è aspra, perché si tratta di frenare le innate passioni.
La via del male, che mena all'inferno, è comoda ed è battuta da molti.
- Dunque, dirà qualcuno, la massima parte degli uomini non andrà in Paradiso? -
Si risponde: Non si sa!
I Santi Padri, ed in generale i Moralisti, affermano che i più si salvano. Eccone le ragioni:
Iddio dà a tutti i mezzi per raggiungere l'eterna felicità; chi si appiglia ad essi, facilmente si salva.
La Sacra Scrittura dice: “E’ abbondante la Redenzione presso di Lui” (Salmo 129).
Possono essere molti coloro che usufruiscono della Redenzione del Figlio di Dio.
Uno sguardo all'umanità: Un terzo circa degli uomini suole morire prima dell'uso di ragione, cioè quando non è in grado di commettere il peccato grave. I bambini battezzati vanno subito in Paradiso; i non battezzati vanno al Limbo.
I così detti «irreligiosi ... libertini... perversi» non tutti finiscono male, perché nella vecchiaia, diminuendo il fuoco delle passioni, facilmente ritornano a Dio. Molti cattivi si rimettono in grazia durante il dolore ... in un lutto di famiglia ... in un pericolo di vita ... Quanti muoiono bene negli ospedali, sui campi di battaglia, nelle prigioni, in seno alla famiglia! Non sono di certo molti coloro che rifiutano i conforti religiosi in fine di vita, perché allora, davanti alla morte, si sogliono aprire gli occhi e sfumano certe prevenzioni e spavalderie.
Sul letto di morte la grazia di Dio suole essere molto abbondante, mercé la preghiera ed i sacrifici dei parenti e di tante persone pie, che giornalmente pregano per gli agonizzanti.
Da tutto ciò appare che, quantunque molti battano la via del male, non di meno tanti ritornano a Dio prima di entrare nell'eternità.

I due peccati.

Tra i peccati contro lo Spirito Santo, e quindi tra i più gravi, ce n'è due che vanno per il caso nostro. La disperazione della salvezza eterna e la presunzione di salvarsi senza merito. Gravemente resta offeso lo Spirito Santo, Spirito di Verità e Santificatore, quando un'anima dice: Io non mi salverò! ... Non riuscirò ad andare in Paradiso! ... È inutile che io faccia opere buone! ... Se sono destinato a dannarmi, invano spero di salvarmi!... -
È pure peccato dire: Io certamente mi salverò, ancorché commetta i peccati!... Non occorre fare opere buone, pregare e resistere alle passioni! ... Dio è Padre di misericordia e non permetterà che io vada all'inferno! ... -
Come appare, è necessario bandire dall'animo sia la disperazione che la presunzione. Chi fa ciò che può, appigliandosi ai mezzi lasciati da Dio, giungerà ai gaudi eterni. Ma è proprio necessaria la cooperazione umana? Sant'Agostino, Dottore di S. Chiesa, afferma: Chi ti ha creato. senza di te, cioè senza la tua cooperazione, non ti salverà senza di te, se non fai cioè la tua parte.
La Santa Chiesa presenta ai fedeli una preghiera, che purtroppo non tutti recitano e che non sempre è abbastanza approfondita; è l'Atto di Speranza: Mio Dio, spero dalla bontà vostra, per le vostre promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la Vita Eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io non resti confuso in eterno! -

Comollo.

Ci si chiede: Qualcuno dei mortali ha visto mai il Paradiso? È venuto alcuno dall'altra vita a dire: Il Paradiso c'è! ... ? A soddisfazione dei lettori si riporta qualche fatto storico. Il primo lo rilevo dalla vita di San Giovanni Bosco. Scrive Don Bosco: Nel Seminario di Chieri contrassi una santa amicizia col Chierico Luigi Comollo, da Cinzano. Nelle nostre amichevoli relazioni, seguendo ciò che avevamo letto in alcuni libri, avevamo pattuito fra di noi di pregare l'uno per l'altro e che colui, il quale per primo fosse chiamato all'eternità avrebbe portato al superstite notizie dall'altro mondo. Più volte noi confermammo la promessa, mettendo la condizione: Se Dio lo permetterà e se sarà di suo gradimento. Tale cosa allora si fece come una puerilità, senza conoscerne l'importanza; tuttavia fra di noi si ritenne sempre sul serio, quale sacra promessa. Nel corso della malattia del Comollo si rinnovò più volte la promessa e, quando egli venne a morire, se ne attendeva l'adempimento, non solo da me, ma anche da alcuni compagni che ne erano informati.
Era la notte del 4 aprile 1839, notte che seguiva il giorno della sua sepoltura, ed io riposavo con i Chierici del Corso Teologico in quel dormitorio, che dà nel cortile a mezzodì. Ero a letto, ma non dormivo. Sullo scoccare della mezzanotte, si udì un cupo rumore in fondo al corridoio, rumore che rendevasi più sensibile, più cupo e più acuto mentre si avvicinava. Pareva il rumore di un treno. Non saprei esprimermi, se non col dire che formava un complesso di fragori così vibrati e violenti, da recare spavento e togliere la parola. Man mano che si avvicinava, lasciava dietro di sé rumoreggianti le pareti, la volta, il pavimento del corridoio, come se fossero costruiti di lastre di ferro, scosse da potentissima forza.
I seminaristi di quel dormitorio si svegliarono, ma nessuno parlava. Io ero impietrito dal timore.
Intanto il rumore si avanza, ma sempre più spaventoso; è presso al dormitorio; si apre da sé violentemente la porta del medesimo; continua più veemente il fragore senza che alcuna cosa si veda, eccetto una languida luce, di vario colore, che pareva regolatrice di quel fracasso.
Ad un certo momento si fa improvviso silenzio, splende più viva quella luce e si ode distintamente risuonare la voce del Comollo: Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo! -
In quel momento il dormitorio divenne più luminoso; il cessato rumore si fece sentire di nuovo e di gran lunga più violento, quasi tuono che sprofondasse la casa, ma tosto cessò ed ogni luce disparve.
I compagni, balzati da letto, fuggirono senza sapere dove; si raccolsero alcuni in qualche angolo del dormitorio, altri si strinsero attorno al prefetto di camerata, che era Don Giuseppe Fiorito da Rivoli; tutti passammo la notte aspettando ansiosamente il sollievo della luce del giorno.
Io soffri assai e fu tale il mio spavento, che in quell'istante avrei preferito morire. Da qui incominciò una malattia, che mi portò all'orlo della tomba e mi lasciò così male andato in salute, che non ho potuto più riacquistarla se non molti anni dopo. Avverto che dopo molti anni da questa apparizione, sono ancora vivi alcuni testimoni del fatto.
Io mi contento di averlo esposto nella sua integrità, ma raccomando a tutti di non fare tali convenzioni, perché, trattandosi di mettere in relazione le cose naturali con le soprannaturali, la povera umanità ne soffre gravemente. - Fin qui San Giovanni Bosco.

San Paolo.

Non si può pretendere che ogni uomo, finché è in vita, vada a vedere il Paradiso e faccia, per così dire, una gita nell'al di là per assicurarsi. All'uomo deve bastare, per credere, ciò che Dio ha rivelato.
Tuttavia il Signore, per fini particolari, ha concesso a qualche mortale sì grande favore.
Saulo, giovane ardente, perseguitava i primitivi Cristiani. Mentre era sulla via di Damasco, d'improvviso una luce del cielo gli sfolgoreggiò dintorno. Caduto per terra dal cavallo, sentì una voce che gli disse: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? - Ed egli chiese: Chi sei, Signore? - Io sono Gesù, che tu perseguiti! Dura casa è per te ricalcitrare contro il pungolo! - Signore, che vuoi ch'io faccia? - Alzati ed entra in città. Il mio discepolo Anania ti dirà quello che devi fare! -
Da quel momento Saulo, ovvero Paolo, divenne il Vaso di elezione, l'Apostolo dei pagani, il banditore più zelante del Vangelo di Gesù Cristo. Più volte fu lapidato, battuto con verghe, cercato a morte, imprigionato ... finché gli fu troncata la testa a Roma. Gesù volle premiare il fedele Apostolo, ammettendolo a visitare il Paradiso mentre era ancora in vita.
Fu interrogato a narrare ciò che avesse visto in Cielo e rispose: Son cose che l'occhio mai vide, l'orecchio mai udì, cose che mai entrarono nel cuore dell'uomo, quelle` che Dio ha preparato a coloro che lo amano! (18 Corinti, II, 9).
Queste parole dell'Apostolo manifestano la sublimità dei gaudi eterni e l'impotenza dell'uomo a riprodurre con parole le gioie soprannaturali.

L'Apocalisse.

S. Giovanni Evangelista, l'Apostolo prediletto, colui che posò il capo sul petto di Gesù nell'ultima cena, potè mirare delle scene di Paradiso e le descrisse nel libro dell'Apocalisse:
- Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, mi trovai nell'isola di Patmos. Fui rapito in estasi in giorno di domenica ed udì dietro a me una voce potente, come di tromba, la quale mi diceva: Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese dell'Asia...
Mi voltai per vedere chi mi parlava e vidi sette candelabri d'oro ed in mezzo c'era uno simile al Figlio dell'uomo, vestito in abito talare e cinto il petto d'una fascia d'oro. Aveva il capo ed i capelli candidi come neve; i suoi occhi erano come il fuoco fiammante. i suoi piedi simili a rame arroventato; la sua voce era come il rumore di molte acque; la sua faccia era come il sole, quando risplende in tutta la sua forza ... Io caddi ai suoi piedi come morto ed egli, posata sopra di me la sua destra, mi disse: Non temere! Io sono il primo e l'ultimo; sono il Vivente e fui morto; ed ecco io vivo nei secoli dei secoli ed ho le chiavi della morte e dell'inferno ...
Dopo guardai ed ecco una porta aperta nel Cielo e la voce che avevo udito prima mi parlò di nuovo: Sali qua e ti farò vedere le cose che dovranno accadere. - E subito fui rapito in spirito; ed ecco un trono innalzato nel Cielo. Colui che vi stava a sedere era nell'aspetto simile alla pietra di diaspro e di sardio ed intorno al trono era un'iride simile a smeraldo. Dal trono spartivano folgori e voci e dinanzi stavano sette lampade ardenti, che sono i sette spiriti di Dio. Ed in faccia al trono era come un mare di vetro simile a cristallo...
Ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all'Assiso dinanzi al trono, dicendo: Degno sei, o Signore nostro Dio, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza, perché tu creasti tutte le cose e per volere tuo esse esistono! ...
Mirai ed udi intorno al trono la voce di molti Angeli, numerosi a migliaia di migliaia, che dicevano: L'Agnello che è stato immolato è degno di ricevere la potenza, la divinità, la sapienza, la fortezza, l'onore, la gloria e la benedizione! ...
E tutte le creature che sono in cielo, le senti tutte dire: All'Assiso sul trono ed all'Agnello onore, gloria e potenza per tutti i secoli! ...
Dopo di questo guardai e vidi l'Agnello e con Lui centoquarantaquattro mila persone, che avevano scritto in fronte il suo nome e quello del Padre suo. Udì un suono, che era come un concerto di arpisti che suonano i loro strumenti, e si cantava un cantico nuovo dinanzi al trono, cantico che nessuno poteva imparare, se non quei centoquarantaquattro mila riscattati dalla terra, quelli cioè che si sono mantenuti vergini. Essi seguono l'Agnello dovunque vada...
Poi vidi un'immensa folla, che nessuno poteva contare, d'ogni nazione e tribù e popolo e linguaggio. Essi stavano davanti al trono e davanti all'Agnello, in bianche vesti e con palme in mano e dicevano: La salute al nostro Dio, che siede sul trono ed all'Agnello! - Un Angelo mi disse: Scrivi: Beati coloro che sono stati chiamati al banchetto nuziale dell'Agnello! - Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: Guardati dal farlo! Adora soltanto Dio! ...
Un altro Angelo mi portò in spirito sopra un monte grande e sublime e mi fece vedere la Città Santa, la Celeste Gerusalemme. Essa aveva lo splendore di Dio e la sua luce era simile a pietra preziosa. Le mura della Città avevano dodici fondamenti, sui quali erano i nomi dei dodici Apostoli dell'Agnello. Le mura erano di diaspro, la città era di oro puro, simile a terso vetro. I fondamenti delle mura della Città erano ornati d'ogni sorta di pietre preziose; il primo fondamento era diaspro; il secondo zaffiro; il terzo calcedonio, il quarto smeraldo; il quinto sardonice; il sesto sardio; il settimo crisolito; l'ottavo berillo; il nono topazio; il decimo crisopràso; l'undicesimo giacinto; i1 dodicesimo ametisto. Le dodici porte sono dodici perle ed ogni porta è d'una sola perla.
In essa non vidi alcun Tempio, perché il suo Tempio è il Signore Dio onnipotente e l'Agnello. La Città non ha bisogno di sole, perché la illumina lo splendore di Dio. In essa non entrerà nulla d'impuro....
Ed udì un'altra gran voce: Ecco il Tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro. Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più morte, né lutto, né grida; non vi sarà più alcun dolore! ...
E Colui che sedeva sul trono disse: L'iniquo seguiti a fare il male; l'impuro seguiti nell'immondezza; chi è giusto, diventi ancora più giusto; e chi è santo, si faccia ancora più santo. Ecco io vengo presto e porto meco la ricompensa per darla a ciascuno secondo le sue opere. Io sono alfa ed omega, primo ed ultimo, principio e fine! Beati coloro che lavano le loro vesti nel Sangue dell'Agnello, per entrare nelle porte di questa Città! Chi sarà vincitore, possederà queste cose ed io gli sarò Dio ed egli mi sarà figliuolo. Ma per i paurosi, per gl'increduli, per gli esacrati, per gli omicidi, per gl'impuri, per i venefici, per gl'idolatri e per tutti gli amanti della menzogna il posto assegnato sarà nello stagno ardente di fuoco e zolfo, cioè avranno la seconda morte. -
Quanti insegnamenti si trovano in questi brani dell'Apocalisse! Ognuno li mediti secondo i bisogni dell'anima propria!

Santo Stefano

Iddio, quando crede bene, per incoraggiare i suoi seguaci sino all'eroismo o per premiare la loro virtù, fa vedere temporaneamente il Paradiso.
Nei primissimi tempi della Chiesa, quando era molto accanita la lotta tra i Giudei ed i discepoli di Gesù Cristo, sorse Stefano uno dei sette Diaconi. Questi era pieno di grazia e di fortezza e faceva grandi prodigi in mezzo al popolo. Poiché predicava essere Gesù il Figlio di Dio, alcuni della Sinagoga l'afferrarono e lo trassero al Sinedrio per farlo condannare.
Mentre si presentavano le false accuse, guardandolo fisso tutti quelli che sedevano nel consiglio, videro il volto suo simile a quello di un Angelo. Subito dopo Stefano parlò del Cristo e concluse: Uomini di dura cervice ed incirconcisi di cuore e di orecchio, voi resistete allo Spirito Santo; come i padri vostri, così anche voi! Quale dei Profeti non perseguitarono i padri vostri? Uccisero persino quelli che preannunziavano la venuta del Messia, del quale voi siete stati i traditori e gli assassini! -
I Giudei, udendo queste cose, fremevano e digrignavano i denti contro di lui, pronti ad ammazzarlo. Subito dopo Stefano doveva essere trascinato fuori della città per essere lapidato. Iddio volle premiare la fortezza del Diacono e gli fece vedere il Paradiso, ove fra breve sarebbe entrato.
Stefano fissò gli occhi in cielo e vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio. Inondato di gaudio, esclamò: Ecco, io vedo aperti i Cieli e vedo il Figlio dell'uomo stare alla destra di Dio! -
Rafforzato da tale visione, Stefano affrontò il martirio e, mentre diceva: Signore Gesù, ricevi il mio spirito e non imputare loro questo peccato! - si addormentava nel Signore.

Santa Caterina da Siena.

Una delle più grandi Sante della Chiesa Cattolica è Santa Caterina da Siena, proclamata già Patrona principale d'Italia. La sua vita fu un intreccio meraviglioso di soprannaturale; chi legge la sua biografia (e se ne raccomanda la lettura) resta colpito dalla tenerezza che Gesù le dimostrava. Le disse un giorno Gesù: Ti amo tanto, che chiunque mi chiederà grazie in tuo nome, le otterrà! -
Fu stigmatizzata, ebbe la scienza infusa, scrutava i cuori, trascorse lunghi periodi col solo Cibo Eucaristico e fu ammessa a fare lo Sposalizio Mistico con Gesù.
Appena morta, entrò nel Cielo. Vide la maestà di Dio, la bellezza della Corte Celeste, l'oceano di felicità riservata ai Beati. Spinta dalla fiamma dell'amor di Dio, desiderosa di procurare il Paradiso a molte altre anime, supplicò Gesù che le concedesse di ritornare sulla terra. La preghiera fu esaudita.
Il Cadavere di Santa Caterina da circa sei ore stava adagiato sul letto circondato dai numerosi familiari; all'improvviso si mosse e riprese la vita normale. Intensificò l'apostolato; uomini, donne, Ecclesiastici, letterati ... tutti ascoltavano la vergine sienese e la chiamavano mamma spirituale.
Un giorno un grande peccatore resisteva alla grazia di Dio; assolutamente non voleva troncare la vita di peccato. - Figlio mio, le disse la Santa, se sapessi quale sacrificio io abbia fatto per te! Lasciai temporaneamente il Paradiso, ove avrei potuto godere senza misura, e sono ritornata in terra, a patire, per procurare anche a te l'eterna felicità. - Parlò con tanto slancio del Paradiso, che il peccatore si convinse a ritornare a Dio.

Santa Geltrude.

I Santi sono coloro che praticano le virtù cristiane in grado eroico. La loro vita, ordinariamente, è un Calvario. Quante persecuzioni, umiliazioni, assalti diabolici! Quante sofferenze fisiche e spirituali! Tutto sopportano per testimoniare il loro amore a Gesù. Il Signore non si lascia vincere in generosità e perciò concede a tanti Santi durante la vita di contemplare qualche raggio della gloria celeste. Che cosa sono le estasi o celesti visioni o rapimenti? Sono momenti di Paradiso, che possono durare minuti oppure ore. È in circolazione un libro « L'Araldo del Divino Amore » o « Vita di Santa Geltrude ». Lo scritto narra molte visioni e qui ne riporto qualcuna.
La Santa, giudicandosi indegna di tanti favori celesti, esclamò un giorno: Oh, mio Dio, il più grande dei tuoi miracoli è che la terra sostenga una peccatrice come sono io! - Ma Gesù le rispose: È ben giusto che la terra ti sorregga, poiché persino il Cielo, nella sua, magnificenza, aspetta con ansia gioiosa l'ora felice, in cui avrà l'onore di possederti! -
Scrive Santa Geltrude: Nella seconda domenica di Quaresima l'anima mia si trovò investita da uno stupendo lampo di luce divina. Vidi, o Gesù, il tuo sacro volto vicino al mio. In questa bella visione i tuoi occhi, lucenti come il sole, si fissarono direttamente sui miei. Senti compenetrata l'anima e tutte le mie potenze da tale soavità che può essere nota a te solo. Desidero esprimere ciò che la mia piccolezza ha gustato in quella deliziosa visione, affinché, se qualcuno dei lettori ricevesse grazie consimili, sia eccitato a sentimenti di gratitudine ed io stessa, rievocando ore di Paradiso, dissipi la nebbia delle mie negligenze ed attesti la mia perenne gratitudine a quel Sole divino, specchio di giustizia, che su me dardeggia i suoi fultidissimi raggi! Avendo tu, dunque, accostato a me il tuo sacratissimo volto, che diffonde l'abbondanza della beatitudine, che dai tuoi occhi divini irradiava un'incomparabile soave luce. Essa, passando per i miei occhi e penetrando l'intimo del mio essere, produceva in tutte le membra un effetto oltremodo ammirabile, dapprima, quasi vuotando le midolle delle ossa e poi annientando il corpo.
Sentivo tutto il mio essere trasformato in un divino splendore, che porgeva all'anima mia soavità incomparabile e serena letizia. Tutta l'eloquenza del mondo non sarebbe sufficiente ad esprimere questo modo sublime di contemplarti che non avrei mai creduto potesse esistere, neppure nella gloria celeste, se la tua degnazione, o mio Dio, non mi avesse indotto ad ammetterlo per mia dolcissima esperienza. Il gaudio di tale visione è così grande, che è necessario un aiuto speciale per sostenere la creatura terrena, giacché sarebbe impossibile ad una anima godere tale favore, anche per un solo istante, e restare ancora viva. Dovessi io vivere mille anni, sempre al ricordo di ciò che mi hai fatto provare, o Dio; gusterei gioie inenarrabili. -
Un altro giorno Santa Geltrude, rapita in estasi, vide Gesù circonfuso di luce. Si gettò sul suo sacro petto ma stava per morire sotto l'azione divina. Subito esclamò: O Dio, la mia debolezza non può sopportare la vista di queste meraviglie d'amore! - Il Signore attenuò allora lo splendore di quella luce e si fece vedere circondato da una moltitudine grande di Angeli, i quali lasciavano trasparire l'immensa letizia. Apparve pure il coro degli Apostoli, poi quello dei Martiri e dei Confessori ed infine il corodelle Vergini. Mentre Santa Geltrude si beava di tale visione, poté contemplare una luce speciale, bianchissima, che risplendeva fra Gesù ed il coro delle Vergini; questa luce sembrava unire le privilegiate creature al loro Sposo Celeste con un vincolo di dolcissima tenerezza e col gioioso incanto di una familiarità tutta divina.
(Vedi « L'Araldo del Divino Amore » Convento Romite Ambrosiane - S. Monte di Varese - Lombardia).

Anime privilegiate.

Se volessi passare in rassegna i Santi e le Sante che godettero in vita le dolcezze delle celesti visioni, dovrei scrivere dei grossi volumi; accenno soltanto a Santa Teresa D'Avila, a San Giovanni della Croce, a S. Maria Maddalena De' Pazzi ... e a Santa Gemma Galgani; le visioni di quest'ultima sono raccolte in un volume «Autobiografia ed Estasi». Non è fuor di proposito una parola sulle anime privilegiate. Gesù, per convertire i peccatori, richiede sofferenze e amore generoso. Si degna scegliere, direttamente e personalmente, delle anime, che perciò sono dette privilegiate, e con loro fa dei patti di amore. Richiede un cumulo di sofferenze, di ogni genere, fa dono dei dolori della sua Passione, trasporta talune di esse nell'oltretomba, temporaneamente, perché soffrano nel Purgatorio ed anche nell'inferno. Tuttavia Gesù concede a tali anime gioie di Paradiso, facendo pregustare innanzi tempo la beatitudine eterna. Per comprendere tutto ciò, converrà leggere « Invito all'amore » « Hosephax Menendez), e la biografia di Santa Margherita Alacoque, di Marta Chambon, della Serva di Dio Suor Benigna Consolata Ferrero, di Suor Consolata Betrone, di Lucia Mangano ...
Di anime privilegiate ce n'è anche al presente, e forse più di quanto si possa pensare. D'ordinario Gesù richiede che durante la vita esse siano nel nascondimento; qualche volta ne permette la pubblicità, come si constatò in Teresa Neuman, la stigmatizzata di Baviera, ed in Padre Pio.
Nella sua infinita misericordia e per i suoi santi fini, Gesù ha permesso che lo scrivente sia a contatto con un'anima privilegiata e la diriga.
L'anima di cui parlo e di cui non posso fare il nome, soffre in modo indicibile; è atto di carità aiutarla con la preghiera. Ma chi può dire quanto goda, allorché Gesù le lascia intravvedere il Paradiso? Riporto una scena, avvenuta in questo stesso mese, luglio 1955, mentre stendo queste pagine:
Diario: 2 luglio. Festa della Visitazione di Maria Santissima.
- Recitavo le ultime preghiere; erano le ore 22 Mi umiliavo davanti a Dio e baciai la terra. All'improvviso la mia celletta s'illuminò ed in un bagliore di luce vidi una bella Signora. Temendo fosse uno scherzo diabolico, dapprima presi l'acqua benedetta ed aspersi la celletta. La Signora sorrise. Trovandomi ancora nel dubbio, seguendo il suo consiglio, la invitai a pregare ed Ella pregò bene, anzi molto bene. Terminata la preghiera, la Signora continuò a sorridermi ed avvicinatasi mi disse: Hai fatto bene! Non temere, figlia mia! Sono la tua diletta Mamma Celeste! ... Fiorellino, caro al Cuore del mio Figlio Gesù, tu spesso piangi. Non affliggerti tanto e non preoccuparti del tuo avvenire! Faresti un torto al Signore. Egli ti custodisce e ti tiene sul Cuore; tutto dispone per il compimento dei suoi disegni divini. - La Signora s'inchinò, mi accarezzò e mi baciò in fronte, tenendomi stretta. Poi continuò: Le sofferenze e le lacrime sono le gemme preziose, che orneranno la corona nel Regno dei Beati, ove tu, figlia mia prediletta, per dono gratuito della misericordiosa bontà del Signore brillerai di gran luce. Io, tua dolcissima Madre, ti aiuterò sino alla fine con materno interesse e tu stimati fortunata di essere la sposa prediletta dell'Onnipotente mio Figlio; ma non insuperbirti per sì gran dono, anzi voglio che tu, mentre da un lato consideri la tua dignità di sposa prediletta, dall'altro le tue labbra ripetano le parole che io dissi alla mia carissima cugina Elisabetta: « Fecit mihi magna qui potens est! » - confesso la mia grandezza, ma annunzio che è tutta opera dell'Onnipotente. Ripeti ancora: Le perle che mi adornano, le ho ricevute da Colui che senza mio merito mi ha amata. Egli mi ha eletta fra mille. A Lui, a Lui solo, ogni onore e gloria! - Questo sentimento di umiltà ti è necessario, figlia mia, come alla nave sono necessarie le vele ed i remi. Guai se ti appropriassi quello che non è tuo o il vento della superbia cominciasse a commuoverti! Tutto è frutto dell'amore misericordioso di Gesù, mio Figlio, che potendo scegliere tante altre anime, forse migliori di te, che avrebbero corrisposto con più fedeltà, ha voluto scegliere te, perché sei la più miserabile; e se ne avesse un'altra più indegna di te, l'avrebbe scelta ... La tua vita è stata spinosa e ringraziane Gesù; pregalo incessantemente di darti la forza per continuare il doloroso cammino da Lui tracciato, per potere giungere là ... guarda in quel luogo! (Padre mio, che belle cose ho visto!). Mi è sembrato di trovarmi già in Paradiso: era un'immensa distesa come il mare, di cui non si poteva vedere il limite. Quanto sfolgorio di luce, che non so descrivere! E poi, canti melodiosi e moltissime schiere di Angeli attorno a Gesù e numerose anime predilette. Una portava il nome scritto su una fascia attaccata al petto « Santa Gemma Galgani »; il mio Angelo Custode teneva pure una fascia con il mio nome. Furono momenti di Paradiso, che non so descrivere. La Madonna continuò: In quel dolce riposo ti attendiamo, io e mio Figlio. La fiducia, l'amore a Gesù ed alle anime, la generosità, l'ubbidienza, la sofferenza continua e l'umiltà, ti porteranno al regno dei Beati. Mi sei cara e mi sarai sempre più cara, se così sarai sempre. Ti benedico e benedico tutti quelli che ti aiutano in questo doloroso cammino. -
Conclude il diario: Dopo questo colloquio, per ubbidire al mio Direttore Spirituale, mi sono messa a tavolino e ho scritto; il mio Angelo Custode, che mi stava a fianco, mi ha aiutato per non dimenticare nulla.

Fonte: Dal libro Il Paradiso di don Giuseppe Tomaselli

Visite: 747

TAGS: AldilàParadiso