Maria a Medjugorje Messaggio del 10 aprile 1986:Cari figli, desidero invitarvi a crescere nell'amore. Un fiore non può crescere bene senz'acqua. Così neppure voi, cari figli, potete crescere senza la benedizione di Dio. Dovete ogni giorno chiedere la benedizione per poter crescere bene e per poter compiere con Dio i vostri impegni. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

OMELIA DI FRA MILJENKO ŠTEKO AL FESTIVAL DEI GIOVANI, 4.8.2018




Cari giovani, fratelli e sorelle in Cristo!

Guardando a voi qui — gioiosi, pieni di giovinezza e di futuro — vi saluto tutti di cuore, in questa comunione di molti popoli e culture creatasi a Medjugorje. In questi giorni del Festival dei Giovani, è come se ridessimo vita a quell'evento degli Atti degli Apostoli a cui si ritrovarono Parti, Medi, Elamiti... (cfr. At 2, 9-11), per formare la comunione nuova della Chiesa, Corpo mistico di Cristo. Come è bello, in voi qui, questo volto della Chiesa, in questa comunione radunata da ogni parte del mondo! Come è bello lodare Dio nella comunione e crescere nella fede. Già la storia neotestamentaria mostra quanto sia importante l'esperienza di fede. Ricordiamo che Gesù invitò i due discepoli che volevano seguirlo, dicendo loro: „Venite e vedete“ (Gv 1,39). E la stessa cosa — „Vieni e vedi“ (Gv 1,46) — disse poi anche Filippo a Natanaele.

Vorrei che ognuno di voi qui, a partire da questa esperienza di fede a Medjugorje, potesse vivere tutto quello a cui ci invita la Chiesa. Il Concilio Vaticano II, infatti, dice che ciascuno di noi: „deve essere davanti al mondo un testimone della risurrezione e della vita del Signore Gesù, ed un segno del Dio vivo“ (LG 38). San Giovanni Paolo II diceva la medesima cosa in modo vivido: „L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri testimoni piuttosto che maestri; crede più all'esperienza che alla dottrina; più alla vita ed ai fatti che a delle teorie“ (Redemptoris missio, n. 42).

In questo spirito guardiamo ora ai fatti ed ai messaggi contenuti in questo Vangelo, che abbiamo ascoltato. Questo dialogo tra Gesù e la moltitudine è avvenuto dopo che egli aveva moltiplicato i pani. Il popolo era entusiasta e voleva farlo subito suo re, ma Gesù ha infranto il loro progetto e se n'è andato in solitudine. Tuttavia il desiderio di avere ancora pane, e di averne di più, ha spinto quella massa a cercarlo. Quelle persone sono così venute a sapere che Grsù era andato all'altra riva del lago di Tiberiade e, dunque, il giorno seguente, l'hanno trovato là. Ed è proprio in quel luogo che è avvenuto il dialogo che abbiamo appena ascoltato.

Moltiplicando i pani, Gesù non aveva solamente compiuto un opera visibile e tangibile, che era venuta incontro a quella moltitudine affamata, ma aveva dato anche un segno divino. Lui aveva voluto preparare quella moltitudine a ricevere qualcosa di più grande e di più ricco, ossia il dono di lui stesso. Egli, infatti, è venuto nel mondo „per la nostra salvezza“ (Nicea), perché noi „avessimo la vita, e la vita in abbondanza“ (Gv 10, 10). Un segno, di solito, ha un senso ed un messaggio più profondo di quello che vi si può cogliere ad un primo sguardo. Del resto, in tutti i misteri della Rivelazione, vi è un senso ed un messaggio più profondo di quello che si può cogliere ad un primo sguardo. Inoltre, in tutti i misteri rivelati sussiste „un'unità inscindibile tra la realtà e il suo significato“ (Fides et ratio 13).

Stando alle parole di Gesù, quella moltitudine saziata aveva visto un segno di Dio, ma non l'aveva colto! Invece di seguire il segno, infatti, quella gente cercava il pane. La cosa importante per loro era essere saziati, ed ancora più importante per loro era rendere tale sazietà continua, assicurandosela anche per il futuro. Essi, dunque, non avevano neppure intravisto — né tantomeno visto — il segno divino contenuto nella moltipricazione dei pani.

Essi seguivano Gesù solo di pancia, mentre, nel testo evangelico, abbiamo sentito che Gesù li ha invitati a seguirlo in modo diverso, dicendo: Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà (Gv 6, 27). Con questa frase, Gesù afferma chiaramente che l'uomo non può darsi da se stesso il cibo che non perisce, non può procurarselo con nessun suo atto: lo può soltanto ricevere con gratitudine, quando il Figlio dell'uomo glielo dona.

Essi, però, continuavano ad essere sordi e ciechi, ed a domandare a Gesù con che azione, ovvero con quale loro sforzo personale, avrebbero potuto procurarsi quel cibo. Allora Gesù ha detto in modo del tutto diretto quello che lui si attendeva da loro: Questa è l'opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato. (Gv 6, 29). Ma la moltitudine non era ancora disposta a credere, per cui, anche dopo aver veduto il segno divino della moltiplicazione dei pani, ha chiesto a Gesù: Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? (Gv 6, 30).

Osservando meglio il dialogo di Gesù con la moltitudine che lo cercava a causa di quel pane, ci pare che qui si tratti come di un artista che tenta di spiegare al suo pubblico la bellezza di un quadro. Il pubblico, però, ha chiuso gli occhi proprio per non vederla. Nel corso di tutta la sua storia, la Chiesa di Cristo si imbatte in questo stesso genere di difficoltà, specialmente quando vorrebbe spiegare al mondo i due segni della croce e dell'Eucaristia. Non c'è da meravigliarsene, poiché così è avvenuto anche al Signore, ed è così anche oggi. La croce e l'Eucaristia resteranno i due maggiori segni di contraddizzione fino alla fine del mondo. Perché? Perché sono anche i due segni più esigenti. Accogliere la croce comporta anche essere disposti a stendere le proprie mani perché siano ad essa inchiodate; accogliere l'Eucaristia comporta la disponibilità ad essere spezzati, con tutte le nostre capacità ed il nostro tempo, e ad essere donati agli altri in cibo.

Nella sua Enciclica sull'Eucaristia, san Giovanni Paolo II scriveva: „Se vogliamo riscoprire in tutta la sua ricchezza il rapporto intimo che lega Chiesa ed Eucaristia, non possiamo dimenticare Maria, Madre e modello della Chiesa“ (Ecclesia de eucharistia 53). Non abbiamo dimenticato la nostra Madre Celeste, anzi: anche stasera la preghiamo con fervore di aiutarci ad aprire il cuore alle parole di suo Figlio: „Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell'uomo vi darà (Gv 6, 27).

Cara gioventù, di certo nessuno di voi ha intenzione di smarrirsi in un mondo di perdizione, ma i rischi di smarrirvi sono enormi, e crescono ogni giorno.

Viviamo in un mondo che ha quasi completamente annientato il piccolo essere umano. L'uomo, creato e nato per tendere a qualcosa di più alto, ad essere cioè ad immagine e somiglianza del Creatore e ad avvicinarsi a lui quotidianamente con i suoi atti. Il comune, piccolo e per nulla speciale essere umano, che però è creato per essere grande. Nel Signore, infatti, tutti siamo grandi! Questo uomo, in molte delle regioni da cui provenite, è stato sopraffatto dalle cose materiali, ed è da esse condotto di fronte a un muro invalicabile, dinanzi alle mura di Gerico! Dinanzi alla torre di Babele e di fronte alla possibilità di perdere ciò per cui è stato creato. E, invece di chiedersi come avvicinarsi oggi ancora di più al proprio Creatore, oppresso da tutte le crisi possibili e immaaginabili, quel piccolo uomo oggi spesso si chiede soltanto: „Cosa mangerò? Di che cosa vivrò?“.

Oggi sono qui di fronte a voi ed, anche se la nostra quotidianità ci attesta caparbiamente cose diverse, vi prego: Non abbiate paura! Infatti un giorno, molto tempo fa, quella moltitudine si è posta dinanzi a Gesù, e si faceva le stesse domande che si vedono nei vostri occhi:

Perché dovrei crederti?

Perché dovrei cercarti?

Perché non dovrei aver paura di te?

Chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete (Gv 6, 35) - dice Gesù.

Mai, cari amici miei, cari miei fratelli e sorelle! Fermatevi solo un istante a pensare al peso di questa parola.

Mai. E credeteci!

Il pane quotidiano fa parte delle necessità di ogni giorno. Ma esse sostentano solo temporaneamente la vita transitoria dell'uomo, che un giorno comunque si spegnerà, anche se si trovasse nella più grande abbondanza. Perciò non ha senso mettere tali bisogni al primo posto. Gesù indica il cibo che rimane per la vita eterna E' venuto perché avessimo la vita, e l'avessimo in abbondanza (cfr. Gv 10,10). Le persone sono assetate e affamate di Dio e di segni divini, ma il loro cuore obeso ed i così tanti desideri di sazietà loro imposti sono per loro un ostacolo che impedisce loro di vedere i segni di Dio e di riconoscerlo dentro di loro.

In questo mondo anche voi siete chiamati a testimoniare la vostra convinzione che è Gesù la risposta ad ogni fame e sete dell'uomo contemporaneo. E soprattutto alla sua sete di senso della vita e di salvezza. Le persone che tendono soltanto al pane terreno pensano di vivere una vita vera, ma, in realtà, ne sono totalmente lontani. Dice bene un grande convertito (John Henry Newman): Solo chi ha digiunato può poi celebrare le feste... Amen!

Fonte: http://www.medjugorje.hr/it/attualita/omelia-di-fra-miljenko-steko-al-festival-dei-giovani-4.8.2018,9951.html

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