Maria a Medjugorje

Messaggio del 14 dicembre 1983:Per un sacerdote che aveva abbandonato la Chiesa: Pregate e digiunate. Non forzatelo. Dio ha lasciato a tutti una volontà libera.

Marco di Battista, le sue malattie, la sua Medjugorie

29/11/2020 - Visite: 681
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«Durante uno dei tanti controlli medici, mentre ero in sala d’attesa, si avvicina una persona anziana che racconta di essere in cura da oltre venticinque anni e distribuisce a tutti i presenti una foto con la Gospa». Questo lo snodo tanto inatteso quanto decisivo di una vita segnata dalla sofferenza e dall’affidamento alla presenza buona di una madre. La sua storia è simile a quelle di tanti e ne resta distinta: ogni dolore e ogni amore per Dio sono unici.

L'uomo di fronte alla malattia si pone una domanda: perché il dolore, perché la sofferenza? Cercando spesso la soluzione nei rimedi umani e scientifici, ma talvolta, anche chi si dichiara non credente, si rivolge a Dio:“Signore, se vuoi puoi sanarmi!”.

A Medjugorje, la Regina della Pace ci invita alla preghiera costante ed all’offerta della propria sofferenza a Dio. Maria, essendo Madre, non può che comprendere e venire incontro a un figlio che si rivolge a Lei, non può negargli mai il suo abbraccio e il suo aiuto. Nel suo messaggio dell’11 settembre 1986, disse:“Cari figli! In questi giorni mentre festeggiate la Croce desidero anche per voi che la vostra croce diventi gioia. In modo particolare, cari figli, pregate per poter accettare la malattia e le sofferenze con amore come le ha accettate Gesù. Soltanto così potrò con gioia darvi grazie e guarigioni che Gesù mi permette. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”

Molti sono i malati che vengono a chiedere l’aiuto della Madonna a Medjugorje per ottenere da Dio la guarigione: alcuni l’hanno ottenuta, altri hanno invece ottenuto il dono di sopportare con gioia le loro sofferenze e di offrirle a Dio. I miracoli veri, che avvengono a Medjugorje sono le conversioni del cuore, il numero delle testimonianze dei pellegrini che si sono convertiti è diventato ormai enorme. Queste testimonianze non trovano spazio sui media, sia perché le conversioni sono un evento estremamente personale, sia perché una conversione non fa notizia. Noi de La Croce-Quotidiano, ne abbiamo raccontata diverse, a queste ne vogliamo aggiungere un’altra, quella di Marco.

Ho conosciuto la storia di Marco di Battista, in maniera casuale, tramite amici comuni. L’ho contattato e conoscendo a grandi linee la sua storia desideravo intervistarlo; cosi per diversi mesi l’ho contattato al telefono, ricevendo spesso dei messaggi di risposta, che mi comunicavano un suo ricovero in ospedale. “Non preoccuparti Marco – gli rispondevo – quando hai voglia, ma soprattutto le forze, scrivimi qualcosa di te, senza fretta. Ora pensa alle cure. Il Signore ti aiuterà, con l’intercessione della Gospa”.
Ne è nato questo breve racconto autobiografico, una storia di sofferenza e di conversione.

“Salve, mi chiamo Di Battista Marco e ho 48 anni. La mia storia, il mio cammino da malato inizia nel settembre del 2011. Dopo una operazione alla schiena, con la quale mi era stata tolta una grossa ernia, mi avevano messo una protesi a livello l5 s1 con stabilizzatore e distanziatore vertebrale. Ma i miei dolori lancinanti e le sofferenze non erano finite; nel gennaio 2012 mi era stato diagnosticato un neurinoma al midollo spinale, un tumore benigno nato sulla radice di un nervo. Vengo operato, rischiando la paralisi alle gambe, ma qualcosa succede e fortunatamente perdo solo sensibilità su una parte del corpo, perché il nervo reciso non era motorio. Per un periodo sembra essere tutto normale, poi il mio sistema immunitario inizia come ad impazzire e mi riempio di gonfiori. Controlli su controlli, finché, per una coincidenza, faccio una visita ematologica e mi viene diagnosticata una Mielo-displasia, il midollo osseo produce cellule tumorali, ovvero una forma primitiva di leucemia. Una malattia da tenere monitorata in maniera costante.

Sono stanco, molto stanco. Non accetto una nuova malattia. La mia lontananza alla fede mi porta ad avere un comportamento di rifiuto.

Durante uno dei tanti controlli medici, mentre ero in sala di attesa, si avvicina una persona anziana, che mi racconta che da oltre 25 anni è in cura e distribuisce a tutti i presenti una foto. Ci spiega che la foto, nella quale si vede la Madonna con il bambino in braccio, è stata scattata a Medjugorje; una ripresa fortuita, inspiegabile, che però non è assolutamente un trucco fotografico. Non ho più visto quella vecchina, anche se ho continuato per moltissimo tempo a frequentare quei padiglioni ospedalieri. Quella foto l’ho conservata con devozione e la porto sempre con me.

Ma le mie malattie non finiscono, con la diagnosi della Leucemia, arriva l’Artrite Psoriasica, che porta ad avere le giunture sempre gonfie e doloranti. Devo fare un’altra operazione, questa volta al ginocchio sinistro, per la ricostruzione della cartilagine; operazione che mi sarà effettuata nel giugno 2014. Devo iniziare una nuova cura per l’artrite, l’ematologa che mi ha in cura, vuole ricontrollare lo stato del midollo osseo, anche se le analisi andavano bene e quindi non ce ne sarebbe motivo. Per fortuna, ma credo per un disegno divino, nell’ottobre 2014, scopro che la Mielodisplasia è a livelli molto alti e rischio la Leucemia. Inizio a fare cicli di chemioterapia.

Sono sempre più stanco, stanco della mia situazione, delle mie malattie, delle mie sofferenze. Non lo accetto più, la mia situazione:“Dio tu ce l’hai con me! Basta cosa vuoi ancora da me?”

Nel dicembre del 2014 inizio il primo ciclo di chemioterapia e la continuerò fino all’agosto del 2015, quando faccio il trapianto di midollo. Non è facile per me, inizio un percorso con una psicologa, ma senza effetti positivi, sulla mia psiche. Non sapevo più a cosa aggrapparmi! Poi nei primi mesi del 2015, faccio un sogno, che subito non capisco, ma che poi, il significato, mi appare molto chiaro. Nel sogno scappavo da un gruppo di teppisti, forse potevano significare le mie malattie. Correvo a perdifiato fino ad piccolo angolo, un anfratto nel quale potevo nascondermi. Mi sentivo stremato, ma ero protetto da quel nascondiglio, all’improvviso mi ritrovo tra le braccia di una giovane, con una luce intorno che aveva un viso angelico che mi accarezza il viso e mi infondeva un senso di pace e di tranquillità. Ad un certo punto mi dice: “Non ti preoccupare tu stai bene” io la guardo senza riuscire a dir nulla, ma mi sento in una pace assoluta. La mattina ne parlo con mia moglie e cerchiamo su Internet il volto che somigliasse a quella giovane. Nella mia testa, continuavo a ripetere che si trattava del volto della Madonna; poi riconosco in quel volto quello della Madonna di Medjugorje. Mi dico:”È impossibile che la Madonna mi sia venuta in sogno!”

Quella visione mi turbava e accresceva in me il fortissimo desiderio di andare in pellegrinaggio a Medjugorje. Un desiderio allora irrealizzabile, avevo la chemioterapia in corso e i valori dei miei anticorpi erano cosi alterati che mi costringevano a stare a casa protetto. Ma il disegno della Madonna, era chiaro, Lei mi aveva chiamato e a Medjugorje sarei certamente andato. A luglio i valori erano ottimi e ottenuto il permesso dall’ematologa che mi seguiva, il 7 luglio partiamo per la Bosnia. Finalmente a Medjugorje!
Il mio pellegrinaggio, non era fatto con lo scopo di chiedere un miracolo, di ottenere la guarigione, volevo dei segni, ne avevo profondamente bisogno. Arrivati a Medjugorje già respiravo e percepivo aria di grande pace, avevamo con noi una guida spirituale per aiutarci nel pellegrinaggio.

Avevo il desiderio di fare una confessione, ma risultava subito un po’ difficile. A Medjugorje le confessioni si fanno senza grata, faccia a faccia ... Non mi era mai successo, mi era difficile, decisi allora di partecipare alla Messa, durante la celebrazione, mi successe qualcosa di particolare, ebbi un pianto interrotto, senza sosta per tutto il tempo della liturgia Eucaristica. Era una cosa strana per me, che non piangevo mai. Tornato in albergo, in silenzio, la sera andai all’Adorazione, era la prima volta che partecipavo a questa celebrazione, avevo una sensazione di grande pace; erano presenti 7000/8000 persone con un silenzio mai trovato. La mattina successiva era programmata la salita al Podbrdo, temevo per le mie ginocchia e per la mia costola fratturata. Arrivati alla Croce Blu iniziammo a salire, la guida ci raccontò delle prime apparizioni e iniziammo a recitare il rosario; confesso che non lo avevo mai recitato prima, era per me, la prima volta. Quando arrivai in cima al monte, mi resi conto di non aver provato fatica anche se mi sembrava impossibile: le ginocchia erano sgonfie e non mi facevano male e neanche la costola mi dava dolore. Giunto sotto la statua della Madonna sulla cima del Podbrdo, riuscii anche ad inginocchiarmi e di nuovo iniziai a piangere senza freni.

Scendendo recitai, nuovamente il rosario, lo recitai in maniera diversa, con convinzione, dandomi conforto. Tornato in albergo, non accusai dolori ne stanchezza. Nel pomeriggio con una coppia di ragazzi, che si erano convertiti a Medjugorje e ai quali avevo parlato della mia storia, andammo a piedi verso la casa di Mirjana. Arrivati li, ci fermammo fuori dal cancello, lei non era in casa, così scrissi un biglietto e lo lasciai nella buca delle lettere. Di nuovo arrivò il pianto, intenso, senza tregua, decisi così di tornare in albergo. Lungo la strada, nel controllare l’ora, mi accorsi che il mio cellulare era un’ora avanti e lo era solo sul mio! In albergo controllai nuovamente, anche la data era cambiata! Incredibilmente c’era la data del mio matrimonio! Restai impassibile, ne parlai con altre persone, decidemmo di tornare di nuovo verso la casa di Mirjana. All’arrivo, sul mio cellulare tutto era tornato normale, sia la data che l’ora. I miei amici mi dissero:”Marco non ti bastano questi segni?” Ho conosciuto, in seguito, la storia della veggente Mirjana, alla quale anche il suo orologio cambiava l’ora durante le prime apparizioni. Il giorno successivo salimmo sul monte Krizevac, ancora una volta temevo per la costola e le mie ginocchia. Ma decisi di salire ugualmente, era la mia prima Via Crucis. Arrivato in cima, non sentivo la fatica ed ero con un altro spirito, sentivo la pace e nuovamente iniziai a piangere a dirotto.

Tornai, ancora una volta, all’albergo di Mirjana, la vedi e andai verso di lei, le uniche parole che riuscii a dirle furono: “Grazie”! Lei si fermò, mi guardò e mi rispose: “Ringrazia la Madonna”. Dopo cena si tornò alla Croce Blu e si rimase li a recitare il rosario. La giornata era stata molto lunga e di nuovo non accusavo ne dolori ne stanchezza.

Era giunto il tempo di ripartire, si tornava a casa, ma il vecchio Marco si era dissolto, ora era molto diverso; era consapevole della presenza al suo fianco della Madonna. Lei mi aveva dato dei segni! A casa, nel rivedere la foto che mi aveva dato la vecchina, notai che la data impressa era 10/07/2013, io ero andato a Medjugorje esattamente due anni dopo, il 10/07/2015!

Con una vera pace, con la serenità, con la Fede che è la mia vera forza, il 4 settembre scorso, entro in ospedale per il trapianto di midollo. Entro in sala operatoria a testa alta, con il sorriso e la consapevolezza che in quella camera sterile sarei rimasto da solo per 50 giorni, o meglio non proprio da solo, perché ora, ero certo, la Madonna era sempre vicino a me. L’intervento che dovevo subire, era difficile e complicato. Il trapianto di midollo allogenico avviene tramite un donatore, con un’infusione endovena di cellule staminali, che sono prelevate dalle creste iliache di un donatore. Nel mio caso, la donatrice era mia sorella, cosa incredibile è che eravamo risultati compatibili al 100%! Una cosa per nulla scontata, infatti la possibilità di esserlo era bassissima, come ci avevano confermato i medici, i quali ci avevano detto, che secondo le statistiche, le possibilità erano solo del 25%. Credo che anche in questa occasione, la Madonna sia intervenuta. Dopo l’intervento, affronto il durissimo ciclo di chemioterapia, e le sue complicazioni, infezioni, debolezza, ma senza un lamento, ora avevo una forza incredibile, la forza della Fede.

Ho ancora un segno, una parola della Scrittura che è entrata nella mia storia e si è concretizzata nella mia vita. Seguivo la Santa Messa e la prima lettura era quella del “Il serpente di rame” dal Libro dei Numeri 21, 4-9. In quel passo Dio concede una seconda possibilità al popolo d’Israele, era successo anche a me. Mi passano davanti agli occhi, tutte le volte che la Madonna aveva tentato di farmi avvicinare alla Fede, tutti i miei no, tutti i miei rifiuti alla conversione. Scoppio in un pianto liberatorio, capisco che Dio, per mezzo di Maria, mi aveva concesso una seconda possibilità, come al popolo d’Israele. La mia seconda possibilità di vivere ... fisicamente e con la Fede.

Questa è la storia di Marco, così come lui stesso l’ha raccontata. Una storia scritta a piccoli brani, un po’ alla volta, durante i suoi soggiorni in ospedale, nelle giornate dove il dolore era meno intenso.

Ho atteso questo racconto per alcuni mesi, ogni volta un mio messaggio WhatsAppp :”Ciao Marco, come va? Sei a Casa? Prego per te!” e le sue risposte:”Sono in ospedale, i dolori sono intensi, ma ho scritto un pezzettino della mia storia. A presto!” Poi un giorno, un pomeriggio, era la Domenica delle Palme, ricevo la sua e-mail, “Ecco Roberto, l’ho finita, sono a casa, spero sia utile a qualcuno la mia storia. Un abbraccio”. La Domenica delle Palme è una festa strana, in piena Quaresima si gioisce, si fa festa, poi si entra nella Settimana Santa, con le sofferenze di Gesù, il suo Calvario, la sua morte. Per poi gioire nella notte di Risurrezione, nella notte di Pasqua. La storia di Marco non poteva che giungermi completa, nel giorno della Domenica delle Palme, una storia, la sua, di falsa gioia di una vita senza Fede, poi il calvario della malattia e le sofferenze, infine, la risurrezione nella Fede ritrovata.

Grazie Marco! Grazie per la tua testimonianza di Fede. Continuerai ad essere nelle mie preghiere e ne sono certo, in quelle di molti nostri lettori. Che la Gospa possa continuare a esserti sempre vicina.

Fonte: La Croce Quotidiano - 30 marzo 2016