Maria a Medjugorje Messaggio del 17 novembre 1983:Pregate! Non state a domandarvi perché vi chiedo sempre delle preghiere. La vostra preghiera personale si intensifichi e si riversi sugli altri.

Un giovane assetato: dopo tanto vagare nel torbido, trova l’acqua viva

«Dio libera il povero con l’afflizione, gli apre l’udito con la sventura» (Giobbe 36,15)




Nato 28 anni or sono, dopo un’infanzia illuminata dall'educazione cristiana — mi attirava molto il servir messa sono gradualmente scivolato nelle tenebre, aiutato dal clima marxistico che si respirava al liceo scientifico. Trasferito da Genova e Bolzano, abbandonai completamente la pratica cristiana, arrivando allo scherno dei sacerdoti mestieranti e della religione bigotta. Sentivo particolare ripulsione per la confessione: perché andare a raccontare gli affari miei? Introdotto in un circolo di sedute spiritiche a 18 anni mezzo, sono rimasto impressionato per le mie capacità medianiche, che mi portavano facilmente in trance, a vedere ballare attorno tavoli e sedie, a sentire risposte di spiriti dopo lo spegnersi delle luci.

Ma, sebbene molto attratto da questi fenomeni medianici, che mi sembravano normali, dovetti lasciarli, un po’ per l’invidia altrui, un po’ per le mie manifestazioni troppo violente, che portavano a gravi malesseri e allo svuotamento di qualunque energia. Da passionale quale ero mi buttavano a corpo morto in ogni esperienza di vita e non risparmiavo nulla di me stesso. Purtroppo passai anche nel tunnel della droga, prima per curiosità, poi da militare per abitudine pacifica. Le ho provate tutte: dall'hashish alla marijuana, a tutte le droghe allucinogene (LSD), ai funghi allucinogeni che cercavo nei boschi, tranne l’eroina, che riduce l’uomo a verme, mentre le altre ti lasciano libero: ma non è vero che sono innocue.

A 21 anni cominciai l’attività di artigiano gelatiere, fu allora che intrapresi 4 viaggi nel lontano oriente alla scoperta di valori spirituali — purtroppo li cercavo nella droga-. Sempre solo, vivevo tra i pescatori, tra la povera gente, condividendo tutto con loro. Nelle Filippine fui ospite per 20 giorni di mormoni (setta cristiana) in una baracca, in mezzo a topi e scarafaggi, ma ero felicissimo. Era forte in me il richiamo a una vita spirituale, però non pensavo al cristianesimo, ma al buddismo. Imparai le forme di meditazione silenziosa del buddismo Zen, e nel Nepal conobbi il buddismo lamaista in Tajlandia quello misto a taoismo. Approfondivo la ricerca con lo studio, ma era Dio che si faceva sentire.

Così arrivai a 25 anni, quando comperai una moto per arrivare nel Tibet e rimanere in un monastero himalaiano, ma il 2 agosto ‘85 una brutta frattura alla gamba spezzava il mio sogno 40 giorni prima della partenza. Anche la ragazza mi ha lasciato dopo 7 anni, nel momento in cui avevo chiesto di sposarla: un anno prima aveva abortito di sua iniziativa. E iniziata per me una peregrinazione di dolore spaventoso. Operato 6 volte in trenta giorni — due volte senza anestesia - errori imperdonabili dei medici curanti aggravavano il mio stato, invece di risolverlo. Sembrava che il destino si accanisse contro di me. «Crisi di astinenza da eroinomani» diceva un medico ai genitori, sempre più accaniti contro di me. E non era vero. Mi vedevo come Giobbe seppellito nel letame, per due mesi e mezzo immobile nel letto senza potermi girare. «Offri le tue sofferenze a Gesù» mi dicevo, senza sapere il perché. Nel marzo ‘86 via il gesso! Dicevano che ero guarito, invece no.

Due mesi dopo, cadendo banalmente in casa di un amico, la gamba si fratturò di nuovo: oltre al dolore atroce vedevo un pezzo di osso fuori dalla gamba, con la consapevolezza di non poter più diventare come prima. Pensavo al suicidio. Ogni mattina mi svegliavo solo per piangere. Sull’orlo della pazzia guardavo al crocifisso appeso al muro e mi paragonavo a Lui. Il dolore fu la più grande esperienza della mia vita. Anche qui tanto ospedale e sbagli uno dietro l’altro. Ma a Bologna fui dimesso prima dell’operazione. 40 giorni dopo la frattura, le ossa erano perfettamente congiunte senza traccia di callo osseo: un miracolo: normalmente occorrono dai 3 ai 6 mesi. Convalescente presso le zie a Venezia, lessi i fioretti di S. Francesco e il mio spirito nel pianto si scioglieva. Ma erano fugaci barlumi. Lessi di tutto, dalle teosofie alla reincarnazione, in cerca di un credo, di una vita spirituale comune a tutte le religioni, in cui entrasse soprattutto la ricchezza del pensiero orientale: un’idea ecumenica. Quando vidi il Papa ad Assisi con tutti i rappresentanti della varie religioni, fu come una bomba al mio cervello! il mia non era solo un sogno?!

Ricerca di una via spirituale e di un donna. Nonostante continuassi la mia vita licenziosa e avessi rapporti saltuari con ragazze, ero alla ricerca di un amore che difficilmente una donna poteva darmi: un qualcosa di immenso, sempre convinto che la mia donna sarebbe venuta e avrebbe cambiato la mia vita: chi pensava fosse Maria?

Ai primi di dicembre un amico mi parlò delle apparizioni di Medjugorje. Andiamo? Sì, andiamo! Ma continuavo a fumare la marijuana, che coltivano da solo, strumento per le mie esperienze pseudo mistiche. L’8 dicembre a Pieve di Cadore, desideroso di starmene solo e digiuno, me ne andai verso i monti, trascinato dalla bellezza della natura. Lì ho sentito Dio ma anche la presenza misteriosa di Maria, che a Dio conduceva.

Verso Natale con il pullman di Alessandro di Bolzano, intrapresi il viaggio per la Jugoslavia senza alcuna preparazione. La scesi al confine per fumare la marijuana che ave

vo portato me: non la trovai più...! Medjugorje per me: una bomba che mi ha disintegrato. Salii sul Krizevac a piedi nudi con la gamba dolorante, e così al ritorno fino alla chiesa: vivevo tra cielo e terra, tra il reale immaginario. Portavo con me un fiorellino da porre sulle mani della Madonna, ma solo dopo la Messa perché nessuno mi vedesse: là c’erano fiori ben più belli. Sentivo che Lei mi dava. Vedevo la gente che faceva la coda per confessarsi. Dopo 15 anni anch’io mi confessai. Il sacerdote mi chiese che cosa avevo fatto: «Di tutto». E mi assolse: 7 Pater, Ave, Gloria: ero imbarazzato perché non li sapevo .più bene. Feci comunione. Era tutto un pianto. Dopo mi avvicinai alla a per deporvi il fiorellino, che continuamente controllavo ma era scomparso. L’aveva preso Lei perché lo gradiva? Era il Natale più bello della mia vita. Ebbi anche tanti segni, sopratutto profumi.

Dopo quel pellegrinaggio dovetti lottare, ancora, ma cessai qualsiasi droga, e dopo un mese anche le sigarette. Io ci ho messo solo un «sì», il resto l’ha fatto Lei. Ebbi ancora altri e si, ma i messaggi mi maturavano dentro. L’incertezza della vocazione mi portava a Schio, e capitai a Priabona, dove P. Gianni mi disse: «Vieni a confessarti ogni martedì». Dopo l'effusione dello Spirito il 5 agosto passai una settimana di tenebre. Andai a S. Giovanni Rotondo in settembre: c’era anche suor Teresa di Calcutta. Feci 20 km a piedi fino a monte S. Angelo per pregare S. Michele. Pregai P. Pio che mi se da direttore spirituale nella scelta della vocazione, anche se morto. La notte in sogno gli chiesi: «Devo andare a Priabona?». Sì mostrò molto felice, e poi: «Sai che non puoi stare qui?». Il giorno dopo ero ormai certo. Pellegrinai a Loreto, poi, al ritorno, in 3 giorni, mi sbarazzai di tutto e il 20 settembre, ricorrenza delle stigmate di P. Pio, entrai in comunità. Ora sono qui: «Se vado via di qua, mi faccia morire». Dio ci sta dando segni formidabili. Dio c’è e sono pronto a gridarlo a tutti.

Paolo

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