Maria a Medjugorje Messaggio del 2 ottobre 2017:Cari figli, io vi parlo come Madre: con parole semplici, ma colme di tanto amore e sollecitudine per i miei figli, che per mezzo di mio Figlio sono affidati a me. Mio Figlio invece, che viene dall’eterno presente, lui vi parla con parole di vita e semina amore nei cuori aperti. Perciò vi prego, apostoli del mio amore: abbiate cuori aperti, sempre disposti alla misericordia e al perdono. Perdonate sempre il prossimo secondo mio Figlio, perché così la pace sarà in voi. Figli miei, preoccupatevi della vostra anima, perché essa è l’unica realtà che vi appartiene davvero. State dimenticando l’importanza della famiglia. La famiglia non dovrebbe essere luogo di sofferenza e dolore, ma luogo di comprensione e tenerezza. Le famiglie che cercano di vivere secondo mio Figlio, vivono nell’amore reciproco. Fin da quando era ancora piccolo, mio Figlio mi diceva che tutti gli uomini sono per lui dei fratelli. Perciò ricordate, apostoli del mio amore, che tutte le persone che incontrate sono per voi la vostra famiglia, dei fratelli secondo mio Figlio. Figli miei, non perdete tempo pensando al futuro e preoccupandovi. La vostra unica preoccupazione sia come vivere bene ogni istante secondo mio Figlio, ed ecco la pace! Figli miei, non dovete mai dimenticare di pregare per i vostri pastori. Pregate affinché possano accogliere tutti gli uomini come loro figli, in modo che, secondo mio Figlio, siano per loro dei padri spirituali. Vi ringrazio!

Testimonianza di Benjamin Berger, Medjugorje Giugno 2005




"Provengo da una famiglia ebrea religiosa, non ultra ortodossa, ma ortodossa. I miei genitori erano dei sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti. Mio padre tedesco e mia madre austriaca erano riusciti ad emigrare in America, mentre la maggior parte della mia famiglia era stata sterminata a Auschwitz. Mio fratello ed io eravamo stati educati da ebrei osservanti. Eravamo solo in due. Nella prima parte della mia vita ero stato molto religioso, ma col passare degli anni, nel mio cuore si erano affacciati molti dubbi, in particolare sulla storia del popolo ebreo e su quello che ci era capitato. Mi chiedevo: ‘Come può Dio aver permesso una cosa così terribile?’ Poi quando studiavo all’università decisi di lasciare tutto e di diventare…non posso dire proprio ateo, ma quasi ateo. Pensavo: ‘Non posso credere che esista veramente un Dio che abbia permesso una cosa simile, ed inoltre non avevo mai veramente fatto esperienza di Dio’. Da quel momento ho abbandonato tutto e sono diventato completamente ateo.

Un po’ di tempo dopo sono venuto a lavorare in Europa, nello studio di un architetto in Danimarca. Ma sentivo un grande vuoto nel cuore. Qualcosa mi mancava e nulla sembrava potesse riempire questo vuoto. L’arte e l’architettura mi interessavano molto, mi appassionavano, ma questo non bastava. Sono arrivato al punto di rassegnarmi e mi sono detto: ‘Non so se troverò mai quello che cerco!’ Non sapevo cosa cercare, ma sapevo che questo aveva rapporto con la verità. Sono rimasto in questa situazione per molto tempo.

Nella primavera del 1967, un giorno, rientrato dal lavoro, mentre stavo leggendo come al solito il giornale, ho cominciato ad rimuginare i soliti pensieri sulla fede e mi sono detto: ‘Sono arrivato ad un punto della mia vita in cui non credo più a nulla! Non è normale, devo credere in qualche cosa!’. Questo pensiero mi ha molto angosciato ed ho pensato: ‘Se devo credere in qualcosa, voglio credere in qualcosa che sia vero! Perché si corre il rischio di credere in qualsiasi cosa!’ Ma non sapevo cosa questo volesse dire.

Mentre pensavo a queste cose, d’improvviso sentii una presenza accanto a me nella stanza. Non vedevo nulla. Questo mi fece un po’ paura perché era la prima volta che facevo una simile esperienza. Ero una persona molto razionale (caratteristica abbastanza comune negli ebrei). Credevo in tutto quello che potevo toccare e vedere, nel resto non credevo. Ma nella stanza c’era una presenza che diveniva sempre più intensa. Questa presenza era di una purezza incredibile; questa presenza emanava qualcosa di purissimo! Assolutamente senza macchia! (Non era una cosa, era una persona. Ma all’inizio dicevo una ‘cosa’ perché non potevo assolutamente identificare cosa fosse). ‘Ciò’ riempiva la stanza, era come una sensazione della Santità di Dio nella stanza.

Per qualcuno che non era assolutamente abituato a pensare in questi termini, era impossibile sapere cosa fosse. Poi, era come se qualcuno fosse venuto vicinissimo a me con una chiave in mano, l’avesse introdotta nel mio cuore, l’avesse girata ed avesse aperto la porta. La porta era estremamente spessa, come quella delle banche dove si tengono i valori, come la porta della cassaforte. Ecco a cosa assomigliava la porta del mio cuore. Quando la porta si è aperta è stato come se l’amore fosse entrato riempiendo completamente il mio cuore. Non capivo cosa mi stesse succedendo ma cominciai a piangere e sono rimasto così, seduto, per un bel po’. Allora Dio mi ha parlato, ed era come se la Sua voce riempisse tutto l’universo. Mi ha detto: ‘Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe e sono il tuo Dio. La tua vita è come un libro aperto davanti a Me, conosco tutto di te’.

Era molto confortante sapere che Dio esisteva e che Dio mi parlava personalmente, ma al tempo stesso era anche spaventoso. Era meraviglioso sapere che Dio è un Dio personale e che veniva a me in questa maniera. Perché capitava proprio a me? Non ne avevo idea! Ero alla ricerca della verità, ma vivevo la vita a modo mio.

Proprio in quel momento è avvenuto qualcosa di ancora più incredibile. Dall’alto del cielo è piombato un nome ebreo, Yeshua, il nome di Gesù in ebraico. Non avevo mai letto il Nuovo Testamento, non avevo amici cristiani e non avevo mai sentito veramente parlare dei Vangeli. Le sole cose che sapevo di Gesù erano quelle ascoltate alla televisione o a Natale, oppure attraverso dei film come ‘La Tunica’ (di H.Koster con Richard Burton, 1953, NDT), ma non le avevo mai veramente capite. Ero sempre rimasto sconcertato davanti ai cristiani che parlavano di Sion, di cose che mi erano familiari come ebreo, ma non avevo mai capito quali fossero i legami tra loro e noi. Ma nel momento preciso in cui ho ricevuto il Suo nome, in quel preciso istante, ho saputo che Lui era il Messia. Lui era il Dio d’Israele. Era una rivelazione; non veniva certamente dal mio spirito. Ho saputo che era la risposta alla mia domanda, a tutte le mie domande.

Poi ebbi un’esperienza che è difficile da descrivere, ma ho pensato: ‘Se qualcuno come lui venisse nel mondo, cosa gli succederebbe?’ Sapevo che il mondo lo avrebbe respinto e lo avrebbe crocifisso, perché Lui è troppo all’opposto di tutto quello che è nel mondo. Ecco come tutto è cominciato…"

Benjamin racconta poi la sua vita con Gesù negli ultimi venti anni, ed in particolare il suo incontro con una comunità italiana molto legata a Medjugorje. L’intervista continua così:

"Abbiamo incontrato questa comunità nel 1996 e Dio ha unito i nostri cuori in una maniera molto profonda, siamo ancor adesso molto uniti. Sono stati per noi un modello di vita e questo ci ha molto aiutati. Siamo rimasti in contatto molto stretto e se Dio vuole verranno in Israele in Ottobre. Vedremo quello che ne nascerà. E’ certo la prima volta che una comunità messianica ed una comunità cattolica vivono una tale comunione, una reale comunione. Non credo che questo sia già avvenuto. Penso che sia un segno, un segno profetico di ciò che Dio desidera (…).

Poi, ecco come è avvenuta la mia andata a Medjugorje…mi sono sempre interessato a Medjugorje perché ne avevo sentito parlare molto. So che molte persone si sono convertite a Gesù proprio lì e questo fatto mi ha toccato moltissimo. Satana non può ottenere che tante persone si convertano al Signore! Durante una conferenza in una città nel sud Italia, padre Luigi, (che mi accompagnava in macchina), mi propose di andare a Medjugorje. Così siamo partiti immediatamente!"

(Ho domandato a Benjamin: "A Medjugorje, hai forse ricevuto qualche ispirazione sulla Madre di Gesù o rappresenta ancora per te un problema?")

"Ho posto questo interrogativo al Signore per molti anni. Ero ben consapevole che per fare l’unità della chiesa, bisognava trovare unità su alcuni punti. Questo è probabilmente il punto di maggior disaccordo nel mondo protestante. Noi non siamo protestanti, ma abbiamo un poco in comune con le diverse parti della chiesa (vedi NB). Riconosco che questo argomento è uno dei punti più importanti della divisione, ma io sono rimasto sempre aperto a questo riguardo, non ho mai detto che questo non veniva da Dio. Ho solo detto: "Non lo capisco completamente". In questi ultimi giorni qui, credo di aver capito tante cose, ascoltando le testimonianze dei veggenti e vedendo quanto loro siano autentici. Non ci sono dubbi su questo. Non c’è nulla di strano nelle loro testimonianze, sono tutti molto autentici. I messaggi che ho ricevuto sono messaggi assolutamente fondamentali che devono essere diffusi in tutto il mondo: conversione, preghiera, una vita di santità, di purezza e di consacrazione al Signore. Sono stato molto toccato da tutto quello che ho ascoltato. Anche stamattina ho incontrato Vicka e lei era splendente dell’amore di Dio nella sua estrema semplicità. Credo che tutto questo venga da Dio, devo ancora capire cosa significa tutto questo. Ma sono sulla buona strada."

NB – In questo contesto, B. Berger non si riferisce alla Chiesa Cattolica, ma alla chiesa come ne parla S. Paolo, ben prima che avvenissero gli "scismi".

Benjamin ha intenzione di tornare a Medjugorje, sicuramente con suo fratello Ruben. Preghiamo per loro come loro pregano per noi, affinché il compiersi di questo segno profetico di ravvicinamento e di comunione dato da Dio, possa essere affrettato con le nostre umili preghiere! Medjugorje potrebbe essere il luogo privilegiato dove "il figlio maggiore" e "il figlio minore" si incontrano e si abbracciano!? Suor Emmanuel

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