Maria a Medjugorje Messaggio del 3 novembre 1981:La Vergine intona il canto Vieni, vieni, Signore e poi aggiunge: "Io sono spesso sul monte, sotto la croce, per pregare. Mio figlio ha portato la croce, ha sofferto sulla croce e con essa ha salvato il mondo. Ogni giorno io prego mio figlio di perdonare al mondo i vostri peccati."

Intervista sulla preghiera




Fratello, da quanto tempo insegna a pregare?

Credo sia da trent’anni. Da quando ho capito che la preghiera è tutto, potrei dire che ho fatto solo questo: ho insegnato a pregare.

Ma è proprio convinto che la preghiera sia tutto?

Sì, non dico che la preghiera risolva tutto, ma dico che dalla preghiera deve partire tutto. Senza la preghiera siamo degli stracci! Senza la forza di Dio l’uomo è niente.- L’uomo con la forza di Dio- è una cosa formidabile. -

Quando la preghiera diventa arida e difficile, che cosa suggerisce per uscirne? che cosa fa lei?

La preghiera non è una caramella. Bisogna guardarsi dalla ghiottoneria spirituale. — Bisogna aspettarsi che venga la lotta. Perché pregare è amare. E si ama soprattutto nel sacrificio. Per questo Dio rende arida la preghiera. Però bisogna fare attenzione alle montature e anche, direi, alle nostre colpe. Qualche volta siamo noi stessi a creare difficoltà -alla- -preghiera. Che cosa faccio nelle aridità? Faccio questo: aspetto che passino.

Ciò che mi blocca nella preghiera è la lontananza di Dio, che - cosa fare?

Sì, Dio spesso è lontano. E’ normale! La preghiera è una prova d’amore, bisogna aver pazienza. Chi non ha pazienza non fa nessun cammino serio nella preghiera. E’ come andare in montagna, sembra che quella benedetta vetta non arrivi mai, ma con la pazienza arriva. Un passo dopo l’altro si è scalato anche l’Everest. E pazientando, Dio spesso si fa vicino, ci fa gustare i primi frutti della preghiera, cioè la gioia della sua amicizia.

Quando ti accorgi che nella preghiera “meni il can per l’aia “, che cosa fare?

E’ semplice! Non menarlo più. Fermati. Mettiti nella calma, cambia posizione, leggi, parla a Dio a voce distinta, canta se puoi. Se sei solo, prega a braccia aperte o prostrati profondamente con la fronte a terra. Ci sono mille modi per fermare la tua superficialità, scegli quello che ti va o quello che hai esperimentato che ti serve di più. E ricomincia con buona volontà.

Come fare a suscitare l’interesse alla preghiera in chi non ce l’ha?

Non lo so. La preghiera è un dono di Dio; uno non lo costruisce questo dono, ne per se ne per gli altri. La cosa più sana è mettersi in ginocchio e implorarlo.

Che cosa dice lei a chi vede nella preghiera un’auto-suggestione?

Dico che potrebbe aver ragione. Certa gente, pregando, si autosuggestiona. Ma quella è preghiera falsa. Non è preghiera. La preghiera vera è esattamente l’opposto dell’autosuggestione, è tremenda concretezza. Se tu preghi sul serio, devi subito metterti a camminare coi piedi per terra, a dire pane al pane e vino al vino e a fare la verità dentro di te. Chi prega sul serio non scherza coi problemi. I santi hanno fatto cose sovrumane con la loro concretezza, perché erano gente che sapeva pregare.

C’è differenza tra “dir preghiere” e pregare?

Sì, la differenza che c’è tra la notte e il giorno, il nero e il bianco, l’acqua e il vino. C’è un abisso. La preghiera non è un gioco di parole, è un rapporto di cuori, è un rapporto di amicizia, pregare è amare. Sì, quando si ama si parla anche, ma l'amore non sta nelle parole, va ben oltre.

Non c’è pericolo di cadere in eccessiva macchinosità a pregare come insegnate voi?

Si può anche sbagliare nell’avviare la gente alla preghiera, può anche dare l’impressione di macchinosità insegnare un metodo. Ma noi insistiamo soprattutto su questa regola: impari a pregare se tenti di pregare, e di pregare molto! E’ come andare in bicicletta. Se tu insegni ad uno ad andare in bicicletta, per forza devi suggerire qualche regola pratica, ma poi quel che conta è che lui salga in sella e provi; a forza di capitomboli, con o senza regole, impara ad andare in bicicletta.

... E a lasciarsi guidare troppo dallo Spirito nella preghiera non c’è pericolo di andare fuori strada?

Sì, lo Spirito ci guida nel cammino della preghiera, ma lo Spirito non ci dispensa dalla nostra buona volontà. Occorre quindi conoscere delle norme, almeno le più elementari, che aiutino a camminare. E’ molto importante avere delle guide. Certo, si impara anche a pregare senza maestri. Certe persone semplici arrivano ai più alti gradi di preghiera da soli, solo con l’aiuto dello Spirito. E’ come imparare a leggere: individui d’eccezione imparano anche senza maestro. Ma col maestro si fa più in fretta e si fa meglio.
E’ necessario che nascano dappertutto delle scuole di preghiera, ad ogni campanile, in ogni casa religiosa. E’ questo il bisogno di oggi.

Quando ci si imbatte nella propria povertà spirituale senta saperne uscire, che cosa si può fare?

Nella preghiera ci sono le quattro stagioni: c’è la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno. Che cosa si fa se è inverno? Si aspetta la primavera. Ecco tutto.
Ci vuole pazienza. La vita spirituale è pazienza. L’uomo non fa niente di grande senza la pazienza: ne nella scienza, ne nell’arte, ne nell’azione sociale. Tutto ciò che è grande su questa terra è frutto di

Come liberarsi dalla preghiera fatta per abitudine?

Ci si scuote. Perché la preghiera meccanica non serve a niente. Sarebbe meglio non pregare: almeno si sentirebbe il vuoto. Invece la preghiera senza vita illude.
La cosa triste è quando si fa il callo a questo tipo di preghiera. E’ il cancro che arriva. Quando ci si sveglia, spesso è troppo tardi.

Se mi metto a pregare, mi impantano subito nella mia miseria. E’ buono? Che cosa dovrei fare per uscire da questa difficoltà?

Sì, è normale. Se preghi, se preghi veramente, devi incontrare te stesso, devi scontrarti con la tua miseria. La cosa più sana è questa: chinare il capo, accettano e chiedere perdono sincero a Dio per decidere di partire. Prendi in mano la parabola del fariseo e del pubblicano. Gesù dice che il fariseo si è messo a fare il pavone davanti a Dio; il pubblicano invece si è solo sprofondato nella sua miseria, ha fatto solo un atto di sincerità, niente altro, nemmeno un proposito pratico, solo un atto di schiettezza. Gesù dice “uscì giustificato “.

Le distrazioni, per me, sono come uno sciame di mosche, mi devastano tutto: ci sarà un rimedio?

Sì, non perdere la pace. Dalle mosche ci si difende sempre. Ci sono gli insetticidi: un po’ di pulizia, una spruzzatina e sei a posto. Anche le distrazioni hanno i loro insetticidi. Eccone alcuni: sii più attivo nella preghiera, leggi la Parola di Dio mettendoci il cuore, lascia le formule e parla a Dio cuore a cuore, scrivi la tua preghiera, canta se puoi, cambia posizione, cambia luogo, cerca una posizione che costi più sacrificio, ecc... Sono tanti i mezzi. L’importante è che lotti, che cammini e non ti sieda sul paracarro ad acchiappare farfalle. Sorveglia anche se il tuo cuore è impantanato nel male. Se c’è questo, allora è un altro affare.

Per chi non ha mai pregato e viene a chiederle di dove deve incominciare per iniziare a pregare, che suggerimento darebbe?

Imparare a ringraziare E’ questo l’a.b.c. della preghiera. Anche chi non a mai pregato subito capace. Prova a dirgli di far passare davanti a se i doni di Dio della giornata ringraziando il Signore come è capace. E’ necessario tornare sovente, anche per noi, sui tre più grandi doni di Dio, che sono la vita, l’intelligenza, la fede. E’ partendo da questi tre doni che Dio ha potuto costruire tutto in noi.

Per me sono molto frequenti i momenti di pigrizia in cui la preghiera non mi dice più niente. Lei lo prova anche? Che cosa si può fare?

Se lo provo! Si capisce che Io provo. Chi non prova la pigrizia nella preghiera? Mi sbarra la strada tutti i giorni. Che cosa fare? Se un somaro si mette sul tuo sentiero e non ti lascia passare, prendi un bastone e ti fai dare la via.
Lottare bisogna! La preghiera è una prova di amore, deve costare! E’ naturale che costi: un giorno costa di più, un giorno costa di meno e si tira avanti con naturalezza. Ma non meravigliarti se costa.

Come distinguere la pigrizia dall’aridità o dalla stanchezza?

Se nonostante l’aridità continuo lo stesso a pregare, allora sono sicuro che non c’è pigrizia. Sì, certe volte c’è stanchezza o qualche malessere fisico e noi ci inquietiamo pensando che non amiamo più il Signore, che non preghiamo più. Quanto è vero. La cosa che mi aiuta di più è confidare ad un fratello la mia difficoltà. Sovente solo l’aprirmi è già un rimedio.

E’ bene usare la Parola di Dio nella preghiera?

E’ esattamente quello che devi fare con frequenza quando preghi. Il libro di preghiera più importante è la Bibbia o almeno il Vangelo. Nessun libro di preghiera è pari al Vangelo. E’ un sussidio insostituibile per la preghiera. La preghiera deve essere sempre impastata di Parola di Dio. Più è imbevuta di Parola di Dio, più è ricca.

Sento sovente parlare da persone impegnate, di preghiera continua, è possibile questo?

Sì, ogni persona di preghiera deve arrivare lì. Chi prega, o presto o tardi, ha quel problema, sente il bisogno della preghiera continua. Se è possibile? Certo che è possibile. Ognuno avrà la sua strada, ma è possibile, perché la preghiera continua è in sostanza l'amicizia con Dio. Direi che è lo sbocco naturale dell'educazione alla preghiera.

Parlando di preghiera continua vorrei chiedere: siccome siamo tanto differenti gli uni dagli altri, non ci saranno tante strade differenti?

Esattamente. Ognuno ha il suo cammino, perché ognuno ha la sua psicologia e anche i suoi limiti. Un individuo introverso, probabilmente, deve cercare il suo metodo di preghiera continua nella riflessione, nell’autocontrollo. L’individuo estroverso, forse lo trova nella carità continua o nel ringraziamento continuo. L’individuo con la fantasia accesa o un p0’ sentimentale forse lo trova nella conversazione intima col Signore. L’individuo metodico, forse, ha il suo cammino nella ripetizione costante di una formula.
Ognuno deve cercare secondo le proprie attitudini e le proprie attrazioni.

Dobbiamo tener conto del nostro temperamento nella scelta del modo di pregare?

Credo di sì. Dobbiamo usare per la preghiera la bicicletta che Dio ci ha dato. Per qualcuno è una bicicletta da corsa: beato lui! Per qualcuno è una carretta sgangherata, farà più fatica con certi suoi limiti, ma Dio non gli chiede di vincere la Milano Sanremo. E per qualcuno c’è solo il triciclo. L’importante è che pedaliamo!

E’ meglio la preghiera comunitaria o la preghiera individuale?

Tutte e due. Siamo individui e siamo esseri sociali, persone singole e cellule vive della compagine sociale. Dobbiamo andare a Dio con la preghiera comunitaria e con quella individuale.

Trovo tanta soddisfazione a pregare col gruppo, che non sento il bisogno della preghiera individuale.

E’ pericoloso. La preghiera di gruppo senza la preghiera individuale costituisce un pericolo. La preghiera di gruppo è valida e nutriente se c’è formazione anche alla preghiera individuale. La preghiera di gruppo è più facile, quella individuale più difficile, ma l’una non deve stare senza l’altra. Direi che la preghiera individuale è l’olio della lampada per la preghiera di gruppo; la lampada non fa fiamma se non ha l’olio.

Voi insistete troppo sulla preghiera individuale. Come la mettiamo con la Liturgia?

La Liturgia è al primo posto, ma suppone la preghiera intima, non esiste senza la preghiera intima. Noi insistiamo sulla preghiera individuale appunto per dare un’anima alla nostra vita liturgica. Tu sai che la culla della Liturgia sono sempre stati gli Ordini contemplativi. I contemplativi sono sempre stati i grandi esperti di vita liturgica. E’ significativo questo.

Sovente faccio confusione nella preghiera se voglio rivolgermi a Cristo più che al Padre; mi dicono anche che potrei rivolgermi solo allo Spirito, così non me la cavo proprio più.

Credo sia dovuto ad un difetto di educazione spirituale. La preghiera deve sempre essere a dimensione trinitaria: si adora il Padre, per Cristo, nello Spirito Santo. La Chiesa prega sempre così.
Anche noi dobbiamo allenarci a pregare così. Nello stesso tempo il nostro rapporto intimo con Cristo e con lo Spirito Santo deve portarci a rivolgerci a loro con naturalezza: Io Spirito è persona, è un “Tu” e il mio rapporto di intimità con lo Spirito è legittimo. E non dobbiamo sofisticare complicando le cose: “Filippo, chi vede me, vede il Padre” ha spiegato Gesù.

Che cosa risponderebbe a chi ribadisce l’eterno ritornello “meglio l’azione che la preghiera “?

E’ una storia troppo vecchia. E’ meglio non parlarne tanto. E’ meglio mostrare i fatti, la confutazione viva. Datemi una persona veramente di preghiera e voi vedete come vive, che cosa fa, come si dà da fare. Datemi una persona che si agita soltanto, senza mai pregare, poi aspettatela al momento della prova, quando arriva la stanchezza o il rifiuto o l’ingratitudine. Allora vedrete che cos’è l’azione che non parte dalla preghiera.

La preghiera non è una forma di alienazione?

Chi dice così è perché non ha capito affatto che cos’è la preghiera. Chi prega, se prega veramente, va ai problemi e in modo feroce!
E’ l’azione che spesso diventa alienazione. Ci si può buttare nell’azione proprio per sfuggire ai problemi e per dimenticarli. Conosco tanta gente d’azione che guida gli altri, ma non è capace a guidare se stessa. Ma non ho mai incontrato una persona veramente di preghiera che accantoni le sue responsabilità personali, che trascuri i suoi doveri, che viva la doppia vita. Non è possibile questo se si prega veramente. E se è possibile per qualche breve periodo, non è possibile a lungo.

Come faccio a capire quando ho pregato e quando non ho pregato?

Si fa così: si guardano i frutti. Se hai pregato veramente, qualcosa cambia in te. Almeno questo: vedi di più la tua miseria e ne senti il disagio. E a lungo andare i frutti della preghiera li devi vedere nella tua carità, nella tua fedeltà al dovere e nel distacco dal male.
Il famoso “test” che trovo veramente infallibile per togliere le illusioni sulla validità della preghiera lo sanno tutti.
Se la preghiera è vera, cresce la carità. preghiera è vera, cresce la fedeltà al dovere. preghiera è vera cresce il distacco dal male.

Come mai si incontra tanta gente, anche impegnata, che non ha il problema della preghiera?

Non lo so. Ho visto preti, suore e anche gente più in su che sembra vivano tranquilli senza la preghiera. Una volta ho sentito da un amico di Taizé un giudizio molto azzardato: “Dio non fa a tutti il dono della preghiera “. Mi han fatto molto male quelle parole. Ma poi, pensandoci bene, mi son detto: “sì, può darsi che Dio non faccia a tutti il dono della preghiera, però Dio fa a tutti il dono di chiedere questo dono, perché Cristo ha promesso: “Tutto quello che chiederete con fede, Dio ve lo darà “. Allora chiediamo il dono della preghiera per noi e per chi non ce l’ha o sembra che non l’abbia.

Una massa intera che prega non è meglio di un individuo isolato?

Sì, ma bisogna che la massa preghi veramente. E la massa prega solo se gli individui sanno pregare. Per questo è tanto importante l’educazione degli individui alla preghiera.

Ho sentito da un teologo fare questa affermazione:
Là dove si prega si decide la storia del mondo”. Che cosa ne dice di questo paradosso?


Dico che lo condivido e che mi impressiona. Perché là dove si prega c’è la Chiesa, c’è Cristo che opera, c’è la forza di Dio.
Benedette le comunità di preghiera dove si prega veramente: si respira Dio, si irradia Dio.

Una volta i nostri bravi vecchi dicevano: “Chi lavora prega “. Di tanto in tanto questa affermazione ricompare anche tra i giovani.

Chi lavora prega se sa pregare, ma se non sa pregare, spesso non prega affatto, lavora soltanto. Il lavoro diventa preghiera se c’è formazione alla preghiera, se c’è intimità con Dio, se preesiste già la preghiera. Guai se lo slogan significa che basta lavorare senza preoccuparsi di pregare.

Che cosa ha da dire sul rosario? Non è una classica preghiera parolaia?

Lo può essere. E spesso lo è, purtroppo. E’ stato magnifico Paolo VI quando scrisse nel “Marialis Cultus” che se il rosario non è preghiera contemplativa è” un corpo senza anima “, cioè un cadavere!
E’ questa la rivoluzione da portare nel rosario, farlo diventare preghiera contemplativa. Forse bisogna ridurlo o certamente bisogna metterci dentro più buona volontà.
Che cosa sono quei benedetti misteri se non diventano tappe di riflessione, di contemplazione? E’ questa la medicina per sanare il rosario: tornare alle origini, fare del rosario una preghiera contemplativa popolare.

Seguire troppo macchinalmente uno schema nella preghiera non è una forzatura contro lo Spirito? Se è lo Spirito che prega in noi, non dovremmo favorire la sua azione?

Credo che sia utile rispettare molto l’azione dello Spirito in noi, però penso sia prudente conoscere anche metodi e tecniche che favoriscono la preghiera. Quando in noi si avverte pigrizia e superficialità, serve molto organizzare di più la preghiera ricorrendo a qualche mezzo pratico che stimoli la buona volontà.

Perché insistete così tanto sul far nascere delle scuole di preghiera?

Credo sia il problema più urgente di oggi. Oggi si avverte sempre di più che il nostro Cristianesimo ha bisogno di profondità. Oggi i giovani non sopportano più certe ipocrisie religiose che noi una volta sopportavamo. Oggi c’è più istruzione e c’è più sete di Dio. Tante cose secondarie sono naufragate, il giovane sente ormai il bisogno di costruire la propria vita sulla roccia. E’ suonata l’ora della preghiera, della preghiera vera, cioè della vita cristiana ad alto livello e bisogna rispondere a questo problema del mondo di oggi, bisogna insegnare sul serio a pregare.

Perchè la preghiera per gli altri? che valore può avere?

La Chiesa ha sempre insegnato la preghiera per gli altri. S. Paolo richiama continuamente i primi Cristiani su questo dovere. Gesù stesso ha pregato per gli altri e l’ha comandato persino per i nemici. Ciò pone un problema a cui non è facile rispondere: come opera la mia preghiera sugli altri? A me pare di intuire questa risposta: se mi apro al problema dell’altro alzo il livello del mio amore e il mio amore influenza l’altro nel suo problema.
Io direi che, quando preghiamo per gli altri, dovremmo pregare così: “Signore, che cosa devo fare per lui? Dammi la volontà concreta di aiutarlo come tu vuoi, di interessarmi nel modo migliore per lui “.

Voi vi dedicate anche alla preghiera notturna, lo trova importante?

Sì, molto. La Chiesa ha dato sempre importanza alla preghiera notturna; anche Gesù pregava di notte. La notte dà alla preghiera un volto nuovo, particolare: più profondità, più sacrificio, più intimità. Dico sovente ai giovani: se non ottenete una cosa da Dio, provate con la preghiera notturna, Dio ha un debole per la preghiera notturna, bisogna provare.

Sovente si sente questa battuta: “Sono migliori quelli che non pregano che quelli che pregano “.

Può essere vero, solo bisogna controllare se pregano veramente. Chi prega veramente non vive da pagano. Chi prega veramente non vive senza carità. preghiera e vita scialba non possono stare insieme.

Quando si sente tanta ripugnanza per la preghiera, che valore può avere stare lì in una presenza passiva?

E’ quando la preghiera è dura che ha più valore. Bisogna resistere. Bisogna lottare. Bisogna essere costanti. Sovente Dio ci attende proprio lì.
Chi resiste nella preghiera arida dà prova di amore. Non si dica che non serve a niente. A rafforzare almeno la volontà serve di sicuro. Così a rafforzare la fede.

Le solenni liturgie, con cerimonie interminabili, hanno proprio il valore della preghiera?

Possono avere valore di preghiera e possono valere poco; dipende dalla nostra interiorità.
Per mio gusto amo di più la liturgia quieta, calma, senza apparato, che le cerimonie liturgiche solenni e interminabili.
La liturgia che aiuta la concentrazione, secondo me, serve di più; la liturgia che dissipa serve di meno.

Cantare è pregare due volte” dicevano. Che cosa ne pensa?

Sì, bisogna però formarsi al canto-preghiera. Il canto dissipa anche, quando non è preghiera. E’ utile, nel canto, scandagliare la profondità della nostra intimità con Dio. Non si arriva con facilità a cambiare il canto in preghiera se non si fanno sforzi.

Un momento privilegiato dell’intimità con Dio mi sembra sia la comunione eucaristica. Che cosa ha da dire al riguardo?

Mi pare che dobbiamo preoccuparci molto della nostra comunione eucaristica. Dove c’è un momento così importante nella nostra intimità con Cristo?
Fare con trascuratezza una sola comunione è un delitto; e quando ci si abitua a farla sempre superficialmente? Quanta gente porta sulla coscienza la triste abitudine di sciupare sistematicamente questo grandioso dono di Cristo.

Perchè esponete l’Eucaristia adoperando come supporto il calice della Messa?

Per esprimere con un segno ben chiaro la connessione tra l’adorazione e la Messa. L’adorazione non deve andar separata dalla Messa.
Noi concepiamo l’adorazione come la continuazione, l’approfondimento della grazia del Sacrificio eucaristico.

E’ meglio fare l’adorazione davanti al Santissimo o senza l’Eucaristia?

E’ meglio abituarsi a tutti e due. Non sempre è possibile pregare con l’Eucaristia. E’ utile abituarsi al contatto con Dio anche senza Eucaristia.
Noi consigliamo ai giovani di creare nella loro casa l’angolo della preghiera: l’angolo più raccolto della loro abitazione. E lì abituarsi alla preghiera esponendo la Bibbia. E’ una presenza speciale di Dio da sfruttare molto utilmente nelle nostre case.

Che cosa direbbe lei ad un prete che vuoi cominciare una vita vera di preghiera?

Direi che cominci dal mettere a posto il suo Breviario e la sua Messa. Un prete che faccia bene queste due cose, credo, possa diventare un vero contemplativo. Ma bisogna partire decisi. Bisogna piantarla lì con la Messa alla « garibaldina” e il Breviario a “spron battuto “. Sarebbe meglio lasciare Messa e Breviario! almeno il rimorso ci gioverebbe!
Un prete che facesse, per esempio, la liturgia delle Ore assimilando veramente i Salmi, gustandoli, nutrendosi, quanta ricchezza avrebbe ogni giorno a sua disposizione.
E la Messa ben preparata, calma, profonda diventerebbe una fornace che brucia tutte le sue miserie.

E che cosa direbbe ad un prete che non trova tempo per pregare?

Ad un prete che non trova tempo per un’ora di adorazione direi che è segno che deve farne due.

Non c’è il pericolo che la preghiera si riduca ad un “volontarismo” più che ad un atto di fede?

Sì, c’è il pericolo. All’inizio della vita di preghiera, quasi sempre, si prega così: Signore, ti prometto... Signore, mi impegno... Signore, voglio...
Poi s’impara a pregare in un altro modo, così:
Signore, spero questo da te... Signore, confido in te... Signore, imploro questo da te... Si arriva cioè al consiglio che Paolo dà nella lettera agli Efesini (capitolo VI): “Attingete la forza nel Signore, nel vigore della sua potenza “.
Finché non si impara a poggiare sulla forza di Dio non si fa molto cammino nella vita cristiana.

Fratello, per concludere, le presentiamo la domanda più banale. Dopo tanti anni che lei prega e che insegna ai giovani a pregare, ci dica, come concepisce la preghiera, qual è, secondo lei, la sua essenzialità?

Credo di aver capito questo: la vetta della preghiera è l'ascolto, più c’è ascolto più c’è preghiera.
Chi è costante nell’ascolto di Dio, poi riceve la forza per partire, perché, alla fine di tutto, bisogna ammettere che la preghiera vera comincia sempre dopo la preghiera. Comincia dalla vita. Comincia dall’istante in cui ci decidiamo a rispondere con fedeltà alla volontà di Dio. La preghiera così diventa amore.

Fonte: Il Cammino della preghiera - Centro Missionario P. De Foucauld - Cuneo 1982

Visite: 479

TAGS: Preghiera