Maria a Medjugorje Messaggio del 18 giugno 1987: Figli cari! Andate e donate agli uomini la luce del mio divin figlio. Donatela loro insieme con me con la preghiera e con l’amore. Attraverso di voi desidero toccare tutte le anime e donare la luce a quelle più indurite. Figli miei, se voi non sperimentate questa luce o non la vedete, non potete neanche donarla agli altri, mentre Dio vi invita a fare proprio questo. Perciò fate in modo che il vostro abbandono sia completo per diventare davvero capaci di donare la luce agli uomini attorno a voi.

Essenza del Paradiso




La Beatitudine.
Il Paradiso, insegna il Catechismo, è il godimento di Dio, nostra felicità, ed in Lui di ogni altro bene, senza alcun male. Il nome “Paradiso” viene dalla lingua persiana ed ebraica e significa “giardino” o luogo di delizia.
La beatitudine, dice la Teologia, è lo stato perfetto di tutti i beni; è il godimento completo ed assoluto. La beatitudine in Paradiso consiste essenzialmente nel vedere Dio Creatore, faccia a faccia, come è, e nell'amarlo intensamente.
Nel mondo si ha il godimento naturale, che è parziale e passeggero; è sempre misto a delle amarezze, o per la poca durata, o per la stanchezza che produce, o per i sacrifici che richiede il conseguimento del piacere.
Il godimento del Paradiso è soprannaturale, supera cioè le forze della natura umana, abbraccia tutte le gioie ed appaga completamente tutte le aspirazioni.
Possiamo noi farci un'idea adeguata dei godimenti celesti? È impossibile! Possiamo solo averne una pallida idea, per analogia, facendo un misero confronto con i godimenti terreni.
Se, per un'ipotesi strana, come dice Sant'Alfonso, si dicesse ad un cavallo della scuderia reale: Il re t'invita alla sua mensa! - la bestia, se ragionasse, direbbe: Chi sa alla tavola del sovrano che paglia, che erba e che crusca si porterà! - Ma come non c'è paragone tra i cibi del cavallo e quelli del re, quantunque gli uni egli altri siano della stessa natura, così non si possono confrontare le gioie di questo mondo con quelle del Paradiso. Tutti i godimenti naturali, messi insieme, non sono paragonabili ad un solo godimento soprannaturale.
Visione e amore beatificato.
Le facoltà dell'anima sono essenzialmente: l'intelligenza, che tende alla verità, e la volontà, che tende all'amore. Nell'appagamento perfetto di queste facoltà consiste la beatitudine del Paradiso.
L'anima in Cielo vede Dio, il Creatore dell'universo, tale quale è. Dice San Paolo: Ora vediamo Dio come in uno specchio, in modo enigmatico; ma allora lo vedremo faccia a faccia; ora conosco parzialmente; allora conoscerò come sono conosciuto (1° Corinti, XIII, 12). Su questa terra conosciamo Dio indirettamente, per mezzo della fede; in Cielo cesserà la fede ed avremo la realtà. Per mezzo della ragione, attraverso il creato assurgiamo al Creatore; la bellezza della luce, del mare, dei fiori, delle creature ... ci spinge a. pensare: Se tanta bellezza c'è nell'universo, come dev'essere bello Colui che è la fonte di ogni bellezza? - Il primo godimento, dunque, dell'anima in Paradiso è la visione beatifica e l'amore beatifico di Dio. Conosciuto infatti il Sommo Bene, spontaneamente l'anima è portata a possederlo. Dal possesso del Bene Infinito, fortemente amato, scaturisce il gaudio eterno, giocondissimo, o perfetta felicità.
Il lume di gloria.
L'intelligenza umana, naturalmente, non ha la capacità di vedere Dio direttamente; resterebbe, per così dire, oppressa ed abbagliata dalla luce divina, come non può resistere l'occhio davanti ad una lampada elettrica luminosissima. Iddio dà allora una virtù soprannaturale, permanente, che perfeziona l'intelligenza e la rende atta a vedere direttamente la Divinità. Questa virtù speciale si chiama « lume di gloria ».
Con questo dono l'anima può contemplare l'Eterna Luce.
I Teologi portano un paragone. Un otre può contenere cento litri d'acqua; perché possa contenere di più, è necessario che le pareti dell'otre, si rendano elastiche; più aumenta l'elasticità e più aumenta la capacità. Questa elasticità misteriosa e soprannaturale, o lume di gloria, è indispensabile all'anima nella visione beatifica di Dio.
Bellezza angelica.
Come si è detto innanzi, quando San Giovanni Evangelista si trovò davanti ad un Angelo che gli mostrava le scene della Apocalisse, rimase così colpito dalla sua. bellezza e maestà, che si prostrò per adorarlo. Ma l'Angelo gli disse: Non fare ciò! Adora Dio! - (Apocalisse, XIX, 10).
Se tale è la bellezza di un solo Angelo, quale godimento non apporta in Paradiso la vista di miliardi di Angeli? Sono innumerevoli schiere di Puri Spiriti che popolano il Cielo e sono distribuiti in nove cori: Angeli, Arcangeli, Principati, Potestà, Virtù, Dominazioni, Troni, Cherubini e Serafini.
Ogni Angelo si differenzia dall'altro, come sulla terra si differenziano i fiori. Che felicità poter contemplare queste creature superiori e godere in eterno della loro compagnia! Una gioia particolare apporta la conoscenza e la vicinanza dell'Angelo Custode, che è stato l'amico fedele nel pellegrinaggio della vita.
I Beati.
La vista dei Beati è, anche sorgente di felicità. Ogni anima nel Paradiso brilla come astro nel firmamento. Chi può enumerare i fortunati abitatori del Cielo? Il loro numero aumenta sempre di più essendo copioso il frutto della Redenzione. Ad ogni anima che entra in Paradiso, alla conversione di un peccatore sulla terra, segue un aumento di felicità nella Corte Celeste, come afferma Gesù: Si fa festa dinanzi agli Angeli di Dio per un peccatore pentito. - (S. Luca, XV, 10).
Quando sulla terra c'è una festa, la gioia cresce se sono presenti le persone più care. Che gioia a trovarsi in Paradiso con i propri cari! I genitori con i figli, gli amici con gli amici ... tutti circonfusi e compenetrati dalla luce che proviene da Dio!
Martiri, Dottori, Vergini.
Risplendono in Cielo di luce particolare i Martiri, i Dottori ed i Vergini. I Martiri, affrontando la morte per Gesù Cristo, hanno vinto il mondo, perciò, come dice l'Apocalisse, stanno davanti al trono di Dio. L'Agnello, che è nel mezzo del trono, li governa e li guida alle fonti delle acque di vita. - (Apocalisse,VII, 17). Gesù ha detto: Chi avrà confessato me davanti agli uomini, anch'io lo confesserò davanti al Padre mio. (S. Matteo, X, 32). I Martiri hanno confessato Gesù, rendendo testimonianza a Lui col massimo dei sacrifici, che è la morte, e quindi formano una schiera eletta tra gli eletti.
I Dottori sono coloro che con l'esempio e con la parola hanno contribuito alla salvezza eterna di molti. Dice Dio per mezzo del Profeta Daniele: Quelli che saranno stati dotti (nella legge di Dio) rifulgeranno come la luce del firmamento e quelli che insegnano la giustizia alla moltitudine, risplenderanno come stelle per tutta l'eternità. (Daniele, XII, 3).
I Vergini hanno trionfato sull'attrattiva della carne, lottando quotidianamente; meritano per questo una corona particolare, cantano in eterno un inno che soltanto a loro è lecito cantare e seguono l'Agnello Divino ovunque vada. (Apocalisse, XVI, 3). La Santa Chiesa ricorda questa prerogativa, quando nella liturgia canta ad onore dí un'anima vergine: Vieni, o Sposa di Cristo! Ricevi la corona eterna, che il Signore ti ha preparata!
Straordinario è lo splendore del coro dei dodici Apostoli! Eletti direttamente da Gesù quali seminatori del Vangelo nel mondo, hanno in Cielo un'eminente corona, quale si addice a chi ha il potere di giudicare con il Figlio di Dio le dodici tribù d'Israele.
La Regina del Paradiso.
La vista della Corte Celeste, sempre in festa, allieta senza interruzione l'anima che entra nell'eterna beatitudine. Ma come la luce del sole fa' eclissare la luce delle stelle, così in qualche modo avviene in Cielo per la presenza della Vergine Maria, Regina del Paradiso. Tutta la bellezza degli Angeli e dei Beati, messa assieme, è di certo inferiore a quella che risplende nell'anima e nel corpo della Madonna, Madre del Redentore, capolavoro della Divinità. I più grandi tesori divini sono riversati a torrenti su Colei, che sulla terra fu intimamente unita al Figlio di Dio e che con Lui cooperò alla Redenzione, immolandosi misticamente sul Calvario.
Maria Vergine è la Porta del Paradiso “Ianua Coeli” e tutti vi entrano per l'aiuto che Ella apporta ad ogni anima. Tutti i Beati, per riconoscenza, fissano estasiati la Madre di Dio, lodandola e benedicendola.
Quando Bernadetta Souberous ed i tre fanciulli di Fatima dovettero narrare davanti alle autorità le visioni avute, non trovavano parole adatte e solo dicevano, descrivendo la Madonna: La Signora era ella ... bella ... bella! ... -. Guardando in volto i fanciulli, tanti esclamavano: Fortunati questi occhi, che hanno mirato la Madonna! - Quale beatitudine è il contemplare la Vergine non per pochi istanti, ma per tutta l'eternità, nel massimo del suo splendore!

Fonte: libro "Il Paradiso" di don Giuseppe Tomaselli

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