Maria a Medjugorje Messaggio del 25 dicembre 2009:Cari figli. In tutto questo tempo in cui Dio in modo speciale mi permette di stare con voi, desidero guidarvi sulla via che porta a Gesù e alla vostra salvezza. Figlioli miei, solo in Dio potete trovare la salvezza, e per questo specialmente in questo giorno di grazia con il piccolo Gesù tra le braccia vi invito: permettete a Gesù di nascere nei vostri cuori. Solo con Gesù nel cuore potete incamminarvi sulla via della salvezza e della vita eterna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

OMELIA DI FRA MARINKO ŠAKOTA AL FESTIVAL DEI GIOVANI Venerdì 3.8.2018




«In quel tempo, Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E non fece molti miracoli, a causa della loro incredulità» (Mt 13, 54-58).

Gesù non fece molti miracoli nella sua patria. Perché? Matteo ci dice a causa dell'incredulità degli abitanti di quella regione. La cosa sorprendente è che quelli erano ebrei osservanti: erano persone che frequentavano la sinagoga, ascoltavano la Parola di Dio ed adempivano fedelmente la legge. Eppure Matteo ci dice che la causa del loro rifiuto di Gesù è stata l'incredulità. Questa situazione ci insegna che si può essere nella sinagoga, ossia in chiesa, partecipare alla preghiera, ed avere comunque qualcosa che ci impedisce di incontrarci con Gesù. E' possibile essere fisicamente vicini a Gesù, ma essere in realtà lontani da lui. Vediamo, dunque, da vicino ciò che è accaduto in quella sinagoga.

Le persone che abitavano la patria di Gesù, lo stavano vedendo ed ascoltando insegnare in essa. Possiamo immaginare che egli stesse dicendo loro cose grandi. Quegli uomini l'hanno notato, hanno riconosciuto che Gesù diceva cose sapienti e che aveva una potenza miracolosa. Essi constatavano tutto questo, lo vedevano. Probabilmente Gesù aveva loro rivolto un messaggio forte per mezzo di qualche immagine bella ed adatta, tratta dalla loro esperienza di vita o dalla natura, come era solito fare.

Ma quella sua parola stava cadendo sul terreno sassoso del cuore dei suoi uditori. Non arrivava fino a loro, ed essi addirittura si scandalizzavano e si stupivano. Il termine „skandalon“ significa proprio un ostacolo lungo il cammino. Tra Gesù e loro c'era un grande ostacolo, una grande barriera. Quelli, infatti, invece di aprirsi al messaggio che lui voleva rivolgere loro, invece di aprirsi alla sua sapienza, al posto di chiedersi cosa egli volesse dire, di cosa stesse parlando e di chiedersi se ciò li riguardava, si stavano ponendo un altro interrogativo: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli?». Gesù stava rivolgendo loro un messaggio, un messaggio sapiente, ma essi si erano chiusi a lui, riportando l'attenzione sulla sua persona, cominciando ad occupparsi di lui ed a chiedersi: «Da dove mai viene a costui questa sapienza»?

Ora chiediamoci cosa sia accaduto al loro sguardo, una volta che si sono posti quella domanda. Intuiamo, infatti, che esso deve aver percorso un certo cammino... Dopo che Gesù aveva pronunciato parole sapienti ed aveva mostrato una forza portentosa, il loro sgardo in qualche modo si era staccato da lui ed andava in cerca della risposta alla domanda: «Da dove mai vengono a costui queste cose?». Il loro sguardo stava ora andando in cerca delle cause, e si soffermava sulla famiglia di Gesù. Egli è il figlio del carpentiere, sua madre è Maria... Poi però lo sguardo degli abitanti di Nazaret era tornato a lui ed aveva cominciato a guardarlo partendo dalla sua famiglia, che era composta da persone semplici. Il loro pensiero si arrestava lì: non poteva andare oltre, poiché si trovava di fronte a un muro! Essi allora avevano formulato una conclusione: „E' impossibile! E' impossibile che egli abbia una tale sapienza ed una forza tanto prodigiosa, se proviene da una famiglia così semplice. Lo conosciamo, qualcosa qui non torna!“.

Cos'era accaduto? La conoscenza che essi avevano di Gesù si era tramutata in una invalicabile barriera, che essi non sono stati in grado di superare. E così si sono chiusi. Nei loro cuori si è fatta strada la sfiducia nei confronti di Gesù, che creava un blocco che impediva a lui di arrivare fino a loro. Si era così venuta a creare una strana atmosfera fatta di chiusura, di sguardi dubbiosi e di sfiducia, a causa della quale Gesù non aveva potuto agire.

Da tutto ciò possiamo apprendere molto circa la nostra interiorità e su ciò che avviene in noi. Questo è molto importante per le nostre relazioni verso Dio e verso gli altri.

I Nazaretani che erano nella sinagoga non erano consapevoli che il loro sguardo non era puro, e che in esso – ed in realtà nel loro cuore – si era insinuato qualcosa che determinava il loro modo di vedere e di pensare. Non erano consapevoli che qualcos'altro stava formando una loro immagine di Gesù. Non si rendevano conto che non stavano vedendo Gesù in modo chiaro, in se stesso, ma lo stavano osservando a partire da altro, a partire dalla sua famiglia.

Tutto questo ci può insegnare qualcosa di grande circa il cuore dell'uomo. E' nel cuore che si crea la nostra immagine degli altri, in esso si crea il nostro modo di vedere e di pensare. Ricordiamo le parole di Gesù: «Se il tuo occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà nella luce. Ma se il tuo occhio è tenebroso, lo sarà anche il tuo corpo“ (Lc 11, 34). Se in noi c'è un pensiero luminoso, buono e positivo, esso determina il nostro modo di vedere. Se, invece, vi è in noi un pensiero o un sentimento negativo riguardo a qualcuno, esso concorre a creare in noi un'immagine di quella persona.

Un tale ha affermato: „Se domandi ad una mosca se vi sia un fiore nelle vicinanze, lei ti dirà: „Non lo so, ma so che laggiù c'è molta sporcizia e spazzatura“. Se, invece, chiederai ad un'ape se abbia visto della sporcizia nel circondario, essa ti risponderà: „No, non ne ho vista da nessuna parte. Qui è tutto pieno di fiori profumati“. Vedi? La mosca sa soltanto dell'esistenza della spazzatura, mentre l'ape sa che c'è un giardino in fiore. A quanto ho capito, alcune persone somigliano alle api, mentre altre alle mosche. Quelle che somigliano alle mosche, cercano in ogni situazione solo ciò che è negativo, e sono tutte intente a farlo: non vedono nulla di buono da nessuna parte. Quelle che, invece, somigliano alle api, dovunque trovano soltanto ciò che è buono. Ricordiamo queste altre parole di Gesù: „Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio“.

Da tutto questo possiamo trarre almeno tre evidenze:

a) Il cuore decide il modo in cui guardiamo a qualcosa o a qualcuno.

b) Il cuore può non essere puro.

c) E' necessario purificarlo per poter vedere.

Qui, di fronte all'altare, come anche nella nostra quotidianità, abbiamo modo di vedere delle macchine fotografiche, e persone che scattano delle fotografie con i cellulari. Tra gli occhi umani e le macchine fotografiche vi sono delle similitudini, ma si differenziano in qualcosa di essenziale.

La macchina coglie la realtà così com'è nell'attimo in cui viene fotografata, e la „congela“. Invece l'occhio commenta e forma la realtà, le toglie e le aggiunge qualcosa. Quando si osserva un paesaggio, a decidere del suo aspetto non sono solo gli occhi, ma anche la condizione atmosferica. Un panorama visto da un monte non è identico se è una giornata soleggiata oppure nuvolosa. Oltre ai fattori esterni implicati nella creazione dell'immagine di quel paesaggio, vi è anche l'interiorità dell'uomo che lo guarda. La natura appare diversa quando una persona è felice, stanca, assonnata, oppure indisposta.

Osserviamo ancora alcuni esempi di come funziona il nostro modo di vedere: quando qualcuno è innamorato, allora guarda alla persona amata in modo particolare. La idealizza. E' bello il suo modo di camminare, di sorridere, di guardare e di tacere. Tutto è bello in lei.

Se due persone ne guardano una terza, la vedranno in modo differente. Ed il motivo di questo fatto risiede nell'interiorità dell'uomo. Se nel suo cuore vi sono invidia o gelosia, il suo modo di vederla sarà influenzato da esse. Se, invece, avrà nel cuore l'amore, quella persona gli apparirà in modo del tutto diverso.

Ricordiamo la parabola di Gesù: il Padre misericordioso ed il figlio maggiore guardavano la stessa persona, il fratello o il figlio minore. Ma la vedevano in modo differente. Noi possiamo, ad esempio, non vedere in modo corretto una persona di un'altra nazione, di un altro credo religioso o di un altro partito politico, oppure un nostro vicino.

E' per questo che Gesù dice: „Non voler togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello, prima di aver tolto la trave che c'è nel tuo occhio e nel tuo cuore“. E' importante anzitutto essere consci che in noi, nel nostro cuore, può esserci qualcosa che provoca una distorsione del nostro modo di vedere. Dobbiamo fare di tutto per scoprirla! Non lesiniamo gli sforzi per comprendere il tipo di punto di vista da cui guardiamo le cose, perché potrebbe essere distorto!

Nei nostri occhi, infatti, si può insinuare qualche fattore che annebbia il nostro sguardo. Pensiamo quanto doveva essere grande la trave presente negli occhi di coloro che guardavano a quella donna sorpresa a peccare, e che avevano già preso le pietre per lanciarle contro di lei. O Pensiamo a quale trave doveva esserci negli occhi del fratello maggiore della parabola, che gli ha impedito di attraversare la soglia di casa per abbracciare il suo fratello minore. Pensiamo anche a che tipo di negatività si era insinuata negli occhi e nel cuore di quei Farisei che critiavano i diuscepoli di Gesù, dicendo: «Perché il vostro maestro mangia e beve coi pubblicani ed i peccatori?». Cosa ha fatto sì che quel sacerdote e quel levita non si siano fermati accanto a quell'uomo incappato nei briganti, ma abbiano invece proseguito il cammino? Cosa si era insinuato nel cuore di quei discepoli di Gesù, che tornavano tristi da Gerusalemme ad Emmaus? Quando udì da Filippo che Gesù veniva da Nazareth, Natanaele avrebbe potuto cominciare a pensare di lui in maniera sbagliata: la sua prima reazione, infatti, era stata influenzata da un pregiudizio: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1, 46)

Vediamo, dunque, che questo brano evangelico ci insegna delle cose molto importanti, cioé che dobbiamo prestare attenzione alla nostra interiorità. Che dobbiamo vagliare ciò di cui nutriamo il nostro cuore, ed i contenuti che lasciamo entrare dentro di noi. Pensate soltanto alla quantità di influssi esterni ed interni a cui siamo esposti, a come i Media influenzano il nostro modo di vedere ed a come lo vogliano e lo possano formare. Pensate a quanto i nostri interessi indirizzino i nostri sguardi e le nostre riflessioni.

A ragione, dunque, ci poniamo la domanda: se la nostra percezione è così insicura, possiamo ancora pensare di poter conoscere davvero? Possiamo davvero emettere giudizi o trarre delle conclusioni riguardo agli altri? Così come la causa di un modo di guardare distorto si trova nel cuore, in esso vi è anche la chiave per correggerlo. Ma come trovare quella chiave?

Ricordiamo la testimonianza che ieri ci ha dato Blanka Vlaši?. Lei ci ha narrato come il grande cambiamento della sua vita – che lei definisce conversione - sia avvenurto in un parcheggio. Quello è stato l'attimo in cui si è risvegliata dal sonno ed ha aperto gli occhi e dilatato la propria consapevolezza. Tutto allora per lei è improvvisamente divenuto differente. Da allora, le stesse cose, le stesse persone e gli stessi problemi in cui si imbatteva anche prima, sono stati da lei guardati in modo differente. Ricordiamo quella madre di Barcellona che, partoriti diciotto figli, ne ha ancora quindici in vita. Gli altri le dicono: „Poveretta! Tu, con quindici figli, sei rimasta vedova!“. Lei, invece, ci ha detto: „Mentre li sento dirmi questo, io mi sento beata, perché sono una madre circondata da quindici figli!“.

Quando in una persona c'è incredulità e sfiducia – come nei Nazaretani del Vangelo di oggi – essa guarda a se stessa ed alla realtà in un determinato modo, che cambia quando nel suo cuore entrano la fede, la speranza e la carità. Quando il nostro cuore è puro, quando in esso vi è l'amore, allora un nemico può diventare amico. Quando abbiamo il cuore libero, il successo, la ricchezza o anche le tragedie ci appaiono in modo differente.

Per questo, qui a Medjugorje, siamo invitati a pregare col cuore: affinché il nostro cuore si apra sempre di nuovo al Signore ed al suo sguardo. Nel sacramento della Confessione, nella Santa Messa... Siamo qui per guardare a Gesù nell'Adorazione, nella preghiera dinanzi alla croce, e permettergli di cambiare e formare il nostro sguardo. Siamo qui perché il nostro cuore si liberi, grazie al nostro digiuno del mercoledì e del venerdì, e per nutrire la nostra interiorità con la lettura e l'ascolto della Parola di Dio.

Il Rosario sul Podbrdo e la preghiera della Via Crucis sul Križevac hanno lo scopo di aiutarci ad aprire i nostri occhi. Andando sui monti, il nostro cuore si trasforma, si purifica e si trasfigura, in modo che poi possiamo tornare a casa, nel nostro quotidiano, con uno sguardo rinnovato.

Noi stasera non ci siamo radunati nella sinagoga, ma per incontrare il Cristo. Chiediamogli di aprirci gli occhi ed il cuore, perché possiamo prendere coscienza di tutti i blocchi che ci sono in noi, se ve ne sono: dei pregiudizi, delle etichettature degli altri, delle generalizzazioni, delle idealizzazioni o delle demonizzazioni che compiamo a loro danno. Chiediamo a Gesù di farci prendere coscienza della superbia del nostro ego, dei nostri complessi di inferiorità, della durezza del nostro cuore, delle mancanze di perdono verso noi stessi e verso gli altri. Chiediamo a lui di purificare il nostro cuore col suo sguardo, con lo stesso sguardo con cui egli toccò il cuore di Pietro.

Fonte: http://www.medjugorje.hr/it/attualita/omelia-di-fra-marinko-sakota-al-festival-dei-giovani-venerd%c3%ac-3.8.2018,9944.html

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