Maria a Medjugorje Messaggio del 2 giugno 2012:Cari figli, sono continuamente in mezzo a voi perché, col mio infinito amore, desidero mostrarvi la porta del Paradiso. Desidero dirvi come si apre: per mezzo della bontà, della misericordia, dell’amore e della pace, per mezzo di mio Figlio. Perciò, figli miei, non perdete tempo in vanità. Solo la conoscenza dell’Amore di mio Figlio può salvarvi. Per mezzo di questo Amore salvifico e dello Spirito Santo, Egli mi ha scelto ed io, insieme a Lui, scelgo voi perché siate apostoli del Suo Amore e della Sua Volontà. Figli miei, su di voi c’è una grande responsabilità. Desidero che voi, col vostro esempio, aiutiate i peccatori a tornare a vedere, che arricchiate le loro povere anime e li riportiate tra le mie braccia. Perciò pregate, pregate, digiunate e confessatevi regolarmente. Se mangiare mio Figlio è il centro della vostra vita, allora non abbiate paura: potete tutto. Io sono con voi. Prego ogni giorno per i pastori e mi aspetto lo stesso da voi. Perché, figli miei, senza la loro guida ed il rafforzamento che vi viene per mezzo della benedizione non potete andare avanti. Vi ringrazio.

Amare




LA PREGHIERA DEL CUORE

E’ un modo nuovo di pregare?
No, è un modo più profondo di pregare, ma non è nuovo. E’ antico come la Bibbia e affonda le sue radici nelle ricchezze più profonde della Sacra Scrittura.
Possiamo immaginare la preghiera come un cammino verso Dio che passa attraverso varie tappe di maturazione. Normalmente la strada della preghiera ha dei passaggi d’obbligo che portano ad una crescita sempre maggiore. Ma molti, purtroppo, si fermano ai primi sforzi e non puntano ad andare oltre, verso mete più alte. Qualcuno non è attirato dalle vette della preghiera, eppure è solo la preghiera profonda che dà le gioie più profonde della vita. Qualcuno non progredisce nel cammino della preghiera perché difetta di stimoli oppure non va avanti per ignoranza.

Ma Dio invita tutti a camminare decisi, non è un privilegio di una élite la preghiera profonda: è la chiamata di ogni uomo, perchè è ad ogni uomo che Dio comanda di: amarlo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze “.
(Dt. VI, 5)

AZZARDIAMO UNA DEFINIZIONE

Pensiamo sia molto difficile stendere una definizione della preghiera del cuore.
Cominciamo a precisare ciò che intendiamo con la parola “cuore “. Non è il cuore fisico, ovviamente. Ma è l’intimo dell’uomo, la parte più recondita del suo essere, ove risiede la pienezza del suo essere, ove l’uomo incontra Dio e dove Dio può incontrare l’uomo.
E’ la sorgente vitale dell’essere: « cuore designa nella tradizione orientale il centro dell’essere umano, la radice delle facoltà attive dell’intelletto e della volontà, il punto da cui proviene e verso il quale converge tutta la vita spirituale. E’ la sorgente oscura e profonda da cui scaturisce tutta la vita psichica e spirituale dell’uomo e attraverso la quale l’uomo si avvicina e comunica con la Sorgente stessa della vita “.
(E. Bihr-Sigel)

Quando parliamo di “cuore” sarebbe più logico pensare a quella “scintilla divina” che per il Battesimo ogni cristiano porta in sé, con cui l’uomo può entrare in contatto diretto con Dio.
“Scintilla divina” che S. Tommaso chiama con un suo tipico linguaggio “virtù infuse “. Virtù nel senso di potenza, capacità, facoltà e “virtù infuse” nel senso che non vengono da noi, vengono da Dio.
Per S. Tommaso le virtù infuse sono fede, speranza, amore, che lui vede come un organismo soprannaturale che ci proviene dal Battesimo, che noi non possiamo darci con le sole nostre forze, ma che possiamo sviluppare. Organismo soprannaturale che ci aiuta a comunicare con Dio.
Questo è “il cuore” secondo quasi tutti i maestri spirituali. Preghiera del cuore quindi è orientare a Dio nella preghiera l’intimo più profondo del nostro essere, la scintilla divina che è in noi. Precisato il concetto di partenza ecco come potremmo tentare una definizione descrittiva:

Preghiera del cuore è mettersi con semplicità davanti a Dio in un lasciando da parte parole, pensieri, immaginazioni, aprendo a Lui l’intimo più profondo del nostro essere, sforzandoci solo di amare.

Esige semplicità. La preghiera del cuore non è adatta alle persone complicate, non è utile agli scrupolosi, ed è impossibile agli orgogliosi (a quelli almeno che non si vergognano del loro orgoglio).
Esige profondo silenzio esteriore ed interiore. E’ mettere al bando tutte le parole, tutte le formule, è disciplinare anche il pensiero, è spegnere per un po l’immaginazione perché tutto ciò che disturba il silenzio interiore, disturba la preghiera del cuore.
E tutto sta nell’amare. Ma che cos’è questo amare? Forse nessuno lo sa. E’ fatto di mille cose, ma non è racchiuso totalmente in nessuna di esse.
Si sa che cosa è amare Dio dopo la preghiera, ma è difficile spiegare che cosa è “amare Dio durante la preghiera. Ma proviamo a tracciare una definizione più semplice, che forse può maggiormente servire:

Preghiera del cuore è entrare in perfetto silenzio interiore, in un silenzio che ama.

La mamma che ama con infinita tenerezza il suo bambino e lo ammira in silenzio mentre il piccolo dorme, ecco, ci dà un’idea della preghiera del cuore. Non esce una parola dalle sue labbra, ma l’amore profondissimo ha forse bisogno di parole? E quando l’amicizia ha troppo bisogno di parole ha proprio il timbro dell’amore profondo? Ma andiamo oltre, c’è una terza definizione della preghiera del cuore che forse è la migliore, può far comprendere con una profondità unica il concetto:

Preghiera del cuore è permettere allo Spirito Santo presente in noi di amare Dio in noi, con noi, attraverso noi “.

E’“permettere “, anche se in realtà lo Spirito Santo presente in noi è sempre intento ad amare, ma finché noi non condiscendiamo, non entriamo dentro le ricchezze di questo amore.
La fonte zampilla sempre anche se nessuno attinge, ma quando attingiamo allora la fonte “zampilla per noi “. La preghiera del cuore è partecipazione a questa azione incessante dello Spirito in noi, è lasciarlo amare o meglio è amare con lui, in lui, attraverso lui, togliendo e mettendo da parte tutti gli ostacoli che impediscono la sua preghiera, e favorendo con tutti i mezzi a nostra disposizione questo collegamento intimo d’amore.

Insomma, così concepita, la preghiera del cuore è lo scambio affettuoso tra l’amore di Dio per noi e il nostro povero amore a lui che, inserito nell’amore infinito dello Spirito, non è più povero.
Avviene in sostanza quello che P. De Foucauld genialmente esprimeva così: guarda me amandomi, io guardo a Lui amandolo”

DIFFICOLTA’ NELL’INTENDERCI

La preghiera del cuore è antica come la Bibbia, è stata praticata da quasi tutti i santi, i Padri del deserto ne erano i grandi esperti, alcuni santi ne sono stati i grandi divulgatori, ma spesso è stata chiamata con altri nomi come: preghiera di semplicità, preghiera di silenzio, preghiera del semplice sguardo, preghiera interiore, preghiera di a- more, preghiera contemplativa.
Tra i santi che l’hanno diffusa di più ricordiamo, oltre i Padri del deserto: S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce, S. Elisabetta della Trinità, S. Teresa di Lisieux, P. De Foucauld.
Il monachesimo russo ha sempre praticato la preghiera del cuore (spesso nell’ortodossia è chiamata così la “preghiera di Gesù” quando diventa continua, quando passa “dalla mente al cuore La preghiera del cuore è in sostanza la risposta alla vita trinitaria in noi.

DUE PERCHE’

Perché insistiamo sull’importanza della preghiera del cuore? Soprattutto per questi motivi: e l'amore la via più diretta per raggiungere Dio, non l'intelligenza;
l’amore è la facoltà interiore più ricca dell’uomo la più importante: a Dio si deve dare il meglio di tutte le cose, perciò anche il meglio di noi stessi.
L’intelligenza è uno strumento inadeguato per raggiungere Dio. Dio è troppo superiore alla nostra intelligenza. L’uomo col suo pensiero può alzarsi così poco dal suo mondo limitato. L’uomo con la sua intelligenza è come un piccolo bambino che gioca col suo aquilone e vorrebbe fargli toccare il sole! Ma basta un colpo brusco di vento, basta un po’ di pioggia e l’aquilone è finito!
Com’è limitato il nostro pensiero. Quando vuole elevarsi a Dio, riesce a capire che Dio c’è, riesce più ad afferrare quel che Dio non è, piuttosto che capire quel che Dio è, poi si perde senza aver neppure toccato i contorni del problema di Dio.
Ma l’uomo possiede una facoltà che va ben oltre la forza dell’aquilone: è una facoltà misteriosa, più potente dell’intelligenza che quando punta a Dio sa giungere ben oltre l’intelligenza: è l'amore.
I teologi hanno sondato il mistero di Dio sotto tutti gli aspetti, partendo dai punti più diversi, usando strategie diverse, ma nessuno ha capito Dio quanto i mistici. Perchè i teologi si sono valsi dell’intelligenza, i mistici del cuore. Un S. Francesco ha capito Dio più di qualunque filosofo e di qualunque teologo: l’uomo col suo amore sa giungere più alto dell’intelligenza.
Dio è amore! ha detto il più grande mistico cristiano, l’apostolo Giovanni, perciò quando l’uomo si fa amore entra immediatamente in sintonia con
Dio, entra nella sua scia luminosa che lo porta in alto, più in alto di quello che sa fare la povera intelligenza umana. L’aquilone non è più un giocattolo di carta, fragile come una foglia, è diventato una navicella spaziale a propulsione potentissima che sfida l’attrazione terrestre e svetta verso il suo obiettivo a direzione sicura. Non si usa forse dire che solo chi ama sa comprendere certe cose? Perché l’amore dà le ali alla comprensione: senza l’amore l’intelligenza è povera, senza l’amore l’intelligenza è limitata, senza l’amore l’intelligenza è inadeguata ad afferrare certe mete difficili.

FONDAMENTI SCRITTURALI

Le radici della preghiera del cuore affondano in quelle parole di Dio che sono tra le più belle e più importanti della Bibbia:
Ascolta Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Amerai il Signore Dio tuo con ) tutto il tuo cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt. VI, 4)
E’ curioso questo fatto: Dio qui non comanda delle preghiere. Dio comanda solo di amare. E queste famose parole della Bibbia, che costituiscono lo Shemà, diventeranno la prima preghiera di Israele, che due volte ai giorno il pio Ebreo eleverà a Dio volgendosi verso Gerusalemme.
Senza dubbio però, chi presentò con più precisione il fondamento della preghiera del cuore è S. Paolo. Ecco alcuni testi bellissimi:
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rm. V, 5)

Dunque in noi esiste veramente questa « scintilla divina” che ci fa camminare facilmente verso Dio e ci aiuta ad amare. E il maestro della preghiera abita in noi:
“Non sapete che siete tempio dello Spirito? e lo Spirito abita in voi? “. (I Cor. III, 16)

E’ lui, lo Spirito, che opera in noi, attraverso di noi, la preghiera del cuore: Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo che grida: Abbà, Padre “. (Gal. Iv, 6)

E’ lui lo Spirito d’amore, l’artefice della preghiera in noi e con noi: Lo Spirito viene in aiuto della nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito poiché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio “. (Rm. VIII, 26)

Gesù ha parlato di preghiera del cuore? Gesù ha parlato contro la preghiera parolaia: Pregando non sprecate parole come i pagani, che credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro perché il padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima che glielo chiediate “. (Mt. VI, 7)

Gesù, parlando di preghiera con la Samaritana, uscì in queste espressioni misteriose: E’ giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il padre in spirito e verità, perché il Padre ama tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorano in spirito e verità “. (Gv. IV, 23-24)

E’ nella casa di Marta e Maria che forse Gesù diede la più bella lezione sulla preghiera del cuore. Marta non si dava pace per ricevere l’ospite con grande generosità, Maria invece se ne stava in silenzio ai piedi del Maestro. Tutte e due l’avevano accolto con fervore, tutte e due avevano scelto la maniera migliore di accoglierlo, ma Gesù non lodò l’agitazione di Marta, lodò invece il silenzio amoroso di Maria: Marta, Marta, tu ti agiti per troppe cose... Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta “. (Lc. X, 41)

Quando al Getsemani Gesù si trova nel momento più tempestoso della sua vita che cosa chiede ai dodici? E’ curioso controllare i testi del Vangelo: “Disse ai discepoli: sedetevi qui mentre vado là a pregare “. (Mt. XXVI, 36)

Non chiede che preghino con lui, lo chiederà più tardi, chiede solo un po’ di compagnia, una presenza silenziosa, affettuosa, tutto qui. Ma non furono capaci a dare a Cristo ciò che lui chiedeva, si addormentarono: Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: così non siete stati capaci di vegliare un’ora con me? “. (Mt. XXVI, 40)

Era tanto poco quello che aveva chiesto in quel momento terribile, ma non furono all’altezza della chiamata, si misero a dormire. Che cosa avrà veramente chiesto Gesù quando domandò di “vegliare vicino a lui? “. Una cosa è sicura: chiedeva una dimostrazione di affetto, noi diremmo appunto la preghiera del cuore. Quando con desolazione li vide addormentati, non poté fare a meno di esprimere tutta la sua amarezza, ed è a questo punto che li lasciò aggiungendo: Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole “. (Mt. XXVI, 41)

Prima non aveva chiesto di pregare, stando al testo di Matteo, aveva chiesto solo una presenza silenziosa accanto a lui in preghiera. Ora aggiunge di pregare, forse era un richiamo a riempire attivamente quell’attesa accanto a lui? Certo che il richiamo era motivato: stava per scatenarsi sul loro capo la bufera che avrebbe scrollato la loro povera fede: “la carne è debole! “. Ma neppure questa volta Gesù è ascoltato: “E tornato trovò i suoi che dormivano perché gli occhi loro si erano appesantiti “. (Mt. XXVI, 43)

E Matteo spiega che Cristo tornò tra i suoi due volte, cercava proprio la loro presenza, il loro amore, e trovò la delusione, l’incoscienza, la freddezza, come capita a noi.
E’ pesante la preghiera del cuore, è umiliante la superficialità che abbiamo nel rapporto con Dio.
In sostanza la preghiera del cuore è uno sforzo di amore che ci rinnova nell’amore. Gesù ha fatto una grande promessa a questo sforzo:
“Chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e noi verremo in lui e porremo la nostra dimora in lui “. (Gv. XIV, 23)

APPROFONDIAMO DI PIU’

Per capire di più la preghiera del cuore forse può servire un paragone semplice alla portata di tutti. Immaginate una mamma vicino alletto del suo bimbo malato. Il piccolo è gravissimo, non deve essere disturbato da nulla, non può parlare, e quella mamma è lì giorno e notte. Che cosa fa? Nulla! E’ lì, con tutto il suo amore, tutta la sua tenerezza. Potesse far qualcosa sarebbe più soddisfatta. Ma la sua presenza silenziosa tutta tesa alla sua creatura, è 1en di più di ogni servizio.
E’ così la preghiera del cuore: è stare davanti a Dio con tutta la potenza del nostro essere, amando.
C’è da pensare che la creatura che visse nel più alto grado la preghiera del cuore fu Maria ai piedi della croce. Che cosa faceva Maria in quelle ore così tragiche della sua esistenza? Nulla! Era là presente. Ed il suo tormento era proprio la sua impotenza, la sua passività. Ma era passività la sua? Maria era lì tutta immedesimata nel figlio crocifisso, era lì con tutto il suo amore, torturata delle torture di Cristo. Quanto avrebbe desiderato essere al posto di Cristo, essere lei inflitta alla croce al posto di Cristo, quanto amava in quel momento Gesù, come forse non era mai riuscita prima di allora! Maria ai piedi della croce è la vera maestra della preghiera del cuore.

L’ARCO DELLA VERITA’

C’è un rischio nella preghiera del cuore: l’intimismo. Dopo le prime difficoltà, si sta così bene con Dio, che viene voglia di ripetere come Pietro:
facciamo qui tre tende... “. E si può dimenticare qualche problema molto importante. Il problema per esempio di regolare prima i debiti con Dio, di vedere in faccia le cose pratiche che non vanno, di togliere le maschere ai nostri fariseismi, di sistemare i disordini e tutte le cose che dispiacciono a Dio.
Il rischio dell’intimismo c’è, anche se non bisogna esagerano. Il motivo di fondo è che lo stare in silenzio davanti a Dio cercando di amare è una cosa così ardua che non ci lascia convivere con le nostre miserie. Appena ci si cala nel mondo della luce le nostre ombre subito appaiono, e immediatamente sentiamo l’orrore della nostra indegnità.

Ma per i principianti il rischio può esserci di voler subito entrare nella preghiera del cuore senza pagare lo scotto. E quando ciò avviene la preghiera del cuore è ancora molto superficiale anche se dà tanta soddisfazione. Ma occorre partire bene: allora diciamo che per entrare nella preghiera del cuore bisogna prima di tutto passare sotto l’arco della verità. Bisogna fare in noi la verità, bisogna mettere il dito sulle piaghe, bisogna purificarci, entrare nei problemi che scottano e darci da fare a mettere ordine.
E’ facile piagnucolare che siè deboli, ma questo non è pentirsi. Pentirsi significa uscire. Pentirsi significa volontà di combattere. Allora ecco la cosa più importante del pentimento: riparare. Certo, quasi sempre non si può riparare su due piedi ad una mancanza in modo completo. Una riparazione può essere una cosa molto complessa. Esige ponderazione, senso di responsabilità, concretezza e a volte prudenza.
Però una cosa è certa: se non posso riparare in modo adeguato, posso sempre cominciare con decisione a impostare i primi passi concreti della riparazione. Il primo è certamente la preghiera. Se ho recato danni, se ho rovinato un dovere, la prima cosa da fare è mettere nelle mani di Dio le persone che ho danneggiato, implorare a Dio la forza della riparazione completa, implorare forza, luce e senso di responsabilità. Questo certo è già un riparare. Una cosa urgente è pianificare con la luce di Dio un programma di riparazione, concreto, immediato, deciso. Questo è pianificare un cammino. Si capisce che un cammino esige del tempo, ma fare i preparativi del viaggio l’andare a comprare il biglietto e decidere l’orario di partenza è già mettersi in viaggio. Importante è l’onestà e la schiettezza con noi stessi e con i nostri problemi.
La preghiera del cuore non si può intraprendere giocando a nascondino con le nostre responsabilità. La preghiera del cuore è un proiettarci deciso nell’amore di Dio. Come è possibile senza la volontà di essere bene a posto con lui?
All’inizio è prudente mai cominciare la preghiera del cuore senza questa verifica, senza passare sotto l’arco della verità.
Più avanti forse ogni cosa si semplifica. Si può andare ai problemi che ostacolano il nostro rapporto con Dio facendo il punto della verità prima o durante o dopo la preghiera del cuore. Può anche verificarsi questo: chi si abitua alla preghiera del cuore acquista a poco a poco una luce così viva sulle proprie miserie che non ha bisogno di molto tempo per esaminarsi e concentrarsi. Anzi, appena spunta una mancanza, subito la spia rossa sì accende e la buona volontà risponde, e tutta la giornata anche fuori della preghiera è utile per la purificazione.

UN P0’ DI TECNICA

E’ antipatico parlare di tecnica nella preghiera del cuore. Si può parlare di tecnica nell’amare una persona? Eppure è utile tentare anche di aggrapparci a dei mezzi pratici per giungere facilmente a imparare a pregare. Sì, per scalare una parete di sesto grado ci vuole una tecnica, chi si azzarda ad arrampicarsi senza preparazione dovrà presto scendere oppure rischia di precipitare.
La preghiera del cuore non è una cosa semplice. Ecco alcune riflessioni che riteniamo importanti.
La preghiera del cuore non è consigliabile agli scrupolosi, ai pignoli e ai sentimentali. Chi non è fornito di un po di humour si scoraggia presto, chi è malato di perfezionismo si rompe il capo, chi cerca fiori non li trova. La preghiera del cuore non è adatta quando non si sta bene. E’ preferibile un altro tipo di preghiera quando la salute non va. Il motivo è che la preghiera del cuore normalmente esige molto sforzò e molta concentrazione. Quando la salute non funziona, è molto più raccomandabile la preghiera vocale calma e attenta e la preghiera di ringrazia mento.
La preghiera del cuore non deve abolire ogni altro tipo di preghiera. Normalmente all’inizio è bene alternarla con la preghiera vocale e con la preghiera di ascolto.
La preghiera del cuore all’inizio è bene non superi lo spazio di quarto d'ora, perché è arida e stanca. In un’ora di adorazione potrebbe essere collocata un po’ al centro e un po’ al termine dell’ora. Solo quando diventa, per dono di Dio, semplice e attraente allora può essere prolungata senza danni.

COME I GIAPPONESÌ

Tutti conoscono la tecnica giapponese per produrre le perle. Dicono che nei sottofondi marini i sommozzatori giapponesi aprono con una lama le conchiglie perlifere e vi introducono un granello di sabbia, poi richiudono le valve; il granello calcareo ha lo scopo di provocare la secrezione della conchiglia perlifera e di obbligarla a produrre più in fretta la perla.
La preghiera del cuore è un po così: è produrre, sotto lo stimolo della buona volontà, qualcosa che ci supera, la nostra perla è proprio il nostro amore. Orbene ecco una tecnica che facilita la preghiera del cuore: usare una semplice parola che aiuti a sorreggere il nostro silenzio, potrebbero bastare queste sole parole:

Padre!
Gesù! Salvatore!
Spirito Santo!
Amore infinito!
Padre! Figlio! Amore!


Quando S. Cassiano tornò dall'Alto Egitto, dove aveva imparato i segreti della preghiera, introdusse appunto tra i monaci dell’Occidente l’uso della preghiera di poche parole. E’ attribuita a lui l’usanza dei monasteri occidentali, fino a S. Benedetto, di ripetere incessantemente la giaculatoria biblica “Deus in adiutorium intende" ,Dio vieni in mio aiuto (dal salmo 70). Uso conservato tutt’oggi prima di ogni ora liturgica. Ma gli antichi monaci benedettini usavano questa preghiera prima di ogni azione, quasi in una ripetizione incessante.
E’ utile che si usi solo un “granello di sabbia “, cioè una preghiera breve e densa di contenuto, una preghiera più lunga rompe il silenzio e disturba l’immaginazione, la preghiera fatta di una parola sola è molto più efficace. Si sa che i maestri indiani consegnano al discepolo, per facilitare la concentrazione della mente, una parola da ripetere che aiuti a sostenere il silenzio “il mantra “. E’ una parola, dicono, senza significato preciso, che ha solo lo scopo di stimolare la concentrazione e che l’allievo ripete con costanza ritmandola col respiro. Attraverso questo semplice mezzo, essi possono garantire al discepolo l’abitudine al controllo perfetto della mente.

Fonte: Il Cammino della preghiera - Centro Missionario P. De Foucauld - Cuneo 1982

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