Maria a Medjugorje Messaggio del 2 luglio 2015:Cari figli, vi invito a diffondere la fede in mio Figlio, la vostra fede. Voi, miei figli, illuminati dallo Spirito Santo, miei apostoli, trasmettetela agli altri, a coloro che non credono, non sanno e non vogliono sapere. Perciò voi dovete pregare molto per il dono dell’amore, perché l’amore è un tratto distintivo della vera fede e voi sarete apostoli del mio amore. L’amore ravviva sempre nuovamente il dolore e la gioia dell’Eucaristia, ravviva il dolore della Passione di mio Figlio, che vi ha mostrato cosa vuol dire amare senza misura; ravviva la gioia del fatto che vi ha lasciato il suo Corpo ed il suo Sangue per nutrirvi di sé ed essere così una cosa sola con voi. Guardandovi con tenerezza provo un amore senza misura, che mi rafforza nel mio desiderio di condurvi ad una fede salda. Una fede salda vi darà gioia e allegrezza sulla terra e, alla fine, l’incontro con mio Figlio. Questo è il suo desiderio. Perciò vivete lui, vivete l’amore, vivete la luce che sempre vi illumina nell’Eucaristia. Vi prego di pregare molto per i vostri pastori, di pregare per avere quanto più amore possibile per loro, perché mio Figlio ve li ha dati affinché vi nutrano col suo Corpo e vi insegnino l’amore. Perciò amateli anche voi! Ma, figli miei, ricordate: l’amore significa sopportare e dare e mai, mai giudicare. Vi ringrazio.

Le persone più importanti del mondo




Un giorno chiesi a Dio di poter conoscere le persone più importanti del mondo, per poter imparare da loro, per poter diventare come loro, pensavo che con i soldi, la fama e la mia abilità potessi fare opere grandi e magari gradite al Signore. Perché accontentarsi del poco? Nelle mie sciocche preghiere tornava tutto alla perfezione, ogni particolare era deciso, il programma della mia vita era ormai chiaro, per quale ragione il Signore avrebbe dovuto dire di no? Il Signore non mancò di ascoltarmi e senza accorgermi di niente mi trovai ad essere un barelliere sopra un treno che andava a Lourdes.

Nonostante il mio entusiasmo mi sentivo un estraneo, ma cosa ci facevo? Gli sguardi dei malati mi trapassavano il cuore, non ce la facevo a guardarli il faccia né ad aiutarli. Stavo scappando. Arrivato dentro l’ospedale vedevo che ognuno entrava dentro una stanza per prendersi cura dei malati e così rimasi solo nel corridoio, pregai insistentemente il Signore che mi desse la forza ma ero come pietrificato. Chi avrei incontrato? Cosa avrei dovuto fare? Cosa avrei potuto mai fare? C’era rimasta solo una stanza nella quale nessuno era andato e così entrai... appena oltrepassai la porta mi sentii dire: “è la prima volta che vieni qua vero? Come ti chiami?” gli occhi di quella donna brillavano di gioia, poi mi chiese: “per te cosa è la sofferenza?”; non sapevo cosa dire, dentro di me la paragonavo alla negazione della felicità e della vita. Vedevo che lei soffriva ma allo stesso tempo ero affascinato dalla sua voglia di vivere e benché avesse passato 40 anni della sua vita nel dolore non riusciva a trattenere la sua felicità.

A Lourdes non cercava il miracolo ma andava ogni anno a ringraziare per la croce che aveva ricevuto, quella croce che la faceva vivere ogni giorno e che abbracciava con amore. La sofferenza era per lei la grazia più grande e ne era gelosa tanto che non avrebbe mai voluto cambiare la sua condizione fisica.

Nel suo calvario non ha mai confidato in se stessa ma chiedeva continuamente la forza a Dio per andare avanti e più il suo corpo si inchiodava al letto, più scopriva di poter donare solo le sue sofferenze. Prima di salutarci mi regalò una preghiera che aveva scritto: “Lode a te Regina del cielo, Madre gloriosa dei più afflitti, tu sola sai dare la forza con amore di madre. Donaci il conforto e sapremo accettare con serenità, sempre fiduciosi nel tuo cuore, anche le sofferenze più forti, sapendole offrire al tuo figlio Gesù glorioso come lui le ha offerte al Padre per la nostra salvezza”. Offriva se stessa ogni giorno ed ogni notte come agnello immolato per la salvezza delle anime.

Per quanto io la aiutassi materialmente, quello che lei mi ha dato è stato ben più grande e nobile, mi ha svegliato dal sonno, ha scosso la mia anima e mi ha fatto guardare la vita con occhi diversi. Il Signore ancora una volta ha avuto misericordia di me mettendomi di fronte ad una persona che agli occhi del mondo era solo un malato senza speranza in attesa della morte. “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”.

Solo adesso capisco che il Signore esaudì le mie preghiere, mi fece conoscere le persone più importanti del mondo, coloro da cui avrei dovuto imparare ed imitare e magari fare di più. Io non sono stato l’unico e tantissime altre persone hanno ricominciato a vivere attingendo gratuitamente dall’amore che Vera trasmetteva, con il suo sacrificio ha portato tante anime al Signore ed i suoi frutti si sono moltiplicati. Nel mistero dell’offerta era racchiuso il suo tesoro e lei a piene mani lo distribuiva a noi poveri e malati perché riscoprissimo la nostra vita e potessimo fare altrettanto. Tutto quello che ho scritto è stata l’esperienza che ha segnato la mia conversione e ancora oggi la ricordo con gioia, in quell’incontro mi sembra di aver vissuto quello che accadde in S. Francesco quando baciò il lebbroso (a quel tempo non sapevo niente di S. Francesco).

Tornato da Lourdes continuai a far visita a Vera nonostante la lunga distanza che ci separava ma questo non diminuiva la nostra amicizia ed ogni incontro era sempre una grande festa. Quando l’anno dopo conobbi la mia futura fidanzata, andammo insieme a casa di Vera e così scoccò anche per lei l’amore nei suoi confronti. Per il capodanno decidemmo di partire da soli per Medjugorje e tornati, andammo subito a casa di Vera ma al campanello non rispondeva nessuno, dopo un po’ scese un bambino e con la serenità di un angelo disse: “ma Vera è morta!”.

Da allora il nostro cammino di fidanzati cresce ancora sotto il sole dell’offerta ed il Signore ha voluto che a Medjugorje incontrassimo i fratelli e le sorelle della comunità “Kraljice Mira”, i quali sono chiamati ad offrire la propria vita attraverso un’offerta incondizionata, libera e totale, per amore di Dio e degli uomini. Con loro stiamo riscoprendo e approfondendo questo cammino dell’offerta che Vera con la propria vita ci aveva mostrato e adesso tocca a noi, oggi, essere come loro agnelli immolati. Alessandro Macinai

Fonte: Eco di Maria nr.175

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