Maria a Medjugorje Messaggio del 2 gennaio 2004:Oggi vi porto mio Figlio, vostro Dio. Aprite i vostri cuori per saperlo accettare e portarlo agli altri. Prendete la Pace e la felicità che vi offro. Grazie per aver risposto alla mia chiamata

PARADISO: CONCLUSIONI PRATICHE




La considerazione del Paradiso deve portare alle conclusioni pratiche. Quest'ultima parte è la più importante dello scritto. Prima non esistevamo; per sua bontà Iddio ci ha creati e si è prefisso un fine.
Nel Catechismo, tra le prime domande fondamentali, troviamo: Per qual fine Dio ci ha creati? - Per conoscerlo, con la ragione e più che tutto con la fede; per amarlo e servirlo, con l'osservanza della sua legge; e per andarlo a godere in Paradiso, come premio della fedeltà. Il tutto si compendia: Siamo in questo mondo per salvarci l'anima.
L'affare unicamente necessario e strettamente personale per tutti è il conseguimento del Paradiso. Il non tendere al fine principale o perderlo spesso di vista, significa non saper fare il proprio interesse. I nostri cuori siano fissi là, ove sono i veri gaudi!

Il tempo.

Perché gli uomini possano guadagnare l'eternità beata, Iddio ha dato loro un mezzo: il tempo. Il tempo è un dono prezioso del Creatore, il quale, secondo i suoi fini provvidenziali, lo dà in diversa misura, a chi più ed a chi meno, raccomandando di non sprecarlo. Si legge nel Libro dell'Ecclesiastico: Figlio, custodisci il tempo! (Eccl. IV, 23). - Viene la notte, dice Gesù Cristo, quando nessuno può operare. (S. Giovanni, IX, 4). - La notte indica la morte; soltanto nel giorno della vita si può operare per il Paradiso. L'operaio che spreca nell'oziosità una sola ora lavorativa, non sa fare il suo interesse. Eppure nel mondo quale uso si fa del tempo? Un terzo della vita si dedica al sonno; è una necessità e la necessità è volontà di Dio. Una parte notevole è dedicata alla ricerca del pane quotidiano. Ma quante ore giornaliere si rendono inutili! Si cerca il passatempo! Non si sa cosa fare per ammazzare il tempo! ...
San Domenico Savio, morto a quindici anni, lavorava indefessamente per arricchirsi di meriti per il Paradiso. Prima che si ammalasse gravemente, un compagno gli disse: Ma riposati! Tutto il bene quest'anno vuoi fare? E gli altri anni cosa ti resterà a fare? - Rispose il Santo: Opero il bene ora, che ne ho il tempo! -
Il tempo più utile per l'eternità è quello che s'impiega a compiere opere buone: pregare, soddisfare al proprio dovere, esercitare la carità, lottare contro le cattive tendenze.. ..
Per i mondani il tempo migliore è quello dei divertimenti. Usciva una donna dalla Chiesa, dopo avere ascoltata la Messa. Fu fermata da una conoscente, ch'era di passaggio.
- Quanto tempo tu sprechi in questa Chiesa! Ma cosa ne guadagni? I Preti ti danno forse denaro? Cosa porti a casa? ... La mattina vai a Messa, al pomeriggio alla Benedizione ed alla sera dici il Rosario! Si vede che sei sfaccendata! Almeno a questa età impara ad impiegare bene il tempo! Se comandassi io a casa tua! ... -
La pia donna lasciava dire; poi rispose: Comincia tu a non sprecare il tempo, col dirmi ciò che non hai diritto di dirmi e col piantarmi qui sulla strada! ... Io devo dare conto a Dio e non a te! A casa rendo certamente più di te! ... Perché non pensi al tempo che perdi quando stai allo specchio, con i continui passeggi, con l'andare ogni sera al cinema? ...
- Quello non è tempo perduto, perché mi diverto!
- Tu ti diverti con queste sciocchezze, io invece con cose più serie. Ricordati però che il tempo passato non ritorna più; arriverà l'ultimo giorno per me e per te. Quando entreremo nell'eternità, mi saprai dire chi di noi due ha sprecato il tempo! . . -

Il « presente ».

Spigolo dal libretto « Colloquio interiore » qualche suggerimento, che Gesù si è degnato dare ad un'anima privilegiata, Suor Maria della Trinità:
- Mio Dio, disse la Suora, comincio oggi la mia povera vita! Ho tanto sprecato i vostri doni! Quanto tempo ho perduto! Non voglio più occuparmi che di Voi e dei doveri del mio stato.
- Sì, figlia mia, quando sprechi del tempo, mi offendi; disprezzi i miei doni, perché « il presente » è un dono che il mio amore presenta alla generosità. Però non ti agitare; chi si agita, spreca. Pensa alla Madre mia! Chi fu ricoperta di più gravi responsabilità di Lei? Eppure era sempre calma e sorridente. Io, tuo Dio, sono l'ordine e la calma perfetta, pur essendo vita, movimento ed azione.... È perduto tutto il tempo che si occupa lontano da me. Tu sii vigilante e prega! -
Le varie biografie di S. Giovanni Bosco, specialmente le Memorie Biografiche, sono ricche di ammaestramenti. Molto mi ha colpito un pensiero del Santo della gioventù: Daremo conto a Dio anche di un po' di tempo che avremo sprecato per colpa nostra! - In vista di ciò Don Bosco, non solo lavorava densamente, ma utilizzava i così detti di ritagli di tempo »; quando non poteva fare altro, sollevava la mente a Dio e pregava.
Per comprendere la stima che avevano del tempo i Santi, è bene ricordare S. Alfonso De' Liguori. Questi fece voto, per tutta la vita, di non sprecare alcuna briciola di tempo. Quanti meriti poté guadagnare! Non si consiglia ad alcuno tale voto, però si raccomanda di occupare santamente il tempo, per tesoreggiare per l'eternità.
Tutta la vita, volendo, potrebbe divenire una catena ininterrotta di opere buone, col buon uso del tempo. Ad ognuna di esse corrisponde un merito proporzionato ed a questo un nuovo grado di gloria in Paradiso.
Dice S. Lorenzo Giustiniani: Il tempo, in qualche modo, vale quanto l'eternità beata; soltanto con l'impiegarlo in opere buone, potremmo un giorno giungere a godere Dio in Cielo. -
Chi si trovasse alla riva d'un rapido fiume ricco di oro, di perle, di gemme e senza curarsi di tanti tesori se ne stesse a raccogliere alghe, sassi o putrido fango, non sarebbe un insensato? ... Eppure questo avviene nel mondo! Il fiume raffigura il tempo, il quale scorre pieno di tesori inapprezzabili, che sono a nostra disposizione, purché ne vogliamo approfittare. Tanti invece non se ne curano e vanno dietro a frivolezze ed a vanità, che in sostanza sono sabbia è vile fango.
Se i Beati in Cielo potessero desiderare qualche cosa, sarebbe questa: avere un po' di tempo disponibile, per venire sulla terra a guadagnare qualche altro grado di gloria. Ciò fu rivelato ad un'anima da Santa Maria Maddalena De' Pazzi.
In pratica:
1. Compiere molte opere buone, approfittando delle occasioni, che Dio giornalmente presenta.
2. Considerare come tempo meglio impiegato, quello che si trascorre nella preghiera e nella cura dell'anima propria.
3. Pur dando alla natura umana, che è debole, il necessario svago per sollevarsi, non si sprechi il tempo in divertimenti prolungati e snervanti e in conversazioni inutili ed interminabili ...
4. Utilizzare i ritagli di tempo: nei viaggi, nell'attendere a lungo qualche persona ... servendosi della corona del Rosario, leggendo un buon libro o alzando spesso la mente ed il cuore a Dio.

Conseguire il “proprio posto”!

Ho sentito dire a pie persone: Spero di andare in Paradiso! ... Mi contenterò anche di un cantuccio! ... Starò bene pure nell'ultimo posto!... L'essenziale è che entri in Cielo! - Dire questo, non piace a Dio!
Diceva Gesù a Suor Maria della Trinità: Molte anime si preoccupano di andare in Cielo e di evitare l'inferno. Si sbagliano! Vorrei che si preoccupassero meno di andare in Cielo, che di occuparvi il posto che io ho preparato per loro, cioè di corrispondere in tutto e per tutto ai miei desideri. Vorrei che ogni anima comprendesse quanto il suo destino sia grande ed unico! -
Ecco il significato delle parole di Gesù: Nel corpo umano non tutti i sensi sono dello stesso valore; la vista è più nobile del tatto e dei gusto. Sulla terra gli uomini non hanno la stessa bellezza fisica o lo stesso grado d'intelligenza. Nel firmamento non tutti gli astri hanno la stessa luce e la stessa grandezza. Si riscontra in tutti gli esseri una grande varietà, il che accresce la bellezza del creato. Così in Paradiso Iddio assegna ad ogni anima un posto particolare nel Regno dei Cieli e desidera che l'anima cooperi per meritarlo. A tal fine dà ad ogni anima dei talenti, a chi uno, a chi due, a chi cinque; a chi più dà, più domanderà. Iddio è libero dei suoi doni e non fa ingiustizia ad alcuno agendo così.
Dato che in Paradiso ci sono molte mansioni, ognuno deve far di tutto per arricchirsi di molti meriti, tendendo il più possibile alla perfezione.

Preziosità dell'atto umano.

Si dice: Il Paradiso non è fatto per i poltroni! - Si dice anche: In Cielo non si va in carrozza!
Pretendere di ricevere da Dio il premio eterno, ed in grado eminente, ed intanto trascorrere il tempo nell'inoperosità, è assurdo. Si danno ora dei suggerimenti morali ed ascetici. Iddio premia l'atto umano buono, che può essere: un pensiero, un desiderio, una parola, un'azione. Di tali atti durante la vita se ne possono compiere un'infinità; occorre non sprecarli.
Non è molto, trovandomi a Palermo, ebbi l'opportunità di visitare la Mostra Atomica. Nel primo reparto, a sinistra entrando, era esposto un oggetto di forma cilindrica, di colore nero, dal volume di un pugno di bambino. Sotto era scritto: « Un chilogrammo di Uranio ». Un profano di scienza atomica, a vedere quell'uranio, avrebbe detto: Che valore potrebbe avere quest'oggetto? Non vi spenderei dieci lire per acquistarlo!
Eppure, è stragrande la preziosità di un chilogrammo di uranio! Osservando la mostra, potei vedere i suoi effetti meravigliosi, attraverso le illustrazioni. Un piccolo quantitativo, un semplice chilo di uranio:
1. Può produrre un'energia uguale a due milioni e mezzo di chili di carbone.
2. Può mantenere accesa una lampadina per dodici mila anni.
3. Può fornire energia per illuminare e riscaldare una città di cento mila abitanti, per un mese e mezzo.
4. Può far muovere un treno per centodieci mila chilometri, pari a tre volte il giro del mondo.
Assai preziosa è dunque l'energia atomica.
Sprecare un pezzo di uranio, sarebbe da pazzi!
L'atto umano buono, sebbene di poca entità, è infinitamente più prezioso dell'uranio, perché i suoi effetti dureranno eternamente nell'altra vita. Lo spreco volontario di un solo atto umano è una gran perdita.

Le due condizioni.

L'atto umano, perché meriti ricompensa in Cielo, non basta che sia buono, ma occorre farlo:
1° In grazia di Dio.
2° Con retta intenzione.
Le opere buone, che compiono coloro che sono in peccato mortale, sono perdute per l'eternità; la loro utilità è solo questa: muovere la misericordia di Dio a dare qualche aiuto particolare per ritornare nell'amicizia divina.
Oh, come sono insensati e da compiangere quelli che, commesso un grave peccato, non si danno premura di rimettersi in grazia di Dio e lasciano passare settimane e mesi, e forse anni, nella più assoluta sterilità! Quanti quintali di uranio spirituale sprecano! Eppure, è tanto facile andare a confessarsi o, essendone impediti, emettere un atto di dolore perfetto, col proposito di manifestare le proprie miserie morali al Ministro di Dio al più presto possibile!
La seconda condizione essenziale perché un atto umano meriti davanti a Dio, è che sia fatto con rettitudine d'intenzione, cioè, non per fini puramente umani, quali sarebbero: gli interessi personali, la lode umana, la simpatia ... Gli Scribi ed i Farisei compivano molte opere buone; pregavano a lungo, digiunavano con rigore, davano abbondanti elemosine ... eppure Gesù Cristo disse: Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli! Infatti essi fanno le loro opere per essere visti dagli uomini. In verità vi dico che hanno ricevuta la loro ricompensa! - (S. Matteo, VI, 1).
Quante opere buone si sprecano, non vigilando sul retto fine dell'agire! Esorto il lettore a leggere uno dei miei più importanti scritti, «La vera ricchezza », trattato sulla retta intenzione, per conoscere a fondo il segreto di arricchirsi per il Paradiso. Vi s'insegna come utilizzare per l'eternità, non solo gli atti buoni, ma anche gl'indifferenti.

Non sprecare le occasioni!

Spesso Gesù nel Vangelo dice: State vigilanti! ... Beato quel servo che, venendo il padrone, sarà trovato vigilante! (S. Matteo, XXIV, 46), Vigilante significa « fare attenzione » « riflettere » « tenere gli occhi aperti ».
Chi vuol arricchire davvero, non va avanti alla carlona, ma approfitta delle occasioni e, se non si presentano, le cerca o le suscita. Iddio, in vista della gloria eterna, affinché le anime si arricchiscano sempre più, non fa mancare 1e occasioni, specialmente alle anime che predilige.
Disse un giorno Gesù a Suor Maria della Trinità: Io vi do le occasioni di acquistare le virtù e vi presento le circostanze, che potete utilizzare per sviluppare la vostra vita interiore. Se mi lasciaste agire, farei cose grandi per l'eternità! -
Leggendo le biografie dei Santi; si constata un fatto curioso o, per dire meglio, provvidenziale: vicino ad ognuno di loro si trova qualche persona che ha fatto da martello. San Tommaso d'Aquino ebbe dei fratelli, che misero a dura prova la sua purezza; Santa Margherita Alacoque visse con certe Consorelle, che la bistrattavano oltre ogni dire; San Giovanni Bosco ebbe nell'apostolato le continue lotte dei protestanti e la misteriosa incomprensione del suo Arcivescovo; Santa Teresa del Bambino Gesù dovette sottostare a Madre Gonzaga, superiora di forte carattere, ma spesso strana ed insopportabile.... Iddio, affinché i suoi Santi abbiano modo di tesoreggiare per l'eternità con continui atti di virtù, li mette nelle occasioni di esercitare spesso l'umiltà, la pazienza, la carità....
Le anime pie non sono trattate diversamente da Gesù. Quell'uomo, veramente cristiano, è deriso dalla moglie irreligiosa e superba; quella donna, tanto devota, deve sopportare per tutta la vita il marito bestemmiatore ed ubriaco; quei buoni sposi hanno da fare con un figlio perverso; quella pia figliuola è schernita dalla sorella mondana o dai fratelli irreligiosi.... È necessario stare vigilanti, tenere gli occhi aperti, per approfittare di quanto la Provvidenza permette in noi ed attorno a noi.

Esempio di una Santa.

Ho accennato a Santa Teresina. Questa raggiunse un alto grado di perfezione, seguendo il programma: tesoreggiare per il Cielo, non lasciando sfuggire occasione alcuna.
Scrive la Santa nell'Autobiografia: La mia Superiora, Madre Gonzaga, è tanto buona e mi vuole molto bene. Ma quanti rimproveri mi dà! Quante umiliazioni mi fa subire! Mi dà un ordine, che procuro di eseguire esattamente, poi mi rimprovera di averlo eseguito. Poveretta, dimentica facilmente! Le sono stata grata, perché sono venuta nel monastero per santificarmi. Che sarebbe di me, se io fossi l'idolo della Comunità? Sarò in eterno grata alla mia superiora, perché mi dà modo di arricchire di gemme preziose la mia corona del Paradiso. Sul letto di morte, l'ultimo mio sorriso sarà per Madre Gonzaga. -lasciando sfuggire occasione alcuna.
Quando la campana del monastero di Lisieux chiamò a raccolta le Suore attorno al letto di Santa Teresina morente, accorse anche la Madre Gonzaga, che si pose in ginocchio. La Santa volse lo sguardo sulla Comunità orante; fissò poi gli occhi sull'antica superiora ed atteggiò le labbra a sorriso, per dire: Grazie a te, che mi hai arricchita! -
La Santa del Carmelo di Lisieux sia di esempio a tutti, nelle grandi e nelle piccole occasioni.
Chiudo l'argomento con un bel pensiero della stessa Santa: Quando Gesù mi presenta l'opportunità di compiere un atto di virtù, sopportare un difetto, ricevere un rimprovero, frenare un sentimento di simpatia, faccio di tutto per non perdere quel tesoro; mi abbasso, raccolgo la gemma celeste... e la presento a Gesù! -
Oh, se tutte le anime sapessero approfittare delle cento occasioni che si presentano ogni giorno, in casa e fuori, quanta gloria si acquisterebbe in Cielo! Come bisognerebbe essere grati a chi ci dà motivo, di compiere atti di virtù!

Le sofferenze.

Quando Gesù, dopo la risurrezione, apparve ai due di Emmaus, così parlò: O stolti e tardi di cuore a credere! Non doveva forse il Cristo patire e così entrare nella sua gloria? - (S. Luca, XXIV, 25).
Per entrare nella gloria del Paradiso è dunque necessario patire.
Poiché tutti abbiamo l'istinto di evitare la sofferenza, Iddio misericordioso la somministra a tutti, sebbene in diverse dosi. Se si comprendesse il valore di un sacrificio nei rapporti del Cielo, si andrebbe avidamente in cerca di sofferenze. Questa verità si comprenderà nell'altra vita, quando si vedrà il frutto del patire:
Si legge in «Colloquio Interiore»: In Cielo avrete piena conoscenza della misericordia divina; quaggiù voi dovete soprattutto contemplare il mistero della croce.... Quando vi mando delle croci, è perché voi doniate la vostra parte di fede e di generosità, necessaria alla vostra salvezza. Voi le potete subire passivamente o le potete anche abbracciare con amore, seguendo l'Uomo dei dolori.... La sofferenza è il privilegio della vostra vita sulla terra. Oh, se poteste capire!... E tu, figlia mia, (Suor Maria della Trinità), ricorda che ben presto ti chiamerò in Cielo ed allora ti rincrescerà di non avere amato, con più amore e con più audacia, le sofferenze della terra! ... Per giungere al Cielo, bisogna passare per la crocifissione! -
La Serva di Dio, Lucia Mangano, anima privilegiata, morta a S. Giovanni La Punta (Catania) pochi anni or sono, apprese alla scuola diretta di Gesù il valore del patire. Una sua amica mi confidava: Lucia una volta mi disse: Se io dovessi augurare a persona cara quanto di meglio ci sia, vorrei augurarle croci sopra croci! .. . -
In base al fin qui detto, si raccomanda di non sprecare nessuna delle sofferenze che Dio manda.

Le tentazioni.

Le malattie, le indisposizioni, gli acciacchi ... presto o tardi colpiscono tutti. Per avere forza a soffrire si pensi al Paradiso; non ci si ribelli alla volontà di Dio, per non privarsi di tanti gradi di gloria.
Le sofferenze morali sono più pesanti di quelle fisiche. Si utilizzino perciò le incomprensioni e le umiliazioni. Chi può esprimere il martirio di colui il quale si trovi nello stato di aridità di spirito? Buio, fitte tenebre nella mente, cuore desolato nel servizio di Dio! ... Oh, se si apprezzassero di più queste sofferenze, che Gesù non ha risparmiato neppure alle anime più elette, come a Santa Teresa D'Avila ed a Santa Rosa da Lima!
E le tentazioni non sono una croce quotidiana? Bisogna guardarle alla luce del Cielo, per sfruttarle come Dio desidera! Dio non tenta alcuno, ma permette la tentazione affinché l'anima gli dia la prova d'amore e meriti così l'eterna gloria. Guai però a chi cerca la tentazione, mettendosi volontariamente nel grave pericolo! Ci si rende già colpevoli. Iddio nega ai presuntuosi la sua assistenza ed eccoli cadere nel male!
La tentazione non voluta, ma sopportata, combattuta e vinta, apporta la corona di gloria.
Dice lo Spirito Santo per mezzo di San Pietro: Benedetto sia Dio, il quale nella sua grande misericordia, per la risurrezione di Gesù Cristo da morte, ci ha fatto rinascere ad una viva speranza dell'eredità incorruttibile, senza macchia, inalterabile, riservata nei Cieli per voi. A questo pensiero voi esulterete, se ancora per poco dovete essere afflitti da varie tentazioni, affinché la prova della vostra fede, molto più preziosa dell'oro (che si prova nel fuoco), sia trovata degna di lode e di gloria e di onore, quando apparirà Gesù Cristo. (1a S. Pietro, 1,3).
Nella Lettera di San Giacomo Apostolo si legge: Beato l'uomo che soffre tentazioni, perché, quando sarà stato provato, riceverà la corona di vita, da Dio promessa a quelli che lo amano. Nessuno, quando è tentato, dica di essere tentato da Dio, perché Dio non può tentare a fare il male; ma ciascuno è tentato, attratto ed adescato dalla propria concupiscenza. (S. Giacomo l, 12).
La lotta nelle tentazioni richiedé sacrifici, cioè rinunzie e privazioni. Se diletta il pensiero del Paradiso, si sia pronti a tutto, anche a dare la vita. Così hanno fatto i Martiri, che oggi trionfano in Cielo.

ll premio si deve meritare!

Al tempo dell'imperatore Adriano, infieriva la persecuzione contro i Cristiani. Un certo Getulio, fu barbaramente trucidato. La moglie, Sinforosa, pensando al Paradiso, non ebbe rincrescimento di restare vedova. In seguito fu arrestata lei ed i suoi otto figli: o rinunciare alla fede o la morte! Sinforosa, piena d'amor di Dio e sorretta dalla grazia divina, disse ai figli: Pensate al Paradiso! Qualunque tormento è nulla di fronte al premio eterno che vi è preparato!
Arrabbiati i carnefici, le legarono un macigno al collo e la gettarono nel Tevere. I suoi figli subirono diversi tormenti: Crescenzio ebbe trapassata la gola da una spada; a Nemesio fu trapassato il cuore; Primitivo fu sventrato; Giustino fu segato membro a membro; Statteo, legato al palo, fu crivellato di frecce; Eugenio fu segato in due parti.
Ecco, per meritare il Paradiso, cosa ha sopportato Santa Sinforosa ed i suoi figli, e con loro ... milioni e milioni di Martiri! Quanti Cristiani oggi, pur volendo andare in Paradiso, non sanno rinunziare ad un film pericoloso, ad una rivista poco morale, ad un attacco al cuore, ad una visita, ad un divertimento poco lecito! Si pretende il Paradiso, ma senza sforzi. Si ricordi che il Cielo non è fatto per i poltroni!
Diceva Gesù a Suor Benigna Consolata: Scrivi quanto io ti dico; le anime leggeranno e potranno approfittare e tu ne avrai merito. - Del bene che facciamo, Dio ci compenserà, dandoci la gloria promessa nella eternità; del bene che altri fanno per opera nostra, riceveremo anche il premio.
Più anime salviamo, più risplenderemo di gloria in Cielo. La più bella corona celeste sarà formata da coloro che si salvano per opera nostra.
Com'è facile rovinare le anime, se non si fa attenzione, così è facile salvarle con un po' di buona volontà.
Offrire preghiere e sacrifici per i peccatori, industriarsi perché un moribondo riceva i Sacramenti, trattenere una persona da un passo pericoloso, dare un buon consiglio, far leggere un libro spirituale ... quanti si possono aiutare ad andare in Paradiso!
Una propagandista di buona stampa mi scriveva in questi giorni: Ho conosciuto una signorina, intelligente ed istruita, però atea. Ho pensato di darle a leggere un buon libro nella speranza che si convertisse. In realtà la luce di Dio è entrata nel suo cuore. Ha lasciato la via del male, ha cominciato a frequentare i Sacramenti ed al presente si comunica tutti i giorni. Ormai si è data all'apostolato e porta anime a Dio. È tanto zelante! -
Un giorno la propagandista di cui parlo, com'è da sperare, andrà in Paradiso; riceverà la corona di gloria. Ma quale aumento di felicita le sarà riservato per l'atea convertita e per le anime da costei ritratte dal male! Iddio le dirà: Quel libro buono dato a leggere, è stato la salvezza di tanti! A te un premio eterno particolare! -
I Santi compresero tutto ciò ed erano avidi di apostolato. San Giovanni Bosco fu un vero cacciatore di anime. San Francesco Saverio si diceva disposto ad andare in capo al mondo, pur di salvare un peccatore.... Oggi in Cielo sono circondati da coloro che salvarono. Come i pianeti nel firmamento fanno corona al sole, aumentandone la magnificenza, così in Paradiso le anime da noi salvate formeranno la nostra mistica corona di gloria. Beati coloro che si danno all'apostolato! In Cielo comprenderanno la preziosità della loro vita.
O voi che militate nelle file dell'Azione Cattolica, e voi tutti che v'industriate di convertire i peccatori, non scoraggiatevi se non vedete sulla terra i frutti del vostro apostolato! Spargete ovunque il seme evangelico: in famiglia, nei laboratori, nelle officine ... e lasciate che la Provvidenza fecondi questo seme! Un'opera di apostolato se non frutta oggi, potrà fruttare domani oppure fra anni.... Nell'ipotesi che un seme non fruttasse, il Padrone Eterno darebbe sempre la ricompensa al servo attivo; l'agricoltore merita lode anche quando non ha fatto un buon raccolto, purché abbia seminato e lavorato bene le sue terre.

Il cuore... miniera preziosa.

Ogni mortale ha nel proprio cuore una miniera preziosissima; si tratta di sfruttarla con l'intelligenza e con la fatica. Chi poco comprende, poco guadagna; chi poco si affatica, poco raccoglie; chi semina vento, raccoglie tempesta. Chi sa utilizzare la vita presente per il Paradiso, raggiunge il fine della creazione. - L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore cava fuori il bene; poiché dall'abbondanza del cuore parla la sua bocca (Luca, 6, 45). -
Tante volte avevo contemplato le zone che circondano la città di Ragusa. Spesso dicevo tra me. Quanto terreno sprecato! Poca produzione! Almeno si alimentano le vacche e le pecore con il pascolo! - I proprietari, per tanti secoli, si contentavano di un po' di utile. Persona intelligente studiò a fondo la zona ragusana; mise in attività l'esperienza propria e l'altrui; sondò qua e là il terreno; non si fermò davanti agli ostacoli; nella speranza di trovare il petrolio, impiegò la sua ricchezza. In fine, l'esito fu felice. Allorché quest'anno, recatomi a Ragusa volli visitare la zona storica, su cui oggi puntano gli occhi i migliori industriali del mondo, in un bivio dello stradale lessi la targa « A.B.C.D. » (cioè: Asfalto - Bitume - Catrame-Derivati). Poco distante scorsi i pozzi di petrolio. Erano in attività le macchine. Altri pozzi erano in lavorazione. A vedere una imponente trivella, domandai: Questo pozzo è pronto? - No! Ancora la sonda è a m. 1600 sottoterra; forse bisognerà arrivare a m. 2000; ma il petrolio è sicuro! -
Quale non fu la mia meraviglia a vedere il tubo di un pozzo attivo! Solo due operai assistevano, non per lavorare ma per controllare. Veniva su la materia prima, a getto continuo, ancora calda e spumeggiante, nerissima....
- Sempre così è il getto del petrolio? - Sempre, notte e giorno!
Conclusi tra me: Quanti miliardi vengono fuori dalle viscere della terra! Quanto vantaggio all'umanità! ... Il tesoro qui c'è stato sempre, ma inutilizzato! È stata necessaria l'intelligenza e la fatica per trovarlo! -
Se si sapessero sfruttare tutte le energie del cuore umano, quanti tesori si troverebbero per l'eternità, più preziosi del petrolio di Ragusa! Ci vuole intelligenza, per approfondire le grandi verità che Dio ha rivelate; se manca questo, manca la base: Non si lavora da tutti per il Paradiso, perché non si medita e si spreca il dono dell'intelligenza solo negli affari materiali!

Il cuore... miniera d'iniquità.

Il cuore è anche una miniera d'iniquità, se non si tengono a freno le passioni. Dice Gesù: Dal cuore dell'uomo vengono i cattivi pensieri, gli adulteri, le fornicazioni, gli omicidi, i furti, le avarizie, le iniquità, le frodi, la libidine, l'invidia, le bestemmie, la superbia; la stoltezza (S. Marco, VII, 21).
Mentre sto per chiudere questo scritto mi trovo sull'Etna, il primo vulcano d'Europa. Il cratere è in attività ed i continui boati giungono a me. Voglio provare l'emozione dell'eruzione. Mi spingo a m. 3300 d'altezza, sul ciglione del cratere centrale; un apparecchio sorvola all'intorno per fotografare; un rappresentante della «Incom » fa dei cortometraggi per i documentari cinematografici. Io contemplo, distante dalla bocca eruttiva un centinaio di metri, il terribile getto dei lapilli: Assicurato dalla direzione del getto, emozionato guardo e medito: Miriadi di masse di fuoco, dopo l'esplosione, che produce un forte terremoto, escono dalle viscere della terra e si lanciano a centinaia di metri; dopo qualche istante, si ripete l'esplosione; la lava, che pare inferocita, si riversa in torrentelli di fuoco e scorre fuori dal cratere. Il puzzo, dello zolfo, il calore del fuoco e più che tutto la paura che mi si apra il suolo sotto i piedi, mi costringono ad allontanarmi. Intanto penso: Dal sottosuolo di Ragusa viene fuori la ricchezza; da qui invece viene fuori il fuoco, che apporta il terrore in tutta la zona e la distruzione dei vigneti e di qualche cittadina! ... Così il cuore umano! - Quanti, uomini e donne, sono come crateri in eruzione! Mettono fuori dal loro cuore: bestemmie, calunnie, discorsi immorali, scandali! ... Costoro seminano la distruzione in famiglia e in società. Per tale gente la vita è una terribile preparazione al fuoco eterno. Oh, aprissero gli occhi almeno un'ora prima del loro ingresso nell'eternità!
Non c'è via di mezzo: o Paradiso o inferno! Tutti corriamo verso l'eternità; ogni giorno è un passo verso l'eterna dimora. La vita è come un viaggio in treno; chi scende prima e chi dopo. È pazzo quel viaggiatore che, vedendo una cosa bella, scende dal treno, dimentico del fine per cuì viaggia.
I viaggiatori sogliono portare la valigia; più vi si mette dentro e più vi si trova. Così per l'eternità!

Buona volontà.

San Tommaso D'Aquino con i suoi scritti spingeva le anime all'eterna felicità. Una sua sorella, nella speranza di avere un consiglio straordinario per salvarsi, gli chiese per lettera: Qual è la cosa principale per andare in Paradiso? - Il Santo le rispose con due semplici parole: “Basta volerlo!”.
Tuttavia, per assicurarci sempre più il Cielo, appigliamoci ai mezzi che la Provvidenza ci appresta:
l. Fare bene e rinnovare le Nove Comunioni dei Primi Venerdì.
2. Comunicarsi sempre nei Primi Sabati ad onore del Cuore Immacolato di Maria, per avere la protezione della Regina del Cielo in vita e specialmente in punto di morte.
3. Fare ogni giorno un po' di meditazione, anche pochi minuti, perché chi medita seriamente le grandi verità rivelate, difficilmente pecca e, se avesse la disgrazia di cadere, subito si rialzerebbe.

Suggerimento di un Santo.

Il 4 febbraio, 1861, Don Bosco andò a predicare gli Esercizi Spirituali nel Seminario di Bergamo. Predicando, fra l'altro disse: In una certa occasione potei domandare a Maria Santissima la grazia di avere presso di me in Paradiso migliaia e migliaia di anime e la Madonna me ne fece promessa. Se anche voi desiderate appartenere a tal numero, io ne sono lieto, a patto che ogni giorno, per tutta la vostra vita, recitiate un'Ave Maria, possibilmente nel tempo che ascolterete la S. Messa, anzi nel momento della Consacrazione. - La proposta fu accolta con gioia, perché già si conosceva la santità di Don Bosco e le relazioni che aveva col soprannaturale. Un certo Stefano Scaini, allora Chierico nel Seminario di Bergamo e poi Sacerdote Gesuita, non tralasciò 1'Ave Maria suggerita da Don Bosco, convinto che la stessa Madonna avesse suggerita la cosa al suo Servo. Lo Scaini il 3 gennaio, 1882, andò a trovare Don Bosco a Torino e così gli disse: Se mi permette, vorrei domandarle schiarimento sopra una cosa, che mi sta molto a cuore. Ricorda quando lei venne a predicare gli Esercizi nel Seminario di Bergamo?
- Sì!
- Ricorda di averci parlato d'una grazia domandata alla Madonna, cioè dell'Ave Maria da recitare durante la Consacrazione?
- Ricordo bene!
- Io quell'Ave Maria l'ho sempre recitata e la reciterò sempre! -
Allora Don Bosco rispose con grande sicurezza: Continui a recitare quell'Ave Maria e ci troveremo assieme in Paradiso! -
Quante anime, fiduciose nella parola di San Giovanni Bosco, recitano ogni giorno quest'Ave Maria!
Si diffonda molto questa pia pratica.

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