Maria a Medjugorje

Messaggio del 25 giugno 2020: Cari figli! Ascolto le vostre suppliche e preghiere ed intercedo per voi presso mio Figlio Gesù che è via, verità e vita. Figlioli, ritornate alla preghiera e aprite i vostri cuori in questo tempo di grazia ed incamminatevi sulla via della conversione. La vostra vita è passeggera e non ha senso senza Dio. Perciò sono con voi per guidarvi verso la santità della vita affinchè ciascuno di voi scopra la gioia di vivere. Figlioli, vi amo tutti e vi benedico con la mia benedizione materna. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Lei & lui, Medjugorie e la fede per la vita

04/11/2020 - Visite: 314
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«Vivo a Medjugorie dal 2007. Ci ero arrivata la prima volta nel 2002, praticamente “trascinata” dall’ostinazione nella fede di mia madre e sempre accompagnata dalle preghiere di mia nonna. Sentivo dire che la fede è un dono, non ne capivo il senso, sentivo dire che la forza della preghiera poteva raggiungere gli obiettivi più inaspettati. A me è successo veramente, sì»

Uno dei piu’ toccanti Angelus pronunciati da San Giovanni Paolo II fu certamente quello del 19 giugno 1994, nel corso dell’anno dedicato alla famiglia:” La famiglia è la cellula primaria della società. Essa poggia sulla solida base di quel diritto naturale che accomuna tutti gli uomini e tutte le culture. È urgente prendere coscienza di questo aspetto (...). Non di rado, infatti, l’insistenza della Chiesa sull’etica del matrimonio e della famiglia viene equivocata, come se la comunità cristiana volesse imporre a tutta la società una prospettiva di fede valida solo per i credenti. Lo si è visto, ad esempio, in alcune reazioni al dissenso che ho apertamente manifestato, quando il Parlamento europeo ha inteso legittimare un tipo nuovo di famiglia, caratterizzata dall’unione di persone omosessuali. In realtà il matrimonio, quale unione stabile di un uomo e una donna che si impegnano al dono reciproco di sé e si aprono alla generazione della vita, non è soltanto un valore cristiano, ma un valore originario della creazione. Smarrire tale verità non è un problema per i soli credenti, ma un pericolo per l’intera umanità. Oggi purtroppo serpeggia un relativismo, che spinge a dubitare dell’esistenza stessa di una verità oggettiva. Riecheggia la ben nota domanda posta da Pilato a Gesù: “Che cosa è la verità?” (Gv 18, 38). A partire da tale scetticismo, si giunge a una falsa concezione della libertà, che pretende di sottrarsi ad ogni limite etico e di riformulare a proprio arbitrio i dati più evidenti della natura. Certo, l’uomo scopre la verità sempre in modo limitato, e può dirsi un pellegrino della verità. Ma ciò è ben diverso dal relativismo e dallo scetticismo. L’esperienza attesta infatti che la nostra mente, pur offuscata o indebolita da molteplici condizionamenti, è in grado di cogliere la verità delle cose, almeno quando si tratta di quei valori fondamentali che rendono possibile l’esistenza dei singoli e della società. Essi si impongono alla coscienza di ciascuno e sono un patrimonio comune dell’umanità. Non è forse ad esso che s’appella la coscienza comune quando condanna i crimini contro l’umanità, anche se avallati da qualche legislatore? In realtà la legge naturale, proprio perché scolpita da Dio nel cuore, precede ogni legge fatta dagli uomini e ne misura la validità. La Vergine Santa guidi tutte le famiglie del mondo a una profonda coscienza del disegno di Dio. L’anno della famiglia diventi per esse un tempo di riflessione e rinnovamento. Possano trarne vantaggio soprattutto i piccoli, che hanno diritto ad avere - e ne hanno più che mai bisogno! - il calore di famiglie degne di questo nome”.

Nel gennaio 2015, il direttore de “Il Mattino” Alessandro Barbano pubblico’ un interessante editoriale, nel quale sottolineo’ il fortissimo attacco alla famiglia da parte di lobby di potere, soprattutto con l’ideologia del gender:”Si tratta di una guerra di potere che si propone di delegittimare l’istituzione familiare nel discorso pubblico, facendola apparire politicamente scorretta, e di imporre un’ideologia di genere, l’unica riconosciuta e perciò sostenibile. I difensori delle libertà individuali, e in questo Paese non mancano, dovrebbero fiutare il sottile totalitarismo che attraversa questa deriva del pensiero, invece che inchinarsi ad esso. La teoria del gender nega che abbia significato la differenza biologica tra uomini e donne determinata da fattori scritti nel corpo e sostiene che il maschile e il femminile sono mere categorie culturali e, come tali, esito di un’autodeterminazione del singolo, revocabile nel tempo e sottratta da qualunque connotazione sociale: secondo questo pensiero l’umanità non è più divisa tra maschi e femmine, ma è fatta di individui che decidono giorno per giorno chi vogliono essere o non essere. Il fondamentalismo dei diritti civili declina e proietta l’antica lotta di classe nell’Europa senza muri e racconta l’utopia di un mondo senza differenze che non siano quelle prodotte da un atto di libertà e volontà, sennonché nel passaggio di un’epoca del lavoro all’epoca della tecnica, il pensiero forte che si fa ideologia finisce per capovolgere i suoi fini: il comunismo era l’epopea del collettivo, il gender è la dittatura dell’individuo sottratto a qualunque responsabilità sociale. Ci sarebbe da sorridere se questa paccottiglia, solo falsamente egualitaria, non fosse promossa da istituzioni come le Nazioni Unite e l’Unione Europa, pronte a elargire sostanziosi contributi a scuole, università e strutture formative che la propongano. Così, mentre le questioni dell’educazione slittano in coda alla agenda delle priorità, si realizza la messa al bando della famiglia e il suo esilio sociale”.

Nonostante questo periodo contrassegnato da un attacco alla famiglia senza precedenti, le luci di speranza non mancano, come quella rappresentata dalla bellissima storia di Giovanna Pedrini, che ha voluto rilasciare in esclusiva per il nostro Quotidiano questa meravigliosa testimonianza di fede e di amore coniugale:” Mi chiamo Giovanna Pedrini ,sono una donna italiana di 39 anni. Vivo a Medjugorje dal 2007. Sono arrivata qui la prima volta nel 2002, praticamente ‘’trascinata’’ dall’ostinazione nella fede di mia madre e sempre accompagnata dalle preghiere di mia nonna. Entrambe donne di fortissima fede, ma che per varie ragioni e trascorsi della mia vita non sono riuscite a trasmettermi. Sentivo dire che la fede è un dono, non ne capivo il senso, sentivo dire che la forza della preghiera poteva raggiungere gli obiettivi piu’ inaspettati. È successo davvero, per me è stato cosi’.Non era la mia forza,non era la mia preghiera, lo è diventato grazie a mia madre e mia nonna. Sono sempre stata una persona molto rabbiosa, ribelle, delusa dalla vita che mi travolse al momento della separazione dei miei genitori. Li è cominciato o meglio finito tutto. Non potevo credere nella famiglia,e da li è cominciato i rifiuto e il disprezzo di ogni altro valore, perché se la famiglia non ha valore, in cosa puo’ trovare altri valori una mente giovane sentendosi senza sostegno?

La mancanza della figura paterna ha impedito la costruzione della mia autostima e personalita’ e quindi il declino, la droga, i centri sociali, l’abbandono della scuola, l’incapacita’ di costruire rapporti sentimentali e amicali veri, solidi per paura di vivere nuovamente l’abbandono. Finchè un giorno si aprono forzatamente le porte di un viaggio, non voluto inaspettato ma che ho accettato di intraprendere per sfinimento. E sono arrivata qui a Medjugorje carica di rabbia e di delusione e in pochi giorni immersa nella preghiera di centinaia e centinaia di fedeli presenti sul territorio e alle celebrazioni, quella rabbia e quella delusione si sono sciolte in una richiesta d’amore. In particolare furono le parole di un ragazzo di Suor Elvira a spingermi verso questa richiesta, la luce nei suoi occhi, la gioia che provava. Doveva partire per andare in missione con la comunita’ e da quel giorno non lo rividi piu’, ma pensai spesso alle sue parole. Fu durante l’adorazione eucaristica che trovai risposta a quella domanda. Ogni mio dubbio, ogni paura, ogni senso di solitudine e di abbandono si sciolsero in un’improvvisa sensazione difficile da spiegare. Davanti al Santissimo Sacramento, cominciai a provare pace, serenita’ e gioia, sentimenti che non avevo provato mai nulla del genere e che faticavo a riconoscere.. scoppiai in un pianto e capii che quella poteva essere soltanto la risposta a quella mia richiesta e alle preghiere di mia madre e di mia nonna. Non poteva essere suggestione. Come puo’ essere suggestionabile una persona che non crede? Da quel giorno in poco tempo la mia vita è stata trasformata. Quel ragazzo lo rincontrai, tramite un gruppo di preghiera, pregavano per lui che non poteva piu’ andare in missione perché scopri’ di avere una malattia genetica rara. Attraverso la croce della malattia, ci rincontrammo e ci sposammo, chi lo avrebbe mai potuto immaginare che grande disegno Dio aveva preparato per me! Oggi sono madre di tre figli, ho un marito meraviglioso e insieme portiamo la croce della malattia genetica di cui lui è portatore. Ma non ho piu’ paura ,non vivo piu’ quel senso di solitudine e di abbandono, perche noi non siamo soli abbiamo Dio al nostro fianco che ci sostiene nella malattia . Non abbiamo avuto paura di mettere al mondo tre figli nonostante la malattia. Il si alla vita ormai non poteva che essere un si pieno. E oggi siamo qui con tre figli sani contro ogni previsione a testimoniare con la nostra vita, con la nostra famiglia”.

Nel significativo discorso del 17 novembre 2014 pronunciato ai partecipanti al colloquio internazionale sulla complementarietà tra uomo e donna, promosso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, Papa Francesco esaltò l’importanza della famiglia:”Nel nostro tempo il matrimonio e la famiglia sono in crisi. Viviamo in una cultura del provvisorio, in cui sempre più persone rinunciano al matrimonio come impegno pubblico. Questa rivoluzione nei costumi e nella morale ha spesso sventolato la “bandiera della libertà”, ma in realtà ha portato devastazione spirituale e materiale a innumerevoli esseri umani, specialmente ai più vulnerabili. È sempre più evidente che il declino della cultura del matrimonio è associato a un aumento di povertà e a una serie di numerosi altri problemi sociali che colpiscono in misura sproporzionata le donne, i bambini e gli anziani. E sono sempre loro a soffrire di più, in questa crisi. La crisi della famiglia ha dato origine a una crisi di ecologia umana, poiché gli ambienti sociali, come gli ambienti naturali, hanno bisogno di essere protetti. Occorre insistere sui pilastri fondamentali che reggono una nazione: i suoi beni immateriali. La famiglia rimane al fondamento della convivenza e la garanzia contro lo sfaldamento sociale. I bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Per questa ragione, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, ho posto l’accento sul contributo “indispensabile” del matrimonio alla società, contributo che “supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia” (n. 66). In questi giorni, mentre rifletterete sulla complementarietà tra uomo e donna, vi esorto a dare risalto ad un’altra verità riguardante il matrimonio: che cioè l’impegno definitivo nei confronti della solidarietà, della fedeltà e dell’amore fecondo risponde ai desideri più profondi del cuore umano. Pensiamo soprattutto ai giovani che rappresentano il futuro: è importante che essi non si lascino coinvolgere dalla mentalità dannosa del provvisorio e siano rivoluzionari per il coraggio di cercare un amore forte e duraturo, cioè di andare controcorrente: si deve fare questo. Su questo vorrei dire una cosa: non dobbiamo cadere nella trappola di essere qualificati con concetti ideologici. La famiglia è un fatto antropologico, e conseguentemente un fatto sociale, di cultura, ecc. Noi non possiamo qualificarla con concetti di natura ideologica, che hanno forza soltanto in un momento della storia, e poi decadono. Non si può parlare oggi di famiglia conservatrice o famiglia progressista: la famiglia è famiglia! Non lasciatevi qualificare da questo o da altri concetti di natura ideologica. La famiglia ha una forza in sé».

Alcuni mesi fa, fu pubblicata sul “Timone” il testo della splendida “Preghiera dell’amore fedele”, che entrambi i coniugi dovrebbero pregare quotidianamente per rinsaldare la loro fede e il loro amore sotto lo sguardo benevolo del Padre:” Dio Onnipotente, a Te devo tutto. Mi hai creato dal nulla e mi hai dato una vita che non avrà mai fine. Mi hai dato la fede e mi hai chiamato a far parte del tuo popolo santo. Hai tenuto il tuo sguardo su di me e mi hai accompagnato lungo il cammino, anche quando mi sembrava di essere solo. E proprio perché non hai voluto che io fossi solo su questa terra mi hai fatto incontrare la mia/il mio sposa/o. Aiutami Signore a non dimenticare la grandezza di questo dono e a glorificarti ogni giorno amando e onorando mia moglie/mio marito, secondo le promesse che ho recitato il giorno del mio matrimonio, al tuo cospetto. Tu, che hai reso questa unione sacra e indissolubile, dammi la forza di viverla cristianamente, nella fedeltà e nella carità, e la gioia di vederla crescere e fruttificare. Custodisci la mia famiglia. E se sulla via incontrerò delle tentazioni, e se nella mia miseria e nel mio peccato correrò il rischio di violare l’alleanza che tu hai sigillato, di tradire il sommo bene che mi hai affidato, prima che ciò accada ti chiedo con tutto il cuore di chiamarmi a Te. Perché nella morte ti possa abbracciare per sempre, Padre buono e misericordioso, e non abbia a rovinare con il mio egoismo l’opera del tuo amore”.

Fonte: La Croce Quotidiano