Maria a Medjugorje Messaggio del 25 ottobre 1983:Con il digiuno e la preghiera potrete ottenere tutto ciò che chiedete.

Il Campo della gioia




Ridare gioia e speranza a tante ragazze, segnate dalla droga o da altro, è la meta che si prefigge una nuova iniziativa a Medjugorje. In costruzione da più di due anni, ha aperto le porte, il 1° novembre 2000 (accanto alla Comunità "Kraljice Mira..."), la prima casa femminile all'estero della Comunità Cenacolo. Questo progetto, nato su ispirazione di sr. Elvira e da lei tenacemente desiderato, è stato per cosi dire partorito, come struttura, dal ben noto "Campo della vita" - la casa maschile. Partorito nel senso reale del termine poiché è stata una vera e propria nascita. Qui tanti ragazzi hanno sofferto e pregato, e qui è nata in loro una vita nuova: hanno dato il meglio di se stessi per edificare muri, tetti, ambienti, imprimendovi dentro questa loro esperienza di risurrezione, di rinascita.
Sr. Elvira, alle ragazze che partivano ad aprire il Campo della gioia, ha detto: "La missione è servire ovunque siamo. Solo così realizziamo l'essere credenti, l'essere cristiani: servendoci gli uni gli altri. La missionarietà è annunciare con gioia che hai incontrato, nella tua solitudine, nella tua disperazione, il Signore Risorto, annunciare ciò che hai già ricevuto da Lui. La forza di Dio è forza viva, non è la forza che viene dalle tue capacità. Vogliamo amare e l'amore è la tua vita che si sviluppa con uno sguardo, con un gesto, col dolore. La donna in particolare ha il fuoco dell'amore dentro, un fuoco che brucia. La donna è nata per essere sposa e quindi madre".
Abbiamo intervistato alcuni ragazzi e ragazze coinvolti in quest'esperienza, per potervi trasmettere una testimonianza più viva di ciò che la Madonna ha fatto al Campo della gioia a Medjugorje.

Marco e Cinzia, col loro bimbo di cinque mesi -Daniele- sono una famiglia. Vivono un'esperienza singolare: sono una delle prime coppie a condividere la vita della Comunità.


D. Puoi raccontarci Marco, tu che ha coordinato i lavori, com'è nata questa casa?
R. "Anni fa, grazie a P. Slavko, siamo riusciti ad ottenere questo pezzo di terreno di 5000 metri quadrati, più o meno in piano, che inizialmente era previsto per un allargamento della comunità maschile e abbiamo messo fuori un cartello "Comunità cenacolo". Con tutti gli altri impegni era passato quasi nel dimenticatoio, poi un bel giorno Elvira ci chiese se avevamo iniziato... E così da quel giorno è partito il cantiere. Man mano che andava avanti ci siamo accorti che era opera della Madonna, che era suo desiderio che noi venissimo qui. E' stato un lavoro duro e sofferto, ma vedere oggi le ragazze felici è una gioia".

D. Qual è il compito della casa oggi?
R. "Non possiamo ancora accogliere gruppi, ma solo le ragazze che hanno bisogno. A Medjugorje, già da anni, si facevano colloqui e si stava rischiando di perdere quelle persone che davvero volevano entrare. Perciò nacque l'urgenza di affrettare i lavori".

D. Quante ragazze vivono stabilmente qui per organizzare l'accoglienza?
R. "La casa è gestita da 12 ragazze più Cinzia, mia moglie. Provengono da diverse fraternità d'Italia e appartengono a varie aree linguistiche: tedesca, croata, italiana, francese, così da poter accogliere chiunque arriva. Ultimamente sono arrivate ai colloqui tante ragazze dal Kosovo, dalla Macedonia, dalla Serbia... Dopo gli incontri condividiamo tra noi e poi si prega per tutte le situazioni che si presentano. La Madonna ci aiuta moltissimo in questo compito".

D. Pensate di accogliere anche qui gruppi di pellegrini?
R. "Sì, ma non sappiamo ancora quando. Sr. Elvira desidera però che la cappella che costruiremo possa ospitare almeno 200 persone che vengono per ascoltare le testimonianze".

D. Flavio, tu hai lavorato qui al campo dall'inizio. Qual'è la tua esperienza?
R. "Quando abbiamo iniziato i lavori io ero da poco entrato in comunità, ora ho 16 anni: dunque la mia nuova nascita è legata a questo Campo della gioia. Il vedere adesso la casa già finita, le ragazze arrivate, e il sapere che anche qui si potrà salvare la vita di tanta gente, come è stata salvata la mia... questo mi dà veramente gioia! Sono legato a questa casa perché è il frutto della sofferenza di tanti di noi: ci alzavamo alle cinque del mattino e spesso mi chiedevo perché stavo qui; arrivavo alla sera davvero distrutto fisicamente, ma ora vedo la bellezza prodotta dalle opere sofferte...".
Giorgia è una delle 12 ragazze che fanno accoglienza.


D. Che cosa è cambiato nella tua vita l'essere qui al campo di Medjugorje?
R. "Inizialmente in comunità non sentivo tanto la presenza della Madonna, ma piano piano, pregando, mi sentivo attratta da Medjugorje. Quando ho saputo che dovevo venire ero contentissima. All'inizio non ci conoscevamo fra noi: dovevamo coniugare culture diverse, caratteri diversi... Soffrivo, ma nello stesso tempo avevo una pace che mai avevo avuto. Tante volte mi giravo verso il Podbrdo e sentivo che la Madonna era con noi. Questo mi spingeva ad andare avanti.
Io ero sempre stata una persona scettica, mia madre mi diceva di Medjugorje e anche pregava per me. Adesso mi rendo conto che magari proprio le sue preghiere sono quelle che mi hanno fatto venire qua.


D. Cominciano già ad arrivare ragazze da tanti paesi, gente disperata. Che effetto fa essere dalla parte di chi accoglie?
R. E' strano, sconvolge a volte, ma mi aiuta anche a ringraziare; mi fa rendere conto di ciò che ho adesso e che questa è una chiamata. Prima, nel mondo, credevo che c'erano solo persone come me, che c'era solo il male, che non esistevano le cose belle o le persone che credevano veramente. Qui invece vedo così tanti giovani, è una ricchezza che si rinnova ogni giorno. Penso che questo sia veramente un posto di conversione. Perfino in comunità si respira qualcosa di diverso rispetto all'Italia. Devo ogni giorno, ogni minuto ringraziare, ricordarmi chi ero e chi sono adesso, come vivo ora".

Fonte: Eco di Maria nr.156

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